Parrocchia S.Pietro Ap. Sclavons

Parrocchia S.Pietro Ap. Sclavons ORATORIO S. PIETRO
Via Lozzetta 45
Tel.: 0434540024
Mail: [email protected]
ORARIO: da lunedì a sabato 14.00-19.00

Parrocchia di San Pietro Apostolo
Via Sclavons 113, Cordenons - PN -
Tel.: 043440030
Mail: [email protected]

Orari Messe festive
Sabato sera ore 18.30
Domenica mattina ore 8.00 - (9.30 a S.Antonio Abate Pasch) - 10.30
Domenica sera ore 18.30

11/06/2026

BUONGIORNO A TUTTE E A TUTTII.
Anche oggi doppio vangelo: di ieri e quello odierno.

Vangelo di
Mercoledì 10 Giugno 2026

Mt 5,17-19.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.
In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».

COMMENTIO.
Gesù non è un anarchico, un demolitore, un rivoluzionario. Non nel senso che intendiamo noi, almeno. Non è venuto per abolire ma per portare a pienezza, a compimento. La Legge che Dio ha donato al popolo di Israele sul monte, una sorta di libretto di istruzioni per fiorire, la siepe che costeggia la strada che ci porta verso la felicità, lungo i secoli era stata appesantita, stravolta, usata come uno strumento di costrizione. Così Dio, anche al tempo di Gesù, appariva come un giudice corrucciato che imponeva norme per manifestare la sua autorità. Gesù svecchia questa visione limitata e limitante e ridona alla Legge il suo ruolo centrale, corretto, armonioso e restituisce a Dio il suo vero volto: egli è il collaboratore della felicità degli uomini, non un avversario. E purtroppo ancora oggi molti contrappongono Gesù alla Chiesa: non è così, è lui, il Signore, il Maestro dei discepoli anche se questi, spesso, sono poco credibili.

Vangelo di oggi.
Giovedì 11 giugno 2026.

Mt 10,7-13.
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.
Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi».

COMMENTO.
Con grande gioia la Chiesa oggi celebra uno dei primi santi della sua Chiesa: Barnaba, coraggioso testimone del Vangelo, appassionato evangelizzatore, uomo di cuore e di intelligenza. Un po’ mi spiace che il grande Barnaba sia poco conosciuto dalla stragrande maggioranza dei fedeli che, pure, qualche idea di chi sia san Paolo o san Pietro ce l’hanno. Pazienza, però, non penso che a lui, Barnaba, importi molti di avere grandi statue e fedeli che accendono ceri votivi per scaldargli i piedi. Eppure senza Barnaba, Paolo non sarebbe mai esistito e, con ogni probabilità, anche Pietro e quelli della Chiesa nascente qualche stupidaggine in più l’avrebbero commessa. Perché Barnaba era colui che manca molto alla nostra attuale Chiesa: un mediatore. Luca, che lo conosce bene, lo definisce figlio dell’esortazione o dell’incoraggiamento. È lui che rassicura chi si è avvicinato con entusiasmo alla fede senza imporgli inutili pesi, lui che si prende la briga di andare a cercare Saulo convertito, che tutti temono, e a prenderlo sotto la propria ala protettrice. Un grandissimo santo, capace di cucire invece che di esasperare, capace di vedere il bicchiere mezzo pieno, grazie al poderoso soffio dello Spirito. E a lui affidiamo le nostre comunità sgangherate e la nostra Chiesa spesso rissosa, che susciti ancora oggi uomini e donne capaci di mediare, come fu lui.

09/06/2026

BUONGIORNO A TUTTI.
Mi scuso se ieri non ho spedito il testo del vangelo con relativo commento. Lo faccio ora assieme a quello di oggi.
Buona preghiera.

Vangelo di Lunedì 8 giugno 2026.

Mt 5,1-12.
In quel tempo, vedendo le f***e, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi».

COMMENTO.
Eccole, le Beatitudini. Scolpite nei cuori, parole come pietre, la Carta Costituzionale del Regno, ciò che di più vero ed essenziale esiste per un cristiano. Parole che, però, spesso restano sconosciute agli stessi discepoli. Conosciamo il Padre Nostro e anche certi detti del Signore, certo. Ma queste parole, pure così essenziali, spesso le dimentichiamo. Comprensibile, d’altronde, sono davvero insostenibili, astruse, folli! Gesù proclama beato, cioè felice, chi è nel pianto, chi è povero, chi è perseguitato… forse asseconda la terribile tendenza dei cattolici a macerarsi e a stare nella depressione perpetua? No, certo, dobbiamo leggerle fino in fondo queste parole che Gesù per primo ha vissuto. La beatitudine non consiste certo nel momento di sofferenza o di sconforto ma nel fatto che, a volte, l’esperienza di dolore ci avvicina all’essenziale e che, perciò, può avvicinarci alla presenza di Dio. Prendiamole sul serio, queste parole, non lasciamo che finiscano nel _limbo delle pie intenzioni. Vivere alla luce del Vangelo ci porta ad_ essere miti, giusti, sereni anche nelle difficoltà perché abbiamo Dio per consolazione.

Vangelo di oggi.
Martedì 9 giugno 2026.

Mt 5,13-16.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

COMMENTO.
Il sale non può perdere il suo sapore: se non sala significa che non è mai stato saporito. La lucerna non va nascosta sotto lo sgabello ma posta in alto, al centro della stanza. Un discepolo che non accoglie e vive le beatitudini, che non sente in sé il desiderio di infinito, se non si meraviglia davanti alla buona notizia di un Dio che ci vuole felice, è come un sale scipito o una lampada tenuta nascosta: assolutamente inutile. Non si tratta di coerenza o di sforzi da compiere per apparire cristiani: se la lampada non è accesa non fa luce per nessuno. Gesù, nuovo Mosè, dona una nuova Legge, riporta alla sua origine quella donata sul monte al popolo di Israele. Non si è credenti quando ci si sforza, quando si indossa la maschera del devoto ossequioso ma quando la fiamma dell’amore per Cristo brucia e consuma, quando il Vangelo dona sapore alla nostra vita e alla vita degli altri.

07/06/2026
06/06/2026

BUONGIORNO A TUTTI, BUONA PREGHIERA E BUONA DOMENICA.

Vangelo del giorno.
Sabato 6 giugno 2026.

Mc 12,38-44.
In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

COMMENTO.
Possiamo fare di Dio un soprammobile. O un anello da portare al dito e da ostentare. Possiamo costruirci un’identità legata alla fede, farci ammirare, fare i devoti. Possiamo fingere di non capire le parole del Signore e annacquare la semplicità del vangelo con mille distinguo sì da giustificare ogni nostro atteggiamento. Possiamo assumere un ruolo all’interno della comunità, aspettarci un riconoscimento, finanche pretenderlo. Mettere il nostro ego al posto di Dio. Oppure possiamo fare come la vedova che Gesù indica ai suoi discepoli come modello da imitare, che getta nel tesoro del tempio due risibili monete che, per lei, rappresentano il necessario per vivere. Dio non ha bisogno dei nostri avanzi. Non ha bisogno nemmeno di noi, per dirla tutta. Ma se, come la vedova, nonostante la sofferenza e la miseria, nonostante la fatica di vivere (lei avrebbe potuto maledire la vita) sappiamo ancora metterci in gioco, dare del nostro, dare del necessario, allora capiremo, infine, che Dio si dona senza misura.

05/06/2026

BUONGIORNO A TUTTI E BUONA PREGHIERA.

Vangelo del giorno
Venerdì 5 Giugno 2026.

Mc 12,35-37
In quel tempo, insegnando nel tempio, Gesù diceva: «Come mai gli scribi dicono che il Cristo è figlio di Davide? Disse infatti Davide stesso, mosso dallo Spirito Santo:
“Disse il Signore al mio Signore:
Siedi alla mia destra,
finché io ponga i tuoi nemici
sotto i tuoi piedi”.
Davide stesso lo chiama Signore: da dove risulta che è suo figlio?».
E la folla numerosa lo ascoltava volentieri.

COMMENTO.
Gesù insegna nel tempio dimostrando molte cose. Anzitutto di leggere, studiare, meditare e conoscere profondamente la Scrittura. E non per ispirazione divina ma con la frequentazione quotidiana nella preghiera. A partire dalla Bibbia argomenta con convinzione: tutti aspettano come Messia il re Davide, un Messia politico, combattente, un vero soldato. Ma, dice Gesù, come è possibile tale identificazione visto che in un salmo Davide stesso riconosce il Messia come suo re? Non possono essere la stessa persona! Così facendo Gesù sposta l’attenzione della folla da un messianismo politico ad uno spirituale, più profondo e universale. Ci vorrà ancora del tempo affinché l’uditorio capisca, infine, che Gesù parla proprio di se stesso, ma l’ennesimo sassolino nello stagno è gettato. Gesù insegna a noi a frequentare e meditare la Parola, a non lasciarla agli esperti o ai teologi ma a farla diventare il centro della ricerca della nostra fede. Aiutati da chi, prima di noi, ha creduto e studiato, in un cammino di Chiesa che dura da millenni, possiamo nutrire la nostra fede e la nostra intelligenza proprio a partire dalla Parola di Dio.

04/06/2026

BUONGIORNO A TUTTI E BUONA PREGHIERA.

Vangelo del giorno.
Giovedì 4 giugno 2026.

Mc 12,28-34.
In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio».
E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

COMMENTO.
Gesù ha appena zittito coloro che lo accusano di essere un indemoniato e uno scriba, oggi diremmo un teologo, uno studioso della Bibbia, si avvicina per porgli una delle domande che tormentavano i rabbini: che ordine dare agli oltre seicento precetti che il pio israelita era tenuto quotidianamente ad osservare? Gesù risponde come i maestri riconosciuti del suo tempo, citando la preghiera dello shema Israel, lasciati amare da Dio e amalo al meglio delle tue possibilità, e il precetto dell’amore nei confronti del prossimo. Lo scriba è soddisfatto: anche se Gesù, spesso, viene accusato di non appartenere ad una delle scuole rabbiniche del tempo, si dimostra preparato. Gesù rilancia e sprona lo studioso ad avvicinarsi ancora di più al Regno. Non nella sterile contrapposizione, non nella disputa fine a se stessa ma nello studio della Parola e nella condivisione dei percorsi ci si avvicina alla verità di Dio. Comprensibile che nessuno osi più porre domande faziose e inutili…

03/06/2026

BUONGIORNO A TUTTI E BUONA PREGHIERA.
Memoria di S. Carlo Lwanga e compagni martiri ugandesi.

Vangelo del giorno.
Mercoledì 3 giugno 2026.

Mc 12,18-27.
In quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».

COMMENTO.
Non è Dio dei morti, ma dei viventi ! Sì, Signore, anche noi siamo in grave errore. Nonostante la tua Parola, nonostante duemila anni di cristianesimo, di annuncio, di Chiesa… Nonostante questo, troppo spesso noi cristiani celebriamo un Dio dei morti, un Dio dei cimiteri, lugubre e cupo, incomprensibile e statico, misterioso e lunatico. Un Dio dei morti che poco ha a che fare con la vita vera, quella fatta di emozioni e di scelte, di sobbalzi e malumori, di terra e sangue. Un Dio da ti**re fuori se c’è da discutere sui massimi sistemi, sui casi di morale, quasi sempre per giustificare le proprie posizioni, le proprie idee. Un Dio che stabilisce le regole, non che le cerca insieme a noi. Un Dio dei morti, appunto. Diverso da quello dei simpatici sadducei solo perché cattolico. Ma non basta dare una mano di colore alla nostra fede superstiziosa e piccina per renderla così come il Signore ce l’ha chiesta. Gesù controbatte contro i sadducei, scettici rispetto alla resurrezione dai morti, che gli pongono la più assurda delle questioni. E ribadisce ciò che troppo spesso dimentichiamo: Dio è l’autore della vita stessa e ha a che fare con i viventi, non con i cadaveri!

02/06/2026

BUONGIORNO A TUTTI E BUONA PREGHIERA.

Vangelo del giorno
Mercoledì 2 Giugno 2026.

Mc 12,13-17.
In quel tempo, mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso.
Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?».
Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono.
Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio».
E rimasero ammirati di lui.

COMMENTO.
L’odio nei confronti di Gesù è riuscito a mettere insieme due partiti inconciliabili: i farisei, che conosciamo per la loro rigidezza nell’applicare le norme religiose, e gli erodiani, che, come il re cui si ispiravano, utilizzava la religione per fini politici. L’obiettivo è uno solo: mettere in difficoltà il profeta del Nord. Gli erodiani erano alleati dell’invasore romano e consideravano giusto pagare la tassa a Roma. Non così i farisei che lo consideravano un sopruso. La trappola tesa a Gesù è ben congegnata: si dimostrerà simpatizzante dei romani? Si dimostrerà un anarchico disobbediente? Ma Gesù non si lascia trarre in inganno: chiede ai farisei, che non dovrebbero tenerla, una delle monete romane con impressa l’effigie dell’imperatore. Un palese atto di idolatria. Il finale è quasi comico: Gesù chiede di pagare le tasse restituendo la moneta al legittimo proprietario di cui riporta appunto il ritratto… E ammonisce: non giochiamo con Dio, non giochiamo con Cesare! Sappiamo distinguere i vari livelli senza confonderli o piegarli arbitrariamente l’uno all’altro. Diamo a Dio ciò che gli è proprio, senza fare di Cesare un dio o di Dio un servo.

01/06/2026

BUONGIORNO A TUTTI E BUONA PREGHIERA.

Vangelo del giorno
1° GIUGNO 2026.

Mc 12,1-12.
In quel tempo, Gesù si mise a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti, agli scribi e agli anziani]:
«Un uomo piantò una vigna, la circondò con una siepe, scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Al momento opportuno mandò un servo dai contadini a riti**re da loro la sua parte del raccolto della vigna. Ma essi lo presero, lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. Mandò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo insultarono. Ne mandò un altro, e questo lo uccisero; poi molti altri: alcuni li bastonarono, altri li uccisero.
Ne aveva ancora uno, un figlio amato; lo inviò loro per ultimo, dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma quei contadini dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra”. Lo presero, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna.
Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e farà morire i contadini e darà la vigna ad altri. Non avete letto questa Scrittura: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”?».
E cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. Lo lasciarono e se ne andarono.

COMMENTO.
Gesù vede la propria missione vacillare, scivolare inesorabilmente verso il fallimento. I suoi gesti eclatanti a Gerusalemme gli hanno attirato l’odio feroce della classe sacerdotale e dei sadducei, e il popolo non è così affidabile come sembrava. Gesù, per la prima volta, intravvede il fallimento della sua missione, e riprende un’immagine già usata dei profeti per tentare di scrollare il suo uditorio. La vigna è Israele, che il Signore Dio ha affidato a dei vignaioli ignavi e violenti, che pensano di usare per sé i frutti della vigna, che si rifiutano di pagare l’affitto, che percuotono i servi inviati a riscuotere il dovuto, che uccidono il figlio pensando di ereditare la vigna (ma che manuale di diritto hanno letto?). Così è l’uomo che scorda di essere solo di passaggio su questa terra, che dimentica il riferimento a Dio. Gesù cerca di scuotere le coscienze: è lui il Figlio della parabola e gli uditori sono i vignaioli malvagi. Non riesce, il tentativo, la tensione sale alle stelle, ora sono davvero furiosi verso questo arrogante falegname del Nord. Ci giudica, la Parola, quando scordiamo di essere dei custodi. Ci scuote, il Signore, se vede che i nostri passi si sono allontanati dal Vangelo. Lasciamolo fare.

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