Parrocchia S.Pietro Ap. Sclavons

Parrocchia S.Pietro Ap. Sclavons ORATORIO S. PIETRO
Via Lozzetta 45
Tel.: 0434540024
Mail: [email protected]
ORARIO: da lunedì a sabato 14.00-19.00

Parrocchia di San Pietro Apostolo
Via Sclavons 113, Cordenons - PN -
Tel.: 043440030
Mail: [email protected]

Orari Messe festive
Sabato sera ore 18.30
Domenica mattina ore 8.00 - (9.30 a S.Antonio Abate Pasch) - 10.30
Domenica sera ore 18.30

12/05/2026

BUONGIORNO A TUTTI E BUONA PREGHIERA.

Vangelo del giorno.
Martedì 12 maggio 2026..

Gv 16,5-11.
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore.
Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi.
E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato».

COMMENTO.
Quanta fatica facciamo a crescere nella vita spirituale! Ci immaginiamo la fede come una specie di dono o di conquista ricevuta una volta per sempre, una certezza da mettere in un cassetto. Non è così, mai! La fede è in continua crescita, ci accompagna nelle scoperte della vita, cresce con noi. Gesù sta parlando della sua dipartita, sa bene che la violenza degli uomini sta per scatenarsi contro di lui, e gli apostoli sprofondano nella tristezza. Certo: è normale essere dispiaciuti per la partenza di un amico ma, in questo caso, Gesù sottolinea la loro insipienza. Lo Spirito che donerà loro, una volta tornato presso il Padre, li illuminerà, li aiuterà a capire il percorso da fare, svelerà la vera identità del Signore, il peccato del mondo, cioè il rifiuto della sua predicazione, e la sconfitta definitiva del maligno. Ci sono dei periodi, nella nostra vita, in cui il Signore ci appare lontano, e soffriamo della sua assenza. Viviamo i momenti di deserto, invece, come una opportunità di crescita, per invocare lo Spirito Santo e leggere la nostra vita e gli eventi secondo la logica di Dio, che sempre ci stupisce.

11/05/2026

BUONGIORNO A TUTTI E BUON INIZIO DI SETTIMANA.

Vangelo del giorno.
Lunedì 11 maggio 2026.

Gv 15,26-16,4.
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto».

COMMENTO.
Viene il Paraclito, lo Spirito della verità. Dono del Padre attraverso Cristo, primo dono del Signore dalla croce. Lo Spirito che ci conduce alla conoscenza della verità tutta intera perché il cammino di fede, quando lo capiremo! è un percorso che dura tutta la vita. Di grazia in grazia, di gloria in gloria, di luce in luce. Verità su chi è veramente Dio, così diverso dalle nostre paure, dalle nostre proiezioni. Verità su chi siamo noi, sempre alla ricerca di conferme, fragili, insicuri o arroganti e presuntuosi. Verità che ci aiuta a capire che siamo esseri-in-divenire, capolavori in fase di realizzazione. E che, necessariamente, la scoperta della verità porta ad abbandonare convinzioni, idee, atteggiamenti perché ormai superati o inutili. Verità nello scoprirci amati a prescindere, posseduti dal Padre, e, perciò, capaci anche di resistere alle persecuzioni.

Domenica 10 Maggio 2026
10/05/2026

Domenica 10 Maggio 2026

08/05/2026

BUONGIORNO A TUTTI E BUONA PREGHIERA.

Vangelo del giorno
Venerdì 8 maggio 2026.

Gv 15,12-17.
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.
Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

COMMENTO.
C’è l’amore: bello, inebriante, desiderato. Tutti lo sperimentano, chi più, chi meno, non c’è bisogno della fede per amare. L’amore permea la nostra vita, ogni vita. Ogni amore è emanazione di Dio, invenzione di Dio, fragile fiore affidato alla nostra custodia per accudirlo e farlo sbocciare. E proprio l’amore è esperienza comune di molte persone, sogno segreto, senso della vita. Poi c’è un amore più grande, dice il Signore, un amore eccedente, esagerato, creativo come quello di Dio. Ed è un amore che sa donare solo la vita, che vivifica, che libera. Quante volte dietro al termine amore nascondiamo egoismi e piccinerie, quante volte appellandoci all’amore facciamo leva sui sensi di colpa, su piccoli ricatti così che l’amore diventa mortificante. Mettiamoci alla scuola del Maestro, oggi, impariamo da lui ad amare donando vita, donando l’amore che abbiamo ricevuto dal Padre.

07/05/2026

BUONGIORNO A TUTTI E BUONA PREGHIERA.

Vangelo del giorno.
Giovedì 7 maggio 2026.

Gv 15,9-11.
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.
Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.
Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».

COMMENTO.
Rimanere nell’amore. Dimorare, restare, non scappare. Come quando, su un palco teatrale, uno stretto fascio di luce illumina il protagonista, lasciando nell’ombra tutto il resto. Se restiamo nella luce dello sconfinato amore di Dio possiamo nutrirci e crescere e vivere. Fuori da quell’amore solo tenebra. E possiamo rimanervi se ascoltiamo la sua Parola, solo se rendiamo concreto, come dicevamo, questo amore osservando i comandamenti. In particolare il comandamento che Gesù ci ha lasciato e che porta a compimento e sostituisce ogni altro: amatevi dell’amore con cui vi ho amati. Accedere all’amore che ci proviene da Cristo ci rende capaci di amare. Senza sforzo, come una nuova dimensione, come una fioritura primaverile. Scoprirci amati e capaci di amare, restare sotto la benevola presenza di Dio ci rende felici. Di una felicità che, come la pace di cui parlavamo pochi giorni fa, non è come quella intesa dal mondo. Una felicità interiore assoluta, completa, che nulla può spegnere, nemmeno il peccato o il dolore o la delusione di noi stessi. Lasciamoci amare, amici.

06/05/2026

BUONGIORNO A TUTTI E BUONA PREGHIERA.
50° anniversario del terremoto in Friuli.

Vangelo del giorno.
Mercoledì 6 maggio 2026.

Gv 15,1-8.
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

COMMENTO.
Non siamo niente se non siamo innestati in Cristo. Corriamo, ci affanniamo, combattiamo ma, alla fine, cosa resta delle nostre giornate? Gesù ci chiede di rimanere attaccati a lui come fa il tralcio con la vite. Per ricevere la linfa che lo unisce al Padre e che può scorrere nelle nostre giornate. La linfa che è l’amore che impariamo ad accogliere e a donare, che dona spessore e senso a tutto ciò che facciamo. Come possiamo rimanere in lui? Accogliendo e meditando la sua Parola, lasciandola invadere ogni spazio della nostra vita, facendola diventare preghiera sulle nostre labbra. Allora, innestati in Cristo, fidandoci di lui, vivremo anche le potature che la vita inevitabilmente opera in noi come opportunità per concentrare la linfa nei tralci capaci di portare maggiore frutto. Lasciare che la linfa divina scorra in noi significa, davvero, cambiare il nostro modo di accogliere la vita.

05/05/2026

BUONGIORNO A TUTTI E BUONA PREGHIERA.

Vangelo del giorno.
Martedì 5 maggio 2026.

Gv 14,27-31.
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.
Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate.
Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il prìncipe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco».

COMMENTO.
La pace che ci dona il Cristo è diversa dal quella data dal mondo. Spesso abbiamo un’idea approssimativa della pace: come assenza di conflitto, principalmente, ma anche come raggiungimento di un benessere economico e mentale che raramente la vita offre. Cosa significa, per noi, desiderare la pace? E combattere per ottenerla? Risolvere i nostri problemi, superare i nostri conflitti, non avere nemici… Ma, siamo realisti, non esistono vite al riparo da momenti di fatica e di scoraggiamento e non sempre riusciamo ad affrontare e risolvere i problemi che viviamo. Allora? Dobbiamo forse rassegnarci a lasciarci emotivamente travolgere dagli avvenimenti? No, certo. La pace che porta Cristo è la consapevolezza, l’esperienza quasi fisica di essere amati, di essere al centro dell’attenzione di un Dio che, compassionevole, si china a soccorrere ogni vivente… Se ci scopriamo amati sappiamo dove fissare lo sguardo, dove orientare la nostra speranza, dove ancorare le nostre certezze. Possiamo essere felici anche in mezzo alla tempesta perché la nostra gioia non si esaurisce in un’emozione ma nella consapevolezza di essere di Dio.

04/05/2026

BUONGIORNO A TUTTI E BUON INIZIO DI SETTIMANA.

Vangelo del giorno.
Lunedì 4 maggio 2026.

Gv 14,7-14.
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.

COMMENTO.
Devo essere sincero: nella mia lunga vita ho incontrato molti credenti e pochi cristiani. Intendo dire che sono ancora molte le persone che credono in Dio, che cercano una risposta alle grandi domande della vita, che frequentano le comunità cristiane. Ma quando mi confronto con loro, mi accorgo che la loro idea di Dio ha ben poco a che vedere con il Padre che Gesù è venuto ad annunciare. Nel dialogo con Filippo, Gesù, quasi stupito, ribadisce all’amato apostolo di origini straniere, di essere in profonda comunione con il Padre. La comunità cristiana, dopo la resurrezione del Signore, capirà il significato di quella sconcertante affermazione: Gesù e Dio sono una cosa sola, egli è in Dio e Dio è in lui, non attraverso una particolare sensibilità spirituale, ma in una vera e propria identificazione. Gesù è il figlio di Dio che ci rivela il vero volto del Padre. Superiamo, allora, la più che parziale visione di Dio che portiamo nel cuore per fidarci di ciò che Gesù ha detto e per convertirci, infine, alla sua vera identità. In Gesù anche noi diventiamo figli adottivi, abbiamo accesso a Dio e cresciamo nella sua conoscenza.
BUONA PREGHIERA.

Domenica 3 maggio 2026
03/05/2026

Domenica 3 maggio 2026

01/05/2026

BUONGIORNO A TUTTI E BUONA FESTA DI SAN GIUSEPPE LAVORARE.
Un ricordo speciale a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori.

Vangelo del giorno.
Venerdì 1° maggio 2026.

Mt 13,54-58.
In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

COMMENTO.
Il primo maggio è la festa dei lavoratori, memoria delle tante lotte che i lavoratori in passato hanno dovuto sostenere per ottenere diritti elementari. Anche la Chiesa, nel suo piccolo, ha voluto inserire una riflessione che non fosse monopolio di una visione conflittuale del lavoro, celebrando la memoria di Giuseppe lavoratore. Gesù stesso ha vissuto grazie all’opera delle sue mani ed era conosciuto per il suo mestiere, ereditato dal bravo artigiano Giuseppe, quello di carpentiere e falegname. Oggi parlare di lavoro, in un tempo di globalizzazione, liberismo senza regole e crescente sostituzione della forza lavoro da parte delle macchine, è diventato difficile e impopolare. Eppure chi sulla sua pelle sperimenta il licenziamento, o l’assenza del lavoro o una condizione lavorativa inumana e alienante, sa bene quanto siamo lontani dalla visione biblica del lavoro concepito come continuazione dell’opera della Creazione di Dio. Che san Giuseppe ci aiuti a indirizzare questo mondo impazzito verso una concezione del lavoro che fa crescere l’umanità, invece di mortificarla.

30/04/2026

BUONGIORNO A TUTTI.
BUONA PREGHIERA.

Vangelo del giorno.
Giovedì 30 aprile 2026.

Gv 13,16-20.
Dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù] disse loro:
«In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica.
Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma deve compiersi la Scrittura: “Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno”. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io sono.
In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».

COMMENTO.
Gesù è stato inviato dal Padre e proferisce le parole udite da Dio. E, a sua volta, invia dei discepoli e delle discepole a proferire le sue parole che rispecchiano le parole di Dio. Una sorta di staffetta, di consegna del testimone: da Dio a Gesù, da Gesù ai discepoli. Così agisce Dio, già nell’alleanza con il popolo di Israele: interagisce con gli uomini, chiede collaborazione, attende compagni di annuncio. Il nostro è un Dio creativo che si relaziona, che, pur rispettando scrupolosamente la nostra libertà, agisce per condurci alla salvezza, ci indica la via verso la pienezza e la felicità. Ma, purtroppo, così come Gesù è stato rifiutato ed ostacolato, anche per noi discepoli l’accoglienza dell’annuncio, spesso, è faticoso e difficile. Anche perché, diversamente da Gesù che è tutto rivolto al Padre, in noi albergano nubi e ombre che spesso fanno a pugni con le parole che pronunciamo. Viviamo costantemente rivolti alla luce, allora, grati della fiducia che Dio ripone in me. Sono io il volto di Dio per il fratello che incontro.

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