11/06/2026
BUONGIORNO A TUTTE E A TUTTII.
Anche oggi doppio vangelo: di ieri e quello odierno.
Vangelo di
Mercoledì 10 Giugno 2026
Mt 5,17-19.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.
In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».
COMMENTIO.
Gesù non è un anarchico, un demolitore, un rivoluzionario. Non nel senso che intendiamo noi, almeno. Non è venuto per abolire ma per portare a pienezza, a compimento. La Legge che Dio ha donato al popolo di Israele sul monte, una sorta di libretto di istruzioni per fiorire, la siepe che costeggia la strada che ci porta verso la felicità, lungo i secoli era stata appesantita, stravolta, usata come uno strumento di costrizione. Così Dio, anche al tempo di Gesù, appariva come un giudice corrucciato che imponeva norme per manifestare la sua autorità. Gesù svecchia questa visione limitata e limitante e ridona alla Legge il suo ruolo centrale, corretto, armonioso e restituisce a Dio il suo vero volto: egli è il collaboratore della felicità degli uomini, non un avversario. E purtroppo ancora oggi molti contrappongono Gesù alla Chiesa: non è così, è lui, il Signore, il Maestro dei discepoli anche se questi, spesso, sono poco credibili.
Vangelo di oggi.
Giovedì 11 giugno 2026.
Mt 10,7-13.
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.
Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi».
COMMENTO.
Con grande gioia la Chiesa oggi celebra uno dei primi santi della sua Chiesa: Barnaba, coraggioso testimone del Vangelo, appassionato evangelizzatore, uomo di cuore e di intelligenza. Un po’ mi spiace che il grande Barnaba sia poco conosciuto dalla stragrande maggioranza dei fedeli che, pure, qualche idea di chi sia san Paolo o san Pietro ce l’hanno. Pazienza, però, non penso che a lui, Barnaba, importi molti di avere grandi statue e fedeli che accendono ceri votivi per scaldargli i piedi. Eppure senza Barnaba, Paolo non sarebbe mai esistito e, con ogni probabilità, anche Pietro e quelli della Chiesa nascente qualche stupidaggine in più l’avrebbero commessa. Perché Barnaba era colui che manca molto alla nostra attuale Chiesa: un mediatore. Luca, che lo conosce bene, lo definisce figlio dell’esortazione o dell’incoraggiamento. È lui che rassicura chi si è avvicinato con entusiasmo alla fede senza imporgli inutili pesi, lui che si prende la briga di andare a cercare Saulo convertito, che tutti temono, e a prenderlo sotto la propria ala protettrice. Un grandissimo santo, capace di cucire invece che di esasperare, capace di vedere il bicchiere mezzo pieno, grazie al poderoso soffio dello Spirito. E a lui affidiamo le nostre comunità sgangherate e la nostra Chiesa spesso rissosa, che susciti ancora oggi uomini e donne capaci di mediare, come fu lui.