Parrocchia S.Pietro Ap. Sclavons

Parrocchia S.Pietro Ap. Sclavons ORATORIO S. PIETRO
Via Lozzetta 45
Tel.: 0434540024
Mail: [email protected]
ORARIO: da lunedì a sabato 14.00-19.00

Parrocchia di San Pietro Apostolo
Via Sclavons 113, Cordenons - PN -
Tel.: 043440030
Mail: [email protected]

Orari Messe festive
Sabato sera ore 18.30
Domenica mattina ore 8.00 - (9.30 a S.Antonio Abate Pasch) - 10.30
Domenica sera ore 18.30

29/08/2026

BUONGIORNO A TUTTI E BUONA PREGHIERA.
AUGURO ANCHE UNA BUONA DOMENICA.

Vangelo del giorno.
Sabato 29 agosto 2026.

Mc 6,17-29.
In quel tempo, Erode aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto.
E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il ca****re e lo posero in un sepolcro.

COMMENTO.
Viene ucciso, il più grande profeta che mai abbia calpestato la terra. Sai che novità. È vissuto nel deserto, lontano dai pericoli di un mondo in cui non si riconosceva, lontano dalle forme politiche ed estremiste, anche religiose, dei suoi contemporanei. Battezza nei pressi del mar Morto, non lontano dalla comunità essena, ma non si riconosce nella loro setta chiusa e apocalittica. È consumato, il profeta, divorato da quel fuoco che illumina e riscalda, la passione degli innamorati di Dio, che inesorabilmente consuma e uccide. Eccolo il profeta, stordito dal digiuno e dall’ascesi, bruciato dal sole del deserto e dal vento che approfondisce i solchi delle sue rughe, e amplifica la sua eroica solitudine. Ha dato tutto, è stato voce prestato alla Parola, è stato dono e gioia per gli uomini. Ed un re pavido, id**ta, succube della seduzione femminile e dei suoi stessi pruriti, lo fa incarcerare e uccidere, per colpa di una promessa fatta ad una disincantata adolescente che ostenta le sue grazie. Onore a te, Battista, onore alla tua profezia. Onore a tutti voi, profeti uccisi dal potere di ieri e di oggi, onore a te Signore, che affidi la tua Parola a uomini come noi!

28/08/2026

BUONGIORNO A TUTTI E BUONA PREGHIERA.
Memoria di S. Agostino
Vescovo e Dottore della Chiesa.

Vangelo del giorno.
Venerdì 28 agosto 2026.

Mt 25,1-13.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

COMMENTO.
Siamo i servi che aspettano il padrone, ci diceva ieri il Signore. E oggi aggiunge: siete le amiche della sposa che vanno incontro allo sposo per accompagnarlo alla festa, con le vesti bianche e le lampade accese. L’attesa che viviamo è carica di emozione, non siamo degli orfani abbandonati, ma le compagne della sposa, la Chiesa, l’umanità, che attende il ritorno dello sposo alla fine della Storia. Allora l’attesa diventa carica di emozione, di gioia, non di stanchezza. Abbiamo un compito semplice: tenere accesa la lampada. Non dobbiamo organizzare la festa, o altro, solo tenere accesa la piccola lampada che ci è stata consegnata. E non è semplice: il sonno ci assale, la quotidianità, le cose da fare, le preoccupazioni della vita rischiano di spegnere in noi la fiamma accesa dallo Spirito. La preghiera, la vita sacramentale, la comunità servono proprio ad alimentare la fiamma. La disciplina che ci imponiamo dandoci un ritmo di preghiera e di meditazione, servono esattamente a restare vigili, ad aspettare lo sposo. Il nostro cuore è altrove, è rivolto in avanti. Fino al suo ritorno viviamo di speranza.

27/08/2026

BUONGIORNO A TUTTI E BUONA PREGHIERA.

Vangelo del giorno.
Giovedì 27 Agosto 2026.

Mt 24,42-51.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo.
Chi è dunque il servo fidato e prudente, che il padrone ha messo a capo dei suoi domestici per dare loro il cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così! Davvero io vi dico: lo metterà a capo di tutti i suoi beni.
Ma se quel servo malvagio dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda”, e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a mangiare e a bere con gli ubriaconi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli ipocriti: là sarà pianto e stridore di denti».

COMMENTO.
Vegliamo, dunque. Perché Dio è discreto, modesto, quasi timido, non impone la sua presenza, come la brezza della sera è la sua venuta. A noi è chiesto di spalancare il cuore, di aprire gli occhi, di lasciar emergere il desiderio. Viene come un ladro, perché sa che siamo preziosi. Sa che dentro la cassaforte del nostro cuore brilla il diamante del desiderio e dell’amore ancora da scoprire, ancora da donare. Prende, rapisce, svuota. Perché solo dalla consapevolezza del nulla scaturisce il desiderio, si innesca la ricerca. Io cerco di farlo ritagliandomi uno spazio quotidiano per la preghiera, per meditare la Parola. Alcuni tra voi riescono a prendersi una domenica pomeriggio per fare un paio d’ore di silenzio e di preghiera, altri fanno una piccola deviazione andando al lavoro per entrare in una chiesa. Riempire di desiderio e di consapevolezza la nostra magra quotidianità. Anche le nostre vacanze, perché no? Per cogliere l’essenziale, per essere abitati dall’assoluto, dobbiamo fare una cosa sola. Esserci. Vegliamo, dunque, spalanchiamo il cuore, prendiamo consapevolezza.

26/08/2026

BUONGIORNO A TUTTI E BUONA PREGHIERA.

Vangelo del giorno.
Mercoledì 26 agosto 2026.

Mt 23,27-32.
In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità.
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che costruite le tombe dei profeti e adornate i sepolcri dei giusti, e dite: “Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non saremmo stati loro complici nel versare il sangue dei profeti”. Così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli di chi uccise i profeti. Ebbene, voi colmate la misura dei vostri padri».

COMMENTO.
C’è un dentro e c’è un fuori. Normalmente siamo tutti particolarmente attenti al “fuori”, a come ci presentiamo, come veniamo considerati, come siamo giudicati. Non soltanto dal punto di vista estetico (ed è bene coltivare anche il proprio aspetto fisico senza che questa cosa diventi un’ossessione), ma anche dal punto di vista etico, morale: siamo appesi al giudizio delle persone, sempre spaventati dal prendere un voto negativo. Solo che, troppe volte, il “fuori” è apparenza senza sostanza, soprattutto nelle cose riguardanti Dio e la fede. Come se Dio, in verità, non ci fosse, come se non vedesse, come se non conoscesse ogni nostro più recondito ambito, ogni nostra sfumatura. Il Dio che Gesù è venuto a raccontare non sopporta le belle mascherine, non sa che farsene delle false immagini di noi stessi. Preferisce peccatori onesti a santi ipocriti.

25/08/2026

BUONGIORNO A TUTTI E BUONA PREGHIERA.

Vangelo del giorno.
Martedì 25 agosto 2026.

Mt 23,23-26.
In quel tempo, Gesù parlò dicendo:
«Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima sulla menta, sull’anéto e sul cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della Legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste invece erano le cose da fare, senza tralasciare quelle. Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il ca****lo!
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma all’interno sono pieni di avidità e d’intemperanza. Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi pulito!».

COMMENTO.
Filtrare il moscerino e ingoiare il ca****lo. L’immagine è visivamente forte ed efficace e rende subito l’idea di un atteggiamento sciocco e inappropriato. Gesù non contesta ai farisei la loro puntigliosità, forse un po’ fanatica, e la loro generosità, che li spinge ad interpretare la Legge ampliandola, giungendo ad estendere l’obbligo di destinare il 10% delle proprie rendite al tempio, alle spezie da condimento! Gesù rimprovera loro il fatto che queste sottigliezze occupano talmente tanto spazio interiore da scordare, poi, l’essenziale della fede che è la pratica della giustizia. Purtroppo anche oggi assistiamo, a volte, ad atteggiamenti di questo genere: persone fanatiche e bigotte che frequentano con assiduità le nostre liturgie con devozione e che, fuori dalla chiesa, sono pettegole e acide, fior di devoti che, nel privato, vivono una doppia morale, sacerdoti molto attenti all’abito ma meno attenti alle persone… Il rischio dell’ipocrisia, per noi devoti, è sempre in agguato. Il vangelo di oggi, allora, prendiamolo così com’è: indigesto. E facciamo l’esame di coscienza a noi stessi, non al vicino. A furia di ingoiare cammelli si rischia di restare soffocati…

24/08/2026

BUONGIORNO A TUTTI.
BUON INIZIO DI SETTIMANA E BUONA PREGHIERA.

Vangelo del giorno.
Lunedì 24 agosto 2026.

Gv 1,45-51.
In quel tempo, Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può ve**re qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».
Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

COMMENTO.
Oggi la Chiesa festeggia l’apostolo Bartolomeo, identificato con il Natanaele amico di Filippo di cui parla l’evangelista Giovanni. È bellissimo celebrare la festa di un apostolo, è una ventata di freschezza, di amore per la Chiesa che ci raggiunge lungo la Storia, è dare un nome e un volto a fratelli che, come noi, hanno seguito il Maestro Gesù. Ma è ancora più bello celebrare santi poco conosciuti, come il caso del nostro san Bartolomeo che, da sempre, la Chiesa identifica col Natanaele di cui ci ha parlato Giovanni nel suo vangelo. Perché tanto entusiasmo? Sarò franco: se ce l’ha fatta Natanaele a diventare santo, e che santo! allora ho qualche buona speranza! Leggete fra le righe, amici: il nostro ha un carattere poco malleabile, è un conservatore piuttosto ottuso e riottoso, senza peli sulla lingua, impietoso nei giudizi, decisamente un tipo poco raccomandabile. Ma ha due grandi qualità: conosce benissimo la Scrittura (dimora sotto il fico, l’albero della meditazione della Torà, secondo i rabbini) ed è amico di Filippo e questo denota, chiaramente, un’origine greca. Insomma: un ortodosso aperto al dialogo. E all’entusiasmo: quando scopre di persona Gesù ci mette poco ad infiammarsi di gioia! Anche se abbiamo un brutto carattere possiamo diventare santi!

23/08/2026
22/08/2026

BUONGIORNO A TUTTI E BUONA PREGHIERA
BUONA DOMENICA.

Vangelo del giorno.
Sabato 22 agosto 2026.

Mt 23,1-12.
In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

COMMENTO.
Abbiamo un solo Padre, il Dio di Gesù, e una sola guida, un solo maestro, il Signore Gesù. E noi siamo tutti fratelli, ribadisce il Signore. Nella comunità, certo, ci sono fratelli e sorelle maggiori, che hanno fatto un percorso di conoscenza e di conversione da molto più tempo di noi e possono condividere qualche indicazione… Ma non ci sono guru o santoni fra i discepoli, o non dovrebbero. Nessuno che possa arrogarsi il diritto di obbligare, di costringere, di intimare, di chiedere obbedienza cieca. L’obbedienza, dal latino ob audire, ascoltare da diritti, da adulti, stando in piedi, è dovuta dalla Chiesa intera al Vangelo che ci svela il volto di Dio. Gesù ammonisce i discepoli più scafati, i farisei di ieri e di oggi, di vegliare sul proprio atteggiamento, a rimanere umili, cioè realisti, ancorati alla realtà, fecondi come il terreno e l’humus, senza prenderci troppo sul serio.

21/08/2026

BUONGIORNO A TUTTI E BUONA PREGHIERA.

Vangelo del giorno.
Venerdì 21 agosto 2026.

Mt 22,34-40.
In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

COMMENTO.
Ma, alla fine, cosa è essenziale nel nostro percorso di fede? Cosa ci contraddistingue come cristiani, come discepoli? Come potremmo sintetizzare il nostro percorso di vita e di fede? È Gesù stesso che risponde facendosi largo fra gli oltre 600 precetti, quasi tutti figli delle (buone) tradizioni degli uomini attributi a Dio, e andando all’essenziale: amerai. Amerai Dio al massimo delle tue capacità, con forza, con intelligenza, con passione. Amerai il prossimo come vorresti essere amato tu, come ti sei scoperto amato. Amerai: è un’azione rivolta al futuro, è una promessa, è un traguardo. E Dio chiede di essere amato perché ci scopriamo amati: come si fa a comandare di amare? Esiste un comandamento prima del primo, un comandamento zero: lasciati amare. E se la fede ha a che fare con l’amore, allora sì che diventa una buona notizia…

20/08/2026

BUONGIORNO A TUTTI E BUONA PREGHIERA.

Vangelo del giorno.
Giovedì 20 agosto 2026.

Mt 22,1-14.
In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano ve**re.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

COMMENTO.
Cosa abbiamo di meglio da fare che essere felici? E scoprirci amati e al centro di un grandioso progetto di salvezza di cui possiamo essere protagonisti? Cosa abbiamo di meglio da fare del cercare nel nostro intimo la presenza di Dio? E, una volta trovatala, lasciarla dilagare in noi? Nulla, in teoria. Eppure, spesso, ci comportiamo come gli invitati alla festa di nozze della parabola: accampiamo mille scuse e rifiutiamo l’invito. O, peggio, facciamo sparire dalla nostra vita anche chi ci ricorda l’invito. Mistero della natura umana che tanto fatica ad accogliere la felicità! Mistero della nostra povertà che rifiuta il bene! E le scuse sono sempre le stesse: abbiamo troppe cose da fare, non abbiamo tempo, non siamo capaci… Per millenni l’uomo ha scrutato le stelle per scoprire la volontà degli dei. Ora che Dio ci siede accanto, ci alziamo da tavola e ce ne andiamo… Fermiamoci un attimo, amici, facciamo il punto della situazione, alziamoci almeno una spanna da terra e proviamo a guardare alle cose in altro modo. Certo: la quotidianità ci impegna tanto, ci soffoca, ma cosa abbiamo di meglio da fare per essere felici?

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