31/07/2026
Più la sua vita diventava piena
più Francesco sentiva il bisogno di fermarsi.
È il paradosso che abbiamo respirato all’Eremo delle Carceri, nel secondo giorno del nostro campo. Quando tutto corre, verrebbe da pensare che fermarsi sia una perdita di tempo. Francesco, invece, aveva capito il contrario: soltanto nel silenzio si riesce a capire dove sta andando la propria vita.
Lassù, tra gli alberi del e il fresco del , ci siamo presi un tempo lungo per rileggere la nostra storia, provando a riconoscere quella direzione che tiene insieme tutto. I cristiani la chiamano : non è anzitutto ciò che farai, ma il motivo per cui vale la pena spendere la vita.
Poi la discesa, il caldo, il sentiero che porta a . Davanti al abbiamo scoperto che la chiamata di Francesco non è nata all’improvviso. È maturata nel tempo, attraverso domande, attese, intuizioni e passi concreti. Il Vangelo non ci consegna formule già pronte: ci insegna ad ascoltare la voce di Dio dentro ciò che viviamo.
Anche qui ci siamo fermati in , cercando di intrecciare i fili della nostra storia. A volte sembrano sparsi, quasi casuali. Eppure, guardandoli con pazienza, affiora un filo rosso che li attraversa e li tiene insieme.
Salite impegnative, discese ripide, il caldo della valle e il respiro del bosco hanno fatto da cornice a una giornata intensa.
Siamo rientrati a casa con una convinzione in più: non si trova la propria strada correndo più veloce degli altri, ma imparando a riconoscere la voce che, con discrezione, continua a chiamarci per nome.