05/09/2026
La Divina Liturgia della XV domenica di Matteo propone l'episodio in cui un dottore della legge interroga Gesù circa il “grande comandamento della Legge” e la domanda di Gesù ai farisei: “Che cosa pensate del Cristo? Di chi è figlio?”. Gesù, nel dialogo con il ricco che chiede: “cosa devo fare per avere la vita eterna”, elimina la prima tavola della Legge (i tre comandamenti relativi a Dio) ed afferma la necessità di osservare i comandamenti della seconda tavola (i sette relativi al prossimo). I farisei si pongono una domanda allarmante: Costui osserva le leggi o le disprezza ed insegna a fare altrettanto? La domanda del dottore della legge è insidiosa e finalizzata ad una diffamazione pubblica dell'insegnamento di Gesù. Esiste il “grande comandamento?”. Quante volte abbiamo sentito dire: non ho ucciso e non ho rubato, quindi non ho alcuna colpa da riconoscere. In positivo Gesù non da risposta alla domanda del dottore, ma richiama, non un comandamento particolare, ma il credo stesso di Israele: “Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze” (Deut 6, 4-5) modificandolo: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Dio è da amare con tutto l’essere, con tutto il cuore, e con tutta la mente. I tre elementi indicano l’interezza dell’uomo, l’uomo deve compenetrarsi all’amore di Dio, completamente. Il secondo - esiste un secondo comandamento - poi è simile al primo: “Amerai il prossimo tuo come te stesso”. Le due realtà non possono essere disgiunte, un amore a Dio che è totale, e un amore al prossimo che è relativo. Attenzione, Gesù sta parlando con un fariseo e ricorda che l'adempimento di questi due comandamenti è la sintesi perfetta dell'intera Legge. Alla sua comunità Gesù non dirà mai “ama il prossimo tuo come te stesso”, ma dirà “amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”. La misura dell’amore non è l’individuo, ma è l’amore di Gesù, che ha amato i suoi lavandone i piedi, facendosi servo. Per questo, nella successiva discussione, Gesù interpella i farisei circa il Messia. Il termine ebraico, Messia, non significa altro che unto del Signore. L’unto del Signore è un inviato di Dio, al quale Dio presta la sua forza, per risolvere le sorti dell’umanità. Nella tradizione ebraica il Messia veniva chiamato il Figlio di Davide; in ebraico figlio non significa colui che è nato da qualcuno, ma colui che assomiglia, nei comportamenti, a qualcuno. Davide era un uomo di una incredibile spietatezza, nella bibbia è conosciuto come colui che non lascia in vita né uomo né donna, né vecchio né bambino; era un uomo sanguinario.
“Che ne pensate del Cristo? Di chi è figlio? Gli risposero: “Figlio di Davide”. Chi crede in un Messia figlio di Davide, significa che crede in un uomo inviato da Dio che sistema tutto, il cosiddetto uomo della provvidenza, l’uomo che promette la soluzione di tutti i problemi, grazie al suo carisma, grazie al suo potere. Gesù, nel vangelo, mette in guardia contro i falsi Messia, contro i falsi unti del Signore, perché promettono sempre meraviglie, segni e prodigi e poi conducono il popolo alla catastrofe. Dire che il Messia è il Figlio di Davide, significa aspettare un uomo che, investito di una condizione o di un potere divino, risolve tutto; ma Gesù rifiuta di essere il Messia figlio di Davide. Quando Gesù chiede: Che dice la gente che io sia? Chi dite voi che io sia? E la risposta esatta di Pietro: tu sei il Messia, il Cristo, il Figlio del Dio vivente, non il figlio di Davide. È un profondo cambiamento di mentalità, che richiede l’accettazione della formula: Messia-Figlio del Dio vivente e ci coinvolge. Mentre il Messia Figlio di Davide risolve tutti i problemi dell’umanità e noi non dobbiamo fare altro che seguirlo, obbedirgli, il Figlio del Dio vivente chiede la collaborazione degli individui, perché il mondo non si cambierà per le virtù, per le capacità di una sola persona, ma per la collaborazione di tutti gli individui. Il processo è molto più lungo, ma efficace. Credere in Gesù, nel Messia o Cristo, figlio del Dio vivente, significa accettare l’invito alla conversione, fatto all’inizio del suo vangelo. Gesù chiede ai suoi di collaborare con lui, per modificare dalle radici il sistema su cui si regge il mondo e si può modificare soltanto con una profonda conversione. La conversione personale, il cambio di mentalità nei confronto degli altri segnerà l'irruzione e la presenza del Regno in questo mondo e l'amore a Dio e l'amore al prossimo parleranno un solo ed unico linguaggio.