06/06/2026
La memoria di Tutti i Santi, celebrata domenica scorsa, ha dato inizio al ciclo della lettura del vangelo secondo Matteo. Il brano della Divina Liturgia di questa domenica II è Matteo 4, 18-23, la chiamata dei primi discepoli.
Dopo avere superato le tentazioni del Maligno, Gesù inizia la sua missione pubblica non in terra di Israele, come ci saremmo aspettati, ma in terra pagane, (oltre il Giordano, Galilea delle Genti) perchè “per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta”. Semplice, nella formulazione, è il messaggio proposto da Gesù: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”. La conversione non la dobbiamo intendere come un atto penitenziale messo in atto dall'uomo per potersi avvicinare a Dio, bensì come la disponibilità all'accoglienza dell'annuncio di grazia proposto da Gesù. È la risposta personale e libera alla visita divina con la relativa scelta di aderire a lui. Il popolo di Israele era in attesa del Messia che doveva restituire dignità all'intera nazione, restaurando il regno davidico. Gesù però non parla di Regno di Israele ma di Regno dei cieli (di Dio). Poiché il Regno non si propaga per l'esclusiva azione divina, Gesù inizia il suo cammino tra gli uomini e comincia a “vedere”. È interessante collegare questo verbo al racconto della creazione, dove Dio “vide che ogni cosa da lui fatta era buona/bella”. Gesù “vede” persone che agli occhi di Dio sono sempre buone e belle, sempre degne delle sue paterne/materne cure e attenzioni. Egli vede Simone e Andrea, fratelli, e li invita a seguirli. I fratelli si ricordano che un tempo il profeta Elia aveva chiamato il giovane Eliseo a seguirlo, quindi colui che li chiama esercita un ministero profetico. Essi devono diventare pescatori di uomini. Quando Ezechiele scrive, il popolo deve ritornare dall'esilio, e presentando la restaurazione del tempio d'Israele dice che dal tempio sorgerà un grande fiume d'acqua e nel fiume ci saranno molti pesci. Ci sarà una pesca abbondante e i pescatori faranno la pesca come segno di vita e di abbondanza. Gesù sta pensando all'intero mondo e non al solo popolo di Israele. I discepoli di Gesù dovranno pescare gli uomini dal loro ambiente di morte, l'acqua. Il mare è il luogo della morte, del pericolo per la vita della persona, quindi devono riscattare, ripescare gli uomini dal loro ambiente di morte, per portarli in un ambiente di vita, che sarà la comunità del regno Andando avanti incontra Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo. Il padre, nella cultura giudaica, è il rappresentante della tradizione del passato, è figura dell'autorità; il padre aveva piena potestà su tutta la famiglia, su tutti i beni e poteva decidere sulla vita e sulla morte dei figli. Gesù sta presentando qualcosa di nuovo, lo intuiscono e lasciano il padre per seguire colui che proporrà la sequela al solo Padre dei cieli.
È interessante notare come i primi discepoli sono due coppie di fratelli. Il regno si realizzerà solo nella pienezza dell'esercizio e del riconoscimento della fraternità umana, capace di superare ogni barriera culturale e limite morale imposto dalle contingenze della storia. Un unico Padre dovrà regnare nei cuori e nelle menti, per questo l'epistola della liturgia ci ricorda: “gloria, onore e pace per chi opera il bene, per il Giudeo, prima, come per il Greco: Dio infatti non fa preferenza di persone”.
“La pericope di oggi è l’inizio della Vita pubblica di Gesù, e contiene già tutto il seguito: la Comunità dei discepoli, e l’assicurazione che il ministero messianico di Gesù, spinto dallo Spirito Santo battesimale, è una realtà che proseguirà ben al di là dei primi e beati tempi che i discepoli vissero con il Signore. Magnifica premessa alla nostra vita di fede. E impegno a proseguire l’opera messianica del Signore, nella rinnovata spinta missionaria per la Chiesa e per tutte le Chiese, oggi e domani” (Federici).