Parrocchia Greca Contessa Entellina

Parrocchia Greca Contessa Entellina Pagina dedicata alla Parrocchia Greca di Contessa Entellina (Pa).

08/09/2026

Di qui deriva una specifica responsabilità pubblica. Lo Stato ha il dovere di sostenere l’attività delle imprese creando condizioni favorevoli all’occupazione, promuovendo il lavoro dove manca e difendendolo nei tempi di crisi, perché esso è un bene primario per le famiglie e per la società. In particolare, in una stagione di profonde trasformazioni tecnologiche, occorre una creatività politica a favore del lavoro che metta al centro la famiglia e le nuove generazioni, se non vogliamo che i progressi economici si traducano in nuove forme di insicurezza e di esclusione. (168)

Leone XIV Magnifica Humanitas

07/09/2026

VESPRO DELLA NATIVITÀ DELLA TUTTASANTA MADRE DI DIO

Oggi Dio, che riposa sui troni spirituali, si è apprestato sulla terra un trono santo; colui che ha consolidati i cieli con sapienza, nel suo amore per gli uomini si è preparato un cielo vivente: perché da sterile radice ha fatto germogliare per noi, come pianta portatrice di vita, la Madre sua. O Dio dei prodigi, speranza dei disperati, Signore, gloria a te.

Questo è il giorno del Signore, esultate, popoli: poiché ecco, il talamo della luce, il libro del Verbo della vita, è uscito dal grembo; la porta che guarda a oriente è stata generata, e attende l’ingresso del sommo sacerdote, lei che introduce nel mondo, sola, il solo Cristo, per la salvezza delle anime nostre.

Anche se, per divino volere, famose donne sterili hanno generato, pure, al di sopra di tutti i loro figli, divinamente risplende Maria, poiché, prodigiosamente partorita da madre sterile, ha partorito nella carne il Dio dell’universo, da grembo senza seme, oltre la natura: unica porta dell’Unigenito Fi￾glio di Dio, che attraversandola l’ha custodita chiusa, e tutto disponendo con sapienza come egli sa, per tutti gli uomini ha operato la salvezza.

Oggi le porte sterili si aprono e ne esce la divina porta verginale. Oggi la grazia comincia a dare i suoi frutti, manifestando al mondo la Madre di Dio, per la quale le cose terrestri si uniscono a quelle celesti, a salvezza delle anime nostre.

Oggi è il preludio della gioia universale. Oggi cominciano a spirare le aure che preannunciano la salvezza. La sterilità della nostra natura è finita, perché la sterile diventa madre di colei che resta vergine dopo aver partorito il Creatore, di colei dalla quale colui che è Dio per natura assume ciò che gli è estraneo, e, con la carne, per gli sviati opera la salvezza: lui, il Cristo amico degli
uomini e Redentore delle anime nostre.

Oggi la sterile Anna partorisce la Madre di Dio, prescelta fra tutte le generazioni per essere dimora del Re universale e Creatore, il Cristo Dio, a compimento della divina economia: per essa noi, figli della terra, siamo riplasmati e rinnovati, passando dalla corruzione alla vita senza fine.

Venite, fedeli tutti, corriamo verso la Vergine, perché ecco, nasce colei che prima di essere concepita in seno è stata predestinata ad essere Madre del nostro Dio; il tesoro della verginità, la v***a fiorita di Aronne, che spunta dalla radice di Iesse, l’annuncio dei profeti, il germoglio dei giusti Gioacchino e Anna nasce, e il mondo con lei si rinnova. Essa è partorita, e la Chiesa si riveste del proprio decoro. Il tempio santo, il ricettacolo della Divinità, lo strumento verginale, il talamo regale nel quale è stato portato a compimento lo straordinario mistero della ineffabile unione delle nature che si congiungono in Cristo: adorando lui, celebriamo l’immacolata nascita della Vergine.

06/09/2026

Per i giovani, la precarietà lavorativa è particolarmente drammatica. Come ricordano i Vescovi degli Stati Uniti d’America, il lavoro non è soltanto fonte di reddito, ma un ambito decisivo in cui si forma l’identità, si intrecciano amicizie e relazioni, si imparano responsabilità concrete e si discerne la propria vocazione. Quando l’accesso al lavoro è ostacolato da alti tassi di disoccupazione, da sistemi formativi inadeguati o da barriere strutturali, molti giovani vedono bloccato il loro cammino di realizzazione umana e professionale. La necessità di cambiare occupazione più volte nel corso della vita richiede percorsi di aggiornamento e riqualificazione permanente, che rendano le nuove generazioni capaci di assumere, con competenza e autonomia, i rischi di un contesto economico mutevole e spesso imprevedibile. (167)

Leone XIV Magnifica Humanitas

05/09/2026

La Divina Liturgia della XV domenica di Matteo propone l'episodio in cui un dottore della legge interroga Gesù circa il “grande comandamento della Legge” e la domanda di Gesù ai farisei: “Che cosa pensate del Cristo? Di chi è figlio?”. Gesù, nel dialogo con il ricco che chiede: “cosa devo fare per avere la vita eterna”, elimina la prima tavola della Legge (i tre comandamenti relativi a Dio) ed afferma la necessità di osservare i comandamenti della seconda tavola (i sette relativi al prossimo). I farisei si pongono una domanda allarmante: Costui osserva le leggi o le disprezza ed insegna a fare altrettanto? La domanda del dottore della legge è insidiosa e finalizzata ad una diffamazione pubblica dell'insegnamento di Gesù. Esiste il “grande comandamento?”. Quante volte abbiamo sentito dire: non ho ucciso e non ho rubato, quindi non ho alcuna colpa da riconoscere. In positivo Gesù non da risposta alla domanda del dottore, ma richiama, non un comandamento particolare, ma il credo stesso di Israele: “Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze” (Deut 6, 4-5) modificandolo: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Dio è da amare con tutto l’essere, con tutto il cuore, e con tutta la mente. I tre elementi indicano l’interezza dell’uomo, l’uomo deve compenetrarsi all’amore di Dio, completamente. Il secondo - esiste un secondo comandamento - poi è simile al primo: “Amerai il prossimo tuo come te stesso”. Le due realtà non possono essere disgiunte, un amore a Dio che è totale, e un amore al prossimo che è relativo. Attenzione, Gesù sta parlando con un fariseo e ricorda che l'adempimento di questi due comandamenti è la sintesi perfetta dell'intera Legge. Alla sua comunità Gesù non dirà mai “ama il prossimo tuo come te stesso”, ma dirà “amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”. La misura dell’amore non è l’individuo, ma è l’amore di Gesù, che ha amato i suoi lavandone i piedi, facendosi servo. Per questo, nella successiva discussione, Gesù interpella i farisei circa il Messia. Il termine ebraico, Messia, non significa altro che unto del Signore. L’unto del Signore è un inviato di Dio, al quale Dio presta la sua forza, per risolvere le sorti dell’umanità. Nella tradizione ebraica il Messia veniva chiamato il Figlio di Davide; in ebraico figlio non significa colui che è nato da qualcuno, ma colui che assomiglia, nei comportamenti, a qualcuno. Davide era un uomo di una incredibile spietatezza, nella bibbia è conosciuto come colui che non lascia in vita né uomo né donna, né vecchio né bambino; era un uomo sanguinario.

“Che ne pensate del Cristo? Di chi è figlio? Gli risposero: “Figlio di Davide”. Chi crede in un Messia figlio di Davide, significa che crede in un uomo inviato da Dio che sistema tutto, il cosiddetto uomo della provvidenza, l’uomo che promette la soluzione di tutti i problemi, grazie al suo carisma, grazie al suo potere. Gesù, nel vangelo, mette in guardia contro i falsi Messia, contro i falsi unti del Signore, perché promettono sempre meraviglie, segni e prodigi e poi conducono il popolo alla catastrofe. Dire che il Messia è il Figlio di Davide, significa aspettare un uomo che, investito di una condizione o di un potere divino, risolve tutto; ma Gesù rifiuta di essere il Messia figlio di Davide. Quando Gesù chiede: Che dice la gente che io sia? Chi dite voi che io sia? E la risposta esatta di Pietro: tu sei il Messia, il Cristo, il Figlio del Dio vivente, non il figlio di Davide. È un profondo cambiamento di mentalità, che richiede l’accettazione della formula: Messia-Figlio del Dio vivente e ci coinvolge. Mentre il Messia Figlio di Davide risolve tutti i problemi dell’umanità e noi non dobbiamo fare altro che seguirlo, obbedirgli, il Figlio del Dio vivente chiede la collaborazione degli individui, perché il mondo non si cambierà per le virtù, per le capacità di una sola persona, ma per la collaborazione di tutti gli individui. Il processo è molto più lungo, ma efficace. Credere in Gesù, nel Messia o Cristo, figlio del Dio vivente, significa accettare l’invito alla conversione, fatto all’inizio del suo vangelo. Gesù chiede ai suoi di collaborare con lui, per modificare dalle radici il sistema su cui si regge il mondo e si può modificare soltanto con una profonda conversione. La conversione personale, il cambio di mentalità nei confronto degli altri segnerà l'irruzione e la presenza del Regno in questo mondo e l'amore a Dio e l'amore al prossimo parleranno un solo ed unico linguaggio.

04/09/2026

La famiglia è però un bene sociale fragile, che risente in modo immediato delle trasformazioni economiche e tecnologiche che stanno cambiando il lavoro, e che domanda sostegno culturale, giuridico ed economico. È noto l’impatto devastante della disoccupazione e della precarietà sul tessuto familiare. Nel breve periodo può sembrare vantaggioso ridurre il costo del lavoro o massimizzare l’efficienza finanziaria, ma nel lungo periodo ciò mina le basi stesse della convivenza: mentre si celebrano i successi tecnologici, la struttura sociale viene progressivamente erosa come da un virus silenzioso. (166)

Leone XIV Magnifica Humanitas

03/09/2026

Famiglia e giovani: condizioni sociali della speranza

La famiglia è un bene sociale primario. Fondata sull’unione stabile tra un uomo e una donna, essa è il primo ambiente in cui ognuno sviluppa le proprie potenzialità, prende coscienza della propria dignità e impara le prime forme di verità e di bontà, interiorizzando abitudini che preparano alla vita sociale. Prima società naturale, dotata di diritti originari, la famiglia è la cellula fondamentale e insostituibile di ogni organizzazione comunitaria. Di conseguenza, quando i progetti politici e le grandi decisioni economiche la relegano a un ruolo marginale o secondario, viene compromessa la crescita autentica dell’intero corpo sociale. (165)

Leone XIV Magnifica Humanitas

02/09/2026

In termini concreti, orientare l’economia alla dignità significa assumere alcuni criteri di azione stabili anche nell’era dell’IA. Anzitutto, trasparenza e responsabilità: quando dati e algoritmi incidono su erogazione del credito, selezione del personale, accesso a servizi o opportunità, è necessario che le decisioni siano comprensibili, contestabili e sottoposte a controllo, perché la persona non sia ridotta a profilo. In secondo luogo, inclusione e accesso: i benefici dell’innovazione devono essere accompagnati da investimenti in competenze, infrastrutture e servizi essenziali, così che la tecnologia non allarghi il divario tra chi ha e chi non ha. Infine, misure di equità: fiscalità, protezioni sociali e politiche industriali devono correggere gli squilibri creati dalla concentrazione di ricchezza e potere. Questi criteri non sono un freno all’innovazione: in realtà, la rendono vivibile e umana. (164)

Leone XIV Magnifica Humanitas

01/09/2026

Nell’epoca dell’IA e della robotica non è più possibile affidarsi alla sola “mano invisibile” del mercato: la politica ha il compito di orientare le dinamiche economico-tecnologiche verso il bene comune, promuovendo lavoro dignitoso, inclusione sociale e un’equa distribuzione dei benefici dell’innovazione. Poiché molte decisioni economiche superano i confini degli Stati, è necessaria anche una cooperazione internazionale capace di definire strategie comuni, soprattutto a favore dei Paesi e dei gruppi più vulnerabili, per promuovere lo sviluppo e superare l’assistenzialismo. La logica che ispira queste scelte è quella dell’immensa dignità di ogni persona, del bene comune e di un mondo davvero pensato per tutti. L’interdipendenza tra pace e sviluppo, come scrisse profeticamente nel 1967 San Paolo VI, oggi potrebbe essere aggiornata: la prosperità può contribuire a costruire e rafforzare la pace solo se è diffusa, inclusiva e sostenibile. (163)

Leone XIV Magnifica Humanitas

31/08/2026

Questa prospettiva va inserita in uno sguardo più ampio sulle dinamiche globali. La ricchezza mondiale è cresciuta in termini assoluti, ma si è accentuata la concentrazione in poche mani e si sono allargati gli squilibri, sia tra i Paesi sia all’interno di uno stesso Paese: «Pochi hanno troppo e troppi hanno poco, questa è la logica di oggi». I progressi scientifici e tecnologici, anche in campo medico, non sono facilmente accessibili alla grande maggioranza della popolazione, come si è visto in modo drammatico durante la recente pandemia. Mentre in alcune regioni si investe su interventi superflui o su sogni di potenziamento individuale che poche persone possono permettersi, in altre parti del mondo mancano ancora attrezzature essenziali per salvare milioni di vite umane. Pensare che le nuove tecnologie porteranno automaticamente beneficio a tutti significa ignorare un’evidenza: se non si governano le trasformazioni ponendo come obiettivo prioritario, già in fase progettuale, la prevenzione di ulteriori e nuove disparità, il progresso tecnologico produce automaticamente disuguaglianze strutturali. La giustizia oggi passa anche attraverso l’accesso ai benefici dell’innovazione: cure, conoscenza, strumenti, opportunità. (161)

Leone XIV Magnifica Humanitas

30/08/2026

La finanza ha conquistato negli ultimi anni una rilevanza crescente e ha conosciuto una forte innovazione anche in seguito all’introduzione delle criptovalute. Le riflessioni e le indicazioni contenute nel Magistero dei miei Predecessori, in particolare nelle Encicliche, hanno evidenziato come il funzionamento dell’intermediazione finanziaria «quando è stato slegato da adeguati fondamenti antropologici e morali, non solo ha prodotto palesi abusi ed ingiustizie, ma si è anche rivelato capace di creare crisi sistemiche e di portata mondiale». Ed è altrettanto vero che la rendita da capitale rischia di sostituirsi al reddito da lavoro, spesso confinato ai margini dei principali interessi del sistema economico. Eppure, il risparmio che viene trasformato in credito per l’economia reale, e quindi per creare lavoro sia dipendente sia autonomo, resta centrale per lo sviluppo e per gli investimenti che debbono accompagnare le transizioni in corso. La funzione sociale del credito rimane insostituibile. La finanza per la finanza è cosa ben diversa dalla finanza per lo sviluppo e per la creazione e l’evoluzione del lavoro. (160)

Leone XIV Magnifica Humanitas

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