Parrocchia Greca Contessa Entellina

Parrocchia Greca Contessa Entellina Pagina dedicata alla Parrocchia Greca di Contessa Entellina (Pa).

09/06/2026

Costruire un mondo in cui tutti possono “fiorire” esige una corresponsabilità coraggiosa. Nessuna mano, da sola, è sufficiente a sostenere il peso delle sfide che attraversano il mondo; e nessuna è così debole da non poter offrire il proprio contributo: «La forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza» (2 Cor 12,9). A ciascuno il suo tratto di muro: scienziati e ricercatori, imprenditori e lavoratori, educatori e legislatori, società civile, movimenti popolari e comunità di fede. Questa è la logica della sussidiarietà, che valorizza la cooperazione tra generazioni, tra popoli, tra discipline e culture come via maestra per far crescere stabilità, prosperità e pace. Le tensioni e le differenze non devono intimorire: possono diventare energie creative quando sono orientate da una responsabilità condivisa. (13)

(Leone XIV Magnifica Humanitas)

08/06/2026

Edificare nel bene significa accettare il limite e la fragilità dell’umanità senza considerarli un errore da correggere. Oggi, il desiderio di pienezza dell’essere umano rischia di essere deviato verso mete ingannevoli: l’illusione di una tecnica che promette di liberarci da ogni fragilità o modelli di benessere che “lasciano indietro” interi popoli. Non di rado, riponiamo la speranza in un potenziamento senza limiti, in forme di progresso che possono esacerbare le disuguaglianze, in soluzioni immediate incapaci di sanare le ferite dei popoli. Così, mentre alcuni inseguono la chimera di un’autoaffermazione illimitata, molti restano privi del necessario. La Chiesa ricorda, con voce umile ma ferma, che la vera realizzazione non nasce dalla rimozione delle fragilità, ma da una crescita armoniosa: là dove libertà e responsabilità si intrecciano con la cura reciproca e la vera solidarietà, e dove il progresso si misura sulla dignità di ciascuno e sul bene dei popoli. (12)

(Leone XIV Magnifica Humanitas)

07/06/2026

Evitiamo la “sindrome di Babele”: l’idolatria del profitto che sacrifica i deboli, l’uniformità che appiattisce le differenze, la pretesa di un linguaggio unico – anche digitale – capace di tradurre tutto, persino il mistero della persona, in dati e prestazioni. Questo è il rischio della disumanizzazione – costruire il futuro escludendo Dio e riducendo l’altro a mezzo –, una tentazione antica e sempre nuova, che oggi assume anche un volto tecnico. Scegliamo, invece, la “via di Neemia”, che mette in risalto il valore del lavoro condiviso per rendere sicura la città di Dio per gli esuli ritornati. Ricostruire oggi significa riconoscere che, nella pluralità di voci e di visioni che talvolta ricorda la dispersione delle lingue, esiste comunque una possibilità luminosa: quella di edificare insieme, trasformando la diversità in una risorsa e facendo dell’ascolto e del dialogo il terreno comune su cui far crescere giustizia e fraternità... Nell’Apocalisse, Giovanni vede la nuova Gerusalemme «scendere dal cielo, da Dio» (Ap 21,2) come dono per tutta l’umanità. E questa visione di grazia è per noi cristiani una chiamata a lavorare insieme, coltivando una vita comune pacifica, giusta e dignitosa nelle “città” di oggi. (10)

(Leone XIV Magnifica Humanitas)

06/06/2026

La memoria di Tutti i Santi, celebrata domenica scorsa, ha dato inizio al ciclo della lettura del vangelo secondo Matteo. Il brano della Divina Liturgia di questa domenica II è Matteo 4, 18-23, la chiamata dei primi discepoli.

Dopo avere superato le tentazioni del Maligno, Gesù inizia la sua missione pubblica non in terra di Israele, come ci saremmo aspettati, ma in terra pagane, (oltre il Giordano, Galilea delle Genti) perchè “per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta”. Semplice, nella formulazione, è il messaggio proposto da Gesù: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”. La conversione non la dobbiamo intendere come un atto penitenziale messo in atto dall'uomo per potersi avvicinare a Dio, bensì come la disponibilità all'accoglienza dell'annuncio di grazia proposto da Gesù. È la risposta personale e libera alla visita divina con la relativa scelta di aderire a lui. Il popolo di Israele era in attesa del Messia che doveva restituire dignità all'intera nazione, restaurando il regno davidico. Gesù però non parla di Regno di Israele ma di Regno dei cieli (di Dio). Poiché il Regno non si propaga per l'esclusiva azione divina, Gesù inizia il suo cammino tra gli uomini e comincia a “vedere”. È interessante collegare questo verbo al racconto della creazione, dove Dio “vide che ogni cosa da lui fatta era buona/bella”. Gesù “vede” persone che agli occhi di Dio sono sempre buone e belle, sempre degne delle sue paterne/materne cure e attenzioni. Egli vede Simone e Andrea, fratelli, e li invita a seguirli. I fratelli si ricordano che un tempo il profeta Elia aveva chiamato il giovane Eliseo a seguirlo, quindi colui che li chiama esercita un ministero profetico. Essi devono diventare pescatori di uomini. Quando Ezechiele scrive, il popolo deve ritornare dall'esilio, e presentando la restaurazione del tempio d'Israele dice che dal tempio sorgerà un grande fiume d'acqua e nel fiume ci saranno molti pesci. Ci sarà una pesca abbondante e i pescatori faranno la pesca come segno di vita e di abbondanza. Gesù sta pensando all'intero mondo e non al solo popolo di Israele. I discepoli di Gesù dovranno pescare gli uomini dal loro ambiente di morte, l'acqua. Il mare è il luogo della morte, del pericolo per la vita della persona, quindi devono riscattare, ripescare gli uomini dal loro ambiente di morte, per portarli in un ambiente di vita, che sarà la comunità del regno Andando avanti incontra Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo. Il padre, nella cultura giudaica, è il rappresentante della tradizione del passato, è figura dell'autorità; il padre aveva piena potestà su tutta la famiglia, su tutti i beni e poteva decidere sulla vita e sulla morte dei figli. Gesù sta presentando qualcosa di nuovo, lo intuiscono e lasciano il padre per seguire colui che proporrà la sequela al solo Padre dei cieli.

È interessante notare come i primi discepoli sono due coppie di fratelli. Il regno si realizzerà solo nella pienezza dell'esercizio e del riconoscimento della fraternità umana, capace di superare ogni barriera culturale e limite morale imposto dalle contingenze della storia. Un unico Padre dovrà regnare nei cuori e nelle menti, per questo l'epistola della liturgia ci ricorda: “gloria, onore e pace per chi opera il bene, per il Giudeo, prima, come per il Greco: Dio infatti non fa preferenza di persone”.

“La pericope di oggi è l’inizio della Vita pubblica di Gesù, e contiene già tutto il seguito: la Comunità dei discepoli, e l’assicurazione che il ministero messianico di Gesù, spinto dallo Spirito Santo battesimale, è una realtà che proseguirà ben al di là dei primi e beati tempi che i discepoli vissero con il Signore. Magnifica premessa alla nostra vita di fede. E impegno a proseguire l’opera messianica del Signore, nella rinnovata spinta missionaria per la Chiesa e per tutte le Chiese, oggi e domani” (Federici).

05/06/2026

Lo Spirito Santo oggi ci interpella circa il rapporto con la tecnica e con la rivoluzione digitale in corso. Le scoperte scientifiche sono un talento consegnato all’umanità perché essa lo faccia fruttare (cfr Mt 25,14-30). La tecnologia può curare, connettere, educare, custodire la Casa comune; ma può anche dividere, scartare, generare nuove ingiustizie. In astratto, essa non è di per sé una soluzione ai problemi dell’umanità, come non è di per sé un male; ma, concretamente, non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa. Per questo la prima scelta non è tra un “sì” o un “no” alla tecnologia, ma tra edificare Babele o ricostruire Gerusalemme: tra un potere che pretende di dominare il cielo e un popolo che, alla presenza di Dio, si mette a lavorare unito per rialzare le mura della convivenza fraterna. (9)

(Leone XIV Magnifica Humanitas)

04/06/2026

Seconda icona biblica

Dopo l’esilio babilonese, una parte del popolo di Israele è tornata a Gerusalemme, ma la città è ancora in rovina, le mura sono crollate e le porte bruciate (cfr Ne 1-2). Neemia, un ebreo al servizio del re persiano Artaserse, riceve la notizia dello stato disastroso della città dei padri. Prima di agire, digiuna, prega, intercede per il popolo; poi chiede al re il permesso di tornare a Gerusalemme e, giunto sul posto, esamina in silenzio i luoghi distrutti. Non impone soluzioni dall’alto. Convoca le famiglie, affida a ciascuna un tratto di muro da ricostruire, ascolta le paure, coordina gli sforzi, fronteggia le opposizioni. Il racconto mostra come la città rinasca non grazie all’iniziativa di una singola persona, ma attraverso la responsabilità condivisa di tutto il popolo: sacerdoti, artigiani, capifamiglia, donne e giovani. È un’opera che ha Dio al centro e ricostruisce i legami prima ancora delle pietre. L’antica Gerusalemme ritrova così una lingua comune, non quella dell’uniformità, ma quella della comunione: l’armonia che nasce quando ciascuno si assume la propria parte e tutto il popolo riconosce che la sua forza viene dal Signore. (8)

(Leone XIV Magnifica Humanitas)

03/06/2026

Prima icona biblica

Per discernere come abitare con responsabilità il tempo dell’intelligenza artificiale, vorrei richiamare due immagini bibliche: la costruzione della torre di Babele (cfr Gen 11,1-9) e la ricostruzione delle mura di Gerusalemme (cfr Ne 2-6). Nel libro della Genesi... gli esseri umani, stabilitisi nella pianura di Sennaar, decidono di costruire una città e una torre «la cui cima tocchi il cielo» (Gen 11,4). Vogliono così garantirsi stabilità e potere, e soprattutto “farsi un nome”, temendo di essere dispersi sulla terra. L’impresa appare imponente: un’unica lingua, un’unica tecnologia, un’unica direzione. Tuttavia, il progetto nasconde una profonda insidia: è un’opera concepita senza riferimento a Dio, sostenuta da un’uniformità che elimina la diversità e che, invece della comunione, sceglie l’omologazione. Quando la città si edifica sull’orgoglio e sulla pretesa di bastare a se stessa, la comunicazione si spezza, le lingue si confondono e gli esseri umani non si comprendono più. Il risultato non è l’unità, ma la dispersione. Babele rivela così il limite di ogni costruzione che, pur grandiosa, sorge dall’assolutizzazione dell’umano e dalla sua pretesa di autosufficienza, sacrifica la dignità delle persone all’efficienza e ambisce a raggiungere il cielo senza la benedizione di Dio. (7)

(Leone XIV Magnifica Humanitas)

02/06/2026

Occorre avviare un discernimento condiviso capace di penetrare le radici spirituali e culturali delle trasformazioni in atto. Se ci limitiamo alle contingenze, rischiamo di lasciare che il susseguirsi delle emergenze decida al posto nostro la direzione del cammino. Stiamo vivendo una rapida fase di transizione, un “cambiamento d’epoca”, in cui – mentre alcuni si contendono il futuro delle nuove tecnologie e altri sono impegnati nella riflessione su di esse – la maggior parte delle persone rimane in attesa, osserva da lontano e spera semplicemente che tutto vada per il meglio. Proprio per questo si impongono alla nostra coscienza domande decisive, che non possono più essere eluse: dove stiamo andando? Verso quale meta desideriamo orientarci? Quale direzione scegliere come comunità umana e come popoli? (6)

(Leone XIV Magnifica Humanitas)

01/06/2026

… Dobbiamo chiedere a Dio la saggezza per interpretare le grandi tendenze del nostro tempo, in particolare i progressi della tecnica. Negli ultimi anni è divenuto sempre più evidente quanto rapidamente e profondamente la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale (IA) e la robotica stiano trasformando il nostro mondo. La tecnica non va considerata, in se stessa, come forza antagonista rispetto alla persona: al contrario, essa è radicata nella nostra storia fin dal principio, in quanto «fatto profondamente umano, legato all’autonomia e alla libertà dell’uomo». Lo sviluppo tecnologico ha contribuito nei secoli a un significativo miglioramento delle condizioni di vita dell’umanità; allo stesso tempo, ogni fase del progresso ha mostrato anche il volto ambiguo di strumenti capaci di arrecare danno quando non orientati al bene. Oggi, tuttavia, ci troviamo dinanzi a una situazione nuova, in cui la potenza e la pervasività delle tecnologie emergenti si innestano nella trama della quotidianità, plasmano i processi decisionali e incidono in profondità sull’immaginario collettivo: «Mai l’umanità ha avuto tanto potere su se stessa». Le nuove tecnologie aprono un orizzonte esteso in direzioni che, seppur intuibili, non possiamo ancora pienamente prevedere. Ciò rende più complesso valutarne l’impatto e gli effetti a lungo termine sulla dignità delle persone e sul bene comune. (4)

(Leone XIV Magnifica Humanitas)

31/05/2026

Da questa sera proporremo, alla nostra riflessione, dei brani tratti dalla prima enciclica di Papa Leone XIV: Magnifica Humanitas.

La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme. Ogni generazione riceve in eredità il compito di dare forma al proprio tempo: di far maturare la storia come luogo in cui la dignità di ogni persona sia custodita, la giustizia promossa e la fraternità resa possibile. Ma su ogni epoca incombe il rischio di costruire un mondo disumano e più ingiusto. Là dove l’umanità corre il pericolo di smarrire il proprio volto, noi cristiani alziamo gli occhi verso il Dio che si è fatto carne, sapendo che «solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo». Questa magnifica umanità in Gesù Cristo diventa la Via, la Verità e la Vita, aprendo per ciascuno di noi la strada per crescere verso la pienezza. (1)

Indirizzo

Spiazzo Greco
Contessa Entellina
90030

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Parrocchia Greca Contessa Entellina pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi