14/06/2026
Voci e suoni nel Silenzio: perché, e per chi?
Ascendendo alla Basilica di San Carpoforo partendo da piazza Camerlata, passando per via Colonna, o ancor di più affrontando la “Napoleona vecchia” da piazza San Rocco (due caotiche non-piazze, in realtà), sembra di entrare in un altro tempo e un’altra dimensione. Il rumore del traffico man mano si affievolisce, fino a sparire; il verde si riappropria del suo spazio, sovrastando muretti e recinzioni; si respira un’aria diversa, più fresca, più pulita.
All’improvviso appare il campanile millenario; e infine il vialetto acciottolato, delimitato da antichi edifici, conduce all’ingresso laterale, ché la facciata non c’è: senza sfarzi, senza fronzoli, con il rispetto che per secoli richiedeva ai pellegrini che percorrevano la via Regina Teodolinda e vi si fermavano in cerca di ristoro per il corpo e l’anima.
Il silenzio, dunque, a San Carpoforo è la condizione naturale: il silenzio del raccoglimento, della preghiera, della meditazione, del ricordo, della riflessione; non certo il silenzio dell’abbandono, della dimenticanza, del disprezzo o quello, forse il peggiore, dell’indifferenza.
Così, sotto la guida di mons. Saverio Xeres, abbiamo pensato che il modo migliore per ridare voce e visibilità a San Carpoforo fosse quello di aprirla alla musica. “Voci e suoni nel Silenzio”, in effetti, più che come rassegna musicale è nata come domanda: ci teniamo, noi tutti, parrocchiani, fedeli, cittadini, che questo luogo, custode per secoli delle spoglie dei primi Santi della chiesa di Como, non finisca nel dimenticatoio e non cada nel degrado?
Giunti ormai alla IV edizione, impresa che non pensavamo possibile con le risorse a disposizione, sia materiali che umane, proponiamo anche quest’anno un programma di alto livello, grazie alla generosità dei musicisti che si esibiranno e all’impegno del gruppo organizzatore. Speriamo che la risposta sia altrettanto generosa, e che il silenzio a San Carpoforo sia quello dell’ascolto attento e partecipato, e non quello dell’oblìo e della rassegnazione.
Giorgio Magrini