10/06/2026
MATER CIVITELLAE
Un viaggio nel cuore della nostra storia, della nostra fede, della nostra anima.
Tra gli eventi più preziosi e significativi della Pentecoste 2026 - Solennità Patronale, un posto speciale è stato occupato dalla mostra “Mater Civitellae – La storia sacra dell’Alta Area Vestina dai Cistercensi ai giorni nostri”: un percorso straordinario tra arte, fede, devozione e memoria, capace di riportare alla luce secoli di storia che hanno plasmato l’identità della nostra comunità.
Un cammino iniziato dall’antico e glorioso monastero cistercense di Casanova, centro spirituale, religioso e culturale di enorme rilevanza per tutto il territorio, la cui eredità continua ancora oggi a vivere nella fede del popolo civitellese e nella sua filiale devozione alla Beata Vergine Maria delle Grazie.
Per la prima volta, in un unico percorso espositivo, sono stati raccolti e mostrati al pubblico tesori di inestimabile valore storico, artistico e spirituale, normalmente custoditi con la massima cura e raramente visibili insieme.
Dalla preziosa statua quattrocentesca della Madonna di Casanova, recentemente restaurata, alla reliquia del braccio di San Bartolomeo Apostolo; dalle antiche pergamene originali relative alla nomina dei parroci e dei curati delle chiese poste sotto la giurisdizione del cenobio cistercense, ai registri dei battezzati, dei cresimati e dei defunti tra il XVII e XVIII secolo.
E ancora, antichi arredi liturgici che hanno accompagnato la preghiera di intere generazioni: le Carte Gloria, i messali secondo il rito di San Pio V, gli orazionali, i preziosi paramenti donati dal Cardinale Federico Borromeo, illustre commendatario dell’abbazia di Casanova, figura che la tradizione letteraria ricorda anche nel mondo dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni.
Particolare emozione hanno suscitato anche i parati sacri che, fino alla fine del secolo scorso, venivano utilizzati per aprire il tempo del Perdono, legato alla grande devozione pentecostale verso la nostra Madonna delle Grazie: tessuti, segni e simboli che ancora oggi custodiscono il profumo della preghiera dei nostri padri e dei nostri nonni.
Questa mostra non è stata semplicemente un’esposizione di oggetti antichi. È stata una riscoperta delle nostre radici, un incontro con le mani che ci hanno preceduto, con la fede che ha costruito le nostre case, le nostre famiglie, le nostre chiese e la nostra stessa comunità.
Un sentito ringraziamento va a tutti coloro che, con competenza, passione e amore per la propria terra, hanno reso possibile la realizzazione di questo straordinario evento. Un grazie particolare alla famiglia Angelozzi, che con grande generosità ha messo a disposizione la location che ha accolto questo percorso di fede e di storia.
Conoscere la nostra storia non significa guardare soltanto al passato. Significa riconoscere ciò che siamo, custodire ciò che abbiamo ricevuto e avere la responsabilità di consegnarlo, ancora più ricco e vivo, a chi verrà dopo di noi.
Perché un popolo che dimentica le proprie radici perde il suo volto. Un popolo che le custodisce nella fede e nella memoria, invece, continua a camminare nella storia con lo sguardo rivolto al cielo.