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evangelicichieti.it La Chiesa Cristiana Evangelica di Chieti Scalo (Via Colonnetta 86) è una comunità che fa parte del Movimento delle Assemblee dei Fratelli. Ti aspettiamo!

La presenza a Chieti di evangelici legati a questo Movimento risale all'epoca dell'Unità d'Italia, 1862. Chiesa
Nella maggior parte dei Dizionari di lingua italiana la parola chiesa significa in primo luogo o anche "edificio" nel quale si svolge una funzione religiosa per lo più "cristiana". Non è in questo senso che noi siamo "chiesa" cristiana. Ci raduniamo infatti in un locale adibito a questo

uso, dopo essere stati per dodici anni in un locale di un condominio, in affitto. Entrambi i locali non sono stati e non sono la nostra "chiesa". I Dizionari riportano un'altra accezione del significato della parola "chiesa": “la comunità dei fedeli” (Vocabolario della lingua italiana, Treccani). Questo significato si avvicina maggiormente a quello che noi sentiamo e vogliamo comunicare quando ci definiamo “chiesa”. Questo significato, la comunità dei fedeli, esprime meglio l’etimologia del termine greco da cui deriva la parola in italiano e dal senso che esso ha nel documento fondamentale della nostra esperienza religiosa, la Bibbia. Sia nell’AT, nella sua traduzione greca, sia soprattutto nel Nuovo Testamento, il termine sta a indicare un insieme di persone che si sentono chiamate a stare insieme per un obiettivo che sentono comune. Chiesa Cristiana
L’obiettivo che i membri della comunità di Via Colonnetta condividono e dal quale si sentono chiamati a vivere un’esperienza comune, a essere una chiesa, è indicato dall’aggettivo “cristiana”. Anche per comprendere il significato di questo aggettivo bisogna andare direttamente alle pagine del Nuovo Testamento dove si legge: “Ad Antiochia, per la prima volta, i discepoli furono chiamati cristiani” (Atti 11:26). L’aggettivo sostantivato, che forse all’inizio era un po’ ironico, stigmatizzava donne e uomini come persone legate a Cristo, a Gesù, il falegname ebreo di cui i suoi discepoli parlavano in termini messianici (Cristo). A distanza di duemila anni crediamo che valga ancora la pena vivere un’esperienza religiosa che poi si espanda a tutta la vita e che riveli un particolare legame con la figura storica di Gesù Cristo. Una Chiesa Cristiana allora non è un edificio in cui si svolgono riti che appartengono alla tradizione bi-millenaria della cristianità. Una Chiesa Cristiana è un INSIEME di PERSONE, donne, uomini, bambini, che si sentono chiamati a vivere insieme un legame speciale con Gesù. Questo significa che il nostro modo di essere chiesa, come viviamo la nostra esperienza comunitaria, deve esprimere in ogni suo momento, questo legame. Per quanto si voglia essere attenti e rispettosi nei confronti della straordinaria storia della cristianità, noi crediamo che non ci sono strade segnate definitivamente e in anticipo per essere “Chiesa Cristiana”. Abbiamo il compito di essere tale, chiesa cristiana, attingendo a piene mani dalla vita e dalle parole di Gesù, così come sono testimoniate da coloro che sono i testimoni oculari, gli apostoli, i discepoli. Chiesa Cristiana Evangelica
Tra le cose che leggiamo e veniamo a conoscere di Gesù ci colpisce l’insistenza posta sul “vangelo”: il termine significava buona notizia ed era relativo all’annuncio e alla diffusione di un evento altamente positivo. Esso è in grado di riassumere tutta l’esperienza di Gesù, dalla sua nascita alla sua morte alla straordinaria notizia della sua risurrezione. I testimoni che hanno raccontato queste cose hanno pensato che questa fosse una bella e buona notizia, al punto tale che la parola vangelo indicò presto il racconto delle vicende di Gesù che ci hanno lasciato, tra gli altri, quattro di questi testimoni, gli evangelisti: Matteo Marco Luca e Giovanni. Marco infatti comincia il suo racconto affermando: “Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio. Da sempre tutti i cristiani di tutti i tempi hanno creduto di possedere questa bella notizia; tuttavia poche volte è accaduto, durante la storia, che questa bella notizia interrogasse e mettesse in crisi il modo in cui i cristiani si organizzavano come chiesa. Uno di questi momenti è rappresentato dalla Riforma protestante del XVI secolo. La nostra chiesa cristiana, pur non scambiando l’importanza da attribuire a Gesù Cristo (Chiesa cristiana), con la derivazione storica, si ritiene in linea con la riscoperta fatta dai Riformatori del XVI secolo affinché la chiesa cristiana, e le sue diverse espressioni, avessero come fondamento unicamente il vangelo di Gesù Cristo. In questo ulteriore senso la nostra chiesa è Chiesa Cristiana Evangelica.

𝘋𝘖𝘔𝘌𝘕𝘐𝘊𝘈 𝟥𝟣 𝘔𝘈𝘎𝘎𝘐𝘖 𝟤𝟢𝟤𝟨"𝘾𝙊𝙈𝙀 𝙎𝙏𝙄𝙈𝙊𝙇𝘼𝙍𝙀 𝙇𝘼 𝙋𝙍𝙊𝙋𝙍𝙄𝘼 𝙈𝙀𝙉𝙏𝙀 𝙉𝙀𝙇𝙇'𝙀𝙋𝙊𝘾𝘼 𝘿𝙀𝙇𝙇'𝙄𝙉𝙏𝙀𝙇𝙇𝙄𝙂𝙀𝙉𝙕𝘼 𝘼𝙍𝙏𝙄𝙁𝙄𝘾𝙄𝘼𝙇𝙀" 🤖  🔹Il testo biblico d...
03/06/2026

𝘋𝘖𝘔𝘌𝘕𝘐𝘊𝘈 𝟥𝟣 𝘔𝘈𝘎𝘎𝘐𝘖 𝟤𝟢𝟤𝟨

"𝘾𝙊𝙈𝙀 𝙎𝙏𝙄𝙈𝙊𝙇𝘼𝙍𝙀 𝙇𝘼 𝙋𝙍𝙊𝙋𝙍𝙄𝘼 𝙈𝙀𝙉𝙏𝙀 𝙉𝙀𝙇𝙇'𝙀𝙋𝙊𝘾𝘼
𝘿𝙀𝙇𝙇'𝙄𝙉𝙏𝙀𝙇𝙇𝙄𝙂𝙀𝙉𝙕𝘼 𝘼𝙍𝙏𝙄𝙁𝙄𝘾𝙄𝘼𝙇𝙀" 🤖

🔹Il testo biblico di riferimento si trova nella prima epistola di Pietro al capitolo 1 e più precisamente ci interessa la premessa che troviamo al verso 13 : “P 𝑒𝑟𝑐𝑖𝑜̀, 𝑑𝑜𝑝𝑜 𝑎𝑣𝑒𝑟 𝑝𝑟𝑒𝑑𝑖𝑠𝑝𝑜𝑠𝑡𝑜 𝑙𝑎 𝑣𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑎𝑙𝑙’𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 ( 𝑐𝑖𝑛𝑡𝑖 𝑖 𝑙𝑜𝑚𝑏𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑣𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 ), 𝑠𝑖𝑎𝑡𝑒 𝑠𝑜𝑏𝑟𝑖 ( 𝑠𝑣𝑒𝑔𝑙𝑖) 𝑒 𝑎𝑏𝑏𝑖𝑎𝑡𝑒 𝑠𝑝𝑒𝑟𝑎𝑛𝑧𝑎 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑔𝑟𝑎𝑧𝑖𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑣𝑖 𝑒̀ 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑎 𝑟𝑒𝑐𝑎𝑡𝑎 𝑎𝑙 𝑚𝑜𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑟𝑖𝑣𝑒𝑙𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝐺𝑒𝑠𝑢̀ 𝐶𝑟𝑖𝑠𝑡𝑜.”
E’ abbastanza ovvio che il pensiero💭 di ogni lettore andava a quella scena pasquale dell’Esodo ( 𝑑𝑒𝑛𝑜𝑚𝑖𝑛𝑎𝑡𝑎 𝑝𝑎𝑠𝑞𝑢𝑎𝑙𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒̀ 𝑠𝑒𝑔𝑛𝑎𝑣𝑎 𝑖𝑙 𝑝𝑎𝑠𝑠𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜 𝑑𝑎𝑖 𝑞𝑢𝑎𝑡𝑡𝑟𝑜𝑐𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑎𝑛𝑛𝑖 𝑑𝑖 𝑠𝑐ℎ𝑖𝑎𝑣𝑖𝑡𝑢̀ 𝑖𝑛 𝐸𝑔𝑖𝑡𝑡𝑜 𝑣𝑒𝑟𝑠𝑜 𝑙𝑎 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑚𝑒𝑠𝑠𝑎 ) annunciata🗣️ a Giacobbe trasferitosi con la sua progenie in Egitto.
Il rituale prevedeva che i loro padri all’interno delle rispettive tribù di appartenenza, dovevano consumare un’agnello dopo aver intinto il suo sangue sugli stipiti delle proprie abitazioni ed essendo ben equipaggiati per un lungo viaggio.
E il ricordo dell’Esodo è qualcosa che li colpisce personalmente in quanto rappresenta il loro esodo avendo dovuto abbandonare i propri luoghi di origine per motivo del Vangelo ma è anche , metaforicamente, lasciarsi alle spalle tutte le inutili prescrizioni della Legge predisponendo la loro mente alla rivelazione di Cristo.

𝘔𝘢 𝘤𝘪 𝘤𝘩𝘪𝘦𝘥𝘪𝘢𝘮𝘰: 𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑠𝑖𝑔𝑛𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎𝑣𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑜𝑟𝑜 “ 𝑖𝑙 𝑐𝑖𝑛𝑔𝑒𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑜𝑠𝑖𝑡𝑖𝑣𝑖 𝑒 𝑝𝑟𝑒𝑝𝑎𝑟𝑎𝑡𝑖 ?
Ancora, e per noi, nell’epoca dell’Intelligenza Artificiale ( AI )
𝑖𝑛 𝑐ℎ𝑒 𝑚𝑜𝑑𝑜 𝑙𝑎 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑒𝑣𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑖𝑛𝑢𝑎𝑟𝑒 𝑎𝑑 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 𝑝𝑟𝑜𝑡𝑎𝑔𝑜𝑛𝑖𝑠𝑡𝑎 𝑏𝑒𝑛 𝑎𝑡𝑡𝑖𝑣𝑎 ?

Possiamo affermare, quindi, che dobbiamo essere equipaggiati per essere 𝒕𝒓𝒂𝒔𝒇𝒐𝒓𝒎𝒂𝒕𝒊 𝒆 𝒑𝒓𝒆𝒑𝒂𝒓𝒂𝒕𝒊 .
E’ importante l’atto di predisporre se stessi, nella totalità del proprio essere, a disporsi all’azione come abbiamo letto al vers.13 “ ....𝑑𝑖𝑠𝑝𝑜𝑛𝑒𝑡𝑒 𝑙𝑎 𝑣𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑎𝑙𝑙’𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒... “
E questo è anche il pensiero💭 dell’apostolo Paolo quando rivolgendosi al suo discepolo Timoteo citerà tre esperienze lavorative prese in prestito dalla vita sociale del loro tempo.
Infatti in 2 Timoteo 2:3 - 7 leggiamo: 𝑆𝑜𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑡𝑢 𝑙𝑒 𝑠𝑜𝑓𝑓𝑒𝑟𝑒𝑛𝑧𝑒, 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑢𝑛 𝑏𝑢𝑜𝑛 𝑠𝑜𝑙𝑑𝑎𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝐶𝑟𝑖𝑠𝑡𝑜 𝐺𝑒𝑠𝑢̀. 𝑈𝑛𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑣𝑎 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑔𝑢𝑒𝑟𝑟𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑠’𝑖𝑚𝑚𝑖𝑠𝑐ℎ𝑖𝑎 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑓𝑎𝑐𝑐𝑒𝑛𝑑𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑣𝑖𝑡𝑎 𝑐𝑖𝑣𝑖𝑙𝑒, 𝑠𝑒 𝑣𝑢𝑜𝑙 𝑝𝑖𝑎𝑐𝑒𝑟𝑒 𝑎 𝑐𝑜𝑙𝑢𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑙’ℎ𝑎 𝑎𝑟𝑟𝑢𝑜𝑙𝑎𝑡𝑜. 𝐴𝑙𝑙𝑜 𝑠𝑡𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑚𝑜𝑑𝑜 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑢𝑛𝑜 𝑙𝑜𝑡𝑡𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑎𝑡𝑙𝑒𝑡𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑟𝑜𝑛𝑎𝑡𝑜 , 𝑠𝑒 𝑛𝑜𝑛 ℎ𝑎 𝑙𝑜𝑡𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑠𝑒𝑐𝑜𝑛𝑑𝑜 𝑙𝑒 𝑟𝑒𝑔𝑜𝑙𝑒. 𝐼𝑙 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎𝑑𝑖𝑛𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑓𝑎𝑡𝑖𝑐𝑎 𝑑𝑒𝑣’𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑜 𝑎𝑑 𝑎𝑣𝑒𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑠𝑢𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒 𝑑𝑒𝑖 𝑓𝑟𝑢𝑡𝑡𝑖. 𝐶𝑜𝑛𝑠𝑖𝑑𝑒𝑟𝑎 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑖𝑐𝑜, 𝑝𝑜𝑖𝑐ℎ𝑒́ 𝑖𝑙 𝑆𝑖𝑔𝑛𝑜𝑟𝑒 𝑡𝑖 𝑑𝑎𝑟𝑎̀ 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑙𝑙𝑖𝑔𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑖𝑛 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑐𝑜𝑠𝑎.”

Il desiderio e l’obiettivo🎯 dell’apostolo era quello di trasmettere quali dovevano essere le giuste mentalità a caratterizzare questi tre personaggi in attività con le proprie specificità, nella vita comune.
Sappiamo che la mentalità del soldato 🛡è ben diversa da quella del semplice civile; a differenza di quest’ultimo, il militare si aspetta di essere sottoposto a difficoltà e pericoli.
Come anche la mentalità di un’atleta,🤸 che essendo ben diversa da quella di uno spettatore, si attende sacrifici e rinunce e a differenza dello spettatore, sa che chi pratica l’atletica è temperato in ogni cosa per vincere il premio..” come ricorderà lo stesso apostolo Paolo ai credenti di Corinto in 1 Corinzi 9:25.

Infine, la mentalità dell’agricoltore👩‍🌾 , è ben diversa da quella del consumatore medio e a differenza di lui, il contadino sa che lo attende un duro lavoro che si protrarrà per molte settimane, spesso per mesi, con qualsiasi tempo atmosferico, in vista di un raccolto proficuo.
Possiamo chiederci, attualizzando queste affermazioni alla nostra quotidianità se quando ci aspettiamo la pace ( nei termini generali ) quindi nelle nostre vite, in famiglia, nella società , in ogni ambito.

Siamo, però, pronti a combattere 🤺per conquistarla?

Ancora, se ci aspettiamo riposo😴, siamo pronti a guadagnarcelo dopo aver lavorato e faticato, essendoci comunque impegnati nelle nostre responsabilità ?

Infine, se ci aspettiamo divertimento😄, siamo pronti a creare i presupposti affinchè il divertimento sia confinato nell’ambito di ciò che è lecito ?

Quindi noi umani non siamo chiamati a una comoda passività, bensì ad un’attività rigorosa e nel prepararci all’azione, come esortano i testi che abbiamo letto, dobbiamo riflettere come a volte la preparazione sia preventiva in quanto essa allontana lo scoraggiamento😐, rafforza i nostri sentimenti, il nostro spirito e ci tonifica.
Altre volte la preparazione, è riparatrice per farci superare qualche difficoltà , un danno subito, una delusione e ci permette di guardare oltre.
Non perdiamo la prospettiva e non dimentichiamo che in questa epoca la norma purtroppo , è la guerra e non la pace, come la normalità deve essere l’autocontrollo vigile e non il riposo indulgente e infine, deve essere la coltivazione difficile e non la raccolta comoda e priva di fatica .

𝐶ℎ𝑖𝑒𝑑𝑖𝑎𝑚𝑜𝑐𝑖:
𝙌𝙪𝙖𝙡’𝙚̀ 𝙡𝙖 𝙣𝙤𝙨𝙩𝙧𝙖 𝙢𝙚𝙣𝙩𝙖𝙡𝙞𝙩𝙖̀ ?
𝙌𝙪𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙙𝙚𝙡 𝙨𝙤𝙡𝙙𝙖𝙩𝙤 𝙤 𝙦𝙪𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙙𝙚𝙡 𝙘𝙞𝙫𝙞𝙡𝙚 ?
𝙌𝙪𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙙𝙚𝙡𝙡’𝙖𝙩𝙡𝙚𝙩𝙖 𝙤 𝙦𝙪𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙤 𝙨𝙥𝙚𝙩𝙩𝙖𝙩𝙤𝙧𝙚 ?
𝙌𝙪𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙙𝙚𝙡𝙡’𝙖𝙜𝙧𝙞𝙘𝙤𝙡𝙩𝙤𝙧𝙚 𝙤 𝙦𝙪𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙙𝙚𝙡 𝙘𝙤𝙣𝙨𝙪𝙢𝙖𝙩𝙤𝙧𝙚 ?

Certo nell’epoca di “ ..𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜 𝑒 𝑠𝑢𝑏𝑖𝑡𝑜..” dobbiamo impegnarci come raccomanda l’apostolo Pietro a predisporre la nostra mente 🧠all’azione...a cingerla .. ad assediare noi stessi...
Quindi 𝙗𝙚𝙣 𝙚𝙦𝙪𝙞𝙥𝙖𝙜𝙜𝙞𝙖𝙩𝙞 𝙥𝙚𝙧 𝙚𝙨𝙨𝙚𝙧𝙚 𝙩𝙧𝙖𝙨𝙛𝙤𝙧𝙢𝙖𝙩𝙞 𝙚 𝙥𝙧𝙚𝙥𝙖𝙧𝙖𝙩𝙞 !

𝕍𝕀 𝔸𝕊ℙ𝔼𝕋𝕋𝕀𝔸𝕄𝕆 𝑝𝑒𝑟 𝑝𝑎𝑠𝑠𝑎𝑟𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑜 𝑝𝑟𝑒𝑧𝑖𝑜𝑠𝑜 𝑖𝑛𝑠𝑖𝑒𝑚𝑒👩‍🦰👩‍🦱🎀⬇️⬇️
23/05/2026

𝕍𝕀 𝔸𝕊ℙ𝔼𝕋𝕋𝕀𝔸𝕄𝕆 𝑝𝑒𝑟 𝑝𝑎𝑠𝑠𝑎𝑟𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑜
𝑝𝑟𝑒𝑧𝑖𝑜𝑠𝑜 𝑖𝑛𝑠𝑖𝑒𝑚𝑒👩‍🦰👩‍🦱🎀⬇️⬇️

ᴅᴏᴍᴇɴɪᴄᴀ 𝟣7 ᴍᴀɢɢɪᴏ 𝟤𝟢𝟤𝟨𝟣 ɢɪᴏᴠᴀɴɴɪ 𝟤:𝟥–𝟨𝙄𝙇 𝘽𝙐𝙂𝙄𝘼𝙍𝘿𝙊 𝙀 𝙇'𝘼𝙋𝙋𝘼𝙎𝙎𝙄𝙊𝙉𝘼𝙏𝙊I versi su cui ci concentreremo(vv. 3–6) fanno parte ...
22/05/2026

ᴅᴏᴍᴇɴɪᴄᴀ 𝟣7 ᴍᴀɢɢɪᴏ 𝟤𝟢𝟤𝟨
𝟣 ɢɪᴏᴠᴀɴɴɪ 𝟤:𝟥–𝟨

𝙄𝙇 𝘽𝙐𝙂𝙄𝘼𝙍𝘿𝙊 𝙀 𝙇'𝘼𝙋𝙋𝘼𝙎𝙎𝙄𝙊𝙉𝘼𝙏𝙊

I versi su cui ci concentreremo(vv. 3–6) fanno parte di una sezione (3–11)
in cui troviamo per tre volte l’affermazione “𝒄𝒉𝒊 𝒅𝒊𝒄𝒆 𝒄𝒉𝒆 …” (v. 4; v. 6; v. 9)
-𝘴𝘪 𝘢𝘧𝘧𝘦𝘳𝘮𝘢 𝘥𝘪 𝘤𝘰𝘯𝘰𝘴𝘤𝘦𝘳𝘦 𝘋𝘪𝘰 (𝟤:𝟦);
-𝘴𝘪 𝘢𝘧𝘧𝘦𝘳𝘮𝘢 𝘥𝘪 “𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦 𝘪𝘯 𝘭𝘶𝘪” (𝟤:𝟨);
-𝘴𝘪 𝘢𝘧𝘧𝘦𝘳𝘮𝘢 𝘥𝘪 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘭𝘶𝘤𝘦 (𝟤:𝟫).

Le affermazioni sono sfidate con una verifica di natura morale (osservare i comandamenti; camminare come Gesù; amare il fratello).
Lo scenario “𝘮𝘰𝘳𝘢𝘭𝘦” deve essere compreso per evitare tre pericoli:
-𝘪𝘭 𝘭𝘦𝘨𝘢𝘭𝘪𝘴𝘮𝘰
-𝘭’𝘢𝘯𝘵𝘪𝘯𝘰𝘮𝘪𝘢𝘯𝘪𝘴𝘮𝘰
-𝘭𝘢 𝘳𝘦𝘭𝘪𝘨𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘰𝘱𝘦𝘳𝘦
(l’osservanza dei comandamenti come la condizione per un rapporto pieno e perfetto con Dio e con il suo Figlio Gesù)

Tuttavia, quello che attrae maggiormente nella prima parte della sezione (vv. 3–6) è la contrapposizione tra il bugiardo e colui in cui l’amore ❤di Dio è veramente completo [perfetto].
Da un lato, un bugiardo vale a dire uno che appare indifferente e cinico per il fatto di manipolare la realtà; dall’altro lato uno che potremmo definire leale, appassionato.
Guarderemo a questi versi con le lenti🔍 di questa rappresentazione binaria.

Il bugiardo e la menzogna nella Lettera 4 Chi dice: «𝘐𝘰 𝘭'𝘩𝘰 𝘤𝘰𝘯𝘰𝘴𝘤𝘪𝘶𝘵𝘰», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui;

Questo soggetto vanta (chi dice …) una relazione con Dio che è luce e con Gesù Cristo la propiziazione (io l’ho conosciuto) a cui non corrisponde una presa in carico (osserva) della sua volontà (i comandamenti).
Il bugiardo è dunque un millantatore.
Sta facendo una descrizione della sua vita a cui non corrisponde una realtà e dunque non sta dicendo la verità. La realtà proclamata è una sua costruzione in quanto la comunione con Dio, che si ha sicuramente conoscendolo – poiché sono i 𝘚𝘜𝘖𝘐 comandamenti che sono in gioco – richiede l’ubbidienza.

Da dove proviene questa posizione così cinica con tutte le conseguenze che ne derivano? Qual è il brodo di coltura di questo personaggio?
Sicuramente è uno che oltre a spacciarsi per qualcun altro, sosteneva le tre negazioni❌ della sezione precedente (se diciamo …): la luce o l’ombra sono indifferenti; lo sono perché non esiste il “𝘱𝘦𝘤𝘤𝘢𝘵𝘰”; e non è possibile rilevare i peccati.
Le conseguenze le abbiamo già viste:
- non si mette in pratica la verità
- ci si autoinganna
- si ritiene che sia Dio a essere bugiardo al punto da respingere la sua parola.

La condizione menzognera non è però occasionale ma discende da presupposti teorici ben precisi; il bugiardo è portatore di una visione del mondo.
Nella Lettera, infatti, ci sono almeno altri tre momenti in cui la menzogna determina l’identità di chi la esprime.

𝟸:𝟸𝟷 "𝑉𝑖 ℎ𝑜 𝑠𝑐𝑟𝑖𝑡𝑡𝑜, 𝑛𝑜𝑛 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑛𝑜𝑛 𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑒𝑡𝑒 𝑙𝑎 𝑣𝑒𝑟𝑖𝑡𝑎̀, 𝑚𝑎 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑒𝑡𝑒 𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜 𝑐𝑖𝑜̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑒̀ 𝑚𝑒𝑛𝑧𝑜𝑔𝑛𝑎 𝑛𝑜𝑛 ℎ𝑎 𝑛𝑖𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑓𝑎𝑟𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑙𝑎 𝑣𝑒𝑟𝑖𝑡𝑎̀"

Qui viene affermato chiaramente un principio (si dice ontologico): esiste la verità ed esiste la menzogna.
Se diciamo che la verità non è altro che una corrispondenza tra ciò che pensiamo e diciamo e come ci si presenta la realtà, il bugiardo è uno che non si muove sulla base di questa corrispondenza.
Della realtà è possibile allora fornire due letture diverse: una in cui si falsificano i dati e l’altra che si attiene ai dati.
Certo, si potrebbe sostenere che la corrispondenza non è una fotocopia e il nostro pensiero 💭non è un semplice specchio della realtà.
Ci sono di mezzo le interpretazioni. E qualcuno è arrivato al punto di dire che non ci sono i fatti ma solo le interpretazioni. Ma le interpretazioni non possono andare al di là di un certo limite.
Non possono essere vere e proprie costruzioni o invenzioni della realtà che non hanno un appoggio nei fatti. E il bugiardo è uno in grado di arrivare a questo limite e di superarlo. Questo è il caso del secondo momento.

𝟸:𝟸𝟸 "𝐶ℎ𝑖 𝑒̀ 𝑖𝑙 𝑏𝑢𝑔𝑖𝑎𝑟𝑑𝑜 𝑠𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑐𝑜𝑙𝑢𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑒𝑔𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝐺𝑒𝑠𝑢̀ 𝑒̀ 𝑖𝑙 𝐶𝑟𝑖𝑠𝑡𝑜? 𝐸𝑔𝑙𝑖 𝑒̀ 𝑙'𝑎𝑛𝑡𝑖𝑐𝑟𝑖𝑠𝑡𝑜, 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑒𝑔𝑎 𝑖𝑙 𝑃𝑎𝑑𝑟𝑒 𝑒 𝑖𝑙 𝐹𝑖𝑔𝑙𝑖𝑜"

Nei confronti della manifestazione storica di Dio sulla terra la menzogna propone delle interpretazioni che non si appoggiano alla realtà dei fatti.
Giovanni le ha contestate facendo appello alla dimensione sensoriale (1:1–4) e alla testimonianza dei testimoni.
Non si è trattato solo di incontrare un individuo di Nazaret; in lui è stata fatta esperienza della parola della vita. Nei confronti della completezza dell’incarnazione (Gesù vero Dio e vero uomo) sono state proposti due tipi di menzogne:
-una in cui si nega la sua umanità (era il caso dei tempi di Giovanni – gli gnostici)
-una in cui si nega la sua divinità (è il caso della modernità)

In entrambi i casi l’invenzione della realtà (Gesù un semplice essere disincarnato, senza pretese sulla mia umanità; Gesù un semplice uomo straordinario senza potenza nella mia umanità) la conseguenza è sempre la stessa: il suo messaggio, la sua persona, la sua opera mi sono indifferenti. Posso dire e fare di lui quello che voglio.
Ed è qui che la menzogna si manifesta nel terzo momento, nelle relazioni umane:

4:20 Se uno dice: «Io amo Dio», ma odia suo fratello, è bugiardo; perché chi non ama suo fratello che ha visto, non può amare Dio che non ha visto (4:20)
E Dio che non ha visto non lo può amare perché non crede a colui che lo ha fatto conoscere (Gv 1:18). Se si mente sul Padre e sul Figlio si può mentire su tutto e con tutti. [qui odio può stare per un amore non autentico e leale].

𝙌𝙐𝙀𝙎𝙏𝙊 𝙀' 𝙇'𝙄𝘿𝙀𝙉𝙏𝙄𝙆𝙄𝙏🕵 𝘿𝙀𝙇 𝘽𝙐𝙂𝙄𝘼𝙍𝘿O: dice molte cose ma queste non hanno un riscontro nella realtà. Egli può relazionarsi agli altri ma ingannarli; può “𝘢𝘮𝘢𝘳𝘦”, in un certo senso, ma non nel senso pieno. Chi è amato da un bugiardo è una persona ingannata. Il bugiardo non ha un punto di appoggio che gli permetta di dire NO qui non posso arrivare.
Il bugiardo vive poi una dimensione in cui da un momento all’altro il suo mondo potrebbe crollare, la sua invenzione essere scoperta.
Egli guarda al futuro con trepidazione e con paura (può inciampare, v. 10).
A meno di non imporre con prepotenza la sua visione della realtà (i bugiardi hanno un padre che è un impostore – Gv 8:44). Gli gnostici hanno tentato di fare questo nel passato. I moderni lo hanno a volte imposto con la forza e con la violenza come quando con le ideologie hanno tentato di estirpare il cristianesimo, ideologie in cui Dio e suo Figlio Gesù diventano solo dei simboli di un qualcosa che non tocca la realtà.

𝙇’𝘼𝙋𝙋𝘼𝙎𝙎𝙄𝙊𝙉𝘼𝙏𝙊:: in lui l’amore ❤di Dio è veramente completo
Il nostro secondo personaggio viene identificato in ragione di qualcosa che in lui è completo, perfetto.
Non nel senso di una perfezione morale – 𝑛𝑜𝑛 𝑝𝑜𝑡𝑒𝑟 𝑝𝑒𝑐𝑐𝑎𝑟𝑒 (𝑣. 𝟷) – ma nel senso che l’amore per Dio ha tutto ciò che deve avere per essere visto come tale, un amore appassionato per Dio, insieme a tutto ciò che consegue da questo amore e che caratterizza la persona.
L’elemento principale di questa perfezione è l’osservanza della sua parola. Il rapporto con Dio, con la luce e con suo Figlio non è solo millantato ma è vissuto alla maniera di un discepolo: ascoltando e conoscendo chi parla e mettendo in pratica.

Come per il bugiardo e per la menzogna 🤥anche per l’amore per Dio completo e perfetto troviamo tracce nella Lettera che ci aiutano a delineare meglio i contorni del nostro personaggio.
Nella Lettera c’è sicuramente un intreccio tra amore di Dio PER l’uomo che osserva la sua parola e l’amore PER Dio dell’uomo che osserva la sua parola, che è il senso più probabile qui.
L’intreccio è spiegato bene da Giovanni: Noi amiamo perché egli ci amati per primo, 4:19.

– L’uomo in cui l’amore per Dio è completo, vive “𝑝𝑒𝑟𝑓𝑒𝑡𝑡𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒” le relazioni
Di nuovo, non che non possa sbagliare, anche nelle relazioni, ma in esse egli ci mette ciò che ci deve essere: la lealtà e la trasparenza.

𝑁𝑒𝑠𝑠𝑢𝑛𝑜 ℎ𝑎 𝑚𝑎𝑖 𝑣𝑖𝑠𝑡𝑜 𝐷𝑖𝑜; 𝑠𝑒 𝑐𝑖 𝑎𝑚𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑔𝑙𝑖 𝑢𝑛𝑖 𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑖, 𝐷𝑖𝑜 𝑟𝑖𝑚𝑎𝑛𝑒 𝑖𝑛 𝑛𝑜𝑖 𝑒 𝑖𝑙 𝑠𝑢𝑜 𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑛𝑡𝑎 𝑝𝑒𝑟𝑓𝑒𝑡𝑡𝑜 (𝟺:𝟷𝟸)

𝑁𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑢𝑎 𝑟𝑒𝑙𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑐’𝑒̀ 𝑖𝑙 𝑟𝑖𝑠𝑐ℎ𝑖𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑚𝑒𝑛𝑧𝑜𝑔𝑛𝑎 𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑏𝑢𝑔𝑖𝑎; 𝑐𝑖 𝑠𝑖 𝑝𝑢𝑜̀ 𝑓𝑖𝑑𝑎𝑟𝑒 𝑑𝑖 𝑐ℎ𝑖 𝑎𝑚𝑎 𝐷𝑖𝑜. 𝑆𝑜𝑝𝑟𝑎𝑡𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑠𝑏𝑎𝑔𝑙𝑖𝑎 𝑝𝑜𝑖𝑐ℎ𝑒́ 𝑒̀ 𝑢𝑛𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑎 𝑑𝑖 𝑝𝑜𝑡𝑒𝑟 𝑠𝑏𝑎𝑔𝑙𝑖𝑎𝑟𝑒 𝑎𝑙 𝑝𝑢𝑛𝑡𝑜 𝑡𝑎𝑙𝑒 𝑑𝑎 𝑟𝑖𝑣𝑜𝑙𝑔𝑒𝑟𝑠𝑖 𝑎 𝑐𝑜𝑙𝑢𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑒̀ 𝑓𝑒𝑑𝑒𝑙𝑒 𝑒 𝑔𝑖𝑢𝑠𝑡𝑜 … (𝑣𝑣. 𝟽–𝟿)

– 𝐿’𝑢𝑜𝑚𝑜 𝑖𝑛 𝑐𝑢𝑖 𝑙’𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑖 𝐷𝑖𝑜 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑙𝑒𝑡𝑜 𝑒̀ 𝑏𝑒𝑛 𝑜𝑟𝑖𝑒𝑛𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑎𝑙 𝑓𝑢𝑡𝑢𝑟𝑜
𝐼𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑙’𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒 𝑒̀ 𝑟𝑒𝑠𝑜 𝑝𝑒𝑟𝑓𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑖𝑛 𝑛𝑜𝑖: 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑒𝑙 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝑔𝑖𝑢𝑑𝑖𝑧𝑖𝑜 𝑎𝑏𝑏𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑓𝑖𝑑𝑢𝑐𝑖𝑎, 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑒 𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑒̀, 𝑡𝑎𝑙𝑖 𝑠𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑜𝑖 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜 (𝟺:𝟷𝟽)

L’uomo che ama Dio sperimenta prove e sofferenze in questa vita, come tutti gli altri, a volte peggio degli altri. Ma il suo sguardo è rivolto al futuro ed è uno sguardo pieno di speranza. Perché se possiamo guardare con piena fiducia il giorno del giudizio, possiamo guardare con occhio 👁speranzoso i tanti giudizi in cui incappiamo nella vita di tutti i giorni.
Il Signore ha sempre l’ultima parola. E per i suoi figli è una parola di pace e speranza.😌

– 𝐿’𝑢𝑜𝑚𝑜 𝑖𝑛 𝑐𝑢𝑖 𝑙’𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑖 𝐷𝑖𝑜 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑙𝑒𝑡𝑜 𝑛𝑜𝑛 ℎ𝑎 𝑝𝑎𝑢𝑟𝑎 𝑒 ℎ𝑎 𝑐𝑜𝑟𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜
𝑁𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑐’𝑒̀ 𝑝𝑎𝑢𝑟𝑎; 𝑎𝑛𝑧𝑖 𝑙’𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑓𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑐𝑎𝑐𝑐𝑖𝑎 𝑣𝑖𝑎 𝑙𝑎 𝑝𝑎𝑢𝑟𝑎, 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑐ℎ𝑖 ℎ𝑎 𝑝𝑎𝑢𝑟𝑎 𝑡𝑒𝑚𝑒 𝑢𝑛 𝑐𝑎𝑠𝑡𝑖𝑔𝑜. 𝑄𝑢𝑖𝑛𝑑𝑖 𝑐ℎ𝑖 ℎ𝑎 𝑝𝑎𝑢𝑟𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑝𝑒𝑟𝑓𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑛𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒 (𝟺:𝟷𝟾)

A volte si delinea la via della fede come la via della consolazione, della pace, del rifugio (salvezza significa un po’ tutte queste cose); ma la via e la vita vissuta con il Signore è anche una vita piena di coraggio.
Non invitiamo a credere solo per trovare rifugio; invitiamo a credere per essere coraggiosi e prendere in mano il proprio destino e la propria vita. Se è vero che né vita né morte potranno separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, figuriamoci cosa possono farci le altre cose … (Rom 8).

L’amore per Dio, perfetto e completo, vale a dire che non si limita solo a dire ma osserva i comandamenti (e vedremo fra un attimo) ci restituisce un quadro estremamente positivo e incoraggiante che a questo punto ci stimola a comprendere che cosa contribuisce a rendere così promettente la vita cristiana.
Ci interroghiamo su cosa significhi ubbidire, osservare e camminare …

Per il momento ripetiamo
𝐶𝑜𝑙𝑢𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑎𝑚𝑎 𝐷𝑖𝑜 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑙𝑒𝑡𝑜 𝑝𝑜𝑖𝑐ℎ𝑒́ 𝑎𝑚𝑎
𝐶𝑜𝑙𝑢𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑎𝑚𝑎 𝐷𝑖𝑜 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑙𝑒𝑡𝑜 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑠𝑝𝑒𝑟𝑎
𝐶𝑜𝑙𝑢𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑎𝑚𝑎 𝐷𝑖𝑜 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑙𝑒𝑡𝑜 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ ℎ𝑎 𝑐𝑜𝑟𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜

𝙋𝙪𝙤̀ 𝙢𝙖𝙞 𝙞𝙡 𝙗𝙪𝙜𝙞𝙖𝙧𝙙𝙤 𝙨𝙥𝙚𝙧𝙞𝙢𝙚𝙣𝙩𝙖𝙧𝙚 𝙦𝙪𝙚𝙨𝙩𝙖 𝙘𝙤𝙢𝙥𝙡𝙚𝙩𝙚𝙯𝙯𝙖?
Abbiamo visto che il bugiardo non gode di relazioni autentiche
Il bugiardo non può guardare positivamente il suo futuro (può essere scoperto)
Il bugiardo ha paura nonostante possa apparire sfrontato

𝘾𝙝𝙞 𝙤𝙨𝙨𝙚𝙧𝙫𝙖 𝙡𝙖 𝙨𝙪𝙖 𝙥𝙖𝙧𝙤𝙡𝙖?
A questo punto è d’obbligo affrontare il mare (tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare) che il bugiardo vuole evitare, millantando un credito illusorio che si palesa nelle relazioni frammentate, per la paura del domani e per la mancanza di coraggio.

Il nostro brano ci propone tre parole o concetti:
● 𝘰𝘴𝘴𝘦𝘳𝘷𝘢𝘳𝘦 𝘪 𝘤𝘰𝘮𝘢𝘯𝘥𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘪
● 𝘰𝘴𝘴𝘦𝘳𝘷𝘢𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘴𝘶𝘢 𝘱𝘢𝘳𝘰𝘭𝘢
● 𝘤𝘢𝘮𝘮𝘪𝘯𝘢𝘳𝘦 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘦𝘨𝘭𝘪 𝘤𝘢𝘮𝘮𝘪𝘯𝘰̀

Intanto è evidente che chi ama Dio ha ben presente la figura di Gesù. Gesù ha sostenuto di essere venuto per fare la volontà del Padre, di ubbidire ai suoi comandamenti e dunque possiamo pensare che sicuramente i comandamenti che ci è chiesto di ubbidire e osservare sono i comandamenti dell’Antico Testamento.
Al v. 8 (2:8) si parla però di un nuovo comandamento che è espressione di una condizione descritta come tenebre che stanno passando, e già risplende la vera luce. È facile qui scorgere di nuovo la figura di Gesù come nuovo legislatore: nel Sermone sul Monte ha esteso e approfondito i comandamenti, aggiungendovi l’amore per il prossimo come sintesi della Legge e l’amore per i nemici.
Dobbiamo in fin dei conti camminare come egli [Gesù] camminò.

Tutto questo ci sta, niente è da escludere; ma ci manca la sintesi, anche perché il profilo di chi ama perfettamente Dio grazie all’ubbidienza è un profilo gioioso e coraggioso, non cupo ma aperto; non forzato ma volenteroso (5:3, i suoi comandamenti non sono gravosi).

𝟥:𝟤𝟥 𝘘𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘦̀ 𝘪𝘭 𝘴𝘶𝘰 𝘤𝘰𝘮𝘢𝘯𝘥𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰: 𝘤𝘩𝘦 𝘤𝘳𝘦𝘥𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘯𝘦𝘭 𝘯𝘰𝘮𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘍𝘪𝘨𝘭𝘪𝘰 𝘴𝘶𝘰, 𝘎𝘦𝘴𝘶̀ 𝘊𝘳𝘪𝘴𝘵𝘰, 𝘦 𝘤𝘪 𝘢𝘮𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘨𝘭𝘪 𝘶𝘯𝘪 𝘨𝘭𝘪 𝘢𝘭𝘵𝘳𝘪 𝘴𝘦𝘤𝘰𝘯𝘥𝘰 𝘪𝘭 𝘤𝘰𝘮𝘢𝘯𝘥𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘤𝘪 𝘩𝘢 𝘥𝘢𝘵𝘰.

Ecco la sintesi di cui avevamo bisogno. Il profilo del cristiano senza paura non è quello di chi è semplicemente solidale a tutti i costi, il cristiano del fare. Il comandamento ha una componente fiduciaria, devi credere, e una componente operativa (3:17).

𝑳𝑨 𝑭𝑬𝑫𝑬 𝑺𝑬𝑵𝒁𝑨 𝑳'𝑨𝑴𝑶𝑹𝑬 𝑬' 𝑽𝑼𝑶𝑻𝑨
𝑳'𝑨𝑴𝑶𝑹𝑬 𝑺𝑬𝑵𝒁𝑨 𝑳𝑨 𝑭𝑬𝑫𝑬 𝑬' 𝑪𝑰𝑬𝑪𝑨

Questa formulazione del comandamento ci permette di tornare su un punto importante. Non si fugge dalla menzogna osservando i comandamenti; nel senso che l’ubbidienza non è una condizione che mi fa passare da un personaggio all’altro.
L’ubbidienza è la conseguenza della fede in Gesù; è l’ambiente in cui vive chi ubbidisce alla prima parte del comandamento «crediamo nel suo nome».
Questa è la condizione per l’osservanza. Per questo l’ubbidienza non è gravosa ma gioiosa. Se il bugiardo sostiene di conoscere Dio e Gesù, l’appassionato sa di essere in lui (v. 6) cioè di muoversi nella piena comunione di colui che ha dato la sua vita per noi.

Per noi cristiani questo significa (si veda la terza parte della sezione, vv. 7–11):
credere e conoscere Gesù totalmente
vivere un’autentica vita di chiesa amando i fratelli🫂

𝘘𝘶𝘢𝘭𝘦 𝘱𝘦𝘳𝘴𝘰𝘯𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰 𝘴𝘤𝘦𝘨𝘭𝘪𝘢𝘮𝘰, 𝘪𝘭 𝘣𝘶𝘨𝘪𝘢𝘳𝘥𝘰 𝘰 𝘭’𝘢𝘱𝘱𝘢𝘴𝘴𝘪𝘰𝘯𝘢𝘵𝘰 𝘱𝘦𝘳 𝘋𝘪𝘰?
𝘕𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘳𝘦𝘭𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘪 𝘮𝘦𝘵𝘵𝘦𝘳𝘦𝘮𝘰 𝘭𝘢 𝘣𝘶𝘨𝘪𝘢 𝘰 𝘴𝘢𝘱𝘳𝘦𝘮𝘰 𝘢𝘮𝘢𝘳𝘦 𝘤𝘰𝘯 𝘭𝘦𝘢𝘭𝘵𝘢̀?
𝘎𝘶𝘢𝘳𝘥𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘢𝘭 𝘧𝘶𝘵𝘶𝘳𝘰 𝘴𝘢𝘳𝘦𝘮𝘰 𝘱𝘪𝘦𝘯𝘪 𝘥𝘪 𝘴𝘱𝘦𝘳𝘢𝘯𝘻𝘢 𝘰 𝘴𝘢𝘳𝘦𝘮𝘰 𝘥𝘪𝘴𝘱𝘦𝘳𝘢𝘵𝘪?
𝘚𝘢𝘳𝘦𝘮𝘰 𝘤𝘰𝘳𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰𝘴𝘪 𝘰 𝘱𝘪𝘦𝘯𝘪 𝘥𝘪 𝘱𝘢𝘶𝘳𝘢 𝘥𝘪 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦 𝘴𝘤𝘰𝘱𝘦𝘳𝘵𝘪?

L’invito ad abbandonare la menzogna è dunque nuovamente un invito a credere completamente nel Signore Gesù.🙌

19/05/2026

Il Centro Bethel è entrato a far parte della Fondazione Assemblee Centri Evangelici, che racchiude altri centri evangelici italiani - come Poggio Ubertini e Maranatha.
Da quest’anno quindi, attraverso la FACE, potrai donare il tuo 5x1000 per sostenere questi centri.
Se desideri farlo, segui le indicazioni nel post ⤴️

🎉🎉ℙℝ𝕆𝕊𝕊𝕀𝕄𝕆 𝔸ℙℙ𝕌ℕ𝕋𝔸𝕄𝔼ℕ𝕋𝕆 𝕊𝔸𝔹𝔸𝕋𝕆 𝟚𝟛 𝕄𝔸𝔾𝔾𝕀𝕆𝑰𝒏𝒄𝒐𝒏𝒕𝒓𝒐 𝑫𝒐𝒏𝒏𝒆🩷👩Puoi portare anche le tue amiche👩🏻 con te all'incontro.Vi aspett...
19/05/2026

🎉🎉ℙℝ𝕆𝕊𝕊𝕀𝕄𝕆 𝔸ℙℙ𝕌ℕ𝕋𝔸𝕄𝔼ℕ𝕋𝕆 𝕊𝔸𝔹𝔸𝕋𝕆 𝟚𝟛 𝕄𝔸𝔾𝔾𝕀𝕆
𝑰𝒏𝒄𝒐𝒏𝒕𝒓𝒐 𝑫𝒐𝒏𝒏𝒆🩷👩

Puoi portare anche le tue amiche👩🏻 con te all'incontro.
Vi aspettiamo🩷

ᴅᴏᴍᴇɴɪᴄᴀ 𝟣𝟢 ᴍᴀɢɢɪᴏ 𝟤𝟢𝟤𝟨𝙉𝙀𝙄 𝙎𝙐𝙊𝙄 𝙂𝙄𝙊𝙍𝙉𝙄 𝘼𝘽𝘽𝙊𝙉𝘿𝙀𝙍𝘼' 𝙇𝘼 𝙋𝘼𝘾𝙀😌 𝘐𝘴𝘢𝘪𝘢 𝟤:𝟣-𝟧🔸Il profeta Isaia svolge il suo ministero profetic...
13/05/2026

ᴅᴏᴍᴇɴɪᴄᴀ 𝟣𝟢 ᴍᴀɢɢɪᴏ 𝟤𝟢𝟤𝟨

𝙉𝙀𝙄 𝙎𝙐𝙊𝙄 𝙂𝙄𝙊𝙍𝙉𝙄 𝘼𝘽𝘽𝙊𝙉𝘿𝙀𝙍𝘼' 𝙇𝘼 𝙋𝘼𝘾𝙀😌
𝘐𝘴𝘢𝘪𝘢 𝟤:𝟣-𝟧

🔸Il profeta Isaia svolge il suo ministero profetico in un periodo drammatico per il piccolo regno di Giuda: il regno del Nord e la Siria si erano coalizzate per muovere guerra contro Gerusalemme.
E mentre l’esercito nemico si avvicinava «𝑖𝑙 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑟𝑒 𝐴𝑐𝑎𝑧 𝑒 𝑖𝑙 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑠𝑢𝑜 𝑝𝑜𝑝𝑜𝑙𝑜 𝑐𝑜𝑚𝑖𝑛𝑐𝑖𝑎𝑟𝑜𝑛𝑜 𝑎𝑑 𝑎𝑔𝑖𝑡𝑎𝑟𝑠𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑙𝑏𝑒𝑟𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑓𝑜𝑟𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑎𝑔𝑖𝑡𝑎𝑡𝑖 𝑑𝑎𝑙 𝑣𝑒𝑛𝑡𝑜» (𝐼𝑠𝑎𝑖𝑎 𝟽:𝟸).
Mentre tutti sono agitati e confusi, Isaia invita ad avere fiducia in Dio, e assicura che Gerusalemme non sarà conquistata. Poi, con lo sguardo👀 verso un futuro lontano, pronuncia questa straordinaria profezia che abbiamo letto.
Isaia vede il monte🗻 del tempio del Signore elevarsi e diventare il punto più alto della terra. Inoltre, il profeta scorge una folla immensa di pellegrini provenienti da tutte le nazioni della terra, che si dirige verso Sion.
Questi non vanno a offrire sacrifici, vanno ad ascoltare👂 la parola del Signore (v. 3). Questo avvicinarsi al monte del Signore coincide con l’avvento della pace😌, una pace universale che viene descritta con le immagini suggestive del v. 4: Gli strumenti di morte – le spade⚔ e le lance – sono trasformati in strumenti di lavoro, diventano vomeri e falci.
Questi popoli, dunque, distruggeranno le loro armi mettendo fine a tutte le guerre. È la speranza di un disarmo universale e definitivo, è l’avvento del regno della giustizia e delle benedizioni di Dio.

Anche al tempo di Gesù, gli uomini invocavano la pace: a quest’ansia di pace aveva risposto l’imperatore Augusto proclamando per tutto il mondo la pax romana.
Ma cos’era questa “.𝑝𝑎𝑐𝑒 𝑟𝑜𝑚𝑎𝑛𝑎”? Era la condizione giuridica imposta a tutti i popoli mediante delle guerre vittoriose. In Asia minore è stata ritrovata una iscrizione in cui l’imperatore Augusto, dopo aver elencato le sue imprese, parla anche della pax romana da lui stabilita. La definisce parta victoriis pax, una pace ottenuta mediante vittorie successive. Isaia annuncia🗣 una pace diversa, un’era di pace dove tutti i popoli sono convocati a Gerusalemme, la «𝑐𝑖𝑡𝑡𝑎̀ 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑎𝑐𝑒», per ascoltare la Parola che cambia i cuori❤.
Questa profezia per noi cristiani si è realizzata con la venuta di Gesù, con lui infatti è apparsa nel mondo « 𝑙𝑎 𝑃𝑎𝑟𝑜𝑙𝑎»di pace. Egli – scrive Paolo – « 𝑒̀ 𝑙𝑎 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑝𝑎𝑐𝑒 … » (Ef 2, 14.17).
Sono tante però le obiezioni a questa interpretazione che dobbiamo prendere in considerazione. Già dai primi secoli, gli ebrei hanno affermato che Gesù di Nazaret non può essere il messia, il pacificatore annunciato dal profeta Isaia, perché il mondo nuovo non è ancora apparso e continuano le violenze e le guerre.
Se il Messia è venuto, dov’è che “ 𝑎𝑏𝑏𝑜𝑛𝑑𝑎”la pace? Il mondo🌍 continua a scatenare guerre con impressionante regolarità. Il messia è venuto, ma le spade ⚔non sono state trasformate in vomeri d’aratro, ne le lance in falci, anzi, le spade e le lance sono state trasformate in armi più sofisticate e più devastanti.

𝑪𝒉𝒆 𝒑𝒐𝒔𝒔𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒅𝒊𝒓𝒆 𝒂𝒍 𝒓𝒊𝒈𝒖𝒂𝒓𝒅𝒐?
Partiamo dal Vangelo📖. Quando Gesù nasce, gli angeli cantano: “𝑃𝑎𝑐𝑒 𝑖𝑛 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑎 𝑎𝑔𝑙𝑖 𝑢𝑜𝑚𝑖𝑛𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑔𝑟𝑎𝑑𝑖𝑠𝑐𝑒” (𝐿𝑐 𝟸, 𝟷𝟺). Non si tratta di un augurio, ma di un fatto, la pace è venuta sulla terra. È venuta in mezzo all’odio e alle lotte che esistevano già al tempo di Gesù. Gesù stesso dice: “𝐼𝑜 𝑣𝑖 𝑑𝑜 𝑙𝑎 𝑚𝑖𝑎 𝑝𝑎𝑐𝑒, 𝑛𝑜𝑛 𝑣𝑖 𝑑𝑜 𝑙𝑎 𝑝𝑎𝑐𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑙 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜 𝑑𝑎̀” (Gv 14,27).

𝑪𝒐𝒔𝒂 𝒓𝒊𝒄𝒂𝒗𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒅𝒂 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒐 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒐?
Che esiste un’altra pace.😌 Che la pace non è semplicemente l’assenza di guerre, né consiste in un equilibrio di forze contrapposte. Pace è armonia, “𝑝𝑖𝑒𝑛𝑒𝑧𝑧𝑎 𝑑𝑒𝑖 𝑏𝑒𝑛𝑖 𝑚𝑒𝑠𝑠𝑖𝑎𝑛𝑖𝑐𝑖”; la Bibbia la chiama “𝑓𝑟𝑢𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑔𝑖𝑢𝑠𝑡𝑖𝑧𝑖𝑎”.
Paolo la menziona tra i frutti dello Spirito: “Il 𝑓𝑟𝑢𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑆𝑝𝑖𝑟𝑖𝑡𝑜 𝑖𝑛𝑣𝑒𝑐𝑒 𝑒̀ 𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒, 𝑔𝑖𝑜𝑖𝑎, 𝑝𝑎𝑐𝑒 …” (𝐺𝑎𝑙 𝟻:𝟸𝟸) . La pace – dice sempre Paolo – è Cristo stesso: “ 𝐸𝑔𝑙𝑖 𝑒̀ 𝑙𝑎 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑝𝑎𝑐𝑒” (𝐸𝑓 𝟸,𝟷𝟺)Comprendiamo allora che nella parola pace c’è infinitamente di più di ciò che gli uomini normalmente pensano.
Proprio mentre Augusto, da Roma, annunciava al mondo la pax romana, in Palestina la parola pace risuonava con un significato tutto diverso: Pace in terra agli uomini amati da Dio (Lc 2,14); Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio (Mt 5,9). L’uomo che predicò questa pace fu messo a morte proprio come perturbatore della pace pubblica, come ribelle e sovversivo. La sua pace non coincideva, evidentemente, con quella di Cesare. Gesù è venuto a portare una pace rivoluzionaria perché mira a cambiare l’uomo e a porre fine al vecchio ordine del mondo.
Ecco perché Gesù dice: “𝐼𝑜 𝑑𝑜 𝑎 𝑣𝑜𝑖 𝑙𝑎 𝑚𝑖𝑎 𝑝𝑎𝑐𝑒, 𝑛𝑜𝑛 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑙𝑎 𝑑𝑎̀ 𝑖𝑙 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜”.
Adesso possiamo capire meglio la sua affermazione: Non sono venuto a portare pace, ma una spada (Mt 10,34). Non sono venuto, cioè, a portare la pace che piace ai potenti; per costoro – dice Gesù – la mia parola sarà una spada che divide e che impone una scelta.

𝘾𝙝𝙚 𝙘𝙤𝙨’𝙚̀ 𝙙𝙪𝙣𝙦𝙪𝙚 𝙦𝙪𝙚𝙨𝙩𝙖 𝙥𝙖𝙘𝙚 𝙣𝙪𝙤𝙫𝙖 𝙙𝙞 𝙂𝙚𝙨𝙪̀?
Paolo approfondendo il tema dopo la morte di Gesù, giunge a questa conclusione: la pace è Gesù stesso. Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore (Rm 5,1); Egli è la nostra pace (Ef 2,14).
Ecco dunque cos’è la pace evangelica:𝒆̀ 𝒊𝒏𝒏𝒂𝒏𝒛𝒊𝒕𝒖𝒕𝒕𝒐 𝒍𝒂 𝒓𝒊𝒄𝒐𝒏𝒄𝒊𝒍𝒊𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒄𝒐𝒏 𝑫𝒊𝒐 ottenuta in Gesù Cristo, è quella pace che guarisce l’uomo in profondità, che restituisce al credente quella fiducia interiore per cui può esclamare:
S𝘦 𝘋𝘪𝘰 𝘦̀ 𝘱𝘦𝘳 𝘯𝘰𝘪 𝘤𝘩𝘪 𝘴𝘢𝘳𝘢̀ 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘳𝘰 𝘥𝘪 𝘯𝘰𝘪? La guerra, la fame? Niente potrà mai separarci dall’amore di Dio (Rm 8,31.39).
Perché quella di Gesù è una pace che il mondo non può dare, e perciò neppure può togliere. Anche Gesù ci ha procurato la sua pace attraverso una vittoria, ma quale vittoria? Scrive Paolo: “𝑆𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑟𝑜𝑐𝑒 𝑑𝑖𝑠𝑡𝑟𝑢𝑠𝑠𝑒 𝑖𝑛 𝑠𝑒 𝑠𝑡𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑙’𝑖𝑛𝑖𝑚𝑖𝑐𝑖𝑧𝑖𝑎” (𝐸𝑓 𝟸:𝟷𝟼).
Ha distrutto l’inimicizia in se stesso, a sue spese, non a spese degli altri:
“… 𝑖𝑙 𝑐𝑎𝑠𝑡𝑖𝑔𝑜, 𝑝𝑒𝑟 𝑐𝑢𝑖 𝑎𝑏𝑏𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑝𝑎𝑐𝑒, 𝑒̀ 𝑐𝑎𝑑𝑢𝑡𝑜 𝑠𝑢 𝑑𝑖 𝑙𝑢𝑖” (𝐼𝑠 𝟻𝟹,𝟻𝑏).

Quella profezia di Isaia dunque si è avverata, ma su un piano superiore, su un piano spirituale e universale. Non a vantaggio di un solo popolo, ma di tutti i popoli.
A partire da Gesù, la pace, è almeno una “𝑝𝑜𝑠𝑠𝑖𝑏𝑖𝑙𝑖𝑡𝑎̀” reale offerta a tutti gli uomini. Ma a questo punto dobbiamo prendere in considerazione un’altra possibile obiezione che proviene da chi non crede.

𝙈𝙖 𝙖 𝙘𝙤𝙨𝙖 𝙘𝙞 𝙨𝙚𝙧𝙫𝙚 𝙦𝙪𝙚𝙨𝙩𝙖 𝙥𝙖𝙘𝙚 𝙞𝙣𝙩𝙚𝙧𝙞𝙤𝙧𝙚 𝙨𝙚 𝙣𝙤𝙣 𝙚𝙡𝙞𝙢𝙞𝙣𝙖 𝙡𝙖 𝙜𝙪𝙚𝙧𝙧𝙖?
Non c’è pericolo, in questo modo, di ridurre la pace a un fatto soggettivo e privato e, quindi, irrilevante per la storia e la vita degli uomini? Proprio qui la fede ha qualcosa da dirci. Questa pace😌 interiore è l’unica che può favorire anche l’altra pace, quella esteriore; questa pace è la radice di quella esteriore. Se ci pensiamo bene, tutte le guerre nascono dal cuore ❤dell’uomo. È nel cuore dell’uomo che si annidano i“𝑓𝑜𝑐𝑜𝑙𝑎𝑖 𝑑𝑖 𝑔𝑢𝑒𝑟𝑟𝑎” .
Miliardi di uomini e donne senza pace nel loro cuore❤, non potranno mai realizzare un’umanità in pace, il destino della pace si decide nel cuore dell’uomo. A distanza di duemila anni dalle parole di Gesù ci sono ancora tanti odi e tante e discriminazioni anche nel mondo cosiddetto cristiano e anche la Chiesa non può chiamarsi fuori. Non sempre la chiesa è stata quel segno di pace tra gli uomini che si proponeva di essere, perché anch’essa è segnata al suo interno da ostilità e lacerazioni. Si tratta di un capitolo doloroso che non si può eludere facilmente.
“𝐷𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑑𝑒𝑟𝑖𝑣𝑎𝑛𝑜 𝑙𝑒 𝑔𝑢𝑒𝑟𝑟𝑒 𝑒 𝑙𝑒 𝑙𝑖𝑡𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑖𝑛 𝑚𝑒𝑧𝑧𝑜 𝑎 𝑣𝑜𝑖?” scrive l’apostolo Giacomo. “𝑁𝑜𝑛 𝑣𝑒𝑛𝑔𝑜𝑛𝑜 𝑓𝑜𝑟𝑠𝑒 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑒 𝑝𝑎𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑜𝑚𝑏𝑎𝑡𝑡𝑜𝑛𝑜 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑣𝑜𝑠𝑡𝑟𝑒 𝑚𝑒𝑚𝑏𝑟𝑎? … 𝑣𝑜𝑖 𝑢𝑐𝑐𝑖𝑑𝑒𝑡𝑒 𝑒 𝑖𝑛𝑣𝑖𝑑𝑖𝑎𝑡𝑒 … 𝑣𝑜𝑖 𝑙𝑖𝑡𝑖𝑔𝑎𝑡𝑒 𝑒 𝑓𝑎𝑡𝑒 𝑙𝑎 𝑔𝑢𝑒𝑟𝑟𝑎 …” (𝐺𝑐 𝟺). Giacomo per trasmettere🗣 il messaggio che gli è stato affidato dal Signore non si limita a fare delle affermazioni, ma rivolge delle domande ai suoi lettori.
In questo modo egli ci vuole spingere alla riflessione, perché quello che sta dicendo non può essere ascoltato in modo distratto come se non ci riguardasse direttamente. Giacomo vuole denunciare le contraddizioni della testimonianza cristiana per cui non sempre si vede “𝑙𝑎 𝑑𝑖𝑓𝑓𝑒𝑟𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑐’𝑒̀ 𝑓𝑟𝑎 𝑖𝑙 𝑔𝑖𝑢𝑠𝑡𝑜 𝑒 𝑙’𝑒𝑚𝑝𝑖𝑜, 𝑓𝑟𝑎 𝑐𝑜𝑙𝑢𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑒 𝐷𝑖𝑜 𝑒 𝑐𝑜𝑙𝑢𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑙𝑜 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑒” (𝑀𝑙 𝟹,𝟷𝟾).
Forse dobbiamo ammettere che non ci siamo impegnati a fondo a convertirci, a rinnovarci, a far emergere in noi l’uomo nuovo. Solo l’uomo nuovo può essere portatore di pace, in quanto portatore di Cristo. Solo l’uomo nuovo che vive secondo lo spirito e non secondo la carne può essere figlio della pace e operatore di pace tra i fratelli. Tuttavia la Bibbia📖 ci avverte affinché non ci facciamo delle vane illusioni. Sappiamo che gli uomini, in quanto peccatori❌, saranno sempre sotto la minaccia della guerra, fino alla venuta di Cristo.
La pace😌 totale, interna ed esterna, è un traguardo “𝑒𝑠𝑐𝑎𝑡𝑜𝑙𝑜𝑔𝑖𝑐𝑜”, cioè finale; perché questa pace non verrà dal basso ma quando saranno inaugurati “𝑖 𝑛𝑢𝑜𝑣𝑖 𝑐𝑖𝑒𝑙𝑖 𝑒 𝑙𝑎 𝑛𝑢𝑜𝑣𝑎 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑎 𝑑𝑜𝑣𝑒 𝑎𝑏𝑖𝑡𝑎 𝑙𝑎 𝑔𝑖𝑢𝑠𝑡𝑖𝑧𝑖𝑎” (𝟸𝑃𝑡 𝟸:𝟷𝟹).

Nel frattempo, 𝙡𝙖 𝙧𝙞𝙘𝙚𝙩𝙩𝙖 𝙫𝙚𝙧𝙖 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙥𝙖𝙘𝙚 𝙚̀ 𝙘𝙤𝙣𝙩𝙚𝙣𝙪𝙩𝙖 𝙞𝙣 𝙪𝙣𝙖 𝙥𝙖𝙧𝙤𝙡𝙖 𝙘𝙝𝙚 𝙨𝙞 𝙡𝙚𝙜𝙜𝙚 𝙣𝙚𝙡 𝙑𝙖𝙣𝙜𝙚𝙡𝙤: “𝘾𝙤𝙣𝙫𝙚𝙧𝙩𝙞𝙩𝙚𝙫𝙞! 𝙁𝙖𝙩𝙚 𝙛𝙧𝙪𝙩𝙩𝙞 𝙙𝙚𝙜𝙣𝙞 𝙙𝙞 𝙘𝙤𝙣𝙫𝙚𝙧𝙨𝙞𝙤𝙣𝙚!”.
Occorre un cambiamento radicale del cuore per convertirsi alla pace.
La pace vera si ottiene, sì, “𝑟𝑖𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑣𝑖𝑡𝑡𝑜𝑟𝑖𝑒” come diceva Cesare Augusto, ma vittorie su se stessi, non su gli altri, vincendo la cattiva radice che sta nel cuore❤ dell’uomo e da cui promana ogni discordia e guerra.
E allora perché non cominciare noi a trasformare subito le spade in vomeri e le lance in falci? Trasformare cioè le parole dure,😡 taglienti, in parole di comprensione, ☺️di perdono; i pugni chiusi👊 e minacciosi in mani che si tendono per una stretta o un abbraccio 🫂di riconciliazione?
Da ciascuno di noi, dipende se oggi stesso comincerà a realizzarsi qualcosa di quella profezia che abbiamo ascoltato.

𝘾𝙝𝙚 𝙞𝙡 𝙎𝙞𝙜𝙣𝙤𝙧𝙚, 𝙥𝙤𝙨𝙨𝙖 𝙛𝙖𝙧𝙚 𝙙𝙞 𝙩𝙪𝙩𝙩𝙞 𝙣𝙤𝙞 𝙪𝙣𝙤 𝙨𝙩𝙧𝙪𝙢𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙨𝙪𝙖 𝙥𝙖𝙘𝙚!🙏😌

ᴅᴏᴍᴇɴɪᴄᴀ 𝟥 ᴍᴀɢɢɪᴏ 𝟸𝟶𝟸𝟼𝑪𝑹𝑬𝑫𝑬𝑹𝑬 𝑰𝑵 𝑮𝑬𝑺𝑼’ 𝑬’   ….  𝑫𝑰𝑹𝑨𝑴𝑨𝑹𝑬 𝑳𝑼𝑪𝑬 !'𝑈𝑙𝑡𝑖𝑚𝑎 𝑝𝑢𝑛𝑡𝑎𝑡𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑆𝑒𝑟𝑖𝑒 𝑠𝑢𝑙 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜 𝑏𝑖𝑏𝑙𝑖𝑐𝑜𝑑𝑖 𝑴𝒐𝒔...
06/05/2026

ᴅᴏᴍᴇɴɪᴄᴀ 𝟥 ᴍᴀɢɢɪᴏ 𝟸𝟶𝟸𝟼

𝑪𝑹𝑬𝑫𝑬𝑹𝑬 𝑰𝑵 𝑮𝑬𝑺𝑼’ 𝑬’ …. 𝑫𝑰𝑹𝑨𝑴𝑨𝑹𝑬 𝑳𝑼𝑪𝑬 !

'𝑈𝑙𝑡𝑖𝑚𝑎 𝑝𝑢𝑛𝑡𝑎𝑡𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑆𝑒𝑟𝑖𝑒 𝑠𝑢𝑙 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜 𝑏𝑖𝑏𝑙𝑖𝑐𝑜
𝑑𝑖 𝑴𝒐𝒔𝒆’ 𝒏𝒆𝒍 𝑵𝒖𝒐𝒗𝒐 𝑻𝒆𝒔𝒕𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐.

𝑉𝐴𝑁𝐺𝐸𝐿𝑂 𝐷𝐼 𝐺𝐼𝑂𝑉𝐴𝑁𝑁𝐼 𝟷: 𝟺,𝟻 + 𝟾:𝟷𝟸 - 𝐸𝑆𝑂𝐷𝑂 𝟸𝟻: 𝟹𝟷-𝟹𝟽

"𝐺𝑒𝑠𝑢̀ 𝑝𝑎𝑟𝑙𝑜̀ 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑑𝑖 𝑛𝑢𝑜𝑣𝑜, 𝑑𝑖𝑐𝑒𝑛𝑑𝑜: «𝐼𝑜 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑙𝑎 𝑙𝑢𝑐𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜;𝙘𝙝𝙞 𝙢𝙞 𝙨𝙚𝙜𝙪𝙚 𝑛𝑜𝑛 𝑐𝑎𝑚𝑚𝑖𝑛𝑒𝑟𝑎̀ 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑡𝑒𝑛𝑒𝑏𝑟𝑒, 𝑚𝑎 𝙖𝙫𝙧𝙖̀ 𝙡𝙖 𝙇𝙐𝘾𝙀 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙑𝙄𝙏𝘼 ».” (𝑉𝑎𝑛𝑔𝑒𝑙𝑜 𝑑𝑖 𝐺𝑖𝑜𝑣𝑎𝑛𝑛𝑖, 𝟾:𝟷𝟸)

“...𝑙𝑒 𝑠𝑢𝑒 𝑙𝑎𝑚𝑝𝑎𝑑𝑒 𝑠𝑖 𝑎𝑐𝑐𝑒𝑛𝑑𝑒𝑟𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑖𝑛 𝑚𝑜𝑑𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑎 𝙇𝙐𝘾𝙀 𝙍𝙄𝙎𝘾𝙃𝙄𝘼𝙍𝙄 𝙡𝙤 𝙨𝙥𝙖𝙯𝙞𝙤 𝙙𝙖𝙫𝙖𝙣𝙩𝙞 al 𝑑𝑎𝑣𝑎𝑛𝑡𝑖 𝑎𝑙 𝑐𝑎𝑛𝑑𝑒𝑙𝑎𝑏𝑟𝑜” (𝐸𝑠𝑜𝑑𝑜 𝟸𝟻:𝟹𝟽)

Nel prologo del cap. 1 di Giovanni e nel versetto sopra riportato, sottotraccia possiamo ritrovare un altro elemento riferito al tempo di Mosè che viene proiettato su Gesù, come Lui stesso affermò: “.𝑀𝑜𝑠𝑒̀ ℎ𝑎 𝑠𝑐𝑟𝑖𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑚𝑒”

L’ accostamento tra 𝙫𝙞𝙩𝙖 𝙚 𝙡𝙪𝙘𝙚 usato da Giovanni nei 2 brani indicati, non può non richiamare il simbolismo rappresentato dal candelabro, riportato nel testo biblico di Esodo: difatti era stato comandato da Dio a Mosè di rappresentare sul candelabro portatore di … LUCE proprio il fiore della mandorla negli ornamenti perché il mandorlo era (e lo è ancora oggi!) tra i primi arbusti a fiorire dopo l’inverno, come simbolo della ripresa/ritorno della VITA ….

E poi c’è un particolare non secondario che da un senso pieno alle parole luce e vita insieme, ed è il fatto che Dio precisò a Mosè, più volte, che questo porta-luce a 7 braccia doveva essere fatto da un unico pezzo di metallo (v. 33) : l𝙖 𝙡𝙪𝙘𝙚 𝙨𝙖𝙧𝙚𝙗𝙗𝙚 𝙨𝙩𝙖𝙩𝙖 𝙥𝙤𝙧𝙩𝙖𝙩𝙖 𝙙𝙖𝙡 𝙩𝙧𝙤𝙣𝙘𝙤, espressione assoluta di vita dell’albero (difatti non possiamo immaginare un albero senza tronco…) e attraverso la diramazione dei bracci… avrebbe raggiunto e illuminato più spazi bui possibili.

Inoltre e’ possibile associare all’immagine del candelabro il 𝙨𝙞𝙢𝙗𝙤𝙡𝙞𝙨𝙢𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡’𝙖𝙡𝙗𝙚𝙧𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙫𝙞𝙩𝙖… che tanto “va di moda” oggi come simbolo augurale di nuovo inizio, rinascita, vita..

Ci sarebbe tanto da dire sul fatto che nella Scrittura lo troviamo all’inizio (Ge 3:24….) e poi alla fine (Ap. 2:7…), insieme alla vittoria di Gesù, e che proprio in Apocalisse i candelabri diventano simbolo della chiesa…(portatori della Luce); ma stando ai testi di oggi, evidenziamo che il candelabro come comandato da Dio a Mosè rimandava appunto a un albero della vita portatore e diramatore di … luce!

Sommando tutti questi elementi, ben presenti nel nostro oggi,, possiamo così aggiungere un’ultima e conclusiva risposta alla domanda di questa serie: 𝙘𝙧𝙚𝙙𝙚𝙧𝙚 𝙞𝙣 𝙂𝙚𝙨𝙪̀ 𝙫𝙪𝙤𝙡 𝙙𝙞𝙧𝙚 ….𝙖𝙣𝙘𝙝𝙚… 𝘿𝙄-𝙍𝘼𝙈𝘼𝙍𝙀 𝙇𝙐𝘾𝙀 𝙚 𝙙𝙞𝙨𝙥𝙚𝙧𝙙𝙚𝙧𝙚 𝙡𝙚 𝙩𝙚𝙣𝙚𝙗𝙧𝙚:

“Il Dio che disse: «𝑆𝑝𝑙𝑒𝑛𝑑𝑎 𝑙𝑎 𝑙𝑢𝑐𝑒 𝑓𝑟𝑎 𝑙𝑒 𝑡𝑒𝑛𝑒𝑏𝑟𝑒» 𝑒̀ 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑐ℎ𝑒 … 𝑹𝑰𝑺𝑷𝑳𝑬𝑵𝑫𝑬' 𝒏𝒆𝒊 𝒏𝒐𝒔𝒕𝒓𝒊 𝑪𝑼𝑶𝑹𝑰 𝑝𝑒𝑟 𝑓𝑎𝑟 𝑏𝑟𝑖𝑙𝑙𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑙𝑢𝑐𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑔𝑙𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑖 𝐷𝑖𝑜, 𝑐ℎ𝑒 𝑟𝑖𝑓𝑢𝑙𝑔𝑒 𝑛𝑒𝑙 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝐺𝑒𝑠𝑢̀ 𝐶𝑟𝑖𝑠𝑡𝑜.” (𝟸^ 𝑐𝑜𝑟𝑖𝑛𝑧𝑖 𝟺:𝟺-𝟼 )

Credere in Gesù porta luce nelle nostre vite 𝒆 𝒐𝒍𝒕𝒓𝒆.

Credere in Gesù, attraverso la comprensione delle Sue parole legate alla figura del candelabro, non può lasciarci come eravamo prima perchè "𝙑𝙊𝙄 𝙎𝙄𝙀𝙏𝙀 𝙇𝘼 𝙇𝙐𝘾𝙀 𝘿𝙀𝙇 𝙈𝙊𝙉𝘿𝙊”: come i bracci del candelabro 𝙙𝙞𝙧𝙖𝙢𝙖𝙣𝙤 luce in più direzioni, di modo che “…𝙡𝙖 𝙡𝙪𝙘𝙚 𝙧𝙞𝙨𝙘𝙝𝙞𝙖𝙧𝙞 𝙡𝙤 𝙨𝙥𝙖𝙯𝙞𝙤 𝙙𝙖𝙫𝙖𝙣𝙩𝙞”, così il nostro vivere quotidiano deve esprimere questo :

𝘾𝙝𝙚 𝙡𝙪𝙘𝙚 𝙨𝙩𝙖 𝙜𝙚𝙩𝙩𝙖𝙣𝙙𝙤 𝙞𝙡 𝙣𝙤𝙨𝙩𝙧𝙤 𝙡𝙞𝙣𝙜𝙪𝙖𝙜𝙜𝙞𝙤?

𝘾𝙝𝙚 𝙡𝙪𝙘𝙚 𝙨𝙩𝙖 𝙜𝙚𝙩𝙩𝙖𝙣𝙙𝙤 𝙞𝙡 𝙣𝙤𝙨𝙩𝙧𝙤 𝙖𝙩𝙩𝙚𝙜𝙜𝙞𝙖𝙢𝙚𝙣𝙩𝙤? 𝘼 𝙡𝙖𝙫𝙤𝙧𝙤, 𝙞𝙣 𝙛𝙖𝙢𝙞𝙜𝙡𝙞𝙖…?

𝘾𝙝𝙚 𝙡𝙪𝙘𝙚 𝙨𝙩𝙖 𝙜𝙚𝙩𝙩𝙖𝙣𝙙𝙤 𝙡𝙖 𝙣𝙤𝙨𝙩𝙧𝙖 𝙘𝙤𝙣𝙙𝙤𝙩𝙩𝙖 𝙣𝙚𝙡 𝙥𝙤𝙨𝙩𝙤 𝙙𝙤𝙫𝙚 𝙖𝙗𝙞𝙩𝙞𝙖𝙢𝙤 …?

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