Parrocchia Spirito Santo - Cerignola

Parrocchia Spirito Santo - Cerignola Pagina ufficiale della "Parrocchia Spirito Santo" in Cerignola. In data 23 maggio 1986, S.E.R. mons. Patria. Ma sarà il Sac. Il 15 novembre 1998 S.E.R. do Mons.

Mario Di Lieto vescovo di Ascoli satriano e Cerignola, con Bolla motivata erigeva la parrocchia "Spirito Santo" e ne definiva i confini territoriali. Veniva così accolta l'istanza di molti fedeli che, nucleo originario, si riunivano in preghiera per il mese di maggio nelle sale condominiali della coop. Fu nominato primo amministratore parrocchiale il Rev.do mons. Samuele Cioffi e assegnata come se

de provvisoria la chiesetta comunemente denominata "Padre Eterno". La parrocchia si presenta dal primo momento molto estesa e con numerosi abitanti, eterogenea per l'appartenenza a diversi ceti sociali, il lavoro pastorale è complicato a causa del decentramento della Sede provvisoria, nonché per la mancanza di locali e spazi idonei alle attività. Ciononostante, non manca un discreto numero di collaboratori e collaboratrici efficienti che opera con spirito di fede e disinteressatamente. Dall'ottobre 1989 la comunità parrocchiale registra la successione dell'amministratore nella persona del Rev.do mons Franco Vitulli sotto la cui regenza si attuerà il trasferimento della sede, pur sempre provvisoria, in via san Ferdinando in un vano seminterrato più centrale rispetto al quartiere e dignitosamente allestito per le funzioni liturgiche. Carmine Vietri, (1993-2002) primo parroco della parrocchia Spirito Santo, a dare alla stessa un notevole impulso ed incremento della vita comunitaria nel campo dell'evangelizzazione attraverso omelie curate e catechesi, nel campo della liturgia promuovendo il coinvolgimento corale e attivo dell'assemblea, nel campo della carità-missione educando la comunità ad essere aperta alle necessità sociali della gente: disoccupazione, recupero minorile, poveri ecc. In questi anni viene, altresì, potenziata la ministerialità presente nella forma istituita con ministri straordinari della comunione e di fatto con catechisti, animatori liturgici e un candidato al diaconato permanente. E', inoltre, da menzionare la presenza fattiva dell'Azione Cattolica. Si comincia quindi a pensare ad una sede stabile che possa raccogliere e servire il quartiere sempre più in espansione e viene individuato il situs per la costruzione del nuovo complesso parrocchiale dove attualmente sorge per il fatto di essere "cerniera" tra la zona popolare del "Gran sasso" e le altre zone borghesi del rione. Giovannbattista Pichierri, vescovo diocesano, benediceva e poneva la prima pietra per l'inizio della costruzione del nuovo Tempio che, dopo un iter burocratico-amministrativo e operativo non facile, fu Dedicato il 17 novembre 2002 da S.E.R. Felice di Molfetta, vescovo diocesano. Ad appena due settimane dalla consacrazione della nuova chiesa, particolari necessità in Diocesi, rendono necessario l'avvicendamento alla guida della Parrocchia e il 1 dicembre 2002 viene nominato il Rev.do Sac. Agostino Divittorio, prima in qualità di amministratore parrocchiale e successivamente il 6 gennaio 2004 come Parroco. Continua in questi anni innanzitutto l'opera di consolidamento della Comunità, con attenzione particolare ai giovani nuclei familiari e ai fanciulli e ragazzi, al fine di maturarne il senso di appartenenza attraverso molte iniziative che spaziano nei settori portanti della vita ecclesiale (annuncio-liturgia-carità) e nell'ambito amministrativo. Il 21 settembre 2018, per nomina del Vescovo Mons. Luigi Renna, diviene parroco il Rev. Vincenzo D'Ercole, già parroco della Parrocchia San Leonardo in Cerignola. La parrocchia continua ad esercitare la presenza nel territorio come faro di luce e di fede per quanti sono illuminati da Dio.

Buon compleanno Don Claudio! 👏🏻La comunità tutta porge i suoi auguri al parroco Don Claudio Barboni per il suo compleann...
07/09/2026

Buon compleanno Don Claudio! 👏🏻
La comunità tutta porge i suoi auguri al parroco Don Claudio Barboni per il suo compleanno, augurandogli buona salute e assicurandogli di accompagnarlo nella preghiera per la sua vita presbiterale!
Auguri Don! 👏🏻🎂🥂

Gli appuntamenti parrocchiali della settimana!
06/09/2026

Gli appuntamenti parrocchiali della settimana!

29/08/2026
Pensare secondo DioXXII Domenica del Tempo OrdinarioMt 16,21-27Non è passato molto tempo dalla bella confessione messian...
27/08/2026

Pensare secondo Dio
XXII Domenica del Tempo Ordinario
Mt 16,21-27
Non è passato molto tempo dalla bella confessione messianica i Pietro a Cesarea di Filippo. Gesù è in una fase decisiva della sua vita. Matteo lo sottolinea quando scrive: “Da allora Gesù cominciò a mostrare…” (Mt 16,21). Non può, quindi, più tacere il Maestro di Galilea. Si attende lo svelamento della sua identità. Lo chiede la gente, il popolo e persino i farisei e i sadducei, i quali esigono da Gesù un segno dal cielo per corroborare la sua autorità. “Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra” (Mt 12,39-40). È stato tutto più semplice, per Gesù, dimostrarsi filantropo, amico degli uomini in difficoltà. Difficile ora è affermare, in piena libertà, che la sua vocazione è l’incontro tra la parola e la volontà di Dio, contenute nella Scrittura. Gesù incominciò a dire che doveva molto soffrire ed essere ucciso! Ecco il più alto grado dello scandalo cristiano. È qui che si cade! È da qui che si fugge! È da questo momento in poi che tutti entrano in crisi. “Un Dio che entra nel dolore e nella morte perché nel dolore e nella morte entra ogni suo figlio” (E. Ronchi). Può un annuncio di morte sconfinare nel baratro del fallimento? No. Ci pensa Pietro, l’uomo dalle mille sorprese. Lo “prende con sé” Gesù, lo “trae a sé”, accompagnando questo gesto con le parole scandalizzate e di rimprovero: “(Dio) ti preservi, Signore, questo non ti accadrà mai!” (Mt 16,22). Povero Pietro che non conosce bene la Scrittura. Non sa che già Isaia aveva affermato: “I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le mie vie non sono le vostre vie” (Is 55,8). Ora Gesù rivolge questo rimprovero a Pietro: “Tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”. O forse anche: “Tu non hai il senso delle cose di Dio, ma di quelle degli uomini” (Mt 16,23). Mezzi poveri sceglie il Maestro per noi, chiamati a pensare nella piena libertà dello Spirito e a non seguire il modo di pensare dei grandi e dei potenti. Rimane sempre questo il vero amore: prendere ognuno la propria croce e seguirlo. “Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà”.
D.V.

Gesù: per me… Tu sei…!XXI Domenica el Tempo OrdinarioMt 16,13-20Sembra appartenere ad una vera e propria verifica la pag...
22/08/2026

Gesù: per me… Tu sei…!
XXI Domenica el Tempo Ordinario
Mt 16,13-20
Sembra appartenere ad una vera e propria verifica la pagina del Vangelo di oggi, dove Gesù chiede ai suoi discepoli di andare al di là della loro comprensione e della loro esperienza umana: “La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?”. Un bisogno di sapere, quello di Gesù, per poter annunciare serenamente la sua passione. È a Cesarea di Filippo che il Maestro sceglie di conoscere la sua vera identità, laddove Cesare è venerato come divino. Si fa attendere la risposta dei discepoli: “La gente dice che sei un Profeta, uno dei grandi appartenenti alla memoria collettiva del Popolo d’Israele o il Battista”. Sufficiente? No! Gesù chiede una risposta personale, che non tarda a farsi attendere: non una giusta risposta ecclesiale, ma di adesione, di conoscenza, di esperienza. Chi è, per te, Gesù? È qui che il silenzio di tutti, compreso quello dei suoi Apostoli, si fa muto. Pietro è l’unico capace di una risposta ispirata: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio Vivente”. Per me… Tu sei…! Ecco, Gesù chiede questa risposta personale. Chi sono io per te? Spesso siamo poveri, privi di una risposta autentica. Pietro lo fa e Gesù gli dice: “Beato sei tu, Simone, figlio di Jona”. A Simone, all’uomo, alla carne, al sentimento profondo della coscienza di un semplice pescatore, Gesù affida la missione di essere roccia e fondamento della futura Chiesa. È la domanda che conta quando il Signore ci interpella. Non è la risposta che appaga il respiro di Dio, perché ci costringe a stare fermi. È la domanda che induce a guardare a Dio perché crei la sua casa per ogni uomo. È Lui che ti chiama ad essere roccia e chiave del suo amore. Non conta cosa so dire di Lui, ma come vivo di Lui. Una Chiesa capace di aprire porte di riconciliazione e di perdono, per ogni uomo di buona volontà. Il mio credo non è, e non può essere, un condensato di dottrina. Il mio credo è e rimane una persona: Gesù! A Lui esclusivamente devo la mia adesione di fede.
D. V.

Se ostilità e contrarietà rientrano insieme al centuplo!XIX Domenica del Tempo Ordinario Mt 14,22-33Apre cosi il seguito...
06/08/2026

Se ostilità e contrarietà rientrano insieme al centuplo!
XIX Domenica del Tempo Ordinario
Mt 14,22-33
Apre cosi il seguito del Vangelo di domenica scorsa: “E subito”…, li “costringe” a “precederlo sull’altra riva”, mentre lui “congeda la folla”. Perché Gesù agisce in fretta? Semplice: per evitare che la folla, dopo la moltiplicazione dei pani, possa trattenerlo con acclamazioni e ringraziamenti. Che lezione di vita è l’evitare gli osanna e gli applausi. A volte non si riesce a comprendere bene quanto compiuto dal Maestro. Andarsene subito e obbligare tutti a non rimanere più di tanto, nemmeno il tempo per ricevere un “Grazie!” da chi è stato sfamato. Un’azione, quella di Gesù, tesa ad evitare l’attenzione, impudicamente e in modo usurpatorio, su di sé. Ciò che interessa a Gesù, in questi momenti, è rimanere solo: solo con Dio Padre, a pregare per ritrovarsi, per non mo***re in superbia e per comprendere il suo compito di servo del Padre tra gli uomini. È in questo luogo di solitudine e preghiera, sul monte, “alla quarta veglia della notte” (v. 25), ovvero fra le tre e le sei del mattino, che Gesù deve avere la forza di raggiungere una barca in pericolo. Preghiere, “euloghie”, benedizioni e ringraziamenti hanno preceduto la lode di Gesù e della Chiesa al Padre, per quel miracolo dei pani. Ora vi è una Chiesa di discepoli, rappresentata dalla metafora della barca. Una barca, la Chiesa, chiamata ad attraversare le onde e i venti del lago in tempesta. Non basta solo la ritualità della Chiesa, con le sue perfette liturgie. Non è sufficiente sfamare e guarire la gente dai malesseri di un’economia malata. Occorre che i discepoli si confrontino con le ostilità e le contrarietà. In quella traversata notturna e contrastata, in cui la fede si mescola con il dubbio, ci siamo dunque anche noi, c’è il cammino dei cristiani nel mondo. “Un credente non può mai dire: ‘Io da solo, io con le mie sole forze’, perché non siamo mai soli, perché intrecciato al nostro respiro c’è sempre il respiro di Dio, annodata alla nostra forza è la forza di Dio” (E. Ronchi). Vi è un vento che è contrario, non accessorio o accidentale. Esso indica una situazione di sofferenza, che abbassa il tutto e ti pone di fronte ad una vita reale, non esentata in nulla dal rischio esistenziale e dalle fatiche del vivere di ogni uomo e di ogni gruppo umano. “Coraggio, sono io, non abbiate paura!” dice Gesù ai discepoli. Questo è il Gesù che amo e che è presente sempre nella vita di chi crede in Lui. È il Dio sul lago! Restare sempre, nella barca, anche se questa sembra affondare: sempre, in obbedienza alla Parola del Signore, non arrendendosi mai, per sostenere il coraggio dell’altro. Non temiamo mai una correzione fraterna. Essa è pratica ecclesiale di ogni tempo e per ogni comunità di credenti. Il rimprovero è gesto e parola di chi ti tende la mano perché tu non precipiti, anche quando il grido del dubbio ti spinge nel vuoto. “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”, dice Gesù a Pietro! Mai volgere lo sguardo altrove, mai distogliere gli occhi oltre, ma verso quella mano tesa, di sempre, di Gesù, che ti mette faccia a faccia con la tua paura, con il tuo dubbio, con la tua poca fede. Perché è lì che fai la tua professione di fede: “Davvero sei il Figlio di Dio” (Mt 14,31).
D.V.

Il dilatarsi di DioXVIII Domenica del Tempo OrdinarioMt 14,13-21Dopo aver incantato le f***e; dopo aver dipinto come su ...
29/07/2026

Il dilatarsi di Dio
XVIII Domenica del Tempo Ordinario
Mt 14,13-21
Dopo aver incantato le f***e; dopo aver dipinto come su un fondo d’oro il dittico lucente della fede; dopo aver richiamato in vita tesori e perle, immagini agricole e seme buono gettato nel solco aperto dell’uomo, con vocaboli inusuali per spiegare il rapporto con Dio Gesù continua a rivelarsi maestro dal linguaggio romanzesco, non certo da teologo o da liturgie spente, ma da uomo di strada. Lui, che ha trasformato la vita di tanti e li ha fatti camminare, correre e perfino volare verso il sogno di Dio. Inconsapevole, forse della potenza della sua parola, di quanto creato nel cuore della gente, si ritira in un territorio, in un luogo deserto, in disparte, solo. “È piaciuto a Dio di salvare coloro che credono mediante l’assurdità della predicazione del vangelo”, dice Paolo nella prima Corinti (1 Cor 1,18-22). “Ma le f***e, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati”. Che fare? Fuggire? Riprendere il viaggio per un’altra strada? No! Gesù è preso da compatimento e rimane fino a sera con loro: che invidia essere tra i cinquemila, aver il Galileo per tutta la sera sul lago. La vita non è fatta solo di incanto, di parole belle che bruciano il cuore, ma anche di bisogno, di fame, di cibo. Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: “Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare”. Eccoli lì, gli sprovveduti discepoli, uomini pratici, incapaci di immedesimazione e di commozione. “Congeda la folla”, ossia mandali a casa! È ciò che sappiamo dire tutti. Scrolliamoci subito di un peso, non lasciamoci prendere dalla emotività. Ma Gesù disse loro: “Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare”. Che male! Che colpo mancino! Gesù apre un altro modo di essere: dare senza calcolare, dare senza chiedere, generosamente, gratuitamente, per primi. La Parola coinvolge prima chi la pronuncia, poi gli altri. Proprio perché vera, penetra prima dentro di me, portando amarezza e sofferenza, per poi essere dolce al palato degli altri. A noi, che quotidianamente preghiamo: “Dacci oggi il nostro pane”, il Signore risponde: “Voi date il vostro pane”. “Dacci, noi invochiamo. Donate, ribatte lui” (E. Ronchi).
D.V.

L’immenso valore: Dio XVII Domenica del Tempo OrdinarioMt 13,44-52 A campeggiare, oggi, nella vasta distesa delle parabo...
23/07/2026

L’immenso valore: Dio
XVII Domenica del Tempo Ordinario
Mt 13,44-52
A campeggiare, oggi, nella vasta distesa delle parabole, sono delle preziosità. Gesù continua a spiegare il “Regno dei cieli”, avvalendosi di elementi pregiati: il tesoro nascosto (Mt 13,44)e la perla preziosa (Mt 13,45-46). In queste due parabole “gemelle”, ciò che sorprende è la reazione dell’uomo alla scoperta: l’uomo vende tutto ciò che ha per acquistare quel bene. Mentre l’uomo trova, il mercante cerca e “va in cerca di belle perle”. La novità è in questo verbo: “trovare!”. Un novum che irrompe nella vita dell’uomo, da scompaginare e trasformare l’esistenza. Chi trova è preso solo da reazione emotiva: “Un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo”. Nella seconda, invece, tutto avviene in conseguenza di una ricerca, che sorprende il cercatore stesso: “trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra”. Egli cercava perle belle, ma trova una perla preziosissima. Entrambe le parabole hanno un valore trasformativo: l’“Altro” da ciò che si cerca. Chi cerca desidera, e chi desidera immagina l’oggetto del desiderio. Dio vuole che il suo dono diventi nostra conquista(sant’Agostino). Si è difronte a uno spogliarsi di ciò che si possiede, a una spogliazione per un qualcosa di immenso valore. Il contadino e il mercante vendono tutto, ma per guadagnare il tutto. “Cresce in me la convinzione di portare un tesoro d’oro fino a che devo consegnare agli altri” (S. Weil). Come non augurare ai cristiani di sempre ciò che il profeta Isaia dice: “Tu sei prezioso ai miei occhi e io ti amo” (Is 43,4). Il cristiano, ricolmo di gioia, per un tesoro o una perla, non vende, ma investe. È questo amore il segreto della gioia e della radicalità di una vita cristiana. È questo amore il bene prezioso da custodire e salvaguardare. “Sei tu il mio Signore, nessun bene per me al di fuori di te”, “Sei tu il mio unico bene” (Sal 16,2). E ancora: “In te, o Dio, gioisce il mio cuore, esulta il mio intimo” (Sal 16,9). È chiesto di metterci alla prova se Cristo abita in noi (cfr. 2Cor 13,5). Noi abitiamo là, dov’è il nostro tesoro: è il tesoro che ci colloca, che ci situa. È qui il segreto del dire di Gesù: farci scoprire e cercare la preziosità del dono ricevuto.
D.V.

Il regnare di Dio XVI Domenica del Tempo OrdinarioMt 13,24-43 Continua Gesù a narrare le cose di Dio con immagini tratte...
15/07/2026

Il regnare di Dio
XVI Domenica del Tempo Ordinario
Mt 13,24-43
Continua Gesù a narrare le cose di Dio con immagini tratte dal mondo rurale e contadino: “Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò”. Una parabola, questa, che ha mutato il volto di Dio. Quello che più sorprende è che tutto avviene mentre tutti dormono. La notte! Opera notturna in cui le tenebre agiscono indisturbate perché si vergognano di sé stesse, mentre i figli della luce dormono. “Il nostro cuore è un pugno di terra, seminato di buon seme e assediato da erbacce; una zolla di terra dove intrecciano le loro radici, talvolta inestricabili, il bene e il male” (G. Vannucci). È lo sconcerto di chi si accorge che qualcuno ha compiuto qualcosa di abominevole. È in pericolo il raccolto, la buona riuscita dell’annata di un contadino. È in fumo tutto! Tutto è perduto. Difficile distinguere la zizzania che, tra l’altro, è anche simile al grano. Cosa fare? “Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: ‘Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponételo nel mio granaio’”. Ecco come si manifesta e si dispiega il regnare di Dio ovvero la sua azione nel mondo e sugli uomini. Colui che narra, Gesù, deve modellare e plasmare l’agire dei discepoli e dell’uomo, ma soprattutto, quello che sarà il comportamento cristiano ed ecclesiale del credente in Cristo. Gesù deve, anzi ha l’obbligo, di presentare questo Dio e non un altro. “La nostra coscienza chiara, illuminata e sincera deve scoprire prima di tutto ciò che di vitale, bello, buono, promettente, la mano viva di Dio ha seminato in noi: il nostro giardino, l’Eden affidato alla nostra cura” (E. Ronchi). Non pulizia etnica, chiede Dio, ma pazienza accompagnata dalla mitezza. “Fin dalla creazione del mondo, quando la parola creatrice di Dio non elimina il caos e la tenebra (Gen 1,2), ma mette ordine nel caos e fa splendere la luce nelle tenebre, mette confini e dona una forma all’informe” (L. Manicardi). Nessuno viva della notte, ma di luce. Cristiani amanti del mattino ci chiede di essere Dio: mai saccenti giudicanti di ciò che è giusto o buono; mai anticipatori del giudizio di Dio. Come i semi così gli uomini si assomigliano molto.
D. V.

Comprendere? Un’arte! XV Domenica del Tempo OrdinarioMt 13,1-23 Con il capitolo XIII di Matteo, Gesù ci avvia al genere ...
09/07/2026

Comprendere? Un’arte!
XV Domenica del Tempo Ordinario
Mt 13,1-23
Con il capitolo XIII di Matteo, Gesù ci avvia al genere letterario della parabola. Non un linguaggio misterioso, ma un modo nuovo di approcciare le f***e e offrire, attraverso due componenti: uno fittizio e l’altro reale. Racconti brevi, che il Maestro usa, per parlare di Dio senza farne menzione e mettere in scena contadini e vignaioli, re e servi, pescatori e pastori, una massaia e una donna che ha perso una moneta. Parte così, il Galileo, dalla vita quotidiana dei suoi destinatari, perché è il loro mondo. La singolarità di questo dire è la stranezza dei personaggi, quell’abitata realtà. Quell’assurdo comportamento di chi entra in scena per confondere, l’inusitato caseggiato del quotidiano vivere. Sembra disorientare, Gesù, quando porta l’estremo dei sui attori a comportarsi con assurdità. È proprio questo l’intento della parabola, disorientare per ri-orientare. Le parabole non hanno un fine informativo, ma trasformativo. “Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete”. Ecco, oggi Gesù, sceglie il personaggio preferito da Dio: il Seminatore. “Il seminatore uscì a seminare”. Non un padrone che miete e numera la messe, ma il Creatore. Colui che dà inizio, colui che diviene primavera del mondo, fontana di vita. Parabola viva del Padre, appare Gesù, agli occhi delle f***e. Parola, che atterra come seme nel cuore dell’uomo. Terreno che accoglie e ospita, comprende e custodisce, quale terreno buono, la feconda parola del Figlio. Domanda necessaria è la nostra. Quale tipo di ascolto l’uomo, sa dare alla parola? Quello di un ascolto superficiale? Ciò che non arriva a comprendere? Un ascolto infruttuoso e soffocato, e che rinvia, all’uomo che, pur avendo ascoltato la parola, rimane sedotto da altre parole? Il seminatore lancia manciate generose di seme su ogni tipo di terreno, a noi il compito, di essere terra madre. Essere madri della parola di Dio, madri di ogni parola d’amore. “Accoglierle dentro sé con tenerezza, custodirle e difenderle con energia, allevarle con sapienza” (E. Ronchi). E il dono, come l’amore, non è mai neutrale, anche quando viene rifiutato. “Come all’amore si risponde con l’amore, così al dono si risponde con la gratitudine” (L. Manicardi).
D.V.

Indirizzo

Viale Terminillo
Cerignola
71042

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