06/08/2026
Se ostilità e contrarietà rientrano insieme al centuplo!
XIX Domenica del Tempo Ordinario
Mt 14,22-33
Apre cosi il seguito del Vangelo di domenica scorsa: “E subito”…, li “costringe” a “precederlo sull’altra riva”, mentre lui “congeda la folla”. Perché Gesù agisce in fretta? Semplice: per evitare che la folla, dopo la moltiplicazione dei pani, possa trattenerlo con acclamazioni e ringraziamenti. Che lezione di vita è l’evitare gli osanna e gli applausi. A volte non si riesce a comprendere bene quanto compiuto dal Maestro. Andarsene subito e obbligare tutti a non rimanere più di tanto, nemmeno il tempo per ricevere un “Grazie!” da chi è stato sfamato. Un’azione, quella di Gesù, tesa ad evitare l’attenzione, impudicamente e in modo usurpatorio, su di sé. Ciò che interessa a Gesù, in questi momenti, è rimanere solo: solo con Dio Padre, a pregare per ritrovarsi, per non mo***re in superbia e per comprendere il suo compito di servo del Padre tra gli uomini. È in questo luogo di solitudine e preghiera, sul monte, “alla quarta veglia della notte” (v. 25), ovvero fra le tre e le sei del mattino, che Gesù deve avere la forza di raggiungere una barca in pericolo. Preghiere, “euloghie”, benedizioni e ringraziamenti hanno preceduto la lode di Gesù e della Chiesa al Padre, per quel miracolo dei pani. Ora vi è una Chiesa di discepoli, rappresentata dalla metafora della barca. Una barca, la Chiesa, chiamata ad attraversare le onde e i venti del lago in tempesta. Non basta solo la ritualità della Chiesa, con le sue perfette liturgie. Non è sufficiente sfamare e guarire la gente dai malesseri di un’economia malata. Occorre che i discepoli si confrontino con le ostilità e le contrarietà. In quella traversata notturna e contrastata, in cui la fede si mescola con il dubbio, ci siamo dunque anche noi, c’è il cammino dei cristiani nel mondo. “Un credente non può mai dire: ‘Io da solo, io con le mie sole forze’, perché non siamo mai soli, perché intrecciato al nostro respiro c’è sempre il respiro di Dio, annodata alla nostra forza è la forza di Dio” (E. Ronchi). Vi è un vento che è contrario, non accessorio o accidentale. Esso indica una situazione di sofferenza, che abbassa il tutto e ti pone di fronte ad una vita reale, non esentata in nulla dal rischio esistenziale e dalle fatiche del vivere di ogni uomo e di ogni gruppo umano. “Coraggio, sono io, non abbiate paura!” dice Gesù ai discepoli. Questo è il Gesù che amo e che è presente sempre nella vita di chi crede in Lui. È il Dio sul lago! Restare sempre, nella barca, anche se questa sembra affondare: sempre, in obbedienza alla Parola del Signore, non arrendendosi mai, per sostenere il coraggio dell’altro. Non temiamo mai una correzione fraterna. Essa è pratica ecclesiale di ogni tempo e per ogni comunità di credenti. Il rimprovero è gesto e parola di chi ti tende la mano perché tu non precipiti, anche quando il grido del dubbio ti spinge nel vuoto. “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”, dice Gesù a Pietro! Mai volgere lo sguardo altrove, mai distogliere gli occhi oltre, ma verso quella mano tesa, di sempre, di Gesù, che ti mette faccia a faccia con la tua paura, con il tuo dubbio, con la tua poca fede. Perché è lì che fai la tua professione di fede: “Davvero sei il Figlio di Dio” (Mt 14,31).
D.V.