27/05/2026
Il molto-amante
Santissima Trinità
Gv 3,16-18
Provo anch’io, come Simon Weil, “a inginocchiarmi” nel giorno in cui la Chiesa ci fa contemplare la Santissima Trinità. Mistero di fede inspiegabile con le categorie filosofiche del pensiero, ma chiaro se meditato con il cuore di un amante. Qui, i limiti dell’umana intelligenza si fermano. La natura non può spingersi oltre l’ambito dell’orizzonte sperimentabile: per andare più in là, ha bisogno di qualcuno che le faccia luce e le indichi la via. Ecco la fede. L’uomo non potrà mai capire Dio sino in fondo, con un ragionevole pensare. Quanti mistici e santi hanno descritto bene questo dogma d’amore. Penso ad Elisabetta della Trinità, la quale esclama: “Che niente possa turbare la mia pace e farmi uscire da te, mio Immutabile, ma che ogni istante mi conduca più addentro a quella profondità del tuo mistero”. Non possiamo non entrare in quest’ottica di relazione per comprendere, come termine primo, “l’amore dei Tre”. Tutto ciò che l’uomo desidera invano quaggiù è perfetto e reale in Dio (S. Weil). Dio, amalgamato con la mia umanità, ha amato da amante me: la mia carne, il mio respiro, i miei sentimenti, le mie cadute e la mia forza, sino alla follia della croce e alla pazzia del venerdì santo. Comunione e spirito di forza è la Trinità contemplata e amata. Che bella cosa amarsi l’uno per l’altro, darsi appuntamento presso il buon Dio, dove non esiste né distanza né separazione. Trinità: spazio aperto per le confidenze amorose e luogo dove poter rivelare all’altro la verità del cuore. Aprirsi non è perdersi: è solo ritrovarsi insieme nella complicità. Questo modo di essere Dio ha permesso all’umanità, all’uomo, di stringere legami divini. Varcare cieli e Misteri inaccessibili è, come diceva Pascal, il cuore di chi ha delle ragioni che la ragione non conosce. Fare un passo indietro rispetto al Mistero dell’uomo nella sua origine e nel suo anelito alla comunione con Dio è, anche per il credente, un atto di grande intelligenza e dignità. Bisognerebbe ritornare a meditare sulla natura di Dio per capire come, già nella Sua intima natura, è presente questa verità, e cioè che l’amore è vero se è conforme al Vero. “Tu, Trinità eterna, sei come un mare profondo, in cui più cerco e più trovo, e quanto più trovo, più cresce la sete di cercarti. Tu sei insaziabile; e l’anima, saziandosi nel tuo abisso, non si sazia, perché permane nella fame di te, sempre più te brama, o Trinità eterna” (Caterina da Siena).
D. V.