San Pietro Duomo Cerignola

San Pietro Duomo Cerignola Orario Sante Messe
Feriali 8.30/19.30
Festivi 8.30/10.00/11.30/19.30 Bisognerà attendere la posa della prima pietra benedetta da mons.

Si conoscono le tormentate vicende costruttive della Cattedrale dai primi progetti non realizzati, del 1820, poi del 1845 (Francesco Saponieri), infine quello successivo alla munifica donazione di Paolo Tonti. Antonio Sena il 29 giugno del 1873, per dare avvio alla fabbrica progettata dall'ingegnere Enrico Alvino. All'Alvino morto nel 1876, subentrò alla direzione dei lavori l'ingegnere e suo alli

evo Giuseppe Pisanti che ne 1882 presentò un nuovo progetto che modificò radicalmente il precedente al punto da rendere il tempio ancor più grandioso nelle linee architettoniche, negli spazi, nella facciata, nella grande cupola. Più di sessanta anni occorsero per l'apertura del luogo al cult, avvenuta il 14 settembre 1934, a seguito della solenne benedizione del vescovo mons. Vittorio Consigliere, sebbene ancora non fosse ultimata. Ne risultò una delle più grandi chiese costruite nel '900. Nella sua mole resa ancor più solenne dal perfetto isolamento dagli edifici circostanti, con la cupola brunelleschiana "a spicchi" posta a sentinella della città (dalla base allo croce di incoronamento misura ben 80 metri d'altezza), la chiesa Cattedrale di Cerignola si lascia scorgere anche da chilometri di distanza. Il 20 febbraio del 1999 la Congregazione del Culto Divino ha conferito alla Cattedrale di Cerignola il prestigioso titolo di Basilica Minore.

Nocciolo vivo di esistenza Corpus DominiGv 6,51-58 Fulcro, sostanza, essenza della vita della Chiesa è, e rimane, l’Euca...
04/06/2026

Nocciolo vivo di esistenza
Corpus Domini
Gv 6,51-58
Fulcro, sostanza, essenza della vita della Chiesa è, e rimane, l’Eucarestia. “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. Che bello, Gesù si fa nutrimento per l’umanità! “La carne di Cristo, per l’umanità sofferente in questo mondo […] l’Eucaristia vuole significare la vita di Gesù solidale e in piena comunione con quanti come lui sono poveri, affamati, stranieri, malati” (E. Bianchi). Vita di Dio e vita dell’uomo si incontrano nell’amore, nell’agape, cibo che veramente nutre l’uomo e realtà che costituisce la vita di Dio L’Eucaristia è il sacramento della ca**tà, in cui il dono di Dio agli uomini è la piena narrazione del suo amore per loro e la fonte del loro amarsi come Cristo li ha amati. La comunità, che nasce dall’Eucaristia, è costituita dall’insieme dei “donanti”, dei “capaci di dono” perché essi stessi “destinatari di dono”, in un circuito di donazione che ha la sua origine nell’alto, da Dio, in quanto formata da “coloro che amano”. “Perché non gridare ai quattro venti che la nostra credibilità di cristiani non ce la giochiamo in base alle genuflessioni davanti all’ostensorio, ma in base all’attenzione che sapremo porre al ‘corpo e al sangue’ di tanti sofferenti?” (T. Bello). Perché “la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui”. È in questo rimanere in Lui, attraverso l’umanità di Dio, che scopriamo gli “impasti” che Gesù ha saputo compiere per la moltitudine delle persone. Divenendo pane, Gesù è diventato sacramento dell’ordinarietà della vita di molti: ha sollevato il misero dalla polvere, ha ridato la vista ai ciechi, ha pianto con lacrime per l’amico. Passioni e abbracci per i piccoli e i deboli, per gli ammalati e gli esclusi. “Io mangio e bevo il mio Signore, quando assimilo il nocciolo vivo e appassionato della esistenza di Gesù e mi innesto sul suo tronco che è il suo modo di vivere” (E. Ronchi). Perché solo essa “trasforma la vita quotidiana”. Infatti, “nell’Eucaristica è contenuto l’essere amati e l’amare a propria volta gli altri”, come linfa necessaria per costruire il bene comune.
D. V-

"Il dono più grande è il proprio tempo dedicato agli altri".Un ringraziamento ai i volontari  della nostra parrocchia ch...
31/05/2026

"Il dono più grande è il proprio tempo dedicato agli altri".

Un ringraziamento ai i volontari della nostra parrocchia che, con il loro servizio silenzioso e prezioso, si impegnano a portare speranza e vicinanza a chi ne ha più bisogno.

Il molto-amante Santissima TrinitàGv 3,16-18 Provo anch’io, come Simon Weil, “a inginocchiarmi” nel giorno in cui la Chi...
27/05/2026

Il molto-amante
Santissima Trinità
Gv 3,16-18
Provo anch’io, come Simon Weil, “a inginocchiarmi” nel giorno in cui la Chiesa ci fa contemplare la Santissima Trinità. Mistero di fede inspiegabile con le categorie filosofiche del pensiero, ma chiaro se meditato con il cuore di un amante. Qui, i limiti dell’umana intelligenza si fermano. La natura non può spingersi oltre l’ambito dell’orizzonte sperimentabile: per andare più in là, ha bisogno di qualcuno che le faccia luce e le indichi la via. Ecco la fede. L’uomo non potrà mai capire Dio sino in fondo, con un ragionevole pensare. Quanti mistici e santi hanno descritto bene questo dogma d’amore. Penso ad Elisabetta della Trinità, la quale esclama: “Che niente possa turbare la mia pace e farmi uscire da te, mio Immutabile, ma che ogni istante mi conduca più addentro a quella profondità del tuo mistero”. Non possiamo non entrare in quest’ottica di relazione per comprendere, come termine primo, “l’amore dei Tre”. Tutto ciò che l’uomo desidera invano quaggiù è perfetto e reale in Dio (S. Weil). Dio, amalgamato con la mia umanità, ha amato da amante me: la mia carne, il mio respiro, i miei sentimenti, le mie cadute e la mia forza, sino alla follia della croce e alla pazzia del venerdì santo. Comunione e spirito di forza è la Trinità contemplata e amata. Che bella cosa amarsi l’uno per l’altro, darsi appuntamento presso il buon Dio, dove non esiste né distanza né separazione. Trinità: spazio aperto per le confidenze amorose e luogo dove poter rivelare all’altro la verità del cuore. Aprirsi non è perdersi: è solo ritrovarsi insieme nella complicità. Questo modo di essere Dio ha permesso all’umanità, all’uomo, di stringere legami divini. Varcare cieli e Misteri inaccessibili è, come diceva Pascal, il cuore di chi ha delle ragioni che la ragione non conosce. Fare un passo indietro rispetto al Mistero dell’uomo nella sua origine e nel suo anelito alla comunione con Dio è, anche per il credente, un atto di grande intelligenza e dignità. Bisognerebbe ritornare a meditare sulla natura di Dio per capire come, già nella Sua intima natura, è presente questa verità, e cioè che l’amore è vero se è conforme al Vero. “Tu, Trinità eterna, sei come un mare profondo, in cui più cerco e più trovo, e quanto più trovo, più cresce la sete di cercarti. Tu sei insaziabile; e l’anima, saziandosi nel tuo abisso, non si sazia, perché permane nella fame di te, sempre più te brama, o Trinità eterna” (Caterina da Siena).
D. V.

21/05/2026
Il respiro di Dio PentecosteGv 20,19-23 Cinquanta giorni dopo la Risurrezione di Gesù, la minuta chiesa del Risorto si r...
20/05/2026

Il respiro di Dio
Pentecoste
Gv 20,19-23
Cinquanta giorni dopo la Risurrezione di Gesù, la minuta chiesa del Risorto si ritrova chiusa, barricata per la paura dei Giudei. A spaginare lo sparuto gruppo di uomini e donne è lo Spirito, il consolatore, l’avvocato promesso da Gesù ai suoi. Viene lo Spirito come presenza che consola: leggero e quieto come un respiro, come il battito del cuore. Viene il respiro di Dio, per rendere gonfia di passione la vita dei suoi Apostoli. È Lui, Gesù in persona, a dire: “‘Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi’. Detto questo, soffiò e disse loro: ‘Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati’”. “L’abbandonato ritorna da coloro che lo avevano abbandonato” (E. Ronchi). E lo fa, Gesù, soffiando sull’l’umanità e sulla creazione. Da quelle feritoie d’amore, Gesù spalanca i cuori barricati dei discepoli, e Agostino commenta: “I chiodi avevano trafitto le sue mani, e la lancia aveva aperto il suo costato; ed erano conservati i segni delle ferite per guarire dalla piaga del dubbio i cuori degli increduli. E le porte chiuse non avevano potuto opporsi al suo corpo, dove abitava la divinità. Colui, la cui nascita aveva lasciato inviolata la verginità della madre, poté entrare in quel luogo, senza che le porte venissero aperte” (CXXI, 4). “Tu vieni a turbarci, vento dello spirito. Tu sei l’altro che è in noi. Tu sei il soffio che anima e sempre scompare” (D. M. Turoldo). Pervasi da suo stesso respiro, gli Apostoli, come per incanto, sono animati, permeati di vita e pronti a parlare la lingua universale dell’umanità. Epifania di Chiesa coraggiosa diviene la Pentecoste per tutti, capace di rimettere in viaggio chi si è smarrito e perduto. È il rilancio di Dio! Lo Spirito, principio vitale e luminoso per gli uomini, pianta e fa crescere oasi di perdono e di riconciliazione. Spazza la polvere della paura dagli uomini e li consolida in certezze umane. Candidati “all’aspirazione, alla pace, alla gioia, alla vita, all’amore” (G. Vannucci) devono essere i discepoli di Gesù, capaci di pensare “allo Spirito che fa diventare tua lingua la Parola di Dio: tua lingua e tua passione il tuo cuore” (A. Casati), in una specie di “parte per il tutto”.
D.V.

La carne umana è in Dio Ascensione del SignoreMt 28,16-20 È sul monte di Galilea che Gesù vuole incontrare i suoi, lì do...
15/05/2026

La carne umana è in Dio
Ascensione del Signore
Mt 28,16-20
È sul monte di Galilea che Gesù vuole incontrare i suoi, lì dove è iniziato tutto: in quella terra di Zabulon, di Neftali, la Galilea delle genti. “Andate ad annunciare ai miei discepoli che vadano in Galilea: là mi vedranno” (Mt 28,10). È ciò che il Risorto dice alle donne nel giorno della risurrezione. Ricomincia qui, tra il dubbio e la fede, la Chiesa del Kyrios, una Chiesa provata, smarrita, numericamente insecchita, ma obbediente all’appuntamento sull’ultima montagna. Lì, di fronte al Risorto, si prostrano e adorano in quella Shekinah di Dio della storia. Ma la fede che spinge all’adorazione si mescola al dubbio (Mt 28,17). Coabitati tra fede e dubbio, per i discepoli si aprono spazi di ricerca e di motivazioni necessarie, per accogliere fiduciosamente l’unica verità: quella della Kyrios. Si abita la verità, ma non la si ha. È questa umanità mite e umile di Gesù di Nazaret (cfr. Mt 11,29) ad insegnare come partire per le strade del mondo. “A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato”. Il segreto di questa ambiziosa missione sta nella povertà dei mezzi. Povera si presenta al mondo la Chiesa del Risorto. Poveri sono i suoi membri. Poveri sono i suoi credenti. Fragile, come l’argilla, è la Chiesa del Risorto, ma che porta in sé il tesoro prezioso dell’Evangelo. “Un contagio, un’epidemia divina da spargere sulla terra. Andate, profumate di cielo le vite che incontrate, insegnate il mestiere di vivere, così come l’avete visto fare a me, mostrate loro quanto sono belli e grandi” (E. Ronchi). Credibile diviene la Chiesa di Gesù perché purificata da ogni potere umano e libera da ogni forma e volontà di dominio. “Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Gesù non è andato al di là delle nubi, ma al di là delle forme. Una comunità, la sua, aperta all’essenziale, al dono, alla fiducia reciproca, desiderosa di essere Chiesa semplice, abitata dalla forza rigenerante della misericordia. Discepoli abitati da Lui in ogni tempo e in ogni luogo, capaci di ascoltare la sua Parola e di stupirsi di tutto ciò che Dio ha creato per l’umanità.
D.V.

Nella Domenica della VI Domenica di Pasqua, il vescovo Fabio ha istituito "accolito" Francesco Radi,  "Lettore" Francesc...
12/05/2026

Nella Domenica della VI Domenica di Pasqua, il vescovo Fabio ha istituito "accolito" Francesco Radi, "Lettore" Francesco Pedone. A loro la nostra preghiera per un buon ministero generoso a beneficio della comunità parrocchiale San Pietro Apostolo.

L’amore che si impegna VI Domenica di PasquaGv 14,15-21 Lasciati sì, ma con l’impegno di una promessa. È così che apre l...
08/05/2026

L’amore che si impegna
VI Domenica di Pasqua
Gv 14,15-21
Lasciati sì, ma con l’impegno di una promessa. È così che apre la sezione del capitolo 14 del vangelo Giovanni nella VI domenica di Pasqua: “Non vi lascerò orfani: verrò da voi”. La promessa di un avvocato, “Parakletos”, che consolerà gli Apostoli, dopo che Gesù pronuncia l’addio della sua partenza: “Io vado al Padre” (Gv 14,12). Gesù, non prometto solo lo Spirito Santo, ma si impegna ad rassicurare, come un amante, uno sposo tutte le promesse rassicuranti per l’amata sposa. Prega, sarà presente e in più, tornerà. Promesse che impegnano in prima persona Gesù. Lui, non ha amato solo da Dio, ma ha saputo amare anche da uomo, come gli uomini, per questo offre un futuro, sia pur limitato, ma di intenso amore. È l’amore che si impegna, che diviene impegno e assunzione di ciò che si è amato e che rimarrà per sempre. È ciò che un’amante, un orfano, una vedova, chiunque, privato i una presenza, vuole sentirsi dire: “non vi lascerò orfani, verrò da voi, sarò in voi”. Eventi concomitanti, saranno quelli che accompagneranno gli Apostoli, vedranno il Signore e lo riconosceranno grazie allo Spirito. L’amore sa andare oltre il visibile. Fluido magico, è l’amore, capace di penetrare muri e porte sbarrate. Né morte, né vita al passato, posso impedire il dialogo d’amore, tra lui e la sua Chiesa. “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti” (v. 15); “Chi accoglie (letteralmente: “ha”) i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama” (v. 21). Ecco il legame magico di questo amore. “Non per dovere, ma come espansione verso l'esterno di ciò che già preme dentro, come la linfa della vite a primavera, quando preme sulla corteccia dura dei tralci e li apre e ne esce in forma di gemme e foglie” (E. Ronchi). Lasciati abitare dallo Spirito! Come Signore? Isacco il Siro racchiude così la domanda: “Quando lo Spirito pone la sua dimora in un uomo, questi non può più arrestare la sua preghiera, perché lo Spirito non cessa di pregare per lui. Che lui dorma o vegli la preghiera non si separa dal suo cuore. Mentre mangia, mentre beve, mentre riposa, mentre lavora, mentre è sprofondato nel sonno, il profumo della preghiera esala spontaneamente dal suo cuore”.
D.V.

Gesù, volto del Padre V Domenica di PasquaGv 14,1-12  Non potevamo non sentirci dire da Gesù parole più incoraggianti di...
01/05/2026

Gesù, volto del Padre
V Domenica di Pasqua
Gv 14,1-12

Non potevamo non sentirci dire da Gesù parole più incoraggianti di queste: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”. È ciò che ognuno di noi si augura in questo momento storico. Gesù chiede ai discepoli di avere fede e di non essere turbati (cfr. Gv 14,1). È una Chiesa che si appresta a rimanere orfana, da parte di colui che l’ha resa forte con i suoi discorsi, con la sua vicinanza, ma soprattutto per essere stato la narrazione del Padre, la concretizzazione del volto di Dio. “Da tanto tempo sono con te e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi dire: ‘Mostraci il Padre? ’” (v. 9). Sembra strano ma è la richiesta che fa Filippo a Gesù. Esperienza che, spesso, facciamo anche noi. Incrociamo volti, ma non ci incontriamo. Sicché è più un vivere accanto, che non un vivere insieme. Gesù manifesta la vicinanza del Padre e l’esperienza intima con Dio: è questo che lo rende credibile davanti agli uomini. “Io e il Padre, siamo!”. Questa è stata l’espressione di Gesù, del Maestro vincente. Passare dall’io al noi è e rimane il segreto per ogni rapporto interpersonale: sia essa di coppia, sia di una vita comunitaria. Qui si trova il punto di equilibrio che mantiene viva la relazione, senza farla svanire nell’estraniamento reciproco o nella fagocitazione. Mai Gesù ha fatto qualcosa senza il consenso del Padre, come nessun coniuge compie un’azione senza il parere dell’altro. “A noi è affidato il compito - l’arte, di scoprire e di mantenere nell’essenziale la conoscenza reciproca per custodire, rinnovandola ogni giorno, la consegna di sé all’altro e l’accoglienza dell’altro in sé” (L. Manicardi). Il bello del cristiano, il segreto che lo custodisce, è che Gesù fa vivere perché Lui è vita! Un “no” gridato alla paura e un “sì” consegnato alla fiducia rimangono il testamento di Gesù, che deve andare nell’ad-Dio, cioè davanti a Dio e per Dio, per porre il futuro della Chiesa in tempi di assenza. “Chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio”. Comprendi allora, cristiano, questo tempo? Tempo di profezia è ciò che Gesù ci consegna. Tempo per prendersi cura della realtà e delle persone a noi affidate. Ma è anche il tempo in cui ognuno curi l’altro, guarisca e consoli il fratello, cosi come lo guarda Gesù, così come lui ha vissuto, come Lui ha saputo amare. Come colui che ha saputo accogliere, comprenderai come si muore. Allora un po’ tutti noi capiremo Dio e la vita si dispiegherà per il cielo.
D. V.

Indirizzo

Piazza Duomo
Cerignola
71042

Orario di apertura

Lunedì 07:30 - 11:00
17:45 - 20:40
Martedì 07:30 - 11:00
17:45 - 20:40
Mercoledì 07:30 - 11:00
17:45 - 20:40
Giovedì 07:30 - 11:00
17:45 - 20:40
Venerdì 07:30 - 11:00
17:45 - 20:40
Sabato 07:30 - 11:00
17:45 - 20:40
Domenica 07:30 - 13:15
17:45 - 20:40

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando San Pietro Duomo Cerignola pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi