03/08/2025
«Aspirate a cose grandi, alla santità, ovunque siate. Non accontentatevi di meno». Leone XIV si rivolge ai ragazzi di Tor Vergata citando come modelli Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis, che saranno canonizzati il 7 settembre. Parole esigenti, perché a dispetto della «fragilità» che ci accomuna «siamo fatti per questo», scandisce Prevost: «Non per una vita dove tutto è scontato e fermo, ma per un’esistenza che si rigenera costantemente nel dono, nell'amore. E così aspiriamo continuamente a un "di più" che nessuna realtà creata ci può dare; sentiamo una sete grande e bruciante a tal punto, che nessuna bevanda di questo mondo la può estinguere». L’inquietudine di Agostino: «Ci hai creati in te e il nostro cuore è inquieto finché non si riposa in te», scrive il filosofo all’inizio delle Confessioni. E il Papa agostiniano scandisce la sua omelia come un richiamo continuo a non accontentarsi, ad andare oltre: «Non inganniamo il nostro cuore, cercando di spegnere questa sete con surrogati inefficaci! Ascoltiamola, piuttosto! Facciamone uno sgabello su cui salire per affacciarci, come bambini, in punta di piedi, alla finestra dell'incontro con Dio». Del resto, «c’è una domanda importante nel nostro cuore, un bisogno di verità che non possiamo ignorare, che ci porta a chiederci: cos'è veramente la felicità? Qual è il vero gusto della vita? Cosa ci libera dagli stagni del non senso, della noia, della mediocrità?». 👉 L'articolo di Gian Guido Vecchi prosegue sul sito del Corriere