Parrocchia di San Giuseppe - Comunità Cristiana Sinodale di Cavarzere

Parrocchia di San Giuseppe - Comunità Cristiana Sinodale di Cavarzere Pagina a servizio della Parrocchia San Giuseppe di Cavarzere

💢 Questa Domenica volge al termine. Abbiamo partecipato alla Santa Messa, ascoltato le letture e partecipato all'Eucaris...
13/09/2026

💢 Questa Domenica volge al termine. Abbiamo partecipato alla Santa Messa, ascoltato le letture e partecipato all'Eucaristia. E poi, tornati a casa, alle nostre abitudini quotidiane del giorno di festa. Cosa ci rimane del Vangelo ascoltato oggi? Lo abbiamo "assimilato", fatto nostro o è entrato da un orecchio ed uscito dall'altro?
Ecco un ultima riflessione sulla Parola di Dio di quest'oggi.
(dal web)

" IL PERDONO NON TIENE IL CONTO "

Per comprendere bene il Vangelo di oggi dobbiamo ricordare cosa Gesù ha appena detto ai suoi discepoli.

Pochi versetti prima (nel Vangelo di Domenica scorsa), ha parlato del fratello che sbaglia, della correzione fraterna, del tentativo di recuperarlo e di non perderlo.

Pietro ascolta tutto questo e probabilmente dentro di sé nasce una domanda molto concreta: va bene cercare il fratello, va bene perdonarlo, ma fino a quando?

Per questo si avvicina a Gesù e chiede: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?».

In fondo è una domanda che potremmo fare anche noi.

Quante possibilità devo dare a una persona, quante volte devo ricominciare, quando posso dire: adesso basta?

Pietro propone sette volte, che non è affatto poco.

Il sette nella Bibbia richiama la pienezza e Pietro sembra quasi voler dire: Signore, devo arrivare proprio fino in fondo?

Gesù gli risponde: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette».

Non gli sta consegnando il numero 490 per permettergli di cominciare a contare.

Immaginiamo Pietro con un quaderno: prima offesa, seconda, centoventesima, quattrocentottantanovesima... alla quattrocentonovantunesima finalmente posso non perdonare.

Non è questo! Gesù sta dicendo semplicemente: smetti di contare!
E dentro quelle parole c'è probabilmente anche un richiamo molto antico.

Nel libro della Genesi, Lamec arriva a vantarsi di una vendetta moltiplicata oltre misura.

Gesù prende quella stessa logica e la capovolge: dove l'uomo aveva moltiplicato la vendetta, Lui chiede al discepolo di moltiplicare il perdono.

Non settanta volte la vendetta, ma settanta volte sette il perdono!

Ma Gesù sa benissimo che dire perdona sempre è facile, mentre farlo quando qualcuno ci ha realmente feriti può essere una delle cose più difficili della vita.

Per questo racconta una parabola: un re decide di regolare i conti con i suoi servi e gli portano davanti un uomo che gli deve diecimila talenti.

Non fermiamoci troppo a trasformare questa cifra in euro, perché perderemmo proprio quello che Gesù vuole farci capire: è una somma talmente enorme che quell'uomo non avrebbe realisticamente potuto restituirla.

Il servo cade a terra e supplica: «Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa».

Ma anche questa promessa, se ci pensiamo, è quasi impossibile.
Come farà a restituire una cifra del genere?

E qui accade qualcosa di meraviglioso: il padrone non gli concede semplicemente altro tempo, fa molto di più. Gli cancella il debito!

Il servo chiede pazienza, il padrone risponde con misericordia, chiede una proroga e riceve la libertà: aveva davanti un debito che non avrebbe potuto pagare e improvvisamente non deve più nulla.

Quell'uomo dovrebbe uscire da quella casa con il cuore leggero, quasi incredulo per ciò che gli è appena accaduto, e invece succede qualcosa di terribile.

Appena uscito incontra un suo compagno che gli deve cento denari.

Anche questa non è una cifra insignificante, poteva corrispondere a parecchie giornate di lavoro, quindi il secondo servo ha davvero un debito, ma davanti ai diecimila talenti appena cancellati è una cosa infinitamente più piccola.

Il primo servo lo prende per il collo e gli dice: «Restituisci quello che devi!».

E qui c'è un particolare che secondo me dovremmo leggere lentamente. Il secondo servo cade a terra e dice: «Abbi pazienza con me e ti restituirò».

Sono praticamente le stesse identiche parole che il primo servo aveva pronunciato poco prima davanti al padrone.

Quell'uomo sta ascoltando la propria preghiera uscire dalla bocca di un altro.

Dovrebbe riconoscersi, dovrebbe ricordare il pavimento sul quale era inginocchiato pochi minuti prima, la paura che aveva provato, la supplica che aveva pronunciato e soprattutto la misericordia che aveva ricevuto.

E invece non ricorda più niente: fa mettere il compagno in prigione!

Il problema del servo non è soltanto che è duro, il problema è che ha ricevuto misericordia senza permettere alla misericordia di cambiargli il cuore.

È stato perdonato, ma non è diventato capace di perdonare. È stato liberato, ma continua a tenere prigioniero qualcun altro.

Ha sperimentato sulla propria pelle cosa significa ricevere una seconda possibilità, ma appena incontra il debito dell'altro dimentica immediatamente il proprio.

E qui, fratelli e sorelle, il Vangelo comincia a diventare molto vicino a noi, perché anche noi possiamo ricordare perfettamente i cento denari che qualcuno ci deve e dimenticare facilmente i diecimila talenti che ci sono stati perdonati.

Ricordiamo quella frase che ci hanno detto dieci anni fa, ricordiamo il torto subito, ricordiamo chi non ci ha rispettato, chi ci ha deluso, chi non ci ha chiesto scusa nel modo che avremmo voluto.

E attenzione, Gesù non ci sta dicendo che queste ferite non siano importanti, perché cento denari sono comunque un debito.

Il male ricevuto rimane male. Una ferita non diventa piccola soltanto perché anche noi abbiamo bisogno del perdono di Dio.

Gesù non ci chiede di chiamare bene ciò che è male e non ci chiede neppure di fare finta che non sia successo nulla; ci chiede però di non dimenticare mai da quale misericordia noi stessi viviamo.

Ogni volta che preghiamo il Padre nostro diciamo: «Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori».

Sono parole che pronunciamo forse da quando eravamo bambini e proprio perché le conosciamo tanto bene rischiamo di non sentirne più il peso.

Stiamo chiedendo a Dio misericordia e, nello stesso momento, stiamo chiedendo che quella misericordia impari a passare anche attraverso di noi.

Non perché possiamo comprare il perdono di Dio perdonando gli altri: la misericordia di Dio non si compra!

La parabola lo mostra chiaramente: il padrone cancella per primo un debito impossibile, ma il perdono ricevuto, se è stato davvero accolto, non può lasciare il nostro cuore esattamente come prima.

La misericordia ricevuta vuole diventare misericordia donata.

A questo punto però dobbiamo chiarire una cosa molto importante.

Perdonare non significa necessariamente tornare ad avere con una persona lo stesso rapporto di prima, non significa dimenticare o fidarsi immediatamente.

E soprattutto non significa permettere a qualcuno di continuare a farci del male.

Ci sono situazioni nelle quali mettere una distanza è necessario e può essere anche giusto.

Possiamo perdonare qualcuno e contemporaneamente dire: con te non posso più avere il rapporto che avevo prima, possiamo non desiderare vendetta e allo stesso tempo proteggerci, possiamo affidare una persona a Dio senza consegnarle nuovamente le chiavi della nostra vita.

Il perdono e la riconciliazione non sono esattamente la stessa cosa.

Per perdonare può bastare il lavoro di un cuore, per riconciliarsi ne servono almeno due.

Se l'altro non riconosce il male, non cambia comportamento o continua a ferirci, una piena riconciliazione può anche non essere possibile, ma possiamo lavorare perché quella persona non continui a vivere dentro di noi attraverso il rancore.

E questo lavoro, qualche volta, richiede tempo.

Quando Gesù dice settanta volte sette, secondo me ci sta dicendo anche questo: forse dovremo perdonare più volte persino la stessa ferita.

Ci sembra di avere perdonato e poi, dopo mesi, basta un ricordo, una parola, un incontro e quella ferita torna a fare male.

Non significa necessariamente che il perdono di prima fosse falso, significa che siamo umani e alcune ferite hanno bisogno di essere nuovamente consegnate a Dio: ancora una volta, e poi un'altra, e forse un'altra ancora; finché il ricordo rimane, ma non governa più la nostra vita.

La parabola però termina con parole molto severe.

Quando il padrone viene a sapere ciò che è accaduto dice al servo: «Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?».

E Gesù conclude: «Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

Non possiamo cancellare questa conclusione perché ci mette a disagio.

Gesù prende sul serio il perdono!

Non considera il rancore una piccola cosa innocua che possiamo custodire tranquillamente per tutta la vita, perché il rancore, se alimentato continuamente, non punisce soltanto chi ci ha ferito, finisce per imprigionare anche noi.

E forse è proprio questo uno dei paradossi più dolorosi: qualcuno ci ha fatto male una volta e noi, continuando a rivivere quel male ogni giorno, permettiamo a quella persona di continuare a ferirci anche quando non è più presente.

Perdonare allora non significa dire che non è successo niente, significa poter arrivare, magari dopo un lungo cammino, a dire: quello che hai fatto mi ha ferito, ma non permetterò a questa ferita di trasformarmi nella persona che non voglio diventare.

forse oggi Pietro presta la sua voce anche a noi: quante volte devo perdonare?
Magari c'è una persona alla quale abbiamo già dato tante possibilità, magari c'è una ferita che ancora brucia, magari diciamo di avere perdonato, ma basta sentirne pronunciare il nome perché dentro di noi ricominci immediatamente il processo, con accusa, sentenza e condanna.
Non colpevolizziamoci se il perdono è difficile!
Gesù non ci chiede di non sentire più dolore da un momento all'altro, ci chiede di non fare del dolore la nostra casa.
Possiamo cominciare anche da una preghiera molto semplice: «Signore, oggi non riesco ancora a perdonare completamente, ma non voglio vivere nel rancore; aiutami Tu!».
E forse il primo passo può essere proprio ricordare i diecimila talenti, ricordare quante volte siamo stati noi ad aver bisogno di pazienza, quante volte abbiamo promesso a Dio di cambiare e poi siamo ricaduti, quante volte siamo stati perdonati, rialzati e abbiamo ricominciato da capo.
Non per dire che il male ricevuto non conta, ma per ricordarci che tutti viviamo della stessa misericordia.
Signore Gesù, insegnaci a non tenere il conto delle offese come se il nostro cuore fosse un libro dei debiti.
Quando qualcuno ci ferisce donaci la forza di non rispondere al male con altro male e, quando il dolore è troppo grande per riuscire subito a perdonare, prendici per mano e accompagnaci Tu.
Aiutaci a mettere i confini necessari senza odio, a cercare la giustizia senza vendetta e a ricordare sempre la misericordia che abbiamo ricevuto.
E quando ci viene voglia di stringere qualcuno per il collo per i suoi cento denari, ricordaci con dolcezza i diecimila talenti che Tu hai cancellato a noi.

❤️🙏 Buona serata e serena notte a tutti❤️

💢 Il foglietto di oggi, Domenica 13 settembre, che troviamo nelle chiese della nostra C.C.S.con tutti i principali appun...
13/09/2026

💢 Il foglietto di oggi, Domenica 13 settembre, che troviamo nelle chiese della nostra C.C.S.
con tutti i principali appuntamenti della settimana

🟢 Buona e Santa Domenica, giorno del Signore, XXIVª del Tempo Ordinario, 13 settembre 2026.Alcune volte può capitarci di...
13/09/2026

🟢 Buona e Santa Domenica, giorno del Signore,
XXIVª del Tempo Ordinario, 13 settembre 2026.

Alcune volte può capitarci di cercare il miracolo eclatante per poter credere in Dio Padre. È come se gli lanciassimo una sfida: 《 se vuoi che io creda dammi una prova della tua esistenza 》. Ma la prova più grande accade durante la Messa, quando il pane e il vino diventano il Corpo e il Sangue di Cristo. .
- M. B.

Gesù nell'Eucaristia sembra dirci: 《 mangiami, bevimi! Ancora oggi discendo sulla terra per te. Sono mangiato, fatto a pezzi, affinché più profonda sia la mia mescolanza con te, la fusione, l'unione. Se uno unisce a sé una cosa, essa però resta distinta da lui: io invece, entro in te, mi insinuo in ogni parte. Non vedo più alcuna separazione tra noi due: siamo uno》.
- San Giovanni Crisostomo

📖 IL VANGELO DELLA DOMENICA
† Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 18,21-35
In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
Parola del Signore.

🟢  Buongiorno, è venerdì 11 settembre.📖 IL VANGELO DEL GIORNOPuò forse un cieco guidare un altro cieco?† Dal Vangelo sec...
11/09/2026

🟢 Buongiorno, è venerdì 11 settembre.

📖 IL VANGELO DEL GIORNO
Può forse un cieco guidare un altro cieco?
† Dal Vangelo secondo Luca
Lc 6,39-42

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Parola del Signore

🙏 Un pensiero......
Più si fa esperienza della Misericordia e dell'Amore di di Dio, più ci si rende conto che sulla terra siamo tutti in cammino, tutti abbiamo pregi e difetti, tutti possiamo fare cose meravigliose o sbagliare. Per questo chi cresce nella conoscenza di se e nell'umiltà impara a valutare le situazioni ma mai a condannare le persone o le intenzioni. Chiediamo ogni giorno al Signore di mettere nei nostri cuori e nella nostra mente il collirio della misericordia, del perdono, dell'umiltà .

Capita tante volte a chi si sente "avanti " umanamente o spiritualmente di dire devi fare questo, devi fare quello, tu sei cosi o tu sei in questa maniera. Impariamo a guardare la nostra vita e migliorare noi stessi, senza mai presumere di essere arrivati. Chiediamo a Gesù, l'unico che conosce il cuore e le menti, di aiutarci a vedere le persone e la realtà come la vede Lui. Possiamo aiutare i fratelli a correggere le azioni, ma non cadiamo mai nel giudizio, nella presunzione, perchè rischiamo di essere ciechi che pretendono di guidare altri ciechi .

In questo tempo di cambiamenti per la nostra CCS, vogliamo accogliere tutto nel Signore e dire intanto il nostro grazie ...
10/09/2026

In questo tempo di cambiamenti per la nostra CCS, vogliamo accogliere tutto nel Signore e dire intanto il nostro grazie a don Andrea, arciprete del Duomo di Cavarzere! Un segno di gratitudine e stringersi a lui durante la celebrazione di domenica 20 settembre alle ore 10.30 presso San Mauro

🟢 Buon giovedì 10 settembre 📖 IL VANGELO DEL GIORNODal Vangelo secondo LucaLc 6,27-38In quel tempo, Gesù disse ai suoi d...
10/09/2026

🟢 Buon giovedì 10 settembre

📖 IL VANGELO DEL GIORNO
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 6,27-38

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.
E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.
Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

Parola del Signore.

🟢 È mercoledì 9 settembre. Buona giornata. Oggi la Chiesa ricorda 𝐒𝐀𝐍 𝐏𝐈𝐄𝐓𝐑𝐎 𝐂𝐋𝐀𝐕𝐄𝐑Nato a Verdù, a pochi chilometri da B...
09/09/2026

🟢 È mercoledì 9 settembre.
Buona giornata. Oggi la Chiesa ricorda 𝐒𝐀𝐍 𝐏𝐈𝐄𝐓𝐑𝐎 𝐂𝐋𝐀𝐕𝐄𝐑

Nato a Verdù, a pochi chilometri da Barcellona, il 25 giugno 1580, Pietro Claver entra nella Compagnia di Gesù dopo aver pronunciato i primi voti nel 1604. Tra il 1605 e il 1608 studia filosofia a Palma di Maiorca e viene ordinato sacerdote a Cartagena nel 1616 e, diventato missionario, presta le sue cure pastorali agli schiavi neri, deportati dall'Africa. Qui, infatti, sbarcano migliaia di schiavi, quasi tutti giovani: ma invecchiano e muoiono presto per la fatica e i maltrattamenti; e per l'abbandono quando sono invalidi. In particolare, pronuncia il voto di essere «sempre schiavo degli Etiopi» (all'epoca si chiamavano «etiopi» tutti i neri) e per comprendere i loro problemi impara anche la lingua dell'Angola. Ammalatosi di peste, sopporta perfino i maltrattamenti del suo infermiere, che è un nero. Morto a 74 anni e canonizzato nel 1888 insieme con Alfonso Rodriguez, suo fratello gesuita e amico, è stato proclamato patrono delle missioni per i neri da Papa Leone XIII

📖 IL VANGELO DEL GIORNO
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 6,20-26

In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».

Parola del Signore.

🟡 Martedì 8 settembre. Buongiorno a tutti.Oggi la Chiesa ricorda la𝐍𝐀𝐓𝐈𝐕𝐈𝐓𝐀 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐁𝐄𝐀𝐓𝐀 𝐕𝐄𝐑𝐆𝐈𝐍𝐄 𝐌𝐀𝐑𝐈𝐀La nascita della SS...
08/09/2026

🟡 Martedì 8 settembre.
Buongiorno a tutti.
Oggi la Chiesa ricorda la
𝐍𝐀𝐓𝐈𝐕𝐈𝐓𝐀 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐁𝐄𝐀𝐓𝐀 𝐕𝐄𝐑𝐆𝐈𝐍𝐄 𝐌𝐀𝐑𝐈𝐀

La nascita della SS. Vergine fu preannunziata fin dall'inizio quando il Signore promise all'umanità decaduta un'altra donna che avrebbe schiacciato il capo al serpente. E giunta la pienezza dei tempi, Maria apparve come stella mattutina nel mare tempestoso del mondo, pura, santa, piena di grazia.
Maria nacque santa, poiché fu concepita senza macchia originale e piena di ogni grazia. La grazia che ebbe la SS. Vergine sorpassò la grazia non solo di ciascun santo, ma di tutti gli Angeli ed i Beati del cielo, e questo a ben ragione perché Maria era destinata a divenire Madre di Dio.

📖 IL VANGELO DEL GIORNO
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 1,18-23

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa Dio con noi.

Parola del Signore

🟢 Buona giornata, buon lunedì 7 settembre 📖 IL VANGELO DEL GIORNODal Vangelo secondo LucaLc 6,6-11Un sabato Gesù entrò n...
07/09/2026

🟢 Buona giornata, buon lunedì 7 settembre

📖 IL VANGELO DEL GIORNO
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 6,6-11

Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo.
Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo.
Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita.
Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.

Parola del Signore.

🙏 Un pensiero......
È bello notare due aspetti in questo miracolo. Da una parte la vicinanza di Gesù alla persona malata. Gli sta vicino, lo guarisce, si mette al centro con Lui Oltre alla malattia, la sofferenza più grande per chi sta male nel corpo o nello Spirito è l'isolamento, l'emarginazione. Gesù annulla la distanza, per amore si fa prossimo, prende su di se la sofferenza dell’altro e la guarisce.
Inoltre Gesù si indigna davanti al moralismo e legalismo spietato dei farisei che rimanendo alla lettera della regola non ammettono eccezioni di sorta, anche nel caso di una persona che soffre.
Celebrare il sabato significa riposarsi in Dio, contemplarlo, amarlo....Ma non si può amare Dio senza amare il prossimo e non c'è una legge che può impedire di fare il bene. Anche le nostre mani possono essere inaridite perchè non sono più capaci di compiere il bene, di lavorare, di dare una carezza. Gesù guarisci il cuore di ogni persona perché il capolavoro delle nostre mani possa continuare a compiere ciò per cui tu le hai create.

🟢 Buona e Santa DomenicaGiorno del Signore 6 settembreXXIIIª del Tempo Ordinario Nel Vangelo di questa Domenica Gesù ci ...
06/09/2026

🟢 Buona e Santa Domenica
Giorno del Signore 6 settembre
XXIIIª del Tempo Ordinario

Nel Vangelo di questa Domenica Gesù ci insegna che la vita della comunità cristiana nasce dalla cura reciproca, dal perdono e dalla ricerca della riconciliazione.
Quando un fratello sbaglia, il Signore non ci invita a giudicarlo o ad allontanarlo, ma a cercarlo con discrezione e amore, per aiutarlo a ritrovare la strada. E dove due o tre sono riuniti nel suo nome, Cristo assicura la sua presenza.

(❤️ Se ci riesce, troviamo un po di tempo per leggere la riflessione che troviamo in fondo al post, dopo il Vangelo di oggi. Si, è un po lunga, ma ne vale la pena).

📖 IL VANGELO DELLA DOMENICA
Se ti ascolterà avrai guadagnato il tuo fratello.
† Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 18,15-20

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Parola del Signore.

❤️ "SE UN FRATELLO TI FA UN TORTO…"

Il Vangelo di oggi ci porta dentro una realtà che conosciamo tutti molto bene: prima o poi, anche tra persone che si vogliono bene, qualcosa può rompersi.

Succede nelle famiglie, tra amici, nei luoghi di lavoro e succedeva puntualmente anche nelle prime comunità cristiane.

Gesù lo sa bene e non immagina una Chiesa composta da persone impeccabili che non sbaglieranno mai, per questo insegna ai suoi discepoli cosa fare quando un fratello commette una colpa.
La prima cosa che dice è chiarissima: «Va' e ammoniscilo fra te e lui solo».

Gesù non dice di andare a raccontare in giro quello che ci hanno fatto, di umiliare la persona davanti a tutti, ma non dice neppure di fare finta che non sia successo niente. Dice soltanto di andare da lui.

Questo è un insegnamento enorme, perché quando qualcuno ci ferisce la tentazione immediata è quella di parlarne con chiunque, tranne che con la persona interessata.

Raccontiamo i dettagli, cerchiamo alleati che ci diano ragione e, senza rendercene conto, una ferita che riguardava due persone finisce per intossicare una famiglia o un intero gruppo. Il Signore ci indica una strada diversa: incontrarsi a quattr'occhi e provare a ricucire.

Subito dopo Gesù aggiunge una frase ancora più luminosa: «Se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello».

Ecco il vero scopo della correzione fraterna: non dobbiamo vincere una discussione, dobbiamo guadagnare un fratello.

Se correggo qualcuno soltanto per dimostrargli che ho ragione e che lui ha torto, non sto seguendo il Vangelo. La correzione cristiana nasce dall'amore e desidera rialzare chi ha sbagliato, non metterlo in ginocchio.

Naturalmente questo non significa accettare passivamente qualunque sopruso. Amare non vuol dire permettere agli altri di calpestarci e perdonare non significa far finta che il male non esista.

Possiamo perdonare una persona e, quando è necessario per la nostra serenità, mettere anche una giusta distanza per proteggerci, perché il perdono libera il nostro cuore dal rancore e dalla vendetta, ma non ci obbliga a restare prigionieri nelle mani di chi continua a farci del male.

Gesù sa che il primo tentativo a tu per tu potrebbe non bastare, perciò invita a tornare con uno o due testimoni e poi a coinvolgere la comunità.

Non sta organizzando un tribunale per condannare qualcuno, sta moltiplicando i tentativi per non perderlo, è come se dicesse di provarle tutte prima di arrendersi davanti a un legame spezzato.

Ma arriva anche il momento in cui bisogna riconoscere che non possiamo forzare la libertà di nessuno. Se quella persona rifiuta perfino l'ascolto della comunità, Gesù dice di considerarla come il pagano e il pubblicano.

Queste parole non significano odiare o trattare male: Gesù stesso andava a mangiare con i pubblicani e non ha mai chiuso la speranza del ritorno.

Significa però prendere atto con realismo che la comunione è interrotta, lasciando la porta aperta nel cuore senza permettere che l'altro continui a ferirci.

Poi Gesù parla dell'autorità di legare e sciogliere affidata alla comunità: la Chiesa non è un club ricreativo, ma una famiglia chiamata a custodire la fede e ad aiutare chi sbaglia a ritrovare la via, usando l'autorità non per schiacciare, ma per ricucire ciò che si è strappato.

Infine il Maestro ci consegna quella promessa che dona una pace immensa: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Non servono f***e oceaniche: dove due persone provano sinceramente a chiarirsi, dove si rinuncia a umiliare l'altro per parlargli con verità, dove ci si unisce nella preghiera portando insieme le ferite della vita, lì Cristo è presente, vivo e operante.

Domandiamoci con sincerità cosa facciamo quando qualcuno ci ferisce.

Cerchiamo subito qualcuno con cui sfogare la nostra rabbia oppure abbiamo il coraggio e l'umiltà di andare a parlare direttamente con chi ha sbagliato?

E quando correggiamo una persona cara, lo facciamo per aiutarla o solo per toglierci una soddisfazione personale?

La correzione è un'arte difficile perché richiede insieme la verità, l'amore e la misericordia.

La verità senza l'amore e la misericordia diventa una pietra scagliata contro l'altro, ma l'amore e la misericordia che hanno paura della verità rischiano di lasciarlo nell'errore. Gesù ci chiede di tenerli uniti.

E se c'è qualcuno con cui abbiamo tentato tante volte di ricostruire un rapporto senza riuscirci, mettiamo pure quella distanza necessaria per custodire la pace, ma senza permettere che diventi odio.

Alcune ferite si rimarginano presto, altre chiedono tempo, altre forse non guariranno mai su questa terra, ma noi possiamo sempre continuare ad affidare quelle persone a Dio, proteggendo il nostro cuore dall'amarezza.

Nel silenzio possiamo pregare così:
Signore Gesù, insegnaci a parlare quando sarebbe più comodo sparlare con gli altri, a correggere senza umiliare e ad ascoltare quando siamo noi ad aver sbagliato.

Donaci la forza di perdonare senza diventare deboli davanti al male, dove un rapporto può essere ricucito donaci l'umiltà di fare il primo passo e, dove dobbiamo fermarci, aiutaci a farlo senza rancore.
Ricordaci sempre che quando anche solo due o tre di noi sono riuniti nel Tuo nome, Tu sei lì, in mezzo a noi.

Santa Domenica a tutti. 🙏

Indirizzo

Cavarzere
30014

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