25/04/2026
La comunità parrocchiale di Mater Ecclesiae desidera condividere con tutti una notizia che tocca profondamente il cuore e si apre alla gratitudine nella fede. È stata ufficialmente autorizzata l’intitolazione della piazza antistante la nostra Chiesa al caro don Antonello Castoro, parroco della nostra comunità dal 24 settembre 2000 al 7 dicembre 2019, giorno in cui il Padre lo ha chiamato a sé.
Questo traguardo nasce da un desiderio forte, sincero e condiviso, fortemente voluto dalla comunità parrocchiale di Castromediano, che si è fatta promotrice di questa richiesta affinché il suo nome e la sua testimonianza restino vivi nei luoghi che hanno custodito il suo ministero e il suo amore per la gente e perché il suo esempio non venga consegnato all’oblio, ma continui a parlare al cuore di tutti noi e di chi verrà dopo di noi.
Il Sindaco e l'Amministrazione Comunale tutta, a cui vanno i nostri ringraziamenti, hanno accolto con sensibilità e partecipazione questa volontà, condividendola pienamente e avviando, conseguentemente, il complesso iter necessario per dar seguito alla predetta volontà.
Un segno concreto, quindi, che racconta quanto profondo sia stato il legame tra don Antonello e questa comunità e quanto fecondo continui a essere il bene da lui seminato, che ancora oggi genera gratitudine, memoria e desiderio di custodirne la testimonianza.
Don Antonello è stato per noi molto più di un parroco. É stato un pastore secondo il cuore di Cristo,
una presenza instancabile.
È stato luce nei momenti di buio,
parola di conforto nella prova,
mano tesa verso chi era più fragile.
Ha saputo unire la comunità rendendola famiglia, insegnandoci, con l'esempio prima ancora che con le parole, che il Vangelo si incarna nella ca**tà quotidiana, spesso nascosta e sempre fedele.
E ancora oggi, a distanza di sei anni dalla sua scomparsa, il suo ricordo continua a essere vivo e presente come una voce che non smette di accompagnarci.
Domenica 10 maggio p.v., immediatamente dopo la Solenne Celebrazione Eucaristica, in occasione della festa di Maria Madre della Chiesa, vivremo insieme la cerimonia di intitolazione.
Una data che, nella luce della fede, assume un significato profondissimo.
Fu proprio, infatti, durante la processione in onore della Vergine, nel maggio 2019, che don Antonello fu tra noi per l’ultima volta.
Nonostante la sofferenza, che aveva scelto di custodire nel silenzio per non appesantire il cuore dei suoi fedeli, non volle rinunciare a quel momento: camminò con la sua comunità, tra le strade del quartiere, affidandosi a Maria, a cui era profondamente devoto. Quel cammino, vissuto nella fatica e nell’amore, è diventato per noi un segno indelebile: il suo ultimo passo accanto alla sua comunità, il suo ultimo affidamento silenzioso al Signore attraverso Maria.
Dal giorno successivo non fece più ritorno in parrocchia.
Per questo, intitolargli proprio quella piazza, proprio nel giorno della festa della Madonna, significa non solo rendere onore al suo ministero, ma anche fissare nella memoria viva della comunità quel legame indissolubile tra la sua vita, la sua fede e la comunità di Mater Ecclesiae che ha amato fino alla fine.
Ma questa intitolazione ha anche un valore che va oltre il nostro presente:
è un dono alle generazioni future.
Molti bambini, ragazzi e giovani che oggi attraverseranno quella piazza forse non avranno avuto la possibilità di conoscerlo personalmente. Eppure, ogni volta che leggeranno quel nome, saranno invitati a chiedersi chi fosse quell’uomo, perché questa comunità abbia voluto ricordarlo così. E in quella domanda nascerà un racconto.
E in quel racconto vivrà una testimonianza.
E in quella testimonianza continuerà a vivere il Vangelo che don Antonello ha cercato di incarnare: un Vangelo fatto di prossimità, di attenzione ai poveri, di presenza silenziosa e fedele.
Invitiamo ciascuno a partecipare a questo momento di comunione, che non è solo una cerimonia, ma un rendimento di grazie al Signore per il dono di don Antonello e per il bene che, attraverso di lui, abbiamo ricevuto. Ciò che è stato vissuto nell’amore non si spegne, ma si trasforma in memoria viva perché certi esempi non si dimenticano.
Si custodiscono, si raccontano e si tramandano.