Ordine Francescano Secolare Cava de' Tirreni - San Francesco

Ordine Francescano Secolare Cava de' Tirreni - San Francesco I nostri Incontri di Fraternità si svolgeranno il sabato in alternanza alle ore 17:00/17:30. Vi aspettiamo! (Gioventù Francescana) (dai 14 ai 30 anni).

L'Ordine Francescano Secolare (O.F.S.) è costituito da cristiani che, per una vocazione specifica, si impegnano a vivere il Vangelo alla maniera di San Francesco d'Assisi, nel proprio stato Secolare, osservando una regola specifica approvata dalla Chiesa, attualmente quella confermata da Papa Paolo VI nel 1978. E’ una delle tre componenti fondamentali della grande Famiglia Francescana, costituita dai tre Ordini Francescani fondati da San Francesco d'Assisi: il Primo Ordine Francescano è composto dai Frati (Minori, Minori Cappuccini e Minori Conventuali); il Secondo Ordine Francescano è composto da Religiose Contemplative chiamate Clarisse perché cofondate da Santa Chiara d’Assisi; il Terz’Ordine Francescano è composto dai Terziari Francescani Secolari cioè da laici appartenenti all'O.F.S. (Ordine Francescano Secolare), in cui vi rientrano anche la Gi.Fra. (Gioventù Francescana) e gli Araldini, e dai Terziari Francescani Regolari cioè da Religiosi ovvero i Frati del T.O.R. (Terz’Ordine Regolare di San Francesco d'Assisi) ed anche da Religiose come le Suore Francescane Alcantarine ed altre ancora. I Francescani Secolari, emettendo, dopo un periodo di formazione e di approfondimento spirituale e culturale, una vera e propria Professione, si impegnano a vivere questa vocazione in ogni situazione in cui si trovano sul piano familiare e lavorativo. I fratelli e le sorelle dell'Ordine Francescano Secolare cercano la persona vivente e operante di Cristo negli altri fratelli, nella Chiesa, nella Parola di Dio, nella liturgia. Annunciano Cristo con la vita e la parola; testimoniano nella vita quotidiana i beni futuri: nell'amore della povertà, nell'ubbidienza, nella purezza di cuore. Si impegnano a costruire un mondo più giusto, più evangelico e fraterno accogliendo tutti gli uomini come dono di Dio, lieti di stare alla pari con i più deboli, promuovendo la giustizia. Vivono lo spirito di San Francesco d’Assisi nel lavoro e nella loro famiglia, in un cammino di maturazione umana e cristiana con i loro figli. Portatori di pace, sono fiduciosi nell'uomo e gli recano il messaggio della letizia e della speranza. L'Ordine Francescano Secolare cura anche:
• Gli Araldini (dai 6 ai 13 anni):
• La Gi.Fra.

Oggi la nostra Città di Cava de' Tirreni onora la sua Santa Patrona "Santa Maria Incoronata dell'Olmo". Nel luogo in cui...
08/09/2026

Oggi la nostra Città di Cava de' Tirreni onora la sua Santa Patrona "Santa Maria Incoronata dell'Olmo". Nel luogo in cui oggi sorge la Basilica e Santuario, verso la fine del XI secolo esisteva già una cappellina dedicata a Santa Maria della Pietà e dell’Olmo. La località, chiamata Panicocolo, all’epoca si presentava ancora nella sua natura selvatica e boschiva. I pastori dei casali delle colline circostanti scendevano qui, a valle, per il pascolo del bestiame. La cappellina si situava proprio all’incrocio di un importante snodo viario, la via Nocerina che, attraversando l’attuale corso, da Napoli portava a Salerno. Tale posizione, così favorevole agli scambi commerciali, favorirà nel XV secolo lo sviluppo di quello che sarà denominato il Borgo Scacciaventi, verso le cui botteghe confluivano i prodotti dell’artigianato tessile cavese. La cappellina sarebbe stata costruita dal proprietario del terreno nel luogo dove fu rinvenuta la Sacra Immagine. La leggenda racconta che in una notte oscura un gruppo di pastori, mentre era intento a sorvegliare le pecore, fu attratto da un insolito splendore, che li lasciò sorpresi e impauriti. L’evento si ripeté per molte notti successive, finché una notte gli umili pastori si fecero coraggio e decisero di avvicinarsi al luogo da cui proveniva il sovrumano bagliore. Man mano che essi si avvicinavano, vedevano che quella strana luce si affievoliva fino a spegnersi. Decisero, dunque, di riferire la notizia all’Abate che sarebbe stato, secondo taluni il primo, Sant'Alferio e secondo altri il terzo, chiamato San Pietro. L’Abate decise, dunque, di recarsi personalmente sul luogo in solenne processione e con gran devozione. La sorpresa fu veramente grande: giunti sul posto i convenuti videro tra i rami di un grande olmo, circondata da mille luminosissime fiammelle, l’immagine di Maria. L’Abate, pensando di portarla in un luogo più decoroso, trasportò il Santo Simulacro nella chiesa di San Cesario, ma da qui scomparve per ricomparire miracolosamente sul luogo delle precedenti apparizioni. L’Abate da ciò comprese che era volontà della Madonna che la sua immagine fosse venerata proprio in quel sito. Ricostruire le origini e la storia del Santo Simulacro non è impresa agevole poiché nel Medioevo le reliquie e le immagini Sacre hanno, spesso, subito numerose traslazioni nel tentativo di sottrarle all’iconoclastia. Il Polverino, notaio e storico cavese del 1700 così ce la descrive: [... è dipinta su una tela, di colore bruno, di volto grave con un neo sul viso nella parte destra e propriamente sotto la gota, col manto azzurro, con una stella dorata a man destra con i suoi finimenti anche dorati, col suo Bambino Gesù in atto di stringerselo al seno, unita guancia a guancia]. Con molta probabilità, per le caratteristiche bizantine, l’opera risale al 1000 ed è dipinta a tempera, su tela preparata con uno strato di cera saponificata e colla, protetto con resine sciolte in olio di lino cotto. La posa della prima pietra avvenne nel 1482 e fu benedetta da San Francesco di Paola, invitato dai Cavesi, i quali seppero che era di passaggio per Cava in quanto, per ordine del Papa Sisto IV, doveva recarsi in Francia per la guarigione del re Luigi XI. In quella occasione, il Santo vaticinò che un secolo dopo nella nuova chiesa avrebbero officiato i suoi Frati. I Frati Minimi o Paolotti hanno, infatti, retto il Santuario ed il Convento con un piccolo terreno coltivabile dal 1581 al 1807, anno in cui dovettero lasciare il complesso per via della soppressione napoleonica di tutti gli Ordini religiosi. A partire dal 1896, il Santuario fu affidato ai Padri Filippini, Congregazione fondata da San Filippo Neri. Ad essi si deve l’attuale sistemazione del complesso monumentale dell’altare, la realizzazione del pulpito, della cantoria e del nuovo organo. Il complesso architettonico si compone di due edifici che si fiancheggiano. La chiesetta laterale, che oggi funge da Oratorio, presenta un primo ordine sul quale si aprono tre portali. Quello maggiore, poggiante su una gradinata, è chiuso da cornici ed è sormontato da un timpano spezzato curvilineo. Volute angolari lo raccordano all’ordine superiore, forato da una grande apertura dalle linee sinuose. Membrature, lesene, cartocci, ghirlande e torniti pinnacoli conferiscono alla piccola facciata eleganti forme tardobarocche. La facciata più grande, quella della chiesa madre, è ugualmente realizzata con la sovrapposizione di due ordini architettonici, scanditi da due coppie di lesene con capitelli ionici. Un timpano triangolare, recante a centro un ovulo con l’immagine della Vergine, la completa. Il fianco esterno a vista presenta una successione di poderosi contrafforti e si conclude con il campanile massiccio e squadrato, realizzato in travertino e pietra calcarea. Al primo ordine, che si impone per la dicromia della zebratura, si apre un ampio portale che introduce nel cinquecentesco Chiostro del Convento dei Minimi, oggi casa dei Padri dell’Oratorio. Si tratta di un quadriportico a pianta quadrata e, su ciascuno dei suoi lati, si aprono cinque archi a tutto sesto impostati su possenti pilastri squadrati. L’edificio è ad una sola navata, con piccole cappelle laterali decorate da altari minori. Il soffitto è impreziosito da cornici seicentesche in oro zecchino che racchiudono quindici tele raffiguranti episodi e guarigioni di San Francesco di Paola. Sono opera del palermitano Michele Ragolia, del 1683, come l’affresco dei Santi in gloria della cupola a scodella che sovrasta la zona absidale. Quest’ultimo, restaurato, si presenta chiaramente leggibile, mentre le tele del soffitto appaiono coperte da una densa patina. Il complesso monumentale dell’altare maggiore è stato realizzato dallo scultore napoletano Francesco Ierace. Inaugurato nel 1924, ha dato una sistemazione di privilegio all’icona della Vergine, posizionata precedentemente su un altare minore, quello che oggi è dedicato al Sacro Cuore. Ai piedi dell’albero bronzeo che la cinge con le sue fronde, sono collocate le quattro imponenti statue marmoree di Sant'Adiutore, Sant'Alferio, San Francesco di Paola e San Filippo Neri, Santi che hanno avuto particolare rilievo nella storia di Cava e del Santuario. Due Angeli oranti di gusto neoclassico posti su alti pilastri dominano l’originale complesso. Ugualmente novecentesco il pulpito marmoreo dedicato al Vangelo, opera dello scultore cavese Alfonso Balzico. Poggia sul dorso di un leone e di un toro, simboli, rispettivamente, degli Evangelisti Marco e Luca. I bassorilievi del parapetto raffigurano sul fronte un libro del Vangelo, a sinistra un’aquila simbolo dell’Evangelista Giovanni, a destra un Angelo simbolo dell’Evangelista Matteo. Alla base una grande “M” coronata da fregi è chiaro richiamo alla Vergine Maria. L’intero edificio presenta una decorazione in marmi policromi ottocentesca. Due archi di piperno scuro lavorati a scalpello a corda intrecciata sono stati rinvenuti al di sotto di questa in corrispondenza di due cappelle laterali a destra e sinistra; sono testimonianza della perizia dei maestri scalpellini cavesi. Sull’ultimo altare a sinistra, nei pressi della sacrestia, è una statua dell’Immacolata (1594), opera dello scultore Michelangelo Naccherino. Un dipinto con San Filippo Neri e San Carlo Borromeo fa bella mostra su un altare laterale a destra. Due sculture lignee, policrome, seicentesche, un crocifisso e il busto di Sant'Anna (Giacomo Colombo 1671), sono collocate su altri altari minori. Nella Basilica è conservato il corpo del Servo di Dio Pasre Giulio Castelli che portò la Congregazione dell'Oratorio di San Filippo Neri a Cava de' Tirreni, di cui è in corso il processo di beatificazione. Nel 1684 la Santa Vergine dell'Olmo venne dichiarata Patrona di Cava de' Tirreni. 🙏

DISTRIBUZIONE PACCHI ALIMENTARI Lunedì 14 settembre dalle 16:00 alle 18:30Si inizia dal NUMERO 1ATTENZIONE: Valido solo ...
07/09/2026

DISTRIBUZIONE PACCHI ALIMENTARI

Lunedì 14 settembre dalle 16:00 alle 18:30

Si inizia dal NUMERO 1

ATTENZIONE: Valido solo per gli assistiti del banco alimentare in possesso del nuovo modello ISEE e nelle date e negli orari indicati

VANGELOMt 18,15-20Dal Vangelo secondo MatteoIn quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà ...
06/09/2026

VANGELO

Mt 18,15-20
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

04/09/2026

L’Ordine Francescano Secolare, la Gioventù Francescana della Campania e i frati Assistenti si stringono con affetto ad Antonio Nappi, già Ministro regionale dell’OFS della Campania, per la perdita dell’amata moglie Anna.
In questo momento di dolore, affidiamo Anna all’abbraccio misericordioso del Padre, certi che la morte non è la fine del cammino, ma il passaggio alla vita piena in Dio.
«Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà» (Gv 11,25).
Ad Antonio e a tutta la sua famiglia giunga la nostra vicinanza e la nostra preghiera, perché possano trovare nella fede la forza per attraversare questo momento e nella speranza cristiana la certezza che l’amore non finisce con la morte.
Il Signore accolga Anna nella sua luce e le doni la pace eterna.

04/09/2026

✨ Un mese a San Francesco! ✨

La tradizione si rinnova: è tempo di vivere insieme la tradizionale Alzata del Panno di San Francesco, un momento carico di fede, devozione e fraternità che dà ufficialmente inizio al cammino verso la festa del nostro Santo.

🗓️ Vi aspettiamo stasera per condividere questo momento speciale, tra tradizione e spiritualità, nel segno di San Francesco. 🙏🏻

Non mancate! ❤️

Oggi la nostra Famiglia Francescana ricorda Santa Rosa da Viterbo (Viterbo, 1233/34 - Viterbo, 6 marzo 1251/52). Nel 125...
04/09/2026

Oggi la nostra Famiglia Francescana ricorda Santa Rosa da Viterbo (Viterbo, 1233/34 - Viterbo, 6 marzo 1251/52). Nel 1252 Papa Innocenzo IV pensa di farla Santa, e ordina un processo canonico, che forse non comincia mai. La sua fama di santità cresce ugualmente, e nel 1457 Papa Callisto III ordina un nuovo processo, regolarmente svolto: ma nel frattempo muore, e Rosa non verrà mai canonizzata col solito rito solenne. Ma il suo nome è già elencato tra i Santi nell’edizione 1583 del Martirologio romano. Via via si dedicano a lei chiese, cappelle e scuole in tutta Italia, e anche in America Latina. Vita breve, la sua. Nasce dai coniugi Giovanni e Caterina, forse agricoltori nella contrada di Santa Maria in Poggio. Sui 16-17 anni, gravemente malata, ottiene di entrare subito fra le Terziarie di San Francesco d'Assisi, che ne seguono la Regola vivendo in famiglia. Guarita, si mette a percorrere Viterbo portando una piccola croce o un’immagine Sacra: prega ad alta voce ed esorta tutti all’amore per Gesù e Maria, alla fedeltà verso la Chiesa. Nessuno le ha dato questo incarico. Viterbo intanto è coinvolta in una crisi fra la Santa Sede e Federico II imperatore. Occupata da quest’ultimo nel 1240, nel 1247 si è “data” accettandolo come sovrano. Rosa inizia la campagna per rafforzare la fede cattolica, contro l’opera di vivaci gruppi del dissenso religioso, nella città dove comandano i ghibellini, ligi all’imperatore e nemici del Papa. Un’iniziativa spirituale, ma collegata alla situazione politica. Per questo, il podestà manda Rosa e famiglia in domicilio coatto a Soriano del Cimino. Un breve esilio, perché nel 1250 muore Federico II e Viterbo passa nuovamente alla Chiesa. Ma non sentirà più la voce di Rosa nelle strade. La giovane muore il 6 giugno probabilmente del 1251 (altri pongono gli estremi della sua vita tra il 1234 e il 1252). Viene sepolta senza cassa, nella nuda terra, presso la chiesa di Santa Maria in Poggio. Nel novembre 1252 Papa Innocenzo IV promuove il primo processo canonico (quello mai visto) e fa inumare la salma dentro la chiesa. Nel 1257 Papa Alessandro IV ne ordina la traslazione nel Monastero delle Clarisse. E forse vi assiste di persona, perché trasferitosi a Viterbo dall’insicura Roma (a Viterbo risiederanno i suoi successori fino al 1281). La morte di Rosa si commemora il 6 marzo. Ma le feste più note in suo onore sono quelle di settembre, che ricordano la traslazione del corpo nell’attuale Santuario a lei dedicato. Notissimo è il trasporto della “macchina” per le vie cittadine: è una sorta di torre in legno e tela, rinnovata ogni anno, col simulacro della Santa, portata a spalle da 62 uomini. Si ricorda nel 1868 anche l’iniziativa del conte Mario Fani che col circolo Santa Rosa, a Viterbo, anticipava la Società della Gioventù Cattolica, promossa poi dai cattolici bolognesi con Giovanni Acquaderni. È Patrona della Gioventù Femminile di Azione Cattolica e della GiFra (Gioventù Francescana). 🙏

02/09/2026

💒 Back to Church!
Ripartiamo insieme, nella fede e nella fraternità 🙏🏼

Se hai messo in modalità vacanza anche la preghiera, settembre è il momento giusto per ripartire. Dopo l’estate e le vacanze, torniamo alla vita della fraternità e agli appuntamenti del nostro Santuario.

Un mese ricco di preghiera, celebrazioni e devozione, nel cammino verso la festa di San Francesco.

Vi aspettiamo! 🙏

VANGELOMt 16,21-27Dal Vangelo secondo MatteoIn quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare ...
30/08/2026

VANGELO

Mt 16,21-27
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e ve**re ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole ve**re dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell’uomo sta per ve**re nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».

26/08/2026

✨ 4 Settembre: Un mese a San Francesco! ✨

La tradizione si rinnova: è tempo di vivere insieme la tradizionale Alzata del Panno di San Francesco, un momento carico di fede, devozione e fraternità che dà ufficialmente inizio al cammino verso la festa del nostro Santo.

🗓️ Vi aspettiamo VENERDÌ 4 SETTEMBRE per condividere questo momento speciale, tra tradizione e spiritualità, nel segno di San Francesco. 🙏🏻

Non mancate! ❤️

Oggi la Chiesa ricorda San Ludovico (Luigi IX) re di Francia (Poissy, Francia, 25 aprile 1214 - Tunisi, 25 agosto 1270)....
25/08/2026

Oggi la Chiesa ricorda San Ludovico (Luigi IX) re di Francia (Poissy, Francia, 25 aprile 1214 - Tunisi, 25 agosto 1270). San Ludovico (Luigi IX), secondo figlio conosciuto di Luigi, figlio primogenito ed erede del re di Francia Filippo II Augusto, e della moglie di Luigi, Bianca di Castiglia, nasce molto probabilmente nel 1214 a Poissy il 25 del mese di aprile. Ed ecco che già da questa semplice nota biografica possiamo cogliere un indizio della personalità del futuro Santo, egli, infatti, amava farsi chiamare “Luigi di Poissy”, non tanto perché era abitudine dei grandi personaggi dell’epoca aggiungere al proprio nome il luogo di nascita, ma perché, da buon cristiano, riteneva che la sua vera nascita fosse avvenuta il giorno del suo Battesimo a Poissy. Se l’anno di nascita non fu ritenuto dai biografi contemporanei degno di particolare nota, lo fu, invece, il giorno come attesta il carissimo amico di San Ludovico (Luigi IX), Joinville, in piena conformità con l’abitudine medievale di ricavare presagi per la vita dalle caratteristiche del giorno della nascita di una persona: “Secondo che gli ho inteso dire, nacque egli il giorno di San Marco Evangelista, dopo la Pasqua. In questo giorno si portano croci in processione in molti luoghi e in Francia sono chiamate croci nere. E ciò fu quasi una profezia della gran copia di persone che morirono in quelle due crociate, cioè in quella d’Egitto e nell’altra in cui egli stesso morì a Cartagine; chè molti grandi lutti vi furono in questo mondo, e molte grandi gioie vi sono ora in Paradiso, per coloro che in quei due pellegrinaggi morirono da veri crociati” (Joinville, Histoire de Saint Louis). Nonostante San Ludovico (Luigi IX), a soli quattro anni, sia divenuto erede al trono subentrando alla morte del fratello maggiore Filippo, non ci sono notizie di lui fino almeno al 1226; certamente è stato educato in modo particolarmente accurato inizialmente da parte della madre e poi, in età militare, dal padre (secondo la massima enunciata da Giovanni di Salisbury nel suo Policraticus: “Rex illitteratus quasi asinus coronatus” cioè: un re illetterato non è che un asino coronato). È certo anche che di una parte considerevole della sua educazione si sia occupato il nonno Filippo Augusto, il quale, dopo la prestigiosa vittoria di Bouvines, si era ritirato dalla pratica dell’arte della guerra. San Ludovico (Luigi IX) può, quindi, fregiarsi anche di un piccolo primato: quello di essere il primo re di Francia ad aver conosciuto il proprio nonno, cosa che avrà un alto valore per il senso dinastico del futuro re. Una particolare attenzione nel panorama educativo del futuro re è stata certamente riservata all’educazione religiosa e morale al fine di esercitare la funzione regia, proteggere la Chiesa e seguirne i consigli. L’ambiente che circondava il giovane San Ludovico (Luigi IX) svolge una funzione determinante per la fioritura della sua esemplare vita cristiana, non bisogna, infatti, dimenticare che la madre, Bianca di Castiglia, sarà anch’essa proclamata Santa e la sorella, Isabella di Francia, Beata. Alla morte di Filippo Augusto, molti contemporanei tentano di riconoscere nella sua persona un Santo grazie ai racconti orali dei prodigi che avevano accompagnato tanto la sua nascita (tra cui la comparsa di una cometa) quanto la sua morte (per lo più guarigioni). Ma nel Duecento avviene, in seno alla Chiesa, un cambiamento radicale nella concezione della santità e il Papa Innocenzo III ne prende atto formalmente regolarizzando i processi di canonizzazione, in particolare, stabilendo che i miracoli da considerare in tale processo sono solo quelli avvenuti post mortem e dichiarando la santità della vita quotidiana quale nuovo imprescindibile criterio. Per questo motivo, San Ludovico (Luigi IX) riuscirà dove il nonno fallì a causa della sua vita coniugale ritenuta scandalosa da Roma e può essere a buon diritto definito un Santo moderno. Del mondo di San Ludovico (Luigi IX), è importante tenerlo presente, fa parte, insieme alla Francia, la “Christianitas”: egli governa da sovrano la prima ed è una delle teste della seconda che ingloba anche il suo regno. La Cristianità si riferisce essenzialmente all’Europa che nel XIII secolo stava vivendo un particolare momento di sviluppo economico: San Ludovico (Luigi IX) sarà anche il primo re di Francia a ba***re una moneta d’oro, lo Scudo, nel 1226, pratica cessata da Carlo Magno in poi. All’epoca di San Ludovico (Luigi IX), la Cristianità è ancora turbata dalle lotte tra papato e impero, ma il vero interesse politico è tutto rivolto all’irresistibile ascesa delle monarchie nazionali. Anche in questo campo San Ludovico (Luigi IX) sarà in grado di far compiere all’amministrazione dello stato alcuni decisivi passi verso il consolidamento della monarchia francese: essa diventerà uno stato moderno unito attorno alla persona del suo re. L’eredità che il nonno Filippo Augusto lascia al giovane San Ludovico (Luigi IX) è notevole sotto ogni aspetto, vale la pena, però, di approfondire quello dell’eredità morale fondata sullo sviluppo della “religione regia”. Attraverso la consacrazione, il deposito dei regalia nell’Abbazia di Saint Denis e i nuovi riti funebri la monarchia e la persona del monarca vanno assumendo un carattere spiccatamente sacro. Lo stesso Papa Innocenzo III nel 1202 con la decretale Per venerabilem dichiara che il re di Francia non riconosce alcun superiore nella sfera temporale e con San Ludovico (Luigi IX) si definisce che il re di Francia deriva il suo potere “solo da Dio e da se stesso”. La storia della Cristianità del XIII secolo è caratterizzata dalle numerose eresie pauperiste di cui la più pervasiva è l’eresia catara, nota in Francia con il nome di “eresia degli aubigeois (albigesi)”. Il grande fermento religioso di questo secolo è, però, ben più allargato e comprende almeno altre due manifestazioni importantissime rimaste, tuttavia, nell’ortodossia. La prima è la nascita di nuovi Ordini religiosi che rispondono ai nuovi bisogni spirituali dei fedeli e tentano di reagire alla decadenza del monachesimo: sono i nuovi Ordini Mendicanti che intendono portare la pratica della vita cristiana nella vita quotidiana degli uomini delle città e fanno della predicazione la loro arma. Il maggior impulso a questa nascita avviene per opera dei due Santi Domenico di Guzmán, fondatore dei Frati Predicatori, e Francesco d’Assisi, fondatore dei Frati Minori. Determinante nella vita di San Ludovico (Luigi IX) sarà la presenza degli Ordini Mendicanti, tanto che sarà non senza malizia definito “il re degli Ordini Mendicanti” e in qualcuno nascerà il sincero sospetto che voglia egli stesso farsi Frate Mendicante. L’altra manifestazione del grande movimento religioso del XIII secolo è l’ascesa dei laici all’interno della Chiesa, soprattutto attraverso la fondazione dei cosiddetti “Terz’Ordini Laicali” degli Ordini Mendicanti, infatti San Ludovico (Luigi IX) aderirà a quello Francescano. Di conseguenza, anche la santità, che precedentemente pareva essere monopolio di chierici e Monaci, si estende anche ai laici, uomini e donne. Se Sant’Omobono, un mercante di Cremona, è il primo laico canonizzato nel 1199 da Papa Innocenzo III solo due anni dopo la morte, San Ludovico (Luigi IX) è sicuramente il più famoso. Il 3 novembre 1226, durante la crociata contro il conte di Tolosa, protettore degli eretici, Luigi VIII muore a Montpensier lasciando un primogenito la cui tenera età pone immediatamente dei seri problemi dinastici, soprattutto considerando che Luigi VIII ha un fratellastro venticinquenne alleato con gli immancabili baroni poco sottomessi all’autorità regia. Ma Bianca di Castiglia, la cui reggenza è confermata da un documento firmato dai vescovi più importanti del regno e depositato nel “Tresor des charter” (l’archivio regio), una volta sepolto Luigi VIII si dedica interamente alla difesa e all’affermazione di suo figlio, il re fanciullo, al mantenimento e al rafforzamento della potenza della monarchia francese. Alla guida della Francia c’è, come non accadeva da un secolo e mezzo, un dodicenne e un sentimento d’angoscia si diffonde in tutto il regno. Bisogna, infatti, considerare che la funzione principale di un re medievale è quella di mettere in rapporto con la divinità la società di cui è capo. Ora, un fanciullo, per quanto re legittimo e unto, è un fragile intermediario, tanto più che l’infanzia nel Medioevo è concepita soltanto come un non valore; l’infanzia dell’uomo modello del Medioevo, il Santo, viene negata: un futuro Santo manifesta la sua santità mostrandosi precocemente adulto. Né la legge dello stato né il diritto canonico stabilivano leggi riguardo alla maggiore età e la consuetudine la fissava a ventuno anni, eccezion fatta proprio per i sovrani che la raggiungevano a quattordici. Nel caso di San Ludovico (Luigi IX), la forza e il desiderio di governare di Bianca di Castiglia è molto probabile che lo abbiano fatto attendere, inoltre c’è un periodo di passaggio in cui è chiaro dagli atti che entrambi siano sullo stesso piano. Ma alla fine del 1226, San Ludovico (Luigi IX) è, per quanto precipitosamente, consacrato re. L’attività di governo per San Ludovico (Luigi IX) inizia subito con alcune questioni della massima urgenza ma ben presto tutto barcolla: il sovrano è un fanciullo e sua madre una donna straniera, così un numero importante di baroni si riunisce a Corbeil e decide di impadronirsi del giovane re, non per detronizzarlo ma per governare in suo nome al posto di sua madre e dei suoi consiglieri aggiudicandosi, inoltre, terre e ricchezze. Ma ecco che per la prima volta il popolo di Parigi si stringe attorno al suo re scortandolo e proteggendolo dai suoi attentatori. Un secondo tentativo di impadronirsi della mente del re avviene in modo più sottile allorché gli stessi baroni iniziano a diffondere false dicerie sui presunti cattivi costumi morali di Bianca di Castiglia. I primi anni di regno di San Ludovico (Luigi IX), che gli storici si limitano a presentare come anni di rischi e difficoltà, sono anche per il giovane re anni di progressi decisivi del potere regio e del suo prestigio personale grazie, soprattutto, alla sapiente presenza del re in molte operazioni militari vincenti. Nel 1234, ottavo anno di regno, San Ludovico (Luigi IX) sposa, in seguito ad un accordo tra i genitori, Margherita, figlia primogenita di Raimondo Breringhieri V conte di Provenza. San Ludovico (Luigi IX) e Margherita sono parenti di quarto grado, ma il Papa Gregorio IX concede loro la dispensa a causa della “urgente ed evidente utilità” di un unione che contribuirà a riportare la pace in una terra sconvolta dalle eresie e dalla guerra contro gli eretici. Il matrimonio viene celebrato dal vescovo di Valence e zio di Margherita Guglielmo di Savoia a Sens, facilmente raggiungibile da Parigi e dalla Provenza, il 27 maggio, vigilia della domenica che precede l’Ascensione. Sappiamo, da una confidenza fatta molto tempo dopo dalla regina Margherita, che il giovane sposo regale non toccò sua moglie nella prima notte di nozze, rispettando, come gli sposi cristiani molto pii, le “tre notti di Tobia” raccomandate dalla Chiesa sulla scorta dell’esempio di Tobia nell’Antico Testamento. I figli iniziano a coronare il matrimonio solo sei anni dopo, saranno undici di cui, però, solo sette sopravvivranno al padre. Molti sono gli aspetti per cui San Ludovico (Luigi IX) si è facilmente prestato ad essere definito “il re devoto”, di seguito ne analizzerò solo alcuni tra i più significativi. Già Filippo Augusto e ancor più San Ludovico (Luigi IX) intuiscono l’importanza per la monarchia francese di avere a Parigi, nonostante non sia ancora una vera capitale, un focolaio di studi superiori che sia in grado di apportare gloria, sapere e alti funzionari chierici e laici alla regalità. I re di Francia non hanno ancora in quell’epoca una vera e propria politica universitaria, tuttavia, capiscono che, come Roma era la capitale politica della Cristianità, così Parigi poteva esserne la capitale intellettuale in quanto sede della facoltà di teologia. Moderno e tradizionale allo stesso tempo si presenta l’atteggiamento di San Ludovico (Luigi IX) nei confronti dell’Impero: pur nel solco della tradizione capetingia, ormai affrancata dalla giurisdizione imperiale, San Ludovico (Luigi IX) manterrà sempre un devoto rispetto per la figura dell’Imperatore, all’epoca Federico II, perché da buon medievale si sente membro di un corpo, la Cristianità, che ha due teste: il Papa e l’Imperatore. La possibilità di mantenere questo equilibrio reverenziale nei confronti dell’assodata bicefalia della Cristianità è permessa anche dal fatto che da tempo, ormai, tanto l’Impero quanto la Chiesa non possono più vantare diritti o poteri giuridici nel regno di Francia, come già descritto. Inoltre, San Ludovico (Luigi IX) mette in atto per molto tempo e in molti modi diversi una grande opera di pacificazione nei confronti delle due massime autorità della Cristianità. I dissidi che San Ludovico (Luigi IX) si trova ad affrontare con i vescovi di Reims e, soprattutto, di Beauvais, ci mostrano un re che, pur nella sua personale religiosità e sottomissione alla Chiesa, tanto da essere chiamato dai contemporanei “il re devoto”, nelle questioni temporali che riguardano lo Stato è inflessibile sostenitore dei diritti e doveri di quest’ultimo, fulgido esempio sempre attuale di quanto sia possibile mantenere il giusto equilibrio tra la religione e la politica. E proprio l’aspetto della devozione che preannuncia il futuro San Ludovico (Luigi IX) si rivela non solo nel suo personale interessamento, riferito esplicitamente dall’amico Joinville, nella costruzione dell’Abbazia di Royaumont, dando compimento ad una delle ultime volontà del defunto Luigi VIII che aveva lasciato un’ingente somma a tal fine, ma anche nel lavoro manuale che, come alcune biografie riferiscono, il re prodigò in tale iniziativa coinvolgendo anche i fratelli e alcuni cavalieri del suo seguito. In realtà, il padre aveva indicato anche quale avrebbe dovuto essere l’Ordine religioso affidatario della struttura, ma l’attrazione che il monachesimo riformato Cistercense esercita su San Ludovico (Luigi IX) e che tornerà altre volte nella sua vita sarà più forte. È innegabile che nella Cristianità del XIII secolo una grande manifestazione di devozione e, pari tempo, fonte di grande prestigio è il possesso di insigni reliquie e anche per San Ludovico (Luigi IX) si presenta ben presto la possibilità di ottenerne alcune davvero molto preziose allorché, nel 1237, Baldovino, il giovane imperatore dell’Impero Latino di Costantinopoli viene in Francia per cercare aiuto contro i greci che volevano riprendersi la loro capitale. Egli, proprio mentre si trova presso la corte francese, viene raggiunto dalla notizia che i baroni dell’Impero Latino, in preda alla necessità di denaro, hanno deciso di vendere la più preziosa reliquia conservata a Costantinopoli: la Corona di spine di Gesù. Il re di Francia e sua madre si infiammano subito si Santo zelo per ottenrla: emblema di umiltà, la Corona di spine è, nonostante tutto, una corona, cioè una reliquia con una forte caratterizzazione regale. Essa incarna quella regalità sofferente e umile che è diventata l’immagine di Cristo nella devozione del XIII secolo e che l’immaginario collettivo trasferisce sul capo del re, immagine di Gesù sulla terra. Tra molti perigli e trattative la Sacra Reliquia giunge nei pressi della Francia e, come cinque anni prima era corso incontro alla fidanzata, San Ludovico (Luigi IX) ora corre a ricevere il Sacro acquisto; egli porta con sé la madre, i fratelli, molti vescovi e cavalieri; l’incontro avviene a Villeneuve-l’Archeveque: i testimoni oculari spenderanno in seguito pagine e pagine per descrivere l’intensa emozione dimostrata dai reali. Segue poi la processione penitenziale che accompagna la Reliquia nella cattedrale di Sens: sono il re e suo fratello Roberto, a piedi nudi e con una sola tunica, a trasportare la cassa. Di là, dopo la rituale esposizione, riprende il viaggio verso Parigi dove viene esposta nella cattedrale di Notre Dame e poi definitivamente deposta nella ca****la palatina di Saint Nicolas. Poiché il bisogno di denaro da parte dell’imperatore di Costantinopoli continua, San Ludovico (Luigi IX) ben presto completa, non senza grandi spese, la sua collezione di Reliquie della Beata Passione (parti della Croce, la sacra Spugna, il ferro della Lancia di Longino). La ca****la del palazzo reale si dimostra ben presto indegna di accogliere e custodire simili tesori, San Ludovico (Luigi IX) si rende conto che occorre una chiesa che possa essere essa stessa un reliquario glorioso e, a questo scopo, inizia la costruzione della Sainte Chapelle. Già nel 1243 Papa Innocenzo IV concede alcuni privilegi alla futura ca****la, nel 1246 San Ludovico (Luigi IX) fonda un collegio di canonici che ne assicurino l’officiatura e nel 1248 alcune risorse dello Stato vengono destinate alla sua manutenzione. La consacrazione solenne, alla presenza del re, avviene il 26 aprile 1248, due mesi prima che San Ludovico (Luigi IX) parta per la crociata. Fin dall’epoca di San Ludovico (Luigi IX) la ca****la era considerata un capolavoro dell’arte gotica. Un altro evento devozionale del regno di San Ludovico (Luigi IX) degno di una speciale nota è il famoso smarrimento e ritrovamento dell’insigne Reliquia del Santo Chiodo presso Saint Denis: durante una solenne ostensione, tale reliquia va misteriosamente perduta e le cronache si prodigano a descrivere tanto la disperazione di San Ludovico (Luigi IX), manifestata anche dalla sua personale ricerca, quanto la sua somma gioia dopo il casuale rinvenimento. Va, anzitutto, ricordato che nel Medioevo nell’animo dei più semplici come in quello dei più saggi e potenti esiste, incrollabile, la credenza nella virtù Sacra di taluni oggetti che garantiscono la prosperità di un regno e la cui perdita occasionale può presagirne inequivocabilmente la rovina: il giovane San Ludovico (Luigi IX) condivide e stimola la religiosità più profonda del suo popolo e comincia a costruire la sua immagine e la sua politica sull’espressione pubblica e intensa di questi sentimenti. Nel suo entourage, tuttavia, quelle manifestazioni di devozione sono ritenute eccessive e indegne di un re che deve sempre dimostrare un grande senso della misura e dare esempio di ragionevolezza. Ma per San Ludovico (Luigi IX) non c’è alcun problema intimo: egli vuol essere, al tempo stesso e senza contraddizione, re di Francia cosciente dei suoi doveri, compresi quelli che concernono apparenza e simbologia, e buon cristiano, il quale, per essere di buon esempio e assicurare la salvezza sua e del suo popolo, deve manifestare la sua fede secondo le antiche e nuove pratiche con un comportamento sensibile. Un episodio apparentemente irrilevante della vita di San Ludovico (Luigi IX) ma che risulta importante per capire la sua spiritualità di re Santo si verifica nel momento in cui i mongoli sembrano invadere l’Europa da est. Dalle lettere che invia alla madre, emerge un santo escatologico che vede in essi l’invasione dei popoli di Gog e Magog annunciati dall’Apocalisse come preludio alla fine del mondo. San Ludovico (Luigi IX) aspira a due possibili destini: il martirio o la fine del mondo, egli si affida confidente a Dio ed è pronto ad abbracciare entrambi. Tutto il regno di San Ludovico (Luigi IX) sarà segnato da una forte discordanza tra la sua personale pietà e l’opinione pubblica; forse anche il re stesso avrà qualche periodo di dubbio, in particolare dopo il fallimento della crociata, ma ne uscirà sempre più convinto di trovarsi sulla retta via nella necessaria fusione delle sue due principali occupazioni: il bene del regno e del popolo e la sua salvezza personale, che in quanto re, coinvolge inevitabilmente quella di tutto il popolo. In un’epoca in cui non occupare il proprio posto secondo lo status dato da Dio a ciascuno è cosa assolutamente scandalosa, è percepito come problematico un re a più riprese definito re Monaco o re Frate, ma, alla fine, la soluzione giusta sarà trovata dalla maggioranza dell’opinione pubblica e sancita dalla Chiesa: egli sarà un re Santo, un re laico e Santo. Nel 1244, San Ludovico (Luigi IX) cade in un forte attacco di una malattia che già lo perseguitava da tempo ed arriva a perdere conoscenza tanto che molti lo credono morto e la regina madre invia a Pontoise, dove egli si trova, le Reliquie reali affinché il re le possa toccare. Appena ripreso da quello stato e appena è in grado di parlare, racconta sempre l’amico Joinville, chiede soltanto di diventare crociato. Le reazioni all’annuncio di questo voto sono di diversa natura, come, del resto, in quel secolo era in fase di mutamento lo spirito stesso con cui si affrontava l’argomento delle crociate dopo che i numerosi fallimenti avevano portato ad un forte scoraggiamento nella classe politica. Un trovatore, invece, interpreta l’entusiasmo popolare per un San Ludovico (Luigi IX) crociato e, nei testi della sua propaganda si meraviglia che un uomo “leale e integro, esempio di saggezza e di rettitudine” che conduce “una vita Santa, linda, pura, senza peccato e senza macchia” si sia fatto crociato quando i più intraprendevano le crociate per fare penitenza. Ma per San Ludovico (Luigi IX), che spinge all’estremo la fede che gli è stata inculcata, la crociata non è che il coronamento della retta condotta di un principe cristiano. Così, il 12 giugno 1248, Luigi va a Saint Denis a prendere l’orifiamma, la tracolla e il bordone dalle mani del cardinale legato, segni della sua intima convinzione dell’identità tra crociata e pellegrinaggio. Poi si reca a piedi nudi e seguito da una grande processione di popolo all’Abbazia reale di Saint Antoin de Champs e, prima di partire, nomina sua madre reggente del regno. Da notare il lavoro silenzioso e paziente di questa Santa regina che per tutta la vita ha degnamente preparato e sostituito nelle necessità il figlio al timone del regno di Francia. La partenza da Parigi segna anche, nella vita di San Ludovico (Luigi IX), una svolta che colpisce molto gli appartenenti al suo entourage. Le norme regolatrici della crociata ingiungono ai crociati la modestia nel vestire; si può facilmente immaginare che il rigoroso San Ludovico (Luigi IX) rispettò e fece rispettare quelle prescrizioni, ma San Ludovico (Luigi IX), per quanto riguarda la sua persona, non si accontenta di applicare rigorosamente le prescrizioni della Chiesa e, secondo la sua abitudine, va molto oltre conservando tale austerità anche al ritorno dalla crociata fino alla morte. Questa rinuncia è il segno di una svolta nella vita di San Ludovico (Luigi IX), il passaggio da un genere di vita e di governo semplicemente conformi alle raccomandazioni della Chiesa a una condotta personale e politica autenticamente religiosa, da un semplice conformismo ad un vero ordine morale. La crociata si apre in Egitto con alcune piccole vittorie ma ben presto sopraggiungono le sconfitte e San Ludovico (Luigi IX) stesso viene fatto prigioniero dai musulmani e questa è la disgrazia peggiore per un re, ancor più lo è per un re cristiano essere fatto prigioniero dagli infedeli. Alla liberazione, avvenuta un mese dopo la cattura, il ca****lano reale racconta la dignità e il coraggio dimostrati dal re durante la prigionia: San Ludovico (Luigi IX) pensa anzitutto agli altri crociati prigionieri, rifiuta qualsiasi dichiarazione contraria alla propria fede cristiana e sfida perciò la tortura e la morte. Anche quando viene a sapere che i suoi sono riusciti a frodare i musulmani versando un cifra inferiore rispetto a quella pattuita per il suo riscatto, si infuria, convinto che la sua parola debba essere sempre mantenuta e onorata anche se prestata a dei miscredenti. La crociata termina con un nulla di fatto e, mentre si trova in Terra Santa, San Ludovico (Luigi IX) vede svanire anche un altro dei suoi più grandi sogni: la conversione dei mongoli. Infatti, i missionari da lui inviati al gran Khan ritornano sconfitti. Infine, è un terribile evento a mettere fine alla sua permanenza in Terra Santa: nella primavera del 1253, San Ludovico (Luigi IX) riceve la notizia della morte dell’amata madre che era deceduta il 27 novembre del 1252. L’amico Joinville racconta le scomposte manifestazioni di dolore che accompagnano l’apprensione della notizia da parte di San Ludovico (Luigi IX) e i rimproveri da parte dei contemporanei per l’esagerata reazione. Ma qualche cosa, sebbene a livello spirituale, San Ludovico (Luigi IX) la sa guadagnare da queste dolorose sconfitte. Infatti, discutendo con i suoi interlocutori musulmani, pur continuando a detestare la loro falsa religione, si rende conto che il dialogo con questi ultimi è possibile; inoltre, è in grado di imparare qualcosa di utile dai musulmani, infatti, tornato in patria, è il primo re che costruisce una biblioteca di manoscritti di opere religiose sul modello di quella del sultano. Premeditato o improvvisato, l’incontro tra Ugo di Digne, appartenente alla corrente rigorista degli Spirituali Francescani, e il re Santo avrà grande importanza nella vita di quest’ultimo. In preda allo sconforto per gli eventi appena elencati, San Ludovico (Luigi IX) ne ricerca le cause e si domanda cosa debba fare per piacere a Dio, assicurare la propria salvezza e quella del suo popolo e servire la Chiesa, Ugo gli mostrerà la via: far regnare sulla terra la giustizia nella prospettiva del momento in cui “i tempi saranno compiuti”, promuovere una città terrestre evangelica, in breve, diventare un re escatologico. Questa proposta, che probabilmente interpretava i desideri profondi di San Ludovico (Luigi IX), diventerà il programma dell’ultimo periodo del suo regno. Joinville testimonia il passaggio dalla semplicità all’austerità che contrassegna la vita di San Ludovico (Luigi IX) dopo il ritorno dalla Terra Santa e il suo confessore, consigliere e primo biografo, Goffredo di Beaulieu, ne racconta i sentimenti in modo mirabile: “Dopo il suo felice ritorno in Francia, i testimoni della sua vita e i confidenti della sua coscienza videro fino a qual punto egli cercò di essere devoto verso Dio, giusto verso i suoi sudditi, misericordioso verso gli infelici, umile verso se stesso e come fece ogni sforzo per progredire in tutte le virtù. Come l’oro è superiore in valore all’argento, così il suo nuovo modo di vivere, portato con sé dalla Terra Santa, superava in santità la sua vita precedente; eppure in gioventù, egli era sempre stato buono, innocente ed esemplare”. Tutto questo fervore si riflette nelle sue decisioni politiche e in ogni ordinanza regia non trascura di aggiungere provvedimenti riguardanti la moralità, tra cui misure repressive della bestemmia, del gioco, della prostituzione, della frequentazione delle taverne, la propagazione del principio della presunzione d’innocenza per gli imputati richiamando i giudici all’esempio del Giudice supremo, Dio di giustizia e di misericordia. Oltre alla giustizia, l’altro dovere che si impone ad un re cristiano è la pace e San Ludovico (Luigi IX) saprà essere arbitro oltre i confini del suo regno dando l’esempio a molti, tanto da arrivare ad essere definito “arbitro e pacificatore della Cristianità”. Nel 1267, San Ludovico (Luigi IX) decide di intraprendere una nuova crociata e da inizio ad un nuovo periodo di preparazione e purificazione emanando nuove leggi contro la bestemmie, reato equiparato alla lesa maestà, e facendo intensificare la predicazione. Partito come nel 1248, il 14 marzo 1270, l’esercito sbarca a Tunisi per raggiungere l’Egitto, ma la via di Tunisi si rivela ben presto una vera e propria Via Crucis. Sfumata la possibilità di convertire l’Emiro musulmano che si rivela immediatamente illusoria ancorché San Ludovico (Luigi IX) non vi voglia rinunciare e, di nuovo, il flagello del Mediterraneo, l’epidemia di tifo, si abbatte sull’esercito regio. Dopo suo figlio Giovanni Tristano, anche San Ludovico (Luigi IX) muore il 25 agosto assistito dal suo inseparabile confessore. È lui che racconta che sul letto di morte, pur sentendo la fine avvicinarsi, San Ludovico (Luigi IX) non ha altra preoccupazione che le cose di Dio e l’esaltazione della fede cristiana. Così, a fatica e a bassa voce, proferisce le sue ultime parole: “Cerchiamo, per l’amor di Dio, di far predicare e di introdurre la fede cattolica a Tunisi”. Benché la forza del suo corpo e della sua voce si affievoliscano a poco a poco, egli non cessa di chiedere i suffragi dei Santi a cui era più devoto, in particolare San Dionigi Patrono del suo regno. Più volte mormora le ultime parole della preghiera a San Dionigi: “Noi ti preghiamo, Signore, per l’amore che abbiamo per te, di darci la grazia di disprezzare i beni terreni e di non temere le avversità”. Poi ripete l’inizio della preghiera a San Giacomo: “Sii, o Signore, il santificatore e il custode del tuo popolo”. Ancora il Beaulieu riferisce che San Ludovico (Luigi IX) muore all’ora stessa della morte del Signore su un letto “di ceneri sparse in forma di croce”. Così il re Cristo muore nell’eterno presente della morte salvatrice di Gesù. Secondo una certa tradizione, egli avrebbe mormorato nella notte precedente alla sua morte: “Andremo a Gerusalemme”. La bara con le ossa di San Ludovico (Luigi IX), debitamente trattate, viene portata ed esposta a Parigi nella chiesa di Notre Dame e i funerali hanno luogo a Saint Denis il 22 maggio, quasi nove mesi dopo la morte del re. Attorno ai Sacri resti, i visceri in Sicilia e lo scheletro a Saint Denis, si verificano numerosi miracoli sin da subito, ma ormai la fama non è più sufficiente per creare dei Santi, la curia romana si è riservata tale diritto ed inizia il processo di canonizzazione la cui prima iniziativa risale a Papa Gregorio X. Sarà però Papa Bonifacio VIII con la bolla Gloria, laus a pronunciare la canonizzazione solenne di San Ludovico (Luigi IX). 🙏

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