30/03/2024
CONTRIBUTO IN PREPARAZIONE ALLA CELEBRAZIONE DELLA DOMENICA DI PASQUA - 31 MARZO 2024
CATECHESI
31 MARZO 2024
DOMENICA DI PASQUA
“RESURREZIONE DEL SIGNORE”
La gioia pasquale è conoscere il Risorto.
La fede pasquale porta a scoprire l’amore di Dio: non è un caso che il Discepolo amato
arrivi per primo alla tomba: è mosso dall’amore e la sua passione lo spinge (Vangelo
Gv 20,1-9 Egli doveva risuscitare dai morti). Non è un caso che questa passione lo porti anche a riconoscere in quella tomba vuota un elemento sufficiente per credere!
Anche il Salmo ci dirà dell’amore di Dio: egli interviene nella storia, la cambia, riporta in vita chi era perduto.
Nella seconda lettura (Col 3,1-4 Cercate le cose di lassù, dove è Cristo), la lettera ci porterà
a scoprire una realtà celeste che è radicata sulla terra: in Cristo possiamo vivere l’amore
di Dio già ora e per farlo dobbiamo abbandonare ogni logica umana, che si concretizza nell’ira, nella cattiveria e in tutte le altre forme di violenza.
Che la Pasqua ci parli dell’infinita tenerezza di Dio lo dimostra anche Pietro, che nella prima lettura (At 10,34a.37-43 Noi abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione
dai morti) apre l’annuncio della prima Chiesa anche ai pagani: nessuno è escluso dall’amore di Dio!
Messaggio della Domenica
L’apice della pagina del Vangelo di questo giorno di Pasqua lo possiamo trovare
in quei due verbi: «e vide e credette», che rappresentano il termine più alto dell’itinerario
del cammino affrettato del discepolo, indicato dall’evangelista con l’espressione
«quello che Gesù amava».
La forza dell’amore ha generato questo slancio maturato nella fede.
Dalle letture possiamo costruire un itinerario dall’apertura di Pietro nei confronti
dei pagani (prima lettura) alla centralità della fede nel Signore risorto (Vangelo),
alla conseguenza di una vita da «risorti con Cristo», con i piedi sulla terra,
ma lo sguardo rivolto al cielo (seconda lettura) perché il nostro impegno di credenti
è offrire a tutti la possibilità di incontrare il Cristo risorto.
A tutti è data la possibilità di accostarsi al mistero della risurrezione di Cristo, al mistero
della sua presenza che ci accompagna nel cammino della storia.
Ciascuno nel personale vissuto di fede tradurrà in gesti concreti e in modalità missionaria
il dono del Signore risorto che avrà accolto.
Per l’omelia
▶ Il racconto di Giovanni.
Il brano del Vangelo della Domenica di Pasqua è costruito attorno a tre sguardi.
Innanzitutto lo sguardo di Maria di Magdala che vide che «la pietra era stata tolta
dal sepolcro». Per il momento non vede altro che questa tomba aperta e vuota.
Non può capire e forse ha paura.
Per questo corre da Simon Pietro e dal discepolo che Gesù amava per cercare un appoggio, per dire il vuoto della tomba, ma soprattutto quello del suo cuore.
È quanto accade anche a noi, quando ci troviamo davanti a una situazione di prova.
Quando sperimentiamo il silenzio di Dio, anche noi ci troviamo davanti a un vuoto.
Il secondo sguardo è quello di Pietro: «entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là».
Pietro osa entrare nella tomba, affronta il vuoto.
Osserva con attenzione, ma non va oltre per il momento, non tira alcuna conclusione.
Anche per noi la risurrezione di Gesù rimane un immenso mistero.
Cerchiamo una prova convincente o almeno qualche spiegazione.
Certo, ci sono i teli, ma il Vivente non è lì.
Il terzo sguardo è quello del discepolo amato: «Allora entrò anche l’altro discepolo […]
e vide e credette».
È il discepolo che ha posato la testa sul petto di Gesù e ha sentito ba***re il suo cuore.
Là, nella tomba vuota, egli sente, sa che il cuore di Gesù non si è fermato.
Perché l’amore non può essere fermato, annientato dalla morte.
Non ha bisogno di una prova “scientifica” perché conosce attraverso il cuore.
Anche noi, solo se ci affidiamo a Gesù, solo se entriamo in una relazione d’amore,
possiamo, a nostra volta, andare oltre le apparenze per vedere e per credere.
▶ Oggi è Pasqua.
La celebrazione di oggi prende le mosse dalle espressioni esultanti che preghiamo
nella sequenza: «Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa. […]
Sì, ne siamo certi: Cristo è davvero risorto».
È un annuncio di gioia che percorre l’assemblea.
Siamo sicuri che verrà accolto nel profondo dell’esistenza di ognuno, come una luce
che rischiara il cammino quotidiano?
Oppure correrà il rischio di scivolare via, senza scalfire, senza produrre alcun effetto? Richiamerà alla memoria fatti, atteggiamenti, scelte, volti che ci hanno reso palpabile
questa realtà?
Oppure si ridurrà solamente a un momento rituale, tanto solenne quanto disancorato
dalla realtà di ogni giorno e dai suoi problemi?
▶ Vivere la Pasqua.
Si tratta, allora, di vivere la Pasqua, di farne l’esperienza nella propria carne.
Si tratta di testimoniare nella nostra esistenza un’altra vita, nuova, piena, donata.
Così siamo invitati a considerare tutte quelle piccole risurrezioni che ci consentono
di intravedere ciò che è accaduto in Gesù Cristo.
Quando l’amore ha fatto il primo passo e ha permesso il perdono…
Quando lo sguardo o la mano tesa hanno consentito all’uomo ferito di rialzarsi
e di riprendere il cammino…
Quando la vita è stata condivisa e donata…
Tutte queste piccole risurrezioni al plurale sono un segno e un invito.
Non occorre cercare altrove: la risurrezione ci è già donata.
▶ Nessuno è escluso dall’amore di Dio.
La forza della risurrezione ha la capacità di coinvolgere tutti.
I segni della tomba vuota offrono un indizio valido per il discepolo «che Gesù amava»
e sono offerti anche a noi attraverso il Vangelo.
Da questo spunto e da altri, che possono essere accolti nella nostra vita, parte il cammino della relazione personale che ogni credente deve instaurare con il Cristo risorto.
Insieme condividiamo il punto di partenza e, dopo aver vissuto il nostro cammino di adesione a Cristo, ci ritroviamo insieme a celebrare il Signore della vita.
Perché proprio Giovanni?
Sono tre i personaggi di questo vangelo di Pasqua:
Maria Maddalena, Pietro e Giovanni.
Solo di quest’ultimo, però, si dice che, entrato nel sepolcro, «vide e credette».
Perché?
Alla vista della tomba vuota, Maria Maddalena fornisce l’unica spiegazione plausibile: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro».
Un grido che dice il suo smarrimento:
si era mossa di buon mattino per andare a piangere un morto che aveva tanto amato,
e ora non le è possibile farlo, perché non c’è il suo corpo.
Un grido che rimane all’interno di un orizzonte del tutto scontato,
quello di una morte ineluttabile a cui non c’è alcun rimedio.
L’annuncio della Maddalena fa correre subito Pietro e Giovanni al sepolcro.
Quest’ultimo, più giovane e più veloce, arriva per primo,
ma lascia che sia Pietro a precederlo dentro la tomba.
Tutto sembra in ordine, i teli e il sudario sono lì.
Manca ciò che conta di più: il corpo di Gesù.
Pietro osserva ogni cosa, ma non va oltre.
Forse è ancora preso dagli eventi che hanno fatto emergere tutta la sua fragilità e la sua paura!
Solo a questo punto Giovanni, che non è chiamato per nome
ma designato come «il discepolo che Gesù amava», entra anche lui nel sepolcro.
Egli però, a differenza degli altri due, approda alla fede.
La spiegazione, probabilmente, sta proprio in quello che lo caratterizza:
è il discepolo «amato» o anche «che si lascia amare»
e dunque accoglie la sorpresa di un amore smisurato.
Cosa significa allora celebrare la Pasqua?
Cosa significa credere nella risurrezione di Gesù?
Significa riconoscere la forza dell’amore,
capace di sconfiggere le forze del male quando sembrava che queste avessero l’ultima parola. Significa accogliere la novità di un amore che si rivela attraverso la spoliazione più completa,
fino ad apparire del tutto fragile e disarmato.
Significa abbandonarsi a questo amore, lasciandosi alle spalle le proprie paure
e il ricordo delle proprie infedeltà, per lasciarsi colmare da una Presenza
che porta gioia e pace.
SIGNORE GESÙ, MORTO IN CROCE E RISORTO,
GRAZIE PERCHÉ MI HAI AMATO
FINO A DARE LA TUA VITA PER ME
E GRAZIE PERCHÉ CONTINUI AD AMARMI
FINO A RINNOVARE OGNI GIORNO
IL DONO DELLA TUA VITA PER ME!
(Padre Pino Muller, piccola luce)