Santa Agata

Santa Agata Sant'Agata dalla Chiesa cattolica e Ortodossa è venerata santa, vergine e martire.è patrona, tra l'altro, di Catania, della Repubblica San Marino e Malta.

Sant'Agata è Patrona di Catania, della Repubblica di San Marino e Malta

Atti del Martirio di Sant'AgataQUESTIONARIO IS. Agata, tentata in varie maniere, viene schiaffeggiata. CAPO I1. Narriamo...
05/02/2017

Atti del Martirio di Sant'Agata

QUESTIONARIO I
S. Agata, tentata in varie maniere, viene schiaffeggiata.
CAPO I
1. Narriamo la storia della passione della Beatissima Vergine e Martire Agata, che soffrì nella provincia di Sicilia, nella città di Catania, il 5 Febbraio al tempo di Decio imperatore, quando egli fu Console per la terza volta.
CAPO II
2. Quinziano consolare della provincia di Sicilia, venendo a conoscenza della fama intemerata di Agata, Vergine consacrata a Dio, per diversi intenti, con molto studio cercava come arrivare a Lei.
3. Infatti per mezzo di ciascun delitto del suo animo svegliava in sé la passione dei vizi corrispondenti:
4. E come avido di gloria terrena, bramando di accrescere il suo prestigio, fece arrestare: la serva di Dio, appunto perché nata da nobilissima famiglia.
5. Mostrando così al popolo che era capace - egli nato come era da ignobile origine - di sottomettere al suo volere perfino le persone più ragguardevoli;
6. Come libidinoso poi, voleva eccitare la concupiscenza dei suoi occhi all’aspetto della vergine bellissima;
7. Come avaro sfrenava la sua cupidigia verso le ricchezze di lei;
8. E come idolatra e servo dei demoni, infiammato dalla sua empietà, non poteva neanche sentire il nome di Cristo.
CAPO III
9. Travolto così dalla furia passionale fece arrestare dai suoi apparitori la B. Agata, carne abbiamo già detto,
10. E la fece consegnare a una matrona di nome Afrodisia, che aveva nove figlie corrottissime, come era stata la loro madre.
11. Ciò fece perché esse per trenta giorni continuamente c on blandizie la tentassero e ne mutassero i sentimenti.
12. Ed ora promettendole gioie, ora minacciandole guai, speravano di distogliere la sua santa mente dal buon proposito.
13. Ad esse S. Agata diceva: La mia mente è saldamente fondata in Cristo:
14. Le vostre parole sono venti, le vostre minaccie fiumi, che per quanto imperversino contro i fondamenti della mia casa, essa non potrà cadere, fondata com’ è sopra pietra ben ferma.
15. Dicendo queste cose piangeva tutto il giorno e pregava:
16. E come l’assetato nell’ardore dell’estate desidera le fresche acque, così ella desiderava di giungere alla corona del martirio e sostenere per Cristo morti supplizi.
CAPO IV
17. Accorgendosi Afrodisia che l’animo di lei restava immobile, andò da Quinziano.
18. E gli disse: E’ più facile rammollire i sassi, e cambiare il ferro nella morbidezza del piombo, che distogliere l’animo di questa fanciulla dall’idea cristiana.
19. Infatti io e le mie figliole, senza mai cessare, succedendoci a vicenda;
20. giorno e notte, nient’altro abbiamo fatto se non provarci a piegare il suo animo ad acconsentire al buon consiglio.
21. Io financo le ho offerto gemme ed ornamenti rari, e vestiti tessuti d’oro:
22. lo le ho promesso palazzi e ville, le ho messo dinanzi mobili preziosi e schiavi d’ogni sesso ed età:
23. Ma come terra, che calpesta coi piedi, ella invece tutto disprezza.
24. Allora Quinziano irato comandò che fosse condotta al suo tribunale e sedendo d’ufficio, così cominciò a parlare: - Di che condizione sei tu?
25. La B. Agata rispose: - Non solo nata libera, ma di nobile famiglia, come lo attesta la mia parentela.
26. Il console Quinziano disse: E se attesti di esser libera e nobile, perché mostri di vivere e vestire da schiava?
27. S. Agata disse: Perché sono serva di Cristo, per questo mostro di essere schiava.
28. Quinziano disse: Ma se sei veramente libera e nobile, perché volerti fare schiava?
29. S. Agata disse: La massima libertà e nobiltà sta qui: nel dimostrare di essere servi di Cristo.
30. Quinziano disse: E che perciò? Noi che disprezziamo lo. servitù di Cristo e veneriamo gli dei non abbiamo libertà?
31. S. Agata rispose: La vostra libertà. vi trascina a tanta schiavitù, che non solo vi fa servi del peccato, ma anche vi sottomette ai legni e alle pietre.
CAPO V
32. Quinziano disse: Tutto ciò che con pazze parole avrai bestemmiato, severe pene sapranno vendicarlo,
33. Ma prima di passare ai tormenti dimmi perché disprezzi la santità degli dei?
34. S. Agata disse: Non dire degli dei, ma piuttosto dici dei demoni. Demoni sono infatti questi, la cui immagine voi raffigurate in statue e le cui faccie di gesso e di marmo coprite di oro.
35. Quinziano disse: Scegli ora una delle due, a tuo piacere, o da insipiente incorrere in varie pene con i condannati, o da sapiente e nobile, come la natura ti ha fatto, sacrifica agli dei onnipotenti, che sono veri dei co-me dimostra la loro vera divinità.
36. S. Agata rispose: Ti auguro che tua moglie sia quale fu la tua dea Venere, e tu sii tale quale fu Giove, tuo Dio,
37. Quinziano ciò udendo comandò che fosse schiaffeggiata e le disse; Non ti rischiare a cianciare temerariamente in disprezzo del giudice.
38. S. Agata rispose: Hai detto che sono tuoi dei, quelli che la vera divinità dimostra di esser tali; sia dunque tua moglie tale quale Venere, e tu come Giove, perché anche voi possiate essere computati nel numero dei vostri dei.
39. Quinziano disse: E’ ben chiaro che tu scegli di soffrire vari tormenti, poiché mi insulti con ripetute Difese.
40. S. Agata rispose: Mi meraviglio che tu, uomo saggio, sii giunto a tanta insipienza da stimare tuoi dei quelli, la cui vita non vorresti fosse imitata da tua moglie e da dire allo stesso tempo che ti fa ingiuria chi ti augura di vivere secondo il loro esempio.
41. Se infatti sono veri dei, bene ti ho augurato dicendoti che la tua vita sia tale quale si dice sia stata la loro. Se poi hai in orrore la loro compagnia, sei d’accordo con me,
42. Ed allora dillo chiaro che essi sono tanto pessimi tanto vilissimi che volendo offendere qualcuno basta augurargli di esser quale fu la esecrabile loro vita.
CAPO VI
43. Quinziano disse: A che questo profluvio di parole? O sacrifichi agli dei, o ti farò perite con varii supplizi.
44. S. Agata rispose: Se mi condanni alle fiere., queste, all’udire il nome di Cristo, si faranno mansuete; se mi darai alle fiamme, gli Angeli dal cielo mi appresteranno rugiada di salvezza, se mi darai ferite e percosse, ho dentro di me lo Spirito Santo, che mi darà. forza di disprezzare ogni tuo tormento.
45. Allora Quinziano, scuotendo il capo, diede ordine. di rinchiuderla nel carcere tenebroso dicendo: Pensa bene e pentiti, così potrai sfuggire gli orribili tormenti che ti dilanieranno tutta.
46. Agata rispose: Tu ministro di Satana, tu, pentiti, così potrai scansare i tormenti eterni.
47. E poiché lo confutava a voce alta, innanzi al pubblico Quinziano ordinò che con grande prestezza la portassero via al carcere.
48. S. Agata poi piena di letizia e di fierezza entrò nel carcere e come invitata a nozze, accesa di gioia raccomandava a Dio con preghiere li suo combattimento.
INTERROGATORIO II
S. Agata. torturata nell’eculeo e divinamente curata dal taglio delle mammelle.
CAPO VII
49. Il giorno dopo l’empio Quinziano comandò che fosse ricondotta alla sua presenza e le disse: Che cosa hai deciso per la sua salvezza?
50. S. Agata rispose: la mia salvezza è Cristo.
51. Quinziano disse: Fino a quando trascini ancora o infelice questa tua vana idea? Rinunzia a Cristo, e comincia ad adorare gli dei, e provvedi alla tua giovinezza, evitando una amara morte.
52. S. Agata disse: Tu nega i tuoi dei, che sono pietre e legni, e adora il vero Dio, il tuo creatore che ti ha fatto; se lo disprezzerai sarai preda di severissime pene e del fuoco eterno.
53. Allora Quinizano adirato comandò che fosse sospesa e straziata su un grande eculeo.
54. Mentre la tormentavano Quinziano le disse: Abbandona quest’idea del tuo animo, così salverai la tua vita.
55. S. Agata rispose: lo in queste pene provo tanta gioia: come chi sente una buona notizia, o come chi vede colui che da gran tempo ha bramato, o come chi trova molti tesori, così anch’io, posta in queste sofferenze di poca durata, gioisco.
56. Infatti non può il frumento esser conservato nel granaio, se prima il suo guscio non viene aspramente stritolato e ridotto in frantumi: così l’ anima mia non può entrare nel paradiso del Signore con la palma del martirio, se prima non farai minutamente dai carnefici dilaniare il mio corpo.
CAPO VIII
57. Allora furioso Quinziano comandò che fosse torturata nella mammella e poi che le venisse lentamente strappata del tutto.
58. La B. Agata disse: Empio, crudele e disumano tiranno, non ti vergogni di strappare in una donna. ciò che tu stesso succhiasti nella madre tua?
59. Ma io ho altre mammelle intatte nell’intimo dell’anima mia colle quali nutrisco tutti i miei sentimenti, e. fin dalla infanzia le ho consacrate a Cristo Signore,
60. Allora Quinziano ordinò che fosse nuovamente condotta nel carcere e che nessun medico si permettesse di avvicinarla, e che non le si desse né pane né acqua.
CAPO IX
61. Rinchiusa che fu nel carcere, ecco che circa la mezzanotte venne un vecchio (che era preceduto da un fanciullo con un lume) portando nella mano vari medicamenti,
62. Il quale affermando di esser medico, cominciò a rivolgerle queste parole: Sebbene lo stolto consolare ti abbia afflitto con tormenti corporali, tu colle tue risposte gli ha inflitto più gravi pene.
63, E poiché egli ti ha torturato e fatto strappare il seno, la sua ubertà gli è cambiata in fiele, e l’ anima sua è riservata ad amarezza eterna.
64. E poiché io ero presente quando tu soffrivi tali cose, osservai e mi accorsi che la tua mammella può ricevere cura e salvezza.
65. Allora S. Agata gli disse: Mai ho apprestato al mio corpo medicina terrena e non conviene che perda ora quello che ho conservato fin dalla prima età.
66. Il vecchio le dice: anch’io sono cristiano e conosco bene l’arte medica: non volere avere rossore di me.
67. Gli dice S. Agata: E che rossore posso io avere di te, che sei già. troppo avanzato in età? E poi quantunque io sia fanciulla, il mio corpo è talmente lacerato, che le mie stesse piaghe non mi lasciano pensare cose di che possa arrossire.
68. Ma ti ringrazio o buon padre, perché ti sei degnato avere per me tanta sollecitudine: e ti ripeto che il mio corpo non sarà mai toccato da medicine fatte da uomini.
69. Le disse quel vecchio: Ma perché non permetti che, io ti curi?
70. Agata rispose: Perché ho per salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale con la sola parola cura ogni cosa e la sola sua voce tutto ristora: questi, se vuole, può rendermi sana.
71. Allora sorridendo il vecchio le disse: Ed è proprio lui che mi mandò da te: io non sono che il suo Apostolo: e nel nome di lui sappi che devi essere sanata. Ciò detto disparve dai suoi occhi.
CAPO X
72. Allora prostrandosi in preghiera S. Agata disse: Ti ringrazio o Signore Gesù Cristo che ti sei ricordato di me, e mi mandasti il tuo Apostolo che mi ha confortata ed ha risanate le mie membra.
73. Finita la sua preghiera, osservando tutte le ferite del suo corpo, s’accorse che era salva in tutte le sue membra: infatti perfino la sua mammella era rifatta.
74. Intanto per tutta la notte nel carcere continuò a rifulgere una luce tale che i custodi scapparono impauriti e lasciarono il carcere aperto.
75. Allora le persone che erano chiuse là dentro dicevano a S. Agata di scappare.
76. Essa però rispose: Lungi da me questo pensiero: che io perda la mia corona e metta in angustie coloro che mi custodivano. Anzi, aiutata dal mio Signore Gesù Cristo, persevererò a testimoniare Colui che mi ha fatta salva e che mi ha consolato.
INTERROGATORIO III
S. Agata nuovamente tormentata muore e viene seppellita.
CAPO XI
77. Dopo quattro giorni comandò Quinziano che fosse nuovamente presentata al suo tribunale e le disse: Fino a quando ti farai pazza a resistere agli ordini degli invitti imperatori? Sacrifica agli dei, se no, sappi che sarai sottoposta a più gravi tormenti.
78. S. Agata rispose: Tutte le tue parole sono stolte, vane ed inique, i tuoi comandi appestano persino l’aria. Per questo sei misero e senza intelletto. Chi infatti vorrà invocare in suo aiuto una pietra e non il vero e sommo Dio, che si è degnato di curarmi tutte le piaghe da te fattemi, e perfino di ridonare al mio corpo perfettamente integra la mia mammella?
79. Disse Quinz.: Ma chi è che ti ha curato?
80. S. Agata rispose: Cristo il Figlio di Dio.
81. Quinziano disse: Ancora osi nominare Cristo?
82. Agata rispose: Io confesso Cristo colle labbra e col cuore non cesso giammai di invocarlo.
CAPO XII
83. Quinziano disse: Vedrò ora se il tuo Cristo ti curerà. E comandò che fossero sparsi a terra acuti cocci, e sotto i cocci fossero messi carboni ardenti, e Agata vi fosse rivoltata a corpo n**o.
84. Mentre l’ordine veniva eseguito, subito il luogo, dove il santo corpo veniva rivoltato fu scosso e una parte di parete cadde e seppellì il consigliere del giudice, di nome Silvano, e l’amico di lui, di nome Falconio, col consiglio dei quali egli perpetrava scelleratezze.
85. Anche tutta la città di Catania fu scossa dalla veemenza del terremoto. Perciò tutti corsero al tribunale del giudice e cominciarono a tumultare grandemente, perché tormentava con empi strazi la santa serva di Dio, e per questo tutti si trovavano in grave pericolo.
86. Allora Quinziano cercò di scappare, impaurito da un lato dal terremoto e dall’altro dalla sommossa del popolo.
87. Perciò comandò che fosse nuovamente portata. nel carcere, ed egli dandosi alla fuga da una; porticina secondaria lasciò il popolo alle porte.
88. Sant’Agata entrata poi nuovamente nel carcere, allargò le sue braccia al Signore, e disse: Signore che mi hai creato e custodito dalla mia infanzia, e che nella giovinezza mi Hai fatto agire virilmente;
89. Che togliesti da me l’amare del secolo, che preservasti il mio corpo dalla contaminazione, che mi facesti vincere i tormenti del carnefice. il ferro il fuoco e le catene, che mi donasti fra i tormenti la virtù della pazienza;
90. Ti prego di accogliere ora il mio spirito: perché è già tempo che io lasci questo mondo per tuo comando e giunga alla tua misericordia: Dette queste parole alla presenza di molti a voce spiegata, rese lo spirito.
CAPO XIII
91. Ciò udendo le f***e devote vennero con grande celerità e portando via il corpo di lei, lo riposero in un. sepolcro nuovo.
92. Avvenne poi, mentre il suo corpo veniva unto con aromi e con molta cura seppellito che si avvicinò un giovane vestito di seta,
93. seguito da più. di cento fanciulli, tutti adorni e belli, e nessuno mai prima lo aveva visto in Catania, né dopo alcuno lo vide, né altri si trovò che dicesse di conoscerlo.
94. Questi dunque venendo, entrò nel luogo, dove si componeva il corpo di lei e le pose vicino al capo una ta-voletta di marmo, nella quale c’è scritto: MENTE SANTA, SPONTANEO ONORE A DIO, E LIBERAZIONE DELLA PATRIA.
95. Pose dunque questa scrittura come abbiamo detto dentro il sepolcro di lei, alla testa e tanto stette là finché con ogni diligenza venne chiuso.
96. Chiuso poi il sepolcro se ne partì, e come abbiamo detto non fu più né visto né sentito parlare di lui nella contrada o in tutta la regione Siciliana.
97. Donde arguimmo che fosse il suo angelo.
98. E quelli che avevano visto questa scrittura, divulgandola resero premurosi e ferventi tutti i Siciliani: tanto che sia i giudei, sia i pagani concordi ed insieme con i cristiani cominciarono a venerare n sepolcro di lei.
CAPO XIV
99. Allora Quinziano col suo seguito prese con furia la strada per andare ad investigare i poderi di lei, ed arrestare tutti quelli della sua parentela: ma per giudizio di Dio morì nel mezzo del fiume.
100. Difatti, mentre attraversava il fiume con una barca, due cavalli impennandosi e ricalcitrando l’uno gli si avventò coi morsi, l’altro, colpitolo con un calcio, lo scaraventò nel fiume Simeto: e non si è trovato più il suo corpo fino al giorno d’oggi.
101. Per questo crebbe il timore e la venerazione per S. Agata, e nessuno mai osò molestare alcuno della sua parentela.
CAPO XV
102. Perche poi si confermasse con evidenza quella scrittura che l’angelo del Signore aveva posato, dopo un anno, circa il giorno del natale di lei, il monte Etna eruttò un grande incendio, e come un fiume ardente così il fuoco impetuoso, liquafacendo e pietre e terra, veniva alla città di Catania.
103. Allora una moltitudine di abitanti dei villaggi, fuggendo scese dal monte, e vennero al sepolcro di lei, e preso il velo, onde era coperto il suo sepolcro, lo opposero contro il fuoco che veniva verso di loro: e nello stesso momento ristette il fuoco per virtù divina.
104. Il fuoco era cominciato il primo di Febbraio e cessò il giorno 5 dello stesso mese, che è il giorno della sepoltura di lei:
105. affinché il Signore Nostro Gesù Cristo comprovasse che dal pericolo della morte e dal fuoco li aveva liberati per i meriti e le preghiere di S. Agata: a Lui perciò onore e gloria e potestà nei secoli dei secoli.Così sia.

05/02/2017
PREGHIERA A SANT'AGATAO gloriosa sant'Agata, che per non tradire la fede giurata a Gesù, generosamente sprezzaste tutte ...
05/02/2017

PREGHIERA A SANT'AGATA

O gloriosa sant'Agata, che per non tradire la fede giurata a Gesù,
generosamente sprezzaste tutte le offerte del governatore Quinziano, quando
vi cercò in sposa e protestaste con coraggio di voler subire tutti i supplizi
anziché rinnegare la vostra fede, fate che l'interesse ed il rispetto
umano non ci portino a violare i nostri santi propositi. Voi che sapeste serbarvi
immacolata in mezzo alle tentazioni più pericolose e violente, otteneteci dal Signore
la grazia di resistere sempre coraggiosamente agli assalti del demonio e fate che
ci gloriamo sempre di essere seguaci del Crocifisso, disposti a soffrire anche la
morte piuttosto che offenderlo menomamente. Così sia

CORONCINA a SANT' AGATA

I. Verginella graziosa, di Gesù celeste sposa che in difesa della fede ti mettesti sotto il piede le minacce e il vano onore dell’iniquo e rio pretore. Fa’ che in noi conviva insieme vera fede, amore e speme.
Rit.: O eroina del cielo, Agata bella,splendi al mio morir propizia stella.

II. A convivere costretta nella casa maledetta, sempre di animo costante e a Gesù fedele amante, custodisti con fortezza la tua angelica purezza. Deh, ci ottiene dal Signore la beltà del tuo candore.
Rit.: O eroina del cielo, Agata bella,splendi al mio morir propizia stella.

III. Del divino ardor ripiena, ripigliasti nuova Iena in udir bestemmie ardite dal tiranno proferite onde tempio già deriso ti percosse ancor sul viso. Fa’ che noi soffriam disprezzi per goder gli eterni vezzi.
Rit.: O eroina del cielo, Agata bella,splendi al mio morir propizia stella.

IV. Sei l’esempio di costanza del tuo amante a somiglianza: nell’eculeo ligata, fosti tutta straziata sin dal sen ti fùron strappate le mammelle tue sacrate. Fa’ che abbiamo noi fortezza nel soffrir ogni amarezza.
Rit.: O eroina del cielo, Agata bella,splendi al mio morir propizia stella.

V. Per guarirti il casto petto scese Pier del ciel eletto con celeste medicina, ma tu amazzone eroina rifiutasti il grato unguento per aver maggior tormento. Fa’ che noi di questo mondo non alletti il senso immondo.
Rit.: O eroina del cielo, Agata bella,splendi al mio morir propizia stella.

Posta sopra ardente brace, non fu teco il fuoco audace anzi il cielo, assai sdegnato, per sì barbaro attentato, scoppiò i fulmini più fieri contro l’empio e i consiglieri. Fa’ che odiamo noi gli errori per schivar gli eterni ardori.
Rit.: O eroina del cielo, Agata bella,splendi al mio morir propizia stella.

VII. Ritornata alla prigione, quale intrepido campione, vincitrice trionfante, là nel mezzo già spirante, desti a Dio tuo corpo e vita, vera vittima gradita. Fa’ che tocchi a noi la sorte di ottener la stessa morte.
Rit.: O eroina del cielo, Agata bella,splendi al mio morir propizia stella.

PREGHIERA A SANT'AGATA

O gloriosa Vergine e Martire sant'Agata,
voi che sin dalla prima età consacraste a Dio la mente e il cuore,
voi che imitaste l'Agnello immacolato nella esimia purezza della vita,
nell'esercizio delle più eroiche virtù e nella lotta gloriosa del martirio;
deh! pregate per noi, otteneteci di rassomigliarvi.
Che la fede divina illumini la nostra mente e muova le nostre azioni!
Che siamo dappertutto cristiani, senza rispetto umano!
Che otteniamo per i vostri meriti, il trionfo sulle nostre ree passioni
e sugli assalti di satana!
Che raggiungiamo il fine per cui Dio ci creò e ci redense,
la beata corona del Paradiso. Così sia.

05/02/2017

Sant'Agata ( nata a Catania, 5 febbraio 251 - quartiere San Giovanni Galermo ) è stata una giovane vissuta nel III secolo, durante il proconsolato di Quinziano. Dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa viene venerata come santa, vergine e martire. Il suo nome compare nel Martirologio da tempi antichissimi; è patrona, tra l'altro, di Catania, della Repubblica di San Marino e Malta.
Sant’ Agata nacque in una famiglia siciliana ricca e nobile, nell'anno 235, indicata come di origine palermitana, ma da altre fonti catanese. Agata, assieme a santa Cristina, santa Ninfa e sant'Oliva, è una delle quattro sante protettrici della Città Felicissima ossia Palermo, caput regni et sedis regis della Sicilia (Santa Rosalia nascerà nel XII secolo). La sua statua è presente nell'ordine superiore della facciata est dei Quattro Canti di Città, a protezione del quartiere Tribunali (generalmente noto come Kalsa).
I documenti narrativi del martirio di Agata indicano però in tre punti che, sebbene possa essersi rifugiata a Palermo alla Guilla, la Santa è nata a Catania: il primo punto è quello in relazione all' inizio del processo, secondo il testo fornito dalla redazione latina. Tale redazione esordisce rilevando nel vers. 1 che Agata fu martirizzata a Catania; nel vers. 24 la stessa redazione latina riferisce che Quinziano interpella Agata invitandola a dire di che condizione fosse, e nel vers. 25 riferisce che Agata rispose a Quinziano dicendo: "Io non solo sono libera di nascita, ma provengo anche da nobile famiglia, come lo attesta tutta la mia parentela": con queste parole Agata dichiara che tutta la sua parentela era presente e residente a Catania, oltre a esservi residente lei stessa e a essere nativa proprio di lì. Il secondo punto è quello relativo all'apparizione dell'Angelo che, nel momento in cui il ca****re di Sant'Agata viene seppellito, depone dentro il suo sepolcro una lapide di marmo in cui era scolpito che Agata era "anima santa, onore di Dio e liberazione della sua Patria": a tale proposito i versetti 102-104 rilevano che, per dimostrare la verità di quanto espresso in quella lapide e cioè che Agata era la liberazione della sua Patria, Dio, a un anno appena dalla sua morte, fa arrestare la lava dell'Etna, che stava invadendo Catania. Il terzo punto è quello relativo al fatto che il testo della redazione greca, riportato nel manoscritto del Senato di Messina, espressamente recita che "Catania è la patria della magnanima S. Agata": tale testo è di assoluto valore storico perché risale all'epoca in cui a Catania ancora non era stato eretto alcun tempio ad Agata.
Secondo la tradizione cattolica Sant'Agata si consacrò a Dio all'età di 15 anni circa, quando fece questa richiesta al Vescovo di Catania che accolse il suo desiderio e le impose il velo rosso portato dalle vergini consacrate. Però studi storico-giuridici approfonditi rivelano, al momento della sua morte, un'età non inferiore ai 21 anni: non prima di questa età, infatti, una ragazza poteva essere consacrata diaconessa come effettivamente era Agata, cosa documentata dalla tradizione orale catanese, dai documenti scritti narranti il suo martirio e dalle raffigurazioni iconografiche ravennate, con particolare riferimento alla tunica bianca e al pallio rosso; possiamo quindi a ragione immaginare che, sebbene si fosse consacrata a Dio a 15 anni grazie al consenso speciale del Vescovo, non fosse più una ragazzina al momento del martirio, ma piuttosto una donna con ruolo attivo nella sua comunità cristiana: una diaconessa aveva infatti il compito, fra gli altri, di istruire i nuovi catecumeni alla fede cristiana (catechesi) e preparare i più giovani al battesimo, alla prima comunione e alla cresima. Ciò porterebbe a retrodatare di almeno sei anni la data di nascita, che tradizionalmente si colloca all'8 settembre 235, poiché si riteneva fosse morta a 15 anni il 5 febbraio 251.
Inoltre, da un punto di vista giuridico, Agata aveva il titolo di "proprietaria di poderi", cioè di beni immobili. Per avere questo titolo le leggi vigenti nell'impero romano pretendevano il raggiungimento del ventunesimo anno di età. Rimanendo sempre in tema giuridico, durante il processo cui Agata fu sottoposta, fu messa in atto la Lex Laetoria, a una legge che proteggeva i giovani d'età compresa tra i 20 e i 25 anni, soprattutto giovani donne, dando a chiunque la possibilità di contrapporre una actio polularis contro gli abusi di potere commessi dall'inquisitore: prova ne sia che il processo di Agata si chiuse con un'insurrezione popolare contro Quinziano, che dovette fuggire per sottrarsi al linciaggio della folla catanese.
Nel periodo fra la fine del 250 e l'inizio del 251 il proconsole Quinziano, giunto alla sede di Catania anche con l'intento di far rispettare l'editto dell'imperatore Decio, che chiedeva a tutti i cristiani di abiurare pubblicamente la loro fede, mise in atto una feroce persecuzione. La tradizione riferisce che Agata fuggì con la famiglia a Palermo, alla Guilla, ma Quinziano li scovò e li fece tornare a Catania. Il punto che la giovane catanese attraversò per uscire da Palermo e tornare alla sua patria, oggi è detto Porta Sant'Agata. Quando la vide Quinziano s'invaghì della giovinetta e, saputo della consacrazione, le ordinò, senza successo, di ripudiare la sua fede e adorare gli dèi pagani. Si può ipotizzare, coesistente a ciò, anche un quadro più complesso: ovvero, dietro la condanna di Agata, la più esposta nella sua benestante famiglia, poteva esserci l'intento della confisca di tutti i loro beni. Di certo, era un contesto storico estremamente drammatico per i cristiani: Papa Fabiano era morto, ucciso, da più di un anno, la sede era vacante, e il successore Cornelio sarebbe stato eletto ben 14 mesi dopo il suo martirio.
Al rifiuto deciso di Agata, il proconsole l'affidò per un mese alla custodia rieducativa della cortigiana Afrodisia e delle sue figlie, persone molto corrotte. È probabile che Afrodisia fosse una sacerdotessa di Venere o Cerere, e pertanto dedita alla prostituzione sacra. Il fine di tale affidamento era la corruzione morale di Agata, attraverso una continua pressione psicologica, fatta di allettamenti e minacce, per sottometterla alle voglie di Quinziano, arrivando a tentare di trascinare la giovane catanese nei ritrovi dionisiaci e relative orge, allora molto diffuse a Catania. Ma Agata, in quei giorni, a questi attacchi perversi che le venivano sferrati, contrappose l'assoluta fede in Dio; e pertanto uscì da quella lotta vittoriosa e sicuramente più forte di prima, tanto da scoraggiare le sue stesse tentatrici, le quali rinunciarono all'impegno assunto, riconsegnando Agata a Quinziano.
Rivelatosi inutile il tentativo di corromperne i principi, Quinziano diede avvio a un processo e convocò Agata al palazzo pretorio. Memorabili sono i dialoghi tra il proconsole e la santa che la tradizione conserva, dialoghi da cui si evince senza dubbio come ella fosse edotta in dialettica e retorica.
Breve fu il passaggio dal processo al carcere e alle violenze con l'intento di piegare la giovinetta. Inizialmente venne fustigata e sottoposta al violento strappo delle mammelle, mediante delle tenaglie. La tradizione indica che nella notte venne visitata da San Pietro, che la rassicurò portandole conforto e ne risanò miracolosamente le ferite.
Non si può descrivere la sorpresa e insieme la bile di Quinziano quando, dopo quattro giorni, fatta di nuovo condurre Agata al tribunale, dovette constatare la prodigiosa guarigione. Al colmo della rabbia, preparato un gran braciere, in cui ai carboni ardenti erano mescolati cocci di vasi, vi fece stendere sopra e rigirare la vittima. Ad un tratto, mentre i carnefici compivano quell'orribile ufficio, un terribile terremoto scosse la città, e fra le altre vittime seppellì pure due intimi consiglieri del pretore. Frattanto tutta la città spaventata, cominciò a gridare che quello era un castigo di Dio per la crudeltà usata verso la sua serva e tutti correvano tumultuando verso la casa del pretore, il quale al sentire lo schiamazzo della folla, temendo che gli fosse tolta di mano la preda, nascostamente la rimandò nel carcere. La martire stremata di forze, ma lieta di aver consumato il suo sacrificio, in un supremo sforzo, congiunte le mani, così pregò:
« Signore mio Dio, che mi avete protetto fin dall'infanzia ed avete estirpato dal mio cuore ogni affetto mondano e mi avete dato forza nei patimenti, ricevete ora in pace il mio spirito ».
Ciò detto chiudeva per sempre gli occhi alla luce del mondo il 5 febbraio 251, Agata spirò nella sua cella.
« Non valser spine e triboli,
non valsero catene;
né il minacciar d'un Preside
a trarla dal suo Bene,
a cui dall'età eterna
fu sacro il vergin fior »
(Mario Rapisardi, Ode, per il 5 febbraio 1859)
« Tu che splendi in Paradiso,
coronata di vittoria,
Oh Sant'Agata la gloria,
per noi prega, prega di lassù »
(Canto a Sant'Agata)
Le reliquie
Nel 1040 il generale bizantino Giorgio Maniace trafugò le reliquie della Santa per portarle a Costantinopoli. Nel 1126 due soldati dell'esercito bizantino, Gisliberto e Goselmo (uno di origine francese e l'altro calabrese), rubarono i resti della martire per restituirle al Vescovo di Catania Maurizio, la consegna avvenne nel Castello di Aci, l'odierna Aci Castello.
Il 17 agosto 1126, le reliquie rientrarono nel duomo di Catania. Questi resti sono oggi conservati in parte all'interno del prezioso busto in argento (parte del cranio, del torace e alcuni organi interni), opera del 1376 del senese Giovanni di Bartolo e in parte dentro a reliquiari posti in un grande scrigno, anch'esso d'argento (braccia e mani, femori, gambe e piedi, la mammella e il velo), opera del catanese Vincenzo Archifel.
Altre reliquie della Santa, come ad esempio piccoli frammenti di velo e singole ossa, sono custodite in chiese e monasteri di varie città italiane ed estere. Uno dei bracci è custodito nella Cattedrale di Palermo.
La diatriba della reliquia tra Gallipoli e Galatina
Fra tutte le città italiane di cui sant'Agata è compatrona, Gallipoli (Diocesi di Nardò-Gallipoli) e Galatina (Arcidiocesi di Otranto), in Puglia, sono coinvolte in una singolare contesa che vede come protagonista una reliquia di Sant'Agata, la mammella.
Una leggenda diffusa in Puglia spiegherebbe con un miracolo la presenza della reliquia a Gallipoli. Si dice che l'8 agosto 1126 Sant'Agata apparve in sogno a una donna che si era addormentata dopo aver lavato i panni nella spiaggia della Purità a Gallipoli e l'avvertì che il suo bambino stringeva qualcosa tra le labbra: era la mammella della Santa. La donna si svegliò e ne ebbe conferma, ma non riuscì a convincerlo ad aprire la bocca. Tentò a lungo: poi, in preda alla disperazione, si rivolse al Vescovo, che celermente giunse nella spiaggia insieme ad altri ecclesiastici. Il prelato recitò una litania invocando tutti i santi, e soltanto quando pronunciò il nome di Agata il bimbo aprì la bocca. Da essa venne fuori una mammella, evidentemente quella di Sant'Agata. La reliquia rimase a Gallipoli, nella Basilica Concattedrale di Sant'Agata, dal 1126 al 1389, quando il principe Orsini Del Balzo la trasferì a Galatina, dove fece costruire la chiesa di Santa Caterina d'Alessandria d'Egitto, nella quale è ancora oggi custodita presso un convento di frati francescani. Secondo il vescovo gallipolino Montoya de Cardona la reliquia fu trafugata furtivamente dagli abitanti di Galatina "ex auctoritate" e fu "rubata furtivamente e all'insaputa dell'Università gallipolitana". Numerosi sono stati i tentativi dei gallipolini di riportare nella Concattedrale di Sant'Agata la reliquia, a partire dal Vescovo Gaetano Muller, il quale scrisse una lettere al Cardinale prefetto dell'epoca, fino ad arrivare ad Achille Starace, segretario del Partito Nazionale Fascista. Sono state scritte delle lettere per sollecitare il vescovo di Otranto (da cui dipende Galatina), Mons. Donato Negro, a restituire la sacra reliquia tenuta a Galatina.
Il velo
Il velo di Sant'Agata è una reliquia conservata nella Cattedrale di Catania in uno scrigno d'argento insieme ad altre reliquie della giovane. Secondo una leggenda è un velo usato da una donna per coprire la Santa durante il martirio con i carboni ardenti. Nei fatti il cosiddetto "velo" di colore rosso faceva parte del vestimento con cui Agata si presentò al giudizio, essendo questo, indossato su una tunica bianca, l'abito delle diaconesse consacrate a Dio. Secondo un'altra leggenda il velo era bianco e diventò rosso al contatto col fuoco della brace. - Nel corso dei secoli, venne più volte portato in processione come estremo rimedio per fermare la lava dell'Etna.
I miracoli
Molti sono i miracoli attribuiti a sant'Agata nel corso dei secoli:
Appena un anno dopo la sua morte, nel 252, Catania venne colpita da una grave eruzione dell'Etna. L'eruzione ebbe inizio il giorno 1º febbraio e aveva già distrutto alcuni villaggi alla periferia di Catania. Il popolo andò in cattedrale e, preso il velo di Sant'Agata, lo portò in processione nei pressi della colata. Questa, secondo la tradizione, si arrestò dopo breve tempo. Era il giorno 5 febbraio, la data del martirio della vergine catanese.
Santa Lucia, di Siracusa, quasi coetanea di Agata, andò con la madre gravemente ammalata a pregare sulla tomba di Agata per implorarne la guarigione. Narra la leggenda che Lucia, mentre pregava, ebbe una visione nella quale Sant'Agata le disse «perché sei venuta qui quando ciò che mi chiedi puoi farlo anche tu? Così come Catania è protetta da me, la tua Siracusa lo sarà da te.» La madre di Lucia guarì, e la giovane dopo poco venne martirizzata.
Nel 1169 Catania fu scossa da un disastroso terremoto nel giorno 4 febbraio alle ore 21 quando molti cittadini catanesi erano radunati nella cattedrale per pregare in onore della Santa. Nel crollo della cattedrale morirono il vescovo Aiello e 44 monaci, oltre a un numero imprecisato di fedeli. Nei giorni seguenti altre scosse di terremoto e maremoto imperversarono sulla città. La tradizione vuole che il terremoto sia cessato soltanto quando i cittadini presero il velo della Santa e lo portarono in processione.
Più di quindici volte, dal 252 al 1886, Catania è stata salvata dalla distruzione da parte della lava, ed è poi stata preservata nel 535 dagli Ostrogoti, nel 1231 dall'ira di Federico Il, e nel 1575 e nel 1743 dalla peste.
La liberazione dall'eccidio
Il 25 luglio 1127 i Mori presero d'assedio le coste siciliane. Dove approdavano erano stragi, massacri e rapine. Quando stavano per assalire la costa catanese, gli abitanti della città ricorsero all'intercessione di Sant'Agata la grazia non tardò: Catania fu risparmiata da quel flagello.
Nel 1231 Federico II di Svevia era giunto in Sicilia per assoggettarla. Molte città si ammutinarono e Catania fu tra queste. Federico II furente ne ordinò la distruzione, ma i catanesi ottennero una loro richiesta che, prima dell'esecuzione di quello sterminio, in cattedrale venisse celebrata l'ultima messa, alla quale presenziò lo stesso Federico II. Fu durante quella funzione che il re svevo, sulle pagine del suo breviario, lesse una frase, comparsa miracolosamente, che gli suonò come un pericoloso avvertimento: Noli offendere Patriam Agathae quia ultrix iniuriarum est. Immediatamente abbandonò il progetto di distruzione, revocò l'editto e si accontentò soltanto che il popolo passasse sotto due spade incrociate, pendenti da un arco eretto in mezzo alla città. A Federico bastò un atto di sottomissione e lasciò incolumi i cittadini e Catania, salvata per l'intercessione della Madonna delle Grazie e di Sant'Agata.
La città ricorda questo evento con un bassorilievo di marmo che si trova oggi all'ingresso del Palazzo comunale e raffigura Agata, seduta su un trono come una vera regina, che calpesta il volto barbuto di Federico II di Svevia.
La lava e i terremoti
Nel 1169 un terremoto fece da preludio a una tremenda eruzione. Un fiume di lava, scorrendo per i pendii dell'Etna e allargandosi per le campagne, distruggeva ogni cosa al suo passare e avanzava inarrestabile verso la città. Per come era avvenuto un anno dopo la morte di Sant'Agata, una processione col sacro velo bloccò il fiume di lava. Miracoli simili i catanesi li ottennero anche nel 1329, nel 1381, nel 1408, nel 1444, nel 1536, nel 1567 e nel 1635.
L'eruzione più disastrosa avvenne nel 1669: una serie di bocche si aprirono lungo i fianchi del vulcano, che eruttò lava e lapilli per sessantotto giorni. La lava distrusse molti centri abitati e giunse fino in città, circondando il fossato del Castello Ursino. Nella sacrestia della cattedrale un affresco, realizzato dieci anni dopo l'eruzione da chi aveva vissuto in prima persona quei tragici momenti, descrive le scene quasi apocalittiche di quella distruzione.
Quando il magma era giunto a una distanza di trecento metri dal Duomo, miracolosamente scansò i luoghi in cui Sant'Agata era stata imprigionata, aveva subito il martirio e dove poi era stata sepolta, per andare a scaricarsi in mare e proseguire per più di tre chilometri. Sembrò chiara la volontà della Santa catanese di salvare i luoghi che appartenevano alla sua storia e al suo culto.
A quella terribile eruzione è legato anche un altro evento prodigioso: un affresco, che raffigurava Sant'Agata in carcere, e che si trovava in un'edicola fuori le mura della città, fu trasportato intatto dal fiume di lava per centinaia di metri. Ora quel dipinto si trova sull'altare maggiore della chiesa di Sant'Agata alle Sciare, a Catania.
Dono di ringraziamento per aver salvato la città dalla distruzione totale è la grande lampada votiva d'argento che si trova al centro della ca****la di Sant'Agata nella cattedrale e che Carlo II di Spagna volle offrire alla patrona della città.
Nel 1693 un violento terremoto fece tremare Catania. Ci furono diciottomila morti. Nessuno dei novemila superstiti dopo la catastrofe voleva più ritornare in città. Catania sarebbe diventata una città fantasma se un delegato del Vescovo, in processione con le reliquie di Sant'Agata, non avesse supplicato il popolo a rimanere e a ricostruire la città.
Nel 1886 una bocca eruttiva si era aperta a Nicolosi, un centro abitato alle pendici dell'Etna. Il beato cardinale Dusmet, il 24 maggio, portò in processione il velo di Sant'Agata e, benché la processione si fosse fermata in un tratto in discesa, il magma lavico si arrestò immediatamente. In quel punto, in memoria dello straordinario miracolo, sorge ora un piccolo altare.
La peste
In più occasioni Sant'Agata pose benigna la sua mano sulla città anche a protezione dalle epidemie. Nel 1576, quando la peste cominciò a diffondersi poco lontano da Catania, il senato pensò di ricorrere all'intercessione della patrona. Le reliquie furono portate in processione lungo le vie della città e, una volta giunte accanto agli ospedali dove erano ricoverati gli appestati, essi guarirono e nessuno fu più contagiato.
I catanesi ottennero un altro segno di protezione nel 1743, quando una seconda ondata di peste stava per diffondersi da Messina anche a Catania. Il miracolo ci fu pure stavolta: le reliquie furono portate in processione e la peste cessò. In ricordo di questo prodigio, fu eretta nell'attuale piazza dei Martiri, una colonna romana (proveniente dal Teatro romano) sormontata da una effigie di Sant'Agata che schiaccia la testa di un mostro, simbolo della peste.
La Festa di Sant'Agata
Dal 3 al 5 febbraio, Catania dedica alla Santa una grande festa, misto di fede e folklore. Secondo la tradizione, alla notizia del rientro delle reliquie della Santa nel 1126, il vescovo uscì in processione per la città a piedi scalzi con le vesti da notte, seguito dal clero, dai nobili e dal popolo. Controversa è l'origine del tradizionale abito che i devoti indossano nei giorni dei festeggiamenti, il Sacco agatino: camici e guanti bianchi con in testa una papalina nera. Una radicata leggenda popolare vuole siano legati al fatto che i cittadini catanesi, svegliati in piena notte dal suono delle campane al rientro delle reliquie in città, si riversarono nelle strade in camicia da notte; la leggenda risulta essere priva di fondamento poiché l'uso della camicia da notte risale al XIV secolo mentre la traslazione delle reliquie avvenne nel XII. Il Ciaceri, insigne studioso dei culti e del folclore di Sicilia, afferma che l'abito bianco sia una eredità del precedente culto della dea Iside, come la barca - oggi non più in uso - che anticipava il simulacro della dea.
Ma la tradizione storica più affermata indica che l'abito votivo altro non è che un saio penitenziale o cilicio o tunica, in ogni caso bianco per indicare la purezza, indossato dai catanesi il 17 agosto quando i due soldati, il francese Gilberto e il calabrese Goselmo, riportarono le reliquie a Catania da Costantinopoli.
Altri elementi caratteristici della festa sono il fercolo d' argento dove vengono poste le reliquie della Santa posto a sua volta su un carro o Vara, anche questo in argento. Nella processione di giorno 4 esso è adornato con garofani rosa (simboli del sangue e dunque del martirio subito dalla santa), mentre in quella di giorno 5 è addobbato con garofani bianchi (simboli di purezza, castità e di fede al Signore). Legati al veicolo due cordoni di oltre 100 metri cui si aggrappano centinaia di “Devoti” (con il Sacco agatino ossia la suddetta tunica bianca stretta da un cordone, cuffia o papalina nera, fazzoletto e guanti bianchi) che fino al 6 febbraio tirano instancabilmente il carro. La Vara viene portata in processione preceduta dalle dodici candelore o cannalori appartenenti ciascuna alle corporazioni degli artigiani cittadini. Tutto avviene fra ali di folla che agita bianchi fazzoletti e grida Cittadini, cittadini, semu tutti devoti tutti. È considerata tra le tre principali feste cattoliche a livello mondiale per affluenza. Nel XIV secolo Sant'Agata è stata eletta compatrona della città di Pistoia, in quanto il 5 febbraio 1312 venne firmata la pace tra i pistoiesi e i fiorentini. La reliquia di Sant'Agata vergine e martire, venerata in Cattedrale, fu donata dal Cardinale Antonio Pucci, già vescovo di Pistoia.
Sant'Agata è la patrona dei fonditori di campane, delle donne con il tumore al seno e, nell'Arcidiocesi di Milano, di tutte le donne in generale. Inoltre è patrona di diversi comuni italiani:
• Alì (ME)
• Asciano (SI)
• Basiglio (MI)
• Besenello (TN)
• Bulgarograsso (CO) compatrona
• Campogialli (AR)
• Capua (CE) compatrona
• Catania
• Commezzadura (TN)
• Faedo (TN)
• Filogaso (VV)
• Gallipoli (LE) compatrona
• Guardabosone (VC)
• Marcignago (PV)
• Martinengo (BG)
• Montiano (FC)
• Monticello Brianza (LC)
• Moransengo (AT)
• Ornago (MB)
• Oviglio (AL)
• Palermo compatrona
• Pontestura (AL)
• Prossedi (LT)
• Radicofani (SI)
• Sant'Agata Bolognese (BO)
• Sant'Agata del Bianco (RC)
• Sant'Agata di Puglia (FG)
• Sant'Agata Feltria (RN)
• Sant'Agata Fossili (AL)
• Sant'Agata Irpina (AV)
• Sant'Agata sul Santerno (RA)
• Sant'Agata di Esaro (CS)
• Santhià (VC)
• Sfruz (TN)
• Tovo di Sant'Agata (SO)
• Trescore Cremasco (CR)
• Tremenico (LC)
• Venaus (TO) compatrona
• Viarigi (AT)

È anche patrona in diverse località non italiane, tra cui:
• La Repubblica di San Marino dove è compatrona
• In Belgio: Berchem-Sainte-Agathe
• In Francia: Le Fournet - Saint-Pierre-d'Albigny in Savoia - Maillane in Provenza - Gundolsheim - Montchavin-Les-Coches - La Plaine-des-Palmistes nell'Isola de La Réunion - Blanzay - Sulignat - Rumilly
• In Malta: Mdina
• Nei Paesi Bassi: Beverwijk e Leidschendam
• In Spagna: Sorihuela del Guadalimar - Alsasua in Navarra - Castrejón de la Peña - Pinarejo - Peñalba de San Esteban - Baracaldo e Castrejana in Biscaglia - Villalba del Alcor e Gorbea (Paesi Baschi) - Echo in Aragona - Veganzones - Jérica - Xilxes - Lagata - Benicàssim - Sencelles - Zaidìn - Catral - Torres de Berrellén - El Molar
• In Germania: Aschaffenburg - Agathaberg
• In Canada: Sainte-Agathe-des-Monts
• In Brasile: Città di Pesqueira e Cattedrale della Diocese de Pesqueira

Chiese catanesi dedicate a Sant'Agata
Il capoluogo Etneo, patria della Santa, detiene il numero maggiore di chiese dedicate alla Martire Catanese. Esse conservano i ricordi e le sacre Reliquie legate alle vicende del martirio, e dei miracoli operati per sua intercessione:
• Cattedrale di Sant'Agata: vi si conservano le Sacre Reliquie nel prezioso Busto reliquiario e nello Scrigno. Il nuovo Duomo fu innalzato dai Normanni nel 1091 e fu dedicato, eccezionalmente, alla Martire Agata. Il transetto e le tre absidi, tra cui la Ca****la di Sant'Agata, resistettero al terremoto del 1693. L'odierna architettura della Cattedrale è opera del 1709, ideata da Girolamo Palazzotto. La grandiosa facciata fu ideata da Giovanni Battista Vaccarini e realizzata dal 1733 al 1761.
• Sant'Agata la Vetere: l'antica cattedrale catanese che detiene il primato del più antico luogo di culto dedicato alla martire catanese, essendo stato eretto nel 264 d. C. per conservarne il sepolcro. L'attuale chiesa risale ai primi del XVIII secolo. All'interno si conserva il "Sepolcro di Sant'Agata", urna del II secolo, in cui vennero conservate le reliquie fino al 1040, anno in cui vennero trasferite a Costantinopoli. Degni di nota i monumenti marmorei che ricordano il supplizio delle mammelle, e la Tavoletta angelica.
• Badia di Sant'Agata: costruita nello stesso sito di una chiesa edificata nel 1620 da Erasmo e Isabella Cicala, fu ricostruita dopo il terremoto ed è considerata uno dei capolavori barocchi del Vaccarini, realizzata nel 1767 per la grande badia Benedettina. L'architetto, nel realizzare quest'opera, rinunziò ai dovuti pagamenti ritenendosi «Pago dell'opera e soddisfatto della devozione che ha sempre avuto, ha, e spera di avere come fedele cristiano, verso la Gloriosa Vergine e Martire Sant'Agata.»[senza fonte]
• Sant'Agata alla Fornace: detta della Carcaredda (fornace in siciliano), fu edificata la prima volta nel 1098, fu riedificata in seguito dal vescovo Andrea Riggio dopo il terremoto del 1693, sui resti di una ca****la che proteggeva il luogo in cui Sant'Agata subì l'ultimo supplizio, la fornace.
• Sant'Agata al Carcere: racchiude la reliquia più importante legata alle vicende umane e al martirio della Santa: il carcere dove fu rinchiusa e dove spirò. Fin dai primi secoli questo luogo fu oggetto di culto e venerazione. La chiesa attuale fu in parte edificata dopo il terremoto del 1693. Interessante il portale romanico della facciata. L'interno della chiesa custodisce anche una tavola del XVI secolo, del pittore Bernardinus Niger Grecus, rappresentante il Martirio di Sant'Agata. Preziose reliquie sono anche le "impronte dei piedi" che, secondo la tradizione, la Santa avrebbe lasciate sulla pietra lavica prima di essere incarcerata.
• Sant'Agata al Borgo: fu completata nel 1680 dai profughi dei casali etnei che si insediarono nella parte a nord della città, in quello che è diventato il quartiere Borgo, e che si affidarono alla protezione della Martire; fu rasa al suolo nel terremoto del 1693 ma venne comunque subito ricostruita.
• Sant'Agata alle Sciare: conserva un dipinto che, secondo la tradizione, era posto sulle mura della città, e, quando queste furono travolte dal magma del 1669, galleggiò sulla lava incandescente, fino al punto in cui sorge la chiesa.
• Sant'Agata al Conservatorio delle Verginelle: risalente al 1586 e ricostruita nel XVIII secolo dal principe di Gisira, è annessa all'ospizio omonimo, a conferma della priorità e importanza che si poneva nelle opere di assistenza e ca**tà.

Indirizzo

Piazza Duomo
Catania
95100

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