Inclusive Anglican Episcopal Church

Inclusive Anglican Episcopal Church Chiesa Inclusiva di Tradizione Anglicana appartenente alla Anglican Free Communion International

Buona Festa della Repubblica 🌹
02/06/2026

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Buona Solennità della SS. Trinità Meditazione di madre Daniela sulle letture di oggi secondo il Lezionario ambrosiano I ...
31/05/2026

Buona Solennità della SS. Trinità

Meditazione di madre Daniela sulle letture di oggi secondo il Lezionario ambrosiano

I nostri Tre
(Letture: Es 3, 1-15; Sal 67/68; Rm 8, 14-17; Gv 16, 12-15 - anno A - Santissima Trinità - Rito ambrosiano)

Ma che fine avranno fatto il Cananeo, l’Ittita, l’Amorreo, il Perizzita, l’Eveo, il Gebuseo? Nella "Lettera a Ventimiglia", Foscolo non si fa illusioni: "...Così gli Israeliti trucidavano i pacifici abitatori di Canaan, e i Babilonesi poi strascinarono nella schiavitù i sacerdoti, le madri, e i figliuoli del popolo di Giuda...".
Molto probabilmente andò così, perché, argomenta il poeta, "la Terra è una foresta di belve". Non un pessimismo sterile, quanto uno spietato realismo, un guardare in faccia la cupidigia umana, che può essere vinta da una sola virtù: la "Compassione"; la virtù dei "deboli e degli sventurati", che, "dopo avere sperimentati tutti gli errori, e sentiti tutti i guai della vita, sappiamo compiangerli e soccorrerli".
L'ateo Foscolo era tutto lì: in questo umanesimo residuo, anzi, nucleare, in questo nocciolo duro che sembra tratto da una pagina di Vangelo. Può benissimo darsi che il Cananeo, l'Ittita, l'Amorreo siano stati assaltati da quel popolo "eletto" che a sua volta sarebbe stato schiavizzato; e può darsi si siano invece frammisti, dando origine a popoli nuovi e perdendo, a volte, la purezza originaria. Come che sia, Mosè riceve una rivelazione iniziatica: Io-Sono si manifesta in un luogo umile, in mezzo al bestiame, circondato da valli aride. Io-Sono conosce i bisogni primari d'un popolo asservito e affamato, ed è, nel senso che sta, in mezzo a loro; è incarnato già qui, in questo bisogno, nelle vicende perigliose, tribali, incatenate e tradite. Io-Sono, d'altronde, non è un simbolo preciso. Io-Sono riguarda ognuno di noi, appartiene e contiene ognuno di noi. Mosè e il suo popolo non sono in grado di portare il peso di null'altro che d'un roveto ardente.
La schiavitù è vinta dalla paternità-maternità di Dio, che è l'altro volto del roveto. La Compassione foscoliana. Ciò che rende autentico l'essere umano. Dio s'incarna nell'uomo storico Gesù di Nazareth perché "ama l'innocenza e la ridona": "Dio ha speranza per noi - scrive mons. Erik Warden - sa che dobbiamo continuare a crescere". Per Ireneo di Lione, Adamo ed Eva sono come bambini nel giardino: "L'uomo era un bambino, non avendo ancora il suo intelletto perfezionato; per questo veniva facilmente sviato".
Per questo, anche, Paolo parla di libertà, che oggi si tende a pensare come diritto a liberarsi da qualsivoglia vincolo, e mai - prosegue mons. Warden - come libertà verso qualcosa/qualcuno: "la visione biblica della natura umana, evidenziata in Cristo, considera l'essere umano come essenzialmente relazionale, oblativo e pronto all'alleanza", e quindi alla "com-passione", sentire-con.
La Trinità è la compiutezza di questa relazione, è la relazione fatta forma. Una forma dinamica, una forma "verso", che cresce e procede, guidandoci - verbo non casuale - a comprendere "tutta" la verità. Che non può esaurirsi in questa vita, e, in fondo, non conta: "in cielo o in terra, che importa?", domanda Elisabetta della Trinità, colei che diceva "i miei Tre". La Trinità si comprende solo esercitandola, proseguendo, andando incontro alle cose future, o meglio, vedendole già.
Il tempo di Pasqua, liturgicamente, si conclude con la Pentecoste. Ma lo Spirito, per sua natura, apre; la Trinità è ciò che lo rivela, è il roveto ardente del cristiano. Non ci si arriva attraverso una speculazione, ma con un'adozione a "figli". E' l'immagine visibile della fantasia di Dio, e corre veloce, corre con pazienza, al nostro ritmo, nel marasma delle nostre miserie, violenze, schiavitù, rimpianti.
Sia la Trinità un "nostro Tre" per tutti e tutte noi, sia la nostra compassione, la nostra relazione, la nostra umanità. E che possiamo comprenderne il "peso" (=l'importanza) abbandonando i nostri pesi (=limiti) che ostacolano la vista.

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Meditazione di madre Daniela sulle letture di oggi secondo il Lezionario ambrosiano Lo stile di Dio(Letture: At 2, 1-11;...
24/05/2026

Meditazione di madre Daniela sulle letture di oggi secondo il Lezionario ambrosiano

Lo stile di Dio
(Letture: At 2, 1-11; Sal 103/104; 1Cor 12, 1-11; Gv 14, 15-20 — anno A — Domenica di Pentecoste)

Il cuore del messaggio cristiano è qui, è oggi. Ciò che Dio dona in Cristo non è per un gruppo ristretto, ma per tutti i popoli, le lingue e le storie. È l’anti-privilegio, l’anti-setta, l’anti-gnosi.

La stessa intuizione, in forma poetica e storicamente situata, la ritroviamo in Manzoni nella “Pentecoste” : lo Spirito che scende su Maria e gli apostoli diventa, nel suo sguardo, principio di rigenerazione universale, capace di attraversare i secoli e le nazioni, di parlare al contadino lombardo come al credente dei primi tempi.

Nel racconto di Atti 2, il dettaglio decisivo non è solo il vento, il fragore, il fuoco, ma il fatto che “ciascuno li udiva parlare nella propria lingua”. Non è la folla che impara la lingua degli apostoli; è il messaggio che si traduce nella lingua di ciascuno. Non un’astratta “umanità”, ma Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea, della Cappadocia… Popoli concreti, con storie, vicende, memorie diverse. L’elenco geografico è già teologia: il Vangelo non chiede di annullare le differenze, ma le attraversa.A Babele (Gen 11) la moltiplicazione delle lingue genera incomprensione e dispersione; a Pentecoste la pluralità delle lingue diventa luogo di comunione. In luogo di abolire la differenza, Dio la trasfigura. La diversità non è più minaccia, ma possibilità di un accordo; anzi, d'un concerto.

Lo Spirito costringe i discepoli a uscire. La fede non può restare chiusa nel “cenacolo” delle proprie sicurezze. L’universalità del messaggio si vede dal fatto che non sopporta stanze blindate: spinge verso la città, verso il mondo. Qui è già implicita una critica a ogni cristianesimo autoreferenziale, identitario, nostalgico: se lo Spirito è davvero quello di Pentecoste, porta sempre fuori, verso l’altro, il diverso, il lontano.

Se Atti 2 mostra la universalità “ad extra” (tutti i popoli), 1Cor 12 mostra la universalità “ad intra” (tutti i membri della comunità). Paolo insiste: “Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio”. La Chiesa non è uniforme, è plurale per struttura. La Ruàh è donata a tutti e tutte. Non “ad alcuni”, non ai “più bravi”, non ai “più puri”: a ciascuno/a. L’universalità qui diventa responsabilità personale: ognuno è portatore di un frammento di dono per il bene comune. Nessuno è superfluo, nessuno è solo “pubblico” o “spettatore”.

Lo Spirito non è un privilegio da trattenere. Dove un carisma si chiude su di sé, si trasforma in potere o in narcisismo, lì lo Spirito è tradito. In questo senso, Pentecoste è anche un criterio di discernimento ecclesiale: dove la diversità è accolta e messa a servizio, lì si respira; dove la diversità è temuta o manipolata, lo Spirito è soffocato.

Nel discorso di addio, Gesù promette “un altro Paraclito (=consolatore, letteralmente “che sta a fianco” ), perché rimanga con voi per sempre”. Qui l'universalità non è solo spaziale (tutti i popoli) o funzionale (tutti i carismi), ma temporale: lo Spirito è per sempre, per tutte le generazioni. Ma non solo: lo Spirito rinnova e si rinnova, non si lascia definire né ingabbiare; infatti, “fa nuove tutte le cose” (Ap 21, 5) non soltanto perché le pone in una luce diversa, ma perché realmente crea qualcosa d'inusitato e imprevedibile; lancia sfide; ci pone come interpreti di realtà sconosciute. Non si tratta di conservazione, ma di rigore. E il rigore della Ruàh è sempre creativo. L’universalità cristiana non è un progetto ideologico, ma una comunione reale: il credente è inserito in una relazione che lo lega al Figlio e al Padre.

Se negli Atti lo Spirito traduce il Vangelo nelle lingue dei popoli, in Giovanni lo Spirito traduce il Vangelo nel cuore del discepolo: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti”. Lo Spirito non colonizza, non forza, non manipola; convince, illumina, accompagna. L’universalità del messaggio non è conquista, ma offerta. L'amore, in quest'accezione, può quindi venir comandato, proprio perché non è imposto, ma rischiarato e continuamente illuminato. Quindi è un'educazione, quindi si può e si deve approfondire. Non istintualità, non impulso, bensì intensità e crescita.

Manzoni vede nella Pentecoste il momento in cui Dio si rende “popolare” nel senso più alto: non abbassa il contenuto, ma lo rende accessibile. La fede, lungi dall'essere privilegio di un’élite colta o religiosa, è destinata al popolo, alle nazioni, ai semplici.

Per Manzoni, lo Spirito non agisce solo nell’intimo, ma nella storia: ispira conversione, giustizia, riconciliazione. L’universalità non è solo geografica, è anche etica: ogni popolo, ogni epoca, è chiamata a lasciarsi giudicare e rigenerare da questo soffio. L’inno suggerisce che la Pentecoste non è un “giorno del passato”, ma un principio permanente: lo Spirito continua a discendere, a parlare, a suscitare santi, coscienze, rinnovamento. È una lettura profondamente cattolica e insieme modernamente storica: in questo, Manzoni è in sintonia con Giovanni 14: “rimanga con voi per sempre”. La poesia diventa teologia narrativa; ciò che è accaduto allora continua ad accadere oggi. Contrariamente a una lettura stereotipata del grande scrittore, qui non c'è alcun pessimismo, bensì un realismo molto lontano dalle "profezie di sventura"; spinge, piuttosto, a non rassegnarsi a una lettura cinica della storia, ma cercare le tracce di un soffio che continua a lavorare, spesso in modo discreto, nelle pieghe del tempo.

Più che un singolo evento, Pentecoste è uno stile di Dio e, di conseguenza, uno stile di Chiesa e di umanità, che nelle diversità vede una possibilità di rivelazione reciproca e mette i doni a servizio del bene comune. Ciò che abbiamo — intelligenza, parola, arte, competenze — è “manifestazione della Ruàh per l’utilità comune”.

La Pentecoste è una sorta di kintsugi cristiano: lo splendore delle ferite, tra le ferite, le domande e i cammini. Permette che il Vangelo entri nella nostra lingua interiore, nei nostri tempi e col nostro stile. Non un adattamento, ma una grammatica di crescita. Una salita che scende e ascende; una piccolezza che si espande, che cambia senza cancellare, che travolge senza distruggere.

🌹 DONO di PENTECOSTE 🔥Carissimi fratelli e sorelle nel Signore,​è con profonda gioia e gratitudine che, in qualità di Ve...
23/05/2026

🌹 DONO di PENTECOSTE 🔥

Carissimi fratelli e sorelle nel Signore,

​è con profonda gioia e gratitudine che, in qualità di Vescova, a nome dei ministri e delle ministre, nonché di coloro che hanno scelto di vivere la loro fede nella nostra Chiesa, desidero condividere con voi la grazia di un autentico dono di Pentecoste per la nostra Inclusive Anglican Episcopal Church: l'arrivo di un nuovo presbitero. Rivolgo quindi il più caloroso benvenuto a padre Giacomo, che entra a far parte del nostro clero.

​Secondo la nostra consolidata prassi ecclesiale, l'accoglienza di padre Giacomo avviene in questa prima fase attraverso l'incardinazione provvisoria, un tempo stabilito e prezioso che accompagnerà con cura e discernimento questo suo nuovo inizio nel ministero.

​Padre Giacomo porta con sé una ricca e profonda esperienza spirituale e ministeriale: per oltre vent'anni ha servito il popolo di Dio come religioso e come presbitero cattolico romano, operando nella vigna del Signore anche come missionario. Attualmente vive in Puglia.

​Siamo certi che la sua lunga testimonianza di fede e il suo bagaglio pastorale saranno una ricca benedizione per tutta la nostra Chiesa. Presto vi comunicheremo ulteriori aggiornamenti sulle sue attività pastorali.

​Vi invitiamo sin d'ora ad accompagnare padre Giacomo con la vostra preghiera, invocando lo Spirito Santo affinché guidi e fecondi questo suo nuovo cammino di servizio tra noi.

​Al Signore la nostra lode e a padre Giacomo il nostro più fraterno abbraccio in Cristo.
​++M. Vittoria

Indirizzo

Via Pietro Carrera
Catania
90128

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