Parrocchia Santi Pietro e Paolo Ponte a Bozzone

Parrocchia Santi Pietro e Paolo Ponte a Bozzone Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Parrocchia Santi Pietro e Paolo Ponte a Bozzone, Centro religioso, Via della Scheggiolla Ponte a Bozzone, Castelnuovo Berardenga.

05 GIUGNO 2026 - San Bonifacio, vescovo e martire“Come mai gli scribi dicono che il Messia è figlio di Davide?” Con ques...
05/06/2026

05 GIUGNO 2026 - San Bonifacio, vescovo e martire

“Come mai gli scribi dicono che il Messia è figlio di Davide?” Con questa domanda Gesù sembra voler condurre la folla a una riflessione teologica più profonda, semplicemente per trasmettere loro una questione molto importante: il Messia, quindi lui stesso, non è soltanto un discendente come altri della famiglia di Davide, ma è qualcuno di più grande, a cui lo stesso Davide attribuisce un'autorità che supera ogni appartenenza umana. Potremmo sintetizzare così la pagina del Vangelo di oggi: Dio agisce nelle cose di questo mondo, ma è sempre più grande delle cose di questo mondo. Egli entra nella nostra storia senza lasciarsi rinchiudere dalla storia. Assume un volto umano senza smettere di essere il Signore. Spesso anche noi corriamo il rischio di ridurre Gesù alle nostre categorie, alle nostre idee o alle nostre aspettative. Lo vorremmo comprensibile, prevedibile. Invece il Vangelo ci ricorda che Cristo appartiene certamente alla nostra storia, ma non si esaurisce in essa. È vicino a noi, eppure rimane infinitamente più grande di noi. La fede nasce proprio quando accettiamo questa sproporzione: quando smettiamo di costruirci un Dio a nostra misura e ci lasciamo invece sorprendere da un Dio che supera continuamente le nostre misure. Per questo ogni autentico incontro con Cristo allarga il cuore, apre la mente e ci libera dalla tentazione di ridurre il mistero di Dio a qualcosa che possiamo possedere o spiegare completamente. Il Vangelo di oggi ci invita dunque a riconoscere che Gesù non è soltanto un personaggio della storia della salvezza, ma il Signore della storia. E soltanto quando gli riconosciamo questo primato possiamo comprendere davvero chi siamo e quale direzione dare alla nostra vita.

Luigi Maria Epicoco

04 GIUGNO 2026 - San Quirino, vescovo di Siszeck e martire«Qual è il comandamento più grande?» È a questa domanda che ri...
04/06/2026

04 GIUGNO 2026 - San Quirino, vescovo di Siszeck e martire

«Qual è il comandamento più grande?» È a questa domanda che risponde Gesù nella pagina del Vangelo di oggi. E la sua risposta è tanto semplice quanto rivoluzionaria. Egli unisce in un unico movimento l'amore di Dio e l'amore del prossimo, mostrando che non possono essere separati. «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza» e «Amerai il tuo prossimo come te stesso». Gesù non sta semplicemente elencando due comandamenti. Sta dicendo che esiste un'unica grande legge capace di dare unità alla nostra vita: l'amore. Per questo non si può dire di amare Dio ignorando il prossimo. E non si può amare veramente il prossimo senza attingere continuamente all'amore di Dio. Le due cose stanno insieme. Infatti il rischio più grande della vita spirituale è dividere ciò che Gesù ha unito. Possiamo rifugiarci in una religiosità fatta di pratiche e devozioni, ma senza attenzione concreta agli altri. Oppure possiamo dedicarci agli altri senza mai nutrire il nostro cuore della relazione con Dio. In entrambi i casi manca qualcosa di essenziale. Gesù ci ricorda che la misura autentica della fede è sempre l'amore. Non le parole che diciamo, non le idee che professiamo, ma la capacità concreta di amare. In pratica soltanto dall'equilibrio di questi tre amori nasce una vita buona: l'amore di Dio, l'amore del prossimo e il sano amore di sé. Chi non ama Dio fatica a trovare il fondamento del proprio amore. Chi non ama il prossimo chiude il cuore. Chi non ama sé stesso finisce per vivere relazioni fragili e distorte. Forse dovremmo fare spesso un semplice esame di coscienza: come sto amando Dio? Come sto amando gli altri? Come sto amando me stesso? Tutta la nostra vita sarà giudicata sulla verità di questi tre amori.

Luigi Maria Epicoco

03 GIUGNO 2026 - Santi Carlo Lwanga e dodici compagni, martiriPuò davvero stupire, nella pagina del Vangelo di oggi, la ...
03/06/2026

03 GIUGNO 2026 - Santi Carlo Lwanga e dodici compagni, martiri

Può davvero stupire, nella pagina del Vangelo di oggi, la domanda che viene posta a Gesù: di chi sarà moglie, nella vita futura, una donna che è stata sposata con più uomini? È una domanda che nasce da una mentalità che continua a ragionare secondo le categorie di questo mondo e che fatica a comprendere la novità della risurrezione. Gesù, infatti, risponde spostando completamente la prospettiva. Dice che nella risurrezione non si prende né moglie né marito, perché la vita eterna non è una semplice continuazione della vita presente. È una realtà nuova, trasfigurata, pienamente immersa nell'amore di Dio. Ma dietro questa domanda si nasconde anche qualcosa di più profondo. Questa donna, infatti, viene trattata quasi come un oggetto da assegnare a qualcuno. È come se la sua persona contasse meno del problema teorico che i suoi interlocutori vogliono porre a Gesù. La risposta del Signore restituisce invece dignità alla persona. Gesù non ragiona in termini di possesso, ma di vita. Non guarda questa donna come qualcuno da attribuire a un uomo, ma come una persona chiamata alla pienezza della risurrezione. Quante persone, ancora oggi, possono sentirsi come lei: messe ai margini, ferite, utilizzate, considerate più per il ruolo che ricoprono che per la loro dignità. Quante persone, soprattutto le più fragili, finiscono per sentirsi definite dalle circostanze della loro vita anziché dal loro valore davanti a Dio. La grande novità del Vangelo è che nessuno è riducibile alla propria storia. La risurrezione significa anche questo: Dio restituisce a ciascuno la propria verità più profonda. Nessuno è destinato a rimanere prigioniero delle ferite, delle ingiustizie o delle etichette che il mondo gli ha imposto. Vivere nella logica della risurrezione significa allora imparare a guardare le persone come le guarda Dio. Significa aiutare chi è stato emarginato a rialzarsi, chi è stato usato a ritrovare la propria dignità, chi è stato ferito a riscoprire la propria bellezza. Perché il Dio annunciato da Gesù non è il Dio del possesso, ma il Dio della vita. E davanti a Lui ogni persona vale infinitamente più di qualsiasi ruolo, condizione o storia che porta con sé.

Luigi Maria Epicoco

02 GIUGNO 2026 - Santi martiri Marcellino, sacerdote, e Pietro, esorcistaGli erodiani della pagina del Vangelo di oggi, ...
02/06/2026

02 GIUGNO 2026 - Santi martiri Marcellino, sacerdote, e Pietro, esorcista

Gli erodiani della pagina del Vangelo di oggi, insieme ai farisei, vogliono cogliere Gesù in fallo. Sanno bene che l’unico modo per metterlo seriamente nei guai è contrapporlo ai Romani. Per questo gli chiedono se sia lecito o meno pagare il tributo a Cesare. Quegli interlocutori sapevano benissimo che, qualunque risposta avesse dato, Gesù sarebbe finito in una trappola. Se avesse risposto di sì, avrebbe perso il favore del popolo. Se avesse risposto di no, avrebbe offerto ai Romani il pretesto per accusarlo. Ma Gesù, come sempre, non si lascia intrappolare. Si fa portare una moneta e, partendo da quel gesto apparentemente semplice, offre una lezione immensa. «Di chi è questa immagine e l'iscrizione?». Quando gli rispondono: «Di Cesare», Gesù conclude: «Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». Molto spesso queste parole vengono interpretate soltanto come una distinzione tra la sfera religiosa e quella civile. Ma il loro significato è ancora più profondo. La moneta porta impressa l’immagine di Cesare, e per questo può essere restituita a Cesare. Ma l’uomo porta impressa l’immagine di Dio. E ciò che porta l’immagine di Dio appartiene a Dio. In pratica, Gesù sta dicendo che il potere, il denaro e le strutture di questo mondo possono esercitare una certa influenza sulle cose, ma non possono mai possedere veramente una persona. L’essere umano è libero proprio perché appartiene a Dio. È una lezione di straordinaria attualità. Noi corriamo sempre il rischio di valutare le persone secondo criteri economici, sociali o utilitaristici. Gesù invece ci ricorda che il valore di una persona non deriva da ciò che possiede, da ciò che produce o dal ruolo che occupa. Ogni uomo e ogni donna hanno una dignità che nessun potere può comprare e nessuna autorità può confiscare, perché sono stati creati a immagine e somiglianza di Dio. Il Vangelo di oggi ci invita allora a non confondere mai il denaro con le persone, il valore con il prezzo, l’avere con l’essere. Le monete possono appartenere a Cesare. Ma tu appartieni soltanto a Dio e quindi sei libero.

Luigi Maria Epicoco

01 GIUGNO 2026 - San Giustino, martireLa misura è colma, la tensione si taglia col coltello, non ci sono più spazi di ma...
01/06/2026

01 GIUGNO 2026 - San Giustino, martire
La misura è colma, la tensione si taglia col coltello, non ci sono più spazi di manovra. Gesù ha parlato di Dio apertamente, col cuore in mano, pieno di fiducia sperando di cambiare il cuore indurito di chi pensava di conoscere perfettamente la Legge. Gerusalemme, invece, è ben diversa dalla sua provinciale Galilea: qui le persone sono smaliziate, abituate a tutte le novità e il tempio troneggia con la sua imponenza. Gesù è stato prima guardato con curiosità, poi con compatimento, infine con malcelato fastidio: chi si crede di essere questo falegname che si è improvvisato profeta? Ora la misura è colma: Gesù va zittito. Definitivamente. La tragica parabola dei vignaioli omicidi rivela lo stato di tensione che sta sperimentando Gesù. E la follia dell'essere umano che si convince di potere impadronirsi dell'eredità uccidendo il figlio! Quando pensiamo di essere i proprietari della vita, del Creato, della storia, quando togliamo di mezzo il legittimo proprietario, finiamo col distruggere tutto. Viviamo, oggi, con la consapevolezza che tutto è un dono per potere riconoscere nelle cose che sperimentiamo la splendida e discreta presenza salvifica di Dio.
Paolo Curtaz

31 MAGGIO 2026 - SANTISSIMA TRINITÀ
31/05/2026

31 MAGGIO 2026 - SANTISSIMA TRINITÀ

30 MAGGIO 2026 - San Gavino, martire«Con quale autorità fai queste cose?». È la domanda che i sommi sacerdoti, gli scrib...
30/05/2026

30 MAGGIO 2026 - San Gavino, martire

«Con quale autorità fai queste cose?». È la domanda che i sommi sacerdoti, gli scribi e gli anziani rivolgono a Gesù nel Vangelo di oggi. Ma Gesù non risponde direttamente. Controbatte con un’altra domanda: il battesimo di Giovanni veniva dal cielo oppure dagli uomini? Non è una discussione tra sofisti e nemmeno un gioco dialettico. Gesù sta smascherando un atteggiamento molto preciso: quello di chi pone grandi domande senza essere disposto ad accogliere grandi risposte. Infatti i suoi interlocutori non cercano sinceramente la verità. Cercano piuttosto una maniera per mettere Gesù in difficoltà senza mettere mai in discussione sé stessi. Ecco perché rimangono bloccati. Il Vangelo di oggi ci insegna una cosa importante: non si può comprendere davvero Dio senza onestà interiore. Chi legge la realtà in maniera sleale, chi vive prigioniero del proprio pregiudizio o del proprio interesse, difficilmente riuscirà ad aprirsi al mistero. La fede non è una questione di intelligenza raffinata, ma di sincerità del cuore. Gesù stesso dirà altrove che Dio si rivela ai piccoli. Non agli ingenui, ma a coloro che hanno uno sguardo libero e disponibile. Molto spesso noi non vediamo Dio non perché Lui sia nascosto, ma perché guardiamo tutto attraverso gli occhiali del nostro orgoglio, delle nostre paure o delle nostre idee già fissate. Il mistero di Dio non è un enigma costruito per confonderci. È una presenza che si lascia riconoscere da chi ha gli occhi veramente aperti. Per questo il Vangelo di oggi ci invita a domandarci con quale atteggiamento cerchiamo Dio. Se davvero desideriamo la verità oppure soltanto confermare ciò che abbiamo già deciso. Perché solo un cuore onesto può accorgersi che Dio, molto spesso, è più semplice di quanto immaginiamo.

Luigi Maria Epicoco

29 MAGGIO 2026 - San Paolo VI, papaLa pagina del Vangelo di oggi potrebbe sembrare, a una lettura superficiale, il racco...
29/05/2026

29 MAGGIO 2026 - San Paolo VI, papa

La pagina del Vangelo di oggi potrebbe sembrare, a una lettura superficiale, il racconto di una giornata storta di Gesù. Prima il fico maledetto perché non porta frutto, poi il gesto duro nel Tempio contro i mercanti. Ma in realtà qui non si parla di umori o di reazioni impulsive. Gesù sta toccando qualcosa di molto più profondo. Il fico pieno di foglie ma senza frutti diventa il simbolo di una vita che vive di apparenza. Certamente, dal punto di vista naturale, un fico fuori stagione potrebbe anche non avere frutti. Ma Gesù vuole provocare i suoi discepoli su un altro piano: non esiste un tempo giusto per convertirsi rimandato sempre a domani. Molto spesso pensiamo che un giorno prenderemo sul serio il Vangelo, un giorno cambieremo vita, un giorno diventeremo migliori. Nel frattempo ci accontentiamo delle foglie, cioè dell’apparenza, delle intenzioni, delle promesse mai realizzate. Gesù invece ci ricorda che il tempo dei frutti è sempre il presente. La vita vera accade adesso. La santità non è qualcosa da rimandare a quando tutto sarà perfetto. E subito dopo il Vangelo ci mostra Gesù che scaccia i mercanti dal Tempio. Anche questo gesto va capito bene. Non è uno sfogo di rabbia, ma una denuncia molto chiara: l’amore non può essere trasformato in commercio. Con Dio non si compra e non si vende nulla. Non si può vivere la fede come uno scambio di interessi, come una trattativa religiosa. Dio ama gratuitamente e chiede a noi di imparare la stessa gratuità. Quando la fede diventa calcolo, convenienza o ricerca di vantaggi, smette di essere fede evangelica. Rimane soltanto una religiosità esteriore, in pratica siamo solo dei pagani travestiti da gente religiosa.

Luigi Maria Epicoco

28 MAGGIO 2026 - Santa Ubaldesca, vergineNon è il giovane ricco il modello del discepolo. E nemmeno Giacomo e Giovanni c...
28/05/2026

28 MAGGIO 2026 - Santa Ubaldesca, vergine

Non è il giovane ricco il modello del discepolo. E nemmeno Giacomo e Giovanni che, pur volendo seguire Gesù fino in fondo, non sono disposti a condividere la sua pena. L'evangelista Marco con un'abile messinscena pone a Gerico, il punto più basso della terra, luogo che Gesù raggiunge dopo un lungo percorso dalle sorgenti del Giordano, il vero discepolo: il mendicante Bartimeo. Come noi, Bartimeo vive nell'oscurità. Come noi sta ai margini della strada. Come noi mendica senso e felicità. Ma, diversamente da noi, Bartimeo ha il coraggio di gridare, di non arrendersi. Qualcuno gli dice che passa Gesù Nazareno. È ciò che dovrebbe fare la Chiesa: raccontare a tutti i mendicanti della vita che Gesù continua a passare. E Bartimeo grida forte la sua pena e il suo dolore anche se, intorno a lui, tutti gli dicono di tacere. Anche a voi, forse, è successo: appena decidete di avvicinarvi alla fede c'è qualche anima pia che vi dice di lasciar perdere... Insiste Bartimeo, e fa bene. Gesù invia la stessa folla che poc'anzi era ostacolo ad annunciargli: coraggio, alzati, ti chiama. E Bartimeo guarisce, diventa discepolo e inizia a seguire Gesù sulla via. Come noi.
Paolo Curtaz

27 MAGGIO 2026 - Sant’Agostino, vescovo di CanterburyL’annuncio della croce che Gesù fa ai suoi discepoli nella pagina d...
27/05/2026

27 MAGGIO 2026 - Sant’Agostino, vescovo di Canterbury

L’annuncio della croce che Gesù fa ai suoi discepoli nella pagina del Vangelo di Marco di oggi produce uno strano effetto sui discepoli. Mentre Lui parla della sua passione, della sofferenza e del dono totale di sé, i discepoli reagiscono discutendo su chi sia il più grande. È un atteggiamento che può sembrarci incomprensibile, eppure ci assomiglia molto. Infatti, molto spesso, quando ci sentiamo destabilizzati, impauriti o angosciati, cerchiamo sicurezza nelle cose del mondo: un ruolo da occupare, il denaro, il potere, la visibilità, l’approvazione degli altri. Non sempre queste dinamiche nascono dalla cattiveria. Spesso nascono dall’angoscia. È come se cercassimo qualcosa che ci faccia sentire importanti per non sentire la fragilità che ci abita. Gesù, però, smaschera questa logica e propone una strada completamente diversa: «Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti». È una rivoluzione radicale: Gesù ci sta dicendo che la vera stabilità della vita non nasce dal dominare, ma dal servire. Non dal vivere centrati su sé stessi, ma dal vivere “per” qualcuno. In fondo, una vita ripiegata solo su di sé diventa inevitabilmente fragile e inquieta. Invece quando una persona scopre che la propria esistenza può essere dono, servizio, amore concreto, allora trova una pace diversa. «Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita».

Luigi Maria Epicoco

Indirizzo

Via Della Scheggiolla Ponte A Bozzone
Castelnuovo Berardenga
53019

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