Parrocchia Santi Pietro e Paolo Ponte a Bozzone

Parrocchia Santi Pietro e Paolo Ponte a Bozzone Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Parrocchia Santi Pietro e Paolo Ponte a Bozzone, Centro religioso, Via della Scheggiolla Ponte a Bozzone, Castelnuovo Berardenga.

20 AGOSTO 2026 - San Bernardo, abate e dottore della ChiesaUn re prepara una festa, manda a chiamare gli invitati, ma gl...
20/08/2026

20 AGOSTO 2026 - San Bernardo, abate e dottore della Chiesa

Un re prepara una festa, manda a chiamare gli invitati, ma gli invitati non vogliono partecipare. C'è qualcosa di profondamente doloroso nella parabola che Gesù racconta nel Vangelo di oggi, perché sembra quasi la radiografia della nostra vita. Dio prepara una festa per noi, ma noi siamo troppo occupati a inseguire i nostri progetti, a fare la nostra volontà, a stabilire da soli che cosa dovrebbe renderci felici. Forse molta della nostra infelicità nasce proprio da qui. Dio ci invita alla gioia, ma noi continuiamo a cercarla secondo criteri che abbiamo deciso da soli. Pensiamo che saremo felici quando avremo ottenuto quella cosa, raggiunto quella posizione, realizzato quel progetto. E così rischiamo di trascorrere l'esistenza preparando la nostra personale idea di felicità mentre la festa è già pronta e noi non ce ne accorgiamo. È significativo allora che il re mandi i suoi servi ai crocicchi delle strade. Quelli che inizialmente sembravano esclusi diventano gli invitati. Gli ultimi, gli scartati, gli invisibili trovano posto nella sala del banchetto. Dio riesce spesso a dare più gioia a chi non ha nulla a cui aggrapparsi che a chi possiede tutto ma è completamente ripiegato su se stesso. Ma la parabola contiene anche un particolare strano: l'abito nuziale. Se tutti sono invitati, perché qualcuno viene poi escluso perché non indossa l'abito adatto? Evidentemente Gesù non sta parlando di eleganza. Sta dicendo che la gratuità dell'invito domanda comunque una risposta. L'abito nuziale è una disposizione interiore, un habitus del cuore. È l'umiltà di chi sa di essere stato invitato senza merito, la semplicità di chi sa accogliere un dono, la mitezza di chi non vuole occupare tutta la scena. Dio invita tutti, ma nessuno può vivere veramente la festa senza lasciarsi cambiare dalla festa. Possiamo entrare nella sala e continuare a rimanere chiusi nel nostro egoismo, nelle nostre pretese, nel bisogno di dominare tutto. In quel caso siamo dentro e contemporaneamente fuori, nelle tenebre dove c’è pianto e stridore di denti, immagine eloquente della disperazione.

Luigi Maria Epicoco

19 AGOSTO 2026 - San Giovanni Eudes, presbiteroÈ incomprensibile l'atteggiamento del padrone della vigna. Va in strada p...
19/08/2026

19 AGOSTO 2026 - San Giovanni Eudes, presbitero

È incomprensibile l'atteggiamento del padrone della vigna. Va in strada presto, al mattino, per assumere i primi operai. Quando si accorge che non bastano torna ancora per cercare altri operai. Stabilisce con loro "quanto è giusto" come ricompensa. Quando esce alle cinque del pomeriggio, vede ancora alcuni bighellonare e li invita a lavorare. Antieconomico e f***e, decisamente. Alla fine della giornata accade il fattaccio. Gli ultimi prendono un denaro. Quelli che lavorano dall'alba, pur avendo pattuito un denaro, pensano che prenderanno di più. Invece no. Allora chiedono per gli ultimi di meno. Pensano: avremo di più. Dicono: dai loro di meno. Loro hanno faticato tutta la giornata, questi ultimi solo un'ora, ricevono lo stesso salario, che ingiustizia! In teoria. La chiave della parabola sta nel loro modo di pensare. Vigliacchi e pavidi. Non dicono quello che legittimamente desiderano, chiedono al padrone di dare agli altri di meno. Meno di un denaro. Un denaro è il guadagno minimo giornaliero per poter dar da mangiare ad una famiglia ai tempi di Gesù. Invece di esercitare un legittimo diritto, se la prendono con i deboli: chiedono di dar loro di meno. Meno di ciò che è indispensabile per vivere.
Paolo Curtaz

18 AGOSTO 2026 - Sant’Elena,Il giovane ricco se n'è andato: non se l'è sentita di lasciare ciò che aveva, il suo desider...
18/08/2026

18 AGOSTO 2026 - Sant’Elena,

Il giovane ricco se n'è andato: non se l'è sentita di lasciare ciò che aveva, il suo desiderio di Dio non è sufficiente per superare le proprie paure. Gesù ne è rimasto spiazzato, addolorato. Commenta ad alta voce di come la ricchezza diventi un gran peso, alle volte. Là dove la ricchezza non è una questione di spessore del portafoglio, ma del cuore. Possiamo essere liberi, anche se abbiamo a disposizione parecchie risorse, oppure legati mani e piedi al poco che abbiamo. L'attaccamento al denaro, non importa quanto, ci impedisce di crescere nella conoscenza di Dio. Gli apostoli, che hanno ascoltato il lamento del loro Maestro, si interrogano e Pietro osa: noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito. Tenerissimo Pietro! Forse lo fa per rassicurare Gesù. Certamente per rassicurare se stesso. E Gesù lo incoraggia: chi ha avuto il coraggio che il giovane ricco non ha avuto, riceverà cento volte tanto. Ha ragione, il Signore, è leale e corretto: seguire il Vangelo radicalmente ci porta a scoprire cento volte tanto. Pensiamo, oggi, a quante cose abbiamo ricevuto seguendo il Signore Gesù!
Paolo Curtaz

Intervista a Don Vittorio Giglio - Direttore Caritas Diocesana del 13 Agosto 2026 Fonte: Canale 3
17/08/2026

Intervista a Don Vittorio Giglio - Direttore Caritas Diocesana del 13 Agosto 2026

Fonte: Canale 3

Palio e Contrade Dietro la Festa 13 Agosto 2026 – Intervista a Don Vittorio Giglio ByTecnici PubblicatoAgosto 16, 2026 [addtoany]

17 AGOSTO 2026 - Santa Chiara della Croce, vergineQual è la prima regola della felicità? Il Vangelo di oggi sembra rispo...
17/08/2026

17 AGOSTO 2026 - Santa Chiara della Croce, vergine

Qual è la prima regola della felicità? Il Vangelo di oggi sembra rispondere proprio a questa domanda attraverso l'incontro tra Gesù e un giovane che gli domanda che cosa debba fare per avere la vita eterna. Gesù gli indica innanzitutto i comandamenti. Potremmo dire che essi rappresentano il nostro possibile, ciò che concretamente possiamo fare per orientare la vita verso il bene. Ma basta fare tutto il proprio possibile per essere davvero felici? La storia di questo giovane ci dice di no. Si può essere persone corrette, responsabili, persino irreprensibili, e avvertire comunque che manca qualcosa. Perché la felicità non coincide semplicemente con una vita tenuta sotto controllo. Per questo Gesù alza la posta: «Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!». Non gli sta semplicemente chiedendo di rinunciare alle cose. Gli sta chiedendo di rischiare sulla fiducia in Lui. La vera differenza è tutta qui. Possiamo trascorrere la vita cercando continuamente sicurezze oppure possiamo trovare qualcosa, o meglio Qualcuno, per cui vale la pena rischiare. E si rischia davvero soltanto quando ci si sente amati. Chi non si sente amato si difende, accumula, controlla, costruisce gusci. Chi invece sa di essere amato può permettersi di lasciare qualcosa, di partire, di donarsi. L'amore trasforma la vita da guscio in trampolino. Ecco allora il significato più profondo dell'ultima parola di Gesù: «Seguimi». La vita non si improvvisa ogni mattina cercando semplicemente un modo per rimanere a galla. Abbiamo bisogno di una direzione, di Qualcuno dietro cui camminare.

Luigi Maria Epicoco

16 agosto 2026  XX Domenica del Tempo Ordinario, anno A(Mt 15,21-28)Abbiamo visto domenica scorsa (Mt 14,22-33) che l’es...
16/08/2026

16 agosto 2026

XX Domenica del Tempo Ordinario, anno A
(Mt 15,21-28)

Abbiamo visto domenica scorsa (Mt 14,22-33) che l’esperienza della fede passa attraverso il coraggio di osare qualcosa di nuovo, qualcosa che va oltre le proprie capacità e misure.

Anche oggi ci troviamo davanti a qualcosa di simile. Domenica abbiamo visto Pietro osare uscire dalla barca e camminare sulle acque verso il Signore. Nel brano di Vangelo di questa domenica (Mt 15,21-28) vediamo una donna straniera che osa entrare nella storia della salvezza.

Due figure per certi aspetti diverse, ma unite da un tratto decisivo, ovvero dalla fede che rischia, dalla fede che osa. La donna cananea, infatti, osa molto.

Anzitutto la donna osa entrare nello spazio di Israele: di lei si dice che è una donna cananea, che veniva da quella regione (“Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione” - Mt 15,22). È una donna che parte e si mette in cammino, proprio come tutti i credenti. È straniera, esclusa, non appartenente alla promessa, eppure si avvicina: non resta ai margini, non accetta la distanza. Il suo primo atto di fede è quello di non lasciarsi definire dai confini.
Lei non lo sa, ma con il suo gesto sta dicendo che il Regno di Dio non è un recinto chiuso, ma uno spazio aperto, al quale tutti possono avvicinarsi.

La donna osa gridare (“si mise a gridare…” – Mt 15,22). Non parla, non domanda, ma grida, come i salmisti, come gli afflitti che sanno che Dio ascolta i poveri e ha una predilezione per loro. Non ha paura di disturbare, né di mostrare il proprio dolore, e crede che quel maestro buono si lascerà toccare dal grido che sale dalla sua sofferenza.

La donna osa chiamare Gesù con un titolo messianico che, nel Vangelo di Matteo, nessun altro straniero osa pronunciare: “Signore, Figlio di Davide!” (Mt 15,22). Questo significa riconoscere che la promessa fatta a Davide, e prima ancora ad Abramo, la riguarda, riguarda anche lei. Lei che non è israelita, ma si riconosce dentro questa storia, con un senso di appartenenza che si aggrappa a una benedizione che fin dal principio era per tutti. Sta anticipando la Chiesa delle genti, quella che nascerà a Pentecoste e la cui unica porta è la fede.

La donna osa restare salda davanti al silenzio di Gesù, senza interpretarlo come un rifiuto. Gesù, infatti, davanti al suo grido, inizialmente tace (“Ma egli non le rivolse neppure una parola” - Mt 15,23), ma la donna non fugge, non desiste: rimane lì ad attendere una parola. Anzi, il silenzio di Gesù è l’occasione, per la donna, di farsi ancora più vicina: “Ma quella si avvicinò e si prostrò” (Mt 15,25). La donna è capace di trasformare l’attesa in fede. Non fugge nemmeno quando la parola di Gesù finalmente arriva, ma è una parola dura: “Non è bene prendere il pane dei figli e darlo ai cagnolini” (Mt 15,26). È una parola che potrebbe ferire, chiudere, spegnere l’attesa.

Lei invece osa entrare nella parabola che Gesù ha utilizzato, la accoglie e la rilancia: “È vero, Signore, eppure i cagnolini mangiano le briciole…” (Mt 15,27). Non rifiuta quello che Gesù le dice, non si offende, ma entra nel Suo linguaggio ed entra nella logica del Regno, come a un banchetto sovrabbondante e gratuito. Non chiede il pane, ma chiede le briciole, e crede che anche solo queste bastano a saziare e a guarire.

Anche Gesù osa: accetta di ascoltare questa donna, osa parlare con lei e le riconosce una fede davvero grande (“Donna, grande è la tua fede!” - Mt 15,28).
Una fede che non ottiene soltanto la guarigione della figlia, ma dona al Signore la possibilità di allargare gli spazi della sua missione.

In entrambi i casi, quello di Pietro e quello della donna cananea, l’atto di osare apre un varco e permette al Signore di rivelarsi ulteriormente.
Pietro permette a Gesù di rivelarsi come il Figlio di Dio, come l’Emmanuele che afferra e salva.
La donna dà a Gesù la possibilità di compiere, nella sua persona, la vocazione di rivelarsi come Colui che oltrepassa i confini e dona la benedizione di Dio a tutti i popoli.

+Pierbattista Pizzaballa

15 AGOSTO 2026 - ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA - MESSA DEL GIORNO – SOLENNITÀCome è bella la festa dell’Assunzion...
15/08/2026

15 AGOSTO 2026 - ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA - MESSA DEL GIORNO – SOLENNITÀ

Come è bella la festa dell’Assunzione della Beata Vergine Maria al cielo. È bella non soltanto perché cade nel cuore dell'estate, quasi come una memoria pasquale che interrompe il tempo ordinario, ma soprattutto perché mette davanti ai nostri occhi il destino al quale tutti siamo chiamati. In Maria contempliamo già compiuto ciò che Dio desidera realizzare in ciascuno di noi. Per questo l'Assunzione è la festa della speranza. Non più di una speranza vaga, fatta di desideri o di illusioni, ma di una speranza concreta. Avere Maria in cielo, in anima e corpo, significa sapere che la promessa della risurrezione non è un'idea astratta. È una realtà già compiuta in una creatura come noi. Guardando a lei comprendiamo che il Vangelo non promette un sogno irraggiungibile, ma un destino possibile. Naturalmente ciò che Maria vive nella gloria supera ogni nostra immaginazione. Possiamo tentare di descriverlo con le parole, ma il mistero del cielo è infinitamente più grande delle nostre immagini. Eppure ne possiamo riconoscere gli effetti. Il cielo non è il luogo della lontananza. È il luogo della comunione perfetta. Per questo Maria non è una presenza assente. È una madre che continua ad accompagnare, sostenere e intercedere per i suoi figli. Questo, però, non significa che Maria prenda il posto di Cristo. La sua maternità è il modo più bello attraverso cui la misericordia di Gesù continua a raggiungerci. Le mani di Maria sono le mani di una madre che ci conduce sempre verso il Figlio. Il suo amore non sostituisce quello del Salvatore, ma lo rende vicino, concreto, familiare. L'Assunzione ci ricorda che la salvezza non è soltanto essere liberati dal male, ma essere introdotti nella pienezza della vita. Per questo oggi possiamo guardare al cielo non con nostalgia, ma con fiducia. C'è una Madre che ci precede, ci attende e ci accompagna. E c'è un Figlio che, attraverso di lei, continua a dirci che il nostro destino non è la morte, ma la vita piena. L'Assunzione è la certezza che l'amore di Cristo è così potente da non perdere nessuno di coloro che si affidano a Lui.

Luigi Maria Epicoco

14/08/2026
14 AGOSTO 2026 - San Massimiliano Maria (Raimondo) Kolbe, sacerdoteLe parole chiare che Gesù pronuncia sull'indissolubil...
14/08/2026

14 AGOSTO 2026 - San Massimiliano Maria (Raimondo) Kolbe, sacerdote

Le parole chiare che Gesù pronuncia sull'indissolubilità del matrimonio nel Vangelo di oggi possono sembrare esigenti, soprattutto in un tempo come il nostro, in cui anche i legami più profondi appaiono fragili e precari. Ma il Signore non parla per appesantire la vita delle persone. Parla per mostrarci quale sia il desiderio di Dio sull'amore umano. Quando Gesù dice: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso...», ci rivela che alcune pagine del Vangelo si comprendono davvero soltanto quando il cuore cambia. Se il cuore rimane chiuso, tutto appare come una legge pesante. Quando invece il cuore si lascia trasformare dall'amore di Dio, ci si accorge che quei comandamenti non sono catene, ma strade che custodiscono la nostra felicità. In fondo, ciò che Gesù difende non è anzitutto un'istituzione, ma un bisogno profondamente umano. Tutti abbiamo bisogno di relazioni affidabili, di un "per sempre" che ci permetta di costruire la nostra vita senza vivere continuamente nella paura di essere abbandonati. Dire a qualcuno: «Qualunque cosa accada, nella gioia e nel dolore, io non ti lascerò», significa offrirgli uno spazio sicuro in cui poter crescere, amare e diventare pienamente se stesso. Naturalmente una fedeltà così non nasce semplicemente dalla buona volontà. È una grazia. È il frutto di un amore che si lascia continuamente sostenere da Dio. Per questo il matrimonio cristiano non è soltanto una promessa reciproca tra due persone, ma un'alleanza nella quale il Signore stesso si impegna a sostenere ciò che umanamente sarebbe troppo grande. È significativo allora che oggi la Chiesa faccia memoria di san Massimiliano Kolbe. La sua scelta di offrire la propria vita per salvare un padre di famiglia ci mostra fino a che punto può arrivare un amore plasmato dal Vangelo. Kolbe comprende che salvare quella famiglia significa custodire uno dei luoghi più preziosi in cui l'amore di Dio diventa visibile nel mondo.

Don Luigi Maria Epicoco

13 AGOSTO 2026 - Santi martiri Ponziano, papa, e Ippolito, sacerdoteNella parabola, troviamo due atteggiamenti different...
13/08/2026

13 AGOSTO 2026 - Santi martiri Ponziano, papa, e Ippolito, sacerdote

Nella parabola, troviamo due atteggiamenti differenti: quello di Dio – rappresentato dal re – che perdona tanto, perché Dio perdona sempre, e quello dell’uomo. Nell’atteggiamento divino la giustizia è pervasa dalla misericordia, mentre l’atteggiamento umano si limita alla giustizia. Gesù ci esorta ad aprirci con coraggio alla forza del perdono, perché nella vita non tutto si risolve con la giustizia lo sappiamo. C’è bisogno di quell’amore misericordioso, che è anche alla base della risposta del Signore alla domanda di Pietro che precede la parabola. La domanda di Pietro suona così: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli?» (v. 21). E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette» (v. 22). Nel linguaggio simbolico della Bibbia, questo significa che noi siamo chiamati a perdonare sempre! Quanta sofferenza, quante lacerazioni, quante guerre potrebbero essere evitate, se il perdono e la misericordia fossero lo stile della nostra vita! Anche in famiglia, anche in famiglia: quante famiglie disunite che non sanno perdonarsi, quanti fratelli e sorelle che hanno questo rancore dentro. È necessario applicare l’amore misericordioso in tutte le relazioni umane: tra i coniugi, tra i genitori e i figli, all’interno delle nostre comunità, nella Chiesa e anche nella società e nella politica. (Francesco, Angelus, 13 settembre 2020)

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