Valsamoggia Bahá'í

Valsamoggia Bahá'í Pagina socio-culturale e religiosa - un solo pianeta, una sola patria, un solo popolo

04/05/2026
31/03/2026

Lo misero davanti al plotone di esecuzione, con la neve sotto i piedi e la morte a pochi secondi di distanza.

Fëdor Dostoevskij aveva 27 anni quando tutto sembrò finire. Era il 1849, nella gelida San Pietroburgo, e lo zar Nicola I di Russia aveva deciso di stroncare ogni forma di pensiero considerato pericoloso. Dostoevskij faceva parte del circolo Petrasevskij, un gruppo di intellettuali che discuteva idee riformiste, leggeva testi proibiti, immaginava un futuro diverso.

Bastò questo.

Fu arrestato, imprigionato, processato. La sentenza fu chiara: morte per fucilazione.

La mattina dell’esecuzione, lui e gli altri condannati furono condotti nella piazza. Gli legarono le mani. Alcuni furono già legati ai pali. I soldati erano pronti. Tutto era reale, terribilmente reale. Dostoevskij visse quegli ultimi istanti con una lucidità estrema, convinto che ogni secondo fosse l’ultimo.

Poi, all’improvviso, arrivò un ordine.

La condanna era revocata.

Non era clemenza. Era teatro.

Lo zar aveva orchestrato tutto per spezzare psicologicamente i condannati. La pena fu commutata in lavori forzati in Siberia. Da un istante all’altro, Dostoevskij passò dalla morte certa a una vita che sarebbe stata ancora più dura.

Fu deportato a Omsk. Quattro anni in un campo di lavoro, tra freddo estremo, catene, violenza e convivenza forzata con criminali comuni. Non poteva scrivere. Non poteva leggere quasi nulla, se non il Vangelo. Fu lì che la sua visione del mondo cambiò per sempre.

Uscì dalla Siberia trasformato.

Ma la libertà non portò pace. Tornato alla vita civile, si ritrovò schiacciato dai debiti, perseguitato da crisi epilettiche, ossessionato dal gioco d’azzardo. Nei casinò d’Europa, davanti ai tavoli della roulette, bruciava soldi che non aveva, inseguendo una vittoria che non arrivava mai.

Eppure, proprio da quel caos nacquero alcune delle opere più profonde della letteratura.

Scrisse Delitto e castigo, entrando nella mente di un assassino. Scrisse L’idiota, tentando di raccontare la purezza in un mondo corrotto. Scrisse I fratelli Karamazov, una delle più grandi esplorazioni dell’animo umano mai realizzate.

Tutto quello che aveva visto — la paura della morte, l’umiliazione, il dolore, la colpa, la redenzione — finì sulla carta.

Quell’esecuzione finta non fu solo una crudeltà. Fu una frattura. Un punto di non ritorno. Dostoevskij stesso dirà che in quei minuti aveva capito quanto fosse preziosa la vita, quanto ogni attimo contasse.

E forse è proprio questo che rende le sue pagine così vive.

Perché non scriveva immaginando il limite tra vita e morte.

Lui ci era stato. E ne era tornato indietro.

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11/03/2026

“Attiva-Mente” stimoliamo la memoria

Continua anche per quest’anno il corso “Attiva-Mente” tenuto dalla Dottoressa Anastasia Carcello, al Centro Pedrini di Crespellano.
Il primo incontro ha avuto luogo sabato 7 marzo H 10-12.
Prossimi incontri: 28 marzo, 11 e 18 aprile, 2 e 30 maggio.
Contattateci per iscrizione gratuita: 338 917 4466

https://www.facebook.com/share/1BxBYYc3WV/?mibextid=wwXIfr
12/02/2026

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🔴 È morto a 96 anni Antonino Zichichi, celebre fisico e divulgatore scientifico che sempre si è battuto per conciliare scienza e fede.
«Nessuna scoperta è in grado di negare l’esistenza di Dio» aveva spiegato in un'intervista di 10 anni fa.

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22/01/2026

Titolo: Da Adolescenza al Maturità: verso una Identità Umana Condivisa
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Data: 18 Gen 2026



All’evento del Parlamento delle Religioni del Mondo 2023 a Chicago, con migliaia di partecipanti di diverse fedi e gruppi secolari, si è discusso di come passare da identità frammentate a un concetto condiviso di identità umana. L’articolo parte dall’idea bahá’í che l’identità primaria dell’essere umano sia l’anima, una dimensione spirituale che trascende etnia, cultura e nazionalità e che può unire l’umanità senza negare le identità secondarie. Il testo descrive come questo approccio impatti su educazione, giustizia sociale, dialogo interculturale e coesione comunitaria, con esempi pratici di iniziative locali e programmi educativi per incoraggiare l’unità nella diversità.



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Oggi, 08/11/2025, ore 10-12 continua con successo, il corso di “Attiva-Mente” promosso e gestito dalla Comunità Bahá’í di Valsamoggia, al Centro Socio-Culturale B. Pedrini di Crespellano.

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Sabato 18 ottobre 25, sala del Centro sociale Pedrini, Crespellano, circa 70 persone hanno partecipato al secondo incontro sull’argomento « Attiva-Mente » promosso dalla comunità Bahá’í di Valsamoggia. La Dott.ssa Wanda Carcello ha sviluppato l’argomento con maestria e alta competenza entusiasmando la platea.

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20/06/2025

Questa è una foto per tutti coloro che pensano che l'umanità abbia una possibilità. Tuttavia, alcuni pensano che la possibilità di una vera cooperazione e unità globale sia una causa persa, un ideale impossibile, una fantasia utopica.

Questa è una foto di membri di quasi ogni nazione e territorio del pianeta, uniti nell'amore e nell'unità. Provengono da tutte le culture, da ogni estrazione religiosa, da ogni situazione economica. Ci sono uomini e donne, giovani e anziani, ricchi e poveri, neri e bianchi. E sono tutti insieme, uniti nella visione comune di costruire insieme un mondo di pace: iniziando prima dalle proprie comunità locali.

Questa è la foto di un processo elettorale unico e rivoluzionario. È la Convenzione Internazionale Bahá'í, dove oltre 1300 rappresentanti provenienti da oltre 166 nazioni del mondo si uniscono per eleggere l'organismo di governo internazionale dei Bahá'í del mondo. Non c'è propaganda elettorale, né ostentazione, né competizione: poiché coloro che vengono eletti non hanno potere, status, ricchezza o autorità individuali. Il loro unico mandato è il servizio di umanità.

I rappresentanti dei paesi con il PIL più alto, la popolazione più numerosa o le forze armate più potenti potrebbero non avere più potere o influenza di quelli che rappresentano le nazioni più povere del pianeta. Sono uniti, uguali.

Non c'è nessun altro raduno come questo sul pianeta.

Questa è una foto che mi dà speranza. La speranza, e la promessa, di un giorno in cui tutta la terra sarà davvero unita nel riconoscimento dell'unità dell'umanità e nella consapevolezza che condividiamo tutti una patria comune.

Questa foto è la prova che il riconoscimento della nostra essenziale unità ha il potere di abbattere le barriere dei pregiudizi religiosi, razziali e di classe in ogni angolo del pianeta... barriere che hanno a lungo impedito alle persone di lavorare insieme per il bene comune.

Non esiste un "loro". Esiste solo un "noi".

Grazie per aver condiviso, Steve Milston 🌟

Indirizzo

Bahai. It
Castello Di Serravalle
40053

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