13/10/2025
Ho trattato alcune fasi di queste vicende storiche nel mio libro, in particolare modo della terza crociata, in quanto, aderiscono per molti aspetti alla "leggenda" tramandata sulla edificazione di questa nostra chiesa medievale di SANTA MARIA DELLA LUCE - chiesa dell'Assunta a Castellaneta. Mi duole constatare che ancora oggi,13 Ottobre 2025, ci sia qualcuno come il re di Francia Filippo IV il "bello" e il suo malefico consigliere,Guglielmo di Nogaret, abbia messo al "rogo" l'ultimo dei Templari di questo tempio..! e la "damnatio memoriae" continua..
L’ DEL GIORNO
Il 13 Ottobre del 1307 avveniva il simultaneo arresto, in ogni parte del Regno di Francia, per ordine del re Filippo IV il Bello (1268-1314), di tutti i cavalieri dell'Ordine dei Poveri Compagni d'armi di Cristo e del Tempio di Salomone, meglio noti come Templari.
I. LE ORIGINI DEI TEMPLARI
Al termine della Prima Crociata (1096-1099), erano sorti con l'esigenza di difendere Gerusalemme i primi ordini monastico-militari: organizzazioni religiose regolate dai voti di povertà, castità e obbedienza, dotati di una gerarchia militare interna. Così erano nati sin dal 1099, i Cavalieri dell'Ordine dell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, poi detti Ospitalieri, e i Cavalieri del Santo Sepolcro. I Templari erano nati nel 1118, i Cavalieri di San Lazzaro nel 1123 e nel 1190 i Cavalieri dell'Ospedale di Santa Maria di Gerusalemme, poi detti Cavalieri Teutonici.
In particolare, i Templari — nati con il nome di "Pauperes commilitones Christi templique Salomonis" — erano stati fondati da un piccolo gruppo di cavalieri francesi e fiamminghi guidato da Ugo di Payns (1070-1136) e da Goffredo di Sant'Omer. Il 23 Gennaio del 1120, essi avevano ottenuto il primo riconoscimento in occasione del Concilio di Nablus, in Samaria, tenutosi per volontà del Re di Gerusalemme, Baldovino II di Le Bourcq (1075-1131).
II. SAN BERNARDO DI CHIARAVALLE
In seguito, san Bernardo di Chiaravalle (1090-1153) aveva colto l'importanza di quest'ordine e aveva invitato Ugo di Payns al Concilio di Troyes del 1129, nel corso del quale i Templari avevano ricevuto l'approvazione formale alla presenza di un legato papale. Lo stesso abate cistercense aveva formulato la loro regola con il suo "De laude novae militiae ad Milites Templi", nel quale aveva lodato i nuovi cavalieri che, al contrario di coloro che si dedicavano alla rapina, al saccheggio e all'omicidio, erano consacrati a Dio, al punto che uccidevano solo per combattere il Male, con ciò non compiendo omicidio, ma bensì "malicidio".
III. LA CRESCITA DELL'ORDINE E LA SECONDA CROCIATA
Nel 1138, papa Innocenzo II, al secolo Gregorio Papareschi (†1143), aveva dato all'Ordine un ulteriore riconoscimento con la bolla "Omne Datum Optimum", con la quale i Templari erano stati resi indipendenti da qualunque autorità religiosa o laica e soggetti solo al Papa. All'epoca, Ugo di Payns era già morto ed era stato eletto, come secondo Gran Maestro dell'Ordine, Roberto di Craon (†1147). I diritti dei Templari erano stati poi estesi dalle bolle di papa Celestino II, al secolo Guido Guelfuccio de Castello (1080/1090-1144), e di papa Eugenio III, Pietro Bernardo dei Paganelli (1080-1153). Quest'ultimo, con il supporto di san Bernardo di Chiaravalle, aveva anche promosso la Seconda Crociata (1147-1150), prima impresa militare cui l'Ordine aveva partecipato. All'inizio dell'impresa, mancando Roberto di Craon, era stato eletto un nuovo Gran Maestro, Everardo di Barres (†1174), ma la crociata era fallita sotto le mura di Damasco, mancando sia la conquista della capitale siriana sia la riconquista della perduta Edessa. I Templari si erano distinti proteggendo la ritirata degli eserciti crociati, ma serviva qualcosa che riscattasse il fallimento della crociata.
IV. DA ASCALONA A MONTGISARD
Per riscattare l'insuccesso della crociata, re Baldovino III (1130-1163) aveva deciso di conquistare almeno Ascalona e i Templari, dopo le dimissioni di Everardo di Barres, si erano lanciati in questa nuova impresa sotto la guida del loro nuovo Gran Maestro, Bernardo di Tremelay (†1153). Il 16 Agosto del 1153, durante il primo assalto alla città, i Templari erano penetrati sotto la guida del Gran Maestro entro le mura cittadine, forse allo scopo di ottenere la gloria di un successo personale, ma erano rimasti isolati ed erano stati massacrati tutti quanti. La città era comunque caduta il 22 Agosto di quello stesso anno e i Templari avevano eletto un nuovo Gran Maestro, il quinto, Andrea di Montbard (1103-1156). A questi erano seguiti Bertrand de Blanquefort (†1169), Filippo di Milly (1120-1171) e Oddone di Saint Amand (1110-1179), sotto il cui governo l'ordine era prosperato, distinguendosi per la sua missione di protezione dei pellegrini e beneficiando nella fama di coraggio ottenuta grazie al sacrificio di Ascalona.
Proprio sotto la guida di Oddone di Saint Amand, ottanta cavalieri templari avevano partecipato all'impresa di Montgisard: l'esercito del Regno di Gerusalemme, guidato dal re Baldovino IV il Lebbroso (1161-1185), aveva annientato in grande inferiorità numerica l'esercito del sultano Saladino (1137-1193).
V. LA PERDITA DI GERUSALEMME
Il grande successo di Montgisard aveva garantito ai Templari un grande prestigio, di cuo essi avevano beneficiato sotto la guida del nuovo Gran Maestro, Arnoldo di Torroja (1122-1184). Questo non aveva tuttavia potuto impedire, sotto il suo successore Gerardo di Ridefort (†1189), la disfatta nella battaglia dei Corni di Hattin, il 4 Luglio del 1187, cui re Guido di Lusignano (1150-1194) aveva condotto l'esercito del Regno di Gerusalemme. Dei duecento cavalieri templari inviati in guerra, nessuno era tornato indietro: chi non era morto in battaglia era stato giustiziato per ordine di Saladino.
La Città Santa era caduta in capo a tre mesi, il 2 Ottobre del 1187, a seguito della resa concordata con lo stesso Saladino.
VI. LA TERZA CROCIATA
Rimasti privi di Gerusalemme, I Templari avevano cercato di difendere strenuamente i pochi avamposti scampati all'occupazione dell'esercito ayyubide, per poi unirsi alla Terza Crociata (1189-1192). Durante la prima fase dell'assedio di Acri, tuttavia, il 4 Ottobre del 1189, il Gran Maestro era stato catturato e decapitato da Saladino, giunto a dare manforte agli assediati. Con l'arrivo del Re d'Inghilterra Riccardo Cuordileone (1157-1199), era stato eletto il nuovo Gran Maestro nella persona di Roberto di Sablé (1150-1193), un laico entrato apposta nell'Ordine su indicazione del sovrano inglese. Sotto la sua guida, i Templari avevano ottenuto la signoria dell'isola di Cipro, acquistata dal Cuordileone che l'aveva strappata a Costantinopoli, e l'avevano in seguito ceduta a Guido di Lusignano, che vi si era insediato come re, rinunciando alle sue pretese su Gerusalemme. Essi poi erano distinti in modo decisivo nella battaglia di Arsuf (1191), guidando la carica che aveva travolto le linee di Saladino.
VII. IL NUOVO RUOLO DELL'ORDINE
Il fallimento della crociata aveva lasciato gli ordini monastico-militari in un ruolo molto delicato, di difesa armata dei presidi conservati. A seguito dell'accordo tra Riccardo Cuordileone e Saladino, anche il nuovo Gran Maestro dell'Ordine, Gilbert Horal (1152-1200), aveva intrapreso la via diplomatica con il sultanato ayyubide. Questo aveva inclinato tuttavia i rapporti tra i Templari e gli Ospitalieri, meno inclini al compromesso.
Il suo successore Filippo di Plaissis (1165-1209) aveva quindi ereditato questa situazione difficile, ricca di tensioni tra i vari ordini, attendendo vanamente l'arrivo dei crociati della Quarta Crociata (1202-1204), che aveva invece preso Costantinopoli.
VIII. FEDERICO II DI SVEVIA
Con la ripresa delle ostilità, il nuovo Gran Maestro, Guglielmo di Chartres (†1219), era morto durante l'assedio di Damietta, ucciso da un'epidemia esplosa nell'accampamento degli assedianti, durante la Quinta Crociata (1217-1221), poi fallita per il mancato intervento dell'atteso Federico II di Svevia (1194-1250). Quando poi l'Imperatore del Sacro Romano Impero s'era infine mosso, per la Sesta Crociata (1227-1229), nuovo Gran Maestro era Pietro di Montaigu (†1232), fratello del Gran Maestro degli Ospitalieri, Guerino di Montaigu (†1236), in un clima di ritrovato accordo tra i due principali ordini monastico-militari. L'accordo concluso tra lo Svevo e il sultano ayyubide, a mezzo del quale Gerusalemme era stata ceduta senza combattimenti in cambio dello smantellamento delle sue mura, aveva creato profondi attriti tra Federico II e il resto della Cristianità, inclusi gli ordini monastico-militari. I Templari, in particolare, avevano attaccato ferocemente l'Imperatore, che li aveva ripagati contribuendo a diffondere notizie sulla loro condotta poco limpida in Terra Santa. Tuttavia, aver smantellato le mura era poi costato caro a Gerusalemme: il 15 Luglio del 1244 un'orda di cavalieri corasmi era riuscito a violare la città santa, massacrando 20.000 cristiani e profanando la Basilica del Santo Sepolcro.
IX. LUIGI IX IL SANTO
Nell'Ottobre del 1244, nella battaglia di La Forbie, non ostante il vantaggio numerico, i crociati erano stati sconfitti e dei trecento cavalieri templari solo una trentina erano riusciti salvarsi uomini: tra i dispersi si era annoverato persino il Gran Maestro dell'Ordine, Armando di Périgord (1178-1244/1247). I vantaggi ottenuti durante anni di diplomazia, accortamente gestiti dagli ordini religiosi cavallereschi e dai Templari in particolare, erano stati azzerati, riconducendo i cristiani del Medio Oriente in uno stato di profonda crisi.
Era quindi intervenuto il Re di Francia Luigi IX il Santo (1214-1270), giovane, pio e irruento. Contro il consiglio dei Templari, si era scagliato contro l'Egitto e la Settima Crociata (1248-1254) era naufragata. Dopo la reggenza di Riccardo di Bures (†1247) e di Guglielmo di Sonnac (†1250), al nuovo Gran Maestro, Rinaldo di Vichy (†1256) era toccato pagare il riscatto per la liberazione del sovrano francese, catturato a Mansura.
X. LE MOTIVAZIONI DEL RE DI FRANCIA
Nel 1307, l'obiettivo di Filippo il Bello era sia impadronirsi delle immense ricchezze accumulate dall'Ordine, sia annullare il debito che la corona francese aveva contratto proprio nel 1250, quando i Templari avevano anticipato il favoloso riscatto chiesto dal Sultano d'Egitto per la liberazione di san Luigi IX, caduto prigioniero nel corso della disastrosa Settima Crociata.
L'Ordine aveva continuato a prosperare, anche sotto il successivo Gran Maestro, Tommaso Berardi (†1273): aveva collezionato ingenti donativi investiti in una serie di castelli sparsi in tutta Europa, ma concentrati soprattutto in Francia. Lontano dalla Terra Santa, i Templari si occupavano di reclutamento di nuovi confratelli e gestione del patrimonio mobiliare e immobiliare. Il paradosso era che ogni dieci cavalieri dell'Ordine, nove si trovavano in Europa e uno solo in Terra Santa.
Dopo la caduta dell'ultima città del Regno di Gerusalemme ancora in mani cristiane, San Giovanni d'Acri, catturata dai Mamelucchi nel 1291, i Templari e gli altri ordini monastico-militari erano entrati in crisi. In tale occasione, era morto persino il Gran Maestro dell'Ordine, Guglielmo di Beaujeu (1230-1291), cui era succeduto Tebaldo Gaudin (1229-1292), che era mancato dopo appena un anno. Il suo successore, Giacomo di Molay (1243-1314), aveva iniziato a considerare una riorganizzazione dell'Ordine, mediante una fusione con gli Ospitalieri.
XI. L'ARRESTO
Nel pieno di questa crisi, il Re di Francia agì senza scrupoli, con freddezza e calcolo.
Al momento dell'arresto, presso ogni fortezza templare, fu addotta la generica motivazione di accertamenti fiscali, ma – una volta disarmati e imprigionati – i templari vennero a conoscenza delle accuse formulate contro di essi: eresia, idolatria, sodomia. Nessuno di essi usò la forza per difendersi, perché era loro vietato usare le armi contro i cristiani.
XII. L'ISTRUZIONE DEI PROCESSI
Filippo il Bello fece torturare i templari catturati fino all'ammissione delle accuse rivolte loro. Con queste confessioni, avrebbe ottenuto l'approvazione di papa Clemente V, al secolo Bertrand de Got (1264-1314), all'istruzione dei processi. Il pontefice avrebbe dato analoghe disposizioni per i Templari del resto della Cristianità.
Col beneplacito papale, Filippo il Bello sarebbe riuscito, in capo a sette anni, a far giustiziare sul rogo i templari che avessero ritrattato la confessione rilasciata sotto tortura, compreso il Gran Maestro dell'Ordine, Giacomo di Molay, e il Precettore di Normandia, Goffredo di Charny, in francese Geoffroy de Charnay (1251-1314).
Lo stesso pontefice avrebbe ordinato lo scioglimento dell'Ordine, poiché il livello di corruzione morale raggiunto sarebbe stato troppo grande.
XIII. IL RESTO DELLA CRISTIANITÀ
Poche sarebbero state le reazioni alla tracotanza della Corona di Francia.
Ad esempio, l’Arcivescovo di Ravenna, il beato Rinaldo da Concorezzo (1250-1321), avrebbe istruìto un processo ai Templari italiani senza il ricorso alla tortura. Il processo si sarebbe concluso con la piena assoluzione degli imputati.
Il Re di Scozia Roberto I de Brus (1274-1329) — che era già stato scomunicato per aver ucciso in chiesa il proprio rivale al trono — non solo non avrebbe voluto nemmeno processare i Templari nel suo regno, ma addirittura li avrebbe accolti dopo lo scioglimento dell'Ordine in tutti gli altri regni cristiani.
In Portogallo, poiché i Templari erano necessari alla Reconquista, il re Dionigi il Giusto (1261-1325) si sarebbe opposto alla totale soppressione dell'Ordine e sarebbe riuscito a ottenerne la conversione in un nuovo ordine cavalleresco, chiamato Ordine del Cristo. Similmente in Castiglia essi avrebbero trovato accoglienza nell'Ordine di Calatrava.
XIV. LA MEMORIA DANTESCA
L'obiettivo fraudolentemente economico di Filippo il Bello fu così chiaro ai suoi contemporanei che persino Dante Alighieri (1265-1321) ne fece cenno nella sua Commedia:
«Veggio il novo Pilato sì crudele,
che ciò nol sazia, ma sanza decreto
portar nel Tempio le cupide vele.»
(Purgatorio, XX, 91-93)
Il passaggio qui riportato è tratto dall'incontro del Poeta con Ugo Capeto (940-996), nella "quinta cornice" del Purgatorio , dove espiano le anime degli avari e prodighi. Il capostipite dei Capetingi accusa i suoi ultimi eredi, tra cui Filippo il Bello.
XV. LE LEGGENDE
Secondo una leggenda, il giorno della sua esecuzione sul rogo, nel 1314, Giacomo di Molay avrebbe profetizzato la morte entro un anno sia del Re di Francia sia del Papa, cosa puntualmente avvenuta. Secondo un'altra versione della storia, egli avrebbe predetto l’estinzione del ramo principale dei Capetingi, fatto effettivamente occorso nel volgere di quattordici anni, con la morte nel 1314 di Filippo il Bello, nel 1316 del suo primogenito e del suo figlio maschio ed erede, nel 1322 del secondo figlio maschio di re Filippo il Bello e nel 1328 del terzo ed ultimo figlio maschio. La corona sarebbe stata trasmessa così al ramo laterale dei Valois e sarebbe perciò scoppiata la Guerra dei Cent’Anni (1337-1453) con l’Inghilterra.
Altre improbabili leggende avrebbero visto un templare nelle vesti del boia di Luigi XVI di Borbone (1754-1793), Charles-Henri Sanson (1739-1806), o addirittura i Templari superstiti veleggiare verso l'America, preparando la via per Cristoforo Colombo (1451-1506).
Un'altra leggenda identifica in questo evento le origini della disgrazia attribuita al Venerdì 13, poiché il 13 Ottobre del 1307 era un Venerdì.
XVI. LA PERGAMENA DI CHINON
Nel Settembre del 2001 la paleografa italiana Barbara Frale (n. 1970) ha scoperto presso l'Archivio Segreto Vaticano la cosiddetta "Pergamena di Chinon", un documento dell'Agosto del 1308 che dimostra l'intenzione di papa Clemente V di concedere l'assoluzione sacramentale al Gran Maestro Giacomo di Molay e i maggiorenti dell'Ordine, revocando ogni scomunica e censura e riammettendoli nella comunione della Chiesa cattolica.
In ogni caso, il documento con cui il Papa sciolse l'Ordine dei Templari sarebbe stato emesso nel 1312, quindi in data successiva alla pergamena di Chinon.
A dispetto di tale pergamena, inoltre, Giacomo di Molay sarebbe stato bruciato sul rogo nel Marzo del 1314, senza conseguenze per re Filippo.
XVII. LE FONTI PRIMARIE
Su questo periodo della storia di Francia, vi sono ricche fonti, tra cui le più importanti sono le "Grandes Croniques de France", redatte partendo dalla traduzione in francese delle cronache dei monaci di Saint Denis nel XIII Secolo e proseguite fino alla fine del XIV Secolo. Ne sopravvivono 130 copie, caratterizzate da miniature di altissima qualità. Un'altra opera di grande importanza è la "Nuova Cronica" di Giovanni Villani (1276-1348), che offre un punto di vista italiano sulle vicende. Da ultimo, si segnala il "Livre de raison" di Guillaume d'Ercuis (1265-1315), precettore di Filippo il Bello, che fu pubblicato postumo e che costituiva un diario corredato di ricchi appunti.
XVIII. TESTI CONSULTATI
Per la redazione di questo articolo sono state consultate varie fonti, tra cui si menzionano "Sacri guerrieri - La straordinaria storia delle crociate", di Jonathan Phillips (n. 1965), il Volume VI (Declino dell'Impero e del Papato e sviluppo degli Stati nazionali), al Capitolo XV, "Francia, gli ultimi Capetingi", di Hilda Johnstone (1882-1961), il Volume 4 (1908) e il Volume 14 (1912) della "Catholic Encyclopedia" edita dalla Robert Appleton Company e diretta da Charles George Herbermann (1840-1916), alle voci "Clemens V, Pope", di Thomas Joseph Shahan (1857-1932), e "Templars, The Knights", di Charles Moeller, il Volume 10 (1931), il Volume 15 (1932), il Volume 23 (1934) e il Volume 33 (1937) della "Enciclopedia Italiana di scienze, lettere ed arti" edita dall'Istituto dell'Enciclopedia Italiana fondato da Giovanni Treccani degli Alfieri (1877-1961), alle voci "Clemente V, papa", di Falco (1888-1966), "Filippo IV il Bello, re di Francia", di Giuseppe Martini (1908-1971), "Molay, Jacques de" e "Templari", di Raffaello Morghen (1896-1983), e — dello stesso editore — il Volume 5 (1976) della "Enciclopedia Dantesca" (1970) diretta da Umberto Bosco (1900-1987), alla voce "Templari", di Arsenio Frugoni (1914-1970), e il Volume 26 (1982) del "Dizionario Biografico degli Italiani" edito dall'Istituto dell'Enciclopedia Italiana fondato da Giovanni Treccani degli Alfieri (1877-1961), alla voce "Clemente V, papa", di Agostino Paravicini Bagliani (n. 1943).
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[Nell'immagine: in alto a sinistra, riproduzione del sigillo dell'Ordine dei Cavalieri Templari; in basso a sinistra, carta geopolitica raffigurante l'Europa del 1300, con evidenza delle fortezze e dei priorati templari; a destra, il beaucent, vessillo portato in battaglia dai Templari]
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