21/12/2023
"Bisa, la molto amata" è uno dei racconti della mia prima raccolta di racconti brevi. Questo è dedicato ad una bambina trovata riversa sulla spiaggia dei sassolini di Scauri. Lo condivido e se ti va leggilo.
Nessuno poteva immaginarlo. Nessuno poteva neanche credere a quella visione che segna un’altra tappa dell’”Apocalisse” di questo tempo. Sulla battigia della spiaggia dei sassolini di Scauri c’era il corpo di una bambina. Il mare lo aveva consegnato alla terra ferma. Capelli nerissimi, pelle scura e un vestito ridotto a brandelli. Adagiato a terra assomigliava ad un fiore reciso che trasmetteva dolore, solo dolore. Accanto a lei, con il volto nascosto tra le mani, rannicchiata su sé stessa, come un uovo, una giovane donna, sembrava pietrificata. Immobile, la sua figura era l’immagine della “pietà” che, muta, raccoglie i sogni smorzati e le attese di un futuro spento per sempre.
Il cielo era grigio, nemmeno un raggio di sole riusciva a sfondare il muro delle nuvole macchiate qua e là da un nero profondo. Il vento ululava e trasportava solo il suo verso lugubre che rapisce i cuori e annuncia la morte. Il fragore delle onde arrabbiate rompeva l’aria cercando disperatamente di sconfiggere il silenzio gelido che abitava questo lembo di terra sognato come terra promessa.
Nessuno a Scauri aveva ancora saputo nulla. Nessuno certamente poteva immaginare che, nella celebrata spiaggia dei sassolini, accogliente dimora di amori e dolce vita, era venuta ad abitare la morte. Nessuno potrebbe neanche credere alla scena che Rosa e Mattia si sono trovati davanti agli occhi mentre scendevano in spiaggia l’ultimo tratto del sentiero che dalla strada asfaltata porta fino alla piccola spiaggia. I due giovani avevano con loro solo una potente macchina fotografica e un cavalletto. Appassionati di fotografia avevano scelto questo giorno per raccogliere immagini suggestive per partecipare ad un concorso sul tema: “Natura, istinto e pregiudizio”. La scena che si ritrovarono davanti agli occhi era l’immagine reale di un abisso di dolore avvolto nella cornice di una natura che mostrava il suo effetto peggiore capace di moltiplicare il vuoto interiore dell’indifferenza.
Rosa e Mattia si fermarono. Sembrava che mancasse loro il fiato. I polmoni restarono bloccati e lo stomaco si chiuse. La scena era spettrale. Era l’immagine della sofferenza più profonda. C’era il corpo esanime di una bambina e quello di una mamma in contemplazione mentre intorno la natura si esprimeva dando sfogo al suo istinto peggiore.
Quella mattina, sulla spiaggia dei sassolini di Scauri, mancava il sole, mancava la gioia, mancava la festa … mancava l’Amore. O meglio, c’era un Amore bruciato dal dolore, arso dal fuoco gelido del vento che spacca le labbra e imbruttisce la pelle. C’era l’abisso del male che aveva scatenato anche la furia dell’indifferenza capace di generare morte. La vita, la dolce vita, aveva lasciato lo spazio alla morte più atroce e al dolore che lascia ferite incancellabili.
I due giovani fotografi avrebbero voluto gridare al mondo l’ingiustizia, chiamare aiuto ma capirono che è inutile avere fretta. Questo era il tempo del rispetto, del tentare un approccio delicato e tenero. Rosa e Mattia, si guardarono con intensità. Rosa lasciò scivolare qualche lacrima; Mattia la strinse a sé con tutta la forza che aveva. I loro volti si avvicinarono, le guance accostate l’una all’altre e le loro labbra si toccarono. A questo punto si lasciarono andare ad un bacio che era un grido di compassione e d’Amore. In questo bacio c’era il Dio della Speranza, la forza della Misericordia e il coraggio della vita che batte la morte. L’Amore era l’unica possibilità di vincere il male profondo che ormai si era impadronito del presente. L’Amore era il segno di una Speranza che spaccava la cupa realtà e scavava tra le nuvole un varco capace di permettere ad un raggio di sole di disegnare un filo di luce che, come per miracolo, illuminava la spiaggia e si concentrava sulla bambina e la sua mamma.
Il raggio di sole attraversando la leggera foschia sembrava volesse raccontare il viaggio di questa icona del nostro complicato tempo a partire dal suo primo segno di vita sbocciato nella terra d’Africa, dove il sole brucia e l’acqua scarseggia. A Rosa, infatti, sembrava di vedere la festa del villaggio che aveva accolto la nuova creatura. Vedeva anche il sole spuntare dietro una collina verdeggiante come un annuncio di Speranza. In pochi attimi Rosa immaginò i contorni dei primi giorni di vita del bambino. Poi, i primi mesi e le fatiche, le privazioni e le enormi difficoltà. Mancava il cibo e per l’acqua c’era solo un pozzo ad un quarto d’ora di cammino. La vita era complicatissima.
L’immaginazione di Rosa viaggiava ancora. Era sempre in quel villaggio dove un giorno qualunque immaginò arrivare una donna con due uomini. Sembravano essere buone persone. Cercavano giovani donne da portare in Europa. Offrivano il viaggio gratuitamente. Promettevano che una volta arrivate tutte avrebbero avuto la possibilità di lavorare. Chi accettava la proposta avrebbe poi ripagato il viaggio con il lavoro. Tutto appariva rassicurante, e molto allettante. Bolanle, questo è il nome della donna che Rosa immaginò, cercò di essere scelta ma i tre volevano solo ragazze giovani senza marito e senza figli. Lei con ostinazione cercò di essere accettata. L’offerta le era parsa davvero buona. Bolanle non aveva marito ma era mamma solo di quella bambina. Il suo sposo era stato ucciso nella guerra tra etnie diverse della sua martoriata terra e cercava un futuro migliore. Cercava una “buona terra”. Il padre anziano, invece, non voleva che Bolanle andasse via ma alla fine, di fronte alle insistenze della figlia, cedette anche lui. A convincerlo fu la Speranza di un futuro migliore per la figlia e per Bisa, la nipotina di due anni. E’ sempre Rosa a dare questo nome di fantasia alla bambina. Aveva letto che Bisa significa “molto amata”. C’è chi crede che se scegli di chiamare la tua bambina con questo nome, significa che le auguri di essere molto amata, di ricevere attenzione e amore per tutta la vita. Mentre Rosa continuava a ricostruire nella sua immaginazione la storia di Bisa e Bolanle, Mattio la teneva sempre stretta a sé. Il dolore si faceva sempre più intenso e l’urlo del vento riportò i due giovani innamorati alla cruda realtà.
Mattia prese il suo cellulare e chiamò i soccorsi. Con parole agitate descrisse la scena davanti ai suoi occhi e indicò il luogo esatto. In pochi minuti arrivano i carabinieri e un’autoambulanza. Gli infermieri corsero verso la bambina e la mamma. Ma era tutto inutile. Un’onda più grossa ricoprì ancora una volta, di schiuma, il corpo di Bisa e la mano di un’infermiera si avvicinò alla mamma ancora rannicchiata su sè stessa mentre Bolanle accarezzava il viso della sua dolce e molto amata Bisa.
Rosa e Mattia abbracciati continuarono a raccogliere le immagini con gli occhi e il cuore e seguirono i soccorritori che, con delicatezza, portarono via la bambina e la mamma. La spiaggia dei sassolini ora era vuota. Non restò alcun segno di questo passaggio se non un nastrino bianco. Intanto le onde del mare continuavano ad infrangersi sugli scogli e a bagnare la riva, mentre il vento sembrava addolcire il suo urlo fino a diventare un soffio leggero che accarezzava la pelle e cullava i sogni.
E’ una storia triste, una br**ta storia diventata per Rosa e Mattia, icona impressa nel cuore. Una storia che ha ispirato le foto del loro ultimo servizio fotografico. Sono foto rubate al mare, alle onde, ai sassolini e ai fragili fili d’erba che, spuntano qua e là ai margini della scogliera. di una spiaggia muta testimone di vita e di morte. Quelle immagini hanno fatto il giro del mondo insieme alle parole di un racconto dal titolo “Bisa, la molto amata”. Dopo poco si è scoperto che Bolanle è riuscita a riscattarsi e a conquistare la sua libertà. Accolta da un gruppo di famiglie ha imparato la lingua e ha cominciato a lavorare, studiare fino a quando ha trovato un compagno per ricominciare, nonostante tutto, a vivere. Si racconta che di tanto in tanto Bolanle torni alla spiaggia dei sassolini e rannicchiata su sé stessa, come un uovo, si confonde nella scogliera mentre la sua mano si alza lentamente verso il cielo raccogliendo un raggio di sole che l’accarezza con il suo tepore: è Bisa.
Anche lei, vive!