Chiesa SS. Salvatore Aiello

Chiesa SS. Salvatore Aiello L'ANTICA E BELLISSIMA CHIESA DEL SS.SALVATORE L’antica chiesa del SS. Sorge ai piedi del Monte S. Giorgio e di S. Per questo motivo si ritenne superfluo ripararla.
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Salvatore in località Aiello di Castel San Giorgio (1), è una architettura religiosa a Croce latina esposta ad oriente , è del periodo medievale e risale al X° secolo dopo Cristo. Angelo/San Michele, sul tracciato dell’antica strada del III secolo a.C. Aquilia, Popilia o Annia che da Capua giungeva a Reggio Calabria e dell’acquedotto Augusteo che da Serino portava a Napoli, attraversando interrat

o la nostra zona. Essa è di proprietà ecclesiastica , è un bene vincolato ai sensi dell’art. 4 della legge I° Giugno 1939 n°. 1089 e regolamento approvato con Regio Decreto del 30 Gennaio 1913 n°. 363 .La prima Chiesa del complesso risale al secolo X° d.C. era di piccole dimensioni , simile ad una ca****la, di circa venti metri quadrati, di questa ci sono poche tracce, ma da un’analisi effettuata sul posto, con alcuni storici di S. Severino l’ipotesi più probabile è che era posta nella zona accanto al Campanile verso il lato della montagna, dove s’intravedono strutture molto antiche. Ai piedi del campanile è incastonata nella struttura una colonna in granito del periodo romano, facendo immaginare la presenza di un tempio pagano. Un'altra colonna è posizionata all’ingresso del complesso. La prima notizia storica si ha nell’anno 986 d.C. , viene citata in fonti documentarie presso l’archivio della Badia di Cava dei Tirreni nel famoso“ Codex Diplomaticus Cavensis “. La disposizione “orientata” delle chiese medievali consacrate era considerata necessaria per sottolineare il significato simbolico delle strutture degli edifici stessi. Si assecondavano così le consuetudini liturgiche del tempo che volevano, ad esempio, che il fedele rivolgesse “ad orientem” le sue preghiere mentre, tendenzialmente, sempre “ad orientem” era impostato l’intero percorso liturgico all’interno delle chiese determinando a sua volta la disposizione degli arredi sacri. Tornando alle chiese medievali, vediamo allora come l’orientamento delle loro strutture fosse spesso indirizzato alla direzione dei raggi di sole nei momenti delle ore canoniche nei giorni fondamentali dell’anno. Con questi riferimenti era allora possibile verificare il passare delle ore sia osservando lo scorrere delle luci e delle ombre sulle pareti esterne nei giorni soleggiati, sia regolarsi in base ai fasci di luce che le aperture orientate proiettavano comunque all’interno, di solito piuttosto buio, anche quando la luminosità esterna era scarsa ed il cielo nuvoloso. I punti di riferimento principali, all’interno, erano principalmente ricavati nell’altare per le finestre dell’abside e sul pavimento, nel baricentro della chiesa, per quelle della navata. All’esterno, i riferimenti potevano essere diversi e vari . Sempre a proposito dell’importanza dell’orientamento degli edifici medievali, ne va infine sottolineata la relazione evidente con l’iconografia scolpita ed anche dipinta negli edifici stessi . La forma planimetrica delle chiese medievali fu spesso quella a croce latina, che ricordava simbolicamente la croce di Cristo. Lungo le navate laterali , si aprivano spesso cappelle con altari, che, nel sottosuolo, contenevano le tombe delle famiglie nobili o ricche che avevano contribuito alla costruzione della chiesa. LA CHIESA RINASCIMENTALE
La seconda Chiesa antica, adesso diruta, è stata costruita probabilmente nel XIII – XIV secolo, ed è a Croce latina, ricorda simbolicamente la Croce di Cristo, con altare disposto verso Oriente . Di essa restano alcune finestre a circa tre metri di altezza, la struttura esterna in pietre locali, manca il tetto, il campanile che un tempo era più basso rispetto all’attuale, e il bellissimo portale. Nel 1500, ebbe il titolo di Arcipretura e aveva la sua confraternita . Adiacente alla chiesa furono costruite due cappelle dedicate ai Santi in patronato di famiglie nobili, una, del Barone de Sanctis di San Giorgio e l’altra della famiglia de Logorio di Costa. Durante gli anni ha avuto varie fasi di ristrutturazioni, nel XV , XVII e XVIII secolo. All’inizio del 1800 risulta che la chiesa deve essere riparata, e, nel periodo fra il 1840 e 1853 le messe si celebrarono nella sede della Confraternita perché nella chiesa vi erano infiltrazioni di acqua e il tetto stava per crollare. In quel periodo i preti per favorire gli abitanti di quei casali fecero pressione all’Arcivescovo affinché diventassero parrocchie le due chiese succursali di Campomanfoli e Costa , dato che la chiesa del Salvatore era lontana ed in campagna. Dopo la morte del parroco Pasquale Forte avvenuta nel 1852, la chiesa venne abbandonata definitivamente e la popolazione iniziò a frequentare le novelle parrocchie di S. Maria di Costantinopoli e SS.ma Annunziata. La chiesa dello Spirito Santo e di S. Maria alla Barra passarono nel 1840 alla parrocchia di San Giorgio. La chiesa antica, si presenta allo stato di rudere; dell'originario impianto a Croce latina rivolto ad oriente rimangono tre pareti laterali mentre l'interno è coperto da vegetazione. L'accesso è reso possibile da un varco aperto nella muratura di pietra calcarea e tufo giallo, in cui sono evidenti alcuni elementi di spoglio reimpiegati. La parete absidale, di cui sopravvive ormai la sola struttura muraria in tufo, è stata probabilmente ricostruita nel XVIII secolo; presenta una nicchia centrale ad arco, sormontata da un timpano in lastre di pietra ed incorniciata da lesene, e due nicchie laterali più profonde della precedente e di forma squadrata. Nella parete laterale sono ancora visibili le tracce delle travi lignee di copertura ed una monofora molto allungata e tamponata. Di notevole pregio è la cornice con conchiglia presente su questa parete e su quella del transetto, i cui temi compositivi sono ascrivibili alla seconda metà del XVIII secolo. Di fronte alla cornice del transetto si trova un arco tamponato che immetteva nei locali adiacenti la chiesa che fungono oggi da abitazione. La parete che si oppone all'abside rivela la geometria della copertura, a due spioventi, è addossata per metà al campanile e presenta tracce del restauro di quest'ultimo; ha una nicchia centrale ad arco e delle lesene ai lati. IL PORTALE
L' accesso originario della chiesa, oggi tamponato, è costituito da un portale finemente scolpito da maestranze cavesi tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo, ed è preceduto da una serie di gradini per superare il dislivello tra l'antica chiesa e il sagrato vicino all’ex Confraternita. Allo stato attuale parte del tamponamento è crollato. Il portale, in tufo grigio, è inquadrato in un rettangolo ben definito, i cui lati lunghi sono identificabili da paraste scanalate sormontate da capitelli baccellati che reggono una trabeazione finemente lavorata. L'arco, a tutto sesto, si compone di otto grossi conci ed ha nell'imbotte delle rosette inscritte in quadrati; sul fronte è incorniciato da un disegno a bassorilievo recante festoni intrecciati, mentre sui rinfianchi sono posti due medaglioni circolari legati tra loro da un festone a serpentina. Alcuni tagli trasversali presenti sulla superficie dei capitelli fanno pensare che il portale sia almeno in parte frutto di reimpiego. Presenta attinenze compositive con alcuni episodi architettonici di Napoli frutto della ricerca degli artisti che lavorarono nella capitale del regno, fra i quali primeggiarono Benedetto e Giuliano da Maiano. I due artisti toscani sono artefici di opere, a Napoli, che apriranno la strada all’affermazione della cultura rinascimentale locale. In particolare Giuliano da Maiano, impegnato nella realizzazione di Porta Capuana, ha lasciato molti studi relativi al modo di costruire portali lapidei, ispirandosi, com’era di costume nel Rinascimento, alla tradizione classica romana. In realtà, l’ispirazione proveniente dall’antico era già costume della tradizione napoletana, che già nel XIII secolo vedeva maestranze locali e artisti stranieri arrivati a Napoli rimaneggiare le nuove influenze gotiche, filtrandole attraverso la tradizione classica. L’unica tradizione locale che si può ritrovare è quella dei mastri di muro e lapicidi cavesi. Il portale del complesso del SS. Salvatore, rapportato al contesto, incastonato com’è nella precedente muratura, sembra un episodio isolato, e si inserisce nel quadro della produzione artistica rinascimentale campana che assegnava “alla scultura un compito primario. IL CAMPANILE

IL campanile che sovrasta l'intera fabbrica, è costituito da muratura in pietrame per quanto riguarda la parte bassa e da muratura in tufo da una quota di circa 10 metri fino alla sommità; ha base quadrata ed è formato da parallelepipedi sovrapposti con delle monofore ad arco sugli ultimi due livelli, la più alta delle quali poggiante sulla cornice marcapiano; la cornice del primo ordine è presente solo su lato di accesso al campanile ed è formata, come quelle dei due piani superiori, da sottili modanature in tufo grigio; la cuspide, di lapillo battuto, è a sezione curvilinea ed imposta su un parallelepipedo di base minore rispetto al sottostante; essa è sormontata da una croce posta su di un globo di bronzo. La campana grande porta la data del 1507. Sotto il campanile, di fianco al portale, ci sono degli altri locali, affiancati alla Confraternita, anch'essi allo stato di rudere, utilizzati come deposito dal custode; sono visibili sulla parete in comune con la chiesa, due aperture tamponate di cui non rimane traccia all'interno. LE CAMPANE

CAMPANA NR. I
+ AVE MARIA GRATIA PLENA DOMINUS TECVM + AD MCCCCCVII - AD 1507 +M+ IACOBO DE FRNCISCO DE CIVITATE NOCERIE ME FECIT
( AVE MARIA IL SIGNORE SIA CON TE A.D. 1507 - MI COSTRUÌ IACOPO DI FRANCESCO PROVENIENTE DALLA CITTÀ DI NOCERA.) CAMPANA NR. II
+PALIS ECCL AE SS MI SALVATORIS AUXIT ET REFECIT D.CARMINUS +ANTONIUS ROCCO R.C. ANNO NATIVITATIS DNI. CACCIAVILLANI. F. AD 1774
( LA PARROCCHIALE DEL SS. SALVATORE LA INGRANDÌ E LA RIFECE D. CARMINE ANTONIO ROCCO NELL’ANNO DELLA NASCITA DEL SIGNORE 1774. CACCIAVILLANI F. )

CAMPANA NR. III
+HOC OPUS IN HONOREM B AE VIRGINIS LAURETANAE RESTAURATUM + A REDO D. ANTONIO CERRATO GUBERNATOR IOSEPH CACCIAVILLANI. AD 1776
( QUESTA OPERA FU RESTAURATA IN ONORE DELLA BEATA VERGINE DI LORETO DAL REVERENDO DON ANTONIO CERRATO GOVERNATORE GIUSEPPE CACCIAVILLANI )
CAMPANELLA NR. IV
AD MCCCCCLXXVIII - AD 1578
( IL VERBO SI È FATTO CARNE AD 1578 )

Indirizzo

Via SS. Salvatore/AIELLO
Castel San Giorgio
84083

Telefono

+393318689950

Sito Web

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