Parrocchia di San Petronio Castel Bolognese - RA

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LA VITA DELLA COMUNITA' - PARROCCHIA DI SAN PETRONIO E CHIESE DEL TERRITORIOAvvisi dal 6 al 13 settembre 2026Foglietto S...
05/09/2026

LA VITA DELLA COMUNITA' - PARROCCHIA DI SAN PETRONIO E CHIESE DEL TERRITORIO
Avvisi dal 6 al 13 settembre 2026
Foglietto S. Messa Domenica 6 settembre 2026
Ulteriori informazioni sul sito: https://parrocchiasanpetronio.jimdofree.com/

LA VITA DELLE COMUNITA' PARROCCHIALI DI TEBANO, BIANCANIGO, BORELLO, PACE E CASALECCHIO.MESE DI SETTEMBRE 2026.Festa del...
05/09/2026

LA VITA DELLE COMUNITA' PARROCCHIALI DI TEBANO, BIANCANIGO, BORELLO, PACE E CASALECCHIO.
MESE DI SETTEMBRE 2026.
Festa della Madonna della Fognana, domencia 6 settembre 2026 a Tebano.
Festa della Madonna Addolorata, domenica 20 settembre 2026 a Borello.
Ulteriori informazioni alle rispettive pagine:
https://parrocchiasanpetronio.jimdofree.com/parrocchia-di-biancanigo-tebano/
https://parrocchiasanpetronio.jimdofree.com/parrocchia-di-borello/
https://parrocchiasanpetronio.jimdofree.com/parrocchia-della-pace/
https://parrocchiasanpetronio.jimdofree.com/parrocchia-di-casalecchio/

Prega con il Papa: Per la cura dell’acqua | Settembre 2026 L’acqua è un dono sacro che sostiene la vita. In essa riconos...
05/09/2026

Prega con il Papa: Per la cura dell’acqua | Settembre 2026

L’acqua è un dono sacro che sostiene la vita. In essa riconosciamo un segno della generosità di Dio: placa la sete, feconda la terra e, nel Battesimo, diventa simbolo della sua grazia che rinnova. Custodire l’acqua significa anche custodire la vita e riconoscere che questa risorsa appartiene a tutti, senza distinzione.

Papa Leone, nella sua intenzione di preghiera per il mese di settembre, ci invita a pregare per la cura dell’acqua, affinché impariamo a valorizzarla con gratitudine, giustizia e sobrietà, e affinché sappiamo difendere il diritto di ogni fratello e sorella a bere senza disuguaglianze.

Non sei solo: pregando ti unisci a milioni di persone della Rete Mondiale di Preghiera del Papa che, da ogni angolo del mondo, pregano per le sfide dell’umanità e della missione della Chiesa.

Prenditi un momento, prega con il Papa. Visita la nostra pagina web per vivere un’esperienza di preghiera profonda:
https://www.popesprayer.va/it/pregaconilpapa/

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Signore della Vita,
ci hai donato l’acqua,
fonte di fecondità, freschezza e speranza.
Essa disseta, feconda la terra e cura le ferite.

Ti ringraziamo
perché l’acqua è anche simbolo della tua grazia e del tuo amore,
che ci rinnovano attraverso il Battesimo.
Oggi ti chiediamo di insegnarci a custodirla
con gratitudine, giustizia e responsabilità.

Perdonaci per averla trasformata in merce,
dimenticando che è un dono universale,
un diritto senza confini, destinato a tutti i tuoi figli.
Guardiamo con dolore tanti fratelli e sorelle
senza acqua potabile,
che percorrono chilometri per trovarla,
e si ammalano per la sua scarsità.

Fa’ che il tuo Spirito ci renda pellegrini dell’essenziale,
capaci di vivere con sobrietà,
di denunciare lo spreco e l’inquinamento,
di difendere il diritto di ogni persona
a bere senza paura, senza disuguaglianze.

Che la nostra cura per l’acqua
sia segno di amore per il Creatore
e impegno per la vita dei più poveri,
educando le nuove generazioni
a valorizzare e proteggere le risorse della Terra.

Amen.

L’acqua è un dono sacro che sostiene la vita. In essa riconosciamo ...

Commento al Vangelo di Domenica 06 SettembreVentitreesima domenica durante l’annoEz 33,7-9/ Rm 13,8-10/ Mt 18,15-20Se tu...
05/09/2026

Commento al Vangelo di Domenica 06 Settembre
Ventitreesima domenica durante l’anno
Ez 33,7-9/ Rm 13,8-10/ Mt 18,15-20

Se tuo fratello pecca

Mi fa tenerezza leggere questo brano.

Mi intenerisco pensando a Gesù che parla ai suoi discepoli, a quei discepoli, fragili, scostanti, colmi di contraddizioni, rissosi; discepoli raccogliticci, così diversi fra loro, che Gesù porta con sé per educarli, per farli diventare profezia di un mondo diverso in cui si vive senza sbranarsi vicendevolmente. Un mondo riconciliato, infine.

Mi intenerisco pensando a Matteo che quelle parole ricorda e scrive, indirizzandole ad una comunità frastornata dagli eventi storici, dalla distruzione del tempio, dal sentirsi fragile vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro come ci sentiamo noi, oggi.

Lo leggo e lo rileggo. Ma sul serio? Davvero Gesù crede a questa roba? Davvero è possibile realizzare quanto dice?

Mi guardo attorno. Mi guardo dentro. Luce e tenebre ci abitano, mi abitano, inestricabili, fanno parte della stessa tavolozza, necessaria alla libertà, essenziale all’amore. Vedo in me e attorno a me tanta pace, bellezza, amore e passione. Ma anche tanta rabbia e violenza, vittimismo e scoraggiamento. Luce e tenebra essenziali l’una all’altra, due facce della stessa medaglia.

Vedo gente aggressiva, scontenta, pettegola, sempre pronta ad accusare, a giudicare, a denigrare, a giustificarsi.

Vedo cristiani moralisti, intransigenti con gli altri e accondiscendenti con sé stessi, arroccati, che si sentono gli avvocati di Dio, che si pensano, se non migliori, almeno non peggiori degli altri.

Ed è normale che sia così. Istintivo. Veniamo dal fango.

E pensiamo che, alla fine, non ci siano altri modi di essere, di vivere, di relazionarsi.

Diciamo: se tuo fratello pecca contro di te, eliminalo, distruggilo, mortificalo.

Gesù, al solito, fa nuove tutte le cose. Spariglia le carte.

Se uno

Se tuo fratello commette una colpa contro di te.

Quindi è previsto che un fratello possa sbagliare. È previsto che, nonostante la fede, la conversione, la vita interiore, si possa ancora peccare. Non è un incidente, non è uno scandalo. Restiamo peccatori. Cioè in divenire. Cioè in crescita. Chi crede che il cristiano non commetta colpe, sbaglia.

Il discepolo sa riconoscere le proprie colpe. Le conosce, non se ne fa schiacciare ma nemmeno le ignora o le giustifica. Le affida alla tenerezza di Dio. E la Chiesa, allora, non diventa assemblea di giusti ma di peccatori riconciliati.

Ma ciò che fa la differenza è quel titolo: fratello.

Uno che pecca contro di te, sì. Ma un fratello.

Non un avversario, non un nemico, non uno da cancellare sulla faccia della terra.

Colui che sta sbagliando ha dei legami con te. Ti è prezioso perché in Cristo siete fratelli. Ti sta a cuore perché portate in voi la stessa sete di Assoluto, la stessa nostalgia infinita di Dio.

Va’! Muoviti, spicciati, agisci.

Non rimanere nel tuo orgoglio ferito. Non rimuginare. Non meditare (santa) vendetta. Non pensare ai tanti difetti che lui ha e che tu, benevolmente, hai tenuto nascosto agli altri, nascondendo i suoi (evidenti) limiti.

Vai e parlagli, chiarisciti, chiedigli, trova un punto di incontro. Senza aggredirlo, senza giudicarlo, ammoniscilo. Perché lo vuoi guadagnare.

Se ti ascolta, se capisce, se si ravvede, se vede nel tuo gesto non un’accusa ma un desiderio di bene, allora avrai guadagnato. Diventerai ricco, un milionario, incasserai non monete sonanti, ma cuori danzanti di tenerezza. Il tuo e il suo.

Invece

Invece, spesso, se uno pecca contro di me, è una carogna. Da lui proprio non me l’aspettavo perché, si sa, il peccato originale è roba per i pagani. Poi sono deluso (bene, de-ludere viene dal latino e significa smettere di giocare) e pieno di santa rabbia. Allora non mi capacito, cerco sponda, compassione, qualcuno che la pensi come me.

E agisco, magari subdolamente. Remo contro, spargo qualche diceria, vado a controllare cosa scrive sui social. Non ho interesse a guadagnarlo, ma a dimostrare che ho ragione. Santamente.

Se ascolto una predica sul perdono penso che l’altro dovrebbe ascoltare e ravvedersi.

Non che io debba ascoltare e ravvedermi.

Poi

Se non ti ascolta va’.

Due testimoni, poi la comunità.

Si allarga il cerchio, ma non per spettegolare, bensì per coinvolgere. Per superare i personalismi, per guadagnare. Una rete di sostegno, il prendere a cuore, il voler guadagnare a tutti i costi.

Senza gettare la spugna. Senza ipocrisia.

Esiste il peccato e fa male al mondo, alla comunità, all’umanità. E voler guadagnare, voler trovare, voler sostenere non è l’azione saccente e arrogante di chi si sente migliore.

Ma l’agire del fratello che dice anche cose scomode, se necessario. Che corre il rischio di apparire maldestro e inopportuno per richiamarti alla verità del Vangelo.

Equilibrio difficile da ottenere eppure, sembra dire Gesù, possibile.

Nella logica del legare a Lui.

Nella logica dello sciogliere ogni schiavitù, ogni ostacolo che ci impedisce di essere felice.

E se non ascolta nessuno, sia per te come il pagano, cioè qualcuno a cui annunciare il Vangelo.

Nuovamente. Qualcuno a cui raccontare ancora e ancora che è amato da Dio, a prescindere.

Dove due o tre

Gesù insegna a farlo, Matteo lo raccomanda alla sua comunità.

È possibile riconciliarsi perché siamo chiamati a custodire Dio, a contenere l’infinito amore, l’infinita compassione che converte noi e il mondo.

Eccola la logica del Vangelo.

Fratelli che si fanno carico (non che si fanno gli affari degli altri) gli uni degli altri.

Senza correre dietro ai precetti e alle regole come ammonisce Paolo, ma amando intensamente.

Fratelli che ammettono che ci siano ombre nella propria vita e in quella altrui, ma che non lasciano che le ombre oscurino la luce del sole.

Fratelli che non giudicano da fuori ma si mettono in gioco, vanno, osano, cercano di guadagnare una vita alla pienezza. Quella di chi ha sbagliato e la propria.

Ma è davvero possibile quanto dice oggi questa Parola tagliente?

Sì, forse, a prenderla sul serio.

Ed è l’unico modo in cui torneremo ad essere credenti credibili, profezia per un mondo che sta implodendo.

Amando.

Il Vangelo della XXIII domenica A commentato da Paolo Curtaz.In qu...

LA VITA DELLA COMUNITA' - PARROCCHIA DI SAN PETRONIO E CHIESE DEL TERRITORIOAvvisi dal 30 agosto al 6 settembre 2026Fogl...
29/08/2026

LA VITA DELLA COMUNITA' - PARROCCHIA DI SAN PETRONIO E CHIESE DEL TERRITORIO
Avvisi dal 30 agosto al 6 settembre 2026
Foglietto S. Messa di domenica 30 agosto 2026
Ulteriori informazioni sul sito: https://parrocchiasanpetronio.jimdofree.com/

Commento al Vangelo di Domenica 30 AgostoVentiduesima domenica durante l’annoGer 20,7-9/ Rm 12,1-2/ Mt 16,21-27Dio non v...
29/08/2026

Commento al Vangelo di Domenica 30 Agosto
Ventiduesima domenica durante l’anno
Ger 20,7-9/ Rm 12,1-2/ Mt 16,21-27

Dio non voglia!

Non so voi, ma io vorrei gettare la spugna, sinceramente.

Sarà che sto invecchiando e in me prevale l’aspetto cinico del carattere (quanto mi ha intenerito vedere un vecchio Guccini spento e disincantato…), sarà che è tutto fuori scala con questa rabbia collettiva e mondiale che diventa aggressività perenne, sarà che vedo molte comunità stanche, sfiduciate, sarà per la litania di brutte notizie che arrivano quotidianamente dai notiziari.

Allora vorrei entrare in una bolla, vivere seguendo la corrente, come fanno in tanti, arrangiarmi.

Non pensare più a Dio, al Vangelo, sorridere della mia fede ingenua.

Solo che poi dentro brucia. Come un fuoco che non si estingue, proprio come accade a Geremia.

Ma dove vado senza il mio Dio? Quale alternativa propone il mondo che non sia la disperazione e la follia?

Allora, forse, ha ragione Paolo, nella seconda lettura: devo ancora (ancora!) cambiare la mia visione delle cose, il mio sguardo, senza conformarmi alla mentalità di questo mondo, vivendo nella carne, in questo corpo stanco e claudicante, la novità del Regno.

Diventare discepolo, non dire a Dio cosa deve fare, ma finalmente andargli dietro.

Non ditelo a Pietro.

Dietro di me, Satana!

Gesù è il Messia, evviva. Molto diverso da quello che si aspettava, d’accordo.

Ma Pietro ha osato ed è riuscito a dire l’inimmaginabile. Dio non è mai come ce lo aspetteremmo. Gesù non è un Messia muscoloso e battagliero, un condottiero che attira consensi e plausi.

Sia.

Gesù, però, adesso esagera.

Parla di sacrificio, di prove, di incomprensione, di sofferenza. Di morte. Della sua morte.

Non serve essere Figlio di Dio per capirlo: tira una bruttissima aria intorno a lui.

I discepoli sono scossi. Ora sanno chiaramente che Gesù è il Messia.

E il Messia non deve morire, secondo loro. Se è l’inviato di Dio non può che vincere, che trionfare, che appianare e risolvere. Teneri.

Pietro prende da parte Gesù (!) e lo invita, è appena diventato Papa!, a non scoraggiare il morale delle truppe. Fa come noi, Pietro, insegna a Dio a fare Dio. Gli suggerisce in che direzione andare.

Dio non voglia!…

No Pietro, Dio non vuole. I nemici vorranno, Dio no. Dio non vuole il male, mai. Ma il male rivela il bene, l’ombra evidenzia la luce. Il chicco di grano deve morire per portare frutto.

E come con la cananea, Gesù tira fuori un bel caratterino.

Stai ragionando come Satana, Simone, convertiti. Torna dietro di me. Torna ad essere discepolo!

Quando

Quando vogliamo indicare a Dio che direzione prendere, quando pensiamo che la sofferenza sia eccessiva, quando vorremmo fare qualche correzione all’agire divino, quando, anche se devoti, santi, pii, preti, vescovi, martiri, ragioniamo secondo gli uomini, quando non siamo discepoli, ma ci crediamo Maestri di Dio, quando, ingenuamente, assumiamo la logica di questo mondo, come ci ha ricordato san Paolo, Gesù non ha paura e ci richiama all’essenziale, anche con fermezza.

Ci invita a conversione. A passare dietro di lui.

Non ama la croce Gesù e ne farebbe volentieri a meno. E non vuole morire.

No, Dio non vuole, Pietro.

Ciò che vuole Gesù è manifestare il vero volto di Dio e per farlo è disposto a subire tutto ciò che ha detto, come accadrà.

Scegli tu Pietro, da che parte stare.

Dalla parte della croce, donando la vita, morendo pur di non rinnegare il vero volto di Dio, “perdendo”, cioè donando la vita per ritrovarla. O dalla parte del mondo. Che pensa solo a sé, che usa gli altri, che contratta, contrabbanda, cambia idea, giudica senza esporsi, non paga mai.

Scegli, Pietro.

Scegli, amico lettore. Scegli, sorella nella fede.

Croci

Questa è la croce, non altro. Non sofferenza, né prova divina, né alcuna delle assurde idiozie che abbiamo costruito intorno a questo invito.

Quante volte abbiamo stravolto questo brano e offeso Dio facendogli dire l’esatto contrario di quello che voleva dire. Dio non ama la croce, perché dovrebbe chiederci di amarla?

Dio non manda le croci, gli altri le mandano, noi stessi le costruiamo per sentirci devoti.

La sofferenza va evitata, ove possibile. Ma amare, a volte, porta a donarsi fino alla morte, fino allo svuotamento di sé, fino al rendere sacro un gesto, il sacrum facere, il sacrificio.

Che non significa sopportare un marito violento e farmi da parte davanti all’arrogante o diventare uno zerbino. Dio non apprezza tale atteggiamento!

Significa entrare nella logica del dono, logica che Gesù assume. Fino a morirne.

Siamo davvero disposti a osare tanto?

Sì però

Gesù è onesto.

Con Pietro e con noi. Possiamo scegliere.

Perché possiamo guadagnare il mondo intero senza per questo diventare felici. Anzi, perdendo l’essenziale. E non è forse all’essenziale che questo tempo di prova ci sta riportando? Non è forse ad una profonda e radicale conversione personale e delle nostre comunità che questo tempo ci sta spingendo?

Possiamo passare il tempo a lamentarci, o a far finta che, in fondo, non sia cambiato molto.

Accontentarci di essere discepoli urlanti e mascherati.

Oppure.

Oppure tornare al fuoco.

Al tormento di un amore impossibile. L’amore di Dio per me. L’amore mio per Dio.

Come un terremoto che schianta gli edifici fragili, così il corso della Storia mette in evidenza la fragilità del nostro annuncio, la pigrizia del nostro cristianesimo abitudinario e poco affascinante (e credibile).

Oppure farci riscoprire, come sperimenta Geremia, profeta sfortunato ed inascoltato, percepito come un eretico alla corte del debole re di Gerusalemme, che quando parla di Dio parla di un incendio.

Di un fuoco divorante che penetra nelle ossa e consuma.

Di un amore dolcissimo e straziante.

Da qui possiamo ripartire.

Da qui voglio ripartire. Tornando ad essere discepolo.

Costi quel che costi.

Sapendoci amati. Scegliendo di amare.

Il Vangelo della XXII domenica A commentato da Paolo Curtaz.In que...

LA VITA DELLA COMUNITA' - PARROCCHIA DI SAN PETRONIO E CHIESE DEL TERRITORIOAvvisi dal 23 al 30 agosto 2026.Foglietto S....
22/08/2026

LA VITA DELLA COMUNITA' - PARROCCHIA DI SAN PETRONIO E CHIESE DEL TERRITORIO
Avvisi dal 23 al 30 agosto 2026.
Foglietto S. Messa di domenica 23 agosto 2026.
Ulteriori informazioni sul sito: https://parrocchiasanpetronio.jimdofree.com/

Commento al Vangelo di Domenica 23 AgostoVentunesima domenica durante l’annoIs 22,19-23/Rm 11,33-36/Mt 16,13-20Chi sei? ...
22/08/2026

Commento al Vangelo di Domenica 23 Agosto
Ventunesima domenica durante l’anno
Is 22,19-23/Rm 11,33-36/Mt 16,13-20

Chi sei? Chi sono?

Ci sono mille volti di Dio, come ci sono mille volti di Cristo.

Basta fare una breve carrellata nelle rappresentazioni artistiche della storia recente per vedere quanti “gesù” ci siano le nostre vite.

Ho in mente la litografia che mia nonna teneva sopra il lettone matrimoniale, la raffigurazione di un Sacro Cuore con un improbabile Gesù dagli occhi azzurri, un’immagine che a lei suscitava devozione mentre a me, neoconvertito che meditava davanti all’asciutta icona del Pantocrator di Rublev, dava un senso di fastidio.

È così: ognuno ha un approccio diverso al rabbì di Nazareth, ognuno è influenzato dal modo con cui lo ha conosciuto, dalla forza di convinzione di chi gliene ha parlato. Quanti adulti incontro che portano ancora nel cuore l’immagine di un Gesù sdolcinato acquisita nell’infanzia grazie alla disponibilità di una pia catechista! O quanti, ancora, nutrono diffidenza nei suoi confronti perché indottrinati da una suora severa o un prete inacidito che predicavano un Gesù buono ma severo, in cui la giustizia finiva col prevalere sulla misericordia! O quanti, in questi tempi in cui ciascuno si fa tribuno dal pulpito dei social, ricicciano le più strampalate visioni del maestro/guru tradito dalla Chiesa che lo ha divinizzato…

Gesù ci sfugge, continuamente.

Le rappresentazioni che facciamo di lui, che ci fanno di lui, invecchiano precocemente.

Il gossip che riguarda il Signore ha il fiato corto.

Notizie

Si parla ancora di Gesù, fuori dalle chiese.

Fatevi un giro in libreria e vedrete quanti testi hanno a che fare con quell’ebreo marginale vissuto duemila anni fa! Basta un romanzo ben congeniato per suscitare un vespaio di riflessioni, dibattiti al calor bianco.

Chi è stato Gesù?

Un grande profeta? Un illuso? Un idealista? Uno dei tanti uomini che periodicamente accendono la speranza nel cuore di un’umanità fragile e disincantata?

Sono contento quando si parla del Signore, davvero.

Cristo rappresenta un problema per l’uomo che riflette, come scriveva argutamente il grande Goehte.

E vorrei che noi cristiani dedicassimo del tempo a conoscerlo meglio.

A leggere dei testi adeguati, seri, basati su dati storici e scientifici, per recuperare il senso storico di Gesù, il suo messaggio, la sua pretesa messianica. Senza scorciatoie, senza dar troppo peso alle tante parziali visioni di Gesù che ancora oggi i veggenti di moda ci comunicano.

Bingo

Ma, dopo avere studiato ben bene, dopo avere toto Gesù dalla nebbiolina della leggenda e della devozione, ci troviamo necessariamente a doverci schierare. Non facciamo i turisti, quando abbiamo a che fare col Signore, prima o poi la domanda birichina, secca, asciutta, raggiunge il nostro cuore.

Chi sono io per te?

È una domanda che ci viene rivolta personalmente, senza possibilità di fuga. Ci mette all’angolo, stana le nostre presunte certezze, ci obbliga a svestire i panni dello scettico o del saputello e ci inquieta, nel profondo.

Chi è per me Gesù?

Questa è la domenica della domanda.

La domanda che toglie Gesù dalla naftalina.

Cortesie

«Chi sono io, per te?».

Simone il pescatore osa, si schiera.

Gesù è uomo pieno di fascino e di mistero.

Di più. È un profeta.

Di più. È il Messia.

Facile dirlo, per noi. Ma per chi stava lì con lui, con il falegname di Nazareth, è un’affermazione sconcertante. Gesù non era un uomo di cultura, e neppure religioso. E non era neanche tanto devoto, permettendosi di interpretare liberamente la Legge (riportandola all’essenziale, in verità).

Per Simone, dire che Gesù è il Cristo è un salto mortale.

E Gesù gli restituisce il favore.

Simone dice a Gesù: “Tu sei il Cristo”, che significa: “Tu sei il Messia che aspettavamo”, una professione di fede bella e buona e, decisamente, ardita.

Pietro, riconoscendo nel falegname l’inviato di Dio, fa un salto di qualità determinante nella sua storia, un riconoscimento che gli cambierà la vita.

Gesù gli risponde: “Tu sei Pietro”.

Simone non sa di essere Pietro. Sa di essere cocciuto e irruente. Ma, riconoscendo in Gesù il Cristo, scopre il suo nuovo volto, una dimensione a lui sconosciuta, che lo porterà a garantire la saldezza della fede dei suoi fratelli.

Pietro rivela che Gesù è il Cristo, Gesù rivela a Simone che egli è Pietro. Scambio di cortesie.

Quando ci avviciniamo al mistero di Dio, scopriamo il nostro volto; quando ci accostiamo alla Verità di Dio riceviamo in contraccambio la verità su noi stessi.

Confessare l’identità di Cristo ci restituisce la nostra profonda identità

Il Dio di Gesù non è un concorrente alla mia umanità.

Il garante

La fede di Pietro, ora, è pronta. Potrà assicurare la fede dei fratelli.

Avrà in mano le chiavi del palazzo, come ai tempi dei re d’Israele.

Isaia se la prende contro Sebna, un funzionario corrotto del palazzo del re che sarà sostituito da Eliakim. Un avvicendamento perso nelle nebbie della storia che la liturgia rilegge come una profezia. Il passaggio di consegne avverrà restituendo il mantello e le chiavi del palazzo.

La Chiesa (che siamo) ha in mano le chiavi del Regno, non per blindarlo, ma per spalancarlo ad ogni cercatore di Dio. Forse è bene ricordarcelo, di tanto in tanto.

Il Vangelo della XXI domenica commentato da Paolo Curtaz. In quel...

LIVE da Rimini | Segui con noi la visita di Papa Leone XIV al Meeting per l’Amicizia fra i Popoli e alla città di Rimini...
22/08/2026

LIVE da Rimini | Segui con noi la visita di Papa Leone XIV al Meeting per l’Amicizia fra i Popoli e alla città di Rimini sabato 22 agosto 2026, a partire dalle ore 14:45.

La visita del Santo Padre avrà inizio alla Fiera di Rimini, dove Papa Leone XIV visiterà le mostre dedicate a Sant’Agostino e a Léon Harmel. Il Pontefice saluterà poi i partecipanti al Meeting presso il Villaggio Ragazzi e successivamente incontrerà i partecipanti al Meeting per l’Amicizia fra i Popoli nel Grande Auditorium.

La visita proseguirà nella Cattedrale di Rimini, dove il Santo Padre incontrerà ammalati, persone con disabilità e poveri assistiti dalla Caritas. La giornata si concluderà al Porto di Rimini con la Concelebrazione Eucaristica presieduta da Papa Leone XIV.

La visita di Papa Leone XIV al Meeting per l’Amicizia fra i Popoli e alla città di Rimini è prevista indicativamente dalle ore 14:45 alle ore 20:00.

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MEETING RIMINI - dal 21 al 26 agosto 2026 alla Fiera di RiminiNell’ultima settimana d’agosto Rimini diventa la capitale ...
15/08/2026

MEETING RIMINI - dal 21 al 26 agosto 2026 alla Fiera di Rimini
Nell’ultima settimana d’agosto Rimini diventa la capitale della cultura internazionale e viene invasa da “il popolo del Meeting”, come è stato definito dai media: gente curiosa, aperta, capace di giudizio, proveniente da tutto il mondo per questo evento che si ripete dai primi anni Ottanta.

Edizione 2026:

“L’amor che move il sole e l’altre stelle”

C’è una forza che mette in moto l’intero universo, dalle particelle subatomiche alle galassie. Non è una forza che schiaccia o domina, ma che attrae e armonizza, che spinge avanti senza violenza, che orienta senza costringere. È l’amore come principio dinamico del cosmo, l’energia che tiene insieme ogni cosa e la sospinge verso il suo compimento.

Questa intuizione ci interpella con urgenza particolare oggi, mentre viviamo frammentati in bolle digitali che ci isolano invece di connetterci. In un mondo dove gli algoritmi decidono cosa
vedere e chi incontrare, riscoprire l’amore come forza che muove e trasforma diventa una sfida radicale.

Significa riconoscere che la realtà non è caos immobile, ma porta in sé una direzione, un di￾namismo che ci spinge oltre noi stessi.
Le grandi questioni del nostro tempo assumono così una prospettiva diversa. I conflitti che lacerano il mondo non sono destini immutabili: tradiscono quella forza propulsiva che potreb￾be invece generare riconciliazione, rimettere in cammino popoli bloccati nell’odio. L’intelligen￾za artificiale, mentre simula i nostri comportamenti, ci costringe a chiederci cosa davvero ci
mette in movimento come esseri umani: la capacità di amare senza tornaconto, di lasciarci smuovere dalla gratuità. La politica e l’economia, ispirate da questa dinamica, possono tornare
a servire il bene comune: non solo come principi ideali, ma come declinazioni reali nella vita delle persone.

Da 46 anni il Meeting rappresenta questo movimento continuo. È un percorso intenso dove ci si incontra, si attraversano esperienze, si costruisce insieme, ci si lascia provocare e trasforma￾re. Non è fuga dalla quotidianità ma suo primo compimento: in pochi giorni si condensa quella ricerca inquieta di verità e bellezza che poi continua tutto l’anno, che rimette in moto esistenze intere. Ogni edizione diventa pellegrinaggio laico e cantiere insieme, dove l’incontro con l’altro ci sposta, ci fa fare un passo avanti verso quella pienezza che tutti, consapevolmente o meno,
desideriamo.

Dove si manifesta oggi questa forza che muove? Nei luoghi più impensati: nell’ostinazione di chi continua a educare quando tutto sembra crollare; nell’inventiva di chi genera bellezza dove regna il degrado; nella tenerezza verso gli ultimi che rimette in discussione le nostre priorità; nell’audacia di credere che il nemico possa tornare amico, che le relazioni bloccate possano sbloccarsi. Non sentimentalismo, ma testimonianze di vita ed esperienze concrete dove l’a￾more si rivela energia che rimette in moto ciò che sembrava morto.

Il Meeting 2026 vuole verificare se davvero questa forza motrice sia la chiave per leggere la realtà e viverla pienamente. Un amore che non appiattisce le differenze ma le fa danzare insieme, che non paralizza ma attrae verso il movimento, che ci spinge fuori da noi stessi per ritrovarci più grandi. Una forza che può muovere noi e, attraverso le nostre azioni, rimettere in cammino un mondo che sembra essersi fermato.
Tutte le informazioni al link: https://www.meetingrimini.org/

Indirizzo

Via Garavini, 19
Castel Bolognese
48014

Telefono

+390546656622

Sito Web

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