Parrocchia di San Petronio Castel Bolognese - RA

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LA VITA DELLA COMUNITA' - PARROCCHIA DI SAN PETRONIO E CHIESE DEL TERRITORIOAvvisi dal 7 al 14 giugno 2026Foglietto S. M...
06/06/2026

LA VITA DELLA COMUNITA' - PARROCCHIA DI SAN PETRONIO E CHIESE DEL TERRITORIO
Avvisi dal 7 al 14 giugno 2026
Foglietto S. Messa Domenica 7 giugno 2026.
Ulteriori informazioni sul sito: https://parrocchiasanpetronio.jimdofree.com/

Prega con il Papa: Per i valori dello sport | Giugno 2026valori dello sport hanno la capacità di unire le persone, abbat...
06/06/2026

Prega con il Papa: Per i valori dello sport | Giugno 2026

valori dello sport hanno la capacità di unire le persone, abbattere barriere e creare spazi di incontro tra culture e generazioni. In un tempo in cui la competizione può trasformarsi in rivalità sterile e l’esclusione lascia ai margini molti, è importante riscoprire il vero senso dello sport come scuola di fraternità, rispetto e solidarietà. Nella preghiera di questo mese, il Santo Padre ci invita a pregare “per i valori dello sport”, affinché “lo sport sia un linguaggio universale che avvicini le culture, unisca i popoli e semini rispetto, solidarietà e crescita personale”. Non sei solo: pregando ti unisci a milioni di persone della Rete Mondiale di Preghiera del Papa che, da ogni angolo del mondo, pregano per le sfide dell’umanità e della missione della Chiesa. Prenditi un momento, prega con il Papa. Visita la nostra pagina web per vivere un’esperienza di preghiera profonda:👉 https://www.popesprayer.va/it/pregaconilpapa/

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Signore della vita, ti ringraziamo per il dono dello sport, per coloro che glorificano Dio con l’esercizio del corpo, per le amicizie che nascono sul campo e per la gioia di giocare in squadra. Tu ci insegni che nella vita, come nel gioco, nessuno si salva da solo. Abbiamo bisogno degli altri per crescere, per imparare il rispetto, superare i limiti e celebrare insieme le vittorie raggiunte. Ti chiediamo che lo sport sia sempre una scuola di fraternità e non di sterile rivalità, uno spazio d’incontro e non d’esclusione, una via di pace e non di violenza. Fa’ che chi gioca, allena o sostiene scopra nello sport un linguaggio universale che avvicina le culture, unisce i popoli, e semina rispetto, solidarietà e crescita personale. Signore Gesù, fa’ che ogni sport sia parabola di una vita vissuta con Te, collaborando con impegno e gioia, vivendo con umiltà nella sconfitta e con gratitudine nella vittoria che ci offri nella tua Risurrezione. Che non ci manchi mai il tuo Spirito, che ci rende un’unica squadra, unita a Te, per costruire comunione e fraternità nella storia. Amen.

Preghiamo affinché lo sport sia uno strumento di pace, incontro e dialogo tra culture e Nazioni, e perché promuova valori come il rispetto, la solidarietà e il miglioramento personale. (Papa Leone XIV)

Papa Leone XIV a Madrid - Sabato 6 giugno 2026In Diretta - Veglia di preghiera con i giovani
06/06/2026

Papa Leone XIV a Madrid - Sabato 6 giugno 2026
In Diretta - Veglia di preghiera con i giovani

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Commento al Vangelo di Domenica 07 Giugno – Corpus DominiCorpus DominiDt 8,2-3.14-16/ 1Cor 10,16-17/ Gv 6,51-59Fatelo  N...
06/06/2026

Commento al Vangelo di Domenica 07 Giugno – Corpus Domini
Corpus Domini
Dt 8,2-3.14-16/ 1Cor 10,16-17/ Gv 6,51-59

Fatelo

Nella notte in cui veniva tradito.

Ogni domenica, al momento del memoriale della cena, quell’inizio solenne e austero mi mette i brividi.

Suona possente e tragico, gonfio di emozione e gravido di conseguenze.

Nella notte in cui veniva tradito, cioè nel peggior momento della sua vita.

Alla fine di un percorso entusiasmante, che ha incendiato i cuori, sconvolto molte vite, irritato più di un benpensante.

Sa, Gesù, che il tempo volge al termine. Il tempo del convincimento, delle parole piene di buon senso, dei sorrisi e dei miracoli, della folla plaudente. È finito, quel tempo.

L’incomprensione è alle stelle e tutto sta precipitando. Finendo.

O rinascendo. Nella notte in cui veniva tradito.

Quando sai che sei alla fine, quando conti le ore, hai voglia di dare tutto, di sistemare le cose, vedere gli amici, parlare, abbracciare. E lui che fa? Inventa l’eucarestia.

Ziqqaron

Quella cena ha il sapore pasquale.

Il calendario è sbagliato ma, dicono gli studiosi, probabilmente Gesù, come molti altri, segue il vecchio calendario, contestando la riforma del rinato tempio.

Una cena fra amici che slitta nel Pesach. La cena, il seder, che ricorda la fuga in Egitto. Non un ricordo come intendiamo noi, in onore della buonanima. Ancora oggi per un ebreo celebrare Pesach significa allontanarsi dai nuovi faraoni e dalle nuove schiavitù. si fa memoria del passato per cambiare il presente.

Così quando Gesù parla di fare quel gesto in memoriale di lui, usa il termine tecnico ziqqaron.

Potremmo tradurre: se volete che ci sia, rifare questo gesto.

E così facciamo. Da subito, da sempre. Con scrupolo, con verità, rischiando la pelle. Da duemila anni i discepoli rifanno quel gesto. In obbedienza.

La prima ragione per cui vado volentieri a messa è proprio per manifestare obbedienza.

Ob-audire, ascoltare da adulti, da in piedi, virilmente, non servilmente.

Sì, Signore, io credo che tu sia presente in quella cena che rifacciamo. Ci credo.

Fatico, ma ci credo. Fatico perché vedo, spesso, persone stanche e annoiate che partecipano, e celebranti poco coinvolti, distratti, svilenti. Fatico, ma credo che tu ancora rischi, ancora tu doni.

Un altro cibo

Un altro cibo è stato dato al popolo in fuga dall’Egitto.

Un cibo che non aveva più nulla a che vedere con le cipolle degli egiziani. Un cibo inatteso e misterioso che il popolo riconosce come donato direttamente da Dio.

Abbiamo bisogno di nutrirci. Di cibo, ovvio, ma anche di affetto, di luce, di senso, di felicità.

E questo cibo manca: quante persone muoiono per inedia spirituale! Si spengono interiormente!

Manca il cibo che ci permette di camminare, di capire il grande mistero che resta l’esistenza di ognuno di noi!

È Dio che ci dona il pane del cammino verso la pienezza, verso l’eternità, verso la luce.

È Dio che si fa pane. Un pane capace di renderci uniti.

Paolo a Corinto

È una comunità vivace, quella di Corinto, ma anche molto rissosa.

Persone di carattere diverso, di condizione sociale diversa faticano, dopo avere incontrato il Signore, a trovare sufficienti ragioni per costruire comunione.

Proprio come accade oggi, quando la Chiesa dà l’impressione di scivolare nella rissa, travolta da una contrapposizione fra esperienze diverse, fra entusiasti e prudenti, fra conservatori ed innovatori, fra seguaci di uno o dell’altro Papa. Che dolore….

E Paolo ha una felice intuizione: se ci frammentiamo così tanto, prendiamo il frammento che ci unisce.

Il pane spezzato riporta all’unità, all’essenziale, al centro.

Siamo cristiani perché Cristo ci ha chiamato, ci ha scelto. La Chiesa non è il club dei bravi ragazzi che pregano Dio, ma la comunità dei diversi radunati nell’unico. Come il felice motto scelto da papa Leo: In Illo uno unum, Nell’unico Cristo siamo uno.

L’eucarestia, allora, diventa il catalizzatore dell’unità.

Corpo e sangue

Nell’impegnativo discorso fatto da Gesù dopo la moltiplicazione dei pani in Giovanni, Gesù parla esplicitamente della sua carne da mangiare e del suo sangue da bere. Discorso scandaloso, incomprensibile, che pure preannuncia il gesto che, da lì a qualche tempo, compirà come ultimo dono fatto alla comunità.

In Israele la carne è segno della debolezza e della fragilità umana: non dobbiamo scandalizzarci per la povertà delle nostre comunità, per la pochezza del vangelo così come viene vissuto dai cristiani. Il Verbo si fa carne, si consegna alle mani di un povero prete.

In Israele il sangue porta la vita, è impensabile cibarsi di animali soffocati nel proprio sangue. Gesù chiede ai discepoli di condividere la sua stessa vita.

Ecco cos’è l’eucarestia.

Non è un problema di lingua o di rito, ma di fede.

Certo: sarebbe cento volte meglio se le nostre assemblee fossero più accoglienti, cantassero canti più belli e intonati, e se le nostre chiese fossero davvero luoghi ospitali che invitano ad alzare lo sguardo.

Ma è inutile illudersi: quello che ancora manca alle nostre liturgie è la certezza che il Signore si rende presente.

Manca la fede, la consapevolezza del dono, di quel pane del cammino che ci permette di andare avanti, di costruire spazi di Regno.

Un pane donato, misura dell’amore di Dio, esperienza di quanto siamo amati.

Da qui possiamo ripartire.

Il Vangelo della domenica del Corpus Domini A commentato da Paolo C...

LA VITA DELLA COMUNITA' - PARROCCHIA DI SAN PETRONIO E CHIESE DEL TERRITORIOAvvisi dal 31 maggio al 7 giugno 2026Fogliet...
30/05/2026

LA VITA DELLA COMUNITA' - PARROCCHIA DI SAN PETRONIO E CHIESE DEL TERRITORIO
Avvisi dal 31 maggio al 7 giugno 2026
Foglietto S. Messa 31 maggio 2026
Ulteriori informazioni sul sito:
https://parrocchiasanpetronio.jimdofree.com/

Commento al Vangelo di Domenica 31 MaggioSantissima TrinitàEs 34,4-9/ 2Cor 13,11-13/ Gv 3,16-18Il Dio inatteso Esiste Di...
30/05/2026

Commento al Vangelo di Domenica 31 Maggio
Santissima Trinità
Es 34,4-9/ 2Cor 13,11-13/ Gv 3,16-18

Il Dio inatteso

Esiste Dio? Davvero?

E com’è? Che fa? Che dice? Che vuole?

Certo, possiamo vivere in apnea tutta la vita, evitare di porci grandi domande. Vivere come se il problema non ci riguardasse. Solo che la domanda, il dubbio, strattonano, assalgono, feriscono.

Come quando qualcuno usa Dio come una clava, per fare del male, per uccidere, anche, pensando di rendergli gloria (!).

O come quelli che usano Dio come una coperta che copre tutto, giustifica tutto. Come un analgesico che fa stare meglio e aiuta a superare i troppi dolori.

Ingombra Dio, che ci sia o non ci sia non è la stessa cosa.

La vita cambia, l’orizzonte cambia, la speranza cambia.

Dare un volto a Dio, attribuirgli una volontà, un progetto, ha a che fare, e tanto, con le nostre scelte.

L’orizzonte ultimo che ispira la nostra vita non è una bazzecola.

Prendersi del tempo per guardarsi dentro, per lasciar emergere la propria anima, è un dono che ci facciamo.

Alla fine del tempo pasquale, pieni di Spirito Santo, possiamo sederci e parlare di Dio.

Di quel Dio inatteso, strano, stupefacente, che Gesù è venuto a donare.

Quel Dio in cui osiamo credere.

Il solitario

Dio è la somma del bene, del bello e del giusto. La somma della perfezione. A questo altri approcci, altri percorsi, altre religioni sono giunte.

E la realtà, l’esistente, il mondo e le sue implicazioni o anelano a quella perfezione, o ne traggono forza, o ne compartecipano l’energia.

La tradizione biblica, condivisa in parte da ebrei, cristiani e musulmani, giunge a determinare l’esistenza di un Dio personale che interagisce, che crea relazione, che vuole intessere rapporti con le sue creature.

Non è facile crederci, non è evidente. In noi portiamo un’immagine tenebrosa di Dio, inquietante.

Dio si racconta a Mosè e al popolo di Israele. Un Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà.

Un Dio che fa di noi la sua eredità.

Questa prima conversione, da un dio tenebroso e vendicativo, che vive, esasperandole, le nostre emozioni e le nostre paure, le nostre rabbie e le nostre ambizioni, ad un Dio compassionevole e benevolo, è un gigantesco salto cui sono giunte molte esperienze religiose.

Dio è uno, unico, eterno, onnipotente, onnipresente.

Ma solo.

Il sommo egoista bastante a sé stesso. Da riverire e temere. Da invocare e blandire.

O no?

L’Amante

Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna, dice Gesù a Nicodemo.

No, dice, Gesù, Dio non è chiuso nella sua perfezione, ma si relaziona, si dona, si dice, si offre.

E lo fa attraverso un dono: suo Figlio.

Gesù non è solo un grande uomo, un profeta carismatico, un combattente coerente e intenso.

È di più la resurrezione che abbiamo celebrato ci svela la sua identità profonda.

Più di un profeta, più del Messia, Dio stesso.

L’uomo Gesù inabitato dal Verbo di Dio che parla di Dio in maniera inattesa e nuova, intima e assoluta.

E Gesù parla del Padre, perché lui e il Padre sono una cosa sola.

Svela il volto di un Dio che non condanna, che non fa il giudice supremo ma che vuole la salvezza, cioè la felicità piena, per ogni uomo.

L’idea di Dio che ci eravamo fatti viene cesellata, rifinita, compiuta.

Io credo nel Dio che Gesù è venuto a raccontare.

Ancora

Ma non è finita.

L’amore intenso e immenso che lega Dio padre/madre al figlio/figlia è talmente forte da essere, a sua volta, una presenza divina, una persona divina. Lo Spirito che abbiamo ricevuto è l’amore che lega il Padre al Figlio. Come scrive Paolo nelle sue lettere la grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo dimorano in noi.

Grazia, amore, comunione. Ecco Dio.

Padre, figlio e Spirito Santo.

Una famiglia, una relazione, un insieme.

Così uniti che, da fuori, vediamo un’unità. Uno solo. Perché chi si ama si unisce senza fondersi, senza omologarsi, senza scomparire l’uno nell’altro.

L’ultimo tassello si rivela.

Quel Dio somma di ogni perfezione che entra in contatto con l’umanità è festa.

Danza. Relazione. Comunicazione.

E noi siamo a sua immagine, cioè creati a immagine della Trinità.

Inutile illudersi di fare tutto da soli. O di essere autosufficienti.

Se siamo immagine di Dio siamo spinti alla comunione.

Quand’ero bambino, a catechismo, il parroco tentava di spiegarci chi era Dio. e, nella sua somma ingenuità, scriveva alla lavagna 1+1+1=1 creando una gran bella confusione nelle nostre testoline intatte. Ho dovuto crescere e conoscere, fidarmi e indagare, diventare discepolo per capire che, invece 1x1x1=1.

Dio è uno perché i tre sono gli uni per gli altri.

Dio è amore perché non può che amare, come scrive Sant’Isacco di Ninive.

E noi in lui, se vuoi. Amati, capaci di amare.

Partecipando alla danza.

Il Vangelo della domenica della Trinità A commentato da Paolo Curtaz.In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, uni...

LA VITA DELLA COMUNITA' - PARROCCHIA DI SAN PETRONIO E CHIESE DEL TERRITORIOAvvisi dal 24 al 31 maggio 2026.Foglietto S....
23/05/2026

LA VITA DELLA COMUNITA' - PARROCCHIA DI SAN PETRONIO E CHIESE DEL TERRITORIO
Avvisi dal 24 al 31 maggio 2026.
Foglietto S. Messa di domenica 24 maggio 2026.
Ulteriori informazioni sul sito: https://parrocchiasanpetronio.jimdofree.com/

🕊️ "Un imprevisto è la sola speranza" 🕊️All'interno del ricco programma culturale della storica 395ª Sagra di Pentecoste...
23/05/2026

🕊️ "Un imprevisto è la sola speranza" 🕊️
All'interno del ricco programma culturale della storica 395ª Sagra di Pentecoste, la Chiesa di San Petronio ospita un importante appuntamento espositivo.
Da mercoledì 20 a martedì 26 maggio 2026 sarà possibile visitare il percorso espositivo intitolato "Un imprevisto è la sola speranza".
L'installazione, curata da Pier Paolo Sangiorgi, si sviluppa attraverso una serie di pannelli illustrativi e testuali interamente dedicati a esplorare l'origine, il significato profondo e l'attualità della festa di Pentecoste.
L'iniziativa rappresenta un momento di riflessione e approfondimento culturale inserito nel cuore delle celebrazioni cittadine, offrendo ai visitatori un'occasione unica di scoperta artistica e spirituale.
Come guardare agli eventi drammatici che attraversano la nostra vita con uno sguardo nuovo?
VISITE GUIDATE: domenica e lunedì ore 18 e 20.45 e in altri orari da concordare (info: 334.083905, Stefano Bosi)
INGRESSO: Libero e gratuito.

Commento al Vangelo di Domenica 24 MaggioDomenica di PentecosteAt 2,1-11/1Cor 12,3-7.12-13/ Gv 20,19-23Vieni!Non scherzi...
23/05/2026

Commento al Vangelo di Domenica 24 Maggio
Domenica di Pentecoste
At 2,1-11/1Cor 12,3-7.12-13/ Gv 20,19-23

Vieni!

Non scherziamo, Signore, non ce la possiamo fare.

Fammi capire: sei venuto ad annunciare il vero volto di Dio e ti abbiamo creduto. Sei andato fino in fondo, morendo per amore, e sei risorto perché la morte non è mai, in alcun modo, l’ultima parola. sei stato con i tuoi, pavidi conigli fuggiti davanti al dramma, e loro – teneri – erano convinti di avere superato il grande spavento e già vagheggiavano di improbabili regni terreni.

E, sul più bello, sei tornato al Padre.

Dicendo: ecco, tocca a voi, fino alla mia venuta alla fine della Storia. Siate testimoni, pagina pubblicitaria del Regno, profezia di un mondo finalmente riconciliato, che parla una lingua condivisa, quella della pace, dell’amore, dell’umanità finalmente riconciliata…

È tempo di accogliere il cambiamento. Almeno quello interiore.

Tempo di lasciare spazio ad uno sguardo diverso, alternativo, innovativo.

Delle persone, della società, dell’essere Chiesa.

Ma, dico: stai scherzando? Ma li hai visti, i tuoi discepoli? Hai visto noi? Hai visto me?

Vero, giusto, assolutamente, non ce la possiamo fare.

Serve un aiuto. Divino. Serve lo Spirito.

È tempo di Pentecoste.

Finalmente.

paolocurtaz · Commento al vangelo del 24 maggio 2026

Shevuot

Shevuot, la festa della mietitura, Pentecoste per i fedeli greci che ricordano la sua celebrazione cinquanta giorni dopo Pesah, era una festa agricola che, col passare dei secoli, era stata arricchita da un’altra interpretazione: in quel giorno si ricordava il dono della Torah sul monte Sinai.

Israele era molto fiero della Legge che Dio gli aveva consegnato; pur essendo il più piccolo fra i popoli, era stato scelto per testimoniare al mondo il vero volto del misericordioso.

Proprio il quel giorno, e non casualmente, Luca situa la discesa dello Spirito Santo. Spirito che era già stato donato, dalla croce e il giorno di Pasqua. Perché ripetere questa effusione? Perché quel giorno?

Forse Luca vuole dire ai discepoli che la nuova Legge è un movimento dello Spirito, una luce interiore che illumina il nostro volto e quello di Dio! Gesù non aggiunge precetti ai tanti (troppi!) presenti nella Legge orale, ma li semplifica, li riduce, li porta all’essenziale.

Un solo precetto, quello dell’amore, è richiesto ai discepoli.

Fantastico, grazie Gesù!

Ma cosa significa amare nelle situazioni concrete?

Ecco che lo Spirito ci viene in soccorso. Gesù non dona delle nuove tavole, cambia il modo di vederle, ci cambia il cuore, radicalmente.

Oggi festeggiamo la Legge che lo Spirito ci aiuta a riconoscere.

Tuoni, nubi, fuoco, vento.

Luca descrive l’evento rimandando esplicitamente alla teofania di Dio sul monte Sinai: i tuoni, le nubi, il fuoco, il vento sono elementi che descrivono la solennità dell’evento e la presenza di Dio ma che possono anche essere riletti in una chiave spirituale.

Lo Spirito è tuono e terremoto: ci scuote nel profondo, scardina le nostre presunte certezze, ci obbliga a superare i luoghi comuni sulla fede (e sul cristianesimo!).

Lo Spirito è nube: la nebbia ci costringe a fidarci di qualcuno che ci conduce per non perdere la strada della verità.

Lo Spirito è fuoco che riscalda i nostri cuori e illumina i nostri passi.

Lo Spirito è vento: siamo noi a dover orientare le vele per raccogliere la sua spinta e attraversare il mare della vita!

Lo Spirito diventa l’anti-babele: se l’arroganza degli uomini ha portato alla confusione delle lingue, a non capirsi più, la presenza dello Spirito ci fa udire un solo linguaggio, una sola voce.

Invochiamo lo Spirito quando non ci capiamo in famiglia, in parrocchia, sul lavoro. Invochiamolo quando non riusciamo a spiegarci.

Lo Spirito fa diventare i pavidi apostoli dei formidabili evangelizzatori: ora non hanno più paura e osano, vanno oltre, dicono senza timore la loro fede e la loro speranza.

È la Pentecoste: la Chiesa si inebria e diventa missionaria.

Lo Spirito

Lo Spirito è presenza d’amore della Trinità, ultimo dono di Gesù agli apostoli, invocato da Gesù come vivificatore, consolatore, ricordatore, avvocato difensore, invocato con tenerezza e forza dai nostri fratelli cristiani d’oriente. Senza lo Spirito saremmo morti, esanimi, spenti, non credenti, tristi.

Lo Spirito, discreto, impalpabile, indescrivibile, è la chiave di volta della nostra fede, ciò che unisce tutto. Lo Spirito, già ricevuto da ciascuno nel Battesimo, è colui che ci rende presente qui e ora il Signore Gesù. Colui che ci permette di accorgerci della sua presenza, che orienta i nostri passo a incrociare i suoi.

Siete soli? Avete l’impressione che la vostra vita sia una barca che fa acqua da tutte le parti? Vi sentite incompresi o feriti?

Invocate lo Spirito che è Consolatore che con-sola, fa compagnia a chi è solo.

Ascoltate la Parola e faticate a credere, a fare il salto definitivo?

Invocate lo Spirito che è Vivificatore, rende la vostra fede schietta e vivace come quella dei grandi santi.

Fate fatica a iniettare Gesù nelle vene della vostra quotidianità, preferendo tenerlo in uno scaffale bello stirato da ti**re fuori di domenica?

Invocate lo Spirito che ci ricorda ciò che Gesù ha fatto per noi.

Siete rosi dai sensi di colpa, la vita vi ha chiesto un prezzo alto da pagare? La parte oscura della vostra vita vi ossessiona?

Invocate l’avvocato difensore, il Paracleto, che si mette alla nostra destra e sostiene le nostre ragioni di fronte ad ogni accusa.

Così gli apostoli hanno dovuto essere abitati dallo Spirito, che li ha rivoltati come un calzino, per essere finalmente, definitivamente, annunciatori e, allora, solo allora, hanno iniziato a capire, a ricordare col cuore.

Se avete sentito il cuore scoppiare, ascoltando la Parola, state tranquilli: c’era lo Spirito che, finalmente, era riuscito a forzare la serratura del vostro cuore e della vostra incredulità!

Lo Spirito, lui, ci permette di cambiare.

Lo Spirito, lui, ci permette di ripartire.

Ancora, allora, innalziamo la nostra invocazione: Vieni!

Il Vangelo della domenica di Pentecoste A commentato da Paolo Curtaz.La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo...

Indirizzo

Via Garavini, 19
Castel Bolognese
48014

Telefono

+390546656622

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