Migrantes Cassano allo Ionio

Migrantes Cassano allo Ionio Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Migrantes Cassano allo Ionio, Organizzazione religiosa, Cassano al Ionio.

03/09/2026
I CONFINI NON CANCELLANO L'UMANO: chi cerca rifugio, pane e futuro non è una minaccia né un numero di statistica, ma un ...
25/08/2026

I CONFINI NON CANCELLANO L'UMANO: chi cerca rifugio, pane e futuro non è una minaccia né un numero di statistica, ma un fratello. Nessun confine politico ha un valore superiore alla vita.

Anche uno solo di questi bambini (cfr Mt 18,10)Cari fratelli e care sorelle!Di anno in anno la Giornata Mondiale del Mig...
20/08/2026

Anche uno solo di questi bambini (cfr Mt 18,10)

Cari fratelli e care sorelle!

Di anno in anno la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato ci invita a volgere il nostro sguardo su aspetti diversi del complesso fenomeno migratorio. Per questa 112ª Giornata il tema «Anche uno solo di questi bambini» richiama la nostra attenzione sui minori direttamente coinvolti nell’esperienza del migrare e della fuga, sulla sollecitudine nei loro confronti e sulla promessa del Signore che «chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me» (Mc 9,37).

Minori sfollati: una realtà complessa di vulnerabilità

I minori sono i più vulnerabili all’interno dei flussi migratori mondiali. Sono volti concreti, storie uniche, che fanno appello alla nostra coscienza. Ogni anno, milioni di bambini e adolescenti sono costretti ad abbandonare la propria terra a causa di guerre, povertà, violenze, disastri ambientali e altre tragedie; e purtroppo il loro numero continua ad aumentare. Le responsabilità economiche, politiche e militari di questo disastro sono immani. La sofferenza non si esaurisce nello spostarsi: vi sono giovanissimi che hanno perso genitori, fratelli, sorelle e amici e sono testimoni di violenze indicibili. Altri, separati per lunghi periodi dai propri familiari, tentano di ricongiungersi a loro, vivendo nel frattempo l’angoscia della lontananza. Vi sono poi minori che affrontano il tragitto insieme ai genitori, esposti tuttavia a condizioni estreme e traumatiche. Non possiamo infine dimenticare la tragica condizione di quanti vengono separati dai genitori a causa del rimpatrio.

A questo scenario già drammatico si sommano altre tragedie: le morti lungo le rotte migratorie, la tratta e lo sfruttamento, il reclutamento per l’impiego di minori nei conflitti armati, la violenza sessuale, i matrimoni forzati e le atrocità subite o viste durante il tragitto. In troppi modi la loro dignità viene calpestata.

Papa Francesco, nel Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato del 2017, dedicata al tema “Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce”, ricordava che essi «sono tre volte indifesi perché minori, perché stranieri e perché inermi, quando, per varie ragioni, sono forzati a vivere lontani dalla loro terra d’origine e separati dagli affetti familiari».

Eppure, in mezzo a tanta oscurità, non manca la luce della solidarietà: persone, famiglie, istituzioni civili e comunità ecclesialiscelgono di non voltarsi dall’altra parte (cfr Lc 10,29-37). Pensiamo alle famiglie che aprono le porte delle proprie case per restituire il calore di un focolare a questi minori, agli educatori nelle comunità d’accoglienza, ai volontari e agli operatori che ogni giorno, sulle rotte e nelle nostre città, si dedicano alla cura delle ferite invisibili di questi piccoli. Con il loro impegno, testimoniano che l’amore può vincere l’indifferenza.

Anche uno solo di questi bambini

Dinanzi a questa drammatica realtà, il mio pensiero va a una parola di Gesù che interpella profondamente la coscienza di ciascuno: «Chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me» (Mt 18,5). Non è una questione di cifre o di statistiche. Il Vangelo ci invita a non fare calcoli: anche uno solo. Ogni bambino, ogni essere umano possiede una dignità infinita. È immagine e somiglianza di Dio (cfr Gen 1,26), è presenza del Signore. Davanti a ciascun minore migrante, siamo chiamati a compiere un atto di umanità e di fede: nel bambino, infatti, possiamo accogliere e incontrare il Signore. Questa chiamata si fa ancora più pressante alla luce dell’altra affermazione del Signore nel Vangelo di Matteo: «Ero straniero e mi avete accolto» (Mt 25,35).

Purtroppo, i minori migranti sono più facilmente ridotti all’invisibilità, perché privi di adulti che li proteggano e sostengano. È necessario intervenire nei Paesi d’origine per rimuovere le eventuali cause che costringono alla fuga, oltre a offrire protezione e accoglienza nei Paesi di transito e di arrivo. Il grido dei minori sfollati sale oggi a Dio, proprio come quello ascoltato nel libro dell’Esodo: «Ho visto, ho visto l’afflizione del mio popolo che è in Egitto, e ho udito il grido che gli strappano i suoi oppressori; perché conosco i suoi affanni; e sono sceso per liberarlo» (Es 3,7-8). Dio ascolta e per liberare interpella con forza la coscienza e l’azione di ciascuno di noi, come aveva fatto con Mosè. Non possiamo restare indifferenti, né abituarci a tanta sofferenza.

Un appello alla responsabilità di tutti

Anche uno solo di questi bambini ci chiama, nella nostra vita personale, ad aprire occhi e cuore all’ascolto profondo della storia, ai timori e ai sogni di ciascuno di loro, superando quel distacco che riduce l’essere umano a un dato statistico che non ci coinvolge direttamente. È un invito a riconoscere il bambino nella sua dignità, prima ancora della sua condizione di “migrante”, e a tutelarne i diritti fondamentali: alla vita, all’educazione, ad un livello di esistenza che gli consenta di crescere e svilupparsi pienamente dal punto di vista fisico, mentale, spirituale, morale e sociale.

Anche uno solo di questi bambini ci chiama, nella vita ecclesiale, a trasformare l’accoglienza da concetto astratto a pratica pastorale stabile. Non possiamo limitarci a delegare questo compito a istituti o associazioni dotati di uno specifico carisma: di fronte ai volti concreti che ci interpellano nel quotidiano, tutta la comunità cristiana è chiamata a sentirli suoi figli e a farsi prossima alla storia concreta di ciascuno. Occorre incoraggiare le comunità cristiane all’integrazione e alla valorizzazione dei rifugiati e dei migranti come soggetti a pieno titolo della famiglia ecclesiale, promuovendo nuovi percorsi educativi e spirituali, anche personalizzati, che superino la logica del puro assistenzialismo. In particolare, è fondamentale prevenire la solitudine, l’isolamento e il rifiuto, che non di rado colpiscono anche i figli dei migranti, e promuovere dinamiche di incontro e di integrazione in cui i ragazzi del territorio e i giovani migranti possano rafforzarsi insieme, in un cammino di mutuo rispetto, di solidarietà e di amicizia.

Anche uno solo di questi bambini, nell’orizzonte delle diverse religioni, ci ricorda che la vulnerabilità dei piccoli non conosce confini confessionali e ci accomuna in una responsabilità umanitaria e spirituale condivisa. Essa diventa terreno fecondo per un dialogo interreligioso concreto, dove i credenti, attingendo al proprio senso della trascendenza, cooperino nel tessere reti di protezione. Le comunità di fede sono chiamate a costruire spazi in cui ogni ragazza e ogni ragazzo siano rispettati e valorizzati nelle rispettive identità culturali, prevenendo il rischio di radicalizzazione da parte di gruppi estremistici. Proteggere un minore significa, in ultima istanza, custodire l’impronta divina impressa in lui.

Anche uno solo di questi bambini, nel contesto delle istituzioni civili, ci chiama a riaffermare il principio del superiore interesse del minore. Le istituzioni pubbliche e private sono tenute a mettere al centro la protezione e la dignità di ogni singolo bambino e adolescente. Ciò comporta l’adozione di efficaci strumenti legali di protezione, promuovendo i ricongiungimenti familiari e scongiurando i traumi della separazione. È urgente un cambio di prospettiva: occorre spostare l’asse del dibattito dalla mera gestione dei flussi alla tutela piena e immediata dei diritti umani, adottando «una risposta coordinata, solidale ed efficace, in grado di garantire protezione, accoglienza e reali opportunità di integrazione a chi emigra» (Discorso al Parlamento spagnolo, Madrid, 8 giugno 2026).

Affidiamo i minori migranti e rifugiati alla materna protezione di Maria Santissima che, insieme a San Giuseppe e a Gesù, ancora bambino, conobbe la ferocia della violenza di Erode e il dramma dell’esilio in Egitto (cfr Mt 2,13-15); sia Lei ad accompagnare i loro passi e ad aiutare le nostre comunità a diventare segni vivi e credibili del Vangelo.

Dal Vaticano, 11 agosto 2026, memoria di Santa Chiara d’Assisi.

Messaggio del Santo Padre per la 112ª Giornata Mondiale del Migrante e del rifugiato (27 settembre 2026), 14.08.2026

18/08/2026

Sette morti su un piccolo barchino. Altri 55 salvati dopo tre giorni in mare.
Mentre i riflettori sono puntati altrove e l'Europa fa nuovamente i conti con la propria fragilità, il Mediterraneo continua a trasformarsi in una tomba.
👉 Leggi l'articolo: https://sl.famigliacristiana.it/FC/62f581

18/08/2026

Da Ceuta a Tarajal, da Marcinelle a Lampedusa: le migrazioni non sono l'emergenza di un'epoca, ma la forma ordinaria della Storia. Cambiano i mari, i moli, le lingue, i colori della pelle. Non cambia la domanda: siamo custodi o proprietari? Leggi la rubrica di Francesco Cicione, "L'Armonauta" https://buff.ly/MV9daBc

17/08/2026

"Meno male, uno in meno". Quando la morte diventa motivo di festa.

Sotto una notizia pubblicata da Africa Rivista sul naufragio di un'imbarcazione al largo della Mauritania si leggono centinaia di commenti che esultano per la morte delle persone a bordo. C'è chi scrive che "se la sono cercata", chi parla di "problema risolto", chi festeggia perché, a suo dire, "non arriveranno da noi".

Ma basta fermarsi un momento per capire quanto queste reazioni siano lontane dalla realtà.

La Mauritania si trova nell'Africa nord-occidentale ed è diventata negli ultimi anni uno dei principali punti di partenza o di transito per migliaia di persone provenienti dall'Africa subsahariana che cercano di raggiungere le Isole Canarie, quindi la Spagna, attraversando l'Oceano Atlantico. Secondo l'UNHCR, questa è una delle rotte migratorie più pericolose al mondo: migliaia di chilometri di mare aperto, imbarcazioni fatiscenti, correnti imprevedibili e un numero impressionante di morti e dispersi.

Eppure, sotto quella notizia, c'è chi continua a parlare dell'Italia, dell'"invasione", della paura degli stranieri che arriverebbero nel nostro Paese.

Viene da chiedersi: hanno idea di dove sia la Mauritania? Sanno dove erano dirette quelle persone? Sanno da quali guerre, persecuzioni, dittature o condizioni di estrema povertà stavano fuggendo?

Il punto, però, è ancora un altro.

Anche se quelle persone fossero state dirette in Italia, esultare per la loro morte sarebbe comunque inaccettabile. Quando una tragedia diventa un'occasione per gioire, il problema non è più l'immigrazione: è la perdita di empatia, la disumanizzazione dell'altro, l'idea che esistano vite che valgono meno di altre.

Una società può discutere di politiche migratorie, di accoglienza, di controlli alle frontiere. Ma non dovrebbe mai arrivare a festeggiare la morte di esseri umani.

Perché il giorno in cui smettiamo di provare pietà davanti a una tragedia, non abbiamo perso solo la capacità di comprendere chi fugge. Abbiamo perso anche una parte della nostra umanità.

08/08/2026

400 anni di schiavitù.
100 anni di colonizzazione.

E oggi c’è ancora chi dice: «Mandiamoli a casa loro».

Il punto è che a casa loro ci siete già stati. Ci sono stati i vostri nonni, i vostri governi, le vostre aziende. Avete preso risorse, ricchezze e materie prime e avete lasciato dietro di voi sfruttamento, povertà e confini tracciati a tavolino.

Quindi, prima di dire agli africani «tornate a casa vostra», sarebbe il caso di ricordare una cosa: a casa loro ci siete già stati.

E per troppo tempo avete preso senza chiedere.

La storia non si cancella con uno slogan.

Razzismo e ipocrisia vanno di pari passo quando si pretende di parlare di “casa loro” dimenticando chi, per secoli, è entrato in quella casa senza essere invitato.

08/08/2026

OLTRE LA PROPAGANDA:
DALLA FRONTIERA DI CEUTA
ALLA VOCAZIONE DELLA CHIESA 🕊️
In questi giorni, attraverso una serie di reportage, analisi e commenti puntuali, il quotidiano Avvenire ci sta offrendo una chiave di lettura lucida e indispensabile sui fatti di Ceuta e sulle recenti decisioni europee in materia di politiche migratorie. Una narrazione necessaria per uscire dal rumore della propaganda di parte e guardare la realtà con gli occhi della verità e del Vangelo. 📖
Per questo, come organismo diocesano preposto alla pastorale della mobilità umana, sentiamo il dovere di richiamare l'attenzione su quanto sta accadendo:
1️⃣ I VOLTI E LE STORIE PRIMA DEI NUMERI
Dietro la cronaca ci sono le oltre ottanta salme restituite dalle scogliere e dalle spiagge del Tarajal; c'è la tragica vicenda di Ahmed, annegato nel tentativo disperato di raggiungere l'Europa con un parapendio. E ci sono 1.342 bambini e adolescenti soli rimasti a Ceuta: minori che il diritto internazionale e, prima ancora, la carità cristiana ci chiedono di proteggere, accogliere ed educare. La Sicilia conosce bene il dolore di queste giovani vite che bussano alle nostre porte. 💔
2️⃣ SPOSTARE I CONFINI NON È GOVERNARE
L'orientamento emerso dai vertici europei punta sempre più all'esternalizzazione delle frontiere e alla creazione di hub di rimpatrio al di fuori del territorio dell'Unione. Ma la storia della nostra terra ci insegna che "subappaltare" il problema non significa risolverlo. Spostare una linea sulla mappa o costruire muri invisibili lontano dai nostri occhi è solo un'illusione: le migrazioni si governano con la politica e la cooperazione, non nascondendo la povertà. 🌍
3️⃣ AFFRONTARE LE CAUSE PROFONDE
Chi vive sulle coste del Mediterraneo sa bene che nessuno lascia la propria terra a cuor leggero. Senza interventi strutturali sulle cause profonde – guerre, persecuzioni, disuguaglianze economiche e crisi climatiche – gli slogan politici sono destinati a infrangersi contro la cruda realtà dei fatti. 🌱
La Chiesa non si schiera per convenienza politica, ma per fedeltà al Vangelo e alla sua Dottrina Sociale. La nostra tradizione millenaria di popolo siciliano, plasmato dall'incontro di culture e dalla solidarietà verso chi viene dal mare, ci chiede di continuare a essere voce critica e profetica. Ripetere «ero straniero e mi avete accolto» significa rifiutare il "collasso della coscienza" ed esigere una politica europea all'altezza della dignità umana. 🤝
IL NOSTRO IMPEGNO COME COMUNITÀ DIOCESANA 🙏
Come comunità diocesana non lasciamo che l'indifferenza o la paura anestetizzino la nostra fede. Essere comunità credente oggi significa farsi spazio educante, promuovere momenti di approfondimento culturale, sostenere le opere di accoglienza concreta e pregare per chi perde la vita in mare. Non possiamo cambiare da soli le agende della geopolitica, ma possiamo fare della nostra Chiesa locale un presidio di umanità, prossimità e speranza, in cui in ogni persona si possa scorgere il volto di Cristo. ✨
Spostare un confine è facile. Custodire l'umanità e costruire una pace giusta richiede invece coraggio e responsabilità.

CEI - Conferenza Episcopale Italiana CESi Arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela Filipino Catholic Community of Messina - FCCM St.Elia Church Messina Ufficio Migrantes Siracusa Ufficio Migrantes - Arcidiocesi di Agrigento Migrantes Genova Migrantes Cassano allo Ionio Migrantes Forlì. I colori dell'incontro Pastorale Migranti - Arcidiocesi di Torino Migrantes Crotone Migrantes Cosenza Comissão Episcopal da Pastoral para os Migrantes e Itinerantes -Cepami Gazzetta del Sud L'Amico del Popolo Settimanale Cattolico Agrigentino Enrico Di Giacomo Tempostretto - Le notizie di Messina e Reggio Calabria in tempo realeMessinaoggi TgMessina.it AMnotizie.itTgMessina.it stampalibera.it Giovanni Cordova IlSycomoro.it Fra' Giuseppe Maggiore Rachele Gerace

Indirizzo

Cassano Al Ionio
87011

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Migrantes Cassano allo Ionio pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi