Pagina della Comunità parrocchiale di San Benedetto Abate di Caserta
Orario Sante Messe
Dal Lunedì al Gli orari rispettano gli orari delle Funzioni Liturgiche
Indirizzo
Via Arena 38
Caserta
81100
Orario di apertura
| Lunedì | 17:00 - 20:00 |
| Martedì | 17:00 - 20:00 |
| Mercoledì | 17:00 - 20:00 |
| Giovedì | 17:00 - 20:00 |
| Venerdì | 17:00 - 20:00 |
| Sabato | 17:00 - 20:30 |
| Domenica | 08:30 - 12:30 |
| 18:00 - 20:00 |
Sito Web
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STORIA DI SAN BENEDETTO
STORIA DI SAN BENEDETTO (FRAZIONE DI CASERTA) Il toponimo compare per la prima volta in un documento datato 1052, antecedente, quindi anche alle Bolle di Sennete (1113) : si tratta di una carta capuana che distingue per aree di appartenenza. Sei centri abitati, cinque dei quali dipendenti amministrativamente da Casertavecchia (in finibus Casirte) e uno solo da Capua. San Benedetto con la sua chiesa rientra tra quelli facenti capo a Casertavecchia. Il nome del sito e della sua chiesa compaiono nella concessione data novembre 1179, con cui il conte di Caserta, Roberto di Lauro, donava alla chiesa di San Giacomo di Casertavecchia un apprezzamento di terra, presso San Benedetto, nella località "ad semitam", con tutte le vie d'accesso e le dipendenze; Il nome di San Benedetto compare anche in due atti di vendita: uno del 1322 e l'altro del 1397. Saldato a Falciano e poco distante da Tredici, San Benedetto è a ridosso della grande Piazza D'Armi di Caserta. Il casale di San Benedetto nel 1748 contava 495 persone, che abitavano i locali terranei ed le semplici abitazioni rurali, alcune delle quali dotate di piano superiore. C'erano botteghe ed una "chianca" (macelleria), frequentata anche dagli abitanti dei casali vicini, un pastifico e due mulini rossi entrambi a vapore: quello di Bodmer & figli, che era considerato uno dei primi stabilimenti del Mezzogiorno D'Italia, e quello di proprietà di Barducci. L'introduzione voluta dai Borbone di nuove tecniche di conduzione agricola e di impianti paraindustriali produssero un aumento del benessere e un incremento demografico. I 495 abitanti registrati prima dell'acquisizione della Casa Reale del territorio di Caserta, nel 1896, ad un secolo di distanza passarono a 1285. San Benedetto, alla fine dell'Ottocento era sede di subdelegazione municipale con giurisdizione su Falciano, possedeva due scuole, una maschile e una femminile, una Società operaia di mutuo Soccorso, istituita proprio dell'aprile 1896 ed, in comune con Falciano, un concerto musicale mantenuto dal reverendo Vincenzo Petriccione. San Benedetto era caratterizzato dalla tipologia della casa a corte rurale e dall'assenza di piazze. Un ruolo nello scenario edilizio ha avuto l'edificio militare sito in Via Ferrarecce, in tempo mulino Vallin, attualmente in stato di abbandono. A San Benedetto la vecchia nobiltà locale, i Petriccione e i Sapone, aveva i suoi palazzi; questi edifici oggi sono abbandonati o sono stati demoliti, per far posto alla nuova edilizia, per cui è molto difficile riconoscere il nucleo originario di San Benedetto I MULINI DI SAN BENEDETTO Tra gli obiettivi di Luigi Vanvitelli vi fu la ricerca di acqua abbondante e di eccellente qualità per fare fronte al fabbisogno idrico del territorio. L'architetto riuscì ad individuarle tracce dell'acquedotto romano che conduceva un'acqua chiamata Giulia dalle falde del Taburno alla città di Capua. Dopo minuziose ricognizioni sul territorio ed in'attenta valutazione della convenienza dell'impresa, Vanvitelli decise di dare inizio alla costruzione del "suo" acquedotto, convogliano le acque del sorgenti de Fizzo. In tale occasione fu acquistato il primo mulino. Poichè nel territorio di San Benedetto esistevano profonde cave per l'estrazione delle pietre di tufo, il percorso dell'acquedotto creava notevoli salti dell'acqua che vennero sfruttati per la costruzione di altri due mulini. I due edifici ospitavano ciascuno quattro macine ed erano entrambi realizzati su due livelli. All'epoca della costruzione,avvenuta negli anni 1770-73, tra fabbricati fu realizzato un grande giardino con una grande pescheria. I mulini di San Benedetto di proprietà personale del re erano dati in affitto ad un canone elevato, che entrava direttamente nelle casse del monarca,essi furono concessi all'Amministrazione del Real Sito di Caserta. In epoca unitaria passarono al Demanio Statale, per divenire Calzaturificio Militare alla vigilia della grande guerra; tale titolo è ancora leggibile sulla facciata principale di via Ferrarecce. Quasi contemporaneamente ai mulini nacque lo stabilimento siderurgico noto come Ferrierea di Valle, sul monte Longano. Ferdinando IV pensava di trarre vantaggio economico dal dislivello creato dall'acqua che, uscendo dal condotto carolino, si immetteva nel ponte canale di Valle. la fabbrica fu concessa in affitto alla famiglia Mastelloni fino al 1822, quando si giudico più vantaggioso adibirla ad uso di mulini. Oggi dei mulini superiori restano solo i ruderi, mentre quelli inferiori, di proprietà privata, sono adibiti a "stalla di sosta" per suini e bovini presentando alcune modifiche imposte dall'attività commerciale. In seguito a queste innovazioni senza precedenti, fu costruita la "strada" di San Benedetto poi Via Ferrarecce, "cammino reale", cioè opera dello Stato, per collegare il centro (strada Vico) con i mulini. La costruzione dei mulini diede alla zona una vocazione industriale mantenuta fino a pochi anni fa.