Oratorio "S. Maria delle Grazie"

Oratorio "S. Maria delle Grazie" Amicizia, Solidarietà, Condivisione, Famiglia, Comunità.

L’oratorio è l’istituzione attraverso la quale la comunità parrocchiale realizza il suo compito educativo nei confronti delle giovani generazioni ponendosi, in tal modo, a fianco delle principali agenzie educative, prime fra tutte la famiglia e la scuola, per essere loro d’aiuto nel gravoso compito della “crescita dei figli”. Attraverso l’oratorio la comunità cristiana si scopre responsabile della

comunità che cresce e offre ai suoi giovani uno spazio dove fare esperienza di vita fraterna secondo lo Spirito di Gesù. Attraverso l’oratorio la comunità ecclesiale insegna l’accoglienza, la concordia, la comunione e la missione e trasmette alle nuove generazioni il proprio vissuto di fede. L’oratorio si qualifica come ambiente educativo avendo a cuore il ‘protagonismo dei giovani’, inteso come senso di appartenenza (uno appartiene quando si sente riconosciuto ed accolto, attivo e responsabile) ma anche e soprattutto come recezione dei valori (i valori vengono assunti e personalizzati quando uno li ‘vive’ come attore di esperienze e non come spettatore passivo). Il protagonismo dei giovani rimanda alla presenza degli educatori, al loro stile, alla loro “animazione”, ai loro “canali di comunicazione” con i giovani quali la cordialità, l’amicizia, la disponibilità, la gratuità, la capacità di esigere, l’autorità come autorevolezza. Infine, l’oratorio rappresenta il tempo della comunità per realizzare i laboratori della fede, della speranza e della ca**tà dove esperimentare e maturare la conoscenza di Dio e la solidarietà con gli uomini.

09/09/2019
27 agosto 2019SANTA MONICAesempio per le donne di oggiSanta Monica, madre di Sant’Agostino, nelle difficoltà della vita,...
27/08/2019

27 agosto 2019
SANTA MONICA
esempio per le donne di oggi
Santa Monica, madre di Sant’Agostino, nelle difficoltà della vita, ha saputo perseverare nella fede imparando ad accogliere la volontà di Dio. La sua forza è stata la preghiera.
-- Donna responsabile --
Moglie e madre: Monica, donna del IV secolo, credente e fortemente cosciente del suo ruolo sociale, orienta tutta la sua vita sulla fede in Dio. Sogna per i figli un futuro florido, soprattutto per il primogenito Agostino che promette bene negli studi. Ma le cose non vanno come le aveva sperate. Monica impara allora ad affidarsi totalmente a Dio, a rispettare i suoi tempi, a non sostituirsi all’Altissimo nel suo ruolo di madre, e sperimenta una personale conversione.
-- Docile alla volontà di Dio --
Monica era una donna capace di dare vita, di rendere più umane le persone che aveva accanto a sé. Ha guidato il marito verso la fede cristiana, ha accompagnato i figli nelle loro vicissitudini. Insomma Monica è il modello di una donna riuscita, ma non si può definire una santa da nicchia, ha cioè maturato la sua santità. Desiderando che Agostino aderisse al credo cattolico, più volte il suo intervento di madre è stato invadente. Ma guidata da Dio, anche attraverso incontri provvidenziali, Monica ha compreso che il suo atteggiamento doveva essere diverso, ha capito che la sua presenza accanto al figlio doveva essere discreta, che le sue preghiere sarebbero state esaudite, ma secondo i disegni di Dio
-- Le virtù di Monica --
Una madre credente e prima di tutto sorella nella fede del figlio.
Agostino è fiorito quando Monica ha smesso di essere una presenza eccessiva. Dunque Monica insegna alle donne di oggi ad essere madri pazienti, capaci di attendere, con piena fiducia in Dio, che i figli maturino secondo tempi propri. E insegna ad essere mogli virtuose e a pregare incessantemente, senza stancarsi, perché Dio esaudisce oltre ogni aspettativa.
SANTA MONICA,
LA TENACE SANTITÀ DELLA MADRE DI AGOSTINO

Nacque a Tagaste, in Africa, nel 331. Sposò Patrizio, un galantuomo, ma pagano. Ebbe tre figli, il più grande dei quali fu Agostino che in gioventù visse dedito ai piaceri. La sua fede, i suoi continui ma silenziosi sacrifici furono coronati dalla conversione del marito e del figlio, che lei generò alla fede tra lacrime e preghiere. Morì il 27 agosto 387.

Poche altre figure nella storia del cristianesimo riescono a impersonare il carisma femminile come santa Monica, la madre amorosa e tenace che diede alla luce sant'Agostino, vescovo e dottore della Chiesa, e che ebbe un ruolo determinante nella conversione di lui. La liturgia fa memoria di lei il 27 agosto e la sua festività anticipa di un giorno quella dell'illustre figlio. In questa donna vissuta in gran parte nell'ombra troviamo la mitezza e la dolcezza, ma anche una straordinaria forza d'animo. E' una fede che non s'arrende, la sua, cresciuta, viene da pensare, sull'esempio di Maria.

Figlia di famiglia agiata, Monica nacque nel 331 a Tagaste, nell'attuale Algeria, in quel mondo "globalizzato" che era il tardo impero romano. Diversamente dall'usanza comune, che non permetteva alle donne di studiare, ricevette una buona educazione e fin da giovane lesse e meditò la Bibbia. Una donna cristiana, colta e libera, dunque, col cuore orientato ai tesori spirituali. Ciò che sappiamo della sua biografia si ricava dagli scritti di Agostino: in particolare nelle Confessioni il grande vescovo ripercorre la sua tortuosa, travagliata storia personale e spesso ci parla della madre. Sappiamo dunque che Monica sposò Patrizio, uomo di carattere aspro e difficile, che tuttavia lei seppe accogliere con dolcezza e avvicinare anche alla fede: venne infatti battezzato nel 371, poco prima di morire. Così Monica, a 39 anni, si trovò sola alla guida della casa dovendo anche prendere in mano l'amministrazione dei beni. Sappiamo che ai suoi tre figli la donna trasmise l'educazione cristiana fin dalla più tenera età: lo stesso Agostino dice di aver bevuto il nome di Gesù insieme al latte materno e di essere stato iscritto, appena nato, tra i catecumeni.

Crescendo però, arrivò, com'è noto, l'allontanamento: il giovane prese altre strade, sedotto dalle retorica e delle correnti filosofico-religiose più in voga in quegli anni, come il manicheismo, ma soprattutto iniziò una vita spregiudicata e sregolata, tra Cartagine e Roma. Non per questo Monica si arrese, ma continuò ad accompagnare il figlio con l'amore e la preghiera: nel 385 la troviamo a Milano, dove Agostino insegnava retorica. E fu proprio lì che avvenne il grande cambiamento: grazie alla predicazione di sant'Ambrogio, dopo tante traversie, Agostino abbracciò la fede cristiana, avviandosi su quella strada di santità che oggi ben conosciamo e che ha lasciato un segno indelebile nei secoli. Monica era presente al suo battesimo, nel 387.

Da allora i due non si separarono più. Deciso a intraprendere una vita monastica, Agostino decise di ritornare in Africa, fermandosi, come tappa intermedia, ad Ostia. E' in questo luogo, nella quiete serena di una casa, che tra madre e figlio si svolsero colloqui spirituali di straordinaria intensità, che Agostino scelse di trascrivere e che tutt'oggi rappresentano una guida per tanti cercatori di Dio. Monica si spense il 27 agosto del 387: Il suo corpo rimase per secoli nella chiesa di Sant'Aurea di Ostia, poi traslato a Roma nella chiesa di San Trifone, oggi di Sant'Agostino. «Mi hai generato due volte» le disse un giorno il figlio: alla vita e alla fede. La tenacia, la dolcezza e la sensibilità di Monica fanno di lei la patrona delle donne sposate e delle madri.

08/08/2019
25/07/2019

Padre,
concedimi comprensione:
Schiarisci tutte le mie perplessità
perché sappia cogliere il tempo per tutte le cose e non ceda a un superficiale giudizio.

concedimi attenzione:
che m’accorga del “fratello” e riesca ad accoglierlo rispettandone dignità e diversità da me.

concedimi rispetto:
fa’ che sia coerente nel pensiero, nella parola, trasparente nei fatti, allontana da me ogni meschinità.

concedimi impegno:
Donami umiltà, forza, che io sia semplice, affidabile e perseverante del bene.

concedimi tolleranza:
fa che in me calma e gentilezza e chiarezza, siano il presupposto di ogni relazione.

concedimi amore:
un amore gratuito, senza alcun compenso quello che costruisce ponti tra l’uomo il cielo.

Padre,
concedimi CARITA’:

C omprensione
A ttenzione
R ispetto
I mpegno
T olleranza
A’more

Amen.

30/05/2019
05 05 2019 - PELLEGRINAGGIOIsola del Gran Sasso di ItaliaSAN GABRIELE DELL'ADDOLORATA_GABRIELE DELL'ADDOLORATA, IL SANTO...
29/04/2019

05 05 2019 - PELLEGRINAGGIO
Isola del Gran Sasso di Italia
SAN GABRIELE DELL'ADDOLORATA
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GABRIELE DELL'ADDOLORATA, IL SANTO DEI GIOVANI E DEL SORRISO

Francesco Possenti che, più tardi, avrebbe preso il nome di Gabriele dell’Addolorata, nacque a Assisi, da una famiglia agiata e di una certa rilevanza sociale. Il padre Sante, avvocato e alto funzionario dello Stato pontificio, era governatore della città, ma nel 1841 fu trasferito a Spoleto, come giudice nel locale tribunale. Morta improvvisamente la madre, il giovane Francesco, all’età di sei anni, fu affidato ai Fratelli delle scuole cristiane di Giovan Battista de La Salle, e nel 1850, a dodici anni, entrò nel collegio dei gesuiti.

Francesco studia con ottimi risultati; è un giovane elegante e vivace, e frequenta volentieri la buona società spoletina, ma sul futuro nutre molte incertezze, e si sente attratto e affascinato dalla vita religiosa. Il clima religioso di Spoleto, dopo la caduta della Repubblica romana del 1849, mirava alla valorizzazione delle comunità religiose e alla diffusione della devozione al sacro Cuore e a Maria Vergine, che aveva avuto momenti particolarmente solenni nelle celebrazioni per la definizione del dogma dell’Immacolata Concezione. Anche l’ambiente dei gesuiti rafforzò la sensibilità del giovane Francesco verso la devozione mariana, già trasmessagli dall’educazione religiosa ricevuta in famiglia. Nell’ambiente del collegio, Francesco meditò sulla vita di Cristo, e sul contrasto fra Cristo e il mondo, che sarà una delle caratteristiche della sua vocazione e che cominciò a fargli prendere le distanze dalla vita della società in cui era inserito.

Al sorgere di uno stato d’animo nuovo contribuirono certamente anche i ripetuti lutti che colpirono la famiglia: oltre alla madre, due fratelli, uno dei quali morto suicida, e infine, nel 1855, la sorella maggiore Maria Luisa. Il dolore di queste prove, alle quali si aggiungeva anche uno stato di salute piuttosto malfermo (era frequentemente ammalato alle vie respiratorie), gli diede il segno dell’inconsistenza delle gioie umane, e contribuì al distacco dall’esistenza fino allora condotta, facendolo propendere per la scelta della vita religiosa. Una scelta che fu a lungo incerta, anche per l’opposizione del padre, che avrebbe voluto inserirlo nella vita amministrativa.

Dopo una prima richiesta di essere ammesso nella Compagnia di Gesù, nel 1856, su consiglio del suo confessore, scelse di entrare nella congregazione della santissima Croce e Passione, fondata da san Paolo della Croce. I passionisti erano noti in tutto lo Stato pontificio per le missioni popolari che vi tenevano. A una vita austera, vissuta in luoghi molto appartati e fatta di silenzio, preghiera e penitenza, la loro Regola univa l’esercizio della ca**tà, che si esprimeva nella predicazione alle popolazioni più povere, le cosiddette missioni.

A 18 ANNI ENTRA NEL NOVIZIATO DI MORROVALLE

Francesco aveva 18 anni quando chiese di essere ammesso al noviziato di Morrovalle, nei pressi di Macerata, dove nel 1856 vestì l’abito passionista assumendo il nuovo nome di Gabriele di Maria Addolorata. Gabriele vive con entusiasmo la rigidità della Regola, compie austere penitenze e mortificazioni, seguendo un percorso di formazione incentrato sulla meditazione della Passione di Cristo. Nel settembre del 1857 emette la professione religiosa e l’anno successivo si trasferisce a Pieve Torina (Macerata) per proseguire gli studi filosofici sotto la guida di Padre Norberto Cassinelli. Per completare gli studi in vista dell’ordinazione sacerdotale viene inviato nel piccolo convento dell’Immacolata Concezione di Isola, ai piedi del Gran Sasso. Qui Gabriele moltiplica le pratiche ascetiche e le devozioni mariane, esercita la ca**tà verso i poveri della zona, mentre va crescendo la stima di cui gode presso i superiori.

Nel maggio del 1861 nella cattedrale di Penne (Pescara) riceve gli ordini minori. La sua salute va però rapidamente peggiorando, anche per le privazioni cui si sottopone e le condizioni di vita del convento. Gabriele non arriva al sacerdozio. Lo stato della sua salute da una parte, ma soprattutto le vicende politiche e militari del 1860-61, che portarono alla proclamazione dell’Unità d’Italia (oltre alle numerose incursioni di bande filoborboniche nella zona del Gran Sasso), non consentirono o fecero rinviare le nuove ordinazioni sacerdotali. Ma il suo stato di salute peggiorò rapidamente e lo portò presto alla fine: Gabriele morì il 27 febbraio 1862, e il suo corpo fu inumato nella cripta della chiesa annessa al convento. La morte del giovane passionista fu ben presto ritenuta quella di un santo. Ma nel 1866, in seguito ai decreti di soppressione degli ordini religiosi emanati dal governo italiano, la comunità passionista fu costretta ad abbandonare il convento di Isola.

PIO XI NEL 1926 LO PROCLAMA PATRONO DELLA GIOVENTÙ CATTOLICA

Intanto la storia del giovane novizio cominciava a diffondersi. Già nel 1868 venivano date alle stampe a Torino le Memorie sopra la vita e le virtù di Gabriele, scritte da un canonico di Spoleto, padre Bonaccia. Per un ventennio il desiderio della congregazione di promuovere la causa di beatificazione fu frenato sia dal clima politico di quegli anni sia dalle ristrettezze finanziarie dei passionisti. Nel frattempo, però, anche la Chiesa, soprattutto in occasione del terzo centenario della morte di san Luigi Gonzaga, manifestò la volontà di proporre un modello giovanile di virtù e di sacrificio, in un momento in cui le nuove generazioni sembravano staccarsi dai valori tradizionali.

Nel 1891 fu avviata la causa di beatificazione, che prevedeva la riesumazione dei resti mortali di Gabriele per trasferirli a Spoleto. Ma la devozione dei fedeli abruzzesi, si oppose al trasferimento, e i resti mortali di Gabriele restarono in Abruzzo, mentre attorno alla sua tomba venivano da allora registrati un numero crescente di fatti prodigiosi. La storia del “giovane santo” e dei miracoli suoi si diffuse ampiamente, grazie anche ai cantastorie e ai pastori che percorrevano le vie della transumanza sulle montagne. Nel 1894 i passionisti tornarono nel convento di Isola. Gabriele fu dichiarato beato il 31 maggio 1908 da Pio X e canonizzato il 13 maggio 1920 da Benedetto XV. Alla Chiesa del tempo Gabriele apparve come il modello adeguato da offrire ai giovani per additar loro un ideale di virtù e di distacco dai piaceri e dalle vanità del mondo. Così nel 1926 Pio XI lo dichiarò “patrono della gioventù cattolica italiana”. Con il mutamento dei valori e dei comportamenti tradizionali, Gabriele, più che modello generazionale, è diventato il grande santo taumaturgo dell’Abruzzo e nel 1959 Giovanni XXIII lo ha costituito patrono di quelle terre. Ai pellegrini che affluiscono al suo santuario, eretto nel 1970, accanto alla basilica innalzata nel 1908, Gabriele appare oggi il santo dei giovani, e del sorriso.

Grazie di cuore!
28/04/2019

Grazie di cuore!

20/04/2019
10/04/2019

Indirizzo

Largo Santa Maria Delle Grazie
Casalvecchio Di
71030

Orario di apertura

Lunedì 18:00 - 20:00
Martedì 18:00 - 20:00
Mercoledì 18:00 - 20:00
Giovedì 18:00 - 20:00
Venerdì 18:00 - 20:00
Sabato 18:00 - 20:00

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