Parrocchia San Nicola Licignano

Parrocchia San Nicola Licignano Comunità parrocchiale san Nicola di Bari- Licignano.

18/06/2026

18 GIUGNO 2026 – GIOVEDÌ DELLA XI SETTIMANA T.O. [PARI]
LETTURA DEL VANGELO (MT 6,7-15)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di ve**re ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male. Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

COMMENTO
Il Libro del Siracide rivela già una verità perfetta sul peccato e sul suo perdono. Al peccato non si aggiunge peccato. Chi desidera essere perdonato deve perdonare.

Non confidare nelle tue ricchezze e non dire: «Basto a me stesso». Non seguire il tuo istinto e la tua forza, assecondando le passioni del tuo cuore. Non dire: «Chi mi dominerà?», perché il Signore senza dubbio farà giustizia. Non dire: «Ho peccato, e che cosa mi è successo?», perché il Signore è paziente. Non essere troppo sicuro del perdono tanto da aggiungere peccato a peccato. Non dire: «La sua compassione è grande; mi perdonerà i molti peccati», perché presso di lui c’è misericordia e ira, e il suo sdegno si riverserà sui peccatori. Non aspettare a convertirti al Signore e non rimandare di giorno in giorno, perché improvvisa scoppierà l’ira del Signore e al tempo del castigo sarai annientato. Non confidare in ricchezze ingiuste: non ti gioveranno nel giorno della sventura (Sir 5,1-8).

Chi si vendica subirà la vendetta del Signore, il quale tiene sempre presenti i suoi peccati. Perdona l’offesa al tuo prossimo e per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati. Un uomo che resta in collera verso un altro uomo, come può chiedere la guarigione al Signore? Lui che non ha misericordia per l’uomo suo simile, come può supplicare per i propri peccati? Se lui, che è soltanto carne, conserva rancore, chi espierà per i suoi peccati? Ricòrdati della fine e smetti di odiare, della dissoluzione e della morte e resta fedele ai comandamenti. Ricorda i precetti e non odiare il prossimo, l’alleanza dell’Altissimo e dimentica gli errori altrui.

Astieniti dalle risse e diminuirai i peccati, perché l’uomo passionale attizza la lite. Un uomo peccatore semina discordia tra gli amici e tra persone pacifiche diffonde la calunnia. Il fuoco divampa in proporzione dell’esca, così la lite s’accresce con l’ostinazione; il furore di un uomo è proporzionato alla sua forza, la sua ira cresce in base alla sua ricchezza. Una lite concitata accende il fuoco, una rissa violenta fa versare sangue. Se soffi su una scintilla, divampa, se vi sputi sopra, si spegne; eppure ambedue le cose escono dalla tua bocca (Sir 28,1-12).

Allora è giusto chiedersi: qual è il compimento che Gesù dona all’antica legge sul peccato e sul suo perdono? È solo un compimento nelle modalità oppure riguarda l’essenza e la sostanza sia del peccato che del suo perdono? Con Gesù avviene un compimento altamente sostanziale. Il cristiano non solo deve perdonare le offese. Non solo dona a Dio la misura del perdono. Lui è largo, il Signore è largo. Lui è stretto, il Signore è stretto. In Cristo il cristiano è chiamato a fare del suo corpo un olocausto da offrire al Signore perché perdoni i peccati di ogni uomo. Cristo diede a Dio il suo sangue versato. Il cristiano dona a Dio il suo sangue versato. Un solo corpo, un solo sangue, una sola redenzione, un solo olocausto per la remissione dei peccati. Altra essenzialità è questa: è Dio che manda Gesù per offrire la sua riconciliazione. L’offeso offre il perdono all’offensore. L’offeso paga il debito dell’offensore. Il cristiano offeso offre la riconciliazione all’offensore. Il cristiano offeso espia il peccato dell’offensore.

La missione del cristiano in ordine alla remissione dei peccati è la stessa di Gesù Signore. Perdonare le offese è solo l’inizio del cammino dietro Cristo Gesù. Si inizia dal perdono, ma per giungere fino a dare la propria vita perché il nostro Dio perdoni e riconcili con Lui ogni suo figlio. Seguire Gesù a questo deve condurre: a fare di ogni discepolo uno strumento di espiazione perché siano cancellati i peccati del mondo.

Vergine Immacolata, Angeli, Santi, aiutateci perché diveniamo olocausto di salvezza.

17/06/2026

17 GIUGNO 2026 – MERCOLEDÌ DELLA XI SETTIMANA T.O. [PARI]
LETTURA DEL VANGELO (MT 6,1-6.16-18)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

COMMENTO
È cosa buona lasciarsi aiutare dal Vangelo per comprendere il Vangelo. Il cristiano è uno che il Signore ha chiamato a giornata perché lavori nella sua vigna.

Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi» (Mt 20,1-16).

Dal momento della chiamata fino a sera l’operaio è del padrone, ha venduto se stesso a lui, per un giusto compenso. Se si è venduto al padrone, non si appartiene, non appartiene a nessun altro. La vendita è per l’intera giornata. Il patto va rispettato. Se si è del padrone, si deve lavorare solo per il padrone. Se uno andasse a giornata per lavorare per se stesso, alla sera non può pretendere di essere pagato dal padrone. Se il cristiano vuole essere ricompensato con ricompensa sulla terra e nei cieli dal suo Dio, che lo ha chiamato a Giornata, dovrà lavorare solo per la sua gloria. Se invece lavora per curare i suoi personali interessi, non ha diritto ad alcuna ricompensa.

Gesù viene sulla nostra terra. Ha venduto la sua giornata al Signore. La giornata va dal momento del concepimento fino alla morte. Tutto ha fatto per la gloria del Padre. Anche la crocifissione la visse per glorificare il Padre suo. Il Padre gli diede una gloria eterna assieme alla redenzione dell’umanità. Il cristiano, dal momento del battesimo vende se stesso a Cristo. Se vuole la ricompensa eterna, deve consacrare la sua giornata a Cristo. Deve lavorare per manifestare al mondo la gloria del suo Redentore e Salvatore. Ma oggi queste verità semplici, elementari, non esistono. Ognuno vuole vivere per la sua gloria e poi pretende la paga eterna del suo Signore.

Vergine consacrata a Dio, Angeli, Santi, fateci fedeli al patto stipulato con Gesù.

16/06/2026

16 GIUGNO 2026 – MARTEDÌ DELLA XI SETTIMANA T.O. [PARI]
LETTURA DEL VANGELO (MT 5,43-48)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

COMMENTO
La perfezione di Dio nell’amore è Cristo Crocifisso, dato ad ogni uomo, per la sua redenzione e salvezza. Non vi è amore più grande e più perfetto di questo.

E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio (Gv 3,14-18).

San Paolo ci rivela che Cristo non è stato dato a noi perché eravamo santi e giusti, ma è stato donato quanto eravamo empi, peccatori, nemici di Dio. Il Padre ha dato il Figlio Suo Unigenito ai peccatori per la loro salvezza eterna. Questa è la sua perfezione.

Giustificati dunque per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio. E non solo: ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione (Rm 5,1-11).

Se il Padre ha dato Gesù dalla croce per la nostra redenzione eterna, potrà mai un discepolo di Gesù, che è divenuto vero figlio di adozione del Padre, non imitare il Padre nel suo amore? Potrà mai un cristiano non lasciarsi donare dal Padre per la redenzione dei suoi fratelli? La sua vocazione proprio in questo consiste: nel lasciarsi fare dono di salvezza per il mondo intero. Ora, se lui è un dono di salvezza, potrà mai amare gli amici e odiare i nemici? Fare del bene a quanti gli fanno del bene e negarlo a quanti gli fanno del male? Potrà mai servire i santi e odiare i peccatori? Poiché Dio ama l’uomo fino a morire per Lui sulla croce, anche il cristiano deve amare l’uomo a spogliarsi di ogni cosa al fine di redimerlo in Cristo Gesù, per opera dello Spirito Santo.

Il Padre è perfetto nell’amore, perché non vuole che alcuno si perda. È perfetto perché a tutti ha dato il Figlio suo. Anche il cristiano deve volere che nessuno si perda. È perfetto se dona se stesso a Dio e quanto possiede per la redenzione di ogni uomo. è questa la sua vocazione: completare ciò che manca ai patimenti di Cristo. Aggiungere ciò che manca al dono di Cristo. Al dono di Cristo manca la sua vita. È il dono delle vita per la salvezza che rende perfetto l’amore del Padre e anche perfetto l’amore di Cristo Signore. Se il cristiano non dona la sua vita a Dio, in Cristo, per lo Spirito Santo, l’amore del Padre è imperfetto e anche l’amore di Cristo lo è.

Madre sempre Vergine, Angeli, Santi, fateci vera offerta di salvezza per il mondo.

15/06/2026

Presentazione della pubblicazione del
Registro Tumori
Regione Campania 2010 - 2022

Ad un mese dalla visita del Santo Padre ad Acerra

Martedì 23 giugno 2026
ore 18.30 Chiostro del Seminario
Piazza Duomo 6 - Acerra

Relazione del dott. Giancarlo D’Orsi
Responsabile Registro Tumori ASL NAPOLI 2 NORD

Dibattito

Conclude mons. Antonio Di Donna
Vescovo di Acerra

15/06/2026

15 GIUGNO 2026 – LUNEDÌ DELLA XI SETTIMANA T.O. [PARI]
LETTURA DEL VANGELO (MT 5,38-42)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio” e “dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.
E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due.
Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle».

COMMENTO
Il cristiano è chiamato ad essere perfetta immagine di Gesù nel mondo, dinanzi ad ogni uomo. Cristo Signore è invisibile. Il cristiano deve essere sempre il Cristo visibile. Si parla di Cristo, si vede Cristo, ci si converte al Cristo che si vede. Se il cristiano non è la visibilità di Cristo Gesù, nessuno potrà mai credere in Lui. Manca alla fede un elemento essenziale: la visibilità. La fede non nasce solo dall’ascolto, nasce anche dalla visione. Per San Giovanni la fede nasce per la partecipazione di ogni senso e di ogni facoltà dell’uomo. Tutto l’uomo vi deve partecipare e non solo una parte di lui.

Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita – la vita infatti si manifestò, noi l’abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna, che era presso il Padre e che si manifestò a noi –, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia piena (1Gv 1,1-4).

San Pietro chiede ai cristiani di essere sempre perfetta immagine di Cristo sofferente.

Carissimi, io vi esorto come stranieri e pellegrini ad astenervi dai cattivi desideri della carne, che fanno guerra all’anima. Tenete una condotta esemplare fra i pagani perché, mentre vi calunniano come malfattori, al vedere le vostre buone opere diano gloria a Dio nel giorno della sua visita. Vivete sottomessi ad ogni umana autorità per amore del Signore: sia al re come sovrano, sia ai governatori come inviati da lui per punire i malfattori e premiare quelli che fanno il bene. Perché questa è la volontà di Dio: che, operando il bene, voi chiudiate la bocca all’ignoranza degli stolti, come uomini liberi, servendovi della libertà non come di un velo per coprire la malizia, ma come servi di Dio. Questa è grazia: subire afflizioni, soffrendo ingiustamente a causa della conoscenza di Dio; che gloria sarebbe, infatti, sopportare di essere percossi quando si è colpevoli? Ma se, facendo il bene, sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio. A questo infatti siete stati chiamati, perché anche Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme: egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca; insultato, non rispondeva con insulti, maltrattato, non minacciava vendetta, ma si affidava a colui che giudica con giustizia. Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti. Eravate erranti come pecore, ma ora siete stati ricondotti al pastore e custode delle vostre anime (1Pt 2,11-25).

Gesù dona se stesso come esempio cui guardare, sempre da imitare. Quanto chiede lo ha fatto. Nulla chiede senza essere stato da Lui vissuto. Il Vangelo è la sua vita.

Anche San Paolo vede Cristo, si vede in Cristo, abbraccia ogni sofferenza come Cristo.

Voi siete già sazi, siete già diventati ricchi; senza di noi, siete già diventati re. Magari foste diventati re! Così anche noi potremmo regnare con voi. Ritengo infatti che Dio abbia messo noi, gli apostoli, all’ultimo posto, come condannati a morte, poiché siamo dati in spettacolo al mondo, agli angeli e agli uomini. Noi stolti a causa di Cristo, voi sapienti in Cristo; noi deboli, voi forti; voi onorati, noi disprezzati. Fino a questo momento soffriamo la fame, la sete, la nudità, veniamo percossi, andiamo vagando di luogo in luogo, ci affatichiamo lavorando con le nostre mani. Insultati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo; calunniati, confortiamo; siamo diventati come la spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti, fino ad oggi (1Cor 4,8-13).

Madre di Gesù, Angeli, Santi, fate i cristiani immagine viva di Cristo sofferente.

14/06/2026

14 GIUGNO 2026 – XI DOMENICA T.O. [A]
LETTURA DEL VANGELO (MT 9,36-10,8)

In quel tempo, Gesù, vedendo le f***e, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù invò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

COMMENTO
Per comprendere quanto Gesù dice ai suoi discepoli: “La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai”, dobbiamo entrare nelle profondità e negli abissi del mistero di Cristo Signore. Chi è Cristo Gesù? Colui al quale il Padre ha affidato la redenzione, la salvezza, la vita eterna, la luce, la verità, la pace, la riconciliazione, il perdono per ogni uomo, di ogni tempo, di ogni popolo e lingua. Ma Cristo Signore è uno solo e per di più anche Lui, poiché vero uomo, è sottoposto alla legge del limite del suo corpo. Se è in un luogo, non potrà essere in un altro e se è in Giudea non potrà essere in Galilea. Come fa Gesù ad essere redenzione, salvezza, vita eterna, luce, verità, pace, riconciliazione, perdono per l’intera umanità? In suo aiuto viene lo Spirito Santo. Gesù associa al suo ministero i Dodici Apostoli. Ogni Apostolo in Cristo, con Cristo, per Cristo, riceve la stessa missione che è di Cristo Gesù: dare salvezza, redenzione, giustizia, pace, santità, vita, perdono, riconciliazione ad ogni uomo. Ma anche ogni Apostolo è soggetto al limite del corpo. Se uno è in una nazione non potrà essere in un’altra e se svolge la missione in un territorio non potrà mai svolgerla in un altro. Come fare per assolvere la missione universale di salvezza e di redenzione? Anche ad ogni Apostolo di Gesù giorno per giorno deve ve**re in suo aiuto lo Spirito Santo e suggerire al suo cuore una preghiera accorata e ininterrotta perché il Padre celeste dia anche a lui, come li ha dati a Cristo Gesù, altri operai che in comunione con lui e con tutto il corpo della Chiesa, ognuno secondo il suo particolare carisma, la sua personale vocazione e missione, la sua speciale consacrazione a Cristo, possa compiere il mistero della salvezza e della redenzione. Per chiedere aiuto allo Spirito Santo è necessario un fortissimo convincimento di fede.

La missione di salvezza del mondo che è di Cristo Gesù è tutta affidata al suo corpo che è la Chiesa. Ogni membro del corpo viene rivestito di tutta la missione di salvezza e di redenzione che è di Cristo Gesù. Comunione con ogni altro membro e preghiera incessante allo Spirito Santo che venga in suo soccorso sono le due verità che sempre devono governare il cuore di ogni Apostolo di Gesù. Se anche una sola di queste due verità viene meno dal cuore dell’Apostolo di Gesù, lui sarà sempre inefficace in ordine al compimento del mistero della salvezza e della redenzione. O mancherà del convincimento che tutto il mondo da redimere e da salvare è stato a lui affidato. O mancherà dell’altra fondamentale verità che solo nella comunione con ogni membro del corpo e aggiungendo sempre nuovi operai lo Spirito Santo, lui potrà portare a compimento la missione che gli è stata affidata da Gesù su comando del Padre nostro che è nei cieli.

Ecco un’altra verità anch’essa necessaria perché si possa svolgere la missione di salvezza e di redenzione. Ogni operaio di Cristo Gesù, qualsiasi missione o ministero lui eserciti, mai deve perdere di vista il vero fine della sua missione e questo fine consiste nell’edificazione del corpo di Cristo, aggiungendo ad esso sempre nuovi membri. Si annuncia che il regno di Dio è vicino. Ma si deve anche aggiungere che si diviene regno di Dio divenendo vero corpo di Cristo e come vero corpo si deve vivere ed operare. Il regno di Dio mai potrà esistere fuori del corpo di Cristo. Si diviene regno di Dio divenendo vero corpo di Cristo e per questo è necessaria la conversione alla Parola di Gesù e l’immersione nel battesimo per rinascere da acqua e da Spirito Santo, divenendo nuove creature in Cristo. Senza conversione alla Parola di Dio e senza immersione nelle acque del battesimo non si potrà dive**re regno di Dio, perché il regno si Dio si può vivere solo in Cristo, con Cristo, per Cristo. Oggi questa verità sta scomparendo. Urge che la poniamo al centro del nostro cuore, della nostra vita, della nostra missione. La salvezza del mondo è affidata tutta ad ogni discepolo di Cristo Gesù. Ad ognuno però è data una personale responsabilità. La prima responsabilità è dell’Apostolo del Signore, poi del presbitero, poi del diacono, poi del cresimato, poi del battezzato. Nella comunione degli uni con gli altri tutta la missione di Cristo sempre continuerà a vivere sulla nostra terra. Se però uno viene meno, l’altro deve moltiplicare il lavoro perché nulla venga tolto alla missione di Gesù Signore. Oggi invece sempre che si faccia a gara a chi distrugge di più il corpo di Cristo.

La Madre di Dio ci venga in soccorso perché viviamo tutti la missione sul modello di Cristo Gesù.

13/06/2026

13 GIUGNO 2026 – CUORE IMMACOLATO DELLA BEATA VERGINE MARIA
LETTURA DEL VANGELO (LC 2,41-51)

I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore.

COMMENTO
La Lettera agli Ebrei ci rivela che Dio parla molte volte e in diversi modi. Ci dice che Cristo Gesù è Parola del Padre. È Parola unica, speciale, particolare. È il Figlio suo. Nel Libro di Giobbe Eliu di Barachele ci dice invece che Dio parla in diversi modi, ma l’uomo non vi presta alcuna attenzione. Agisce come se Dio non gli stesse parlando.

Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo. Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto sostiene con la sua parola potente. Dopo aver compiuto la purificazione dei peccati, sedette alla destra della maestà nell’alto dei cieli, divenuto tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato (Eb 1,1-4).

Dio può parlare in un modo o in un altro, ma non vi si presta attenzione. Nel sogno, nella visione notturna, quando cade il torpore sugli uomini, nel sonno sul giaciglio, allora apre l’orecchio degli uomini e per la loro correzione li spaventa, per distogliere l’uomo dal suo operato e tenerlo lontano dall’orgoglio, per preservare la sua anima dalla fossa e la sua vita dal canale infernale. Talvolta egli lo corregge con dolori nel suo letto e con la tortura continua delle ossa. Il pane gli provoca nausea, gli ripugnano anche i cibi più squisiti, dimagrisce a vista d’occhio e le ossa, che prima non si vedevano, spuntano fuori, la sua anima si avvicina alla fossa e la sua vita a coloro che infliggono la morte. Ma se vi è un angelo sopra di lui, un mediatore solo fra mille, che mostri all’uomo il suo dovere, che abbia pietà di lui e implori: “Scampalo dallo scendere nella fossa, io gli ho trovato un riscatto”, allora la sua carne sarà più florida che in gioventù, ed egli tornerà ai giorni della sua adolescenza. Supplicherà Dio e questi gli userà benevolenza, gli mostrerà con giubilo il suo volto, e di nuovo lo riconoscerà giusto. Egli si rivolgerà agli uomini e dirà: Avevo peccato e violato la giustizia, ma egli non mi ha ripagato per quel che meritavo; mi ha scampato dal passare per la fossa e la mia vita contempla la luce”. Ecco, tutto questo Dio fa, due, tre volte per l’uomo, per far ritornare la sua anima dalla fossa e illuminarla con la luce dei viventi. Porgi l’orecchio, Giobbe, ascoltami, sta’ in silenzio e parlerò io; ma se hai qualcosa da dire, rispondimi, parla, perché io desidero darti ragione. Altrimenti, ascoltami, sta’ in silenzio e io ti insegnerò la sapienza» (Gb 33,14-33).

Cosa vuole rivelare Gesù alla Madre sua rimanendo Lui a Gerusalemme senza avvertirla della sua decisione? Una sola verità: che la sua vita è tutta, da oggi e per sempre, dalla volontà del Padre suo. Quanto il Padre gli dirà, Lui farà. Se gli comanda di avvisare la Madre, Lui l’avviserà. Se gli ordina di fermarsi senza nulla dire, Lui si fermerà. Il Padre è la sola volontà alla quale Lui deve e darà ogni obbedienza.

Gesù non ha né disobbedito ai Genitori né ha mancato di rispetto. Neanche si è smarrito in Gerusalemme e poi si è rifugiato nel tempio. Lui ha solo obbedito al Padre suo. Maria e Giuseppe da questo istante devono essi seguire Gesù, mai Gesù seguire loro. Gesù è il Maestro. Essi sono discepoli. Essi guardano sempre verso Gesù, mai Gesù verso di essi. Parola data nella sofferenza perché fosse ricordata per sempre.

Vera discepolo di Cristo Signore, Angeli, Santi, fateci attenti ascoltatori della Parola.

12/06/2026

12 GIUGNO 2026 – SACRATISSIMO CUORE DI GESÙ [A]
LETTURA DEL VANGELO (MT 11,25-30)

In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

COMMENTO
Il Vangelo non è una fiaba antica, passata di moda. Esso è profezia dal valore eterno e immodificabile. La professione di fede di Pietro merita ogni rispetto: “Penso perciò di rammentarvi sempre queste cose, benché le sappiate e siate stabili nella verità che possedete. Io credo giusto, finché vivo in questa tenda, di tenervi desti con le mie esortazioni, sapendo che presto dovrò lasciare questa mia tenda, come mi ha fatto intendere anche il Signore nostro Gesù Cristo. E procurerò che anche dopo la mia partenza voi abbiate a ricordarvi di queste cose. Infatti, vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del Signore nostro Gesù Cristo, non perché siamo andati dietro a favole artificiosamente inventate, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua grandezza. Egli infatti ricevette onore e gloria da Dio Padre, quando giunse a lui questa voce dalla maestosa gloria: «Questi è il Figlio mio, l’amato, nel quale ho posto il mio compiacimento». Questa voce noi l’abbiamo udita discendere dal cielo mentre eravamo con lui sul santo monte. E abbiamo anche, solidissima, la parola dei profeti, alla quale fate bene a volgere l’attenzione come a lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e non sorga nei vostri cuori la stella del mattino. Sappiate anzitutto questo: nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione, poiché non da volontà umana è mai venuta una profezia, ma mossi da Spirito Santo parlarono alcuni uomini da parte di Dio” (1Pt 1,12-21). Chi dichiara oggi il Vangelo una favola artificiosamente inventata, si rende responsabile di tutto il male che è nel mondo, perché solo Cristo e la sua Parola possono creare l’uomo nuovo.

Applichiamo a noi quanto rivela la Lettera agli Ebrei sui martiri per la fede nella Parola di Dio: “E che dirò ancora? Mi mancherebbe il tempo se volessi narrare di Gedeone, di Barak, di Sansone, di Iefte, di Davide, di Samuele e dei profeti; per fede, essi conquistarono regni, esercitarono la giustizia, ottennero ciò che era stato promesso, chiusero le fauci dei leoni, spensero la violenza del fuoco, sfuggirono alla lama della spada, trassero vigore dalla loro debolezza, divennero forti in guerra, respinsero invasioni di stranieri. Alcune donne riebbero, per risurrezione, i loro morti. Altri, poi, furono torturati, non accettando la liberazione loro offerta, per ottenere una migliore risurrezione. Altri, infine, subirono insulti e flagelli, catene e prigionia. Furono lapidati, torturati, tagliati in due, furono uccisi di spada, andarono in giro coperti di pelli di pecora e di capra, bisognosi, tribolati, maltrattati – di loro il mondo non era degno! –, vaganti per i deserti, sui monti, tra le caverne e le spelonche della terra. Tutti costoro, pur essendo stati approvati a causa della loro fede, non ottennero ciò che era stato loro promesso: Dio infatti per noi aveva predisposto qualcosa di meglio, affinché essi non ottenessero la perfezione senza di noi” (Eb 12,32-40). La falsità crea carnefici, mai martiri. Solo la verità crea i veri martiri e i veri confessori della fede. Quanto Gesù dice di sé, è purissima verità. Per questa sua verità Lui è stato crocifisso. Per la stessa verità abbiamo milioni e milioni di martiri e confessori della fede. Milioni e milioni di martiri invisibili che consacrano la loro vita a Cristo nel grande sacrificio.

Oggi questa verità di Cristo Gesù è negata, non con negazione teorica, bensì con rinnegamento pratico. Ci si guarda bene dal dire che non si crede in Cristo Gesù. Ma poi la nostra vita rivela che non vi è alcuna fede in Lui. Possiamo anche non credere in Lui. Poiché solo Lui è la pace e la consolazione, il ristoro e il conforto, la storia sempre ci attesterà la nostra non fede. L’inferno del male ci consuma e tutti i nostri rimedi sono inefficaci. La cancrena morale e spirituale avanza, ma i nostri rimedi sono tutti vani.

Madre di Dio, Angeli, Santi, fate che ogni cristiano ritorni nella purissima fede in Cristo.

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Casalnuovo Di Napoli
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