Parrocchia San Nicola Licignano

Parrocchia San Nicola Licignano Comunità parrocchiale san Nicola di Bari- Licignano.

07/09/2026

8 SETTEMBRE 2026 – NATIVITÀ DELLA BEATA VERGINE MARIA
LETTURA DEL VANGELO (MT 1,1-16.18-23)

Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide. Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giosafat, Giosafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia. Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo. Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa Dio con noi.

COMMENTO
La Vergine Maria, mentre è fidanzata con Giuseppe, prima che andassero ad abitare insieme, si trova incinta per opera del Spirito Santo. Giuseppe è uomo giusto. Pensa nel suo cuore di ritirarsi dalla vita di Maria, senza però arrecarle alcun male. Quello che vive nel suo cuore a noi non è stato rivelato. Non è rilevante per la storia della salvezza. Necessario è sapere invece che nella giustizia si pensano sempre cose giuste, buone, sante. Si scelgono cose che non arrecano alcun danno. Importante è anche conoscere che quando Dio inizia un’opera, Lui la porta sempre a compimento, secondo il suo disegno eterno. Perché Giuseppe non accoglie la rivelazione di Maria? Perché anche la sua vita deve essere consegnata interamente a Dio. Come è avvenuto con Maria, così deve avvenire con Lui. Maria è chiamata alla maternità verginale. Anche Giuseppe sarà chiamato alla paternità verginale. Maria ha concepito nel suo grembo per opera dello Spirito Santo, Anche Giuseppe dovrà concepire Cristo Gesù nel suo cuore, nel suo spirito, nella sua anima per opera dello Spirito Santo. Maria ha concepito fisicamente Cristo senza Giuseppe. Giuseppe concepirà Cristo nella sua anima, senza Maria. Così Gesù è ugualmente figlio di Maria e di Giuseppe, anche se per vie differenti. Tutto in loro opera lo Spirito di Dio. Il Padre ha scelto Maria. Il Padre ha scelto Giuseppe. Lo Spirito genera il Verbo nel seno di Maria. Lo Spirito Santo genera il Verbo nel cuore e nell’anima di Giuseppe. Tutto è opera di Dio.

Perché in Maria e in Giuseppe Dio ha potuto manifestare e realizzare tutta la sua divina volontà? Ha potuto perché Maria è piena di grazia. La grazia impedisce ogni resistenza di peccato. Più si cresce in grazia e più potente è in noi l’azione del Signore. La grazia elimina la forza della seduzione e della tentazione. Giuseppe è uomo giusto, cioè persona che vive nella continua ricerca della volontà di Dio. Questa sua giustizia gli impedisce di arrecare un qualsiasi male a Maria. Questa stessa giustizia lo aiuta ad accogliere prontamente la volontà del suo Dio sulla sua persona. È questo il loro segreto: grazia e giustizia, crescita nella grazia e nella giustizia. Un’anima, un cuore che cresce in grazia e in giustizia, sempre è pronto ad accogliere la volontà di Dio.

Vergine Obbediente, Angeli, Santi, fate che i cristiani crescano di grazia in grazia.

06/09/2026

7 SETTEMBRE 2026 – LUNEDÌ DELLA XXIII SETTIMANA T.O. [PARI]
LETTURA DEL VANGELO (LC 6,6-11)

Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo. Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo. Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita.
Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.

COMMENTO
Con l’istinto, anche il più santo, mai si potrà governare un solo cuore. Occorre che esso sia a sua volta governato con la sapienza. Neanche con la verità si potranno governare i cuori. Chi vuole entrare nei cuori deve essere colmo di saggezza, anzi deve camminare con lo Spirito Santo che è la Saggezza divina ed eterna. Quanto nella Scrittura è detto della sapienza oggi non è più sufficiente. Urge passare dal frutto allo stesso albero. Il frutto sono le note della sapienza, l’albero è lo Spirito Santo.

Mi conceda Dio di parlare con intelligenza e di riflettere in modo degno dei doni ricevuti, perché egli stesso è la guida della sapienza e dirige i sapienti. Nelle sue mani siamo noi e le nostre parole, ogni sorta di conoscenza e ogni capacità operativa. Egli stesso mi ha concesso la conoscenza autentica delle cose, per comprendere la struttura del mondo e la forza dei suoi elementi, il principio, la fine e il mezzo dei tempi, l’alternarsi dei solstizi e il susseguirsi delle stagioni, i cicli dell’anno e la posizione degli astri, la natura degli animali e l’istinto delle bestie selvatiche, la forza dei venti e i ragionamenti degli uomini, la varietà delle piante e le proprietà delle radici. Ho conosciuto tutte le cose nascoste e quelle manifeste, perché mi ha istruito la sapienza, artefice di tutte le cose. In lei c’è uno spirito intelligente, santo, unico, molteplice, sottile, agile, penetrante, senza macchia, schietto, inoffensivo, amante del bene, pronto, libero, benefico, amico dell’uomo, stabile, sicuro, tranquillo, che può tutto e tutto controlla, che penetra attraverso tutti gli spiriti intelligenti, puri, anche i più sottili. La sapienza è più veloce di qualsiasi movimento, per la sua purezza si diffonde e penetra in ogni cosa. È effluvio della potenza di Dio, emanazione genuina della gloria dell’Onnipotente; per questo nulla di contaminato penetra in essa. È riflesso della luce perenne, uno specchio senza macchia dell’attività di Dio e immagine della sua bontà. Sebbene unica, può tutto; pur rimanendo in se stessa, tutto rinnova e attraverso i secoli, passando nelle anime sante, prepara amici di Dio e profeti. Dio infatti non ama se non chi vive con la sapienza. Ella in realtà è più radiosa del sole e supera ogni costellazione, paragonata alla luce risulta più luminosa; a questa, infatti, succede la notte, ma la malvagità non prevale sulla sapienza (Sap 7,15-30).

Tutte queste note e caratteristiche della Sapienza non sono sufficienti per penetrare nel muro della falsa conoscenza del Comandamento di Dio e squarciarlo. Occorre che sia lo Spirito Santo a parlare. Se Cristo dicesse la purissima verità del Padre verrebbe lapidato all’istante. Invece Lui chiede aiuto allo Spirito Santo, al quale basta una sola domanda per trarre dalla parte di Gesù tutti i presenti. Di sabato si può fare il bene? Di sabato si può salvare una vita? Nessuno che sia sano di mente oserebbe pensare che il bene non vada fatto e la vita non sia da salvare. Ora che lo Spirito Santo ha portato i presenti dalla parte di Gesù, Questi può operare il miracolo. Se la folla non fosse stata dalla sua parte, mai Gesù il Signore avrebbe potuto operare il miracolo. La verità da sola non basta. Essa dovrà essere usata con infinita ed eterna sapienza, dono attuale dello Spirito Santo. Camminare con lo Spirito, colmi di Spirito Santo, ci fa sempre datori e annunziatori della verità secondo divina ed eterna saggezza.

Verità e saggezza mai dovranno essere separate, così come sempre uniti dovranno essere lo Spirito Santo e la saggezza. Oggi l’uomo è stolto. Pensa di poter essere saggio separandosi e distaccandosi dallo Spirito del Signore. È solo stoltezza! Infinita stoltezza! Mai Dio darà i suoi doni divini, se ci separiamo dal suo Santo Spirito.

Vergine Sapiente, Angeli, Santi, fateci una cosa sola con lo Spirito Santo.

06/09/2026

6 SETTEMBRE 2026 – XXIII DOMENICA T.O. [A]
LETTURA DEL VANGELO (MT 18,15-20)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va' e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d'accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

COMMENTO
Esempio di preghiera fatta d’accordo tacito e di grande unanimità è quella che la Chiesa eleva al Signore per la liberazione di Pietro dal carcere: “Mentre Pietro dunque era tenuto in carcere, dalla Chiesa saliva incessantemente a Dio una preghiera per lui. In quella notte, quando Erode stava per farlo comparire davanti al popolo, Pietro, piantonato da due soldati e legato con due catene, stava dormendo, mentre davanti alle porte le sentinelle custodivano il carcere. Ed ecco, gli si presentò un angelo del Signore e una luce sfolgorò nella cella. Egli toccò il fianco di Pietro, lo destò e disse: «Àlzati, in fretta!». E le catene gli caddero dalle mani. L’angelo gli disse: «Mettiti la cintura e légati i sandali». E così fece. L’angelo disse: «Metti il mantello e seguimi!». Pietro uscì e prese a seguirlo, ma non si rendeva conto che era realtà ciò che stava succedendo per opera dell’angelo: credeva invece di avere una visione. Essi oltrepassarono il primo posto di guardia e il secondo e arrivarono alla porta di ferro che conduce in città; la porta si aprì da sé davanti a loro. Uscirono, percorsero una strada e a un tratto l’angelo si allontanò da lui. Pietro allora, rientrato in sé, disse: «Ora so veramente che il Signore ha mandato il suo angelo e mi ha strappato dalla mano di Erode e da tutto ciò che il popolo dei Giudei si attendeva».

Dopo aver riflettuto, si recò alla casa di Maria, madre di Giovanni, detto Marco, dove molti erano riuniti e pregavano. Appena ebbe bussato alla porta esterna, una serva di nome Rode si avvicinò per sentire chi era. Riconosciuta la voce di Pietro, per la gioia non aprì la porta, ma corse ad annunciare che fuori c’era Pietro. «Tu vaneggi!», le dissero. Ma ella insisteva che era proprio così. E quelli invece dicevano: «È l’angelo di Pietro». Questi intanto continuava a bussare e, quando aprirono e lo videro, rimasero stupefatti. Egli allora fece loro cenno con la mano di tacere e narrò loro come il Signore lo aveva tratto fuori dal carcere, e aggiunse: «Riferite questo a Giacomo e ai fratelli». Poi uscì e se ne andò verso un altro luogo” (At 12,5-17). Ora tutta la Chiesa sa quanto è potente presso Dio la sua preghiera quando è fatta da tutti i suoi fedeli da un cuore solo e da un’anima sola. Se la Chiesa credesse nella potenza della preghiera dei suoi figli, con essa potrebbe ottenere ogni grazia da parte del suo Signore. Anche le grazie pensate impossibili, le sarebbero accordate. Senza fede e senza comunione nessuna preghiera sarà mai ascoltata dal Signore. La vera fede va sempre insegnata.

San Paolo dona due regole per pregare secondo verità. La preghiera va fatta con il cuore e la mente rivolti alla ricerca del bene più grande: “Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù. In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri. Le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica. E il Dio della pace sarà con voi!” (Fil 4,4-9). L’altra regola consiste nell’avere le mani sante: “Voglio dunque che in ogni luogo gli uomini preghino, alzando al cielo mani pure, senza collera e senza polemiche” (1Tm 2,8). Pregare senza osservare le regole della preghiera non produce alcun frutto. Per Gesù la prima regola è il perdono e la riconciliazione. Il cuore che prega deve essere in pace con Dio e con gli uomini.

Madre di Dio, Angeli, Santi, fate che i cristiani credano nella potenza della preghiera.

04/09/2026

5 SETTEMBRE 2026 – SABATO DELLA XXII SETTIMANA T.O. [PARI]
LETTURA DEL VANGELO (LC 6,1-5)

Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani.
Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?».
Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?».
E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

COMMENTO
Si può difendere la propria vita se attaccati in battaglia in giorno di Sabato? Quanti amano il Signore e combattono per difendere le sue sacra Leggi, stabiliscono che ci si può difendere, se attaccati in battaglia.

Ecco cosa narra il Primo Libro dei Maccabei: “Allora molti che ricercavano la giustizia e il diritto scesero nel deserto, per stabilirvisi con i loro figli, le loro mogli e il bestiame, perché si erano inaspriti i mali sopra di loro. Fu riferito agli uomini del re e alle milizie che stavano a Gerusalemme, nella Città di Davide, che laggiù, in luoghi nascosti del deserto, si erano raccolti uomini che avevano infranto l’editto del re. Molti corsero a inseguirli, li raggiunsero, si accamparono di fronte a loro e si prepararono a dare battaglia in giorno di sabato. Dicevano loro: «Ora basta! Uscite, obbedite ai comandi del re e avrete salva la vita». Ma quelli risposero: «Non usciremo, né seguiremo gli ordini del re, profanando il giorno del sabato». Quelli si precipitarono all’assalto contro di loro. Ma essi non risposero loro, né lanciarono pietre, né ostruirono i nascondigli, dichiarando: «Moriamo tutti nella nostra innocenza. Ci sono testimoni il cielo e la terra che ci fate morire ingiustamente». Così quelli si lanciarono contro di loro in battaglia di sabato, ed essi morirono con le mogli e i figli e il loro bestiame, in numero di circa mille persone.

Quando Mattatia e i suoi amici lo seppero, ne fecero grande pianto. Poi dissero tra loro: «Se faremo tutti come hanno fatto i nostri fratelli e non combatteremo contro i pagani per la nostra vita e per le nostre leggi, in breve ci faranno sparire dalla terra». Presero in quel giorno stesso questa decisione: «Combatteremo contro chiunque venga a darci battaglia in giorno di sabato e non moriremo tutti come sono morti i nostri fratelli nei nascondigli»” (1Mac 2,29-41). È questa la stupenda saggezza degli uomini di Dio: sanno trovare sempre soluzioni nel più grande rispetto della divina volontà. Ecco altra soluzione saggia nello Spirito Santo. Si può dare da mangiare il pane sacro a degli affamati? Chi non è nello Spirito Santo dice che non è possibile. Quanti invece sono illuminati dallo Spirito del Signore lo danno da mangiare. Non si trasgredisce nessuna Legge del nostro Dio: “Ora però se hai sottomano cinque pani, dammeli, o altra cosa che si possa trovare». Il sacerdote rispose a Davide: «Non ho sottomano pani comuni, ho solo pani sacri per i tuoi giovani. Il sacerdote gli diede il pane sacro, perché non c’era là altro pane che quello dell’offerta, ritirato dalla presenza del Signore, per mettervi pane fresco nel giorno in cui quello veniva tolto”(1Sam 21,4-7). Chi vuole trovare soluzioni sempre di più grande bene, sempre deve abitare nello Spirito Santo. Scribi e farisei non sono nello Spirito del Signore. Lo attesta la loro presenza accanto a Gesù. Essi non vengono per convertirsi, per cercare la verità. Vengono per trovare in Gesù qualcosa che serva come pretesto per levarlo di mezzo.

La sana morale cattolica, guidata dallo Spirito Santo, ha nei secoli passati operato una distinzione nei Dieci Comandamenti, tra quelli al negativo che sono otto e quelli al positivo che sono due. Quelli al negativo obbligano semper pro semper, cioè non vi è alcun motivo perché possano essere trasgrediti. L’obbligo è per tutti, sempre, senza alcuna eccezione. Quelli invece al positivo – e sono il terzo e il quarto – obbligano sempre, ma non pro semper, cioè vi sono delle motivazioni che possono dispensare dall’obbligo. Un esempio lo traiamo dal quarto Comandamento: “lascia che i morti seppelliscano i morti, tu va’ e annuncia il Vangelo” è motivazione valida che dispensa dall’obbedienza al quarto Comandamento. Anche un bue che cade in un fosso è motivazione che dispensa dall’osservanza. Gesù non dice che di sabato i sacerdoti lavorano nel tempio e non infrangono la Legge? La fame è valida motivazione.

Madre di Dio, Angeli, Santi, colmateci di Spirito Santo per dare giuste motivazioni.

03/09/2026

4 SETTEMBRE 2026 – VENERDÌ DELLA XXII SETTIMANA T.O. [PARI]
LETTURA DEL VANGELO (LC 5,33-39)

In quel tempo, i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere, così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!».Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno». Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!”».

COMMENTO
Il Signore nostro Dio non ha mai mandato un solo profeta in mezzo al suo popolo per trattare le forme della religione. Sempre li ha chiamati e inviati per ricordare la sua Legge, i suoi Dieci Comandamenti. Il Signore chiede al suo popolo solo questo: Ascoltare la sua voce, fare la sua volontà manifestata e rivelata. La preghiera ha due sole finalità: invocare il perdono per tutte le colpe commesse. Impetrare grazia e forza, intelligenza e sapienza per una fedele e immediata obbedienza alla Legge. Forme e vie sono lasciate alle scelte del singolo. Anche il digiuno presso il Signore si riveste di un solo fine: preparare corpo, anima e spirito al grande pentimento, alla conversione, all’accoglienza della Parola che il profeta fa risuonare al cuore e alla mente. In Isaia, come il Signore rinnega il culto senza obbedienza, così rinnega il digiuno. Culto e digiuno che il Signore vuole sono l’obbedienza, la misericordia, l’amore, la pietà.

«Perché mi offrite i vostri sacrifici senza numero? – dice il Signore. Sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso di pingui vitelli. Il sangue di tori e di agnelli e di capri io non lo gradisco. Quando venite a presentarvi a me, chi richiede a voi questo: che veniate a calpestare i miei atri? Smettete di presentare offerte inutili; l’incenso per me è un abominio, i noviluni, i sabati e le assemblee sacre: non posso sopportare delitto e solennità. Io detesto i vostri noviluni e le vostre feste; per me sono un peso, sono stanco di sopportarli. Quando stendete le mani, io distolgo gli occhi da voi (Cfr. Is 1,1-31). Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi n**o, senza trascurare i tuoi parenti? Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà. Allora invocherai e il Signore ti risponderà, implorerai aiuto ed egli dirà: «Eccomi!». Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio. Ti guiderà sempre il Signore, ti sazierà in terreni aridi, rinvigorirà le tue ossa; sarai come un giardino irrigato e come una sorgente le cui acque non inaridiscono (cfr. Is. 58,1-14).

Gesù non è venuto per imbiancare i sepolcri della religione dell’uomo con nuove tinte e nuovi colori. Lui è venuto per distruggere questi sepolcri e al loro posto mettere nei cuori la Legge del Padre suo, portata al suo compimento. Lui, vero profeta del Dio vivente, solo della Parola deve occuparsi, mostrando come essa si vive in ogni situazione e condizione che viene dalla storia. E infatti Gesù, dalla nascita alla croce, ci ha mostrato visibilmente come si obbedisce alla divina volontà. Ma le menti ancora non sono pronte ad accogliere questa sua luce. Girare tra i sepolcri della religione ormai è divenuta abitudine comune. Non potendo parlare, Gesù si serve di un linguaggio altamente figurato. Parla di sposo e di otri vecchi e nuovi e di vino. Ora è necessario spegnere ogni discussione o inutile diatriba. Poi domani tutto sarà più chiaro.

Quando gli Apostoli andranno per il mondo, allora dovranno sapersi adattare ad ogni condizione di abbondanza e di povertà. Si consegneranno alla Provvidenza del Padre.

Vergine Fedele, Angeli, Santi, fate che la nostra vita sia purissima obbedienza a Dio.

02/09/2026

3 SETTEMBRE 2026 – SAN GREGORIO MAGNO
LETTURA DEL VANGELO (LC 5,1-11)

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle f***e dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

COMMENTO
Nel tempio, Isaia contempla la gloria del Signore. La luce del suo Dio rivela la sua pochezza spirituale. Lui si vede un uomo dalle labbra impure che vive in un popolo dalle labbra impure. Il Signore lo purifica, lo monda dalla sua impurità e lui si offre per essere profeta in mezzo al popolo. Chi vede Dio sempre si vede peccatore.

Io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Sopra di lui stavano dei serafini; ognuno aveva sei ali: con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava. Proclamavano l’uno all’altro, dicendo: «Santo, santo, santo il Signore degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria». Vibravano gli stipiti delle porte al risuonare di quella voce, mentre il tempio si riempiva di fumo. E dissi: «Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito; eppure i miei occhi hanno visto il re, il Signore degli eserciti». Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare. Egli mi toccò la bocca e disse: «Ecco, questo ha toccato le tue labbra, perciò è scomparsa la tua colpa e il tuo peccato è espiato». Poi io udii la voce del Signore che diceva: «Chi manderò e chi andrà per noi?». E io risposi: «Eccomi, manda me!» (Is 6,1-8).

Pietro non è nel tempio. È nel mare di Galilea. Pesca per una intera notte, ma senza prendere nulla. Sulla parola del Signore, torna al largo, getta le reti, prende una grande quantità di pesci. Pietro vive un’esperienza simile a quella di Isaia. Contempla la gloria di Cristo Gesù. Si vede peccatore. Gli chiede di allontanarsi. Gesù non lo purifica con i carboni ardenti. Lo chiama a seguirlo. La purificazione Lui la opererà su Pietro lentamente, giorno dopo giorno. Il tocco finale Pietro lo riceverà nel cortile del sommo sacerdote, quando sperimenta tutta la sua pochezza umana, il suo niente. Sono quelle sue lacrime amare i carboni ardenti che lo renderanno puro e lo costituiranno vero profeta nel Nuovo Popolo del Signore. Il colpo finale lo avrà quando sarà crocifisso per il suo Maestro. Sarà il suo sangue a lavarlo da ogni macchia della sua umanità.

La vocazione, con Pietro, diviene un vero cammino di vera purificazione. Si inizia da peccatori e, seguendo il Maestro, ogni giorno Lui ci purifica nei pensieri, nel cuore, nella volontà, nei sentimenti, nel corpo. Se non seguiamo Lui, ma noi stessi o maestri secondo la carne, non solo non si compie per noi nessuna purificazione, passiamo da uno stato imperfetto ad uno stato ancora più imperfetto, che arriva fino all’abbandono della stessa missione e anche del ministero. La crisi oggi è tutta da trovare nella non sequela di Gesù Signore. Si seguono troppi maestri umani e si inseguono molti pensieri della terra. Così agendo, ci si forma ad immagine della terra e del mondo. Ci si sveste dell’immagine di Cristo Signore. Pietro mai si separò dal Maestro. Non imitò Giuda che si distacco da Lui e fu travolto dalla concupiscenza. Oggi tanti sono travolti dal peccato del mondo, perché hanno distolto gli occhi da Gesù Crocifisso.

Madre di Dio, Angeli, Santi, fateci veri discepoli di Gesù per tutti i nostri giorni.

01/09/2026

2 SETTEMBRE 2026 – MERCOLEDÌ DELLA XXII SETTIMANA T.O. [PARI]
LETTURA DEL VANGELO (LC 4,38-44)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva. Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da molti uscivano anche demòni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era lui il Cristo. Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le f***e lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato». E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.

COMMENTO
Mosè sale sul monte. Ritorna con le tavole della Legge. Il monte è il luogo solitario e deserto di Mosè. Anche Elia, profeta del Dio vivente, si reca nel deserto. Deve incontrare il Signore. Il cammino è lungo. Si stanca. Il Signore gli dona forza e lui arriva fino all’Oreb. Torna da questo incontro con una visione nuova di Dio e anche con una missione da compiere. Sempre quando l’uomo è alla presenza di Dio tutto assume la forma, l’aspetto, il pensiero, la volontà del nostro Dio. Il ferro nel fuoco cambia.

Acab riferì a Gezabele tutto quello che Elia aveva fatto e che aveva ucciso di spada tutti i profeti. Gezabele inviò un messaggero a Elia per dirgli: «Gli dèi mi facciano questo e anche di peggio, se domani a quest’ora non avrò reso la tua vita come la vita di uno di loro». Elia, impaurito, si alzò e se ne andò per salvarsi. Giunse a Bersabea di Giuda. Lasciò là il suo servo. Egli s’inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto una ginestra. Desideroso di morire, disse: «Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri». Si coricò e si addormentò sotto la ginestra. Ma ecco che un angelo lo toccò e gli disse: «Àlzati, mangia!». Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia, cotta su pietre roventi, e un orcio d’acqua. Mangiò e bevve, quindi di nuovo si coricò. Tornò per la seconda volta l’angelo del Signore, lo toccò e gli disse: «Àlzati, mangia, perché è troppo lungo per te il cammino». Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza di quel cibo camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb.

Là entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: «Che cosa fai qui, Elia?». Egli rispose: «Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita». Gli disse: «Esci e férmati sul monte alla presenza del Signore». Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna. Ed ecco, venne a lui una voce che gli diceva: «Che cosa fai qui, Elia?». Egli rispose: «Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita». Il Signore gli disse: «Su, ritorna sui tuoi passi verso il deserto di Damasco; giunto là, ungerai Cazaèl come re su Aram. Poi ungerai Ieu, figlio di Nimsì, come re su Israele e ungerai Eliseo, figlio di Safat, di Abel-Mecolà, come profeta al tuo posto. Se uno scamperà alla spada di Cazaèl, lo farà morire Ieu; se uno scamperà alla spada di Ieu, lo farà morire Eliseo. Io, poi, riserverò per me in Israele settemila persone, tutti i ginocchi che non si sono piegati a Baal e tutte le bocche che non l’hanno baciato» (1Re 19,1.18).

Gesù, nella sua vera umanità, ogni notte entra nel fuoco dei pensieri e della volontà del Padre. Esce da questo fuoco trasformato in pensiero e in volontà del Padre. Ritorna nel mondo come purissimo pensiero di Dio e sua ferma e decisa volontà.

Anche il discepolo di Gesù deve immergersi nel cuore di Lui per essere suo pensiero.

Vergine Maria, Angeli, Santi, immergeteci nel cuore di Cristo per essere sua luce.

Indirizzo

Via Vittorio Emanuele 222
Casalnuovo Di Napoli
80013

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Parrocchia San Nicola Licignano pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi