21/01/2024
𝗗𝗘𝗡𝗧𝗥𝗢 𝗨𝗡 𝗖𝗔𝗣𝗢𝗟𝗔𝗩𝗢𝗥𝗢: "𝗗𝗔𝗠𝗔 𝗖𝗢𝗡 𝗟'𝗘𝗥𝗠𝗘𝗟𝗟𝗜𝗡𝗢" 𝗱𝗶 𝗟𝗲𝗼𝗻𝗮𝗿𝗱𝗼 𝗱𝗮 𝗩𝗶𝗻𝗰𝗶
Il capolavoro dentro cui viaggiamo questa settimana è la "Dama con l’ermellino” di Leonardo da Vinci, uno dei ritratti più belli e innovativi della storia dell’arte. E una miniera di curiosità, vedrete.
Quando si parla di Leonardo si deve sempre stare attenti a quello che salta fuori. Il genio toscano ci ha lasciato solo una manciata di capolavori, eppure nessuna figura di pittore è discussa quanto la sua. Ogni volta che ne parlo esce fuori qualcuno che si offende se dico che era “dispersivo”, e sì che lo diceva già il vasari ai tempi, o qualcun altro che vede nelle sue opere simbologie strampalate. Tuttavia, Leonardo è imprescindibile e allora eccoci qua.
Chi è la "Dama con l’ermellino”, intanto?
Come spesso accade con opere a noi così lontane, non lo sappiamo con certezza. Possiamo però attingere alle varie ipotesi. La più accreditata vede nella bella ed elegante fanciulla Cecilia Gallerani, donna colta e poetessa. Essendo donna, però, è nota solo in quanto giovanissima amante di Lodovico il Moro.
Si dice che la dama sia Cecilia basandosi su due piste fondamentali. L’ermellino, intanto, simbolo di purezza (Leonardo annotava che “preferisce farsi catturare piuttosto che insozzarsi il manto nella tana fangosa”) e che rimanda alla Gallerani nella sua traduzione greca, “galḗ”. L’altro indizio è un sonetto di poco posteriore all’opera, “Sopra il ritratto di Madonna Cecilia” di Bernardo Bellincioni.
“Di che te adiri, a chi invidia hai, natura?’ / 'Al Vinci, che ha ritratto una tua stella, / Cecilia sì belissima hoggi è quella / che a' suoi begli ochi el sol par umbra oscura”.
Un’altra ipotesi, meno credibile, vede in lei Madame Ferron, altra amante di un potente, Francesco I di Francia, a causa dell’iscrizione sulla tela “LA BELE FERONIERE LEONARD D'AWINCI”. La dicitura pare però una goffa aggiunta di secoli dopo. Una terza ipotesi riconosce nella dama una giovane Caterina Sforza, ma anche questa congettura ha gambe molto esili.
L’opera è dipinta da Leonardo forse nel 1488 quando si trova a Milano, periodo che – flop del monumento equestre a parte – è forse quello migliore dell’artista. Il ritratto rompe qualsiasi schema del genere e farà scuola. All’epoca i ritratti erano quasi sempre di profilo e, in ogni caso, ben poco dinamici. Leonardo propone una doppia rotazione rivoluzionaria, col busto ruotato a destra e il capo a sinistra, come se la dama fosse stata improvvisamente attirata da qualcosa.
L’ermellino segue lo sguardo della ragazza nella stessa direzione, mentre la fenomenale mano – affusolata e in piena luce – lo accarezza con grazia delicata. Le vesti sono eleganti e perfettamente riprodotte, ma non di appariscente lusso. L’espressione di Cecilia sfoggia il tipico sorriso leonardesco, enigmatico e sfuggente, con un che di furbesco.
Veniamo a qualche curiosità.
L’ermellino intanto – rullo di tamburi, amici! - è un furetto! E sì, è praticamente certo che Leonardo abbia utilizzato come modello un docile furetto, animale domestico, al posto dell’ermellino, molto simile ma decisamente restio a starsene in braccio a farsi fare le coccole, data la sua natura poco socievole.
L’aspetto, la docilità e le dimensioni fanno propendere per il furetto.
Un’altra chicca riguarda la pettinatura ai nostri occhi un po’ stramba della fanciulla. Si chiama “coazzone” e all’epoca era molto in voga. Detta anche treccia alla catalana o treccia alla sp****la, non era in realtà una treccia ma una complicata coda con nastri.
Il ritratto fece impennare le quotazioni di Leonardo, tanto che anche Isabella d’Este cercò in ogni modo di farsi ritrarre dal maestro. “Ma certo, perché no?” pare rispose il nostro, svicolando poi come suo solito, preso da chissà quali nuovi progetti, tanto che alla Marchesa di Matova toccò alla fine solo un cartone preparatorio, oggi conservato al Louvre.
La storia della dama, intesa come tela, è abbastanza contrastata. Dopo qualche anno l’attribuzione a Leonardo si perde: per secoli viene attribuita a qualche allievo. L’opera è custodita dal 1801 nella prestigiosa collezione dei principi Czartoryski, attribuita a Leonardo solo alla fine del XVII secolo. Dopo l’invasione della Germania in Polonia a opera di baffetto matto, la dama si fa una vacanza di sette anni a Dresda.
Oggi è esposta al Museo Czartoryski di Cracovia ed è il più grande vanto museale polacco, almeno per la pittura. Ogni anno attira nella capitale milioni di visitatori, più o meno appassionati, incapaci di resistere all’ammaliante richiamo di Leonardo, artista capace di sussurrarci qualcosa di sfuggente e irresistibile ancora oggi, dopo cinque secoli.
[Arte]