07/06/2026
Oggi la Chiesa celebra solennemente il Santissimo Corpo e Sangue del Signore Gesù Cristo. Una festa che affonda le sue radici nella diocesi di Liegi, in Belgio, nel 1247 per celebrare la reale presenza di Cristo nell’Eucaristia in reazione alle tesi eretiche di Berengario di Tours che, anticipando Lutero e i protestanti, affermava che la presenza di Cristo non fosse reale, ma soltanto simbolica.
In verità questa festa venne istituita per volontà divina, infatti nel 1208 a Santa Giuliana di Cornillon dell’Ordine delle Agostiniane, durante una delle sue visioni mistiche, le apparve Gesù che le chiese di adoperarsi affinché venisse istituita la festa del Santissimo Sacramento, per ravvivare la Fede ed espiare i peccati commessi contro il Sacramento dell’Eucaristia.
Il Corpus Domini divenne solennità universale quando S.S. Papa Urbano IV, con bolla Transiturus dell’11 agosto 1264, estese la festa a tutta la Chiesa. Il Sommo Pontefice volle compiere quest’atto ufficiale non solo in virtù delle apparizioni private di S. Giuliana di cui si era occupato personalmente ma anche del grande Miracolo eucaristico che accadde nel 1263 a Bolsena.
IL MIRACOLO DI BOLSENA
Nell’estate del 1263 un sacerdote boemo iniziò a dubitare della reale presenza di Gesù nell’ostia e nel vino consacrati. Turbato e molto preoccupato, decise di recarsi in pellegrinaggio a Roma per pregare sulla tomba di Pietro al fine di fugare i suoi dubbi. Così avvenne, tuttavia le sue perplessità tornarono a tentarlo fortemente. Durante il tragitto si fermò per pernottare a Bolsena; il giorno successivo celebrò la Santa Messa nella Grotta di S. Cristina. Nel momento in cui egli consacrò l’Ostia, essa iniziò a sanguinare sul corporale. Impaurito e confuso concluse la celebrazione e la avvolse nel corporale di lino, correndo verso la sacrestia, ma durante il tragitto alcune gocce di sangue caddero sul marmo del pavimento e sui gradini dell’altare: ancora oggi sono visibile le macchie rosse sulle lastre.
Il sacerdote boemo si precipitò subito ad Orvieto per narrare i fatti al Pontefice Urbano IV che, fatta constatare la veridicità dell'accaduto, dichiarò la soprannaturalità dell’evento e, per ricordarlo, l’11 agosto 1264 estese a tutta la Chiesa la solennità del Corpus Domini affidando a San Tommaso d’Aquino il compito di preparare i testi per la liturgia delle ore e per la Santa Messa della festività. Nel 1290, il successore Niccolò IV fece innalzare il duomo di Orvieto per custodire il corporale oggetto del miracolo. Successivamente, il duomo fu ampliato con la ca****la del corporale nel 1364 e la ca****la nuova nel 1504.
La ricorrenza del Corpus Domini ha il grado liturgico di solennità ed è di precetto. Il suo giorno proprio è il giovedì della seconda settimana dopo la Pentecoste, che corrisponde al giovedì dopo la solennità della Santissima Trinità. Nelle nazioni come l’Italia, in cui il giovedì non è più giorno festivo nel calendario civile, la solennità si trasferisce alla seconda domenica dopo Pentecoste, in conformità con le norme generali per l’ordinamento dell’anno liturgico e del calendario.
Le sante reliquie eucaristiche sono custodite e venerate non solo nel Duomo di Orvieto ma anche nella basilica di Santa Cristina a Bolsena. Nella ca****la del corporale, in Duomo, si trovano l’ostia, il corporale e i purificatoi collocati nel 1338 in un prezioso reliquiario. L’altare dove accadde il Miracolo fu collocato fin dalla prima metà del XVI secolo nel vestibolo della basilica ipogea di S. Cristina, dove sono conservate anche le quattro lastre di marmo macchiate di sangue che dal 1704 si trovano all’interno della ca****la nuova del Miracolo.
PREGHIERA AL SANTISSIMO SACRAMENTO
Ecco il pane degli angeli,
pane dei pellegrini,
vero pane dei figli:
non dev’essere gettato.
Con i simboli è annunziato,
in Isacco dato a morte,
nell’agnello della Pasqua,
nella manna data ai padri.
Buon pastore, vero pane,
o Gesù, pietà di noi:
nutrici e difendici,
portaci ai beni eterni
nella terra dei viventi.
Tu che tutto sai e puoi,
che ci nutri sulla terra,
conduci i tuoi fratelli
alla tavola del cielo
nella gioia dei tuoi santi.
(S. Tommaso d'Aquino)