11/07/2026
Solennità del N. S. Padre Benedetto – 11 luglio
Pr 2,1-9; Col 3,9b-17; Gv 15,1-8
TUTTI INSIEME
«Non antepongano assolutamente nulla a Cristo, che ci conduca tutti insieme alla vita eterna» (RB LXXII,11-12). Questa espressione che conclude il penultimo capitolo della Regola è come la sintesi, la rilettura del brano evangelico di oggi. In queste poche parole è racchiusa la sintesi della vita cristiana e quindi, a maggior ragione, della vita monastica. In questa breve frase troviamo il senso della vita di una comunità cristiana nelle sue dinamiche fondamentali.
Innanzitutto «non anteporre nulla a Cristo». Benedetto lo aveva già affermato. Infatti nel capitolo dedicato agli strumenti delle buone opere afferma: «non anteporre nulla all'amore di Cristo» (RB IV,21). In fondo questa è l’immagine dei tralci e della vite: «Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto». Nulla anteporre all’amore di Cristo significa rimanere in lui per poter portare frutto.
Per Benedetto, questo rimanere in Cristo è la vita monastica in quanto tale che si realizza concretamente nella liturgia – nulla anteporre al servizio divino (cf. RB
XLIII,3) – nella lectio divina, nella vita fraterna. Ma certamente per Benedetto la pratica di «rimanere in Cristo», comporta delle «potature», una disciplina, la correzione fraterna. Sono anche le potature, quelle che ci permettono di morire al nostro egoismo, che ci possono condurre a portare frutto.
Ma al centro di tutto, il cuore della vita «sotto la guida del Vangelo» che è la vita monastica, è il «portare frutto». Il Signore non ci chiede di rinunciare qualcosa come se questo fosse il fine, non ci chiede potature fine a se stesse, ma desidera che noi, nella nostra vita personale e comunitaria, «portiamo frutto».
Fin qui la prima parte della frase, che riguarda il nostro impegno. Ma poi c’è la seconda parte: «che ci conduca tutti insieme alla vita eterna». Qui troviamo due spunti fondamentali. Innanzitutto colui che ci conduce alla vita è Cristo. Noi possiamo cercare di non anteporre nulla a lui, curando il servizio divino, la preghiera, la lectio divina, la vita fraterna, ma poi è lui che ci conduce «alla vita eterna», cioè alla vita piena. Quando parliamo di vita eterna non facciamo riferimento unicamente a una vita futura, che potremo vivere solo dopo la nostra morte. La vita eterna è la vita in pienezza che possiamo vivere già ora, in questa vita. Ed è Cristo che come un pastore, attraverso la sua stessa esistenza di uomo-Dio, ci mostra il cammino per una vita piena.
In secondo luogo, se Cristo ci conduce, si tratta di un cammino. Essere cristiani, discepoli del Signore, significa essere uomini e donne in cammino verso la pienezza della vita, verso la gioia vera. I monaci, le monache, sono per tutti i battezzati testimonianza di questa realtà: non siamo uomini e donne arrivati, né vogliamo essere uomini e donne arrivati: la nostra vocazione è quella di essere uomini e donne che vivono «sotto la guida del Vangelo», in cammino dietro a Cristo. È Lui che ci può condurre alla vita eterna «tutti insieme».
E questo è l’ultimo tratto. Benedetto non ci indica una via per giungere singolarmente alla vita in pienezza, ma una via per arrivarci «tutti insieme». Questa è una rivoluzione. Spesso, abitualmente, noi pensiamo che la realizzazione di uno, sia incompatibile con la realizzazione degli altri. Generiamo continuamente meccanismi di competizione, che presuppongono che il bene degli altri confligga con il mio bene. Invece Benedetto ci dice che la sfida del Vangelo consiste nell’arrivare tutti insieme alla vita in pienezza. Tutta la sua Regola è sapientemente orientata a questo: tutta la comunità tutta insieme, deve giungere a portare frutto, a vivere la vita eterna.
Queste poche parole della Regola sono una esegesi vivente del testo del Vangelo di oggi, un invito rivolto a tutti noi, perché la pagina evangelica possa diventare vita nella nostra esistenza. Benedetto ci ricorda che solo nell’adesione a Cristo possiamo formare una comunità e che solamente lui ci può condurre tutti insieme alla vita eterna. Parole semplici, ma rivoluzionarie allo stesso tempo, che ci indicano la via per poter lasciarci condurre tutti insieme, dal Signore, alla vita eterna.
Matteo Ferrari, Priore di Camaldoli