Comunità di Camaldoli

Comunità di Camaldoli La comunità monastica vive nella ricerca di Dio, nella preghiera e nel lavoro, e si apre alla condivisione con gli uomini e le donne del nostro tempo.

Camaldoli, fondata mille anni fa da san Romualdo, è una comunità di monaci benedettini. Le sue due case, il sacro Eremo e il Monastero, immerse nella pace della foresta, rappresentano due dimensioni fondamentali dell’esperienza monastica, la solitudine e la comunione. La comunità monastica vive nella ricerca di Dio, nella preghiera e nel lavoro, e si apre alla condivisione con gli uomini e le donn

e del nostro tempo soprattutto attraverso l’ospitalità. La Foresteria offre uno spazio aperto a tutti, di approfondimento spirituale e culturale, di dialogo e di incontro.

Mostra di Paolo Gubinelli a Camaldoli
08/08/2026

Mostra di Paolo Gubinelli a Camaldoli

Giovanni Cardone Fino al 15 Agosto si potrà ammirare al Monastero di Camaldoli Arezzo la mostra dedicata a Paolo Gubinelli – ‘Arte e Poesia. opere su carta accompagnate da poesie dei maggiori poeti…

Ordinazione di Adajkalam
07/08/2026

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S. Eremo di Camaldoli, 6 agosto 2026 Ordinazione presbiterale di Adajkalam Oggi, nella Festa della Trasfigurazione a cui è dedicato questo S. Eremo, siamo riuniti introno all’altare del Signore per celebrare ciò che egli continua a operare nella Chiesa e nella nostra comunità. Ringraziamo il Si...

Is 55,1-3   Sal 144   Rm 8,35.37-39   Mt 14,13-21XVIII Domenica del Tempo ordinario AProfessione solenne di Boris Pervan...
04/08/2026

Is 55,1-3 Sal 144 Rm 8,35.37-39 Mt 14,13-21
XVIII Domenica del Tempo ordinario A
Professione solenne di Boris Pervan – Eremo sa Giorgio

FAME E SETE

Carissimo Boris,

le letture di questa domenica nella quale celebriamo la tua professione solenne, ci parlano di fame e di sete. Un’immagine molto eloquente che tocca in profondità la vita monastica e l’esistenza di coloro che la intraprendono. Non siamo forse tutti noi qui, perché ad un certo punto della nostra esistenza abbiamo sperimentato fame e sete: sete di Dio, sete della sua Parola, sete di vita in pienezza. Anche Benedetto all’inizio della Regola si rivolge a chi intraprende al vita monastica come a «che desidera la vita e arde dal desiderio di vedere giorni felici» (RB Prol. 15). Unica condizione per intraprendere la vita monastica per Benedetto è «cercare veramente Dio» (RB 58,7). Tutta la regola è attraversata dal desiderio, dalla ricerca di vita, ultimamente di Dio.

Ma che cosa significa avere fame, avere sete? Avere sete, avere fame, avere ciò che ci permette di vivere, è ciò che agita da sempre il cuore degli uomini e delle donne. È la sete e la fame che ci spinge a costruire, coltivare e custodire il mondo. La fame e la sete ci portano fuori da noi, ci spingono a cercare, ad inventare, a crescere. Appena usciti dal seno materno la fame e la sete ci fanno comprendere che da soli non possiamo vivere.

La parola che il profeta rivolge a Israele riguarda proprio queste dimensioni fondamentali della vita umana: «voi tutti assetati, venite all’acqua, voi che non avete denaro, venite!». A un popolo stanco e sfiduciato, senza prospettive di futuro e di prosperità, la Parola di Dio indica dove cercare l’acqua che disseta, dove trovare il pane che sazia la fame e la vera ricchezza che sostenta la vita. C’è un cibo che non sazia: non bisogna spendere denaro ed energie per quel cibo; c’è un’acqua che non disseta: non bisogna correre verso di essa. Il pane che sazia la nostra fame e l’acqua che può dissetarci, si ottiene senza spesa. Non serve combattere nessuno per ottenerla: è abbondante e basta per tutti, senza che alcuno debba strapparla ad una altro con la forza.

Il Messia Gesù dona ad una folla affamata dona questo pane gratuito e abbondante. Bastano «cinque panie due pesci» per sfamare una folla intera e se ne portano via «dodici ceste piene» di pezzi avanzati. Il pane basta per tutti ed è sovrabbondante: non occorre contenderselo.

Ma che cosa è questo pane che sazia la nostra vita? Sono i gesti che Gesù compie e le parole che egli pronunzia a guidarci. Come in ogni pasto festivo del suo popolo, sul pane Gesù pronuncia la benedizione: benedice Dio che fa uscire il pane dalla terra. Come bambini appena nati siamo chiamati a riconoscere che la nostra vita non dipende da noi stessi, ma da Dio. Siamo chiamati a riconoscere, come ha annunciato Isaia, che c’è un pane che sfama e una bevanda che disseta gratuitamente.

Tuttavia i gesti e le parole di Gesù sono anche quelli che egli ripeterà nell’ultima cena, prima di donare la sua vita sulla croce. Comprendiamo allora che il pane che sazia la nostra fame ed estingue la nostra sete, è una vita vissuta nel dono di sé e non nella ricerca di accaparrarsi un pane che non sazia la nostra fame. È il pane che Dio ci dona che può saziarci e questo pane è la vita del Figlio che ci chiama a vivere la sua stessa esistenza.

Caro Boris, sono bastati a Gesù cinque pani e due pesci per sfamare una grande folla. Anche noi oggi, guardando alla nostra povertà, alla fragilità delle nostre comunità, diciamo al Signore: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!»; anche noi pensiamo che sia impossibile saziare la fame, estinguere la sete con così poche risorse. Ma Basta che noi portiamo quel poco che abbiamo ai piedi del Signore, affidando a lui la nostra fame e la nostra sete, perché egli possa sfamare e dissetare, donare la vita in pienezza a noi e a coloro che ci stanno accanto. Caro Boris, oggi tu fai questo: porti davanti a Dio i tuoi cinque pani e due pesci perché con questo egli possa rispondere alla tua sete, moltiplicando le nostre poche risorse perché diventino cibo in abbondanza per tutti. Come monaci e monache siamo chiamati a fare questo: condividere con il mondo di oggi la fame e la sete di Dio, indicare il cibo che veramente può sfamare, perché anche oggi si possano raccogliere dodici ceste piene per la fame del mondo.

Matteo Ferrari, Priore di Camaldoli

Professione all'eremo del Garda
03/08/2026

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Solennità del N. S. Padre Benedetto – 11 luglioPr 2,1-9; Col 3,9b-17; Gv 15,1-8TUTTI INSIEME«Non antepongano assolutamen...
11/07/2026

Solennità del N. S. Padre Benedetto – 11 luglio
Pr 2,1-9; Col 3,9b-17; Gv 15,1-8

TUTTI INSIEME

«Non antepongano assolutamente nulla a Cristo, che ci conduca tutti insieme alla vita eterna» (RB LXXII,11-12). Questa espressione che conclude il penultimo capitolo della Regola è come la sintesi, la rilettura del brano evangelico di oggi. In queste poche parole è racchiusa la sintesi della vita cristiana e quindi, a maggior ragione, della vita monastica. In questa breve frase troviamo il senso della vita di una comunità cristiana nelle sue dinamiche fondamentali.

Innanzitutto «non anteporre nulla a Cristo». Benedetto lo aveva già affermato. Infatti nel capitolo dedicato agli strumenti delle buone opere afferma: «non anteporre nulla all'amore di Cristo» (RB IV,21). In fondo questa è l’immagine dei tralci e della vite: «Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto». Nulla anteporre all’amore di Cristo significa rimanere in lui per poter portare frutto.

Per Benedetto, questo rimanere in Cristo è la vita monastica in quanto tale che si realizza concretamente nella liturgia – nulla anteporre al servizio divino (cf. RB
XLIII,3) – nella lectio divina, nella vita fraterna. Ma certamente per Benedetto la pratica di «rimanere in Cristo», comporta delle «potature», una disciplina, la correzione fraterna. Sono anche le potature, quelle che ci permettono di morire al nostro egoismo, che ci possono condurre a portare frutto.

Ma al centro di tutto, il cuore della vita «sotto la guida del Vangelo» che è la vita monastica, è il «portare frutto». Il Signore non ci chiede di rinunciare qualcosa come se questo fosse il fine, non ci chiede potature fine a se stesse, ma desidera che noi, nella nostra vita personale e comunitaria, «portiamo frutto».

Fin qui la prima parte della frase, che riguarda il nostro impegno. Ma poi c’è la seconda parte: «che ci conduca tutti insieme alla vita eterna». Qui troviamo due spunti fondamentali. Innanzitutto colui che ci conduce alla vita è Cristo. Noi possiamo cercare di non anteporre nulla a lui, curando il servizio divino, la preghiera, la lectio divina, la vita fraterna, ma poi è lui che ci conduce «alla vita eterna», cioè alla vita piena. Quando parliamo di vita eterna non facciamo riferimento unicamente a una vita futura, che potremo vivere solo dopo la nostra morte. La vita eterna è la vita in pienezza che possiamo vivere già ora, in questa vita. Ed è Cristo che come un pastore, attraverso la sua stessa esistenza di uomo-Dio, ci mostra il cammino per una vita piena.

In secondo luogo, se Cristo ci conduce, si tratta di un cammino. Essere cristiani, discepoli del Signore, significa essere uomini e donne in cammino verso la pienezza della vita, verso la gioia vera. I monaci, le monache, sono per tutti i battezzati testimonianza di questa realtà: non siamo uomini e donne arrivati, né vogliamo essere uomini e donne arrivati: la nostra vocazione è quella di essere uomini e donne che vivono «sotto la guida del Vangelo», in cammino dietro a Cristo. È Lui che ci può condurre alla vita eterna «tutti insieme».

E questo è l’ultimo tratto. Benedetto non ci indica una via per giungere singolarmente alla vita in pienezza, ma una via per arrivarci «tutti insieme». Questa è una rivoluzione. Spesso, abitualmente, noi pensiamo che la realizzazione di uno, sia incompatibile con la realizzazione degli altri. Generiamo continuamente meccanismi di competizione, che presuppongono che il bene degli altri confligga con il mio bene. Invece Benedetto ci dice che la sfida del Vangelo consiste nell’arrivare tutti insieme alla vita in pienezza. Tutta la sua Regola è sapientemente orientata a questo: tutta la comunità tutta insieme, deve giungere a portare frutto, a vivere la vita eterna.

Queste poche parole della Regola sono una esegesi vivente del testo del Vangelo di oggi, un invito rivolto a tutti noi, perché la pagina evangelica possa diventare vita nella nostra esistenza. Benedetto ci ricorda che solo nell’adesione a Cristo possiamo formare una comunità e che solamente lui ci può condurre tutti insieme alla vita eterna. Parole semplici, ma rivoluzionarie allo stesso tempo, che ci indicano la via per poter lasciarci condurre tutti insieme, dal Signore, alla vita eterna.

Matteo Ferrari, Priore di Camaldoli

19 giugno - festa di San Romualdo, abate
18/06/2026

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esercizi spirituali per giovani all'Eremo di Camaldoli
17/05/2026

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Pentecoste a Camaldoli
15/05/2026

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Sabato 23 maggio 2026 21.00 Solenne Veglia di Pentecoste (Chiesa del Monastero) Al termine del tempo pasquale - come nella Veglia di Pasqua - la Chiesa attende in preghiera e nell’ascolto della Parola il dono dello Spirito Santo, che ci guida alla Verità tutta intera. Domenica 24 maggio 2026 11.0...

Ritiro di Pentecoste
03/05/2026

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Proposta per giovani al S. Eremo di Camaldoli
03/05/2026

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Indirizzo

Località Camaldoli, 14
Camaldoli
52014

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