Chiesa in Camaiore

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Chiesa in Camaiore Insieme nell'insegnamento degli apostoli, nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere

Le offerte raccolte nelle messe di questa domenica saranno destinate all'opera missionaria della Chiesa universale.
17/10/2026

Le offerte raccolte nelle messe di questa domenica saranno destinate all'opera missionaria della Chiesa universale.

⛪ 𝐗𝐗𝐈𝐗 𝗗𝗼𝗺𝗲𝗻𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗼𝗿𝗱𝗶𝗻𝗮𝗿𝗶𝗼. Leggi qui i luoghi e gli orari delle Sante Messe
17/10/2026

⛪ 𝐗𝐗𝐈𝐗 𝗗𝗼𝗺𝗲𝗻𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗼𝗿𝗱𝗶𝗻𝗮𝗿𝗶𝗼. Leggi qui i luoghi e gli orari delle Sante Messe

⛪ 𝐗𝐗𝐕𝐈𝐈𝐈 𝗗𝗼𝗺𝗲𝗻𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗼𝗿𝗱𝗶𝗻𝗮𝗿𝗶𝗼. Leggi qui i luoghi e gli orari delle Sante Messe
10/10/2026

⛪ 𝐗𝐗𝐕𝐈𝐈𝐈 𝗗𝗼𝗺𝗲𝗻𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗼𝗿𝗱𝗶𝗻𝗮𝗿𝗶𝗼. Leggi qui i luoghi e gli orari delle Sante Messe

06/10/2026

Carissimi,
è passato un anno da quando il 5 ottobre 2025, iniziai il servizio pastorale a Camaiore.
Era Domenica e ricordo ancora le letture della Celebrazione Eucaristica:
"Il giusto vivrà per la sua fede" (Ab.2,4)
Nel Vangelo di Luca la preghiera degli Apostoli un po smarriti nel cammino verso Gerusalemme:
"Accresci in noi la fede" (Lc. 17,5).
Parole che mi hanno aperto il cuore, mentre venivo a voi in un momento di debolezza e timore. Pensavo di non avere più le energie per ricominciare.
È stato un anno meraviglioso per me, grazie anche alla vostra calorosa accoglienza e pazienza, dimostrate in tanti momenti.
Il Signore mi è stato vicino. Ho sentito il desiderio di incontrarvi e conoscervi personalmente. Gioia e stupore nello scoprire, giorno dopo giorno, persone belle, ricche di umanità e fede, frutto della grazia di Dio.
Anche se il mio impegno principale è presso l'Ospedale Versilia, mi sento sempre più coinvolto nella vita di questa Comunità Parrocchiale del Santissimo Nome di Gesù e di un territorio ricco di risorse e bellezza.
Contento di collaborare con i miei confratelli presbiteri: Silvio, Bruno, Simone, Emanuele e Gabriele fino a pochi giorni fa.
Vi porto nella preghiera quotidiana, meravigliose creature di Dio, perché ciascuno si senta come una particolare manifestazione dello Spirito nell'edificazione dell'unica Comunità, testimone della pace e della gioia di Gesù.
Vi voglio bene. Vi abbraccio.
Graziano

⛪ 𝐗𝐗𝐕𝐈𝐈 𝗗𝗼𝗺𝗲𝗻𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗼𝗿𝗱𝗶𝗻𝗮𝗿𝗶𝗼. Leggi qui i luoghi e gli orari delle Sante Messe
03/10/2026

⛪ 𝐗𝐗𝐕𝐈𝐈 𝗗𝗼𝗺𝗲𝗻𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗼𝗿𝗱𝗶𝗻𝗮𝗿𝗶𝗼. Leggi qui i luoghi e gli orari delle Sante Messe

Occasione di preghiera!!
02/10/2026

Occasione di preghiera!!

Accompagniamo don Gabriele con la preghiera. Siamo tutti invitati!!!
29/09/2026

Accompagniamo don Gabriele con la preghiera. Siamo tutti invitati!!!

28/09/2026
⛪ 𝐗𝐗𝐕𝐈 𝗗𝗼𝗺𝗲𝗻𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗼𝗿𝗱𝗶𝗻𝗮𝗿𝗶𝗼. Leggi qui i luoghi e gli orari delle Sante Messe
26/09/2026

⛪ 𝐗𝐗𝐕𝐈 𝗗𝗼𝗺𝗲𝗻𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗼𝗿𝗱𝗶𝗻𝗮𝗿𝗶𝗼. Leggi qui i luoghi e gli orari delle Sante Messe

Il testo del Messaggio del Santo Padre Leone XIV per la 112a Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, che sarà ce...
22/09/2026

Il testo del Messaggio del Santo Padre Leone XIV per la 112a Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, che sarà celebrata domenica 27 settembre 2026 (cfr Mt 18,10).

Cari fratelli e care sorelle!

Di anno in anno la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato ci invita a volgere il nostro sguardo su aspetti diversi del complesso fenomeno migratorio. Per questa 112ª Giornata il tema «Anche uno solo di questi bambini» richiama la nostra attenzione sui minori direttamente coinvolti nell’esperienza del migrare e della fuga, sulla sollecitudine nei loro confronti e sulla promessa del Signore che «chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me» (Mc 9,37).

Minori sfollati: una realtà complessa di vulnerabilità

I minori sono i più vulnerabili all’interno dei flussi migratori mondiali. Sono volti concreti, storie uniche, che fanno appello alla nostra coscienza. Ogni anno, milioni di bambini e adolescenti sono costretti ad abbandonare la propria terra a causa di guerre, povertà, violenze, disastri ambientali e altre tragedie; e purtroppo il loro numero continua ad aumentare. Le responsabilità economiche, politiche e militari di questo disastro sono immani. La sofferenza non si esaurisce nello spostarsi: vi sono giovanissimi che hanno perso genitori, fratelli, sorelle e amici e sono testimoni di violenze indicibili. Altri, separati per lunghi periodi dai propri familiari, tentano di ricongiungersi a loro, vivendo nel frattempo l’angoscia della lontananza. Vi sono poi minori che affrontano il tragitto insieme ai genitori, esposti tuttavia a condizioni estreme e traumatiche. Non possiamo infine dimenticare la tragica condizione di quanti vengono separati dai genitori a causa del rimpatrio.

A questo scenario già drammatico si sommano altre tragedie: le morti lungo le rotte migratorie, la tratta e lo sfruttamento, il reclutamento per l’impiego di minori nei conflitti armati, la violenza sessuale, i matrimoni forzati e le atrocità subite o viste durante il tragitto. In troppi modi la loro dignità viene calpestata.

Papa Francesco, nel Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato del 2017, dedicata al tema “Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce”, ricordava che essi «sono tre volte indifesi perché minori, perché stranieri e perché inermi, quando, per varie ragioni, sono forzati a vivere lontani dalla loro terra d’origine e separati dagli affetti familiari».

Eppure, in mezzo a tanta oscurità, non manca la luce della solidarietà: persone, famiglie, istituzioni civili e comunità ecclesialiscelgono di non voltarsi dall’altra parte (cfr Lc 10,29-37). Pensiamo alle famiglie che aprono le porte delle proprie case per restituire il calore di un focolare a questi minori, agli educatori nelle comunità d’accoglienza, ai volontari e agli operatori che ogni giorno, sulle rotte e nelle nostre città, si dedicano alla cura delle ferite invisibili di questi piccoli. Con il loro impegno, testimoniano che l’amore può vincere l’indifferenza.

Anche uno solo di questi bambini

Dinanzi a questa drammatica realtà, il mio pensiero va a una parola di Gesù che interpella profondamente la coscienza di ciascuno: «Chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me» (Mt 18,5). Non è una questione di cifre o di statistiche. Il Vangelo ci invita a non fare calcoli: anche uno solo. Ogni bambino, ogni essere umano possiede una dignità infinita. È immagine e somiglianza di Dio (cfr Gen 1,26), è presenza del Signore. Davanti a ciascun minore migrante, siamo chiamati a compiere un atto di umanità e di fede: nel bambino, infatti, possiamo accogliere e incontrare il Signore. Questa chiamata si fa ancora più pressante alla luce dell’altra affermazione del Signore nel Vangelo di Matteo: «Ero straniero e mi avete accolto» (Mt 25,35).

Purtroppo, i minori migranti sono più facilmente ridotti all’invisibilità, perché privi di adulti che li proteggano e sostengano. È necessario intervenire nei Paesi d’origine per rimuovere le eventuali cause che costringono alla fuga, oltre a offrire protezione e accoglienza nei Paesi di transito e di arrivo. Il grido dei minori sfollati sale oggi a Dio, proprio come quello ascoltato nel libro dell’Esodo: «Ho visto, ho visto l’afflizione del mio popolo che è in Egitto, e ho udito il grido che gli strappano i suoi oppressori; perché conosco i suoi affanni; e sono sceso per liberarlo» (Es 3,7-8). Dio ascolta e per liberare interpella con forza la coscienza e l’azione di ciascuno di noi, come aveva fatto con Mosè. Non possiamo restare indifferenti, né abituarci a tanta sofferenza.

Un appello alla responsabilità di tutti

Anche uno solo di questi bambini ci chiama, nella nostra vita personale, ad aprire occhi e cuore all’ascolto profondo della storia, ai timori e ai sogni di ciascuno di loro, superando quel distacco che riduce l’essere umano a un dato statistico che non ci coinvolge direttamente. È un invito a riconoscere il bambino nella sua dignità, prima ancora della sua condizione di “migrante”, e a tutelarne i diritti fondamentali: alla vita, all’educazione, ad un livello di esistenza che gli consenta di crescere e svilupparsi pienamente dal punto di vista fisico, mentale, spirituale, morale e sociale.

Anche uno solo di questi bambini ci chiama, nella vita ecclesiale, a trasformare l’accoglienza da concetto astratto a pratica pastorale stabile. Non possiamo limitarci a delegare questo compito a istituti o associazioni dotati di uno specifico carisma: di fronte ai volti concreti che ci interpellano nel quotidiano, tutta la comunità cristiana è chiamata a sentirli suoi figli e a farsi prossima alla storia concreta di ciascuno. Occorre incoraggiare le comunità cristiane all’integrazione e alla valorizzazione dei rifugiati e dei migranti come soggetti a pieno titolo della famiglia ecclesiale, promuovendo nuovi percorsi educativi e spirituali, anche personalizzati, che superino la logica del puro assistenzialismo. In particolare, è fondamentale prevenire la solitudine, l’isolamento e il rifiuto, che non di rado colpiscono anche i figli dei migranti, e promuovere dinamiche di incontro e di integrazione in cui i ragazzi del territorio e i giovani migranti possano rafforzarsi insieme, in un cammino di mutuo rispetto, di solidarietà e di amicizia.

Anche uno solo di questi bambini, nell’orizzonte delle diverse religioni, ci ricorda che la vulnerabilità dei piccoli non conosce confini confessionali e ci accomuna in una responsabilità umanitaria e spirituale condivisa. Essa diventa terreno fecondo per un dialogo interreligioso concreto, dove i credenti, attingendo al proprio senso della trascendenza, cooperino nel tessere reti di protezione. Le comunità di fede sono chiamate a costruire spazi in cui ogni ragazza e ogni ragazzo siano rispettati e valorizzati nelle rispettive identità culturali, prevenendo il rischio di radicalizzazione da parte di gruppi estremistici. Proteggere un minore significa, in ultima istanza, custodire l’impronta divina impressa in lui.

Anche uno solo di questi bambini, nel contesto delle istituzioni civili, ci chiama a riaffermare il principio del superiore interesse del minore. Le istituzioni pubbliche e private sono tenute a mettere al centro la protezione e la dignità di ogni singolo bambino e adolescente. Ciò comporta l’adozione di efficaci strumenti legali di protezione, promuovendo i ricongiungimenti familiari e scongiurando i traumi della separazione. È urgente un cambio di prospettiva: occorre spostare l’asse del dibattito dalla mera gestione dei flussi alla tutela piena e immediata dei diritti umani, adottando «una risposta coordinata, solidale ed efficace, in grado di garantire protezione, accoglienza e reali opportunità di integrazione a chi emigra» (Discorso al Parlamento spagnolo, Madrid, 8 giugno 2026).

Affidiamo i minori migranti e rifugiati alla materna protezione di Maria Santissima che, insieme a San Giuseppe e a Gesù, ancora bambino, conobbe la ferocia della violenza di Erode e il dramma dell’esilio in Egitto (cfr Mt 2,13-15); sia Lei ad accompagnare i loro passi e ad aiutare le nostre comunità a diventare segni vivi e credibili del Vangelo.

Dal Vaticano, 11 agosto 2026, memoria di Santa Chiara d’Assisi.

LEONE PP. XIV

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