04/10/2026
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«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.».
La lode di Gesù al Padre che apre il Vangelo della solennità di San Francesco lascia presagire un ringraziamento di Cristo per i successi appena ottenuti nella predicazione.
La situazione, invece, è ben diversa: Egli, infatti, è stato rifiutato in tutte le città che ha attraversato persino dagli scribi e dai farisei, ovvero le persone più capaci di intendere la Scrittura e, quindi, potenzialmente più preparate ad accogliere il messaggio di Gesù.
Solo i “piccoli” hanno saputo cogliere la potenza del messaggio di Cristo.
Il termine originario nêpios che Egli utilizza per definirli indica l’infante, ovvero colui che non sa parlare e che non ha ancora imparato a farsi valere.
Il “piccolo” evangelico è colui che è pronto ad ascoltare, ad accogliere la verità, che non cerca sotterfugi o scorciatoie nella vita.
A costoro il Padre rivela la cosa più preziosa, il Vangelo, che altro non è che Gesù stesso: Egli è la buona notizia!
San Francesco, volendo imitare in tutto Cristo, diventò povero come Lui. Una povertà spesso fraintesa, perché concepita unicamente dal punto di vista materiale: la povertà vera, invece, è amare senza la pretesa di possedere.
San Francesco aveva un cuore n**o, ovvero senza sovrastrutture, libero, capace di lasciare andare. Un cuore tanto libero da avere lo spazio necessario per discernere la volontà di Dio.
Chiediamo al Signore di rendere il nostro cuore povero come quello di San Francesco, per poter fare spazio ai doni che vuole riversare nella nostra vita.
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