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Nuovi Materiali nasce come una newletter “collectanea”, attualmente è un blog, che propone articoli, saggi, riflessioni, ... inerenti all’educazione/formazione/istruzione, a quella scolastica in particolare. Nuovi Materiali vorrebbe contribuire, come sua precipua mission, alla autoformazione di “educatori, formatori, docenti, ... educati”. «L’educato e’ chi conosce il valore delle cose nella prop

ria vita, chi e’ in grado di esprimersi nel riguardo di questo valore - non secondo leggi esterne imposte, ma secondo leggi morali e culturali che con l’educazione hanno iniziato a respirare scaturendo dal profondo della persona, espressioni del bambino che maturano conoscendo il mondo, espressioni dell’adolescente che inizia a fare i conti con se’ stesso e con gli altri, espressioni dell’uomo capace di apprendere ed asserire».

𝑴𝒂𝒈𝒏𝒊𝒇𝒊𝒄𝒂 𝒉𝒖𝒎𝒂𝒏𝒊𝒕𝒂𝒔𝐃𝐢 𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐚𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐢 𝐟𝐚 𝐦𝐚𝐜𝐜𝐡𝐢𝐧𝐚Per comprendere l’enciclica Magnifica humanitas occorre fare...
08/06/2026

𝑴𝒂𝒈𝒏𝒊𝒇𝒊𝒄𝒂 𝒉𝒖𝒎𝒂𝒏𝒊𝒕𝒂𝒔
𝐃𝐢 𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐚𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐢 𝐟𝐚 𝐦𝐚𝐜𝐜𝐡𝐢𝐧𝐚

Per comprendere l’enciclica Magnifica humanitas occorre fare un passo indietro e riconoscere la diagnosi che trova negli ultimi tre pontificati altrettante stazioni di un medesimo cammino.

Il punto di partenza è l’intuizione fondamentale di Benedetto XVI. Al cuore del suo magistero stava la denuncia di una patologia emergente della modernità: la riduzione della ragione a ragione strumentale, a pura capacità di calcolo e di efficienza. Una ragione che sa rispondere alla domanda come – come produrre, come ottimizzare, come dominare – ma che smarrisce la capacità di interrogarsi sul perché, sul senso, sul fine.

Questa contrazione, secondo Ratzinger, non è un fenomeno marginale ma il sintomo di una metamorfosi strutturale: la perdita del rapporto tra ragione e fede. Quando la ragione si chiude nell’orizzonte di ciò che è verificabile e producibile, recide il legame con la dimensione che la apre all’infinito. Ma, così facendo, non libera l’uomo. Anzi, lo impoverisce, consegnandolo a un razionalismo ottuso che, paradossalmente, diventa irragionevole proprio perché incapace di pensare le domande ultime.

Poi è arrivato Francesco, il quale ha operato uno spostamento che, a prima vista, poteva sembrare un cambio di registro, ma che, in realtà, era uno sviluppo coerente. Francesco ci ha detto, in sostanza, che la questione posta da Ratzinger non è risolubile sul piano teorico e filosofico. Non si tratta cioè di vincere una battaglia di idee, di ricostruire per via concettuale l’unità perduta tra ragione e fede. La via è un’altra: bisogna ripartire dalla concretezza della vita. È nel vivente, nella sua struttura costitutivamente relazionale, che si trova la smentita più radicale del riduzionismo moderno. Nessun organismo esiste isolato; ogni forma di vita è da sempre in rapporto con l’ambiente, con gli altri viventi, con altri modi di abitare il mondo. Di qui l’attenzione agli squilibri ecologici, agli “scarti” umani, al pluralismo delle culture e delle religioni, non come temi accessori di una sensibilità progressista, ma come la traduzione esistenziale di una verità ontologica. La realtà viene prima dell’idea. È il principio che Francesco ha ripetuto con insistenza e che capovolge la presunzione moderna di poter dedurre il mondo da uno schema mentale. Prima viene il dato concreto, irriducibile, della vita relazionale; le idee vengono dopo, e devono mettersi al suo servizio.

Leone XIV raccoglie queste due eredità e le tiene insieme. Da Benedetto prende la diagnosi del riduzionismo della ragione; da Francesco l’insistenza sulla concretezza relazionale. E le pone entrambe nel segno di Sant’Agostino: la distinzione tra la città di Dio e la città dell’uomo non è separazione ostile né confusione, ma distinzione in relazione: due ordini distinti che si tengono in tensione reciproca, così che nessuna costruzione terrena possa pretendersi assoluta, e nessuna fuga spirituale possa disertare la storia.

È dentro questa cornice che l’enciclica affronta il tema decisivo della nostra epoca: la digitalizzazione. E lo fa con una tesi tanto semplice quanto decisiva: il pensiero non è riducibile al calcolo. L’atto del pensare – quel pensare che cerca il senso, che si lascia interrogare, che riconosce il mistero – non coincide con l’elaborazione di informazioni, per quanto sofisticata. Tra il computo e il comprendere passa una differenza di natura, non di grado. E proprio per questo, sottolinea Leone XIV, il solo modo per non farsi travolgere da questa innovazione così straordinaria è riaffermare la centralità della dignità dell’uomo.

Qui emerge la novità rispetto a Benedetto XVI che non aveva conosciuto l’intelligenza artificiale, grazie alla quale la ragione strumentale si fa dispositivo e l’efficienza si materializza in architetture computazionali capaci di operare senza mai domandarsi il perché. Ciò che era una tendenza dello spirito diventa oggi infrastruttura del mondo.

Di fronte a questa evoluzione, l’enciclica ribadisce la necessità di una vigilanza attenta. Queste macchine, infatti, permetteranno avanzamenti stupefacenti – nella medicina, nei nuovi materiali, nella cura del creato. Ma, nella misura in cui incarnano un’idea ristretta di ragione, queste macchine, se lasciate a loro stesse, arriveranno a minacciare la libertà e la vita. Il pericolo non è la fantascienza della macchina ribelle; è qualcosa di più sottile e più reale: che l’uomo finisca per ridurre se stesso alla misura di ciò che ha costruito, per pensarsi come un calcolatore meno efficiente, per consegnare il giudizio, il desiderio, la responsabilità a sistemi che non conoscono né senso né volto.

Contro questa deriva, la Magnifica humanitas non oppone un divieto, ma un’apertura. Anzi, due aperture, che rimandano alle due dimensioni costitutive dell’esperienza umana e cristiana. La dimensione verticale: la ricerca inesauribile di senso che porta a Dio con il rifiuto di chiudere la ragione nell’orizzonte del calcolabile – cioè la riapertura di quella tensione che Benedetto aveva difeso. E la dimensione orizzontale: la risposta all’altro e la responsabilità verso il volto del prossimo – cioè quella struttura relazionale del vivente su cui Francesco aveva insistito. È l’intreccio di queste due dimensioni – il rapporto con l’Altro e il rapporto con l’altro – ciò che garantisce il rispetto della dignità umana. Di ogni singolo uomo. Solo questo intreccio può permettere all’intelligenza artificiale di non deragliare, di restare strumento anziché farsi destino, di servire la vita anziché ridurla.

Inutile nascondersi dietro parole retoriche: si tratta di una prospettiva di lavoro esigente che entra in tensione con potenti interessi del mondo in cui viviamo. Ma è anche, e nello stesso tempo, un invito entusiasmante: perché restituisce a tutto noi non il compito impossibile di fermare la storia, bensì quello, autenticamente nostro, di umanizzarla.

Mauro Magatti

fonte
VP Plus+06.06.2026
https://rivista.vitaepensiero.it//news/vp-plus/magnifica-humanitas-di-fronte-alla-ragione-che-si-fa-macchina-7049.html

Navigando sul web, ho trovato il sito dell’associazione Gessetti Colorati  che opera, da oltre un decennio, come realtà ...
05/06/2026

Navigando sul web, ho trovato il sito dell’associazione Gessetti Colorati che opera, da oltre un decennio, come realtà educativa e culturale radicata nel territorio. Fin dalla sua fondazione, nel giugno 2012 dall’iniziativa di tredici insegnanti delle scuole dell’infanzia e primarie del circolo didattico di Pavone Canavese, l’Associazione promuove attività didattiche, laboratori, percorsi di inclusione e iniziative dedicate alla valorizzazione del patrimonio ambientale, storico e culturale del Canavese.

Accanto all’impegno quotidiano nelle scuole, Gessetti Colorati sviluppa progetti di cittadinanza attiva, organizza eventi, convegni e collaborazioni con enti, università e istituzioni scientifiche, mantenendo sempre al centro la crescita degli studenti, in particolare di quelli più fragili. È in questo orizzonte che nasce “Indicazioni 2026 per i Licei: letture critiche”, nuovo ebook dell’Associazione.

Nella presentazione di Gessetti Colorati si legge: «Questo libro non ha un taglio ideologico, non respinge nulla, non accetta nulla: discute su tutto, adattandosi anche alla volontà del Ministero dell’Istruzione e del Merito di consumare l’analisi in fretta e anche con una certa furia, in modo da sterilizzare i lunghi dibattiti. Anche perché il rischio, pur in tempi diversi, è sempre quello dei vecchi cineforum, dove dopo due ore di film e due ore di dibattito molti si ricordavano il dibattito, ma non il film.

C’è un vecchio libro di Italo Calvino pubblicato nel 1979 (quando eravamo giovani) che si intitola “Se una notte d’inverno un viaggiatore” che può ben raccontare la scuola di oggi. In quel libro Italo Calvino iniziava una decina di romanzi, in poche geniali pagine avvinceva il lettore alla trama e poi abbandonava tutto lì».

Il Ministero sta facendo lo stesso. Enumeriamo: la riforma degli istituti professionali con i percorsi personalizzati degli studenti, le Linee guida per l’orientamento, la didattica orientativa, l’educazione civica con le relative Linee guida, le Linee guida per l’Intelligenza Artificiale, il Piano di formazione per la transizione digitale, le nuove Indicazioni per il primo ciclo e quelle per i Licei, la riforma degli istituti tecnici, la certificazione delle competenze, la creazione del Liceo Made in Italy e infine i percorsi 4+2 che prevedono una commistione tra scuola pubblica e formazione privata.

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Questo il SOMMARIO

PROLOGO
Se una notte d’inverno un professore 7
REGINALDO PALERMO E STEFANO STEFANEL

SEZIONE 1

Le nuove Indicazioni Nazionali per i Licei: struttura generale e Premessa. Appunti per un'analisi critica 13
ALUISI TOSOLINI

Le tensioni irrisolte della Premessa
Analisi intertestuale della Premessa alle Indicazioni Nazionali per i Licei 2026 27
ALUISI TOSOLINI

Il ruolo delle Indicazioni nazionali: Pecup, didattica, pedagogia e società 45
SIMONE GIUSTI

SEZIONE 2

“Consolidatissima tradizione”. La storia nella bozza delle Indicazioni 57
ANTONIO BRUSA

La direzione delle Indicazioni 69
STEFANO STEFANEL

Leggere il presente, reggere il futuro. Greco, latino e identità formativa nella bozza delle Indicazioni Nazionali 2026 per il Liceo Classico: una lettura critica 85
PIERVINCENZO DI TERLIZZI

Tra lingua e letteratura 129
SIMONE GIUSTI

La filosofia tra tradizione e innovazione 135
MARA FORNARI

Imparare con l’IA, non nonostante l’IA Otto posizioni per una scuola che cambia prospettiva 143
SUSANNA SANCASSANI – DANIELA CASIRAGHI

La valutazione formativa tra cura e burocratizzazione 155
CRISTIANO CORSINI

Epilogo 167
ROBERTO MARAGLIANO

l’ebook «Indicazioni 2026 per i Licei: letture critiche»,
seguendo un form di registrazione,
può essere scaricato dal sito di Gessetti Colorati:
urly.it/31fz0w

Nella prossimità degli scrutini finali, dunque fuori tempo massimo, ho sbirciato “La valutazione formativa tra cura e burocratizzazione” di Cristiano Corsini.

alcuni brani scelti quasi a caso

A cosa serve la valutazione formativa? «Serve a produrre conoscenza utile a modificare l’insegnamento e l’apprendimento o serve a documentare, classificare e rendicontare gli apprendimenti di studentesse e studenti? Una valutazione non è formativa se usa determinate espressioni, né se usa determinati dispositivi. È formativa se le informazioni raccolte vengono usate per assumere decisioni didattiche: per riprogettare attività, per rivedere tempi e interventi, per tornare su attività e contenuti. In breve: la valutazione formativa offre opportunità di apprendimento se e solo se è concepita per dare forma all’insegnamento. È del tutto illusorio pretendere che uno studente usi la valutazione per orientare l’apprendimento se l’insegnante non la usa per orientare l’insegnamento».

«Il cambiamento più rilevante del documento non riguarda tanto i contenuti disciplinari, ma l’impianto pedagogico che li orienta. La Premessa non si limita a indicare obiettivi e competenze: propone una visione della formazione liceale come costruzione di soggettività, interiorizzazione di codici culturali, acquisizione di habitus, disciplina interiore, autocontrollo, rapporto colto con la lingua e con le forme simboliche della tradizione. Il Liceo viene presentato come scuola dell’adolescenza e come tempo della costruzione della soggettività giovanile. In questo quadro, chi apprende sembra diventare pienamente soggetto nella misura in cui acquisisce i codici della cultura legittima».

«Se la valutazione si allarga dal risultato alla maturazione complessiva, dal prodotto al processo, dalla prestazione all’habitus, rischia di accertare non solo ciò che lo studente sa o sa fare, ma il grado di prossimità a un modello normativo di soggettività».

«Senza una chiara riflessione sulla funzione che la valutazione deve svolgere nel processo di insegnamento e apprendimento, l’accertamento e il giudizio finiscono per ridursi alla compilazione di griglie, rubriche o altri dispositivi predisposti altrove. In questo scenario, la valutazione difficilmente produce conoscenze utili a orientare decisioni didattiche: registra, non trasforma. Una simile concezione, tanto povera quanto diffusa, finisce così per proteggere dal cambiamento abitudini didattiche e organizzative consolidate e inefficaci, il cui unico vantaggio consiste nella legittimazione che garantiscono allo status quo. Tale visione sembra informare le scelte effettuate dalla Commissione presieduta da Loredana Perla per consultare docenti e dirigenti: anche quest’anno, come in occasione delle Indicazioni per l’Infanzia e il I ciclo, a ogni istituto è stato inviato un questionario che prevede una risposta plebiscitaria (una sola per ogni scuola) e non presenta, tra le alternative di risposta, la possibilità di esprimere un parere negativo».

«Forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci» (Is 2,4) è il tema del Messaggio di papa Leone XIV per la ...
04/06/2026

«Forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci» (Is 2,4) è il tema del Messaggio di papa Leone XIV per la Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato 2026 del prossimo 1° settembre. Segna l’inizio del Tempo del Creato che si conclude il 4 ottobre, festa liturgica di san Francesco d’Assisi.

Il Messaggio del Santo Padre sottolinea il legame tra i conflitti armati e il deterioramento dell’ambiente. Un tale deterioramento costituisce, da un lato, una grave violazione del nostro dovere di prenderci cura del creato e, dall’altro, una minaccia a lungo termine per la vita di centinaia di milioni di persone.

La consapevolezza ormai diffusa dei numerosi legami esistenti tra la guerra e le risorse naturali non ha portato alla creazione di istituzioni adeguate né a decisioni responsabili volte a evitare i conflitti e a risolvere pacificamente le controversie.

In queste settimane fa notizia il documento «Identità di genere e orientamento sessuale e affettivo» approvato dal 54° C...
03/06/2026

In queste settimane fa notizia il documento «Identità di genere e orientamento sessuale e affettivo» approvato dal 54° Consiglio generale dell’AGESCI Associazione guide e scouts cattolici italiani., svoltosi dal 1° al 3 maggio 2026 a Bracciano col tema “Vie di fraternità”.

Questo il testo fonte del dibattito: «Per questo motivo l’AGESCI ha maturato la convinzione che nel profilo del capo cristiano educatore l’orientamento affettivo e l’identità di genere non possono costituire un criterio di esclusione nel discernimento che le Comunità capi sono chiamate ad esercitare quando una persona adulta chiede di entrare in Associazione per svolgere un ruolo educativo»..

In nota viene spiegato che con la Mozione 60/2023 il Consiglio generale 2023 ha voluto fare sue le parole di papa Francesco nella Esortazione apostolica del 2016 Amoris Laetitia al numero 250: «ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare «ogni marchio di ingiusta discriminazione» (Catechismo della Chiesa Cattolica 2358).

Il n. 250 di Amoris Laetitia, dopo un cenno alla Bolla Misericordiae Vultus, 12, parla solamente della situazione delle persone con tendenza omosessuale e delle loro famiglie. Ribadisce che ogni persona, indipendentemente dall’orientamento sessuale, deve essere rispettata nella sua dignità ed essere accolta con rispetto. Chiede di evitare ogni forma di ingiusta discriminazione, aggressione o violenza.

E, come evidenziato nel documento AGESCI, cita il n. 2358 del Catechismo della Chiesa Cattolica: «Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione».

Abbiamo cercato documenti analoghi. In Germania, la fonte giuridica più importante del diritto del lavoro ecclesiastico è il «Grundordnung des kirchlichen Dienstes» Regolamento Base del Servizio della Chiesa. Si applica a circa 750.000 dipendenti della Chiesa cattolica e della sua Caritas. L’articolo 7 afferma che l’ambito essenziale della vita privata, in particolare la vita relazionale e l’intimità, è sottratto a valutazioni giuridiche. Inoltre stabilisce che il comportamento extra‑lavorativo è giuridicamente rilevante solo quando è pubblicamente percepibile, viola valori fondamentali della Chiesa cattolica e compromette così la sua credibilità.

Il documento dell’AGESCI sottolinea «che L’urgenza di una formazione più competente e coerente è stata confermata dalle “Botteghe di futuro RN24”, le quali hanno evidenziato come molti capi e molte capo avvertano la rilevanza delle esperienze personali legate all’identità di genere e all’orientamento affettivo, sia nell’accompagnamento di ragazzi e ragazze, sia rispetto alla presenza di capi e capo LGBTQIA+ nelle Comunità capi».

Questo il punto debole di «Identità di genere e orientamento sessuale e affettivo» targato AGESCI. Nelle Comunità capi vi sono (vi dovrebbero essere) solo educatori scout cattolici, maschi e femmine, senza altri aggettivi o attributi. L’autodefinizione LGBTQIA+ appartiene alla sfera privata della persona, in particolare alla dimensione relazionale e affettiva. Quando questa dimensione viene esposta o tematizzata all’interno del servizio educativo, rischia di assumere una valenza ideologica.

Come precisa la Congregazione per l’educazione cattolica, nel documento Maschio e femmina li creò - Per una via di dialogo sulla questione del gender nell’educazione, 2019, la missione educativa si trova di fronte alla sfida che «emerge da varie forme di un’ideologia, genericamente chiamata gender, che “nega la differenza e la reciprocità naturale di uomo e donna. Essa prospetta una società senza differenze di sesso, e svuota la base antropologica della famiglia. Questa ideologia induce progetti educativi e orientamenti legislativi che promuovono un’identità personale e un’intimità affettiva radicalmente svincolate dalla diversità biologica fra maschio e femmina. L’identità umana viene consegnata ad un’opzione individualistica, anche mutevole nel tempo”».

Ad ogni modo è sempre da tener presente quella bella e ben nota sentenza attribuita in diverse forme a diversi autori: nelle cose necessarie ci vuole l’unità, in quelle dubbie la libertà, in tutte la ca**tà.

documento «Identità di genere e orientamento sessuale e affettivo» approvato dal 54° Consiglio generale dell’AGESCI
https://www.agesci.it/download/consiglio_generale/2026/Identita-di-genere-e-orientamento-sessuale-e-affettivo.pdf

«Grundordnung des kirchlichen Dienstes»
https://www.dbk.de/themen/kirche-staat-und-recht/kirchliches-arbeitsrecht/grundordnung/

Secondo il pensiero pedagogico del nostro attuale ministro dell’Istruzione e del Merito, gli studenti del secondo anno d...
01/06/2026

Secondo il pensiero pedagogico del nostro attuale ministro dell’Istruzione e del Merito, gli studenti del secondo anno delle scuole superiori “non sarebbero pronti” per affrontare la lettura dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni. Il linguaggio è complesso, la struttura narrativa articolata e i riferimenti storici del romanzo rendono il testo troppo difficile per adolescenti di quattordici o quindici anni.

Tuttavia, tale convinzione appare pedagogicamente debole e persino contraddittoria rispetto alle principali teorie educative moderne. Conoscendo il pensiero di Comenio, Bruner e Vygotskij dovrebbe essere da tempo chiaramente assodato, almeno per chi esercita la professione docente (ma forse mi illudo), che la scuola non deve limitarsi a proporre ciò che gli studenti sanno già comprendere autonomamente, ma deve invece accompagnarli verso forme più elevate di pensiero e di interpretazione.

Jan Amos Komenský, Comenio, nella sua opera Didactica Magna, sostiene il principio del Omnes, omnia, omnino, cioè “insegnare tutto a tutti in modo completo”. L’educazione, secondo il pedagogista, non deve adattarsi passivamente ai limiti immediati dell’alunno, ma deve ampliare progressivamente le sue capacità. La scuola esiste proprio per rendere accessibili contenuti che inizialmente risultano difficili. Se si accettasse l’idea che uno studente debba leggere soltanto testi già perfettamente comprensibili, l’istruzione perderebbe la propria funzione formativa.

Comenio riteneva inoltre che la gradualità fosse il vero strumento della didattica: non eliminare le difficoltà, ma accompagnare gli studenti nel superarle. In quest’ottica, I Promessi Sposi rappresentano un’occasione preziosa di crescita linguistica, storica e morale. Il romanzo di Manzoni permette infatti di confrontarsi con registri linguistici differenti, con una sintassi più elaborata e con riflessioni etiche profonde. Rinunciare a proporlo significherebbe privare gli studenti di un’esperienza culturale fondamentale proprio nel momento in cui la loro capacità critica inizia a svilupparsi.

Anche la concezione dell’istruzione di Jerome Bruner contraddice l’idea che gli adolescenti non siano pronti per testi complessi. Bruner sostiene che qualunque argomento può essere insegnato in maniera intellettualmente onesta a qualsiasi età, purché venga presentato con modalità adeguate. Questa concezione è alla base del cosiddetto “curricolo a spirale”: gli studenti possono affrontare temi difficili fin da giovani, tornando poi sugli stessi contenuti con livelli crescenti di profondità.

Secondo Bruner, l’apprendimento non consiste nella semplice ricezione passiva di informazioni, ma nella costruzione attiva del significato. Lo studente comprende davvero quando viene stimolato a formulare ipotesi, interpretare simboli e collegare esperienze differenti. I Promessi Sposi si prestano perfettamente a questo tipo di apprendimento: il romanzo affronta temi universali come la giustizia, il potere, la paura, il coraggio, la fede e la responsabilità individuale. Anche se non tutti gli aspetti stilistici vengono colti immediatamente, gli studenti possono comunque costruire interpretazioni personali e significative.

Bruner parla inoltre dell’importanza dello “scaffolding”, cioè dell’impalcatura educativa fornita dall’insegnante. Un testo complesso non deve essere eliminato, ma mediato attraverso spiegazioni, contestualizzazioni, letture guidate e discussioni collettive. Dire che gli studenti “non sono pronti” equivale spesso a rinunciare a questo ruolo fondamentale della scuola e dell’insegnante.

La teoria forse più decisiva in questo contesto è però quella della “zona di sviluppo prossimale” elaborata da Lev Vygotskij. Vygotskij distingue tra ciò che uno studente può fare da solo e ciò che può fare con l’aiuto di una guida competente. L’apprendimento autentico avviene precisamente in questa zona intermedia, dove la difficoltà non è né troppo bassa né insuperabile.

Applicando questa teoria alla lettura dei Promessi Sposi, appare evidente che il romanzo non deve essere valutato sulla base della comprensione immediata e autonoma dello studente, ma sulla possibilità di comprenderlo attraverso il lavoro scolastico. Un adolescente potrebbe non cogliere da solo tutte le implicazioni storiche o linguistiche del testo, ma con il supporto dell’insegnante e del gruppo classe può sviluppare progressivamente competenze interpretative molto più avanzate.

Se la scuola proponesse esclusivamente testi già perfettamente accessibili, non esisterebbe alcuna crescita cognitiva significativa. Vygotskij insegna infatti che l’educazione deve anticipare lo sviluppo, non limitarsi a seguirlo. In altre parole, gli studenti diventano “pronti” proprio affrontando opere complesse.

Altre riflessioni pedagogiche che sostengono questa posizione potremmo elencare. John Dewey affermava che l’educazione non è preparazione alla vita, ma è vita stessa: gli studenti devono confrontarsi con esperienze culturali autentiche, non con versioni semplificate della realtà. Allo stesso modo Paulo Freire criticava l’idea di una scuola che tratta gli studenti come contenitori vuoti da riempire con nozioni facili e immediate. La cultura alta non deve essere riservata a pochi “pronti”, ma resa accessibile a tutti attraverso il dialogo educativo.

Inoltre, sostenere che i giovani non siano pronti per I Promessi Sposi significa spesso sottovalutare le loro capacità intellettuali ed emotive. Gli adolescenti affrontano quotidianamente temi complessi attraverso film, serie televisive, videogiochi e social network. Sono già immersi in narrazioni articolate, conflitti morali e dinamiche sociali sofisticate. Il problema non è la loro incapacità di comprendere la complessità, ma la necessità di fornire strumenti adeguati per interpretarla criticamente.

Infine, bisogna ricordare che I Promessi Sposi non sono soltanto un classico della letteratura italiana, ma anche un’opera profondamente formativa. Manzoni costruisce un romanzo che invita a riflettere sul rapporto tra individuo e potere, sulla giustizia sociale, sull’uso della violenza e sulla responsabilità morale. Privare gli studenti di questo confronto nel nome di una presunta “non preparazione” significa impoverire il loro percorso educativo.

La difficoltà di un testo non è un ostacolo da evitare, ma una possibilità educativa. Gli studenti non devono essere considerati pronti prima di affrontare i grandi classici: è proprio affrontandoli che diventano pronti.

Benjamin Bloom, universalmente noto per le sue “tassonomie”, ci ricorda che l’apprendimento non dipende dal livello di capacità intellettuale degli alunni, quanto da “errori” nell’insegnamento.

Nei Quaderni del carcere Antonio Gramsci insiste sul fatto che la scuola non debba limitarsi a semplificare il sapere, ma debba fornire agli studenti gli strumenti per accedere alla cultura alta e alla complessità del pensiero. Gramsci ci ricorda che «Lo studio è anch’esso un mestiere, e molto faticoso».

Leggere, dunque, I Promessi Sposi non deve essere facile per definizione, perché la scuola ha proprio il compito di allenare gli studenti allo sforzo cognitivo e all’accesso graduale alla complessità culturale.

«Istruirsi perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza». Questo l’appello, oggi sempre più attuale, di Antonio Gramsci.

GIOVANNI FIORAVANTI

PER UN 2 GIUGNO CIVILE E SENZA ARMI:�UN INCONTRO DI PACE CHE MOBILITAUn appello, avanzato da un gruppo di intellettuali ...
30/05/2026

PER UN 2 GIUGNO CIVILE E SENZA ARMI:
�UN INCONTRO DI PACE CHE MOBILITA

Un appello, avanzato da un gruppo di intellettuali e aperto ad altre adesioni, perché la commemorazione del 2 giugno evolva nel senso civile della Festa della Repubblica.
L'idea è che sia un controsenso celebrare questa festa con l’esibizione delle armi di una parata militare seppur accompagnata da alcune espressioni della società civile,

L’ottantesimo anniversario della proclamazione della Costituzione repubblicana, è un tempo opportuno (kairos) per riscoprire la natura e il fondamento anche della festa del 2 giugno. Anche se la macchina organizzativa della preparazione della sfilata in via dei Fori imperiali è apparsa inarrestabile fin dal nostro primo appello per una evoluzione in senso civile della Festa della Repubblica, pubblicato su Avvenire il 17 aprile scorso, è comunque altrettanto evidente il controsenso di celebrare questa festa con l’esibizione delle armi di una parata militare seppur accompagnata, come semplice e marginale corollario, da alcune espressioni della società civile.

Sono modalità che rimandano alla prontezza del “cimento supremo della guerra” evocato da alcuni come prova della consistenza di una Nazione, mentre l’esito del referendum indetto il 2 e 3 giugno del 1946, il primo in Italia a suffragio universale con la partecipazione delle donne, è stato il segno di una svolta radicale di un popolo passato attraverso due confitti mondiali, le leggi razziali, la sottomissione ventennale ad un regime fascista alleato con la Germania nazista e la lacerante lotta per la Liberazione.

Ciò che accadde ottanta anni fa non fu soltanto un cambiamento di forma istituzionale ma della riedificazione di un Paese come Repubblica “democratica fondata sul lavoro” (articolo 1), che proclama poi nell’articolo 11 il ripudio della guerra «come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali» consentendo «in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni».

Non è difficile per noi tutti oggi constatare che stiamo nel pieno dell’epoca del tradimento della diplomazia da parte dei decisori politici con l’esibizione della prepotenza che giunge a minacciare senza l’uso dell’arma nucleare per far scomparire interi popoli – la prevenzione della costruzione di quell’arma atomica che sarebbe, si dice, la vera e unica ragione della guerra preventiva. Una strategia che ci vuole trasformare in sonnambuli avviati verso la catastrofe. In questo scenario inquietante che pervade in profondità la nostra esistenza quotidiana occorre far di tutto per risvegliarci da quel sonno mortale che ci porta ad accettare supinamente il bisogno di sicurezza con colossali piani di riarmo.

Siamo quindi convinti che sia davvero urgente avviare subito un processo che porti ad una conversione ad U, a una metanoia civile e politica che preveda, come proposta concreta, arrivare al 2 giugno 2027 con un’altra sfilata, un’altra festa, un senso della Festa della Repubblica Italiana.

Ci impegniamo ad avviare questo processo insieme a tutti quelli che vorranno associarsi, al fine di provare a sostituire la parata militare del 2 giugno, con le sue liturgie che rimandano ad un passato da ripudiare, con una sfilata civile, come gesto politico concreto per dare spazio ad una riflessione comune sulle ragioni che ci tengono assieme davanti a sconvolgimenti epocali.

Un dialogo di portata costituente con il rimando a quella Carta che esprime sempre di più la sua fecondità e attende di essere attuata. Roma è la città eterna che rimanda, secondo l’intuizione di Giorgio La Pira, alla sacralità di ogni città che non può essere distrutta. Un messaggio universale che deve arrivare dal nostro Paese davanti allo scempio in atto con la carneficina in corso a Gaza, la tragica determinazione a non porre fine al conflitto in Ucraina, il genocidio in Sudan e le tante guerre dimenticate che ci interpellano.

L’Italia può contribuire a fare del Mediterraneo un punto luminoso sulla Terra in attesa di un futuro di pace, invece di essere considerato una piattaforma logistica della guerra.

Sappiamo che ormai da tempo una parte della società civile, come Rete italiana pace e disarmo e Sbilanciamoci, organizza eventi e manifestazioni diffuse per un 2 giugno alternativo al modello che si è imposto nonostante alcune eccezioni durante la presidenza Scalfaro.

Da parte nostra, vogliamo ribadire l’urgente esigenza di un cambiamento necessario di narrazione della Festa della Repubblica come premessa di una rinnovata azione di pace dell’Italia sul piano internazionale a partire dal ruolo centrale dell’Europa. Per quest’anno, nonostante i tentativi fatti, la Festa del 2 giugno si svolgerà come negli anni passati, come se nulla fosse successo nella pace e nella guerra, come se nulla di nuovo e di grave stesse accadendo.

Invitiamo tutte e tutti a collegarsi sul canale youtube di Avvenire
www.youtube.com/user/AvvenireNEI
dalle ore 10 alle 11 del 2 giugno 2026, per un incontro dove noi firmatari offriremo le ragione di quanto stiamo facendo e soprattutto vorremmo fare nei mesi a seguire.

Chi vuole aderire a questa iniziativa può inviare una mail all’indirizzo:
[email protected]

https://www.avvenire.it/attualita/il-prossimo-2-giugno-la-sfilata-venga-aperta-da-insegnanti-medici-lavoratori-e-volontari_107253

Indirizzo

Càbras
09072

Sito Web

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