13/06/2026
14 Giugno 2026 – III Domenica dopo Pentecoste
Gen 2,4-17 ; Sal 103; Rm 5,12-17
Gv 3, 16-21
In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».
Le parole di Gesù che aprono questo brano sono sconvolgenti: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito». Non si tratta di un amore né astratto, né meritato: è un dono fatto per colmare la distanza tra l'uomo e Dio. Gesù non viene per condannare o per fare da giudice, ma viene per offrire una via di salvezza. Il giudizio, nell’idea dell’evangelista Giovanni, non è una sentenza calata dall'alto alla fine del nostro tempo, ma una scelta nel presente. in questo modo siamo sotto la luce: essa è accogliente ma anche esigente, perché svela la verità di ciò che siamo. Chi opera il male spesso preferisce l'oscurità, non tanto per nascondersi da Dio, quanto per proteggere il proprio egoismo e non mettere in discussione le proprie azioni. Al contrario, chi è nella verità viene verso la luce. Accettare la luce significa avere il coraggio di lasciarsi guardare da Dio, accogliendo le proprie fragilità per lasciarle guarire. Giovanni ci invita a non temere questa trasparenza: la luce di Cristo non serve a esporre le nostre colpe per umiliarci, ma a liberarci dalle ombre, guidando i nostri passi verso una vita autentica.
Commento di fr. Sandro