Parrocchia Sacro Cuore Frati Minori • Busto Arsizio

Parrocchia Sacro Cuore Frati Minori • Busto Arsizio “mio Signore e mio Dio” Gv 20,28

6 Settembre 2026 – II domenica dopo il martirio del BattistaIs 60,16b-22 ; Sal 88; 1Cor 15,17-28  Gv 5,19-24In quel temp...
05/09/2026

6 Settembre 2026 – II domenica dopo il martirio del Battista

Is 60,16b-22 ; Sal 88; 1Cor 15,17-28
Gv 5,19-24
In quel tempo. Il Signore Gesù riprese a parlare e disse: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati. Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato. In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita».

In questo tempo che segue la memoria del martirio del Battista, la Parola ci conduce al cuore del mistero di Gesù, la sua totale e perfetta comunione con il Padre. Il Precursore ha donato la vita per rendere testimonianza alla Verità, spianando la strada al Signore. Ora è il Figlio stesso ad aprirci la via del Regno, rivelando il volto autentico dell'Altissimo: «Il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre». Gesù non agisce mai in modo isolato o autonomo, ma manifesta che ogni suo gesto di guarigione e di salvezza è l'irrompere della misericordia del Padre nel mondo. Come il Padre risuscita i morti e dona la vita, così anche il Figlio la dona a chiunque si affida a lui con cuore sincero. Siamo chiamati a raccogliere l'eredità spirituale del Battista, dunque accogliamo con fede la promessa di Cristo: chi ascolta la sua Parola e crede in Colui che l'ha mandato possiede già la vita eterna. Non un semplice premio in un futuro lontano, ma una realtà di grazia che inizia oggi, che spezza le tenebre e ci permette di passare concretamente dalla morte alla vita.
Commento di fr. Sandro

30 Agosto 2026 – I domenica dopo il martirio del BattistaIs 65,16-19; Sal 32; Ef 5,6-14 Lc 9,7-11In quel tempo. Il tetra...
29/08/2026

30 Agosto 2026 – I domenica dopo il martirio del Battista

Is 65,16-19; Sal 32; Ef 5,6-14
Lc 9,7-11
In quel tempo. Il tetrarca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elia», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti». Ma Erode diceva: «Giovanni, l'ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo. Al loro ritorno, gli apostoli raccontarono a Gesù tutto quello che avevano fatto. Allora li prese con sé e si ritirò in disparte, verso una città chiamata Betsàida. Ma le f***e vennero a saperlo e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.

Nel racconto del Vangelo, il passaggio da Giovanni Battista a Gesù, segna una svolta decisiva, che la liturgia domenicale ci invita a meditare all'indomani del ricordo del martirio del Precursore. Erode incarna la reazione del potere terreno di fronte al mistero di Gesù in un intreccio di sconcerto, senso di colpa e superficiale curiosità. Cerca di vedere Gesù, ma con la preoccupazione di chi teme di perdere i propri privilegi e non vuole davvero lasciarsi interpellare dalla verità. Allo sguardo inquieto di Erode si contrappone la mitezza di Cristo. Dopo il ritorno degli apostoli dalla missione, Gesù cerca un luogo appartato, ma le f***e lo raggiungono. L’accoglienza del Signore è totale: egli non allontana la gente per difendere i propri spazi, ma apre il cuore, parla del Regno di Dio e guarisce quanti hanno bisogno di cure. La morte del Precursore non spegne la speranza, ma ne accelera il compimento. Se Giovanni ha dato la vita per indicare la luce, Gesù è la luce stessa che risana e nutre. La Parola ci interpella sul modo in cui cerchiamo il Signore: con la curiosità distante di Erode o con la sete umile e fiduciosa delle f***e che si affidano alla sua grazia?
Commento di fr. Sandro

23 Agosto 2026 – domenica precedente il martirio del Battista1Mac 1,10.41-42; 2,29-38; Sal 118; Ef 6,10-18 Mc 12,13-17In...
22/08/2026

23 Agosto 2026 – domenica precedente il martirio del Battista

1Mac 1,10.41-42; 2,29-38; Sal 118; Ef 6,10-18
Mc 12,13-17
In quel tempo. I sommi sacerdoti, gli scribi e gli anziani mandarono dal Signore Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso. Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?». Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: «Questa immagine e l'iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio». E rimasero ammirati di lui.

La trappola sul tributo a Cesare sembra non lasciare via d’uscita, ma Gesù spiazza i suoi interlocutori: sulla moneta c’è l’effigie dell’imperatore, sul cuore dell’uomo è impressa l’immagine viva di Dio. Restituire a Cesare ciò che è di Cesare non significa separare la fede dalla vita civile, né piegarsi a idolatrare il potere, ma ricordare che nessun impero terreno può rivendicare il possesso della coscienza e della dignità umana. Oggi, domenica che precede il martirio del Battista, questa Parola risuona con una straordinaria forza profetica. Giovanni non ha esitato a contestare il re Erode, rifiutando di barattare la verità con la tranquillità personale o con comodi compromessi politici, e ha dato a Dio ciò che appartiene a Dio (la sua voce, la sua missione e la sua stessa vita) senza piegare la testa di fronte al sovrano. Il Vangelo ci interpella oggi sulla nostra reale appartenenza. Riconoscere la sovranità di Dio non ci estranea dalla società, ma la purifica da assolutizzare il potere, ricordandoci che il nostro destino ultimo e la nostra libertà appartengono solo a Colui che ci ha creati a sua immagine.
Commento di fr. Sandro

16 Agosto 2026 – XII Domenica dopo Pentecoste2Cr 36,11-21; Sal 105; Rm 2,12-29 Mt 11,16-24In quel tempo. Il Signore Gesù...
15/08/2026

16 Agosto 2026 – XII Domenica dopo Pentecoste

2Cr 36,11-21; Sal 105; Rm 2,12-29
Mt 11,16-24
In quel tempo. Il Signore Gesù disse alle f***e: «A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”. È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”. Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie». Allora si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».

Gesù paragona la sua generazione a bambini scontenti: né l'austera penitenza del Battista né la gioiosa vicinanza del Figlio dell'uomo scuotono i cuori paralizzati dall'indifferenza. È la denuncia dell’atteggiamento di chi è sempre pronto a trovare scuse pur di non lasciarsi toccare dalla grazia di Dio. Il Vangelo è un invito a superare ogni apatia spirituale per riconoscere l'azione di Dio nella nostra storia. I moniti alle città della Galilea non sono una condanna finale, ma un appello alla responsabilità. La familiarità con le opere di Cristo non sono garanzia di salvezza se non diventa conversione concreta, cambiamento di vita. Dio non si stanca di cercarci, ma chiede un cuore docile, capace di stupirsi e di accogliere oggi il dono del suo amore che salva.
Commento di fr. Sandro

9 Agosto 2026 – XI Domenica dopo Pentecoste1Re 19,8-16.18; Sal 17; 2Cor 12,2-10Mt 10,16-20In quel tempo. Il Signore Gesù...
09/08/2026

9 Agosto 2026 – XI Domenica dopo Pentecoste

1Re 19,8-16.18; Sal 17; 2Cor 12,2-10
Mt 10,16-20
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi».

Chi sceglie di seguire la Via indicata da Gesù abbandonandosi fiduciosamente alla sua Parola sperimenta prima di tutto nelle avversità, ma anche nell’ordinarietà della vita quotidiana che entrambi gli atteggiamenti suggeriti dal Maestro gli appartengono. Si può essere colombe che vedono in tutto e tutti la purezza delle cose e delle persone quando le vediamo nella loro vera essenza. Si può essere nel contempo serpenti, che tengono alta la testa e sono prudenti, perché in ogni cosa guardano più lontano e possono anche sapersi accorgere delle insidie. Questi atteggiamenti sono solo apparentemente antitetici, se crediamo di dover essere solo noi a governarli. Gesù ci ricorda che in noi abita lo Spirito del Padre e che è Lui a parlare in noi e per noi, quando gli lasciamo spazio.
Commento di Patrizia

2 Agosto 2026 – X Domenica dopo Pentecoste1Re 8,15-30; Sal 47; 1Cor 3,10-17Mc 12,41-44In quel tempo. Seduto di fronte al...
01/08/2026

2 Agosto 2026 – X Domenica dopo Pentecoste

1Re 8,15-30; Sal 47; 1Cor 3,10-17
Mc 12,41-44
In quel tempo. Seduto di fronte al tesoro, il Signore Gesù osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

Nel Vangelo di questa domenica, Gesù siede di fronte al tesoro del tempio e osserva: egli non guarda tanto la quantità del denaro, ma la verità del gesto. Molti ricchi gettano molto, ma danno solo ciò che avanza: un'offerta che non intacca minimamente le loro sicurezze. Poi si avvicina una vedova povera, figura di grande solitudine e fragilità, e versa due soli spiccioli. Gesù chiama a sé i discepoli per mostrare loro un miracolo invisibile al mondo. La differenza profonda non sta nella cifra, ma nell'inclinazione del cuore. I ricchi offrono dal superfluo, ma la vedova dona la sua stessa sussistenza, la sua vita: non fa calcoli di convenienza, ma si affida totalmente a Dio. In una società, anche oggi, che misura costantemente le persone per il potere e per ciò che possiedono, producono o ostentano, questa donna ribalta la prospettiva. Questo testo è un invito a non vivere a risparmio nei confronti di Dio e del prossimo. Spesso offriamo soltanto le briciole del nostro tempo, del nostro ascolto o del nostro affetto, tenendo ben saldo il controllo della nostra vita. La vedova ci insegna che l'amore vero comincia proprio dove finiscono le nostre garanzie e i nostri calcoli. Fidiamoci! Non temiamo di consegnare al Signore la nostra fragilità. Ogni piccolo gesto di fiducia o di bontà, donato con il cuore, per Dio ha un valore inestimabile.
Commento di fr. Sandro

26 Luglio 2026 – IX Domenica dopo Pentecoste2Sam 12,1-13; Sal 31; 2Cor 4,5-14Mc 2,1-12In quel tempo. Il Signore Gesù ent...
25/07/2026

26 Luglio 2026 – IX Domenica dopo Pentecoste

2Sam 12,1-13; Sal 31; 2Cor 4,5-14
Mc 2,1-12
In quel tempo. Il Signore Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao [...] Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. [...] Scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati». Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua». Quello si alzò e subito presa la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò [...].

A volte ci sentiamo paralizzati, qualcosa ci impedisce il movimento verso l’altro; è come un bozzolo che imprigiona e impedisce di vedere o sentire, se non se stessi. Distrugge invece di costruire; ci blocca a terra utilizzando la tristezza, la rabbia, il rancore, l’invidia e non permette al cuore di volare leggero, di ardere d’amore e gratitudine, di vedere ovunque la bellezza. Gesù è colui che ci sa liberare, sa farci rialzare e uscire fuori, rivedere la luce, con la sua presenza, la sua parola. Solo lui sa ridarci aria pura da respirare, il soffio dello spirito di vita, aria di creazione nuova. Ma forse… solo noi uomini, gli uni per gli altri, possiamo essere strada verso questa liberazione, prestando a lui le nostre mani, piedi, orecchie, cuori. Una parola, una mano, un sorriso che riaprano uno spiraglio di bene, di vicinanza. Ci è data la grande responsabilità della relazione con l’altro e la forza della preghiera per i fratelli, perché tutti possiamo tornare a camminare, ritrovare la strada, meravigliarci e lodare Dio.
Commento di Lidia

19 Luglio 2026 – VIII Domenica dopo Pentecoste1Sam 3,1-20; Sal 62; Ef 3,1-12 Mt 4,18-22In quel tempo. Mentre camminava l...
18/07/2026

19 Luglio 2026 – VIII Domenica dopo Pentecoste

1Sam 3,1-20; Sal 62; Ef 3,1-12
Mt 4,18-22
In quel tempo. Mentre camminava lungo il mare di Galilea, il Signore Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

Quello che conquista è uno sguardo! Simone, Andrea, Giacomo e Giovanni sono, prima di tutto, guardati. Quante persone saranno passate di lì prima di Gesù? Eppure nessuno li aveva guardati con quel tipo di sguardo che ci fa sentire amati e riconosciuti. Nonostante le nostre imperfezioni, le nostre ferite, le nostre paure. La parola, la voce, il sentirsi chiamati, arrivano dopo. Lo sguardo non fa rumore, è intimo. La parola invece irrompe nella realtà, ci mette al muro, chiede risposta. È in quel momento allora che dobbiamo solo decidere se abbandonare tutto e gettare il cuore oltre l’ostacolo, oltre ciò che conosciamo già, fidandoci di quello sguardo e di quella voce perché, a nostra volta, li abbiamo saputi riconoscere tra altri mille…
Commento di Elena

12 Luglio 2026 – VII Domenica dopo PentecosteGs 4,1-9; Sal 77; Rm 3,29-31 Lc 13,22-30In quel tempo. Il Signore Gesù pass...
11/07/2026

12 Luglio 2026 – VII Domenica dopo Pentecoste

Gs 4,1-9; Sal 77; Rm 3,29-31
Lc 13,22-30
In quel tempo. Il Signore Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

Sono molti quelli che si salvano? Gesù fa capire che non è questione di numero, la salvezza non è a “numero chiuso”! Per salvarsi serve attraversare la porta giusta; e questa porta giusta non è solo per qualcuno, è una porta aperta a tutti. Però è un passaggio stretto. Quindi, oltrepassarla non è facile. Ma cosa significa che è stretta? Chi riesce ad attraversarla? Ecco che subito dopo giunge un indizio: «Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia»; non vi conosco. Ecco il criterio! La giustizia: giustizia è tradurre il vangelo nelle opere; è amare Dio e il prossimo, anche i nemici, significa far morire il proprio orgoglio e il proprio egoismo. Perseverare nella misericordia, vivere una vita buona. Ecco perché la porta è stretta, perché compiere tutto questo non è facile. Vivere il vangelo richiede umiltà, perseveranza, giustizia: significa avere la forza di andare controcorrente, non conformarsi alla mentalità dominante, vivere le beatitudini. Lo possono fare tutti, a condizione che si abbracci il vangelo.
Commento di Maria Angela

5 Luglio 2026 – VI Domenica dopo PentecosteEs 33,18-34,10; Sal 76; 1Cor 3,5-11 Lc 6,20-31In quel tempo. Il Signore Gesù,...
04/07/2026

5 Luglio 2026 – VI Domenica dopo Pentecoste

Es 33,18-34,10; Sal 76; 1Cor 3,5-11
Lc 6,20-31
In quel tempo. Il Signore Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti. Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti. Ma a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro. E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro».

Questa pagina contiene il cuore del Vangelo, un invito estremo all’amore: amare il nemico, dare amore a chi non ci è amico e non ce ne dona. Gesù, che è la Buona Notizia, rivolge questo invito a tutti, ma in primo luogo a coloro che ascoltano le sue parole: andare oltre noi stessi e la logica degli uomini, benedire chi maledice e pregare per chi ci tratta male, essere generosi oltre misura, disponibili sempre quando si tratta di incontrare chi ci si fa prossimo. Sovente sentiamo dire: “Non fare agli altri quello che non vuoi sia fatto a te”, ma la vera regola nelle parole di Gesù è in positivo: “Fate agli altri, come volete che gli altri facciano a voi”. Nella semplicità di questo richiamo c’è l’indicazione per la Via da percorrere e per stare pienamente con Lui.
Commento di Patrizia

Indirizzo

Piazzetta Gentile Mora, 1
Busto Arsizio
21052

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 18:00
Venerdì 09:00 - 19:00
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Domenica 09:00 - 19:00

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