30/05/2020
La sera della vigilia, Filippo, com’era sua consuetudine, era sceso nei sotterranei delle catacombe di San Sebastiano per pregare su quegli avelli imporporati del sangue glorioso dei primi martiri.
Egli vi godeva misteriose bellezze sconosciute agli occhi profani del mondo. Nei loro cunicoli, in mezzo all’oscurità profonda, in quel silenzio arcano, egli si sentiva ardere d’amor di Dio e meditava il mirabile prodigio della Pentecoste.
Ad un tratto il suo cuore fu invaso di grande gioia ed una luce vivissima illuminò la sua persona. Il santo alzò lo sguardo e vide scendere dall’alto un globo di fuoco che posatosi sulla sua bocca, gli penetrava poi nel petto, producendo in lui effetti mirabili.
Il suo cuore, in contatto con quella vivissima fiamma, si dilatò improvvisamente. Non potendo più il petto contenerlo, per la violenza, s’inarcarono due costole che si sollevarono fino a spezzarsi.
Ebbe come un forte tremore, un sussulto per tutte le membra e, fuori di sé dalla gioia, strinse fortemente le mani sopra il cuore che sentiva bruciare e ba***re con veemenza.
Un vivo palpito d’amore divampava in quel momento dentro di lui, inondando il suo animo di tanta soavità che, delirante dalla gioia, esclamò: “Basta, o Signore, non più, non più!”
Lo Spirito Santo era sceso nel cuore di Filippo, dilatandolo miracolosamente, sicché si era ripetuta su di lui la stessa scena degli apostoli.
Era l’epilogo d’un poema divino! Il bacio ardente del Paracleto con la grande anima di Filippo, come suggello della sua santità”. [Tratto da S. Filippo Neri, Aneddotico, a cura di Oreste Cerri. Ed. Il Villaggio del Fanciullo di Vergiate, 1939]