Parrocchia S. Antonio di Padova - Borgetto

Parrocchia S. Antonio di Padova - Borgetto Benvenuti !!! Qui tutto, ma proprio tutto, sulla tua Parrocchia.

29/05/2026

🔔Avvisiamo che le iscrizioni al Grest sono ufficialmente chiuse per il raggiungimento del numero massimo di posti disponibili.

Vogliamo ringraziare immensamente tutte le famiglie per la straordinaria risposta e l'affetto dimostrato. Ci metteremo subito al lavoro per preparare un'estate indimenticabile per i vostri figli!

A presto con tutte le informazioni per l'inizio delle attività! ❤️

L'attesa è  FINITA! 🚀✨ Il   GREST  ESTIVO 2026 sta per partire e la carica è a MILLE! ⚡🤩 Quest'anno ci tuffiamo in un'av...
28/05/2026

L'attesa è FINITA! 🚀✨ Il GREST ESTIVO 2026 sta per partire e la carica è a MILLE! ⚡🤩 Quest'anno ci tuffiamo in un'avventura pazzesca con " "! 🐋🌊 Siete pronti a salpare insieme? Ricordatevi... SI PUÒ! 🤝🎉

🚨 ATTENZIONE: ISCRIZIONI APERTE OGGI E DOMANI! 🚨 Per partecipare bisogna correre a iscriversi! 🏃‍♂️💨

📌 INFO ISCRIZIONI:

🗓 Oggi 28 Maggio e Domani 29 Maggio
🕕 Ore 18:00
📍 Dove: Saloncino parrocchiale di Via Ferrara
🧒 Per bambini dai 6 ai 13 anni
🪙 Quota: 3 Euro

📞 utili in foto: Rosa Maria (389 8229503) e Giusi (388 3492244).

Preparate lo zaino... !!!💛💚💙❤️

LA CHIESA OGGI RICORDA ...San Filippo Neri.Filippo Romolo Neri nacque a Firenze il 21 luglio 1515 ed è stato un presbite...
25/05/2026

LA CHIESA OGGI RICORDA ...

San Filippo Neri.

Filippo Romolo Neri nacque a Firenze il 21 luglio 1515 ed è stato un presbitero e educatore italiano, beatificato nel 1615 e proclamato santo da papa Gregorio XV nel 1622. Originario di Firenze, si trasferì giovane a Roma, dove si dedicò alla sua missione evangelica, guadagnandosi l'appellativo di "secondo apostolo di Roma" per il suo impegno a diffondere la fede in una città corrotta e pericolosa.

Fondò l'Oratorio, un luogo di preghiera e di formazione spirituale per i giovani, raccogliendo un gruppo di ragazzi di strada e avvicinandoli alla liturgia, mescolando celebrazioni religiose con momenti di gioco e canto, senza distinzioni tra maschi e femmine. Questo approccio innovativo, che includeva anche la musica e il buon umore, divenne un punto di riferimento per la spiritualità giovanile, e nel 1575 l'Oratorio fu riconosciuto ufficialmente da Papa Gregorio XIII come congregazione religiosa.

Filippo Neri era noto per il suo carattere vivace e burlone, tanto da essere soprannominato il "santo della gioia" o "giullare di Dio". Era una figura carismatica e dotata di una grande capacità di divertire e avvicinare le persone alla fede con la sua allegria e le sue simpatiche pene. Confessava sia ricchi che poveri, principi e cardinali, impartendo penitenze talvolta bizzarre per correggere i comportamenti peccaminosi con un sorriso e un po' di umorismo. Vi è ad esempio un simpatico aneddoto che narra come a una donna, che aveva il vizio di sparlare degli altri, fu comandato dal santo di spennare per strada una gallina morta e poi di raccoglierne tutte le penne volate via. Alla richiesta del perché da parte della donna, rispose che questo era come il suo sparlare, le sue parole si spargevano ovunque ma non si potevano raccogliere più tutte.

Amante della natura, Filippo Neri trascorreva ore all'aperto, osservando il paesaggio e accudendo animali. La sua spiritualità si fondeva con l'arte e la musica: l'Oratorio divenne anche un centro di attività musicale, trasformando le laudi in composizioni polifoniche che accompagnavano le preghiere. Tra le sue iniziative più note, Filippo Neri istituì il "Giro delle Sette Chiese" nel 1552, un pellegrinaggio a piedi che comprendeva le sette basiliche principali di Roma, come atto di penitenza in opposizione ai festeggiamenti pagani del Carnevale. Questa tradizione di pellegrinaggio è ancora oggi praticata.

Fu proclamato santo nel 1622, e le sue reliquie sono venerate nella ca****la della chiesa di Santa Maria in Vallicella a Roma, dove la sua memoria liturgica viene celebrata il 26 maggio, giorno della sua morte. Il suo esempio di vita, fatto di gioia, umiltà e impegno nella formazione spirituale dei giovani, lo rende ancora oggi un modello di santità e di dedizione alla fede.

IL VANGELO DI OGGI - MARTEDI' 26 MAGGIO 2026.(Mc 10, 28-31)In quel tempo, Pietro prese a dire a Gesù: «Ecco, noi abbiamo...
25/05/2026

IL VANGELO DI OGGI - MARTEDI' 26 MAGGIO 2026.

(Mc 10, 28-31)

In quel tempo, Pietro prese a dire a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».

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Sembra quasi imbarazzante quello che Pietro dice a Gesù: noi abbiamo fatto tanti sacrifici per te, che cosa ne abbiamo guadagnato, che cosa ne avremo in cambio? Può forse una moglie pensare di dire al marito, o un marito alla moglie: “adesso che ti ho sposato, che cosa ci guadagnerò?”. L’amore è sempre gratuito, come seguire Gesù, e donarsi è una esigenza d’amore. Gesù incoraggia Pietro: se davvero hai lasciato tutto, Pietro, riceverai cento volte tanto. Pietro non sa se essere contento o preoccupato, non sa ancora che dovrà staccarsi dalla cosa più difficile: l’immagine che si è fatta di se stesso come buon apostolo, fedele. Solo nella fatica della sconfitta, nell’umiliazione del tradimento Pietro, scoprirà di avere lasciato l’ultima cosa cui era legato: un falso amor proprio e lì, all’indomani della resurrezione, sul lago di Tiberiade, potrà dire con verità che ora l’unica cosa che gli importa è quell’amore che ha visto negli occhi di Gesù. Chi fa entrare Cristo nella propria vita non perde nulla, assolutamente nulla di ciò che rende la vita libera, bella e grande. Non abbiamo paura di Cristo. Lui non toglie nulla e dona tutto. Chi si dona a lui riceve il centuplo. Le cose passano, Lui rimane in eterno.

24/05/2026

UNA SETTIMANA CON MARIA

DA LUNEDÌ 25 A SABATO 30 MAGGIO 2026
ore 09:00 Santa Messa
ore 17:00 Santo Rosario
ore 17:30 Santa Messa con meditazione

MARTEDÌ 26
ore 18:00 – con Maria in adorazione

MERCOLEDÌ 27
ore 18:00 – catechesi biblica sulla Madonna

GIOVEDÌ 28
ore 18:00 – con Maria in adorazione
ore 20:00 Santa Messa animata dalla Confraternita
del Santissimo Sacramento

VENERDÌ 29
ore 18:00 – santo Rosario meditato e atto di consacrazione
della comunità parrocchiale alla Madonna

DOMENICA 31
ore 11:00 e ore 18:00 - Santa Messa di Prima Comunione
ore 20:00 – rientro del Simulacro della Madonna a Romitello

LA CHIESA OGGI RICORDA ...Santa Maria Maddalena de' Pazzi.Maria Maddalena de' Pazzi, al secolo Caterina Lucrezia, nacque...
24/05/2026

LA CHIESA OGGI RICORDA ...

Santa Maria Maddalena de' Pazzi.

Maria Maddalena de' Pazzi, al secolo Caterina Lucrezia, nacque il 2 aprile 1566 a Firenze in una delle famiglie nobili più influenti della città. Cresciuta in un ambiente di lusso, fin da giovane mostrò una spiccata inclinazione alla spiritualità, sebbene la sua infanzia fosse segnata dalla timidezza e dalla ricerca di un senso più profondo della vita. A sedici anni, decise di entrare nel monastero carmelitano di Santa Maria degli Angeli, prendendo il nome di Maria Maddalena. La sua vita religiosa sarebbe stata caratterizzata da una costante ricerca di unione mistica con Dio, nonché da un impegno per la riforma della Chiesa, ispirata dalla spiritualità di Savonarola e dalle sue esperienze personali.

Il percorso monastico di Maria Maddalena de' Pazzi si sviluppò sotto la guida di numerosi confessori, tra cui il celebre padre gesuita Virgilio Cepari. Durante gli anni trascorsi nel Carmelo, la sua vita si caratterizzò per una profonda meditazione, in particolare sulla Trinità, e per il suo desiderio di partecipare al rinnovamento della Chiesa. Attraverso lettere, meditazioni e discorsi, cercò di incitare i membri della Chiesa a vivere in modo più autentico e fedele alla vera vocazione cristiana, un richiamo che rispecchiava la spiritualità di Santa Caterina da Siena e la visione profetica del Savonarola.

Nel corso degli anni, Maddalena divenne una figura di riferimento per la comunità religiosa fiorentina, e la sua influenza si estese ben oltre i confini del monastero. Le sue lettere, spesso indirizzate a personalità ecclesiastiche come il papa e l'arcivescovo di Firenze, sono testimoni di un impegno profondo per la purificazione e il rinnovamento della Chiesa, un tema che rifletteva le sue preoccupazioni spirituali e l’urgenza di un ritorno alle radici evangeliche. Nonostante la sua fragilità fisica, che la portò a soffrire di gravi malattie negli ultimi anni della sua vita, Maddalena continuò la sua missione di guida spirituale, fino alla morte, avvenuta il 25 maggio 1607, all’età di 41 anni.

Già durante la sua vita, Maria Maddalena de' Pazzi veniva considerata una santa vivente dalla comunità religiosa e laica di Firenze, grazie alla sua profonda spiritualità e alle numerose esperienze mistiche che condivideva con le sue consorelle. Dopo la morte, il processo per la beatificazione ebbe inizio nel 1611, e nel 1626 fu proclamata beata da papa Urbano VIII. Il 28 aprile 1669, papa Clemente IX la canonizzò ufficialmente. La sua memoria liturgica si celebra il 25 maggio, giorno della sua morte.

La spiritualità di Maria Maddalena de' Pazzi, caratterizzata da un forte legame con la mistica e un impegno continuo per la riforma della Chiesa, ha lasciato un'impronta profonda nella storia della mistica e dell'arte sacra. La sua figura continua ad essere fonte di ispirazione per molti, e la sua vita rimane un esempio di dedizione totale a Dio e alla Chiesa. La sua influenza è percepibile ancora oggi, non solo attraverso la venerazione della sua memoria, ma anche nelle opere di molti che hanno tratto spunto dalle sue meditazioni e dalla sua visione spirituale.

IL VANGELO DI OGGI - LUNEDI' 25 MAGGIO 2026.(Gv 19, 25-34)In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la s...
24/05/2026

IL VANGELO DI OGGI - LUNEDI' 25 MAGGIO 2026.

(Gv 19, 25-34)

In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé. Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito. Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua.

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Papa Francesco ha stabilito che il lunedì dopo la Pentecoste venga celebrata la memoria liturgica della Beata Vergine Maria Madre della Chiesa. Ai piedi della croce c’è la madre di Gesù e lui la dona come madre a Giovanni e a tutti noi. È la madre della Chiesa. Ovunque c’è un discepolo, lì c’è anche la Madre, perché è volontà di Cristo che Sua Madre ci faccia da madre. E una madre sa esserlo soprattutto nell’ora della prova e nell’ora del buio. Si comprende allora come mai nella preghiera dell’Ave Maria noi ripetiamo: «Prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte». Gesù ci dice: «Non vi lascio orfani, vi do una madre». E questo anche è il nostro orgoglio: abbiamo una madre, una madre che è con noi, ci protegge, che ci accompagna, che ci aiuta, anche nei tempi difficili, nei momenti brutti. Non dobbiamo dimenticare che la presenza di Maria nella vita di Cristo è una scelta di Dio; pertanto anche la presenza di Maria nella vita della Chiesa è una volontà di Dio.

LA CHIESA OGGI RICORDA ...San Vincenzo di Lèrins.Vincenzo di Lerins, vissuto nel V secolo, è stato uno degli scrittori e...
23/05/2026

LA CHIESA OGGI RICORDA ...

San Vincenzo di Lèrins.

Vincenzo di Lerins, vissuto nel V secolo, è stato uno degli scrittori ecclesiastici più importanti della Gallia meridionale, noto soprattutto per il suo trattato teologico Commonitorium. Nato probabilmente nella Gallia settentrionale o nel Belgio, da una famiglia nobile della città di Toul, figlio di Eparchius, un esponente dell’alta nobiltà franca, Vincenzo apparteneva a una casata di origine senatoriale. Suo fratello, San Lupo di Troyes, è anch'egli un personaggio importante della storia ecclesiastica.

Dopo aver ricevuto una solida educazione, Vincenzo si ritirò a vivere nell'isola di Lerino, dove fondò un monastero che divenne un centro di spiritualità e cultura. Fu in questo ambiente che scrisse il Commonitorium, opera che avrebbe avuto un'influenza duratura nel pensiero cristiano. Il trattato, scritto intorno al 434, rispondeva alla necessità di definire i criteri per distinguere le dottrine ortodosse dalle eresie. La sua formula più famosa, ciò che è stato creduto ovunque, sempre e da tutti, esprimeva la necessità di aderire alla tradizione universale della Chiesa come criterio di verità. Vincenzo viveva in un’epoca segnata dalle controversie dottrinali, in particolare riguardo al semipelagianesimo, una dottrina che metteva in discussione la visione agostiniana della grazia. Sebbene alcuni dei suoi scritti sembrassero in sintonia con le posizioni semipelagiane, la sua riflessione sul ruolo della tradizione e sull’importanza di aderire all’insegnamento costante della Chiesa lo rende uno dei principali punti di riferimento contro le innovazioni teologiche. La sua difesa dell'antichità e dell'unanimità della fede apostolica rimarrà un principio fondamentale nella teologia della Chiesa.

Il Commonitorium si distingue anche per il concetto di “progresso della fede”, che Vincenzo intendeva non come un cambiamento sostanziale nella dottrina, ma come un approfondimento e una maturazione della comprensione cristiana, sempre rimanendo fedeli alle radici apostoliche. In altre parole, la fede non deve evolversi in modo arbitrario, ma deve crescere organicamente, come un seme che diventa albero, mantenendo però la sua identità.

Vincenzo morì prima del 450, ma la sua eredità teologica è rimasta viva nella Chiesa. Il Commonitorium continuò ad essere studiato e applicato nei secoli successivi, in particolare nelle controversie dottrinali che seguirono. La sua difesa della tradizione e il suo invito a discernere la vera fede dalle eresie ci insegnano oggi l'importanza di rimanere ancorati alla verità ricevuta, pur lasciando spazio per una maturazione della nostra comprensione della fede.

IL VANGELO DI OGGI - DOMENICA 24 MAGGIO 2026.(Gv 20, 19-23)La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre eran...
23/05/2026

IL VANGELO DI OGGI - DOMENICA 24 MAGGIO 2026.

(Gv 20, 19-23)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

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Il Vangelo di questa solennità ci riporta al Cenacolo dove Gesù aveva lavato i piedi agli apostoli, aveva istituito il sacramento dell’eucaristia e del sacerdozio, aveva dato il comandamento nuovo dell’amore. In quel luogo, Egli, risorto, incontra gli apostoli e dona loro lo Spirito Santo. Il dono dello Spirito è il dono della ca**tà che è il nome di Dio, perché Dio è amore. La Chiesa è il corpo di Cristo, egli ne è il capo e lo Spirito Santo ne è l’anima, il soffio vitale che la rende santa, nonostante le debolezze e i peccati dei suoi membri. La sera di Pasqua, Gesù Risorto, ha consegnato alla Chiesa, con il soffio dello Spirito, la missione di liberare l’umanità dal peccato: «A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Quando ci sentiamo perdonati e amati, ancor di più dopo i nostri sbagli, è lo Spirito Santo che compie questo. Quando ci sentiamo rinascere con il dono della pace nel cuore, è lo Spirito Santo che compie questo. Quando si riaccende in noi la speranza e sappiamo vedere, oltre le apparenze, la novità di Dio, è lo Spirito Santo che compie questo. Nel Battesimo e nella Cresima, la presenza dello Spirito viene in ciascuno di noi per compiere il progetto di amore di Dio per noi. Ecco perché è bello invocare lo Spirito Santo: Vieni Santo Spirito, manda a noi dal cielo un raggio della tua luce. Vieni, Padre dei poveri, vieni datore dei doni, vieni luce dei cuori.

LA CHIESA OGGI RICORDA ...San Giovanni Battista de' Rossi.Giovanni Battista de’ Rossi nacque nel 1698 a Voltaggio, un pi...
22/05/2026

LA CHIESA OGGI RICORDA ...

San Giovanni Battista de' Rossi.

Giovanni Battista de’ Rossi nacque nel 1698 a Voltaggio, un piccolo paese della provincia di Genova. La sua vita fu segnata dalla sofferenza e dalla povertà, ma anche da una profonda fede e dedizione al servizio degli altri. A soli 13 anni si trasferì a Roma per proseguire gli studi, accolto nella casa di uno zio sacerdote. A Roma frequentò il Collegio Romano, dove iniziò a prepararsi per il sacerdozio. Già da giovane, però, iniziò a soffrire di epilessia, una malattia che lo avrebbe tormentato per tutta la vita. Nonostante ciò, la sua intelligenza e la sua pietà lo resero un giovane amato da tutti, e la sua vocazione si rafforzò.

Nel 1721, Giovanni venne ordinato sacerdote e da quel momento la sua vita si dedicò completamente all’apostolato. Lavorò con i giovani, i poveri e gli emarginati, con una particolare attenzione alla formazione spirituale e culturale dei sacerdoti. Fondò la Pia Unione dei sacerdoti secolari di Santa Galla, un movimento che intendeva aiutare i confratelli sacerdoti a crescere nella fede e nella preparazione teologica. Il suo impegno apostolico si estendeva anche ai malati, a cui portava conforto e sostegno materiale, e alla catechesi, che diventò una delle sue passioni principali.

La sua vita fu caratterizzata dalla semplicità e dall'umiltà. Non cercò mai ruoli di prestigio o di comando, preferendo rimanere un semplice servitore della comunità. La sua fama crebbe grazie alla sua straordinaria capacità di ascolto e alla sua dedizione nel confessionale, dove trascorreva lunghissime ore ogni giorno. La gente lo cercava non solo per la sua capacità di confessare, ma anche per la sua direzione spirituale e il suo consiglio sincero.

Nonostante la sua salute fragile, Giovanni continuò il suo apostolato con una forza straordinaria. Le sue crisi epilettiche non lo fermarono mai, e il suo esempio di dedizione e di sacrificio divenne un faro per la comunità cristiana. La sua morte, avvenuta il 23 maggio 1764, fu il segno di una vita vissuta per gli altri.

Canonizzato nel 1881 da Papa Leone XIII, Giovanni Battista de’ Rossi ci insegna che la vera grandezza non sta nelle conquiste mondane, ma nel servizio silenzioso e nell’amore incondizionato verso gli altri. La sua vita è un esempio di come, anche di fronte alla malattia e alle difficoltà, si possa rispondere alla chiamata divina con coraggio, fede e generosità.

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