08/09/2026
💞 FESTA della MADONNA DEI FIORI - 8 SETTEMBRE 2026
18:00: S. Rosario animato
18:30: Ss. Messa Solenne
20:00: Concerto Happy Chorus RnS
21:00: Rinfresco
Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Madonna dei Fiori Bordighera, Chiesa cattolica, Via Arca di Noè, 27, Bordighera.
💞 FESTA della MADONNA DEI FIORI - 8 SETTEMBRE 2026
18:00: S. Rosario animato
18:30: Ss. Messa Solenne
20:00: Concerto Happy Chorus RnS
21:00: Rinfresco
🟠 FESTA della NATIVITA' DELLA BEATA VERGINE MARIA - 8 SETTEMBRE 2026
🎧 in audio su YouTube
https://youtu.be/lMbuUjCJm5g?is=nQQHggmRAnvg0qzq
📌 LA FESTA
I fortunati genitori di Maria furono S. Gioachino e S. Anna.
La nascita della SS. Vergine fu preannunziata fin dall'inizio quando il Signore promise all'umanità decaduta un'altra donna che avrebbe schiacciato il capo al serpente. E giunta la pienezza dei tempi, Maria apparve come stella mattutina nel mare tempestoso del mondo, pura, santa, piena di grazia.
Maria nacque santa, poiché fu concepita senza macchia originale e piena di ogni grazia. La grazia che ebbe la SS. Vergine sorpassò la grazia non solo di ciascun santo, ma di tutti gli Angeli ed i Beati del cielo, e questo a ben ragione perché Maria era destinata a divenire Madre di Dio. Ora se Maria fu eletta ad essere Madre di Dio, era necessario che Dio l'adornasse d'una grazia corrispondente alla dignità eccelsa cui l'aveva destinata. Inoltre Maria era destinata ad essere mediatrice d tutte le grazie e perciò ebbe una grazia superiore quella di tutte le altre creature.
La SS. Trinità concorse a gara per preparare la Madre di Dio. Concorse il Padre rendendo Maria immune dalla macchia originale, perché era la sua figlia e figlia primogenita: « Io uscii dalla bocca dell'Altissimo primogenita prima di tutte le creature »; perché la destinò a riparatrice del mondo e mediatrice di pace tra gli uomini e Dio, e infine perché la prescelse come Madre del suo Unigenito. Concorse il Figliuolo che aveva eletto Maria per sua Madre: Maria fu degna del divin Salvatore. Concorse lo Spirito Santo conservandola intatta perché doveva essere la sua sposa. E sappiamo che questo Sposo Divino amò Maria più che tutti gli altri Santi ed Angeli assieme.
E Maria corrispose a tutti i favori celesti: fin dal primo istante usò fedelmente delle grazie che le erano state concesse.
Ai piedi della culla di Maria diciamole con San Bernardo: Ricordati, o Maria, che non per te fosti fatta così grande, ma per noi poveri peccatori.
📌 VANGELO FESTIVO
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 1,1-16.18-23
Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.
Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giosafat, Giosafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa Dio con noi.
LE PAROLE DEI PAPI
Il brano del Vangelo di Matteo ci presenta la "genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo" (Mt 1,1), sottolineando ed esplicitando ulteriormente la fedeltà di Dio alla promessa, che Egli attua non soltanto mediante gli uomini, ma con loro e, come per Giacobbe, talora attraverso vie tortuose e impreviste. Il Messia atteso, oggetto della promessa, è vero Dio, ma anche vero uomo; Figlio di Dio, ma anche Figlio partorito dalla Vergine, Maria di Nazaret, carne santa di Abramo, nel cui seme saranno benedetti tutti i popoli della terra. In questa genealogia, oltre a Maria, vengono ricordate quattro donne. Non sono Sara, Rebecca, Lia, Rachele, cioè le grandi figure della storia d’Israele. Paradossalmente, invece, sono quattro donne pagane: Racab, Rut, Betsabea, Tamar, che apparentemente "disturbano" la purezza di una genealogia. Ma in queste donne pagane, che appaiono in punti determinanti della storia della salvezza, traspare il mistero della chiesa dei pagani, l’universalità della salvezza. (…) Sono anche donne peccatrici e così appare in loro anche il mistero della grazia: non sono le nostre opere che redimono il mondo, ma è il Signore che ci dà la vera vita. (Benedetto XVI - Omelia nella Celebrazione Eucaristica con la Comunità del Centro "Aletti" di Roma, 17 dicembre 2009)
📌 LA NOSTRA STORIA E' SANTA NELLA STORIA SANTA DI MARIA
Quando si celebra un compleanno è come una eucarestia, un rendimento di grazie che sgorga dal memoriale del dono della vita. Nascere, infatti, nessuno di noi lo ha chiesto, è stato un miracolo gratuito con il quale Dio ci ha tratto all'esistenza. Tuttavia c'è una storia che ci precede e ha preparato la nostra nascita. I genitori, e prima ancora i nonni, e poi i bisnonni, e poi più indietro nel tempo sino a disegnare quello che si chiama l'albero genealogico. Esso è costituito da un tronco e da rami che intrecciano storie reali, vite vissute che hanno dischiuso il cammino alla nostra venuta al mondo. Non siamo frutto del caso, vite gettate alla rinfusa che galleggiano nell'universo. Anche un atollo che spunta solitario nell'oceano, nelle profondità invisibili si radica nella terra che lo lega al continente. Forse non conosciamo i nomi e le vicende dei tanti che ci hanno preceduto, ma ci sono stati e hanno trasmesso seme e sangue sino a noi. Senza di loro non ci saremmo. Senza ogni istante della storia che ci ha preceduto non esisteremmo. Così è stato anche per la Vergine Maria, promessa sposa di Giuseppe, l'ultimo che incontriamo nella genealogia di Gesù. Tutta la sua genealogia appare come un lungo e appassionato fidanzamento, la promessa di sposare l'umanità peccatrice e adultera nella fedeltà e nell'amore che Dio stesso le ha donato nel tempo preparandone il compimento in ogni generazione. La storia della salvezza, la nostra storia sino ad oggi, è la "promessa sposa" in attesa la pienezza dei tempi per celebrare le nozze con il Creatore. Anche se nella nostra genealogia ci fossero dei camorristi, e fallimenti, violenze e scandali, non importa, perché "Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono". Non sono i peccati di chi ci ha preceduto a condizionare negativamente le nostre storie, neanche quelli dei nostri genitori, come ci hanno insegnato i falsi maestri. Ciò che ferisce la nostra vita sono i nostri peccati, con i quali abbiamo risposto liberamente alle vicende della vita; ci siamo ribellati, abbiamo odiato tentando di farci giustizia e prenderci quello che pensavamo ci fosse stato tolto. La nostra genealogia, invece, intessuta con i peccati nei quali ogni madre ci ha concepito generazione dopo generazione, è il grembo benedetto nel quale Dio ha gestato la sua promessa di matrimonio. Perché così è stato anche per Gesù: senza la sua concreta genealogia di peccatori e pagani come la nostra non sarebbe venuto al mondo e non ci avrebbe salvato. Sino alla pienezza dei tempi, per la quale aveva preparato l’unica Madre Immacolata per accogliere "l'unigenito Figlio di Dio” che nel suo grembo “assunse la nostra natura, affinché, fatto uomo, facesse gli uomini dei" (S. Tommaso d'Aquino). Nella Chiesa, infatti, si attualizza per me ciò che accadde nel suo seno quando ascoltò e credette alle parole dell'Arcangelo Gabriele: il vero Dio si fece carne per diventare vero uomo. Quando la Chiesa annuncia il Vangelo, lo Spirito Santo depone in chi ascolta e accoglie la predicazione il seme della vita divina che si unisce alla carne per fare di lui un figlio di Dio. Il compimento della nostra vita, infatti, dipende dall'accordarsi in noi delle due nature di Cristo delle quali anche noi siamo chiamati ad essere partecipi. Saremo felici solo quando apparirà nella carne l’amore soprannaturale che ci sospinge a donarci a tutti oltre i limiti che essa impone. Per questo non basta nascere, occorre rinascere nelle viscere di misericordia della Chiesa! Celebriamo allora la Natività di Maria con gioia e gratitudine, perché è il giorno in cui anche la nostra genealogia ha trovato il suo compimento nella misericordia: Maria, infatti, è nata per accogliere Gesù, Colui che, sulla Croce del suo amore, ci avrebbe accolti e consegnati a Lei perché in Lei giungesse a tutti noi il Mistero Pasquale con il quale realizzava la nostra salvezza. Per questo Maria è nata per accogliere anche noi nel suo seno benedetto che è la comunità cristiana, dove, come una madre, la Chiesa ci ha accolto e ci accoglie senza pretese e pregiudizi; ci ha nutriti e ci nutre gestandoci alla fede adulta perché si diano in noi i frutti del Battesimo nel quale siamo rinati. Con il compleanno di Maria celebriamo dunque anche quello del nostro uomo nuovo; quale miglior regalo potremmo fare oggi a nostra Madre che lo stesso che le fece Giuseppe prima e Giovanni poi: accoglierla con noi senza timore per consegnarci a Lei senza riserve. Accogliere cioè docilmente l’opera che attraverso di Lei lo Spirito Santo vuole compiere in noi perché, nascendo ogni giorno nella vita nuova dell’amore, il mondo veda e creda che Dio è con noi, con ogni uomo, sempre.
📌 RIFLESSIONE
Maria Bambina.
“L’evento della nascita di Maria ci è narrato nel Protovangelo di Giacomo, un testo apocrifo che racconta come la Vergine nacque a Gerusalemme, nella casa dei suoi genitori, Gioacchino e Anna. Nel IV secolo, su quel luogo venne costruita la basilica di Sant’Anna, e la sua dedicazione coincide con la celebrazione della Natività della Madre di Dio” (santodelgiorno.it).
Diffusione di una Devozione. “Tra il 1720 e il 1730, suor Isabella Chiara Fornari, una francescana di Todi, realizzò un simulacro in cera di Maria Bambina, che divenne oggetto di venerazione… Dopo diverse vicissitudini il simulacro arrivò all’Ospedale Ciceri di Milano, nelle cure delle Suore della Carità di Lovere. Queste monache divennero note come le “Suore di Maria Bambina”… Uno degli eventi più significativi nella devozione a Maria Bambina avvenne il 9 settembre 1884, quando una postulante gravemente malata, Giulia Macario, baciò il simulacro mariano e, dopo aver chiesto con fede la guarigione, si alzò miracolosamente dal letto. Da quel giorno, il 9 settembre è ricordato come “il giorno del miracolo”.
Un altro episodio straordinario avvenne il 16 gennaio 1885, quando il volto del simulacro, fino ad allora scolorito e consumato dal tempo, divenne improvvisamente luminoso e bello, come quello di una bambina vera” (santodelgiorno.it).
Dice Gesù: «La Nascita della mia Mamma Celeste racchiude tutte le meraviglie, tutti i prodigi uniti insieme, ma sai perché? Non nasceva solo Lei, la Pura, la Santa, la Bella, l’Immacolata, no, no, ma insieme con la Celeste Bambinella nasceva in Lei la mia Volontà Divina, concepita già e racchiusa in Lei per formare la sua Vita operante e crescente nella graziosa Bambina» (L. Piccarreta, “Libro di Cielo”, 8/9/1932, volume 31°).
Rinati dall’acqua e dallo Spirito. «In Verità, in Verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel Regno di Dio» (Gv 3, 5). Chi incontra Gesù non può rimanere lo stesso. Deve necessariamente cambiare. Deve “rinascere”. Deve ritornare “bambino”, poiché «Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli» (Mt 18, 3).
Azzimi. Ritornare ad essere senza malizia, puri, sinceri, “azzimi”. «Togliete via dunque il vecchio lievito, affinché siate una nuova pasta, come ben siete senza lievito; la nostra Pasqua infatti, cioè Cristo, è stata immolata per noi. Celebriamo perciò la Festa non con vecchio lievito, né con lievito di malvagità e di malizia, ma con azzimi di sincerità e di verità» (1ª Cor. 5, 7-8).
«Donami un cuore libero!». «Signore, mio Dio, donami un cuore vigile, che nessun pensiero curioso trascini lontano da Te; un cuore nobile che nessun indegno attaccamento degradi; un cuore retto che nessuna intenzione equivoca possa sviare; un cuore fermo che resista ad ogni avversità; un cuore libero che nessuna passione violenta possa soggiogare» (S. Tommaso d’Aquino).
📌 IN ASCOLTO DEI PADRI
Dai “Discorsi” di SAN PIER DAMIANI, vescovo
Era necessario che fosse prima edificata la casa in cui il Re del cielo si degnasse porre la sua dimora
La natività della beatissima e incontaminata Madre di Dio, fratelli carissimi, giustamente reca agli uomini una gioia immensa e tutta particolare, poiché è l’inizio di tutta l’umana salvezza. Come infatti l’onnipotente Dio, prima ancora che l’uomo fosse creato, previde con
l’intuito ineffabile della sua provvidenza, che sarebbe perito per l’astuzia del diavolo, così prima di tutti i secoli nella sua infinita misericordia decretò la redenzione del genere umano. E non solo stabilì nella sua infinita sapienza il modo e l’ordine, ma anche fissò con precisione il tempo in cui l’avrebbe redento.
Dunque, come era impossibile che si compisse la redenzione del genere umano se il Figlio di Dio non fosse nato dalla Vergine, così era necessario che nascesse quella Vergine dalla quale il Verbo avrebbe assunto la carne umana. Era cioè necessario che prima fosse edificata la casa nella quale il Re del cielo, discendendo sulla terra, si sarebbe degnato di porre la sua dimora. Di questa casa dice Salomone: «La Sapienza si è costruita la casa, ha intagliato le sue sette colonne» (Pr 9,1). Questa dimora verginale poggia su sette colonne, perché la santa Madre di Dio fu arricchita dei sette doni dello Spirito Santo.
Era necessario che prima fosse eretta la stanza nuziale destinata a ricevere lo Sposo che celebrava le sue nozze con la Chiesa, a cui Davide, esultando di gioia nello Spirito, canta l’epitalamio dicendo che il Signore «esce come sposo dalla stanza nuziale» (Sal 18,6).
È giusto quindi che in questo giorno tutto il mondo esulti di gioia incontenibile. A ragione tutta la santa Chiesa, per il sommo gaudio nella nascita della madre del suo Sposo, alterna allegri canti al suo inno religioso.
Esultiamo dunque, carissimi, in questo giorno perché mentre onoriamo la nascita della beatissima Vergine, celebriamo in pari tempo l’inizio di tutte le feste del Nuovo Testamento.
Esultiamo in questo giorno e con tutto il cuore rallegriamoci nel Signore ricordando la Madre del nostro Redentore, nella quale celebriamo l’origine di tutte le festività che seguiranno.
Infatti se Salomone insieme a tutto il popolo d’Israele, per la dedicazione del tempio materiale, celebrò solennemente un sacrificio tanto copioso e magnifico, quale e quanta gioia non recherà al popolo cristiano la natività della Vergine Maria nel cui grembo, come in tempio santissimo, discese Dio in persona per ricevere da lei la natura umana, e si degnò di abitare visibilmente tra gli uomini?
🙏🏻 PREGHIERA
Vergine singolarissima che, nascendo a questa vita, la pace annunciate agli afflitti mortali, ottenete la vera pace ai nostri cuori, alla Chiesa, e a tutto il mondo. Ave. Vergine invitta, che sin dal vostro nascimento cominciaste ad abbattere il regno del demonio, impetrate anche a noi il distruggere in noi le opere sue e di resistergli sempre con viva fede, affinchè possa in noi e con noi regnare Gesù Cristo. Ave. Vergine Immacolata che nasceste e viveste sempre più pura de' Cieli e degli Angeli, fate che anche noi da qui in avanti conduciamo sempre una vita tutta illibata e propria del Cristiano.
Ave Maria …
🙏🏻 SUPPLICA A MARIA BAMBINA
Dolcissima Bambina Maria, Aurora raggiante dell’Astro Re, Gesù, e scelta da Dio dall’eternità per essere Regina dei cieli, consolazione della terra, gioia degli angeli, tempio e tabernacolo della Trinità, Madre di un Dio fatto uomo.
Eccomi ai tuoi piedi, Principessa bambina, a contemplare l’incanto della tua santa infanzia.
Nel tuo splendido volto si riflette il sorriso della Bontà Divina, le tue dolci labbra si socchiudono per dirmi: “Fiducia, pace e amore…”
Mi consacro al tuo servizio con tutto il mio cuore. Amabile Regina, ti offro la mia persona e i miei interessi temporali ed eterni.
Benedicimi, Bambina Immacolata, e benedici e proteggi tutti i miei cari.
Sovrana Bambina, sii la gioia, la dolce Regina della mia casa, perché mediante la tua intercessione regni nel mio cuore e in tutti coloro che amo il dolcissimo cuore di Gesù Sacramentato. Amen
🟢 LUNEDI' della XXIII SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO - 7 SETTEMBRE 2026
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https://youtu.be/H9b_gW2du4Q?is=eGOeoU-lM4yXxUiC
📌 VANGELO DEL GIORNO
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 6,6-11
Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo.
Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo.
Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita.
Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.
LE PAROLE DEI PAPI
Nei Vangeli, molte pagine raccontano gli incontri di Gesù con i malati e il suo impegno a guarirli. Egli si presenta pubblicamente come uno che lotta contro la malattia e che è venuto per guarire l’uomo da ogni male: il male dello spirito e il male del corpo. (…) E quando un padre o una madre, oppure anche semplicemente persone amiche gli portavano davanti un malato perché lo toccasse e lo guarisse, non metteva tempo in mezzo; la guarigione veniva prima della legge, anche di quella così sacra come il riposo del sabato (cfr Mc 3,1-6). I dottori della legge rimproveravano Gesù perché guariva il sabato, faceva il bene il sabato. Ma l’amore di Gesù era dare la salute, fare il bene: e questo va sempre al primo posto! (…) Ecco la gloria di Dio! Ecco il compito della Chiesa! Aiutare i malati, non perdersi in chiacchiere, aiutare sempre, consolare, sollevare, essere vicino ai malati; è questo il compito (Francesco - Udienza generale, 10 giugno 2015)
📌 MESSI IN MEZZO AL MONDO PERCHE' APPAIA NELLA NOSTRA ARIDITA' L'AMORE FECONDO DI CRISTO, UNICA SPERANZA PER OGNI UOMO
Per quell’uomo dalla mano inaridita ogni giorno era sabato perché la malattia lo aveva reso incapace di tutto. Per questo era lo specchio che rivelava il rapporto ipocrita con Dio proprio di chi stava accusando Gesù: era nella sinagoga di sabato e non faceva nulla, chi meglio di lui compiva la legge? Ma vi era costretto, e c’è una bella differenza tra il non poter e il non voler fare nulla. Ma Gesù, come quel giorno, anche oggi vuole guarire proprio il nostro cuore malato che si nasconde nell’ipocrisia. Per questo ci dice: “Alzati, e mettiti nel mezzo!”. Basta ascoltare, perché nelle sue parole c’è il potere di compiere quello che comanda. Se ascolteremo potremo obbedire e alzarci dall’ipocrisia per metterci in mezzo: in famiglia, nella comunità cristiana, ovunque, con la nostra “mano inaridita”. Non temere di essere smascherato e umiliato davanti a tutti, è l’unico modo per offrire al Signore la possibilità di guarirci. E’ questo il cammino per diventare cristiani e annunciare al mondo che Gesù è risorto! Ci siamo sempre nascosti, mettendoci nel mezzo per apparire quello che non siamo, nell’illusione di salvare la faccia ed essere amati. No fratelli, questo atteggiamento è il male che ci divora e uccide gli altri. Il bene, invece, giunge a noi attraverso l’umiliazione nella verità: sempre in mezzo perché Gesù ci dica: “stendi la mano” si veda bene la mano sterile che guarisce per opera di Dio, la ferita sanata dalla misericordia. Perché si compia in noi come in Gesù, che tutti hanno potuto vedere crocifisso, perché, risuscitato, proprio dalle sue piaghe gloriose potesse essere riconosciuto e creduto. Se i nostri figli lo vedessero in noi; se i parrocchiani lo potessero contemplare nei loro pastori. Se gli sposi comprendessero che un matrimonio funziona solo se si fonda sull'umile obbedienza a Cristo: la comunione non nasce dalle qualità che si mettono in comune ma dal conoscersi entrambi deboli e inariditi, l’uno in nulla migliore dell'altro. E' sui difetti e sulle debolezze che Dio costruisce il miracolo di un matrimonio cristiano e di un ministero santo, nei quali risplende l’onnipotenza del suo amore. Così Dio sceglie la sterilità, la piccolezza, la debolezza, i peccatori; il nulla per mostrare che cosa significhi il sabato, il giorno in cui nulla si fa perché è Dio che fa "tutto". E' il mistero della nostra elezione, per la quale i nostri difetti, le debolezze, gli stessi peccati, inchiodati alla Croce del Signore, sono issati sul candelabro perché il mondo veda in noi il potere della sua risurrezione. La nostra mano stesa in mezzo a tutti è il segno della misericordia di Dio che ristabilisce la vita laddove era la morte; il suo amore la fa ritornare ad essere (risanata nell’originale greco) come era al principio, nel progetto del Padre: “aperta” per donare come un cuore inondato d’amore.
📌 RIFLESSIONE
«Tendi la tua mano!».
Come l’episodio della guarigione del sordomuto, anche quello della guarigione dell’uomo dalla mano paralizzata si presta ad applicazioni spirituali molto belle ed utili per crescere e maturare nell’amicizia e nell’unione con Gesù.
«Tendi la mano!». Gesù lo dice ad ognuno di noi che crediamo in Lui.
Cosa significa, a livello spirituale, «Tendi la mano!»? Nella Bibbia la “mano” esprime il “potere”, il Potere di Dio, il potere degli uomini:
«Da Te provengono la ricchezza e la Gloria; Tu domini tutto; nella tua mano c’è Forza e Potenza; dalla tua mano ogni grandezza e potere» (1° Cronache 29, 12).
La mano di Dio è più forte della mano dei nostri nemici. «“Nelle tue mani sono i miei giorni”. Liberami dalla mano dei miei nemici, dalla stretta dei miei persecutori» (Salmo 31, 16).
«Io dò loro la Vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio, che Me le ha date, è più Grande di tutti, e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamo una Cosa sola» (Giovanni 10, 28-30).
«Odiate il male, voi che amate il Signore: Lui che custodisce la vita dei suoi fedeli li strapperà dalle mani degli empi» (Salmo 97, 10).
Diventiamo forti! «Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno» (Efesini 6, 16).
La mano paralizzata. Avere allora “la mano paralizzata” significa non avere potere su se stessi, sui propri istinti, sulle proprie passioni; non avere risorse spirituali, forze spirituali, né virtù, né abitudini al bene, né Spirito Santo che abiti in noi! Solo Gesù può guarire la nostra mano paralizzata.
Quali sono gli ostacoli a questa guarigione? Tanti! Ma il Vangelo ce ne indica uno in particolare: il giudizio degli altri, l’influsso negativo degli amici, degli altri in genere, della società tutta (al male della quale collaboriamo tutti), perfino dai nostri familiari.
Nel Vangelo sono gli scribi e i farisei gli “oppositori” alla guarigione. Perché? Perché essi non vogliono guarire! E non fanno guarire gli altri! «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il Regno dei Cieli davanti agli uomini; perché così voi non vi entrate, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci» (Matteo 23, 13).
“Gli scribi e i farisei Lo osservavano per vedere se Lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo… Gesù disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita. Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù”.
Dobbiamo avere una grande libertà di spirito, cioè quell’attitudine a non lasciarsi condizionare, a neutralizzare ogni forma di plagio, ad appoggiarci al giudizio di Dio e non a quello degli uomini.
«Non terrai in alcun conto le vane parole degli uomini». «Figlio, cammina alla mia Presenza in spirito di Verità, e cercami sempre con semplicità di cuore. Chi cammina dinanzi a Me in spirito di Verità sarà protetto dagli assalti malvagi; la Verità lo farà libero da quelli che cercano di sedurlo e dai perversi, con le loro parole infamanti.
Se ti farà libero la Verità, sarai libero veramente e non terrai in alcun conto le vane parole degli uomini. È vero, o Signore: Ti prego, così mi avvenga, come Tu dici. Mi sia maestra la tua Verità; mi custodisca e mi conduca alla mèta di Salvezza; mi liberi da effetti e da amori perversi, contrari alla Divina Volontà. Allora camminerò con Te, con grande libertà di spirito» (“Imitazione di Cristo”, 3, 4, 1).
Per i più coraggiosi e per coloro che stanno già avanti nella vita spirituale:
«Soggiornare in alto, e tant’alto, che nessun nemico la possa offendere». «Figlia mia, l’anima tua deve cercare di tenere il volo dell’aquila, cioè, soggiornare in alto, sopra tutte le cose basse di questa terra, e tant’alto, che nessun nemico la possa offendere, perché chi vive in alto può offendere i nemici, ma non già essere offesa» (Luisa Piccarreta, “Libro di Cielo”, 4 marzo 1904, volume 6°).
«Gesù con una tenerezza infinita ci segue in tutte le fasi della nostra crescita spirituale». «Gesù non ci genera al dolore e alla morte, ma alla gioia e alla Vita Eterna, non ci nutre con il latte, ma con Sé Stesso, con una Tenerezza Infinita ci segue in tutte le fasi della nostra crescita spirituale. Perfino il suo lasciarci cadere nel peccato è un segno di benevola attenzione, sia perché questo non Lo allontana da noi né diminuisce il nostro valore ai suoi occhi, sia perché il peccato ha pure dei risvolti positivi: ci mantiene nell’umiltà e nella mitezza, e ci fa consapevoli, appunto, dell’indefettibile Amore di Dio, con il che nasce in noi la voglia di correre a rifugiarci in grembo a nostra Madre, come fa un bambino quando è inquieto o spaventato» (Beata Giuliana di Norwich).
🟢 SANTI E BEATI DEL GIORNO - 7 SETTEMBRE 2026
Oggi veneriamo Santa Regina, martire; San Sozonte, martire; Santi martiri Festo e Desiderio; Sant’Evurzio, vescovo; San Grato, vescovo; Santi Memorio e compagni, martiri; Sant’Alpino, vescovo; San Clodoaldo, sacerdote; Santa Carissima, vergine; Santa Madelberta, badessa.
📌 SANTA REGINA, martire
III Secolo, Autun (Francia) - III Secolo Alesia (Francia)
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https://youtu.be/YLKF7GGvjSk?is=Z2MbAzAfJnc9bADc
Figlia di un cittadino pagano della Borgogna, la cui moglie morì dando alla luce questo splendido fiore, fu affidata ad una balia cristiana la quale, dopo averla battezzata, fece crescere Regina nella fede e nell'amore.
Figlia di nobile pagano ben presto si avvicinò alla fede cristiana e contrariamente a quanto avrebbe voluto il padre dedicò la sua vita alla castità e alla preghiera divenendo così un'umile pastorella andando a vivere come eremita.
La sua bellezza attirò l'attenzione del prefetto Olibrio, il quale, sapendo che era di stirpe nobile, voleva sposarla a tutti i costi, ma lei rifiutò e disubbedì al volere di suo padre, che cercava di convincerla a sposare un uomo ricco.
Così il padre non stentò a rinchiuderla in una prigione, e subire le più tremende torture. Una notte le apparve una croce e una voce gli avrebbe rassicurato il suo rilascio imminente.
All'età di 15 Regina fu decapitata, al momento dell'esecuzione una colomba bianca apparve nel cielo e causò la conversione di molti dei presenti.
🙏🏻 PREGHIERA
O Signore fa che per l'intercessione dei tuoi santi, e in particolare di Santa Regina di Alise, l'umanità ritorni alla pratica della fede cristiana per una nuova evangelizzazione di questo terzo millennio a lode e gloria del tuo nome ed il trionfo della Chiesa. Amen.
🛐 APPUNTAMENI PER LUNEDÌ, 7 SETTEMBRE
17.30 S. Rosario
18.00 Ss. Messa di Settima per la nostra carissima benefattrice, la signora Mariapia Sallustio
🟢 XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - 6 SETTEMBRE 2026
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https://youtu.be/bg71jgV5Be8?is=35z79WUybCE7D_Nc
📌 VANGELO DELLA DOMENICA
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 18,15-20
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».
LE PAROLE DEI PAPI
Se mio fratello commette una colpa contro di me, io devo usare carità verso di lui e, prima di tutto, parlargli personalmente, facendogli presente che ciò che ha detto o fatto non è buono. Questo modo di agire si chiama correzione fraterna: essa non è una reazione all’offesa subita, ma è mossa dall’amore per il fratello. (…) E se il fratello non mi ascolta? Gesù nel Vangelo odierno indica una gradualità: prima tornare a parlargli con altre due o tre persone, per aiutarlo meglio a rendersi conto di quello che ha fatto; se, malgrado questo, egli respinge ancora l’osservazione, bisogna dirlo alla comunità; e se non ascolta neppure la comunità, occorre fargli percepire il distacco che lui stesso ha provocato (…) Ciascuno, consapevole dei propri limiti e difetti, è chiamato ad accogliere la correzione fraterna e ad aiutare gli altri con questo particolare servizio. Un altro frutto della carità nella comunità è la preghiera concorde. Dice Gesù: “(…) dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro”. La preghiera personale è certamente importante, anzi, indispensabile, ma il Signore assicura la sua presenza alla comunità che – pur se molto piccola – è unita e unanime, perché essa riflette la realtà stessa di Dio Uno e Trino, perfetta comunione d’amore. (…) Dobbiamo esercitarci sia nella correzione fraterna, che richiede molta umiltà e semplicità di cuore, sia nella preghiera, perché salga a Dio da una comunità veramente unita in Cristo. (Benedetto XVI, Angelus del 4 settembre 2011 )
📌 📌 XXIII DOMENICA - ANNA A
Mt 18,15-20
«DELLA SUA MORTE IO DOMANDERÒ CONTO A TE».
Bene, carissimi, siamo arrivati, nella lettura che ogni Domenica facciamo del Vangelo di Matteo, al capitolo 18, al grande discorso ecclesiale, al brano nel quale il Signore Gesù parla della Chiesa, parla della comunità cristiana. E quindi oggi più che mai parla di noi, di me e di te, delle nostre comunità, di come stiamo vivendo la chiamata a essere Corpo di Cristo, a essere suo gregge, a essere Chiesa. E la Parola oggi è talmente chiara che non possiamo nasconderci dietro un dito. Che cos’è una comunità cristiana? È il luogo nel quale ci si converte, è il luogo nel quale si cambia vita, è il luogo nel quale ci si corregge, è il luogo nel quale si impara a perdonare, è il luogo nel quale non siamo più estranei gli uni agli altri, ma fratelli. Ed è qui che dobbiamo avere il coraggio di guardarci in faccia, perché molte delle nostre Parrocchie vivono una vera e propria schizofrenia: celebrano ciò che non vivono. Dicono con la Liturgia quello che poi non esiste concretamente nella vita. Pensate alla Santa Eucaristia. Che cosa celebriamo? La Comunione. E che cosa vuole fare il buon Gesù venendo in mezzo a noi? Fare di tanti individui un solo Corpo, un solo Spirito, un solo cuore, una sola anima. Fare di tanti un’unità. Ma questo lo viviamo veramente? Tendenzialmente no. Molte Parrocchie, laddove ancora si riempiono, sono un ammasso di individui che magari conoscono il nome di chi hanno accanto, forse sanno dove abita, lo salutano sul sagrato, ma non sanno nulla della sua vita, delle sue sofferenze, delle sue lotte, delle sue tentazioni. L’altro rimane estraneo. Non entra nella tua intimità. Non entra nella tua casa. Non diventa carne della tua carne. E quando questo si dà, carissimi, possiamo anche sommare culti, riti e celebrazioni, Sacramenti certamente validi, perché Cristo è fedele e opera, ma che rischiano di rimanere infruttuosi nella nostra vita, perché ciò che celebriamo non diventa esistenza.
Ecco allora perché il dono impressionante che il Signore vi sta facendo attraverso un Cammino di Iniziazione Cristiana è quello di poter finalmente riscoprire e vivere il vostro Battesimo. Perché qui in Italia quasi tutti sono stati battezzati, anche se oggi sempre meno, eppure per moltissimi il Battesimo rimane sterile, morto, inutile e persino a condanna di coloro che lo hanno ricevuto senza viverlo. Perché il Battesimo non ti ha dato semplicemente un certificato religioso. Il Battesimo ti ha fatto re, sacerdote e profeta. Ed è proprio della profezia che oggi ci parla la Parola di Dio. Dio dice attraverso Ezechiele: «O figlio dell’uomo, Io ti ho posto come sentinella per la casa d’Israele» (Ez 33,7). E subito aggiunge una frase terribile, una frase che dovrebbe impedirci di dormire tranquilli quando vediamo qualcuno andare verso la morte: «Della sua morte Io domanderò conto a te» (Ez 33,8). Avete capito? «Della sua morte Io domanderò conto a te». Non soltanto dei tuoi peccati. Non soltanto della tua vita. Non soltanto del tuo cammino. Della sua morte. E che cosa fa una sentinella? La sentinella vede, vigila, ha l’occhio attento, come un’aquila, e quando vede arrivare il nemico, quando vede avvicinarsi il pericolo, grida, avverte, suona la tromba. La sentinella non è un giudice. Non emette sentenze. Non condanna. Non prende il posto di Dio. Ma non tace. Perché una sentinella che vede arrivare il nemico e tace non è una sentinella misericordiosa: è una sentinella che ha tradito la propria missione. Non è un padre ma un terribile patrigno, non è un pastore ma un mercenario.
E allora essere profeti oggi, nel tuo matrimonio, nella tua casa, con i tuoi figli, con i tuoi nipoti, nel tuo vicinato, tra amici, parenti e conoscenti, sul posto di lavoro, nella comunità, significa questo: vegliare perché niente e nessuno metta in pericolo la salvezza di coloro che Dio ti ha posto accanto. Ma il demonio, il mondo con le sue ideologie, il falso buonismo, il falso misericordismo hanno tappato la bocca ai cattolici. E oggi abbiamo il paradosso impressionante di cattolici che diventano i primi nemici della Verità, i primi nemici della morale cristiana, i primi nemici del Vangelo. Basta vedere quanti, anche tra coloro che siedono a Montecitorio dichiarandosi magari cattolici, sostengono pubblicamente ciò che contraddice apertamente la fede che professano. Ma lasciamo gli altri. Guardiamo noi stessi. Perché se neanche un padre e una madre cristiani sono più capaci di dire la Verità del Vangelo ai propri figli, che cosa rimane della nostra profezia? Nelle nostre case brulicano convivenze, divorzi, adulteri, cultura gender, cultura woke, cultura di morte, mentalità abortiva, eutanasia e ogni genere di ideologia contraria al Vangelo, e quei pochi cattolici che ancora frequentano il culto non hanno neppure il coraggio di chiamare alla Conversione i propri figli e i propri nipoti. E allora io vi domando: che cosa faremo di fronte a questa generazione? Se non abbiamo neppure a cuore di portare in Cielo le persone che diciamo di amare, figuriamoci il vicino, il collega, il conoscente, quello che incontriamo per strada! Vivremo con il cuore completamente indurito alla salvezza degli altri, occupandoci e preoccupandoci soltanto del nostro ombelico. Ma la vita cristiana non è questa. Per questo nel Salmo abbiamo cantato: «Ascoltate oggi la sua voce: non indurite il vostro cuore». Un cuore duro non è soltanto il cuore del grande peccatore. Un cuore duro può essere anche il cuore del cattolico religioso ed egoista, del cattolico che dice: «Io vado a Messa, io prego, io faccio le mie devozioni, poi gli altri si arrangino». No! Un cuore di carne è un cuore di gregge. È un cuore di Pastore. È il cuore di un vero padre e di una vera madre, che non hanno a cuore semplicemente il benessere mondano dei figli, che siano laureati, sistemati, benestanti, felici secondo il mondo, ma che hanno a cuore prima di tutto la loro salvezza eterna.
E allora capite perché tutto deve partire dalla comunità. Perché è qui che noi ci esercitiamo alla vita cristiana e alla vera Carità . È nella comunità che sei chiamato a pregustare quella Comunione dei Santi che un giorno vivrai pienamente in Cielo. C’è un “non ancora”, perché la Comunione dei Santi sarà pienamente realizzata nel Paradiso, ma questo “non ancora” deve fondarsi su un “già”. Già qui siamo chiamati a essere un solo Corpo. Già qui siamo chiamati a portare gli uni i pesi degli altri. Già qui la salvezza del fratello deve riguardare la mia stessa vita. «Siamo, ciascuno per la sua parte, membra gli uni degli altri» (Rm 12,5). E allora capite perché Gesù utilizza una parola decisiva: «Se il tuo fratello commetterà una colpa…» (Mt 18,15). Fratello! Non dice: se un tuo parente o amico commette una colpa. Se un tuo conoscente o vicino commette una colpa. Se un tuo vicino o dirimpettaio commette una colpa. Dice: tuo fratello. Parla di una Comunione vissuta in una Comunità. Perché se tu non sei fratello, non puoi correggere. Se non hai una Comunità dove scoprirti fratello e imparare a vivere da fratello con chiunque ti capiterà a tiro sarai semplicemente un giustizialista, un moralista, uno che si indigna del peccato degli altri senza guardare il proprio, uno che sale sul piedistallo e comincia a mandare tutti all’Inferno. No! La correzione cristiana nasce dalla fratellanza. Nasce dalla Carità. Nasce dal vivere in una Comunità dove pian pianino riconosci l’altro come fratello. E se ancora non lo riconosci tale è perché probabilmente non hai ancora riscoperto veramente Dio come Padre. Perché l’altro diventa tuo fratello nella misura in cui Dio diventa veramente tuo Padre. Ed è per questo che nel nostro Cammino di Fede c’è una tappa intera sul Padre nostro: perché possiate riscoprire profondamente la vostra figliolanza, e dalla figliolanza veder fiorire la fraternità. Avere il medesimo Spirito, il medesimo cuore. Ed è questa fraternità che rende possibile la conversione e la correzione reciproca.
Quando invece nelle nostre realtà ecclesiali che frequentiamo non c’è fraternità, lo sappiamo bene. Io sono vissuto come voi nelle normali dinamiche parrocchiali: basta che qualcuno ti pesti un piede e subito cambi Parrocchia. Perché? Perché non sei venuto per convertirti. Sei venuto per sentirti a posto. Sei venuto per celebrare un rito. Sei venuto magari per ascoltare una parola che ti consoli. Ma la Parola di Dio non è fatta soltanto per consolarci. La Parola di Dio è medicamento dell’anima. E tante volte, per guarire, bisogna lasciarsi ferire. Pensate alla chirurgia: per salvare il corpo il medico taglia, apre, ferisce. Ma quella ferita salva la vita. E pensate forse che l’anima valga meno del corpo? La Parola certe volte deve ferirti per guarirti. Deve rompere le tue false sicurezze. Deve mostrare il tuo peccato. Deve smascherare le tue menzogne. Ma questo lo accetti soltanto se chi ti parla è tuo fratello, se sai che ti ama e che non desidera umiliarti ma guadagnarti al Cielo.
E allora l’altro non ti è più semplicemente un conoscente, non è più l’“amicone” che ti serve per non essere solo, per avere il fianco coperto, qualcuno con cui brindare, passare il tempo o cercare di sopravvivere alla giornata di lavoro. L’altro diventa intimo a te più di te stesso. Diventa carne della tua carne e sangue del tuo sangue. E qui non stiamo usando semplicemente una bella espressione: tra poco riceveremo una Carne e un Sangue, il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo. «Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane» (1Cor 10,17). Ed è anche per questo che il cammino prevede anche l’Eucaristia in piccole comunità: perché il segno non venga soffocato dall’individualismo e dal numero, perché tu non possa celebrare accanto a una persona senza sapere niente di lei. Perché se partecipiamo allo stesso Pane e l’altro continua a essere per me un estraneo, abbiamo un problema enorme: celebriamo sacramentalmente una Comunione che nella nostra vita non esiste. E allora lo sforzo di ogni Pastore dovrebbe essere uno: formare comunità cristiane. Lo sforzo di ogni pastorale dovrebbe essere formare gregge, non accumulare presenze massive alle celebrazioni. Perché certe volte è addirittura una bugia chiamare “comunità” una Parrocchia. Bisogna vedere se realmente viviamo da fratelli. Bisogna vedere se la tua casa diventa Chiesa domestica anche per gli altri. Bisogna vedere se l’altro può entrare nella tua vita. Perché solo in una vera comunità cristiana si può imparare veramente a vivere da cristiani.
Perché vi ripeto: qui nessuno è chiamato a essere giustizialista, giudice, moralista, intransigente. Rigoristi e lassisti, tradizionalisti e progressisti, non essendo mossi dalla Carità, diventano due facce della stessa medaglia. Da una parte abbiamo quelli che difendono la Verità, magari anche tutta la Verità, ma senza Carità; dall’altra abbiamo quelli che parlano continuamente di amore, accoglienza e misericordia, ma eliminando la Verità e soprattutto la necessità della Conversione. E sono ambedue falsificazioni del Vangelo. La Verità senza Carità diventa una pietra da scagliare contro il peccatore. Ma la Carità senza Verità diventa falso amore, perché lascia il fratello nella menzogna che lo conduce alla morte spirituale oggi e all’Inferno domani. E una Misericordia senza Conversione non è la Misericordia di Gesù Cristo. La Misericordia di Cristo non cerca il peccatore per lasciarlo nel peccato. Lo cerca per strapparlo al peccato e riportarlo alla Vita. Gesù accoglie il peccatore, sì, mangia con lui, entra nella sua casa, lo perdona, ma proprio perché lo ama gli dice: «Va’ e d’ora in poi non peccare più» (Gv 8,11). Ecco la Misericordia cristiana: non condannare il peccatore, ma neppure benedire il suo peccato. Non schiacciare chi è caduto, ma neppure chiamare bene ciò che Dio chiama male. Sollevarlo, perdonarlo, amarlo e condurlo pian pianino alla Conversione, al cambiamento radicale della vita e della mentalità.
Capite allora perché Gesù oggi ci consegna proprio la correzione fraterna? Perché la correzione fraterna tiene insieme ciò che il mondo continuamente separa: Verità e Carità, Misericordia e Conversione. Il tradizionalista intransigente rischia di conservare la Verità e perdere il fratello. Il modernista lassista rischia di conservare apparentemente il fratello, ma in realtà lo perde ugualmente, lasciandolo nella sua morte. Gesù invece dice: «Va’ e ammoniscilo fra te e lui solo» e immediatamente aggiunge: «Se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello» (Mt 18,15). Vedete? Devi dirgli la Verità, altrimenti non lo ammonisci. Ma devi dirgliela nella Carità, perché il fine non è avere ragione, non è vincere una discussione, non è dimostrare che tu sei più santo. Il fine è guadagnare il fratello. Quello che ci rende cristiani, allora, non è scegliere tra Verità e Carità. È vivere la Verità nella Carità: «Agendo secondo verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a Lui, che è il capo, Cristo» (Ef 4,15). E quando questo avviene, allora sì che ci aiutiamo gli uni gli altri a diventare santi, ad andare tutti dritti in Cielo. E una volta interiorizzato, assimilato e uniformato alla vostra vita questo modo di vivere cristiano, grazie alla vostra Comunità Cristiana concreta e dentro di essa, potrete viverlo con il coniuge, con i parenti, con gli amici, con i colleghi e persino con chi incontrerete occasionalmente evangelizzando per le strade. Avrete dentro di voi quel fuoco dello Spirito Santo che ti fa avere zelo perché l’altro torni a Cristo, zelo perché l’altro non si perda, non si danni.
Perché basta poco, carissimi: basta lasciare l’Eucaristia, basta lasciare i Sacramenti, basta lasciare Gesù Cristo per mettersi sulla strada della perdizione. E allora che cosa succede nelle famiglie nelle quali non esistono cammini di conversione, non esistono comunità, non esiste una reale iniziazione alla fede? Magari la mamma va a Messa. La nonna recita il Rosario. Qualcuno pratica il culto. Ma rimane completamente solo. E davanti a coniugi, figli o nipoti che vivono senza e contro Dio e la sua Legge che cosa fanno tanti medi cattolici praticanti? Silenzio. Hanno annullato concretamente la loro chiamata a essere sale, luce e lievito. E allora noi renderemo conto a Dio non soltanto del male che abbiamo fatto direttamente, ma anche del male che abbiamo visto distruggere chi ci era affidato mentre noi stavamo zitti. E magari il medio cattolico ti dice: «Ma si vogliono tanto bene! L’importante è che si amino». Certo! Mano nella mano, loro con i loro figli, i loro amanti, tutti verso la perdizione, volendosi tanto bene! Ecco l’inganno. Abbiamo chiamato amore ciò che non salva. Abbiamo chiamato misericordia ciò che non converte. Abbiamo chiamato rispetto la nostra vigliaccheria. Abbiamo chiamato libertà il lasciar precipitare qualcuno nel burrone. Ma oggi Dio dice a te: «Della sua morte Io domanderò conto a te».
Ed ecco allora San Giacomo: «Fratelli miei, se uno di voi si allontana dalla Verità e un altro ve lo riconduce, costui sappia che chi riconduce un peccatore dalla sua via di errore lo salverà dalla morte e coprirà una moltitudine di peccati» (Gc 5,19-20). Sei un grande peccatore? Bene! Datti all’evangelizzazione! Vuoi che una moltitudine di peccati sia coperta? Occupati della salvezza degli altri! Un fratello non viene più in comunità da mesi? E tu dove sei? Perché non sei dietro la sua porta? Perché non telefoni? Perché non vai a cercarlo? Due fratelli sono divisi? Diventa operatore di pace. Porta comunione. Porta riconciliazione. Perché il contrario della correzione fraterna è il pettegolezzo. È parlare del fratello invece di parlare al fratello. E San Paolo arriva a dire: «Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui» (1Cor 3,17). E quel tempio siete voi. È la comunità. È il Corpo di Cristo. Gesù infatti dice: «Fra te e lui solo» (Mt 18,15). Perché l’Amore, scusatemi il termine, non sputtana gli altri. L’Amore non gode perché l’altro è caduto, così finalmente può raccontarlo in giro. «Ma sai quello? Ma sai quell’altro?». Tipiche dinamiche di Parrocchia! Ma non nelle nostre comunità, fratelli. Lasciamo che la Chiesa ci educhi alla vera Carità. La nostra unica occupazione deve diventare questa: guadagnare il fratello, riconquistarlo, portarlo in Cielo. Che nessuno vada perduto. Che nessuno, dopo aver messo la mano all’aratro, torni indietro.
E capite anche perché nella religiosità fai-da-te si cade quasi inevitabilmente nell’idolatria. Ti costruisci Dio a tua immagine e somiglianza. E se nessun fratello ti corregge, tu sarai sempre convinto di avere ragione. Alla Messa dici: «Per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa». Poi però dentro di te pensi: «Sì, mia colpa… però la colpa è di mio marito, di mia moglie, di mio figlio, del vicino, del Parroco, della comunità!». Sempre il dito puntato. Sempre gli altri. E invece la comunità ti leviga. Io utilizzo sempre l’immagine dei ciottoli del fiume: a furia di urtarsi vengono levigati. Noi entriamo nelle comunità spesso come dei porcospini: chiunque ci sfiori viene punto. Poi, pian piano, attraverso i fratelli, le correzioni, il perdono, le umiliazioni, il servizio, il Signore ci leviga. E da porcospini ci trasforma in pane. Pane fragrante. Pane eucaristico. Pane capace di saziare la fame d’Amore degli altri senza continuare a cercare di essere amati, a fare delle nostre relazioni un mercato: «Io ti amo soltanto se tu mi ami».
Ed è dentro questa realtà che Gesù dice: «Tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in Cielo e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in Cielo» (Mt 18,18). Gesù qui sta parlando alla comunità dei discepoli. È nella comunità che impari a perdonare chi ti ha ferito. È nella comunità che impari a rendere bene per male. È nella comunità che perdi la pretesa di cambiare tutti e impari ad amarli dentro la Misericordia di Dio. E allora sì che sciogli. Sciogli il peccato attraverso il perdono. Quando un cristiano perdona, è Cristo che perdona in lui. E quel perdono arriva e sala proprio chi non fa concretamente parte della comunità: al collega che ti ha fatto del male, al datore di lavoro schiavista, al nemico che ti ha ferito. E può diventare per quell’anima grazia di Conversione persino nell’ultimo momento della sua vita. E pensate anche al legare. C’è una realtà che deve essere legata: il demonio. Nei Vangeli Cristo lega il maligno con la sua Autorità. E questo potere di legare il male e sciogliere l’uomo dal peccato Cristo vuole continuare a manifestarlo nel suo Corpo, nella sua Chiesa, la Comunità Cristiana.
E allora arriviamo all’arma impressionante che Gesù mette nelle nostre mani: la preghiera della comunità. «Se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei Cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio Nome, lì sono Io in mezzo a loro» (Mt 18,19-20). Vedete? Non due o tre riuniti per la bocciofila. Non due o tre riuniti soltanto per organizzare giochi, attività ludiche, scoutismo, feste e sagre. Riuniti nel suo Nome. Per Gesù. Per Amore di Cristo. E non come estranei, ma come fratelli che conoscono le sofferenze gli uni degli altri, che entrano nelle case gli uni degli altri, che portano davanti a Dio i figli, i matrimoni, le malattie, le lotte, le cadute e la salvezza eterna gli uni degli altri. Ecco allora perché tanti cattolici pregano e non vedono miracoli. Pregano magari sinceramente per un marito lontano dalla Chiesa, per un figlio che ha abbandonato i Sacramenti, per un nipote che dopo la Prima Comunione ha praticamente rinnegato Cristo. Pregano, piangono, soffrono. Ma vivono tutto privatamente, intimisticamente, infantilmente. Pregano da soli. E non succede nulla. Perché Gesù oggi ci mostra una realtà potentissima: è la comunità riunita nel suo Nome, non la preghiera individuale, ad avere il potere di ottenere tutto da Dio. Per quanto la preghiera individuale possa innalzarsi al Cielo, da sola non ha la potenza di violare quella volontà malevola di chi ostinatamente non vuole convertirsi. Ma quando prega la comunità, chi prega? Non è più semplicemente Tizio o Caio. È Cristo che prega nelle sue membra. E può il Padre negare qualcosa al Figlio? Gesù davanti a Lazzaro dice: «Padre, Ti rendo grazie perché Mi hai ascoltato. Io sapevo che Mi dai sempre ascolto» (Gv 11,41-42). Quando c’è una comunità che è realmente Corpo di Cristo, Cristo stesso prega attraverso le sue membra.
Ed ecco allora perché, quando mancano comunità cristiane, Gesù rimane, permettetemi l’immagine, con le mani legate. Perché noi siamo le mani di Cristo. Noi siamo i piedi di Cristo. Noi siamo la bocca di Cristo. Ma attenzione: ho detto noi, non io. C’è un “noi” cristiano, un noi ecclesiale, un noi comunitario. Se non esistono comunità cristiane, la bocca di Cristo rimane serrata perché nessuno annuncia. Le mani di Cristo rimangono, ancor peggio che nella Crocifissione, inchiodate perché nessuno opera. I piedi di Cristo rimangono immobili perché nessuno va a cercare chi è perduto. Ma quando sorgono vere comunità cristiane, allora i miracoli cominciano a moltiplicarsi. Lo Spirito crea e ricrea. Guarigioni fisiche, guarigioni spirituali, conversioni impossibili, matrimoni ricostruiti, persone che ritornano ai Sacramenti, famiglie risanate. Miracoli su miracoli, portenti su portenti. Non perché noi diventiamo magici, ma perché finalmente il Corpo di Cristo può muoversi.
Ed è qui che voglio richiamare Santa Faustina Kowalska: nel suo Diario emerge continuamente questa certezza, che finché un’anima è viva non dobbiamo mai considerarla già perduta. La Misericordia di Gesù può raggiungerla anche nell’ultimo istante, quando umanamente sembra tutto finito. E allora perché tanti figli, nipoti, coniugi e conoscenti rischiano di perdersi? Perché troppo spesso dietro di loro non c’è un Corpo che prega. Non c’è una comunità che li porta davanti al Padre. Non c’è una Chiesa viva che li prende sulle proprie spalle. Perché questa è stata la prima opera di Gesù. Qual è stata la prima cosa che ha fatto? Fare miracoli? No. Morire in Croce? No. Risorgere? No. Ha formato una comunità. Ha chiamato gli Apostoli. Ha raccolto i discepoli. Ha costituito un “noi”. Perché senza comunità tutto rimane sterile, inutile, vuoto.
E allora questa, carissimi, è la mia occupazione e deve essere la mia unica preoccupazione come Pastore: formare comunità cristiane. Tutto quello che facciamo in questa Chiesetta deve avere questo obiettivo. Non creare semplicemente più attività. Non riempire un calendario. Non aumentare numeri. Formare il Corpo di Cristo. Formare fratelli. Formare un gregge. Perché allora sì che le nostre vite, le nostre famiglie, i nostri figli, i nostri nipoti cominceranno a profumare di Paradiso, di quella Comunione dei Santi che lo Spirito Santo deve cominciare a realizzare già qui, perché un giorno possa darsi il suo pieno possesso in Cielo.
E San Pietro conferma tutto questo: «Soprattutto conservate tra voi una carità fervente, perché la carità copre una moltitudine di peccati» (1Pt 4,8). Capite? Giacomo dice: riconduci il peccatore, salvalo dalla morte, coprirai una moltitudine di peccati. Pietro dice: vivete una Carità fervente tra voi e la Carità coprirà una moltitudine di peccati. E allora vuoi occuparti veramente della tua salvezza? Occupati della salvezza dei tuoi fratelli. Perché chi vive la religiosità cattolica soltanto nell’intimismo della propria casa, nell’individualismo delle proprie devozioni senza appartenere e vivere di fatto ad una Comunità Cristiana non potrà esercitare pienamente la Carità fraterna, non potrà vivere pienamente il proprio Battesimo, non potrà vivere veramente da re, sacerdote e profeta. E se alla fine si salverà, arriverà a malapena a salvare se stesso, senza aver avuto alcuna forza di salvezza sulla vita del coniuge, dei figli, dei nipoti, degli amici, di coloro che Dio gli aveva affidato. Ma non è questa la vita cristiana. Non a questo siamo chiamati.
E allora facciamo risuonare ancora San Paolo: «Non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole; perché chi ama l’altro ha adempiuto la Legge» (Rm 13,8). La pienezza della Legge è la Carità. Ma attenzione: quando correggi, che cosa ti muove? Orgoglio? Perfezionismo? Legalismo? Bisogno di avere ragione? Desiderio di far pagare all’altro quello che ha fatto? Oppure l’Amore? Vuoi veramente che quell’anima vada in Cielo? Perché tante volte chiamiamo “correzione fraterna” ciò che è soltanto sete di giustizia umana. Ma la giustizia della Croce è perdono, è Misericordia, è quella Carità che «tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta» (1Cor 13,7). E allora impareremo a correggere con un Amore che quasi seduce, che conquista. Perché tuo figlio, tuo marito, tua moglie, tuo fratello capiranno che tu non li stai correggendo per dominarli o perché il loro atteggiamento ti mortifica ma perché li vuoi salvi. E sarai pronto persino a dare la vita per loro.
E quando Gesù dice: «Se poi non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano» (Mt 18,17), non significa: cancellalo. Che cosa faceva Gesù con pubblicani e peccatori? Li cercava. Entrava nelle loro case. Mangiava con loro. Annunciava la Salvezza. Quando una persona non può più vivere con te la piena comunione, allora devi ricominciare dall’inizio: Primo Annuncio, testimonianza, Amore gratuito, pazienza, esortazione. Perché il fine rimane uno solo: guadagnare il fratello.
E allora questa Domenica ci pone davanti a un esame di coscienza terribile. Quante volte ho visto un fratello andare verso il precipizio e ho taciuto? Quante volte ho parlato di un fratello invece di parlare al fratello? Quante volte ho avuto paura di dire la Verità per non perdere un’amicizia? Quante volte ho detto la Verità senza Carità e l’ho trasformata in una pietra? Quante volte ho chiamato “rispetto” la mia vigliaccheria? Quante volte ho chiamato “misericordia” la mia paura di dire la Verità? Quante volte ho chiamato “amore” il lasciare qualcuno nella sua morte? Quante volte ho visto il peccato distruggere la mia famiglia e sono rimasto zitto? Quante anime Dio mi ha affidato e io le ho lasciate andare perché era più comodo farmi gli affari miei? E quante volte ho portato veramente nella mia comunità la salvezza eterna dei miei figli, dei miei nipoti, del mio coniuge?
Questo io desidero per la nostra Parrocchia. Non individui religiosi, ma una comunità cristiana. Non persone che pregano ciascuna per conto proprio, ma un Corpo che prega. Non cristiani che si fanno gli affari propri, ma fratelli che si sentono responsabili della salvezza eterna gli uni degli altri. Genitori, siete sentinelle dei vostri figli. Sposi, siete sentinelle l’uno dell’altra. Sacerdoti, siamo sentinelle del gregge affidatoci. Cristiani, siamo sentinelle di questa generazione. Non per controllare, non per dominare, non per condannare, ma perché nessuno vada perduto.
E allora coraggio, carissimi! Perseverate nella comunità. Perseverate nella Carità. Perseverate nella correzione fraterna. Perseverate soprattutto nella preghiera comunitaria. Viviamo come gregge, non come individui dispersi. Viviamo come Corpo. Sentiamo la salvezza del fratello come qualcosa che riguarda la nostra stessa vita. E allora vedremo Dio compiere ciò che da soli non potremmo mai compiere. Vedremo peccatori ritornare. Vedremo famiglie cambiare. Vedremo figli ritornare ai Sacramenti. Vedremo opere che oggi neppure immaginiamo. E questa comunità, le nostre famiglie e questa nostra terra cominceranno realmente a diventare un anticipo di Cielo.
E alla fine, fratelli, forse sarà proprio questo il segno che il nostro Battesimo ha finalmente cominciato a vivere: non saremo più preoccupati semplicemente di non peccare; saremo consumati dal desiderio di amare e di portare tutti in Cielo.
Sia lodato Gesù Cristo.
Don Salvatore Albano
📌 RIFLESSIONE
Un’unica soluzione: l’Amore!
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo». Non puoi umiliare il tuo fratello davanti alla comunità, giudicandolo e condannandolo. Cerca di recuperarlo con un discorso dolce, umile e caritatevole, e soprattutto riservato. Rimproverarlo subito davanti agli altri significa “stroncarlo”, rovinare la sua reputazione, ucciderlo socialmente…
… e forse andrà in depressione e non si riprenderà mai dall’umiliazione subita, dal fatto di essere stato “schiacciato” da un prepotente che invece di servire la comunità, la padroneggia, come se fosse il proprietario di essa. Le anime appartengono a Gesù e non a noi. Solo Lui può giudicare, solo Lui può assolvere.
Chi condanna il fratello in pubblico altro non è che un ipocrita: «Fratelli miei, non vi fate maestri in molti, sapendo che noi riceveremo un giudizio più severo, poiché tutti quanti manchiamo in molte cose» (Giacomo 3, 1-2).
«Non sparlate gli uni degli altri, fratelli. Chi sparla del fratello o giudica il fratello, parla contro la legge e giudica la legge. E se tu giudichi la legge non sei più uno che osserva la legge, ma uno che la giudica» (Giacomo 4, 11).
Però se il fratello non cambia, diventa un cattivo esempio e può corrompere gli altri, magari i più deboli nella fede.
«Se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni». Nel caso il fratello neghi di aver commesso una determinata colpa, è necessario che ci siano due o tre fratelli che confermino la realtà oggettiva del suo peccato commesso. Davanti a questi testimoni sarà più difficile negare. Ma…
«Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano». A mali estremi, estremi rimedi! Sentirsi giudicati da un’assemblea è micidiale. Ma la testardaggine, la malizia unita all’orgoglio, è capace di “sfidare” anche un’intera comunità. Ed è un autentico “suicidio sociale”: questo tipo viene estromesso dalla comunità, cioè viene “scomunicato”.
La correzione fraterna è davvero un metodo meraviglioso, ma ci sarà sempre un’incognita: il fratello «ascolterà»?
E degli altri che non sono seguaci di Gesù non c’è nessuna soluzione? Gesù non offre loro delle “chances” efficaci? Metodi che possano servire anche per coloro che Lo seguono e perfezionare la loro Carità fraterna? Sì, esiste! Ma succederà in un futuro prossimo al nostro tempo. E sarà Gesù in Persona ad agire. È un metodo tipicamente di Dio: vincere il peccato e il peccatore con una dose di Amore divino ancora superiore. Si tratta di una “Guerra”!
Guerra d’Amore. «Figlia mia, te lo ripeto, non guardare la terra, lasciamoli fare, vogliono far guerra, la facciano pure, e quando loro si saranno stancati, anch’Io farò la mia guerra. La loro stanchezza nel male, le loro disillusioni, i disinganni, le perdite subite, li disporranno a ricevere la mia guerra.
La mia guerra sarà guerra d’Amore, il mio Volere scenderà dal Cielo in mezzo a loro; tutti i tuoi atti e quelli degli altri, fatti nel mio Volere, faranno guerra alle creature, ma non guerra di sangue, guerreggeranno con le armi dell’Amore dando a loro Doni, Grazie, Pace, daranno cose sorprendenti da far stupire l’uomo ingrato» (L. Piccarreta, “Libro di Cielo”, 26 aprile 1921, vol. 12°).
Padre Domenico Maria del Paradiso
🙏🏻 PREGHIERA
Signore Gesù, rendici sentinelle vigilanti, fratelli veri e membra vive del tuo Corpo. Donaci il coraggio di dire la Verità nella Carità, senza giudicare né condannare, ma desiderando soltanto la salvezza di chi ci hai posto accanto.
Liberaci dall’indifferenza, dal pettegolezzo e da ogni falsa misericordia. Fa’ che nella comunità impariamo a correggerci, perdonarci, sostenerci e pregare gli uni per gli altri.
Accendi in noi il fuoco dello Spirito Santo, perché nessuno dei nostri fratelli vada perduto e il nostro Battesimo diventi finalmente vivo e fecondo.
Signore, insegnaci non soltanto a non peccare, ma soprattutto ad amare. Amen.
📌 SANTI E BEATI DEL GIORNO
Oggi veneriamo San Zaccaria, profeta; Sant’Onesíforo; Santi Donaziano, Presidio, Mansueto, Germano e Foscolo, vescovi; Sant’Eleuterio, abate; San Cagnoaldo, vescovo; Santa Bega, vergine consacrata; San Magno, abate; San Bertrando de Garrigues, sacerdote; Beato Diego Llorca Llopis, sacerdote e martire; Beato Pasquale Torres Lloret, martire.
Via Arca Di Noè, 27
Bordighera
18012
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