Santa Rita in Rete

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Santa Rita in Rete Avvisi sulla catechesi a Santa Rita e riflessioni di fede... in un click.

16/09/2026

LE VIRTÙ DA INDOSSARE
Attività per adolescenti

Virtù è una disposizione stabile dell'animo che spinge l'essere umano a compiere il bene.

Come spiegare ai ragazzi la bellezza delle Virtù e renderle qualcosa di concreto, vicino alla loro vita?

Dopo aver presentato le 4 Virtù cardinali e le 3 Virtù teologali, mettiamo a disposizione alcuni indumenti: cappello, scarpe, grembiule, cintura, giacca, sciarpa, maglietta…

La sfida è associarli alle Virtù: quale indumento rappresenta meglio la Prudenza? E la Fortezza? E la Carità?Giustizia?
Non ci sono risposte preconfezionate: saranno i ragazzi a scegliere e a spiegare il perché.

Poi arriva il momento personale: ognuno sceglie la Virtù nella quale desidera crescere e l’indumento che la rappresenta, lo indossa e condivide con gli altri la propria scelta.

“Vorrei crescere nella Carità, soprattutto nel servizio agli altri: per questo scelgo il grembiule.”

Perché le Virtù non sono soltanto da conoscere:
sono da vivere, da fare nostre… da indossare! ❤️

14/08/2026

Tutti abbiamo bisogno di un "per sempre" - 14 agosto

04/07/2026

ORARIO ESTIVO SANTE MESSE da Luglio a Santa Rita

Domenica e festivi
ore 8:30, 10:00 e 19:00 in parrocchia all’aperto con ingresso sotto il portico del cinema
(In caso di mal tempo si celebra in chiesa)

Sabato e prefestivi
ore 19:00 in parrocchia all’aperto con ingresso sotto il portico del cinema
(In caso di mal tempo si celebra in chiesa)

Giorni feriali
ore 18:30 nella sagrestia in chiesa

14/05/2026

𝙎𝙖𝙣𝙩𝙖 𝙍𝙞𝙩𝙖 𝙙𝙖 𝘾𝙖𝙨𝙘𝙞𝙖 🌹

Santa Rita da Cascia, nata a Roccaporena (Cascia, Umbria) intorno al 1380, incarna la forza della resilienza cristiana. Sebbene fin da giovane sentisse il richiamo della vita contemplativa, accettò per obbedienza ai genitori il matrimonio con un uomo dal temperamento irascibile e violento. La sua vita fu segnata da profondi dolori: l'assassinio del marito e la perdita prematura dei suoi due figli.
​Nonostante il lutto, Rita divenne uno straordinario strumento di pace, riuscendo a spegnere la sete di vendetta tra le famiglie coinvolte. Ormai sola, coronò il suo sogno entrando nel monastero agostiniano di Santa Maria Maddalena. Per quarant'anni visse nell'ombra del chiostro, tra preghiera e penitenza, ricevendo negli ultimi quindici anni il "sigillo" della spina sulla fronte, segno della sua unione con la Passione di Cristo. Si spegneva il 22 maggio 1457, lasciando un'eredità di miracoli che le è valsa il titolo di "Santa degli Impossibili". Beatificata da Urbano VIII nel 1627, venne canonizzata il 24 maggio 1900 da Leone XIII. E’ invocata come santa del perdono e paciera di Cristo.

𝗣𝗿𝗲𝗴𝗵𝗶𝗲𝗿𝗮 🙏🏻😇

𝑫𝒐𝒏𝒂 𝒂 𝒏𝒐𝒊, 𝒐 𝑺𝒊𝒈𝒏𝒐𝒓𝒆, 𝒍𝒂 𝒔𝒂𝒑𝒊𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒄𝒓𝒐𝒄𝒆 𝒆 𝒍𝒂 𝒇𝒐𝒓𝒕𝒆𝒛𝒛𝒂 𝒄𝒐𝒏 𝒍𝒆 𝒒𝒖𝒂𝒍𝒊 𝒉𝒂𝒊 𝒗𝒐𝒍𝒖𝒕𝒐 𝒂𝒓𝒓𝒊𝒄𝒄𝒉𝒊𝒓𝒆 𝒔𝒂𝒏𝒕𝒂 𝑹𝒊𝒕𝒂 𝒅𝒂 𝑪𝒂𝒔𝒄𝒊𝒂, 𝒑𝒆𝒓𝒄𝒉𝒆', 𝒔𝒐𝒑𝒑𝒐𝒓𝒕𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒍𝒆 𝒔𝒐𝒇𝒇𝒆𝒓𝒆𝒏𝒛𝒆 𝒄𝒐𝒏 𝑪𝒓𝒊𝒔𝒕𝒐, 𝒑𝒂𝒓𝒕𝒆𝒄𝒊𝒑𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒑𝒊𝒖' 𝒊𝒏𝒕𝒊𝒎𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒂𝒍 𝒔𝒖𝒐 𝒎𝒊𝒔𝒕𝒆𝒓𝒐 𝒑𝒂𝒔𝒒𝒖𝒂𝒍𝒆.

(Messale Romano)

𝗔 𝗽𝗿𝗲𝘀𝘁𝗼 ! 👋🏻

📥 𝗟𝗶𝗻𝗸 𝗽𝗲𝗿 𝘀𝗰𝗮𝗿𝗶𝗰𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗱𝗶𝘀𝗲𝗴𝗻𝗼 𝗶𝗻 𝗯𝗶𝗮𝗻𝗰𝗼 𝗲 𝗻𝗲𝗿𝗼👇🏻👇🏻👇🏻👇🏻👇🏻
https://whatsapp.com/channel/0029VaFYq6n96H4TmaLPOC1Q

10/05/2026

🖐“Mani in preghiera” –
"Pregate gli uni per gli altri" Giacomo 5,16
Proposta per il Grest.

In un tempo in cui tanti ragazzi fanno fatica a esprimere ciò che portano nel cuore, una parete in oratorio, una bacheca può diventare un luogo dove esprimersi per sentirsi ascoltati e accompagnati anche attraverso la preghiera condivisa.

L’idea è semplice: creare una parete, un murale o una bacheca — anche esterna — dove bambini, ragazzi, animatori, genitori e volontari possano lasciare intenzioni di preghiera sotto forma di mani disegnate.

Come funziona?!

Prepariamo dei fogli colorati, forbici, pennarelli e delle puntine. Chi vuole potra disegnare la sagoma della propria mano e
all'interno della mano scrive una richiesta di preghiera:
una difficoltà, una paura, una persona cara, un grazie, una speranza...ecc.

Le mani verranno poi appese su una grande parete o bacheca intitolata, ad esempio:

Mani in preghiera
"Pregate gli uni per gli altri"

Chi passa davanti alla parete può fermarsi qualche istante, leggere un’intenzione e pregare per quella persona, appoggiando la sua mano sopra quella disegnata.
La preghiera intercessoria ci strappa dall'indifferenza. Allarga i nostri cuori. Ci rende attenti, disponibili, solidali. Ci rende ponti tra il Cielo e la Terra.

Inizia il mese di Maggio e si avvicina la festa di Santa Rita in via MAssarenti! VI aspettiamo e grazie ai volontari che...
02/05/2026

Inizia il mese di Maggio e si avvicina la festa di Santa Rita in via MAssarenti! VI aspettiamo e grazie ai volontari che stanno lavorando! Aiutateci a far conoscere la festa!!!!

05/04/2026

“In quel tempo, abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno»”
(Mt 28,8-10)
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Proviamo a tornare indietro di duemila anni.
Stiamo guardando le donne con lo sguardo che avevano allora?
Le stiamo guardando con un po’ di sufficienza?
Con un po’ di compassione per la loro “inferiorità”?
Perché questo era.
Pensate che, nella lingua ebraica, il termine “discepolo” al femminile, neanche esisteva.
E ho detto tutto.
Anzi, aggiungo che una donna che fosse vissuta da sola al di fuori dell’autorità di un uomo, o non sopravviveva o era una pr******ta.
Fine delle trasmissioni.
E se una donna sposata veniva sorpresa in giro per strada, da sola o a parlare con un’altra persona? Ma stiamo scherzando? Il diritto ebraico prevedeva il ripudio concesso al marito!
Fine del matrimonio.
E se c’era un funerale, dietro al feretro si dava la precedenza alle donne, responsabili della morte. Nessun ebreo osservante, infatti, dimenticava che nel libro del Siracide c’è scritto “Dalla donna ha avuto inizio il peccato per causa sua tutti moriamo” (25,24).
Fine di ogni speranza.
E tre volte al giorno gli uomini dicevano la famosa triplice benedizione: “Ti ringrazio Signore che non mi hai creato pagano, non mi hai creato cafone (cafone significa la persona che lavora la terra quindi incapace di osservare le prescrizioni della legge) e perché non mi hai creato donna”.
Questa benedizione c’è anche al femminile, ma con una variante: “Ti ringrazio Signore perché non mi hai creato pagana, ti ringrazio Signore perché non mi hai creato cafona e che mi hai fatto secondo la tua volontà”.
Fine di ogni discussione.
Le donne, fin da piccole, non avevano vita facile.
Poi è arrivato Gesù.
Poi è arrivato il loro Creatore e le ha guardate con il Suo sguardo.
Ed ha salvato la vita a tante.
Solo un episodio…
Avete presente il famoso “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”?
Noi ci immaginiamo l’adultera come una donna adulta e, magari, bella e provocante.
Invece era poco più di una bambina.
Come lo sappiamo?
Perché la lapidazione era la pena di morte riservata alle adultere che vivevano nell’arco di tempo tra lo sposalizio (fatto quando la bambina aveva circa12 anni) e le nozze vere e proprie. Per l’adulterio dopo le nozze, infatti, c’era lo strangolamento. Prima c’era la lapidazione.
Fine della vita.
Quella volta, però, con Gesù lì presente, la vita non è finita!
E lo ricordate mentre parla al pozzo con la samaritana?
“In quel mentre giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a parlare con una donna”.
Il Maestro che parla, da solo, con una donna?
Dio mai ha parlato con una donna!
Però non hanno il coraggio di affrontarlo direttamente.
Furbissimi.
Prudenti.
Un po’ vigliacchi.
Non gli chiedono direttamene “Perché discorri con lei?”.
Hanno paura di sentire quello che non vogliono sentire, perché non sono mica stupidi.
Capiscono che se Gesù parla con una donna, per giunta samaritana, significa che il suo Sguardo è diverso dal loro.
Lui vede qualcosa che loro ancora non vedono.
Allora stanno zitti, perché non vogliono sentirsi dire quello che già hanno intuito.
E stamattina è così entusiasmante leggere che Gesù chiede a delle donne, testimoni senza nessuna valenza giuridica, di andare ad annunciare la sua risurrezione!
Non ne voglio fare un semplice discorso di rivalsa storica al femminile.
Sarebbe troppo poco.
Vorrei andare oltre.
Dà il via ad un rapporto tra innamorati.
Si lascia abbracciare, baciare, adorare, guardare, amare…
E lui darà loro responsabilità e compiti.
Le cerca, le saluta e dice “Mi fido di voi!”
E per renderle forti, regala loro anche una gioia senza confini.
Come se in quel momento, tutti gli orologi del mondo si fossero fermati sulla gioia in punto.
Gioia inattesa, sconfinata perché c’è sempre Dio al Principio di ogni felicità (che ne siamo consapevoli o meno).
Ed insieme mette nel loro cuore anche il timore per tutto quello che stavano vivendo.
Timore non come paura (ma chi di noi fa ancora questo equivoco?) ma come profonda consapevolezza che avevano a che fare con il Signore dell’Universo.
E dalla consapevolezza, passare al rispetto, è un attimo!
Forse Gesù capiva benissimo le donne, semplicemente perché Dio è maschile e femminile insieme.
E qui il discorso si fa talmente incantevole che non ci sono parole adatte.
Ci facciamo aiutare dallo sguardo che ebbe su Dio una delle più grandi mistiche della storia: Giuliana di Norwich.
Nata nel 1342 e morta nel 1416, eremita, di grandissima cultura (cosa rara a quei tempi) e sapienza, p***e la sua famiglia a causa di un’epidemia.
Scrisse il primo libro conosciuto scritto in inglese da una donna: “Rivelazioni dell’Amore Divino” (ora conosciuta come il “Testo Breve”).
Poi scrisse il “Testo lungo”, una riflessione teologica sul significato delle sue visioni.
Visse in un’epoca agitata e piena di tumulti ma lei non smise mai di essere ottimista. Parlava di Dio sempre con la gioia e la compassione accanto a sé.
E mentre tutti spiegavano la peste nera come un castigo di Dio, lei, libera come l’aria ed amante di Dio, scriveva che la sofferenza non è mai una punizione divina. Ed ai suoi tempi questo era veramente un pensiero rivoluzionario.
Giuliana ci racconta un Dio misericordioso e desideroso, fino alle viscere, di salvare tutti!
Scrisse : «com’è vero che Dio è nostro Padre, così è vero che Dio è nostra Madre.»
E ancora «Sono io, la forza e la bontà della paternità; sono io, la sapienza e la dolcezza della maternità; sono io, la luce e la grazia che è ogni amore benedetto; sono io, la Trinità; sono io, l’Unità; sono io, la sovrana Bontà di ogni specie di cosa; sono io che ti spingo ad amare; sono io che ti spingo a desiderare; sono io l’infinito compimento di ogni vero desiderio.»
(Rivelazioni, cap. 59)
Poco tempo prima un altro mistico parlava di Dio come di un Amore paterno e materno.
Era nato ad Assisi.
Si chiamava Francesco.

M.C. 🌻 www.intemirifugio.it

Indirizzo

Via Massarenti, 418
Bologna
40138

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