Amici dell'Eremo di Ronzano - Bologna

Amici dell'Eremo di Ronzano - Bologna per l'ospitalità all'Eremo:
[email protected] (chiusa da novembre a marzo compreso) si accolgono solo richieste di incontri o ritiri spirituali.

oppure c'è un b&b gestito da cooperativaDoMani: [email protected] L' EUCARISTIA E' SOLO LA DOMENICA ORE 11
(SOSPESA IN LUGLIO E AGOSTO)
Vengono ospitate anche attività culturali, conferenze, seminari, ritiri, organizzati da associazioni o privati. Il fine cui tendono queste attività è la maturazione del rapporto umano e spirituale con se stessi e con il prossimo, nello spirito di apertura d

el Concilio Vaticano II. L'OSPITALITÀ È ORA GESTITA DALLA COOPERATIVA DoMani,
https://www.cooperativadomani.it/ospitalita/
Angelo Dattilo
051- 6288541 - [email protected]


I Servi di Maria perpetuano l'antica vocazione di costruttori di pace. Ronzano infatti trova nuova attualizzazione nell'essere luogo orientato alla ricerca della serenità proveniente da libertà interiore, e con lo scopo di realizzare un armonico rapporto con gli altri e con la natura. Tra le varie attività praticate spicca la produzione di un ottimo miele. Da una piccola vigna di circa due ettari, viene ricavato vino D.O.C. tra cui Pignoletto, Chardonnay, e ottimo vino rosso.. Le attività agricole sono fatte con la cooperativa di promozione sociale DoMani che ospita lì migranti minori ed adulti e anche famiglie provenienti dai corridoi umanitari. La storia cristiana dell'Eremo inizia nel 1140:
http://www.eremodironzano.it/eremo-ronzano/storia-eremo-ronzano.html
COME ARRIVARE:
In automobile
- Da Porta San Mamolo, prendere la strada per il colle dell'Osservanza; poi per Gaibola, seguire la strada.
- Da Porta San Mamolo, proseguire per via San Mamolo fino al bivio con via Roncrio; prendere a destra per Gaibola. Seguire le indicazioni fino a Gaibola, quindi a destra per via dei Pozzetti(seguire le indicazioni Eremo di Ronzano). In autobus
Con la linea 52 - Piazza Cavour-Cippo di Sabbiuno (FERMATA GAIBOLA) poi a piedi circa 400 mt. domenica e festivi 1 km. Per orari di partenza consultare il sito dell'Atc o scaricare il PDF con gli orari. A A.A.ATTENZIONE! IN LUGLIO ED AGOSTO NON CI SARANNO EUCARISTIE, NEANCHE DOMENICALI.

Cari amici e care amiche, oggi è la giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato, creata dal grande papa France...
01/09/2026

Cari amici e care amiche, oggi è la giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato, creata dal grande papa Francesco. Ecco il messaggio di Papa Leone per quest'anno

MESSAGGIO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV PER LA XI GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LA CURA DEL CREATO 2026 [1° settembre 2026] [ Multimedia ] _______________________

01/09/2026

MT 16,21-27 Il diavolo non si presenta mai vestito da diavolo. Si presenta da amico, da consigliere fidato, perfino da primo degli apostoli. Chiediamoci: quanti in questi anni hanno seguito un cattolicesimo che si mette in posa col crocifisso in mano e poi ostacola i salvataggi in mare? Non è una deviazione moderna. Ha duemila anni e inizia con Pietro. Fra Alberto Maggi oggi ci racconta il momento in cui il primo degli apostoli, appena finito di riconoscere in Gesù il Figlio di Dio, gli si mette di traverso perché non accetta un Messia che perde. E si sente rispondere con le beatitudini: si comincia condividendo, si finisce perseguitati. Chiediamoci: per cosa saremo giudicati?

“IL”, UN ARTICOLO CHE CAMBIA TUTTO
I manoscritti più autorevoli del Vangelo di Matteo (Sinaitico e Vaticano) riportano l’espressione Iêsoûs Christos, Gesù Messia senza l’articolo “il”. L’evangelista, dopo aver ricordato la proibizione di Gesù di dire ad alcuno che egli era il Messia, presenta ora Gesù Messia, ma un messia completamente diverso da quello della tradizione.

GERUSALEMME, LA CITTA’ ASSASSINA DEI PROFETI
Infatti, questo Messia annuncia che la sua morte sarà opera del Sinedrio, il massimo organo giuridico di Israele composto dagli anziani, i sommi sacerdoti e gli scribi. I farisei hanno già preso la decisione di eliminare Gesù (Mt 12,14), ma è la prima volta che lui parla apertamente ai suoi di ciò che l’attende a Gerusalemme, la città santa che ancora una volta appare nella sua veste sinistra di assassina dei profeti di Dio (Mt 23,37).

PASCHA (PASQUA) E IL VERBO PASCHÔ (SOFFRIRE).
Conscio di riferire importanti affermazioni di Gesù, l’evangelista usa attentamente il linguaggio. L’espressione doveva è un termine tecnico usato nei vangeli per indicare il disegno di Dio che Gesù attua. La scelta del verbo soffrire è intenzionale. Questo verbo, che non ha equivalente nell'aramaico, venne adottato nel cristianesimo primitivo per indicare la morte di Gesù (At 1,3; 3,18; Eb 2,18; 5,8; 9,26; 13,12) a causa della somiglianza tra la parola greca pascha (Pasqua) e il verbo paschô (soffrire). I cristiani videro nella morte di Gesù la vera Pasqua: “Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato” (1 Cor 5,7). Il verbo risuscitare [gr. egeirô] viene adoperato al passivo per indicare come la risurrezione di Gesù sia un’azione creatrice da parte di Dio.

IL NUMERO TRE (RESURREZIONE, RINNEGAMENTO DI PIETRO) APPARTIENE ALLA TEOLOGIA E NON ALLA CRONOLOGIA
L’annuncio di Gesù non si limita alla sua morte. Egli, il “Figlio del Dio vivificante”, sarà ucciso ma continuerà a vivere definitivamente. La cifra tre/terzo non è un’indicazione cronologica ma teologica e rimanda al significato simbolico del numero tre che indica la pienezza, quel che è completo (come Pietro che rinnegherà Gesù per tre volte, cioè completamente, Mt 26,28).

PIETRO (SIMONE) SI METTE DI TRAVERSO
Per la prima volta nella narrazione Simone non è presentato col suo nome ma solo col soprannome di Pietro, che l’evangelista adopera ogniqualvolta il discepolo compie qualcosa di contrario a Gesù. Come in precedenza è stato lui a prendere la parola per rispondere alla domanda che Gesù aveva rivolto a tutti i discepoli (v. 16), ora l’unico a reagire alle parole di Gesù è ancora Pietro.
Pietro comincia ad avere un comportamento che lo accompagnerà per tutta la sua sequela, quello di opposizione a Gesù, che culminerà nel tradimento e nella sua uscita definitiva dal vangelo (Mt 26,4.26-75). Pur avendo riconosciuto in Gesù il “Figlio del Dio vivificante”, Pietro non comprende e non accetta che per trasmettere la vita Gesù deve diventare il Messia morente.
Per descrivere l'azione di questo discepolo che sgrida Gesù, l'evangelista adopera lo stesso verbo usato da Gesù per cacciare i demòni e gli elementi ostili all'uomo (gr. epitimaô, Mt 8,26; 17,18). L'uso di questo verbo da parte di Pietro indica che il destinatario del rimprovero si oppone al piano di Dio.
Per Pietro l'itinerario di Gesù non è quello di Dio e, adoperando una formula di esecrazione (ileôs soi), chiede a Dio di perdonare il suo maestro. L’espressione nell’Antico Testamento appare nel Libro del profeta Geremia, dove viene chiesto di perdonare quanti hanno abbandonato Dio: “Perché ti dovrei perdonare? [ileôs ghenômai soi] I tuoi figli mi hanno abbandonato, hanno giurato per chi non è Dio” (Ger 5,7; cf Eb 8,12: “Perché io perdonerò [ileôs esomai] le loro iniquità”, Ger 31,34).

LA STRANA TRIANGOLAZIONE GESU’ – SATANA – PIETRO.
Gesù reagisce verso Pietro come col satana nel deserto (“Vattene, satana!”, Mt 4,10) perché la protesta del discepolo attualizza le tentazioni del diavolo. Nel deserto il satana non si era presentato come ostile a Gesù, ma come efficace collaboratore al suo disegno mettendogli a disposizione per attuarlo “tutti i regni del mondo e la loro gloria” (Mt 4,8). Il satana non desidera la sconfitta e tantomeno la morte di Gesù, ma al contrario mette a suo servizio tutta la sua potenza al fine di assicurargli il successo. Una volta che Gesù avesse trionfato e regnato assumendo il potere, il satana avrebbe regnato e trionfato con lui. Pietro si dimostra così il satana, l'avversario, contrario al piano di Dio (doveva) perché vuole, come il diavolo, impedire la morte di Gesù.

A PIETRO PERO’ GESU’ OFFRE UNA CHANCE
Mentre verso il satana Gesù dimostra il rifiuto totale, a Pietro offre una possibilità e aggiunge “dietro a me”, un invito al discepolo a occupare il posto che gli spetta: è lui che deve seguire Gesù e non il contrario. Gesù rinnova a Simone l'invito che gli fece quando lo invitò a seguirlo: “Venite dietro a me...” (Mt 4,19).
La reazione di Pietro nasce dal fatto che pensa “secondo gli uomini” e non secondo Dio. Pietro non comprende che nella morte di Gesù trionfa l'amore e viene sconfitto il potere. Per questo Simone, da pietra adatta alla costruzione della comunità di Gesù, diventa uno scandalo, vocabolo greco che indica una pietra d'inciampo (Rm 9,33; 1 Pt 2,8).

GESU’ RICORDA LE BEATITUDINI: SI COMINCIA CONDIVIDENDO, SI FINISCE PERSEGUITATI
Gesù si rivolge a tutti i discepoli e ciò fa comprendere che quanto espresso da Pietro è condiviso dal resto del gruppo. Gesù ha detto a Pietro “mettiti dietro di me”, ora spiega che cosa significa. Con questo invito Gesù richiama i suoi discepoli alla fedeltà alla prima e all’ottava beatitudine, quelle che permettono l'avvento del regno (Mt 5,3.10).

LA CROCE NON È LA SFORTUNA CHE TI CAPITA. TE LA PRENDI TU, SEI TU CHE LA SOLLEVI, SAPENDO QUANTO COSTA
Rinnegare sé stessi non significa annientare la propria persona o personalità, ma al contrario arricchirla e potenziarla, portandola al suo massimo sviluppo attraverso il dono di sé espresso dalla croce.
È la seconda volta che Gesù parla di croce ai suoi discepoli (“Chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me”, Mt 10,38). Questa non viene data dal Signore, ma presa dal discepolo come accettazione dell’inevitabile disonore che il seguire Gesù comporta. La prima volta l’invito a prendere la croce indicava la condizione necessaria per seguirlo; ora, ai discepoli che non sono capaci di questa sequela, Gesù rinnova l’invito di prendere volontariamente la croce. Esortando i discepoli a sollevare la croce, Gesù chiede loro di caricarsi del patibolo infamante riservato ai rifiuti della società, condividendo la stessa sorte di incomprensione, persecuzione del loro maestro, fino alla morte.
Chi fa della propria vita un dono per gli altri non solo non la perde, ma la realizza in pienezza. Quanti hanno paura di dare per timore di essere diminuiti finiscono per perdere e per perdersi.

TORNA LA PRIMA BEATITUDINE: METTERE LA VITA AL SICURO NEI BENI È IL MODO PIÙ SICURO PER PERDERLA
Gesù spiega che cosa intende per salvare/perdere la propria vita. E ancora una volta si richiama alla prima beatitudine (Mt 5,3), chiave di tutto il suo messaggio. Porre la sicurezza della propria esistenza nell'accumulo dei beni significa limitarla fino a rovinarla. Al contrario, la condivisione generosa di quanto si ha libera l’uomo dai propri limiti e lo conduce alla pienezza del proprio essere.

DIO NON TI CHIEDERÀ IN COSA DICEVI DI CREDERE, MA COSA HAI FATTO, LA VITA PRATICATA
Le parole di Gesù vogliono essere d’incoraggiamento ai discepoli, che non comprendono che cosa significhi il fatto che Gesù verrà risuscitato e sono disorientati dalle prospettive di persecuzione e di morte che attendono il loro maestro e quanti vogliono seguirlo. Gesù dichiara che al disonore ricevuto da parte del Sinedrio corrisponde il massimo onore (gloria) da parte di Dio. Citando il Libro dei Proverbi (Pr 24,12), Gesù afferma che l'uomo è valutato per la vita che ha praticato e non per le idee religiose che può aver professato. Come aveva in precedenza affermato (Mt 7,23), non sono le ortodosse dichiarazioni di fede quelle che consentono l’accesso al regno, ma l’attuazione della volontà del Padre.

01/09/2026
«Da soli è ancora più difficile curarsi»: gli articoli di Raffaele Iavazzo (Il Regno – Attualità 20/2023) e di Maria Eli...
01/09/2026

«Da soli è ancora più difficile curarsi»: gli articoli di Raffaele Iavazzo (Il Regno – Attualità 20/2023) e di Maria Elisabetta Gandolfi (Il Regno – Attualità 10/2024), riletti insieme 👉 https://re-blog.it/2026/08/20/da-soli-e-ancora-piu-difficile-curarsi-la-solitudine-dei-preti/

Per ricevere la rivista ogni quindici giorni: https://shop.ilregno.it/

✉️ Un medico scrisse su Il Regno che i preti, oggi, esprimono molto «disagio». Non aveva rivelato nessun arcano. Eppure cominciarono ad arrivare le lettere: preti che si erano riconosciuti, che chiedevano alla redazione di poterlo contattare per raccontare più estesamente la propria situazione.

«È brutto pensare d'avere una malattia rara, che non si conosce, mentre sentirsi in compagnia arriva come qualcosa di condiviso che spaventa meno».

Delle tre parole che hanno avuto più eco - disagio, dipendenze, solitudine - è la terza quella che torna sempre. Una solitudine fisica, che poi diventa solitudine di pensiero: rendere conto solo al proprio giudizio, fare affidamento solo sulle proprie forze. «La solitudine diventa facilmente malattia e, si sa, da soli è ancora più difficile curarsi». E la sofferenza avanza per passi impercettibili, tanto che «solo a sofferenza conclamata scatta l'allarme».

C'è un mito che dice come dovrebbe andare: Chirone, il centauro guaritore, insegnava che si può curare gli altri ogni giorno, purché ogni giorno si medichi anche la propria ferita. Oggi rischia di leggersi al contrario: «Sono tanti i curatori feriti che hanno rinunciato a prendersi cura di se stessi».

⛪ Non è una somma di storie individuali. In un seminario di studio dedicato al tema, di cui Il Regno – Attualità ha dato conto, il punto di partenza era proprio questo: un fenomeno ormai sistemico, che però continuiamo a trattare come una sequenza di casi singoli. E fra le cause non c'è solo la formazione dei seminari: c'è anche l'assenza dei laici, che lascia sulle spalle di uno solo compiti che sarebbero di tutti.

💬 Una domanda, allora, che non riguarda i preti ma noi: quand'è stata l'ultima volta che avete chiesto al vostro parroco come sta; non che cosa deve fare, come sta?

📖 I due articoli - di Raffaele Iavazzo e di Maria Elisabetta Gandolfi, usciti su Il Regno – Attualità - riletti insieme nel primo commento.

Il 1 settembre il ns Ordine dei Servi di Maria celebra la memoria della : *beata Giovanna Soderini,* appartenente ad uno...
01/09/2026

Il 1 settembre il ns Ordine dei Servi di Maria celebra la memoria della :
*beata Giovanna Soderini,* appartenente ad uno dei casati fiorentini più impegnati nel governo della città, vive a cavallo tra 1200 e 1300.

È discepola di santa Giuliana Falconieri, fondatrice delle Mantellate (ramo femminile dei Servi di Maria).

Giovanna, dodicenne, si consacra alla Vergine. Vestito l’abito dei Servi di Maria, passa le sue giornate tra preghiere e meditazioni. Alla morte di santa Giuliana, nel 1341, in virtù dell’esemplarità del proprio stile di vita, diventa la guida delle compagne. Si spegne il primo settembre 1367. È stata beatificata nel 1828 dal Papa Leone XII.

01/09/2026

Da Tommaso Bogliacino, piccolo fratello di Charles de Foucauld sul vangelo di oggi:
Lc 4, 31-37
Poi discese a Cafarnao, una città della Galilea, e al sabato ammaestrava la gente. Rimanevano colpiti dal suo insegnamento, perché parlava con autorità. Nella sinagoga c'era un uomo con un demonio immondo e cominciò a gridare forte: «Basta! Che abbiamo a che fare con te, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? So bene chi sei: il Santo di Dio!». Gesù gli intimò: «Taci, esci da costui!». E il demonio, gettatolo a terra in mezzo alla gente, uscì da lui, senza fargli alcun male. Tutti furono presi da paura e si dicevano l'un l'altro: «Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti immondi ed essi se ne vanno?». E si diffondeva la fama di lui in tutta la regione.
COMMENTO“
Poi discese a Cafarnao, una città della Galilea, e al sabato ammaestrava la gente”. Scendere, dice un movimento di tutto l'essere, un movimento verso un luogo più intimo della persona , o un luogo più in basso nella società umana con i valori del mondo, o anche un luogo più a fondo della pratica di una religione. L'ammaestrare e il vissuto di Gesù dicono tutte queste discese., da cui il parlare con autorità. Spesso nel Vangelo si parla di Gesù che ammaestra nella sinagoga e altrove,ma non si dice che insegna. In effetti è la sua vita un insegnamento, è Lui stesso Parola di Vita, di liberazione, di salvezza. Non c'è distanza tra il suo ammaestrare e la sua vita, come invece era per i farisei, per gli scribi di sempre, per noi. E questo avviene di sabato Il sabato per Gesù non è più la pratica di una legge che ti lascia nella schiavitù, nella morte, ma è piuttosto la presenza di Dio oggi , una presenza di riposo, di incontro gioioso tra fratelli. “Nella sinagoga c'era un uomo con un demonio immondo” Nel racconto dell'uomo posseduto da un demonio immondo che viene liberato e rimesso in condizioni di camminare da persona liberata, ci è offerto uno raggio di luce su tutta l'avventura di Gesù, sul messaggio centrale del Vangelo: un cammino di liberazione, innanzitutto interiore., ma anche sociale e di pratica della religione, Tutto il Vangelo è un esorcismo, una liberazione dal male. Perchè il male non è un’azione cattiva e basta. Sovente un’intenzione, una parola interiore è la sorgente di tanti mali, di tante azioni cattive nei confronti di noi stessi, degli altri, di Dio. .«Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti immondi ed essi se ne vanno?» Quante volte nel Vangelo, non solo in questo brano, la gente si meraviglia di quello che Gesù insegna con la parola e sopratutto opera. Lasciamoci meravigliare anche noi da Lui, dalla sua Parola ascoltandola, meditandola con costanza, dalla sua Vita di 'samaritano' che ha cura, dal suo f***e amore che lo appende alla Croce da cui parla con grande autorità e suscita la meraviglia del centurione: ‘Questi è davvero il Figlio di Dio’. Spirito, donaci saggezza per distinguere chi parla con autorità da chi invece ‘insegna dottrine o teorie vuote, fuorvianti, non praticate da chi le divulga; e donaci di meravigliarci dei ‘profeti’ oggi, sovente rifiutati dalle autorità civili e religiose, per seguire Gesù Profeta di parola e di vita unificate. Possa allora il nostro parlare e il nostro vivere quotidiano essere una testimonianza credibile. Possa la nostra fiducia in Gesù, nel Bene che regge l'universo, farci scendere alle radci di noi stessi, alle zone basse dell'umanità, agli ultimi e meravigliarci ed essere meraviglia .

Indirizzo

Eremo Di Ronzano _-Via Di Gaibola 18-Bologna
Bologna
40136

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