Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne

Osservatorio   interreligioso sulle  violenze contro le donne Associazione fondata da 22 donne di religioni differenti.

Esse si sono impegnate nel contrasto della violenza sulle donne, a mettere in rilievo la sordità delle comunità religiose a questo fenomeno e a chiedere loro un impegno concreto.

LO RIPROPONIAMO . ... ANCORA STIAMO ASPETTANDO   https://www.noidonne.org/articoli/la-pace-nel-mondo-non-pu-fare-a-meno-...
07/09/2026

LO RIPROPONIAMO . ... ANCORA STIAMO ASPETTANDO https://www.noidonne.org/articoli/la-pace-nel-mondo-non-pu-fare-a-meno-delle-scuse-alle-donne-da-parte-delle-gerarchie-ecclesiastiche?fbclid=IwY2xjawULaalwZG9mAWV4dG4DYWVtAjEwAGJyaWQRMUxDQ1ZVbWdsTUVKbFlpUWdzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEelwMastg5AmduCSbC_lFHHk61b63sulwcDq_xiA5mNJGxcW6nEM63RxsD1fI_aem_smGRqJys3m9_eWFycVDjBg non ora quando SistersIl Paese delle DonneMaria AprileDonne per la ChiesaSpazio aperto promosso da Maschile PluraleFemminismo Fortemente SconsigliatoCettina TiralosiPaola Lazzarini Orrù Grazia VillaLupi DorannaMonica LanfrancoValeria Valente

https://www.emma.de/artikel/der-heldinnenaward-2026-342715Premio Eroina 2026Lunedì 28 settembre, a Berlino, si terrà la ...
05/09/2026

https://www.emma.de/artikel/der-heldinnenaward-2026-342715
Premio Eroina 2026
Lunedì 28 settembre, a Berlino, si terrà la cerimonia di consegna del "Premio Eroine" della Fondazione Alice Schwarzer. Quest'anno, verranno premiate due donne impegnate nella lotta contro gli abusi sessuali: una contro gli abusi all'interno della Chiesa e una contro gli abusi in ambito familiare.

20 agosto 2026
Le vincitrici del premio Eroina 2026: Kirsten Bruchhäuser e Maria Mesrian. - FOTO: Bettina Flitner, Uwe Weiser
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Il 28 settembre, a Berlino, verrà conferito per la quarta volta il Premio Eroina della Fondazione Alice Schwarzer. Quest'anno il premio sarà assegnato a due donne impegnate nella lotta contro gli abusi sessuali. Due donne molto diverse tra loro. Una, Maria Mesrian, si batte all'interno della Chiesa cattolica contro la potente istituzione e a sostegno delle sue vittime. L'altra, Kirsten Bruchhäuser, supporta le vittime ai margini della società che non hanno trovato nessun altro a cui rivolgersi. A consegnare il premio quest'anno saranno l'attrice Désirée Nosbusch e la giornalista Christiane Florin. L'evento è aperto al pubblico e l'ingresso è gratuito. Tuttavia, è necessario registrarsi entro il 21 settembre: [email protected]

Kirsten Bruchhäuser gestisce dal 1995 il maneggio "Maruschka" a Meuselko, in Sassonia-Anhalt. Oggi è un istituto di assistenza giovanile ufficialmente riconosciuto che offre assistenza a otto ragazze. La maggior parte di loro ha subito gravi violenze sessuali e non ha trovato aiuto in nessun'altra struttura. Kirsten è nata a Kassel nel 1968. Da bambina, è stata abusata da una babysitter e in seguito dal proprio padre. Sua madre non è riuscita a instaurare un rapporto con la figlia per lungo tempo, rifiutandosi persino di toccarla. Anche lei era stata abusata dal padre. A 16 anni, Kirsten si è trasferita a Berlino, si è formata come operatrice dell'infanzia e si è dedicata al lavoro terapeutico con i cavalli. Nel 1992, è riuscita ad affittare il suo primo maneggio e ha salvato 20 cavalli dal macello. I cavalli sono sempre stati il ​​rifugio di Kirsten, e lei desiderava crearne uno anche per altre donne e ragazze.

Maria Mesrian è cresciuta in Franconia in una famiglia cattolica, ma "molto liberale". Suo padre, profondamente segnato dalla Seconda Guerra Mondiale, aveva iniziato a studiare teologia, ma in seguito divenne medico. Maria Mesrian ha studiato teologia cattolica a Friburgo e Würzburg, ma si scontra sempre più con l'esclusione delle donne dagli incarichi ecclesiastici. Ha lavorato come addetta stampa per la ZDF (emittente televisiva pubblica tedesca). Maria Mesrian è sposata con un uomo iraniano, con il quale ha cinque figli. Dal 2019 è impegnata nel movimento di riforma ecclesiastica Maria 2.0, che lotta contro gli abusi di potere e le insabbiature e per il diritto delle donne a ricoprire tutti gli incarichi ecclesiastici. Nel 2021, Maria Mesrian ha fondato l'associazione "Robin Sisterhood – Change Course!". Nel marzo 2022 è stato inaugurato il centro di consulenza "Leuchtzeichen" (Faro di Luce), a sostegno delle vittime di abusi sessuali all'interno delle Chiese cattolica e protestante.

Scopri di più su EMMA! Il numero di settembre/ottobre è disponibile in formato cartaceo o digitale su www.emma.de/shop.
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La cerimonia di premiazione dell'Alice Schwarzer Stiftung 2026 si terrà il 28 settembre 2026 alle ore 19:00 presso la sede della rappresentanza statale del Baden-Württemberg (Tiergartenstr. 15, 10785 Berlino). www.alice-schwarzer-stiftung.de

Nel numero di settembre/ottobre di EMMA, presentiamo due reportage sui progetti dei vincitori del premio.

Annika Ross ha visitato la fattoria di Kirsten Bruchhäuser a Meuselko, in Sassonia-Anhalt, dove otto ragazze e 29 cavalli hanno trovato una nuova casa. Queste ragazze, tutte vittime di violenza (sessuale), vengono definite "rompi-sistema". Qui viene loro offerta un'opportunità.

Chantal Louis ha visitato il centro di consulenza "Leuchtzeichen" (Faro) gestito da Maria Mesrian a Colonia. Si tratta di un punto di riferimento per le vittime di abusi sessuali all'interno della Chiesa cattolica che non vogliono più ricadere nelle mani dell'"organizzazione perpetratrice"". @

Am 28. September 2026 wird in Berlin der „HeldinnenAward“ der Alice-Schwarzer-Stiftung verliehen. In diesem Jahr werden zwei Frauen ausgezeichnet, die gegen sexuellen Missbrauch kämpfen. Gegen den in der Kirche – und gegen den in der Familie.

qui  un ricordo  del nostro  socio  don ANGELO CASATI, che ci ha lasciate/i.  Fa   seguito un suo articolo La mia piccol...
02/09/2026

qui un ricordo del nostro socio don ANGELO CASATI, che ci ha lasciate/i. Fa seguito un suo articolo La mia piccola voce per le donne del 2007.
Con questa comunicazione esprimiamo la nostra gratitudine e il nostro affetto. Essere state/i in sua compagnia, aver goduto della sua benevolenza e del suo sostegno sono stati un dono preziosissimo. vi chiediamo di condividere, grazie BolpinPaola Lazzarini OrrùGrazia Villa

In ricordo del nostro socio ANGELO CASATI

La sera del 31 agosto, alle 20, si è spento a Milano Angelo Casati, presbitero della diocesi di Milano. Straordinaria la sua mitezza, che faceva il paio con una rara intelligenza del cuore, con un umile sapienza del dire e dell’offrire ai suoi lettori e sue lettici ( o uditori e uditrici) attraverso le atmosfere, i paesaggi, le figure e gli eventi dei vangeli con raffinata eleganza, maestria, vicinanza, convivialità: autenticità, umiltà. Fervore, grazia si davano la mano . “Bisogna fare i conti con la nostra fragilità” non stancava di ripetere.
Mai trascurava di nominare le storture di una chiesa distante, dimentica del “Tra voi non sia così”, poco accogliente, affetta dal clericalismo; mai ignorava il dominio dei potenti e di una società i cui valori si opponevano a quelli affermati nei vangeli.
Don Angelo era poeta nei versi e nell’animo. Era dotato di un affinato sentire e del dono di elaborare i suoi testi con parole immaginifiche. Conosceva perfettamente il valore della tonalità emotiva con cui comunichiamo: “ Spesso è, come le parole suonano, che fa la differenza: dal tono capisci chi hai davanti”.

Apriva fessure dell’anima. Bisogna fare i conti con la nostra fragilità, ripeteva. Gesù, diceva possedeva l’arte di gettare le reti, ma anche quella di ripararle.
Mai logore, mai banali, mai retoriche le sue omelie o articoli o lettere. Non amava chi parlava di Dio come fosse un libro stampato. Scriveva con un lessico inconfondibile: si dischiudevano improvvise scintille di luce, si aprivano a sconfinamenti dell’anima. Ma niente di dolciastro c’era in quei testi: perché spronava con mitezza ma fermezza, ad uscire dagli appiattimenti, dall’immobilismo, da un cristianesimo ridotto a morale…. e andare al largo. Lui, voce libera, ci regalava lo spirito di libertà.
Per noi donne e uomini dell’Osservatorio è stato , oltre che socio dall’origine della associazione , sostegno morale e materiale. Sempre si dispiaceva di non poter fare di più. Le forze non glielo permettevano. Apprezzava molto il nostro impegno. Noi siamo immensamente grate/i. a questo uomo che si definiva “ piccolo frammento”.
La sua opzione e attenzione per la dignità delle donne, oscurata nella chiesa cattolica, è stata pronunciata più volte. Qui sotto, nel ricordarlo con immensa gratitudine e affetto riproponiamo un suo scritto.
Osservatorio Interreligioso sulle Violenze contro le Donne (O.I.V.D.)
2 settembre 2026
La mia piccola voce per le donne
don Angelo Casati - sulla Soglia- luglio-agosto 2007
Perché d’estate? Non so rispondere. Ma ho come la sensazione che la violenza sulle donne, che già invade di sé tutti i mesi dell’anno, dilaghi ancor più e gridi, urli, in modo impietoso, all’avvicinarsi dell’estate.
Sfogli il giornale, ascolti i notiziari, è stillicidio infinito. Non c’è giorno di pace per loro. È un’altra guerra. Degli uomini contro le donne. Nel territorio tenero dell’anima e del corpo. Guerra di ogni giorno, un pane amaro, pane quotidiano.
Leggo, ascolto. Si raccontano gli abusi a cielo aperto. Ma chi racconta degli abusi, ben più numerosi e accuratamente coperti di silenzio, raramente manifesti, che avvengono all’ombra nascosta delle case, dentro le pareti domestiche, all’interno delle famiglie?
Leggo, ascolto. A tal punto mi si sfonda il cuore che, quando mi avviene di attraversare di notte le strade buie della mia città, a volte mi sorprendo, come se mi venisse da lontano un grido, uno straziante grido d’aiuto. Di donna.
Sento l’amarezza per una società che si riempie la bocca di proclami sulla raggiunta parità delle donne e, davanti al grido, all’urlo degli stupri, altro sembra non sappia fare se non invocare misure repressive, senza mai o quasi mai aggredire il male alle radici. Strano indecoroso fariseismo di una società che non insorge contro una mentalità, ampiamente, supinamente sposata, che è il vero bacino di coltura dei fenomeni che stanno sotto i nostri occhi.
Educare al volto dell’altro, ai sentimenti, alla tenerezza, al rispetto sempre e comunque, in un mondo che celebra il primato dell’io arrogante e prevaricatore, sembra ormai arte improponibile, da cancellare dai codici, strumenti vecchi, fuori uso, arrugginiti dal tempo.
Oggi si fa scempio - e nemmeno ci si rende conto, tanto si è ubriachi della propria immagine - dei sentimenti, incuranti delle ferite, quasi il volto fosse terra di nessuno. Da invadere e calpestare.
E l’esempio, cattivo esempio, viene dal-l’alto. Parole che dissacrano mistero e dignità delle donne, parole volgari che feriscono a volte femminilità e dignità anche delle persone più care, parole in assenza di pudore, pronunciate con fare accattivante. E nessuno che insorga, nessuno che gridi indignazione per una dignità ferita, per una femminilità che chiede di essere sfiorata onorando, accarezzando. Con mani quasi sorprese da mistero. Anche qui invece è in voga, e tristemente, l’invasione, l’occupazione, lo sfruttamento. Di corpi e di anime.
Da “prete minore” quale sono, soffro lo scarto tra le parole e la realtà, tra le proclamazioni di principio, che costano meno di un briciolo di voce, e la realtà, così desolatamente triste e lontana. Questa società, a mio avviso, ha un debito nei confronti della donna. Ha molto da farsi perdonare. Ancora. Questa chiesa, anche, ha un debito nei confronti della donna, ha molto da farsi perdonare. Purtroppo. Ancora. Vedo. E soffro la distanza. La distanza tra la Parola, quella di Dio e la condizione della donna nella chiesa. Tra le parole, le molte parole della chiesa sulla donna, e la sua reale condizione all’interno della chiesa. Vedo. E soffro la distanza.
Le donne amiche. Di tanto in tanto le accarezzo con lo sguardo. Le sento defraudate, come se nella chiesa non fossero stimate né amate per quello che sono. Al di là delle proclamazioni. E soffro del ritardo. Ritardo di stima, di affetto, di riconoscimento. Il recupero, ognuno lo vede, è lento. E a volte ambiguo. Vedo. E soffro l’ambiguità.
È diventato luogo comune dire che le donne hanno spazio nella comunità ecclesiale, che delle donne oggi sono piene le chiese. Ci si dovrebbe però chiedere se la presenza sia prevista sì, ma prevista per lo più per una funzione di servizio e di conservazione.
Di tanto in tanto le guardo e la mente mi corre alla casa di Betania, alla lezione dimenticata di quella casa, dove il Rabbi di Nazaret non sopporta che una delle sorelle, Marta, sia confinata e impoverita in un ruolo di servizio, nel ruolo di donna affaccendata: “tu” sembra dirle “sei molto di più: tu, come tua sorella, puoi stare con me in una relazione diversa, in una relazione di scambio interiore, e non primariamente in una relazione di scambio di servizi. Tu sei molto di più, tu puoi condividere con me pensieri, orizzonti, e sogni”. Vi immaginate che cosa succederebbe nella chiesa se papi, vescovi e preti chiamassero le donne a condividere pensieri, orizzonti e sogni?
Vedo e soffro. Soffro la distanza, in una chiesa dove il pensare e il decidere è riservato ai maschi e, contrariamente alla lezione del Maestro, le donne sono chiamate ad eseguire. Si pensa e si decide nelle stanze alte. Là non c’è spazio, nemmeno nell’immaginario, per un sedere alla pari, donne e uomini mescolati. Mescola sacra sarebbe, perché evangelica.
Da dove nascono i pronunciamenti, i documenti, gli orientamenti, i piani pastorali? Da dove vengono se non da un mondo maschile? E respirando fin dal loro incipit a un polmone solo, quello maschile, come potrebbero non denunciare fiato corto e asfittico?
Permane in non pochi ambiti il pregiudizio, duro a morire, che la mente sia privilegio dei maschi: gli uomini la mente, le donne il cuore. Quanto lontani ancora dall’intuire che ci sia un pensare, non intriso di fredda razionalità, causa, questa, e non ultima, dell’aridità dei molti documenti ecclesiastici.
Quanto lontani ancora dall’intuire che c’è un pensare che conduce a sconfinamenti. Non sarà anche questo il pensare femminile? Ancora una volta lontani – quanto!- dalla lezione evangelica della donna dei cagnolini, che indusse Gesù, il Maestro, lui, l’unico Maestro, a “sconfinare”, il giorno in cui a lei, donna pagana, donna dell’oltre confine, oppose un rifiuto: “non è bene” le disse “gettare il pane ai cani”. “È vero” gli replicò la donna “ma anche i cagnolini si cibano delle briciole del pane che cadono dalla tavola dei loro padroni!.” Il Maestro imparò dalla donna. E quel giorno sconfinò. Sconfinò nel territorio dei cagnolini.
E già aveva sconfinato, secondo un altro vangelo, per via di una donna, sua madre, alle nozze in Cana di Galilea. Aveva sconfinato sulla sua ora. Alla madre che lo aveva invitato a fare qualcosa, lui aveva risposto: “Donna non è ancora giunta la mia ora”. La madre lo fece sconfinare sull’ora, in un giorno di nozze. E fu vino buono fino alla fine. E fu ora di ebbrezza. Ebbrezza comune.
A volte mi viene fatto di chiedermi se all’origine di tante immobilità ecclesiastiche, all’origine di una chiesa restia a sconfinare, non ci sia anche questa ritrosia a lasciarsi condurre dalle donne, così come il Rabbì di Nazaret si lasciò condurre dalla donna dei cagnolini e da sua madre. Vedo e soffro la distanza. La distanza dal vangelo.
Soffro a volte la sensazione, che nei fatti, al di là delle parole, nei loro confronti, nei confronti delle donne, permanga un pregiudizio, quel pregiudizio circa il puro e l’impuro, che Gesù scardinò quando rivendicò la purezza di ogni realtà vivente, attribuendo al cuore, e solo al cuore, la possibilità di rendere pure o impure le cose, di sporcarle o di illuminarle.
Soffro la sensazione che nella chiesa, al di là delle parole, la donna sia in qualche misura ancora sospettata, come la si ritenesse portatrice di qualcosa di imprevisto, di oscuro, come se la sua femminilità fosse abitata da una forza pericolosa. Non sarà anche per questo che le donne vengono per lo più celebrate dalla chiesa per la loro maternità, la donna madre, che non per la loro femminilità, la donna in quanto donna? In quanto donna, secondo il racconto della Genesi, e non in quanto madre, lei con l’uomo, immagine del Dio creatore! O non dipenderà anche da questo la fatica di concepire una sessualità che non sia legata a filo stretto con la procreazione, quasi che questa sia alla fine, lo si dica o no, la purificazione dell’inquietante femminile? Ancora una volta lontani dal Maestro che si ritrovò più volte a celebrare mani di donne che l’avevano unto e profumato e a criticare, senza giri di parole, l’accoglienza misurata e senza tenerezza degli uomini religiosi.
Nella casa, ancora a Betania, in giorni che già odoravano la Passione, ancora una donna colse, sola fra tutti, una verità più profonda di quel Rabbì, colse il segreto del suo cuore turbato. E lo unse di tenerezza. E la casa si riempì di profumo.
Dare spazio al femminile nella chiesa, a tutti i livelli, avrebbe come risultato, non ultimo nell’importanza, un dilagare di profumo nelle nostre comunità ecclesiali, che così spesso e così pesantemente, corrono il rischio dell’appiattimento nella figura burocratica della istituzione, comunità senza calore, senza profumo. Un profumo che non abita le verità gelide né le distanze, abita mani che toccano e ungono: “La verità è ciò che arde. La verità non è tanto nelle parole, ma negli occhi, nelle mani, nel silenzio. La verità sono occhi e mani che ardono in silenzio” (Christian Bobin). Ce lo ricordano le donne. Lo ricordano alla società e alla chiesa. E chi ha spazio faccia spazio.

per ANGELO CASATI ,  grande figura, che abbiamo avuto il dono di avere tra noi,  oivd . Un grazie alla associazione ESOD...
02/09/2026

per ANGELO CASATI , grande figura, che abbiamo avuto il dono di avere tra noi, oivd .
Un grazie alla associazione ESODO che ha riproposto l'articolo
https://www.esodoassociazione.it/site/index.php/i-nostri-temi/restiamo-umani/972-voto-di-vastita non ora quando Sisters Carlo BolpinMaria AprileIl

In memoria di Angelo Casati, morto il 31 agosto 2026, pubblichiamo la recensione che Paola Cavallari ha scritto del libro di don Angelo Il sorriso di Dio. Alla ricerca della bellezza e della libertà dell'uomo, pubblicata nel numero di "Esodo", Bellezza necessaria (2/2015 pp. 61-64).È arduo fare un...

27/08/2026

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