Diaconi Chiesa di Bologna

Diaconi Chiesa di Bologna “Chi ti incontra possa capire che Cristo è venuto per servire”

22/04/2024

Quando firmi per l'8xmille alla Chiesa cattolica sostieni ogni giorno chi davvero ne ha bisogno: coloro che non hanno una casa, non hanno da mangiare o non hanno un'istruzione, ma anche semplicemente chi non ha una persona con cui parlare.
Dare una mano agli altri è molto più semplice di quello che pensi: basta la tua firma per l'8xmille.
L’8xmille alla Chiesa cattolica è una firma che fa bene.
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Domenica 19 Novembre 2023 Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 25,14-30)In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa par...
19/11/2023

Domenica 19 Novembre 2023

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 25,14-30)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: "Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque". "Bene, servo buono e fedele - gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone". Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: "Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due". "Bene, servo buono e fedele - gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone". Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: "Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo". Il padrone gli rispose: "Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti"».

Parola del Signore.

Il numero dei nostri talenti non è un modo di Dio di fare ingiustizia. Ci dimentichiamo che Dio dà “secondo le capacità di ciascuno”. Il vero problema è decidere cosa farne dei nostri talenti. Come usarli, come metterli al servizio della nostra comunitá. La santità non è guadagnare di più ma avere il coraggio di rischiare ciò che si ha. Vivere amando cristianamente parlando è andare in perdita, non calcolare il ritorno, il tasso di interesse. Vivere amando ci porta in un altra dimensione, amare il prossimo, compìere le nostre attivitá con amore fanno capovolgere le regole! Quante volte viviamo la vita con la paura della punizione che ci trasforma in devoti inutili, ma la santità consiste nel diventare figli di Dio, non nel semplice stare alle regole. Se per paura dell’inferno fai una vita da santo, allora non hai capito che il bene va fatto per amore e non paura. È questa la lezione che l’uomo della parabola di oggi vuole dare ai suoi servi: dargli fiducia non serve a fargli guadagnare di più a lui, ma trasformare degli esecutori in protagonisti. Gesù non ci chiede di fare semplicemente il nostro dovere, ma di vivere una vita da figli più ancora che da devoti. Una vita da protagonisti e non da frustati ben educati.

Sabato 18 Novembre 2023 Dal Vangelo secondo Luca (Lc 18,1-8) In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola s...
18/11/2023

Sabato 18 Novembre 2023

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 18,1-8)
In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”». E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Parola del Signore.

Pregare sempre, senza stancarsi mai. Questo è ciò che Gesù ci insegna in questo passo del Vangelo. Traducendolo in un’unica parola potremmo dire “insistenza”; la stessa insistenza che la vedova utilizza per riuscire a farsi ascoltare dal giudice. Quante volte anche noi ci sentiamo come la vedova? Preghiere su preghiere, momenti di riflessioni, veglie, rosari, ma non vediamo le nostre richieste realizzarsi. Però, se anche una persona cattiva come il giudice del Vangelo riesce ad avere pietà della vedova e renderle giustizia, può davvero Dio, che è per definizione Amore e Misericordia, ignorare le nostre richieste? Gesù ci dice di no, anzi afferma che riceveremo giustizia prontamente, ma ciò non significa che questa giustizia avviene nei tempi e nei modi che vorremmo. Pregare sempre, ma non sempre quella preghiera segue la strada che vorremmo noi: la preghiera non è una bacchetta magica, piuttosto è il mezzo con cui affidiamo a Dio le nostre richieste, a Lui che sa cosa farne, anche quando non ne comprendiamo la volontà.

Venerdì 17 Novembre 2023 SANTA ELISABETTA DI UNGHERIA, RELIGIOSA Dal Vangelo secondo Luca (Lc 17,26-37) In quel tempo, G...
17/11/2023

Venerdì 17 Novembre 2023

SANTA ELISABETTA DI UNGHERIA, RELIGIOSA

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 17,26-37)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti. Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà. In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro. Ricordatevi della moglie di Lot. Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva. Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l’uno verrà portato via e l’altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l’una verrà portata via e l’altra lasciata». Allora gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il ca****re, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi».

Parola del Signore.

La memoria della morte è sicuramente qualcosa che ci spaventa e che ci paralizza: vivere con la prospettiva che ad un certo punto tutto finirà può gettarci nell’angoscia. Ma questo ricordo della morte può anche diventare un profondo esercizio di introspezione. Se sapessimo che non ci resta molto da vivere, magari inizieremmo a fare scelte drastiche, ad amare più profondamente e a perdonare più facilmente. In questo vangelo, Gesù ci suggerisce anche che, nei momenti più critici, la misericordia divina si fa sempre presente, dando una nuova opportunità a chi sa accoglierla, come accaduto a Noè e Lot. Anche noi, quindi, dobbiamo imparare a saper discernere le cose realmente importanti da quelle futili, per aprirci alla novità che il Signore vuole regalare alla nostra vita. In questo può esserci di aiuto la pratica della buona morte che Don Bosco suggeriva ai suoi giovani, chiedendogli di fermarsi una volta al mese per meditare sulla propria vita spirituale, confessarsi e fare la comunione, come se da lì a poco dovessero realmente morire, per essere preparati al meglio a quello che sarà.

GIOVEDÌ 16 NOVEMBREDal Vangelo secondo Luca (Lc 17,20-25)In quel tempo, i farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il r...
16/11/2023

GIOVEDÌ 16 NOVEMBRE

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 17,20-25)
In quel tempo, i farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!». Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione».
Parola del Signore

Non c’è niente da fare, essere cristiani, essere di Cristo, vuol dire anche partecipare della Sua sofferenza e del Suo rifiuto. Non è masochismo, ma semplicemente la conseguenza dell’amore. Perché è per amore che in oratorio, mettendo un po’ da parte noi stessi, dedichiamo il nostro tempo a quel ragazzo che poi magari non ci considera nemmeno. É per amore che aiutiamo quel compagno in difficoltà anche se non ci va proprio. É per amore che correggiamo un nostro amico con il rischio di non essere compresi, per amore che testimoniamo la nostra fede anche tra coloro che sono davvero lontani da Dio, negli atteggiamenti e nei comportamenti. È proprio nei giorni e nelle situazioni in cui è particolarmente difficile amare che perdiamo la testa e corriamo dietro il primo che passa. Eppure, forse quel ragazzo, quel compagno, quell’amico, quella persona lontana, quella situazione in cui ci è particolarmente difficile amare, non attendono altro che vedere come va a finire perché stanchi di correre dietro tutti, perché nella sofferenza e nel rifiuto ci sono fino al collo. Che fare allora? Continuare a sperare, continuare a renderci conto che in tutto questo il Signore ci chiama a partecipare della Sua Vita, perché Lui che nella sofferenza, nel rifiuto e nella morte si è immerso completamene e né è uscito più vivo che mai, quindi perchè è solo Lui che può donare Vita a chi vita quasi più non ne ha

MERCOLEDÌ 15 NOVEMBRE 2023Dal Vangelo secondo Luca (17, 11-19)Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la S...
15/11/2023

MERCOLEDÌ 15 NOVEMBRE 2023

Dal Vangelo secondo Luca (17, 11-19)
Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».
Parola del Signore

Il vangelo di oggi ci invita a riflettere sull'esperienza della salvezza e sulla nostra capacità di gratitudine. Quante volte siamo stati quell'unico lebbroso che torna indietro a ringraziare Gesù? E quante altrettante volte siamo stati quei 9 lebbrosi che una volta guariti, non tornano da Lui? Ma la gratitudine ed anche la salvezza non hanno scadenza. Il Signore è sensibile alle nostre preghiere di guarigione ed è paziente nell'attesa.
Il Signore è magnanimo nella salvezza, non sta lì a pensarci. La sua Salvezza "non si controlla", si manifesta in settantavoltesette modi diversi. Quante volte abbiamo fatto esperienza di salvezza (non si tratta solo di grandi manifestazioni)? Quante volte , in una giornata proprio no, la gentilezza di uno sconosciuto ci ha fatto sorridere? Quante volte quei ragazzi proprio scalmanati in oratorio, ci sorprendono all'improvviso? Quante volte una chiacchera con un amico, con il don, un animatore ci alleggerisce il cuore? Tutto è salvezza, tutto è grazia. E in questo non siamo mai i soli... I lebbrosi erano dieci. Siamo tutti, nelle piaghe della nostra vita, in modo uguale e diverso, lebbrosi. Chiediamo, dunque, al Signore il dono della salvezza, ma anche il dono di essere quelle mani che alleviano la lebbra del prossimo; senza dimenticare la capacità di gratitudine

MARTEDÌ 14 NOVEMBREDal Vangelo secondo Luca (Lc 17,7-10)In quel tempo, Gesù disse: «Chi di voi, se ha un servo ad arare ...
14/11/2023

MARTEDÌ 14 NOVEMBRE

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 17,7-10)

In quel tempo, Gesù disse: «Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando
rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare,
strìngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà
forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete
fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo
fare”»

Parola del Signore

Però Signore così ci sconforti un po’. Parli di ordini, di inutilità, quasi come se non ti importassero i
nostri sforzi, il nostro darci da fare. In oratorio siamo quelli che dopo una festa rimaniamo sempre a
mettere in ordine e pulire, siamo sempre presenti ad ogni riunione, ogni cosa da preparare porta il
nostro zampino. Non ti basta Signore?! Non vedi che ci sono tanti che fanno a gara per scansarsi dalla fatica?! Almeno un grazie pensiamo di meritarlo... Però è proprio per questo che ci parli così, ci educhi, ci insegni cosa significa davvero amare. Perché l’inutilità non è insignificanza, non è disattenzione. Essere servi inutili significa amare senza considerare gli utili, i vantaggi, gli applausi di chi ci vede impilare le sedie e pulire il cortile, i riconoscimenti del don che ci vede sempre in prima fila, la
soddisfazione del nostro ego perché siamo stati bravi e coerenti. Essere servi inutili è vivere in perdita,
significa essere al verde, anzi, al rosso... perché non è altro che amare donando la vita, nella
convinzione che tutto è Grazia, e che quindi il nostro amare non è nient’altro che corrispondere a
questo inestimabile dono. É così potremmo vivere con molta più autenticità e serenità, è così che
davvero potremmo amare senza “sforzi”, nell’umiltà e nel nascondimento, proprio come Te.

“Cinque di esse erano stolte e cinque sagge”Mt 25, 1-13Qui il testo: https://bit.ly/3Ao6pe6NEL PICCOLOSaggio è chi non s...
12/11/2023

“Cinque di esse erano stolte e cinque sagge”

Mt 25, 1-13
Qui il testo: https://bit.ly/3Ao6pe6

NEL PICCOLO
Saggio è chi non si Addormenta? Chi ha sempre i muscoli tesi in attesa del “via!”?. Ma in realtà non è così, perché anche i migliori, i saggi, quelli che si impegnano davvero possono addormentarsi.
Saggio è chi ha la lungimiranza più grande: di chi sa fare scorta di ciò che conta “in piccoli vasi”, ci dice il Vangelo. È l’eterno valore delle piccole cose, più ancora che delle grandi. La vita, l’amore, l’amicizia, una passione, una relazione, una fede rimangono in piedi se si ha il coraggio di investire quotidianamente in piccole ma significative cose
Il segreto è tutto nel dettaglio delle piccole cose quotidiane, e non nell’eroismo di una volta sola. Cristo non ci chiede di essere eroi, ma saggi. Cristo ci chiede di diventare esperti nelle “delicatezze”.

Buona giornata e buona domenica

SABATO 11 NOVEMBRE 2023San Martino di ToursDal Vangelo secondo Luca (16,9-15)   In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:...
11/11/2023

SABATO 11 NOVEMBRE 2023
San Martino di Tours

Dal Vangelo secondo Luca (16,9-15) In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza». I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui. Egli disse loro: «Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole». Parola del Signore.

Siamo servitori. Consapevoli o no, tutti serviamo qualcuno o qualcosa.
Il problema è capire se serviamo da schiavi, legati al nostro ego, alle apparenze, ad una comfort-zone o se serviamo da figli di Dio, quindi non schiavi, ma liberi e soprattutto liberati.
Servire da figli non ingabbia, non sminuisce, ma mette in luce pienamente chi siamo e rende fedeli. La fedeltà non ha nulla a che vedere con la costrizione, con l’annullamento di sé, ma è il tempo e lo spazio in cui si impara ad amare, così come si è. Non necessita di gesti eclatanti, ma di piccole attenzioni quotidiane. Fedele è mia madre che mi fa trovare il caffé pronto la mattina per fare colazione insieme prima che vada a lavoro, fedele è il mio amico che mi chiede “come stai?” perché ci tiene davvero a sapere la risposta, fedele è quel ragazzo dell’oratorio che mi chiede “vieni a giocare?” o “posso parlarti?” anche se è da tanto che non mi vede o se qualche giorno prima abbiamo discusso, fedele è il Signore che mi vuole bene nonostante le mie infedeltà, fedele sono io quando alimento in me il desiderio di una vita piena e faccio scelte che mi aiutano in questo.

“Importante non è ciò che facciamo, ma quanto amore mettiamo in ciò che facciamo; bisogna fare piccole cose con grande amore.” (Madre Teresa)

Indirizzo

Via Altabella 6
Bologna
40126

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