Parrocchia di Boara Pisani

Parrocchia di Boara Pisani Parrocchia di Santa Maria della Neve in Boara Pisani

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-SAN GIOVANNI CRISOSTOMO  (Vescovo e Dottore della Chiesa)-13 Settembre (memoria)Giovanni detto “Crisostomo”, cioè “Bocc...
13/09/2026

-SAN GIOVANNI CRISOSTOMO
(Vescovo e Dottore della Chiesa)-

13 Settembre
(memoria)

Giovanni detto “Crisostomo”, cioè “Bocca d’oro” a motivo del fascino suscitato dalla sua arte oratoria, può dirsi vivo ancora oggi, anche a motivo delle sue opere. I suoi scritti permettono anche a noi, come ai fedeli del suo tempo, che ripetutamente furono privati di lui a causa dei suoi esili, di vivere con i suoi libri, nonostante la sua assenza. È quanto egli stesso suggeriva dall’esilio in una sua lettera (cfr A Olimpiade, Lettera 8,45).
Giovanni nasce ad Antiochia, da una famiglia cristiana benestante tra il 347 e il 349. In quel tempo la città era la seconda per importanza in oriente dopo Costantinopoli. Durante tutto il IV secolo profondi contrasti si erano verificati in Oriente, ed anche ad Antiochia, tra pagani, manichei, ariani, gnostici apollinari, ebrei; gli stessi cristiani erano divisi tra due vescovi rivali: Melezio e Paolino.
Anche la giovinezza di Giovanni visse in tale clima di contrasti. Suo padre, Secondo, alto ufficiale dell'esercito siriano, morì quando Giovanni era ancora in tenera età; la madre Antusa, di soli 22 anni, affrontò il peso di crescere da sola lui e la sorella più grande.
Fu allievo del celebre oratore e maestro Libanio, che ebbe a dire di questo suo discepolo: “Sarebbe stato uno dei miei migliori allievi se la Chiesa non me lo avesse rubato”.
A 18 anni incontra il vescovo Melezio e chiede il battesimo. Incomincia, allora, a seguire dei corsi di esegesi presso Diodoro di Tarso, la sua scuola era famosa per l'interpretazione letterale delle Sacre scritture, in contrapposizione con la scuola alessandrina che, invece, privilegiava una lettura anche allegorica. Terminati gli studi Giovanni riceve gli ordini minori e si ritira in un eremitaggio dove si dedica allo studio della teologia.
Compone un trattato, “De Sacerdotio”, molto influenzato da Gregorio Nazianzeno. Egli riteneva che il monachesimo non era la sola via per raggiungere la perfezione; la vita sacerdotale al servizio dei credenti e in mezzo alle mille tentazioni del mondo era per lui il miglior modo di servire Dio : “È un errore mostruoso credere che il monaco debba condurre una vita più perfetta, mentre gli altri potrebbero fare a meno di preoccuparsene ... Laici e monaci devono giungere a un'identica perfezione” (Contro gli oppositori della vita monastica 3, 14).
Nell'inverno 380-381, viene ordinato diacono da Melezio ad Antiochia. Qualche anno più tardi è ordinato sacerdote dal vescovo Flaviano, diventando predicatore. I sermoni di Giovanni duravano oltre un paio d'ore, ma sapeva usare, con consumata perizia, tutti i registri della retorica, non certo per vellicare l'udito dei suoi ascoltatori, ma per ammaestrare, correggere, redarguire : i suoi fedeli prendevano anche delle note durante le sue omelie.
Nel 397 Nectario, arcivescovo di Costantinopoli, morì. Dopo un'aspra battaglia per la successione, l'imperatore bizantino, Arcadio, scelse Giovanni. Egli dirigerà con grande forza e rigore la Chiesa affidatagli, scagliandosi contro la corruzione e la licenziosità dei potenti ma facendosi molti nemici a corte. Fa destituire molti presbiteri indegni: sotto queste misure cadde anche il vescovo di Efeso. Fa rientrare nei monasteri i monaci che erravano vagabondi. Combatte con rigore le eresie.
Nel 402 molti nemici di Giovanni si rivolgono al patriarca di Alessandria d'Egitto Teofilo, la cui Chiesa si trovava in contrasto con quella di Costantinopoli. Teofilo, chiamato a Costantinopoli per giustificarsi di varie accuse che gli venivano mosse, si presenta con una schiera di vescovi alessandrini e mette in minoranza Giovanni che viene deposto ed esiliato dall'imperatore. Ma avendo l'imperatrice abortito in concomitanza con l'esilio di Giovanni, ella lo fa richiamare. Ciononostante i suoi nemici non cessano di tramare contro di lui e il 9 giugno del 404 viene definitivamente allontanato da Costantinopoli. Per tre anni è confinato a Cucusa, tra le montagne dell'Armenia, dove svolge un'intensa attività. Nel 407 gli viene intimato un nuovo trasferimento a Pitiunte, sul Mar Nero.
Giovanni muore il 14 settembre del 407, a Comana in Abkhazia (oggi parte della Georgia), durante il viaggio di trasferimento. Secondo la tradizione, le sue ultime parole furono: « doxa to Theo pantôn eneke » « gloria a Dio in tutte le cose ».
Dal sepolcro di Comana, il figlio di Arcadio, Teodosio il Giovane, fece trasferire i resti mortali del santo nella Chiesa dei Santi Apostoli a Costantinopoli, dove giunsero la notte del 27 gennaio 438, tra una folla osannante; trasportati, in seguito, a Roma, furono collocati nella Basilica Vaticana, dove sono tuttora conservati. Nel novembre 2004 San Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005) ha fatto dono al patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I di una parte delle reliquie di S. Giovanni Crisostomo venerate in Vaticano.
Il Martirologio romano, come pure i sinassari orientali, hanno iscritto la festa di Giovanni al 27 gennaio, anniversario del ritorno del corpo a Costantinopoli. Attualmente nel calendario romano la sua festa è celebrata il 13 settembre. Nello stesso giorno la festa è celebrata presso i siri. La Chiesa bizantina lo festeggia anche il 30 gennaio, insieme a San Basilio e a San Gregorio di Nazianzo, e il 13 novembre, giorno del suo ritorno dall'esilio. In Oriente si incontrano molti monasteri a lui dedicati. Dottore della Chiesa, Giovanni circonda con i Santi Atanasio, Ambrogio e Agostino, la Cattedra del Bernini nell'abside della Basilica Vaticana.
San Giovanni XXIII (Angelo Giuseppe Roncalli, 1958-1963) pose il Concilio Vaticano II sotto la sua protezione.
S. Giovanni Crisostomo si colloca tra i Padri più prolifici: di lui ci sono giunti 17 trattati, più di 700 omelie autentiche, i commenti a Matteo e a Paolo (Lettere ai Romani, ai Corinti, agli Efesini e agli Ebrei), e 241 lettere.
Significato del nome Giovanni : "il Signore è benefico, dono del Signore" (ebraico).

12/09/2026
-COMMENTO AL VANGELO DELLA DOMENICA –“FERITE DISINNESCATE”13 settembre 2026   XXIV domenica T.O. – Anno Una parabola che...
12/09/2026

-COMMENTO AL VANGELO DELLA DOMENICA –
“FERITE DISINNESCATE”
13 settembre 2026
XXIV domenica T.O. – Anno

Una parabola che scardina il nostro cuore piccolo: Non dovevi anche tu aver pietà?
Chiave di volta di tutta l’etica umana. Perché perdonare? Un istinto in noi ci fa credere che il male subìto si possa “riparare” mediante un altro male. Ferire chi ci ha ferito, col risultato d’avere non più una, ma due ferite che sanguinano!
Il perdono non va confuso neppure con il subire in silenzio, occorre fare la giustizia per raggiungere la riconciliazione, come fu per il miracoloso processo storico di Nelson Mandela per il Sudafrica.
Il perdono non sanerà la ferita, ma ci libera da uno sguardo cattivo che vede nemici dovunque. «Ci strappa dai circoli viziosi, spezza le coazioni a ripetere su altri il male subìto, rompe la catena della colpa e della vendetta, spezza le simmetrie dell’odio» (H. Arendt).
La parola greca impiegata dai vangeli per indicare il perdono è afesis. Deriva da “afiemi”, verbo di movimento: andare da un luogo ad un altro, lasciare un posto per raggiungerne un altro, aprire porte e legami e serrature, tagliare lacci e rimettere qualcuno nel vento e nel sole, mettere spontaneamente in libertà la persona.
Il perdono è mandare via, mandare altrove, mandare avanti. Significa movimento, è il salpare della nave, lo scoccare della freccia, è la carovana che parte, l’aquila che si lancia in volo, il prigioniero che esce dal carcere.
Dio non è Colui che, pur sentendosi offeso, perdona. Dice Turoldo: «È noi che offende questo continuo peccare, non te». E’ Dio che ti lancia in avanti, ti fa salpare verso albe intatte, offre possibilità nuove con un supplemento di energia: d’ora in avanti tu sarai...!
Il perdono non libera il passato, libera il futuro.
Quando noi preghiamo “rimetti i nostri debiti”, stiamo chiedendo: donaci la libertà, lasciaci per oggi e per domani tutta la libertà e la forza di volare e di amare, di generare e di dare alla luce.
Anche il sacramento detto della Confessione non è rivolto tanto ai peccati di ieri, quanto alla strada di domani; non è un colpo di spugna sugli sbagli della vita, è un colpo d’ala per ripartire e trasformarci.
A volte noi perdoniamo ma in qualche angolo della memoria custodiamo le offese ricevute, come munizioni pronte per la prossima battaglia; San Francesco scriveva: «Farai vedere negli occhi il perdono». Non il perdono a stento, non quello a muso duro, ma quello che esce dagli occhi, dallo sguardo nuovo e buono, che ti cambia il modo di vedere la persona. E diventano occhi che ti custodiscono, dentro i quali ti senti a casa.
Perché Dio perdona, perché è buono? No, anche un uomo è capace di bontà. Dio perdona per un atto di fede in me, di fiducia: vede la luce prima delle ombre, vede la mia vita “d’ora in avanti” come per l’adultera perdonata, vede un futuro buono dove il bene possibile conta più del male presente.
Letture : (Sir 27,33 – 28,9 (NV) [gr. 27,30 – 28,7] ; Dal Sal 102 (103) ; Rm 14,7-9 ; Mt 18,21-35 ).

SCRIVI I LORO NOMI NEL TUO E NEI NOSTRI CUORI...Nella mattinata di domani, domenica 13 settembre, e poi nel pomeriggio d...
12/09/2026

SCRIVI I LORO NOMI NEL TUO E NEI NOSTRI CUORI...

Nella mattinata di domani, domenica 13 settembre, e poi nel pomeriggio di mercoledì 16, due bellissime creature riceveranno in dono il Sacramento del Battesimo.
Domani, sarà il piccolo Enea Tenuta, figlio di Andrea e di Tiziana Germeny.
Mercoledì, sarà la piccola Soley Nina Lazzarin, figlia di Luca e Marzia Umilietti.
E' sempre una gioia grande poter dare annunci come questo.
In esso, vediamo realizzarsi non solo il grande dono della vita umana, ma anche quello che ne deriva dalla fede.
Ad Enea e Soley Nina, auguriamo che ci sia sempre tanto movimento di bene attorno alla loro esistenza.
I loro genitori, nonni, padrino e madrina, familiari e amici tutti, concorrano a realizzare per loro progetti belli, sani e duraturi.
Dio Padre, farà certo la sua parte, ma anche noi dobbiamo concorrere al bene di queste belle creature.
Benvenuti, cari Enea e Soley Nina.
Vi vogliamo un mondo di bene!

don Francesco

- SANTISSIMO NOME DI MARIA -12 settembreDopo il nome di Gesù non v'è nome più dolce, più potente, più consolante che que...
12/09/2026

- SANTISSIMO NOME DI MARIA -
12 settembre
Dopo il nome di Gesù non v'è nome più dolce, più potente, più consolante che quello di Maria; nome dinanzi a cui s'inchinano riverenti gli Angeli, la terra si allieta, l'inferno trema.
Tre sono i principali significati di questo nome:
Mare: dall'ebraico Maryam, nome adatto ad esprimere la sovrabbondanza delle grazie sparse sopra di lei. Come invero tutti i fiumi sboccano nell'oceano, così tutti i tesori delle grazie celesti, tutte le eccelse prerogative e carismi furono versati sopra l'anima della Vergine, la quale è chiamata: « Madre di grazie ».
Amarezza: anche questo conviene moltissimo alla Vergine il cui cuore nuotò in un mare di angoscia, precisamente come aveva predetto il Profeta: « Immenso come il mare è il tuo cordoglio ». Come la Vergine era stata colmata più di tutti i Santi di grazia, così più di tutti loro doveva bere il calice amaro della passione del suo Figliuolo Gesù.
Stella: con questo appellativo la Chiesa invoca la Vergine nel bellissimo inno « Ave, Maris Stella ». S. Bernardo intreccia sapientemente a questo significato le più belle pagine di eloquenza e le più consolanti considerazioni: « Ella è la pura e gloriosa stella che sorge da Giacobbe ed illumina tutto il mondo; la sua luce brilla nei cieli e penetra negli abissi, percorre la terra, infiamma d'amor divino ogni cuore, suscita le virtù e distrugge il vizio. Ella è la candida e dolce stella dalla Provvidenza innalzata sopra il profondo mare dell'universo, per illuminarlo con lo splendore del suo esempio ». Maria è ancora giubilo al cuore, melodia soave all'orecchio, balsamo salutare ad ogni sorta di miserie; come l'arcobaleno indica la fine della tempesta ed annunzia il ritorno della calma, così il nome di Maria entrato in un'anima ne allontana il peccato e la dispone alla pace col Signore.
Il culto del Santissimo Nome della beata Vergine Maria che il Martirologio Romano ricorda in questo giorno, rievoca l' amore della Madre di Dio verso il suo Figlio santissimo ed è proposta ai fedeli la figura della Madre del Redentore, perché sia invocata con profonda devozione. E' un culto che si diffuse nel corso dei secoli in tutta la Chiesa, ed i Pontefici arricchirono d'indulgenze l'invocazione dei nomi di Gesù e di Maria.
Nel 1513 il Papa Giulio II da Roma concesse alla Spagna una festa in onore del nome di Maria. San Pio V la sopprese, Sisto V la ripristinò e si estese poi nel 1671 al Regno di Napoli fino a raggiungere Milano. Dopo la vittoria riportata nel nome di Maria contro i Turchi da Giovanni Sobieski, re di Polonia, il Beato Pontefice Innocenzo XI il 12 settembre 1683, in memoria e grato del prodigio, estese questa festa a tutta la Chiesa, fissandola alla domenica fra l'Ottava della Natività. Fu infine san Pio X a riportarla al 12 settembre.
PREGHIERA. Deh! concedi, Dio onnipotente, che tuoi fedeli, i quali si rallegrano del nome e della protezione della SS. Vergine Maria, siano liberati, per la sua amorevole intercessione, da tutti i mali in terra, e meritino di giungere ai gaudii eterni nel cielo.

09/09/2026

Buon compleanno a don Pietro…e grazie per il suo servizio 🌟

DONALE DI CONSEGUIRE CON TE LA VITA IMMORTALE E IL REGNO ETERNO....Queste parole, le troviamo in una delle pregheire pre...
08/09/2026

DONALE DI CONSEGUIRE CON TE LA VITA IMMORTALE E IL REGNO ETERNO....

Queste parole, le troviamo in una delle pregheire previste per la liturgia dei defunti.
Con esse, si augura all'anima di entrare in quella dimensione soprannaturale che è la vita eterna, il respiro del regno dei cieli.
Oggi, indirizziamo con la preghiera e l'affetto fraterno questo augurio alla nostra sorella e parrocchiana Lina De Stefani, vedova di Mario Munerato, di anni 88.
Lina, è deceduta nella sua casa di Via Fontane, nella serata di ieri, lunedì 7 settembre, avendo accanto a sè i suoi figli.
Da qualche tempo, le sue condizioni di salute, segnate da diverse patologie, avevano compromesso il suo stato di benessere fisico.
Lina, aveva il desiderio di concludere la sua vita nella sua casa, e così è stato.
Con Lina, ci siamo visti tante volte; mensilmente le portavo la Santa Comunione ed era sempre un incontro piacevole.
Era una donna che "sapeva il fatto suo"; non si lasciava intimorire per niente da nessuno.
Ogni cosa aveva il suo nome ed era per lei questione di onestà, chiamare tutto e tutti con il proprio nome.
La sua presenza in casa, è stata certamente un dono per i suoi cari.
Ora, la sua presenza nella "Gerusalemme celeste", sarà garanzia di preghiera di intercessione per quanti ha amato in questo mondo e anche per tutta la nostra Comunità.
Ai figli Luca, Marco con Antonella e Achille, alle sorelle, ai familiari e parenti tutti, porgiamo le nostre più sentite condoglianze e assicuriamo la preghiera di suffragio per la cara Lina.
Venerdì prossimo, 11 settembre, alle ore 15.30, si pregherà il Santo Rosario in suffragio della sua anima.
Alle ore 16.00, celebreremo il funerale.
Riposa nella pace di Cristo, cara Lina.

don Francesco

- NATIVITA’ DELLA BEATA VERGINE MARIA -8 settembre(Festa)I fortunati genitori di Maria furono S. Gioachino e S. Anna. La...
08/09/2026

- NATIVITA’ DELLA BEATA VERGINE MARIA -
8 settembre
(Festa)
I fortunati genitori di Maria furono S. Gioachino e S. Anna.
La nascita della SS. Vergine fu preannunziata fin dall'inizio quando il Signore promise all'umanità decaduta un'altra donna che avrebbe schiacciato il capo a' serpente. E giunta la pienezza dei tempi, Maria apparve come stella mattutina nel mare tempestoso del mondo, pura, santa, piena di grazia.
Maria nacque santa, poiché fu concepita senza macchia originale e piena di ogni grazia. La grazia che ebbe la SS. Vergine sorpassò la grazia non solo di ciascun santo, ma di tutti gli Angeli ed i Beati del cielo, e questo ben a ragione perché Maria era destinata a divenire Madre di Dio. Ora se Maria fu eletta ad essere Madre di Dio, era necessario che Dio l'adornasse d'una grazie corrispondente alla dignità eccelsa cui l'aveva destinata. Inoltre Maria era destinata ad essere mediatrice d tutte le grazie e perciò ebbe una grazia superiore quella di tutte le altre creature.
La SS. Trinità concorse a gara per preparare h Madre di Dio. Concorse il Padre rendendo Maria immune dalla macchia originale, perché era la sua figlia e figlia primogenita: « Io uscii dalla bocca dell'Altissimo primogenita prima di tutte le creature »; perché la destinò a riparatrice del mondo e mediatrice di pace tra gli uomini e Dio, e infine perché la prescelse come Madre del suo Unigenito. Concorse il Figliuolo che aveva eletto Maria per sua Madre: Maria fu degna del divin Salvatore. Concorse lo Spirito Santo conservandola intatta perché doveva essere la sua sposa. E sappiamo che questo Sposo Divino amò Maria più che tutti gli altri Santi ed Angeli assieme.
E Maria corrispose a tutti i favori celesti: fin dal primo istante usò fedelmente delle grazie che le erano state concesse.
Ai piedi della culla di Maria diciamole con San Bernardo: Ricordati, o Maria, che non per te fosti fatta così grande, ma per noi poveri peccatori.
PREGHIERA. Deh! Signore elargisci ai tuoi servi il dono della grazia celeste, affinché come la maternità della Vergine fu per essi il principio della salvezza, così la devota solennità della sua nascita aumenti la loro pace.

- BOLLETTINO PARROCCHIALE QUINDICINALE -
06/09/2026

- BOLLETTINO PARROCCHIALE
QUINDICINALE -

- COMMENTO AL VANGELO DELLA DOMENICA –“GUADAGNATI UN FRATELLO!”6 settembre 26 XXIII Dom. T.O. – Anno ADove due o tre son...
05/09/2026

- COMMENTO AL VANGELO DELLA DOMENICA –
“GUADAGNATI UN FRATELLO!”
6 settembre 26
XXIII Dom. T.O. – Anno A

Dove due o tre sono riuniti nel mio nome io sono con loro.
Il suo Nome è giustizia, pace, mitezza, limpido cuore. Il nome di Gesù è: fratello e amico! Nel mio nome vuol dire: quando due persone vivono un legame secondo Vangelo, allora Dio è lì. Quando due si guardano con bontà e verità lì c’è Dio. Quando un uomo e una donna, un genitore e un figlio o due amici si ascoltano con amore vigile, lì c’è Dio. Quando hai fame e sete di giustizia e di pace, per te e per gli altri, lì c’è Dio. Solo allora reale e spirituale coincidono.
E se tuo fratello commetterà una colpa contro di te, vai e ammoniscilo. Lo scandalo del perdono è che è la vittima a doversi convertire per prima. «Il perdono è la de-creazione del male» (R. Panikkar), perché rattoppa il tessuto continuamente lacerato delle nostre relazioni.
Ma cosa mi autorizza a intervenire nella vita dell’altro? La ragione è tutta in una parola: Se tuo fratello… Solo se senti l’altro come fratello, se sai la sua speranza e la sua gioia, solo se hai assaggiato l’amaro delle sue lacrime, sei autorizzato a intervenire. Altrimenti sarebbe solo aggressione.
Chi ci ama ci sa riprendere, chi non ci ama sa solo ferire o adulare. Dopo aver così interrogato il cuore, tu va’ e parla, fai il primo passo, sii tu a riallacciare la relazione. Se ti ascolta, avrai guadagnato tuo fratello.
Verbo stupendo: guadagnare un fratello. C’è gente che guadagna stima o potere o denaro, e poi c’è gente che guadagna fratelli. Il fratello è un guadagno, un tesoro per te e per il mondo. Investire in fraternità è l’unica politica economica che produce vera crescita.
E, alla fine, una frase da capire bene: Se non ascolta neppure i testimoni, quel fratello sia per te come il pagano. Sia un escluso, uno scarto, un rifiuto? No. Con lui farai come Gesù, che siede a tavola con i pubblicani e i peccatori e discute di pane e briciole con la donna pagana; ricomincerai anche tu, con paziente fiducia, ad annunciare la bella notizia della tenerezza di Dio chino su ciascuno dei suoi figli.
A Dio che gli chiede dove è Abele, Caino risponde: Sono forse io il custode di mio fratello? La replica è chiara: Sì, tu sei il custode. Neppure Abele è esentato: alla fine Dio chiederà proprio ad Abele e alle vittime: Tu cosa hai fatto di tuo fratello Caino? Ti sei riconciliato? Ti sei preso cura di lui?
Allora tutto quello che legherete o scioglierete sulla terra lo sarà anche in cielo. Non si tratta del potere giuridico dell’assoluzione, ma del mandato fondamentale di tessere strutture di riconciliazione.
Ciò che avete riunito e riconciliato attorno a voi, tutti i legami buoni che avete creato li ritroverete nel cielo. Ciò che avete liberato attorno a voi come energia di vita nuova, di audacia, di sorrisi, non sarà più cancellato, è storia del tempo e dell’eternità. Ciò che libererete avrà libertà per sempre, ciò che unirete sarà in comunione per sempre.

Letture : (Ez 33,1.7-9 ; Dal Sal 94 (95) , Rm 13,8-10 ; Mt 18,15-20).

Indirizzo

Boara Pisani
35040

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