25/05/2026
Oggi papa Leone XIV ha pubblicato la sua prima Enciclica MAGNIFICA HUMANITAS.
E oggi la nostra Bitetto ha eletto il suo Sindaco.
Alla nostra Prima Cittadina, a te carissima FIORENZA PASCAZIO, giungano gli auguri della comunità parrocchiale San Michele Arcangelo, gli auguri di tutti noi!
E lo facciamo con queste parole del Papa desunte dalla Sua Enciclica:
114. La qualità di una civiltà si misura non dalla potenza dei suoi mezzi, ma dalla cura
che sa offrire, dalla capacità di riconoscere l’altro come volto e non come funzione.
La capacità di saperci prendere cura gli uni degli altri è una dimensione importante
del nostro essere umani. Questa capacità si apprende e si perfeziona con l’esperienza.
Leggere le fiabe a un bambino, fare compagnia a una persona anziana, rendere
accogliente uno spazio, sono gesti che si vivono in ambiente familiare, ma che ci
aiutano ad apprendere e a interiorizzare l’importanza della cura a livello sociale e ci
allenano a riconoscere l’altro come persona degna di attenzione.
229. «Ciascuno stia attento a come costruisce» (1Cor 3,10): sono parole di San Paolo,
che esorta i cristiani di Corinto a custodire l’unità.
237. Restiamo fedeli alla verità! Vivendo immersi in flussi incessanti di informazioni,
opinioni, immagini, sappiamo quanto sia facile orientare decisioni e preferenze
attraverso algoritmi sempre più raffinati.
In questo scenario è importante custodire un cuore che ama la verità, che desidera ciò che è giusto più dei contenuti di maggiore richiamo, che cerca la sapienza più dell’impatto immediato. La verità che non dobbiamo perdere è quella su Dio e sull’essere umano, così come
Cristo ce li ha rivelati.
238. Investiamo nell’educazione, che inizia da noi stessi!
239. Curiamo le relazioni! In un’epoca che tende a velocizzare e frammentare, la carne umana continua a chiedere di essere curata e riconosciuta da mani capaci di tenerezza, da menti attente e da parole buone.
240. Amiamo la giustizia e la pace!
241. Guardando al domani, desidero richiamare l’immagine di Neemia, che all’inizio
di questo percorso abbiamo scelto come compagno e figura-guida. Neemia ascolta il
grido di una città ferita, porta quel dolore nella preghiera, discerne davanti a Dio, chiede aiuto, ottiene il permesso di partire, organizza il lavoro, affronta resistenze interne ed esterne e, mattone dopo mattone, ricostruisce con il popolo le mura di Gerusalemme.
In lui riconosco una parabola luminosa della nostra vocazione ad essere, nel tempo della trasformazione digitale, non spettatori rassegnati di fratture sociali e culturali, non semplici commentatori delle rovine, ma donne e uomini che entrano nei cantieri della storia – laboratori di ricerca, imprese tecnologiche, scuole, media, istituzioni, comunità locali – per rialzare ciò che è crollato e proteggere ciò
che è esposto.
Come Neemia, anche noi siamo chiamati a unire ascolto e coraggio, preghiera e responsabilità, perché la città degli uomini diventi più vivibile, anche quando le logiche tecnocratiche e gli interessi di parte sembrano prevalere.
242. L’immagine della ricostruzione di Gerusalemme richiama la promessa del
Nuovo Testamento, della città santa che ci viene, anzitutto, data in dono.
Nell’Apocalisse, la nuova Gerusalemme discende verso di noi come dono per tutto il
popolo di Dio, «pronta come una sposa adorna per il suo sposo» (Ap 21,2). Le mura
di Gerusalemme non sono più fortificazioni difensive, ma gli ornamenti preziosi della
Sposa dell’Agnello. Le sue porte, che Neemia custodiva con tanta attenzione, restano
permanentemente aperte a tutte le nazioni.
La presenza di Dio offre a tutti luce e vita.
La città è un nuovo Eden, con la sua acqua viva donata agli assetati e con il suo albero
della vita, le cui foglie «servono a guarire le nazioni» (Ap 22,2).
Nell’attesa del suo compimento, questa visione sta davanti a noi come un’esortazione, un appello a superare le nostre divisioni e a lavorare insieme: questa è la via di Gesù Cristo, ieri, oggi e sempre.