02/08/2026
Questa mattina, all'alba del Giorno del Signore, è morto don Agostino Superbo.
A te, caro Rettore, tutta la nostra gratitudine e il nostro affetto cordiale! Se siamo preti lo dobbiamo anche a te e al segno indelebile che hai operato nella nostra formazione. "Ad immagine di Cristo Buon Pastore": è la testimonianza di fede e di umanità che ci hai consegnato.
Grazie, don Agostino! Vivi per sempre nell'abbraccio di Dio🙏🏻
Condivido qui anche una bella testimonianza che da subito, alla notizia della sua morte, qualcuno ha postato sui social. Credo delinei fedelmente e con verità il profilo di questo grande uomo di Chiesa, profeta e testimone insieme a don Tonino Bello! Insieme, con la loro vita e il loro apostolato hanno creduto e dato credibilità al Vangelo nelle nostre chiese di Puglia e di Italia.
" Ci sono uomini che attraversano la storia della Chiesa lasciando poche parole e molte tracce. Mons. Agostino Superbo è stato uno di questi.
(...)
In diverse occasioni, ho avuto modo di incontrarlo e, soprattutto, di conoscere l’eco della sua persona attraverso quanti erano stati formati da lui.
Di lui colpiva anzitutto il profilo del formatore. Prima ancora che vescovo, è stato padre di generazioni di sacerdoti: rettore del Seminario diocesano di Andria e poi del Seminario Teologico Regionale di Molfetta. Aveva il raro dono di educare senza imporsi, di essere presente senza occupare la scena. Vegliava, vigilava, ma non controllava. Accompagnava con discrezione, convinto che una vocazione non si costruisce con la sorveglianza, ma con la fiducia.
Era un uomo essenziale. Sobrio nello stile, dinamico nell’azione, rigoroso senza essere rigido. Sapeva essere vicino a ciascuno con quella discrezione che è propria dei veri maestri: quelli che non cercano di creare copie di sé, ma aiutano ciascuno a diventare pienamente se stesso davanti a Dio.
Il suo ministero episcopale ha confermato questa cifra spirituale. Da vescovo di Sessa Aurunca, di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, da Assistente ecclesiastico nazionale dell’Azione Cattolica, da arcivescovo di Potenza e presidente di diverse Commissioni della Conferenza Episcopale Italiana, non ha mai smesso di tenere insieme la fedeltà al Vangelo e l’attenzione ai segni dei tempi. Era un pastore con lo sguardo rivolto alle periferie umane e sociali, alle emergenze del presente, alle fatiche delle comunità. La Chiesa non era per lui una cittadella da difendere, ma una casa da abitare insieme agli uomini e alle donne del suo tempo.
Oggi perdiamo un uomo di Chiesa nel senso più autentico dell’espressione: un uomo di Dio, tutto d’un pezzo, capace di coniugare autorevolezza e mitezza, governo e ascolto, fermezza e umanità.
Il Signore, che ha servito con fedeltà e senza clamore, gli conceda ora quella pienezza di luce verso la quale ha orientato la vita di tanti sacerdoti, di tanti laici e di tante comunità. E a noi lascia l’eredità più preziosa: una testimonianza che continua a formare anche dopo il silenzio".