31/05/2026
Domenica 31 Maggio 2026 SS.MA TRINITA’ A
OMELIA del PRIORE don GILBERTO SESSANTINI
Che ci sia una festa che ci ricordi “il mistero centrale della fede e della vita cristiana” (CCC 234) è cosa buona di questi tempi, nei quali molti cristiani fanno fatica a dare ragione della propria speranza (cfr 1Pt 3,15-16) e a dire in che cosa effettivamente credono. La Chiesa, nella sua sapienza, con una festa dedicata alla SS.ma Trinità viene incontro ai nostri limiti e ci permette di entrare nella vita stessa di Dio per comprenderla e amare Dio ancor di più e meglio, per poter essere in comunione con Lui e, infine, per poter capire le differenze tra le varie concezioni di Dio.
Dio è Trinità, un solo Dio in tre Persone, un’unica natura divina e una comunione eterna di amore tra le tre Persone divine. Questa verità della dottrina cristiana non è un dettaglio: è ciò che rende il cristianesimo unico nel panorama religioso mondiale. E proprio per questo, possiamo anche comprendere meglio come la nostra fede sia profondamente diversa da quella di altre religioni monoteiste, in particolare dall’Islam, che pure afferma con forza l’unicità di Dio. Dio, certo, è uno solo, ma diverse sono le concezioni di Dio e, conseguentemente, dell’uomo. E che proprio il concetto di Trinità sia l’elemento decisivo che separa la concezione cristiana e quella islamica di Dio ce lo ricorda anche il celebre incontro tra s. Francesco e il sultano nel settembre del 1219. Il biografo di s. Francesco, Tommaso da Celano, scrive che a muovere il Poverello fu “l’ardore della ca**tà per diffondere, con l’effusione del proprio sangue, la fede nella Trinità” (Legenda Maior, 9,7). Oggi questo incontro viene letto come primo esperimento di dialogo interreligioso e prova di quello stucchevole pacifismo di cui è stato patinato s. Francesco. In realtà lo scopo del Santo era proprio quello di predicare agli islamici per convertirli alla fede in Dio Uno e Trino!
Approfondiamo dunque l’argomento. Cristiani e musulmani credono che Dio è uno, creatore, onnipotente, misericordioso. Ma la somiglianza si ferma qui. Per l’Islam, Dio (Allāh) è assolutamente uno, indivisibile, senza relazioni interne. Il Corano afferma: “Dio non genera e non è generato” (Sura 112). Dio è trascendente, sovrano, irraggiungibile. Anche il cristianesimo afferma con decisione l’unicità di Dio, ma rifiuta un’idea di unità concepita come monade indivisa e solitaria. L’unità cristiana è unità relazionale, non aritmetica. Questa unità non è monolitica, non è solitaria, non è chiusa. È unità nella comunione, non unità nella solitudine. Questa unità non è affatto intaccata dalla distinzione delle Persone divine. Lo ricorda molto bene s. Gregorio Nazianzeno (329-390) quando dice: “L’unità non è impoverita dalla distinzione, né la distinzione divide l’unità” (cfr Orazione 31), e in un altro passo: “Dio è diviso senza divisione… e unito nella divisione” (Orazione 40). Il Padre genera il Figlio dall’eternità, e lo Spirito procede dal Padre per mezzo del Figlio: non tre dèi, dunque, ma un unico Dio che è relazione eterna d’amore. La teologia cristiana non parte da un’idea astratta di Dio, ma da un fatto: Dio ha parlato, si è rivelato, ha agito nella storia come Trinità. E a noi basta seguire le tracce di questa rivelazione per comprendere quello che Dio ha voluto dirci: il Padre invia il Figlio, il Figlio rivela il Padre, lo Spirito introduce nella verità del Figlio. S. Basilio (329-379) lo esprime così: “Per mezzo dello Spirito abbiamo l’accesso al Figlio, e per mezzo del Figlio siamo condotti al Padre” (De Spiritu Sancto 18). Sant’Ireneo (130-202), uno dei primi grandi teologi della Trinità, lo esprime in questo modo: “Il Padre è la fonte di ogni bene; il Figlio è la manifestazione di questo bene; lo Spirito è la comunicazione del bene” (Cfr Adversus Haereses V, 18,2–3). È un’immagine splendida: il Padre come sorgente, il Figlio come fiume che scorre verso di noi, lo Spirito come acqua che feconda la terra del nostro cuore. La Trinità, allora, non è un enigma da risolvere, ma un movimento d’amore che ci raggiunge, una comunione d’amore che ci coinvolge.
Il Dio cristiano è dunque amore perché è comunione: qui sta la differenza decisiva. Per l’Islam, Dio ama le sue creature, ma non è amore in sé. Non può esserlo, perché l’amore richiede un “tu”, una relazione. Per il cristianesimo, Dio si è rivelato come amore (cfr 1Gv 4,8) e Dio è amore ancor prima della creazione, perché il Padre ama il Figlio nello Spirito generandolo da tutta l’eternità. Il cristianesimo, quindi, non dice solo che Dio ama: dice che Dio è amore, e lo è da sempre, perché è comunione.
Ma è ovviamente nel Figlio che sta la differenza più evidente tra cristianesimo e islam. Il Vangelo di oggi proclama: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito” (Gv 3, 16). Per l’Islam, Gesù è un grande profeta, ma non è Figlio di Dio: attribuire a Dio una “filiazione” è considerato incompatibile con la sua unicità. Per il cristianesimo, invece, tutto si regge proprio su questo: il Figlio, pieno rivelatore del Padre, è “della stessa sostanza del Padre, Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero” (Credo). Gesù non è un profeta che parla di Dio: è il Figlio, Dio in persona che parla. E lo Spirito Santo non è una forza o un’energia, ma il vincolo d’amore che unisce il Padre e il Figlio, e che al di fuori della Trinità santifica, guida, abita nei cuori dei fedeli.
Da questa diversa concezione di Dio derivano due conseguenze importanti. La prima: tra islam e cristianesimo vi sono due modi diversi di pensare la salvezza, dal momento che la concezione di Dio plasma anche la visione della redenzione. Nell’Islam, la salvezza sta nell’ obbedienza alla volontà di Dio e nella sottomissione alla sua legge (islām significa proprio “sottomissione”). Nel cristianesimo, la salvezza non consiste in primo luogo nell’obbedire a Dio, ma è innanzitutto dono di Dio per mezzo del Sacrificio del suo Figlio Unigenito, è comunione con Dio, è partecipazione alla vita trinitaria, o, per dirla con s. Pietro, divenendo “partecipi della natura divina” (2Pt 1,4), è entrare nella sua famiglia diventando figli nel Figlio. E proprio perché figli amati obbediamo. È qualcosa di inaudito: Dio non solo salva, ma condivide la sua stessa vita!
La seconda conseguenza: la fede trinitaria plasma anche l’antropologia cioè il concetto di uomo. Se l’uomo è creato “a immagine e somiglianza di Dio” (Gn 1,26.27), allora è creato a immagine della comunione. La Trinità diventa così il paradigma dell’esistenza umana: la persona è relazione, è dono, è comunione, è libertà e apertura alla verità. Da tutte queste caratteristiche derivano la libertà di coscienza, l’uguaglianza di ogni uomo, uguali diritti per ogni uomo e donna, tutte cose che nell’Islam non si ritrovano, dal momento che esistono due categorie ben distinte di uomini: i fedeli islamici e gli “infedeli”, che non godono di pari diritti e di pari dignità, come ben sanno purtroppo molti nostri fratelli cristiani.
Come vedete parlare di Dio inevitabilmente significa parlare dell’uomo. La Trinità non è un mistero astratto ma la verità più bella su Dio e su di noi. E la nostra fede ci invita a vivere secondo questa verità. Chiediamo la grazia di riconoscere la gloria della Trinità, di confessare la vera fede, e di lasciarci trasformare da questo amore.