16/04/2022
*SERMONE NOTTE DI PASQUA*
Carissime sorelle, carissimi fratelli,
ogni cosa inizia. Ogni cosa finisce.
Solo Dio può ricominciare.
Quando tutto sembra finito, la vita rinasce.
Ce lo ricorda la lunga liturgia di questa notte che ci ha fatto passare dal buio alla luce, ricordandoci che il la luce vince sempre sul buio, così come la vita vince sempre sulla morte.
Il fatto che la Pasqua della Risurrezione di Cristo si festeggi all'inizio della primavera, non è un caso. Dopo il lungo e grigio inverno, dopo il buio imperante sulla notte e gli alberi secchi, dopo che la morte sembrava aver vinto tutto, ecco che in primavera scoppia la vita: la natura torna a fiorire
e si colora di tinte vivaci.
Il cielo torna azzurro, colore della libertà.
Il sole torna a splendere indisturbato e a scaldare ogni creatura. Gli animali escono dal letargo,
le persone tornano ad assumere un colore di un rosaceo vivo. Le strade brulicano di gente ormai stanca di restare chiusa in casa, soprattutto in questo tempo dopo ormai due anni di Pandemia.
Tutto parla di vita. Una vita nuova. Una vita capace di andare oltre, oltre gli errori, oltre i fallimenti, oltre la morte.
La risurrezione è il mistero su cui si fonda la nostra fede: dice San Paolo che se non crediamo che Cristo sia risorto allora vana è la nostra fede e vana è anche la nostra predicazione.
E ciò che ci lascia il mistero della risurrezione è un messaggio potente, un messaggio di amore:
laddove noi crediamo, negli abissi della nostra disperazione, che tutto sia finito, che non ci sia luce in fondo al tunnel, che non valga la pena,
che è meglio lasciar perdere, ecco all’improvviso una nuova luce, una nuova via d’uscita:
è Dio che si cala negli abissi più profondi della nostra disperazione e ci apre una strada nuova,
una nuova possibilità di vita.
È Dio che ci ricorda ciò che cantava de André
e cioè che è dal letame che nascono i fiori.
In questo tempo ci pare difficile e inutile sperare,
in questo tempo crediamo che Dio sia morto e che – come gridava l'uomo pazzo di Nietzsche - noi l’abbiamo ucciso e che tutto finisca lí.
Si, è vero, Dio è morto e noi lo abbiamo ucciso.
Come cantava Guccini noi l’abbiamo ucciso mettendo i poveri e le pr******te ai bordi delle strade, è morto nei campi di sterminio, è morto
con i miti della razza, è morto con gli odi di partito, è morto nella guerra, è morto nel dramma dei migranti lasciati morire in mezzo al mare.
E la responsabilità è soltanto nostra che non siamo poi così diversi da quei soldati che uccisero Gesù. Noi lo uccidiamo ogni giorno senza accorgercene, quando opprimiamo un fratello o una sorella, condannandolo o condannandola in croce.
Ma poi Guccini aggiunge che “in ciò che noi crediamo Dio è risorto, in ciò che noi vogliamo Dio è risorto, nel mondo che faremo Dio è risorto”.
È risorto nel momento in cui si sono iniziate a creare le mense per i poveri, gli alloggi per i senzatetto.
È risorto quando si è iniziato a lottare per liberare le pr******te da coloro che le usano schiavizzandole
e trattandole come oggetti per guadagnarci sopra.
È risorto quando siamo stati liberati dalla dittatura, dal fascismo e dal nazismo.
È risorto quando sono nate le ONG che salvano le vite in mare.
Risorge ogni volta in cui noi combattiamo l’odio con l’amore.
Risorge ogni volta in cui noi vogliamo realizzare un mondo nuovo, un mondo dove "il lupo dimorerà insieme con l'agnello", un mondo dove sapremo vivere insieme come fratelli e sorelle.
In questa notte, in cui la liturgia ci ha parlato continuamente di vita e di luce, dobbiamo comprendere che siamo chiamati a una vita nuova, siamo chiamati ad essere luce in mezzo al tanto buio che ci circonda, siamo chiamati ad essere nuove creature e come tali siamo chiamati
a dare la nostra vita per gli altri.
Questo è il mistero della croce, questo è il mistero della risurrezione:
chiunque dà la propria vita per gli altri troverà nuova vita.
Quell’estremo gesto d’amore sulla croce ci ricorda che vale sempre la pena di amare perché “Omnia vincit amor”, l’amore vince su tutto, anche sulla morte.
Gesù ha ribaltato l'ordine: riapre i sepolcri, perché la morte è stata annientata, l'essere umano morto è chiamato a vivere. Dio lo ha promesso e con Gesù mantiene questa promessa: "Ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del tempo".
La Pasqua è la festa della Vita che torna e con il suo Spirito invade i cuori di chi crede nel Risorto!
Noi, come cristiani, siamo chiamati ad essere testimoni della vita e dell’amore.
Che il Signore Risorto ci illumini e ci sostenga perché con cuori nuovi, colmi del desiderio di costruire un mondo nuovo, possiamo imparare a vivere come fratelli e sorelle.
Questo sia il mio augurio, questa sia la nostra speranza.
“Christòs anèsti – alithòs anèsti”.
Buona Pasqua a tutte e tutti voi!
p. Gian Luca,
parroco Vetero Cattolico