02/04/2026
Il Venerdì Santo a Barrafranca: Tra Devozione, Storia e Simbolismo Antropologico
La Settimana Santa in Sicilia rappresenta uno dei momenti più intensi e partecipati dell'anno liturgico, un intreccio profondo di fede, teatro popolare e memoria collettiva. Nel cuore dell'isola, nel comune di in provincia di Enna, i riti pasquali raggiungono il loro apice emozionale e spirituale durante il Venerdì Santo. In questa giornata, l'intera comunità si fa attrice e spettatrice di un dramma sacro che affonda le sue radici nella dominazione sp****la del XVI e XVII secolo, ma che conserva tracce evidenti di miti mediterranei pre-cristiani [1] [2].
La celebrazione del Venerdì Santo a Barrafranca si articola in due momenti principali, distinti ma intimamente connessi: la processione mattutina della Madonna Addolorata e la maestosa processione serale del Santissimo Crocifisso, nota popolarmente come "U Trunu" [3] [4].
La Mattina: Il Dolore di Maria e la Processione dell'Addolorata
Le celebrazioni del Venerdì Santo entrano nel vivo alle ore 10:00, quando dalla Chiesa Madre della Divina Grazia ha inizio la processione della Madonna Addolorata [3]. Il simulacro della Vergine, avvolta in un abito nero in segno di lutto profondo, è dotato di un singolare e antico meccanismo di fili e pesi che le permette di alzare il braccio per asciugarsi le lacrime, rendendo l’effigie straordinariamente espressiva e vicina al dolore umano [3].
Il fercolo della Madonna, tradizionalmente portato a spalla da donne, non incede da solo. Ad accompagnarlo vi è il simulacro di San Giovanni Evangelista, un enorme manichino processionale in cartapesta alto circa tre metri [3] [4]. Questa figura, rivestita di raso celeste, rientra nella tipologia dei cosiddetti santuna (o sampauluna), giganti processionali diffusi in diverse aree della Sicilia centrale [1]. All'interno della struttura cava si cela un portatore che regge l'impalcatura lignea (chiamata siggitedda, ovvero piccola sedia) adattandola alle proprie spalle. Il portatore muove il gigantesco San Giovanni facendolo inclinare verso Maria, in un gesto di profondo conforto per la madre disperata [3] [4].
Ad arricchire il corteo vi è la presenza delle monachelle, bambine vestite con abiti di raso nero e mantelli trapuntati di stelle argentate, che incarnano e moltiplicano la figura dell'Addolorata [3] [4]. La processione avanza a passo lento lungo le vie del paese, accompagnata dalle note meste delle marce funebri eseguite dalla banda musicale, alle quali si alternano i suggestivi lamenti intonati dal gruppo dei lamentatori, espressione di un cordoglio corale e ancestrale [3] [4].
La Sera: Il Culmine della Passione e "U Trunu"
Il momento catartico dell'intera Settimana Santa barrese si consuma la sera, con la solenne processione del Santissimo Crocifisso, detta de U Trunu (il trono) [3] [4]. Al termine delle celebrazioni liturgiche nelle varie chiese cittadine, l'attenzione si sposta sulla Chiesa Madre, da cui uscirà la maestosa macchina processionale [3] [4].
La Struttura de "U Trunu" e il Suo Significato
U Trunu è un'imponente e complessa struttura lignea e metallica. La parte centrale, detta “u firrizzu”, contiene un meccanismo di ingranaggi che consente di sollevare una grossa asta quadrata subito dopo l'uscita dalla chiesa [3] [5]. Sulla sommità di questa portantina è collocata u munnu, una grande sfera in lamiera azzurra del diametro di circa un metro, decorata con finestrelle rotonde in vetro retroilluminato di cinque colori diversi, a rappresentare i cinque continenti [5]. Sopra il globo si innalza la “spera”, una raggiera metallica che custodisce la piccola statua di Gesù Crocifisso [5].
Secondo la tradizione locale, il Crocifisso ligneo fu rinvenuto in circostanze miracolose da un contadino mentre arava un podere in contrada Rastrello [3]. Durante la processione, il Cristo è interamente ricoperto da oggetti d'oro donati dai fedeli per grazia ricevuta e circondato da una miriade di variopinte coccarde di stoffa e fiori, chiamate scocche, anch'esse offerte come ex voto [3] [5].
Dal punto di vista antropologico, studiosi come Ignazio E. Buttitta hanno ravvisato nell'imponente struttura de U Trunu la simbologia arcaica dell'axis mundi (l'asse del mondo) [5]. L'asta verticale che sormonta il globo e culmina con la croce rappresenta la connessione cosmica tra il Cielo, la Terra e gli Inferi. Simbolicamente, essa permette il passaggio dalla morte alla vita, un retaggio di origine precristiana che trova nel mistero della morte e risurrezione di Cristo la sua massima espressione teologica [5].
La Processione e la Devozione Popolare
Il trasporto de U Trunu richiede uno sforzo fisico straordinario. La macchina è sollevata e condotta a spalla da circa cento portatori, grazie all'inserimento di due poderose travi laterali chiamate baiarde (o bajardi), dotate di anelli di ferro (bucculi) per direzionare la struttura [4] [5]. Per gli uomini di Barrafranca, l'azione di portare il Crocifisso a spalla (a spaddata) è considerata un atto purgativo e di profonda devozione; la folla si accalca letteralmente sotto le travi per poterne sostenere il peso [6].
Quando la struttura viene issata in tutta la sua altezza all'esterno della chiesa, il pathos religioso raggiunge l'apice. Il Cristo svetta sulla folla mentre il popolo, in un misto di fervore e commozione, esclama all'unisono: «A misericordia!» [4].
Lungo il percorso, che attraversa le arterie principali e le vie storiche del paese (la cosiddetta "Via dei Santi"), al Trunu si ricongiungono la Madonna Addolorata, San Giovanni e l'urna del Cristo Morto, provenienti dalle rispettive chiese [3] [4]. La processione diventa così un corale viaggio liberatorio, segnato dalla fatica dei portatori, dalle preghiere e dai canti strazianti, in un'atmosfera sospesa fuori dal tempo ordinario [4]. Il rito si conclude poco prima della mezzanotte con la solenne benedizione impartita con il Crocifisso, prima del rientro nella Chiesa Madre [3].
Conclusione
Il Venerdì Santo a Barrafranca non è una semplice rievocazione storica o un evento folcloristico, ma un rito identitario in cui la comunità si riconosce e si rigenera. Attraverso il pianto dell'Addolorata, la fatica dei portatori e l'imponenza cosmica de U Trunu, i barresi rinnovano ogni anno il mistero della sofferenza umana e la speranza della salvezza, mantenendo viva una tradizione che costituisce il cuore pulsante della loro eredità culturale e spirituale.
Riferimenti
[1] Wikipedia, "Riti della Settimana Santa in Sicilia".
URL: https://it.wikipedia.org/wiki Riti_della_Settimana_Santa_in_Sicilia
[2] Diocesi di Piazza Armerina, "Processione del Venerdì Santo U Trunu a Barrafranca". URL: https://www.diocesipiazza.it/processione-del-venerdi-santo-u-trunu-a-barrafranca/
[3] Cathopedia, "Settimana Santa a Barrafranca". URL: https://it.cathopedia.org/wiki Settimana_Santa_a_Barrafranca
[4] Il Veltro Blog, "La Settimana Santa. U Tronu. Venerdì Santo a Barrafranca". URL: http://ilveltro.blogspot.com/2010/04/la-settimana-santa-u-tronu-venerdi.html
[5] Il mio paese Barrafranca, "U TRUNU e il suo significato antropologico". URL: http://paesebarrafranca.blogspot.com/2018/03/u-trunu-e-il-suo-significato_26.html
[6] Meridionews, "Settimana santa nell'Ennese, tra storia e spiritualità". URL: https://meridionews.it/settimana-santa-nellennese-tra-storia-e-spiritualita-attesa-per-i-riti-a-barrafranca-pietraperzia-e-aidone/