Filosofo delle Amazzoni

Filosofo delle Amazzoni Io Gianluigi Cofano sono il primo filosofo delle Amazzoni in Italia, diffusore della filosofia della

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20/11/2023

I KOLOSSAL DELL’ANIMA – L’IMPERO ITALIANO NEO-MITOLOGICO E NEO-EPICO DELL’IMMAGINARIO
NEL FILM VI E' ANCHE IL PERSONAGGIO DELLA REGINA DEI VOLSCI CAMILLA, CHE GUIDA LE SUE TRUPPE IN BATTAGLIA E COMBATTE COME UNA VERA AMAZZONE
“La leggenda di Enea” (1962) di Giorgio Rivalta, con Steve Reeves, Carla Marlier, Gianni Garko, Lula Selli, Mario Ferrari, Maurice Poli, Enzo Fiermonte, Robert Bettoni, Liana Orfei, Giacomo Rossi Stuart, Benito Stefanelli, Luciano Benetti, Nerio Bernardi, Pietro Capanna e Charles Band.
Sette anni dopo la distruzione di T***a, Enea ed i T***ani superstiti approdano nel Lazio e si stabiliscono lungo il fiume Tevere, con l’approvazione del re Latino, sovrano dei Latini. Ma Turno, re dei Rutuli, disapprova la presenza dei troiani nel territorio laziale, che potrebbero essere d’intralcio alla sua ambizione di dominare l’intero Lazio, e ordina ad Enea di andarsene insieme a tutti i suoi compatrioti. Si arriva così alla guerra e l’esercito di Rutuli e Latini comandato da Turno pone assedio al villaggio dei T***ani. Per evitare il peggio, Enea oltrepassa le linee nemiche e chiede aiuto agli Etruschi, ottenendolo. Con il sostegno dei guerrieri Etruschi, i T***ani riescono a prevalere sull’armata di Turno, nonostante l’appoggio dato a quest’ultima dai Volsci comandati dall’intrepida Camilla, la quale perde la vita in battaglia. Ridotti a mal partito, i Rutuli e i Latini si ritirano ed Enea, viste le ingenti perdite dalla sua parte, propone al re Latino uno scontro individuale ad armi pari con Turno. Quest’ultimo accetta il duello all’ultimo sangue con Enea ma è il troiano alla fine a prevalere, uccidendo Turno. Conquistato il diritto per la sua gente a dimorare nel Lazio, la terra da cui proveniva Dardano fondatore della stessa T***a, Enea e gli altri troiani penseranno ora a porre le fondamenta a quella che secoli dopo sarà la civiltà di Roma.
Liberamente tratto dall’ “Eneide” di Virgilio, basato su un soggetto ed una sceneggiatura firmati da Ugo Liberatore, Arrigo Montanari e Luigi Mangini, e seguito del film “La guerra di T***a” di Giorgio Ferroni, “La leggenda di Enea” è un lungometraggio fantasy-avventuroso di vigorosa spettacolarità e realizzato con molti mezzi. Il regista Giorgio Rivalta dirige la pellicola con un professionismo degno di stima, saldando il l’avventura al ‘pathos’ drammatico ed alla meticolosa rievocazione storico-ambientale dell’antico Lazio.
Gli ideali antropologico-ontologici, etico-morali, sociologico-politici, scientifico-conoscitivi e legislativi meta-giuridici e intra-giuridici evoluti – che esplicitano il progresso dello Spirito razionalistico-illuministico dell’uomo - facenti parte della nuova epica e della nuova mitologia – dalle risonanze scespiriane, marlowiane ed alfieriane - dell’epoca contemporanea, che storicamente attraversa la sfera psicologico-spirituale conscia e inconscia dell’immaginario individuale e collettivo, che a sua volta è contenuto nella comunicazione di massa cinematografica verbale (nella lingua italiana scritta e parlata, e in altre lingue del mondo tramite le traduzioni, gli interpretariati e le mediazioni linguistiche e interculturali) e non-verbale (comportamentale, situazionale e figurativa) del film “La leggenda di Enea” di Rivalta, sono stati vissuti nelle loro interiorità dagli artefici della pellicola in esame e dagli spettatori come dagli studiosi di ieri e di oggi.
Queste idealità liberaldemocratiche-liberalomnicratiche-egualitarie-socialiste (al tempo medesimo) italiane e, più in generale, occidentali, sono le seguenti: il rifiuto di una collettività di essere subordinata, come una etnia ed una classe sociale, al volere dispotico di un solo individuo detentore del potere e di ingenti ricchezze materiali, con l’esercizio da parte della prima di un’autorità pari e superiore a quella del tiranno (pensiamo ai troiani che si oppongono alla brama di supremazia del monarca Turno); l’immigrazione in un’area territoriale considerata come un fattore di sviluppo della civilizzazione umana e non come una minaccia per la sicurezza delle popolazioni residenti (dietro il mito di Enea e dei profughi troiani giunti nell’Italia centrale più di mille anni prima di Cristo, riecheggiano i flussi migratori che dall’Asia minore e dalla Grecia raggiunsero le rive italiche, ed esso richiama inevitabilmente alla mente lo scottante problema dell’attuale emigrazione lungo le rotte del Mediterraneo verso i nostri lidi); la società multietnica e multiculturale nella quale tutti i soggetti umani hanno eguali diritti (rammentiamo i troiani che aspirano ad affermare la loro uguaglianza nella dignità e nelle prerogative con le comunità dell’antico Lazio, dai Latini e dai Rutuli, agli Etruschi ed ai Volsci); la convivenza sociale imperniata sul diritto e non sulla legge del più forte, in maniera tale che la libertà e la giustizia siano assicurate a tutti i soggetti umani senza distinzioni, e non soltanto ad alcuni privilegiati; il rifiutare ogni assetto gerarchico nei rapporti umani, che divida gli individui in superiori e inferiori, in nome dell’affermazione dell’eguaglianza nei diritti e nel protagonismo pubblico e storico (ricordiamo il fatto che Enea e i T***ani respingono la brama di supremazia di Turno su di essi); la cooperazione tra genti diverse per un interesse comune ed eticamente positivo (il riferimento è ai T***ani che si alleano con gli Etruschi per respingere l’aggressione delle forze di Turno); la consapevolezza che anche un’ampia realtà sociale può perseguire liberamente e democraticamente scopi moralmente deteriori e sostenere il piano di dominio di un despota (rammentiamo la popolazione dei Latini che appoggia con entusiasmo il proposito di Turno di scacciare i T***ani dal Lazio); il soggetto umano singolo che supera l’egocentrismo e l’egoismo per porre se stesso al servizio della collettività; la coscienza della necessità di norme giuridiche-legislative che garantiscano la concretizzazione sociale delle idealità sopra sottolineate; gli italiani e, in un senso più complessivo, gli occidentali che assumono la funzione di maestri nel progresso della civilizzazione per l’umanità intera..
Da segnalare, infine, la massiccia determinazione di Steve Reeves, nel ruolo di Enea, la raffinata perfidia di Gianni Garko, in quello di Turno, e la tragica rassegnazione di Mario Ferrari, nei panni di Latino.

18/11/2023
Una scena del film "Taur, il re della forza bruta" o "Le gladiatrici" (1963) di Antonio Leonviola.
18/11/2023

Una scena del film "Taur, il re della forza bruta" o "Le gladiatrici" (1963) di Antonio Leonviola.

I KOLOSSAL DELL’ANIMA – L’IMPERO ITALIANO NEO-EPICO E NEO-MITOLOGICO DELL’IMMAGINARIO“Taur, il re della forza bruta” o “...
18/11/2023

I KOLOSSAL DELL’ANIMA – L’IMPERO ITALIANO NEO-EPICO E NEO-MITOLOGICO DELL’IMMAGINARIO
“Taur, il re della forza bruta” o “Le gladiatrici” (1963) di Antonio Leonviola, con Joe Robinson, Harry Baird, Bella Cortez, Isabella Biancini (Thea Fleming), Jeanine Hendy, Alberto Cevenini, Antonio Leonviola, Carla Foscari, Claudia Capone, Erminio Spalla, Miranda Crovato e Josè Torres.
L’intrepido e fortissimo Taur, con l’aiuto dell’amico Ubaratutu, di pari forza fisica, e della gladiatrice Illa, si oppone al regno della crudele regina Afer, che ha al suo servizio una falange di Amazzoni e una schiera di armigeri, e che tiranneggia sulle popolazioni indifese del territorio. Afer impone a Taur una prova di forza contro centouno delle sue Amazzoni e obbliga Illa ad affrontare due altre gladiatrici in un duello all’ultimo sangue. Ma sia Taur che Illa escono vincitori dalle prove e, insieme a Uburatutu e agli schiavi liberati da quest’ultimo, abbattono il dominio di Afer.
Incentrato su un soggetto di Fabio Piccioni e su una sceneggiatura di Antonio Leonviola, il quale ne è anche il regista, e Sofia Scandurra, “Taur, il re della forza bruta”, intitolato anche “Le gladiatrici”, è un film italo-iugoslavo di avventure fantasy dal grosso impianto spettacolare realizzato con largo impiego di mezzi, e distribuito dalla Warner Bros. Leonviola governa il lungometraggio con vigore e raffinatezza, amalgamando efficacemente l’azione avventurosa, il dramma, il romanticismo e l’ironia.
Sotto il profilo della filosofia e della storia idealistiche-esoteriche delle nuove mitologie e delle nuove epiche, che permeano i contenuti della dimensione psicologico-spirituale conscia e subconscia dell’immaginario individuale e collettivo della pellicola “Taur, il re della forza bruta” o “Le gladiatrici” di Leonviola, notiamo la presenza di alcuni ideali antropologico-ontologici, etico-morali, sociologico-politici, scientifico-conoscitivi e legislativi meta-giuridici e intra-giuridici evoluti, che a loro volta hanno riempito e riempiono storicamente non solo il pensiero-immaginario ma anche la comunicazione verbale parlata e scritta (nella lingua italiana e in altre lingue, come quella inglese, attraverso le traduzioni, gli interpretariati e le mediazioni linguistiche e interculturali), e i comportamenti interpersonali e pubblici degli artefici del film (soggettista, sceneggiatori, regista, produttore, attori principali e secondari, comparse e tecnici) e degli spettatori e degli studiosi del passato e del presente.
Vediamo di seguito tali idealità-archetipi, liberaldemocratici-liberalomnicratici, egualitari e socialisti (al tempo stesso), e che sono altrettante manifestazioni dell’evoluzione dello Spirito razionalistico-illuministico-idealistico dell’uomo: l’uguaglianza nei diritti e nel protagonismo pubblico e storico tra le donne e gli uomini, al di fuori di ogni emarginazione e discriminazione delle prime rispetto ai secondi e di ogni divisione tra i sessi in quello superiore e quello inferiore; la coscienza dell’iniquità del considerare l’altro-da-sé come un oggetto da utilizzare a proprio arbitrio, negandogli i diritti e la dignità umana (rammentiamo la regina Afer e le sue sacerdotesse che obbligano le gladiatrici a combattimenti mortali, trattandole come delle cose con cui svagarsi e divertirsi); la consapevolezza della crudeltà e dell’insostenibilità sul piano umanitario delle torture inflitte ad altri esseri umani; la convinzione dell’ingiustizia nella subordinazione della classe operaia, priva di ogni diritto e della possibilità di far valere le proprie esigenze e la propria libera e democratica-omnicratica autodecisione, ad volere di un’elite dominante (il riferimento è agli uomini schiavizzati e costretti al duro lavoro dal regime della sovrana Afer); il soggetto umano singolo che rivendica la propria libertà contro le imposizioni dei dominatori; gli operai manuali che respingono la loro condizione di subordinazione gerarchica sociale e politica, e, ribellandosi alla supremazia di una minoranza, esercitano un potere pubblico eguale e superiore all’autorità di quest’ultima, e diventano costruttori della storia con una funzione direttiva di base; la società civile multietnica e multiculturale; la cooperazione o il lavoro comune per conseguire scopi moralmente positivi (come la liberazione dei subalterni e l’abbattimento del regno della regina Afer); l’attuazione dell’uguaglianza tra tutti gli individui umani nell’esercizio del potere pubblico e nella difesa dei diritti, al di là della gerarchia socio-classista (ricordiamo solo la sequenza in cui Taur si relazione su un piano di parità e senza timore reverenziale, con la monarca Afer); il soggetto umano appartenente alle classi sociali popolari, meno abbienti e collocate in una posizione d’inferiorità, il quale è elevato ad un rango politico dirigente (rammentiamo il ragazzino popolano che è acclamato re dopo il crollo del regime di Afer); il riconoscimento della necessità di norme giuridico-legislative adeguate che permettano la piena concretizzazione dei suddetti ideali nella vita sociale; gli italiani che, nell’ambito dell’impero spirituale dell’immaginario letterario (il soggetto e la sceneggiatura di un lungometraggio sono sempre dei testi di letteratura popolare) e cinematografico, assurgono al ruolo di guide dell’umanità verso una civiltà autenticamente evoluta, emancipandosi dall’umiliazione della sconfitta nella Seconda guerra mondiale.
Queste idealità rientrano nella fantastoria della vicenda narrata dal film “Taur, il re della forza bruta” o “Le gladiatrici”, che tuttavia è pur sempre storia contemporanea dei mondi interiori ossia dell’immaginario conscio e inconscio dei cittadini dell’Occidente nel Ventesimo secolo e nel Ventunesimo, anche del sottoscritto Gianluigi Cofano, che con la presente recensione filosofica si è identificato nel suo Essere Spirituale con tale pellicola, con coloro i quali l’hanno realizzata e l’hanno visionata e la visionano, facendola diventare – anche mediante un attivismo paranormale/telepatico - una creatura cosciente e vivente, alla stessa maniera di tutte le altre pellicole e ‘fiction’ televisive che ho recensito.
Da segnalare le prove d’attore fornite da Isabella Biancini (Thea Fleming) nei panni di Illa, di Jeanine Hendy in quelli di Afer e di Bella Cortez in quelli della perfida Akiba.

I KOLOSSAL DELL’ANIMA – L’IMPERO NEO-MITOLOGICO E NEO-EPICO ITALIANO DELL’IMMAGINARIO“La regina delle Amazzoni” (1960) d...
18/11/2023

I KOLOSSAL DELL’ANIMA – L’IMPERO NEO-MITOLOGICO E NEO-EPICO ITALIANO DELL’IMMAGINARIO
“La regina delle Amazzoni” (1960) di Vittorio Sala, con Dorian Gray, Rod Taylor, Gianna Maria Canale, Ed Fury, Alberto Farnese, Ignazio Leone, Daniela Rocca, Adriana Facchetti e Marilù Tolo.
Reduci dalla guerra di T***a i due greci Pirro e Glauco finiscono nell’isola governata dalle Amazzoni, le temibili donne guerriere. La permanenza nel piccolo regno delle Amazzoni non gli dispiace affatto però, al punto di legarsi sentimentalmente a due tra le migliori fra di esse e ad aiutare le guerriere a respingere l’incursione di alcuni pirati bramosi delle ricchezze custodite nell’isola.
Basato su un soggetto e una sceneggiatura di Ennio De Concini, Fulvio Fo, Augusto Frassinetti, Giorgio Mordini, Vittorio Nino Novarese, Duccio Tessari e Vittorio Sala, che ne è anche il regista, “La regina delle Amazzoni” è uno spettacolare kolossal di avventure fantasy realizzato con grandi mezzi. Sala guida il film con apprezzabile mestiere e senso dello spettacolo, coniugando accuratamente umorismo, ironia e azione avventurosa.
Dal punto di vista della filosofia pedagogica della nuova mitologia e della nuova epica – saldamente radicate in quelle antiche - contenute nella dimensione psicologico-spirituale conscia e subconscia dell’immaginario individuale e collettivo che a sua volta attraversa la comunicazione verbale parlata e scritta (nella lingua italiana e in altri idiomi, mediante le traduzioni, gli interpretariati e le mediazioni linguistiche e interculturali), e non-verbale (comportamentale, situazionale e visiva) della pellicola “La regina delle Amazzoni” di Sala, sottolineo la presenza nella prima degli ideali etico-morali, sociologico-politici, scientifico-conoscitivi e legislativi meta-giuridici e intra-giuridici progressisti e liberaldemocratici-egualitari-socialisti – che rappresentano altrettante espressioni dell’evoluzione della Ragione illuministica dei soggetti umani - dell’uguaglianza nei diritti e nel protagonismo sui piani pubblico e storico delle donne e degli uomini, al di fuori di ogni subalternità e di ogni discriminazione del sesso femminile rispetto a quello maschile, della liberazione degli operai privi di diritti e schiavizzati dall’iniquo assoggettamento a cui soggiacciono (pensiamo, a questo proposito, ai lavoratori manuali obbligati dalle Amazzoni ad attivarsi in una cava, e che, una volta affrancati dal pesante fardello, si guadagnano la libertà aiutando le guerriere a sconfiggere i pirati), delle apposite regole legislative-costituzionali che garantiscono la concretizzazione sociale delle precedenti idealità e degli italiani che si ergono ad interpreti di una civiltà avanzata nel quadro internazionale e, di conseguenza, a guide spirituali del pensiero delle opinioni pubbliche dell’umanità verso di essa (riscattandosi dalla disfatta del secondo conflitto mondiale).
Si destreggiano abilmente tra il serio e il faceto tutti gli attori, dalla Gray e dalla Canale a Taylor, a Fury ed agli altri.

03/02/2023

La filosofia delle Amazzoni, nella letteratura, nella cinematografia, nelle 'fiction' televisive e nelle opere d'arte (pittura e scultura), ha contribuito e contribuisce a far progredire lo Spirito razionalistico-illuministico-idealistico ossia la Ragione illuministica-idealistica della lingua italiana parlata e scritta e di altri idiomi del mondo, insieme all'Essere Spirituale razionalistico-idealistico-illuministico dei soggetti umani di ogni nazionalità, sulla base di ideali etico-morali, sociologico-politici e scientifico-conoscitivi evoluti, come l'uguaglianza nei diritti, nella dignità e nel protagonismo pubblico e storico tra le donne e gli uomini, al di là di ogni iniqua gerarchia.

Sono il primo filosofo felliniano d'Italia, in quanto nella mia filosofia idealistica dell'immaginario che riempie la co...
18/03/2022

Sono il primo filosofo felliniano d'Italia, in quanto nella mia filosofia idealistica dell'immaginario che riempie la comunicazione umana verbale e non-verbale, proseguo il pensiero del regista e sceneggiatore cinematografico, e artista romagnolo Federico Fellini. Come Fellini, nei suoi film e nelle sue altre creazioni artistiche, scandagliava la sfera psicologico-spirituale conscia e inconscia dell'immaginario individuale-collettivo, io da filosofo analizzo tale dimensione psicologico-spirituale nel cinema, nelle 'fiction' televisive, nella letteratura d'autore e popolare, e nei libri di divulgazione della storia e delle scienze.

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La traduzione e l'interpretariato da una lingua ad un'altra, implicano, in quanto condizione di base, una filosofia idea...
03/02/2022

La traduzione e l'interpretariato da una lingua ad un'altra, implicano, in quanto condizione di base, una filosofia idealistico-esoterica della traduzione e dell'interpretariato che individui gli ideali etico-morali, sociologico-politici e scientifico-conoscitivi che riempiono le varie lingue parlate e scritte, nell'Occidente e in ogni altra area del mondo. Una traduzione ed una interpretazione da un idioma scritto e parlato in un altro, non possono ridursi ad una pura e semplice somma di vocaboli, poichè occorre in ogni circostanza conoscere le idealità che conferiscono un senso spirituale logico-razionale ai termini verbali ed alle frasi, in quanto punto di partenza imprescindibile. E' necessario quindi conoscere lo Spirito o l'Essere spirituale ovvero la Ragione o il pensiero di una lingua straniera, immergersi nella spiritualità o nel pensiero-sfera psicologico/spirituale conscia e inconscia dell'immaginario individuale/collettivo (con i suoi ideali-archetipi e le sue visioni della realtà) di un idioma estero, a partire dalle traduzioni nel proprio idioma nazionale, prima ancora di padroneggiarne vocaboli, proposizioni e regole grammaticali-sintattiche. Io sono un filosofo idealistico-esoterico della traduzione e dell'interpretariato, e cerco di esplorare le profondità dello Spirito delle lingue scritte e parlate, a partire da quella italiana, e di fondermi con la Ragione o con l'Essere spirituale dei linguaggi verbali.

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“Alita - Angelo della battaglia” (2019) di Robert Rodriguez, con Rosa Salazar, Christoph Waltz, Jennifer Connelly, Maher...
07/01/2022

“Alita - Angelo della battaglia” (2019) di Robert Rodriguez, con Rosa Salazar, Christoph Waltz, Jennifer Connelly, Mahershala Ali, Ed Skrein, Jackie Earle Haley, Keean Johnson, Eiza Gonzalez, Lana Condor, Jorge Lendeborg Jr., Michelle Rodriguez, Casper Van Dien, Marko Zaror, Idara Victor, Leonard Wu, Jeff Fuhey e Jay Courtney. Siamo nell’anno 2563 nella Città di Ferro, sulla quale è sospesa la città di Zalem, in cui è insediata una casta di privilegiati. Il medico-chirurgo cibernetico Ido Dyson trova in una discarica la testa di un androide con le sembianze di una ragazza, al quale ridona un corpo nel suo laboratorio. Ribattezzata Alita, ella non rammenta quasi nulla del suo passato, ma a poco a poco riesce a recuperare qualche ricordo, in relazione al fatto che molto tempo prima è stato membro di un corpo speciale militare robotico, come dimostra anche il programma di combattimento inserito nella sua struttura mentale, che la rende praticamente imbattibile. Alita finisce per essere una grande ‘star’ del ‘superball’, uno sport incentrato su uno scontro senza regole tra androidi intenzionati a distruggersi, con un solo vincitore finale. Basato su un fumetto giapponese di Yukito Kishiro e sceneggiato da James Cameron – che ne è anche il produttore - e Jon Landau, “Alita – Angelo della battaglia” (“Alita: Battle Angel”) è un megakolossal di fantascienza – o di pre-scienza - di mastodontica spettacolarità, realizzato con un’immane spiegamento di mezzi (il ‘budget’ è oscillato tra i centocinquanta e i duecento milioni di dollari). Il regista Robert Rodriguez guida il lungometraggio con buon mestiere, fondendo efficacemente l’avventura futuribile, l’ironia, il dramma, il linguaggio scientifico, la vena ideologica anti-propagandistico/patriottica/filo statunitense (nel film non vi sono bandiere a stelle e strisce né riferimenti agli USA come il Paese migliore del mondo, che invece sono presenti nella saga cinematografica di “Terminator”), le sontuose scenografie e una girandola pirotecnica di straordinari effetti visivi. In perfetta armonia con l’idea del cinema come specchio dei sogni - speranze e incubi - dell’umanità del XXI secolo, “Alita – Angelo della battaglia” di Rodriguez pone in evidenza due paure ben radicate nella dimensione psicologico-spirituale conscia e subconscia dell’immaginario individuale-collettivo ovvero della cultura popolare conscia e subconscia dei popoli dell’Occidente contemporaneo, e non solo, entrando così a far parte della storia idealistico-psicoanalitica dell’interiorità umana contemporanea. La scienza e la tecnologia avanzatissime, nel campo della robotica, che sfuggono al controllo democratico della società civile e delle leggi attraverso cui si esso si esplicita, per diventare un autentico pericolo per la libertà di tutti gli esseri umani e, di conseguenza, per la democrazia e per l’interesse pubblico; per tale motivo occorrono precise norme giuridico-legislative che impediscano agli organismi robotico-cibernetici ovvero agli androidi e ai robot di ogni tipo di avere un’esistenza autonoma e non-subordinata, in maniera eticamente e moralmente evoluta, ai soggetti umani, e che prevengano l’uso dei droidi da parte di singoli individui che intendono mediante essi assoggettare al proprio potere dispotico molti altri soggetti umani. L’assenza delle religioni – del Cristianesimo in tutti i propri molteplici indirizzi teologico-dottrinari e di altri credo religiosi – dal contesto sociale, sostituite evidentemente dalla religione positivista della scienza esatta che risolve ogni problema umano e degli scienziati visti come nuovi sacerdoti portatori di un’innata bontà, concretizzando così l’utopia del Positivismo ottocentesco (pensiamo alla chiesa abbandonata, degradata, ridotta ad un mucchio di rovine di alcune immagini della pellicola, e alla figura del benevolo dottor Dyson). La mancanza di riferimenti ad esseri intelligenti superiori non-terreni che aiutino tutti gli esseri umani a vivere e a progredire nella maniera giusta, e delle stesse dottrine religiose – che molto probabilmente qualcuno molto in alto nella realtà civile ha ritenuto inutili e deleterie – coincide con la mancanza di vera libertà e di vera democrazia, e con una nuova dittatura totalitaria, per quanto gli scienziati e i tecnologi possano essere animati da buone intenzioni verso l’umanità. Siamo di fronte ad una costante di molto cinema e di non poche ‘fiction’ televisive di fantascienza, e non solo, e, in un senso più complessivo, della cultura popolare/immaginario contemporaneo, e questo dato dovrebbe essere accompagnato dalla tesi secondo cui se non ci sono le religioni non possiamo essere veramente liberi né possiamo autodeterminarci democraticamente, poiché finiremmo con l’essere manipolati da altri al di sopra di noi. Vi è anche un altro terrore che emerge dal film "Alita - Angelo della battaglia" di Rodriguez: la divisione gerarchico-classista della società civile in una classe minoritaria superiore privilegiata e detentrice di un'autorità pubblica quasi illimitata, ed in una classe smisurata di masse popolari in posizione subalterna. Sono professionalmente corrette, infine, le interpretazioni degli attori impegnati.

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