UPV Unione di Preghiera per le Vocazioni

UPV Unione di Preghiera per le Vocazioni Associazione laicale di preghiera per le vocazioni fondata da S. Annibale Maria Di Francia - Provincia S. Annibale - S. Antonio.

24/06/2026

La semina del mattino
2387. Solennità della natività di S. Giovanni Battista. È attestata sin dai tempi di S. Agostino (354–430) e dal sec. VI, preceduta da una «vigilia». Insieme con Gesù e la Vergine Maria, S. Giovanni Battista è l’unica persona di cui la Chiesa celebra la nascita, avvenuta, secondo la Tradizione, ad Ain Karem, dove abitavano i suoi genitori Zaccaria, sacerdote, ed Elisabetta, discendente di Aronne, e dove si era recata la stessa Maria da Nazaret, già incinta. Preannunziata dall’Angelo Gabriele a suo padre, la sua nascita avvenne in modo miracoloso, dal momento che sua madre Elisabetta era sterile, sei mesi prima della nascita di Gesù a Betlemme. Il nome stesso di Giovanni, «Dio ha avuto misericordia», affermato da Elisabetta e confermato da Zaccaria che per non aver creduto era rimasto fino allora muto, fu imposto dall’Alto quasi ad indicare la sua missione: pieno di Spirito santo fin dal grembo materno, l’ultimo ed il più grande dei profeti del Vecchio Testamento, fu destinato ad essere il precursore di Cristo quando lo indicò come «l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo!», lo battezzò al fiume Giordano e lo riconobbe come il Salvatore. La sua attività, preceduta da un tempo di solitudine nel deserto, in preghiera e penitenza, iniziò intorno all’anno 27-28 d.C. predicando la conversione e il perdono dei peccati, quasi un novello Elia. Egli sarà «la voce» che prepara la strada alla Parola, ossia il Verbo eterno, Gesù. Giovanni Battista, cioè il battezzatore, è «il più grande tra i nati di donna» ed il più raffigurato nell’arte di tutti i secoli, di solito con una pelle d’animale e, in mano, un bastone che termina a forma di croce, oltre che bambino, Giovannino, che gioca con il piccolo Gesù. Auguri a tutti coloro che portano il suo nome o le diverse varianti, perché testimonino ciò che esso significa: «Dio è propizio». P. Angelo Sardone

23/06/2026

La semina del mattino
2386. «Non ti illuda il tuo Dio in cui confidi, dicendo: Gerusalemme non sarà consegnata in mano al re d’Assiria» (2Re 19,10). I libri storici del Vecchio Testamento spesso hanno paralleli con altri libri. É il caso della pericope odierna, in parallelo col profeta Isaia. Essa riporta uno dei momenti più duri della storia del regno di Giuda, quello del sud, comprendente due tribù. Vede come attori il re assiro Sennàcherib ed il re Ezechia. Intorno al 701 a.C. il re assiro che guida l'impero più potente del tempo ha conquistato gran parte del regno di Giuda facendo cadere molte città e facendo rinchiudere Ezechia in Gerusalemme preludendo una inesorabile vittoria. Manda pertanto un eloquente messaggio per scoraggiare il re e minare la sua fiducia nel Signore affermando che il loro Dio non è diverso da quello degli altri popoli già sconfitti. Ezechia, non si arrende anzi va al Tempio e presenta la situazione a Dio in preghiera, stendendo davanti al Signore la lettera a lui recapitata quasi consegnandola a Lui. Tramite il profeta Isaia Dio risponde: Gerusalemme non cadrà; la sua salvezza dipende dalla fedeltà all’alleanza con Dio e non dalla forza dell'esercito di Giuda. In effetti, l’angelo del Signore provoca la distruzione dell'esercito assiro, 185.000 uomini. La lezione è storica e teologica: non si può negare il pericolo effettivo ma lo si presenta a Dio, riponendo in Lui una fiducia assoluta con lo scopo che «tutti i regni della terra sappiano che Lui solo è Dio». Ieri come oggi, la fede in Dio non elimina certo le difficoltà, ma fa mutare il modo di affrontarle anche nelle più difficili situazioni. Ciò che salva è la fedeltà di Dio alla quale deve allinearsi la fedeltà dell’uomo espressa soprattutto nella preghiera. P. Angelo Sardone

22/06/2026

La semina del mattino
2385. «Convertitevi dalle vostre vie malvagie e osservate i miei comandi e i miei decreti secondo tutta la legge che io ho prescritto ai vostri padri e che ho trasmesso a voi per mezzo dei miei servi, i profeti» (2Re 17,13). Il secondo Libro dei Re, come gli altri libri storici del Vecchio Testamento, accanto all’elemento propriamente storico, presenta elementi di carattere teologico e pedagogico. Il brano odierno descrive un evento tra i più drammatici della storia biblica: la caduta del Regno d'Israele (le dieci tribù del Regno del nord) e la deportazione del popolo a opera di Salmanàssar, re d'Assiria. A partire da Geroboamo il primo re, dopo la morte di Salomone e la divisione nei due regni, fino ad Osèa, non avevano seguito i precetti del Signore nonostante che Dio avesse mandato i profeti, rigettando continuamente la sua alleanza. L'assedio alla capitale, Samaria, fu posto intorno al 722 a.C. durante il regno di Osèa che già da anni era assoggettato agli Assiri cui pagava i tributi. Oltre ventimila Israeliti furono deportati in Assiria e collocati in diverse località dell'impero. Al loro posto arrivarono altrettanti abitanti provenienti dalla Media, quasi a scoraggiare ribellioni di quel genere. Questa catastrofe fu non solo una sconfitta militare, ma una punizione di Dio dinanzi all'infedeltà del popolo, che aveva abbandonato l'alleanza con il Signore per adorare gli idoli pagani, nonostante i continui avvertimenti dei profeti. Nella sua pedagogia d'amore Dio mantiene costante il dialogo fino all'ultimo, nonostante il peccato di camminare in direzione opposta a Lui. Bisogna saper riconoscere coloro che in nome di Dio continuano a parlare anche oggi nelle nostre vite, ed ascoltarli! P. Angelo Sardone

La semina del mattino2384. «Il Signore è al mio fianco come un prode valoroso, per questo i miei persecutori vacillerann...
21/06/2026

La semina del mattino
2384. «Il Signore è al mio fianco come un prode valoroso, per questo i miei persecutori vacilleranno e non potranno prevalere» (Ger 20,11). Il capitolo 20 del libro di Geremia viene solitamente detto «Le confessioni». Si tratta di un genere letterario e profondamente umano col quale il profeta apre il suo cuore a Dio, in un momento critico di grande sofferenza e d’isolamento. Ci sono tante persone che vorrebbero toglierlo di mezzo: la sua parola suona come un continuo rimprovero. È emissario di Dio e, nonostante tutto vuole mantenersi fedele e comunicare quanto il Signore gli ingiunge di dire. Per questo vive con sofferenza grande la solitudine, il tradimento, l’incomprensione e l'ostilità anche da parte degli amici. Nonostante tutto non si lascia sopraffare dalla paura. Anzi, affida la sua causa al Signore: è certo che Dio che conosce il suo cuore, lo sostiene e non lo abbandona perché confida in Lui. Ciò avviene con la lucidità della sua sofferenza presentata a Dio in termini reali e concreti, ma anche con la certezza che Dio è al suo fianco nella prova dell’intera sua vita, come difensore e vincitore dei suoi nemici. In un certo senso egli consegna la propria vita e la propria causa a Dio, sapendolo giudice giusto, nonostante si renda conto che la situazione ed il suo ruolo profetico è fortemente ostile per la vita e le orecchie di chi l’ascolta. Il suo lamento diviene lode perché ha consapevolezza di essere sostenuto dalla grazia e dalla presenza di Dio che gli dà speranza e forza necessaria per andare avanti. Chi confida in Dio, anche nell’amarezza dell’incomprensione, del tradimento e della persecuzione, anche se vacilla per la debolezza umana, se rimane fedele a Lui sperimenta oltre il dolore, la serenità, il sostegno di Dio e la sua benedizione. Auguri vivissimi a tutti coloro che portano il nome di Luigi e derivati, maschili e femminili, nell’odierna ricorrenza di S. Luigi Gonzaga nel quale si sommano ca**tà e purezza. P. Angelo Sardone

20/06/2026

La semina del mattino
2383. «Dice Dio: perché trasgredite i comandi del Signore? Per questo non avete successo; poiché avete abbandonato il Signore, anch’egli vi abbandona» (2Cr 24,20). La Sacra Scrittura riporta storicamente il declino del regno di Ioas dopo la morte del sacerdote Ioiadà. Finché egli era in vita, Ioas governava rettamente sul popolo e restaurava il Tempio. Dopo la sua morte, il re si lasciò influenzare dai capi di Giuda che lo convinsero ad abbandonare il culto del Signore per dedicarsi all'idolatria e venerare i pali sacri. Per questo si abbattè su Gerusalemme l’ira di Dio. Prima del castigo, Dio mandò i suoi profeti volendo offrire la possibilità della conversione ed indurli a ritornare a Lui con convincenti parole, ma non furono ascoltati. Allora lo spirito divino si posò su Zaccarìa, figlio del sacerdote Ioiadà, che con parole altrettanto chiare, evidenziò agli occhi di tutti che l’abbandono da parte del Signore era stato causato dall’aver trasgredito i suoi comandi. Ma anche lui non ebbe successo, anzi per ordine dello stesso re fu lapidato nel cortile del tempio mentre invocava il Signore perchè ne tenesse conto. Difatti un piccolo esercito di Aramei venuto a Gerusalemme sterminò tutti i comandanti per il misfatto che avevano compiuto, mentre gli stessi ministri del re ordirono una congiura contro di lui, lo uccisero nel suo letto e non lo seppellirono nei sepolcri dei re. La fedeltà a Dio attira la sua benedizione; l’abbandono di Dio porta sempre conseguenze dolorose. Dio continuamente chiama il suo popolo ad una conversione sincera e si serve, ieri come oggi, dei suoi messaggeri. Il rifiuto ostinato della sua parola porta inesorabilmente alla rovina con gravi conseguenze. Ciò deve indurre a pensare! P. Angelo Sardone

19/06/2026

La semina del mattino
2382. «Ioiadà fece uscire il figlio del re e gli consegnò il diadema e il mandato; lo proclamarono re e lo unsero. Gli astanti batterono le mani e acclamarono: Viva il re!» (2Re 11,12). Nel cosiddetto ciclo biblico del profeta Eliseo si colloca un tratto storico che la Liturgia odierna riporta nella S. Messa. Si tratta di uno degli episodi più importanti della storia del regno di Giuda, un avvenimento drammatico che fa riferimento alla sopravvivenza della dinastia davidica. Dopo la morte del re Acazia (841 a.C.), che viene assassinato all’età di appena 22 anni, sua madre Atalia, discendente da Acab e Gezabele, prende il potere con l‘intento di eliminare tutti i possibili eredi al trono e così la discendenza di Davide sarebbe stata cancellata per sempre. Un intervento provvidenziale ed accordo da parte di Ioseba, sorella di Acazia, fa sì che si salvi il piccolo Ioas che viene nascosto nel Tempio per sei anni sotto la tutela del sacerdote Ioiada, suo marito. Al momento opportuno Ioas è proclamato legittimo re, gli viene consegnato il documento dell’alleanza tra Dio ed il popolo, Atalia è deposta e si ristabilisce l'alleanza tra Dio, il re e il popolo. La promessa fatta da Dio a Davide non viene meno e Ioas garantirà la continuità della Casa di Davide, dalla quale nascerà il Messia. Due figure assolutamente secondarie nella storia d’Israele acquistano un significato di rilievo ed un importante ruolo, come quello stesso del tempio nel quale è custodita la promessa che Dio non dimentica e mantiene, preparando i tempi, le persone e gli avvenimenti conseguenti. Nella storia talora dolorosa di ciascuno là dove sembra che non ci sia via d’uscita, provvede il Signore attraverso persone adeguate, a delineare un percorso di futuro e di adempimento della sua volontà. P. Angelo Sardone

18/06/2026

La semina del mattino
2381. «Come ti rendesti glorioso, Elìa, con i tuoi prodigi! E chi può vantarsi di esserti uguale?» (Sir 48,4). Le mirabili gesta di Elia sono cantate in un altro scritto bellissimo del Vecchio Testamento, il Siracide, nella sezione riservata all’elogio degli antenati nella storia del popolo di Israele. In esso, a partire proprio dai miracoli da lui operati su comando di Dio, viene esaltata soprattutto la sua totale fedeltà a Dio. La sua identità è quella di «profeta di fuoco», una similitudine che esalta la fede, l’indomito coraggio nel difendere la verità, la libertà dinanzi ai potenti, la disponibilità piena nel compimento della missione ricevuta. Queste cose lo rendono davvero glorioso. La sua forza nasce dalla Parola di Dio che egli porta nel cuore, simile al fuoco che purifica, illumina e richiama alla fedeltà. Elia non ha ceduto ai compromessi con il male e con chi lo ha propagato; non ha temuto i potenti ed ha messo la Parola di Dio al di sopra di ogni interesse umano suo e degli altri. Il vanto di potergli essere uguale non è caparra di alcuno! La sua è una gloria e fama autentica, profondamente umana, che lo colloca anche storicamente e teologicamente nel ricordo dei posteri: i Vangeli lo citeranno a proposito. Nonostante tutto, quando è assunto al cielo, la sua missione continua con chi egli stesso ha preparato a questo ministero, Eliseo che diventa depositario del suo spirito: la missione continua con una guida ed un testimone altrettanto grande. La traccia indelebile non si cancella. Quanto occorre oggi nella società e nella Chiesa qualche altro Elia che portatore di un fuoco assunto direttamente dalla Parola viva, investito di autorità morale di alto valore, senza vergogna o paura, torni a svegliare il mondo dal suo terribile letargo spirituale e morale e trasmetta la fede alle nuove generazioni! P. Angelo Sardone

La semina del mattino2380. «Ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco si interposero fra loro due. Elìa salì nel turbine...
17/06/2026

La semina del mattino
2380. «Ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco si interposero fra loro due. Elìa salì nel turbine verso il cielo» (2Re 2,11). Il ciclo biblico del profeta Elia si conclude con il cosiddetto «rapimento in cielo». È la naturale conseguenza di tutta una vita votata a Jahwé nel compimento di un ministero non semplice da esercitare, soprattutto per sconfiggere l’ingiusta supremazia di arroganti potenti. Nei pressi di Gerico il grande profeta prepara il suo discepolo ed erede spirituale, Eliseo, a questo momento. Il gesto del mantello col quale egli percuote il fiume Giordano perché possano passare all’asciutto insieme con altri cinquanta profeti che percepiranno solo il mistero, come anche la richiesta di Eliseo di trasmissione di due terzi del suo spirito, cosa che solo Dio può concedere, sono segni evidenti della continuità del ministero con tutto il suo corredo taumaturgico. Intanto i due profeti camminano e conversano. Si interpone tra loro un carro di fuoco trainato da cavalli di fuoco. Elìa sale nel turbine e viene rapito verso il cielo. Elisèo rimane a guardare perplesso ed addolorato e, mentre non riesce a vederlo più, ha solo la forza di gridare a colui che ritiene suo padre, e carro d’Israele. Ha però l’accortezza di raccogliere il mantello caduto a Elìa, tornare indietro, verso la riva del Giordano e fare ciò che aveva visto fare dal suo maestro: percuote col mantello le acque, queste si dividono e può attraversarle. Il potere profetico così continua. Dio accompagna sempre i suoi servi nell’esercizio del loro ministero, fino al compimento pieno, che è l’incontro con Lui. A chi segue ed è fedele agli insegnamenti ricevuti dal proprio maestro e testimone, rimane il dovere della continuità nella piena fedeltà a quanto appreso. P. Angelo Sardone

16/06/2026

La semina del mattino
2379. «Hai assassinato e ora usurpi! Nel luogo ove lambirono il sangue di Nabot, i cani lambiranno anche il tuo sangue» (1Re 21,19). Le conseguenze dell'omicidio di Nabot e dell'usurpazione della sua vigna da parte del re Acab, istigato dalla moglie Gezabele senza scrupoli, sono davvero dure e terribili. Dio non sta semplicemente a guardare, prende sul serio il male e l'ingiustizia, difende la giustizia contro l’usurpatore che in questo caso è divenuto anche assassino. Le immagini simboliche dei cani e degli uccelli che divorano i cadaveri indicano una morte disonorevole ed un fermo giudizio contro chi ha violato l'alleanza. Dio vede il bene come il male che si compie, le ingiustizie subite dagli innocenti e gli abusi di chi si sente forte. Nessuno può sentirsi così potente da sfuggire alla verità dei fatti ed alla giustizia di Dio. Per questo l’intervento di Dio contro Acab, uno dei re più malvagi, responsabile della sua scellerata nefandezza per un pezzo di vigna, è deciso, ma improntato comunque alla misericordia dinanzi al suo gesto di umiliazione e di pentimento. Tutto ciò che anche nell’agire di Dio può essere irrevocabile, è soggetto a revisione. L’esempio del perfido re insegna: si pente di ciò che ha fatto e compie alcuni gesti tipici di chi si rende conto di avere sbagliato: si straccia le vesti, digiuna, indossa il sacco. L'umiltà ed il pentimento vero, possono cambiare il destino. Dio condanna certamente il peccato, ma non smette mai di cercare il peccatore: in questo caso la sentenza da Lui pronunziata viene rinviata. Anche se la narrazione può suscitare una serie di interrogativi, il male d’altronde porta sempre delle conseguenze, resta il fatto che davvero nessuno deve sentirsi così lontano da Dio da non poter avere ancora il modo di pentirsi. P. Angelo Sardone

15/06/2026

Indirizzo

Piazza G. Cesare 13
Bari
70124

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