Parrocchia San Paolo Apostolo • Bari

Parrocchia San Paolo Apostolo • Bari Ogni domenica alle 12.00: riflessione sulla Messa del giorno

In questa pagina sono pubblicate quotidianamente diverse riflessioni con le quali ciascuno di noi può riflettere sulla propria vita spirituale e sul proprio rapporto con Dio. Oltre alle riflessioni sulla liturgia della Santa Messa di ogni Domenica sono presenti numerose foto che ritraggono eventi importanti della Comunità San Paolo e tanto altro ancora che possa far avvicinare persone di tutte le età al cammino di fede che porta a Cristo.

L’immagine che accompagna la riflessione sul Vangelo di questa Domenica raffigura il tetragramma, le quattro lettere in ...
06/09/2026

L’immagine che accompagna la riflessione sul Vangelo di questa Domenica raffigura il tetragramma, le quattro lettere in lingua ebraica che compongono il nome di Dio. Tale nome, essendo composto da sole consonanti, è impronunciabile e, secondo il pensiero degli ebrei, questo fattore allude all’incapacità dell’uomo di conoscere Dio e quindi di chiamarlo con il suo vero nome.
Gesù oggi, alla fine del Vangelo, ci spiega infatti che chiunque si riunisca da qualche parte per fare qualcosa in suo nome, cioè in nome di Dio, otterrà ciò che desidera perché Egli sarà con loro; è proprio questo, dopotutto, il significato di uno dei vari titoli attribuiti a Gesù (l’Emmanuele).

Coloro che pronunciano il nome di Dio invano, oltre ad infrangere il secondo comandamento del Decalogo, molto spesso intendono nascondere e legittimare l’egoismo e la meschinità delle proprie azioni attraverso il sottile velo della sacralità che tale nome esprime.
Come sempre, ogni errore nel comportamento umano può esser considerato in varie misure, dal piccolo ambiente del proprio nucleo familiare fino al contesto globale, preso in considerazione quasi sempre per motivi di guerra. In tutti i casi, però, è possibile parlare di vere e proprie ideologie, cioè visioni distorte della realtà che provengono da idee giuste, ma interpretate erroneamente.

Questo sbaglio è solo uno dei tanti che ciascuno di noi compie nella propria vita. Gesù, però, ci esorta fortemente ad ammonire il nostro fratello affinché possa convertirsi e ravvedersi, il tutto in maniera privata (coinvolgendo al massimo qualche testimone) e senza diffondere menzogne, calunnie e maldicenze.
Nella prima lettura, inoltre, il profeta Ezechiele (chiamato “sentinella”) ha persino la responsabilità di convertire il malvagio affinché, ravvedendosi, possa salvarsi dalla decisione che Dio aveva stabilito per lui.

Ebbene, impariamo dalle parole di Gesù ad utilizzare il nome di Dio con moderazione e soprattutto per motivi che, invece di mirare agli obiettivi personali di ciascun individuo, possano contribuire al benessere comune della nostra comunità, esprimendo nel mondo la presenza dell’Emmanuele.
Impariamo infine ad ammonire il nostro fratello in maniera privata, senza danneggiare la buona reputazione di cui egli gode e senza screditarlo; in tal modo, le nostre nobili intenzioni possono davvero contribuire a convertire le coscienze, conducendole lungo la retta via che il Signore indica a ciascuno di noi.

Informiamo tutti i parrocchiani che a partire da domenica prossima, 13 settembre, sarà ripristinata la Messa comunitaria...
04/09/2026

Informiamo tutti i parrocchiani che a partire da domenica prossima, 13 settembre, sarà ripristinata la Messa comunitaria delle ore 10.30.
Vi aspettiamo!

Subito dopo la Confessione di Pietro letta nel Vangelo della scorsa domenica, Gesù annuncia la sua Passione, Morte e Ris...
30/08/2026

Subito dopo la Confessione di Pietro letta nel Vangelo della scorsa domenica, Gesù annuncia la sua Passione, Morte e Risurrezione.
Il suo discorso viene interrotto da Pietro che, dopo aver preso in disparte il Maestro, lo rimprovera negando ciò che egli aveva appena annunciato.
Queste parole, oltre a cambiare il linguaggio di Pietro, ribaltano completamente il modo con cui egli è definito da Gesù; quest’ultimo, infatti, dopo aver elogiato Pietro per aver confessato la sua vera identità, ora lo chiama “Satana” perché, con il suo modo di pensare tipico degli uomini, vuole separare Gesù dal Padre e dal progetto che egli ha pensato per lui.

Con questo rimprovero, Gesù coglie l’occasione per rivelare ai discepoli le condizioni essenziali per seguirlo.
Seguire Lui significa innanzitutto smettere di pensare come gli uomini, i quali preferiscono avere il potere senza sofferenza, amano ottenere il comando senza servizio e, come gli apostoli nell’episodio della Trasfigurazione, si limitano alla contemplazione della bellezza con la paura di testimoniarla agli altri uomini rischiando l’incomprensione.
Seguire Cristo, dunque, significa pensare come Dio, il quale chiama ciascuno di noi a farsi carico delle proprie croci, nonché delle proprie sofferenze, e a rispondere ad esse non con paura e rassegnazione, ma con fede e determinazione, certi che le peggiori difficoltà anticipano sempre grandi gioie e soddisfazioni, così come per Gesù la morte in croce ha anticipato la sua Risurrezione.
Seguire Cristo significa anche cambiare sé stessi, rinnovare la propria persona, abbandonare volontariamente la vita centrata solo sul proprio ego per poi arrendersi ed abbandonarsi all’amore misericordioso del Padre.

Come sempre, allora, lasciamoci conquistare dalle parole di Gesù: non dimentichiamo che la vita dedicata ai nostri bisogni terreni e materiali non potrà mai eguagliare la vita che dovremmo dedicare a seguire e a servire il nostro Maestro.
Cerchiamo, inoltre, di evitare l’atteggiamento di Pietro, intenzionato a contrastare ed ostacolare i progetti di Dio per gli altri; piuttosto, non stanchiamoci mai di parlare con Lui chiedendo di compiere in noi il suo disegno di salvezza.

Nel Vangelo di oggi, Gesù arriva nella regione di Cesarea di Filippo e conduce per mano i suoi discepoli in un cammino f...
23/08/2026

Nel Vangelo di oggi, Gesù arriva nella regione di Cesarea di Filippo e conduce per mano i suoi discepoli in un cammino finalizzato alla comprensione della sua identità.
La folla interpreta Gesù attraverso le categorie dell’Antico Testamento, vedendo in lui non il Messia, ma uno dei profeti che, come tanti, annuncia la venuta del Salvatore. Insomma, nonostante Gesù sia già noto anche nelle regioni più lontane da Gerusalemme, tra la gente regna l’indifferenza, la confusione e il dubbio.

Rispondendo alla stessa domanda rivolta ai discepoli, però, Simon Pietro (come accade spesso nel Vangelo) si fa portavoce del gruppo e mostra prontezza, chiarezza e fede; egli, infatti, professa la propria fede in Gesù come il Cristo Figlio di Dio, usando cioè il linguaggio del Nuovo Testamento.
La risposta di Pietro, quindi, ci esorta a vedere in Gesù la novità profetica annunciata nell’Antico Testamento e compiuta pienamente nel Nuovo Testamento attraverso il mistero pasquale di Cristo, che comincia con la Passione e culmina con la Risurrezione.

Con l’episodio della Confessione di Pietro, poi, Gesù anticipa la fondazione della Chiesa; affinché essa sia guidata nella vita pubblica tra indifferenza, confusione e dubbio, Cristo la affida ad un pescatore abituato ad affrontare il mare e le tempeste, un uomo che risponde immediatamente alla sua vocazione, che rinnega, si pente e vince la paura, che entra per primo nella tomba vuota e poi si mette avanti agli altri undici e parla a voce alta.

Per via della pronta confessione di fede a nome dei dodici, Gesù rende capo della Chiesa un semplice uomo e gli dà un nome concreto: pietra, roccia, riferimento incrollabile nella vita della Chiesa. Con l’immagine della roccia e della chiave, inoltre, Pietro ci insegna ad essere appoggio e sicurezza alla vita degli altri e ad aprire a tutti gli uomini le porte dell’amore di Dio.

Nel Vangelo di questa domenica, Gesù lascia la terra d’Israele e si dirige verso Tiro e Sidòne.Incontrando una donna can...
16/08/2026

Nel Vangelo di questa domenica, Gesù lascia la terra d’Israele e si dirige verso Tiro e Sidòne.
Incontrando una donna cananea che gli chiede di liberare sua figlia da un demonio, Gesù inizialmente risponde con un rifiuto radicale perché è intenzionato a rivelarsi solo al popolo d’Israele, in attesa del Messia da molti secoli. È proprio questo, infatti, il pensiero che Cristo stesso rivolge ai discepoli, i quali vogliono esaudire le richieste della donna solo per levarsela di torno.

Il racconto però prende una piega quasi inaspettata. Inizialmente, Gesù utilizza persino un’espressione comunemente attribuita dagli ebrei nei confronti dei pagani (definiti “cani”) e, attraverso la metafora del pane dato ai cani, Egli si riferisce all’amore di Dio del quale Israele è il principale destinatario.
Eppure, la fede e la saggezza della donna convertono il pensiero di Gesù; allo stesso modo dei cani che mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei padroni, anche i pagani sono destinatari dell’amore di Dio.

Ciò che, dunque, spinge il Messia a guarire la figlia della cananea dal demonio è la sua fede, la sua saggezza e soprattutto il suo dolore.
Il dolore della donna rompe il conflitto tra gli ebrei e i pagani e alimenta in Gesù la compassione necessaria ad alleviare le sofferenze altrui come se fossero le proprie.
Davanti al dolore, perciò, non c’è confine, dottrina o legge che tenga, non c’è divisione di qualsiasi natura (culturale, religiosa, razziale...) che possa rimanere tale, perché il bene comune degli esseri umani deve essere considerato prima di ogni ostacolo e di qualsiasi obiettivo personale e individuale.

Impariamo allora a vedere nella fede e nel dolore un’occasione per poter creare profondi legami tra ciascuno di noi e il Signore e tra tutti gli esseri umani. In questo modo, il bene individuale darà la precedenza al bene comune, e i vari muri che separano gli uomini saranno abbattuti dall’amore incondizionato, universale e misericordioso di Cristo.

Il 15 agosto celebriamo l’Assunzione in cielo della Beata Vergine Maria; nonostante il racconto dell’assunzione sia un t...
15/08/2026

Il 15 agosto celebriamo l’Assunzione in cielo della Beata Vergine Maria; nonostante il racconto dell’assunzione sia un testo apocrifo (cioè non integrato nel canone della Bibbia), la solennità di oggi mette in risalto uno dei principali dogmi mariani proclamati nella storia della Chiesa.

La pagina del Vangelo di questa solennità narra la visita di Maria ad Elisabetta.
I veri protagonisti non sono le due donne, ma tre personaggi invisibili, cioè i bambini nel grembo delle rispettive madri e lo Spirito Santo.
La fretta con cui Maria si muove indica lo zelo, la premura e l’entusiasmo in seguito all’azione di Dio che si fa sentire nella propria vita.

Maria prende l’iniziativa di salutare Elisabetta. Questo saluto è talmente importante da essere ripreso per tre volte nella narrazione, e in ciascuna di queste volte esso produce una reazione diversa: prima il sussulto del bambino, poi la venuta dello Spirito su Elisabetta e infine il riconoscimento di quest’ultima.
Come ben sappiamo, il saluto dà inizio alla comunicazione tra le persone, ma nei racconti biblici esso allude anche all’atto, da parte di Dio, di inaugurare la salvezza attraverso tali relazioni.
In questo caso, inoltre, il saluto di Maria è senza parola; ciò che fa sussultare il bambino nel seno di Elisabetta, infatti, non sono le parole di Maria ma la sua voce, poiché in essa il bambino percepisce la presenza del Messia atteso. Potremmo dire, dunque, che in questo momento del brano il Battista comincia già ad esercitare il suo ruolo di profeta e precursore del Cristo.

Elisabetta esprime tre riconoscimenti nei confronti di Maria.
Il primo (“benedetta tu fra le donne”) indica un superlativo assoluto; la benedizione è fonte della vita perché Dio in Maria ha suscitato la vita come non ha fatto con nessun’altra donna.
Il secondo (“a che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?”) esprime meraviglia; attribuendo questa frase ad Elisabetta, l’evangelista anticipa in lei l’immagine della comunità di tutti i tempi che proclama Maria beata e madre del Signore.
Il terzo (“beata colei che ha creduto”) considera Maria come il modello della perfetta credente, la donna che accetta di compiere la volontà del Signore affidandosi alla sua parola.

Ebbene, in questo brano così ricco di significati percepiamo sia l’incontro tra Gesù e Giovanni nei loro grembi, sia l’incontro tra le due madri che, attraverso il loro dialogo, acquisiscono consapevolezza dell’unicità della propria vocazione.

Dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, Gesù congeda la folla e resta sul monte da solo in preghier...
09/08/2026

Dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, Gesù congeda la folla e resta sul monte da solo in preghiera fino alla quarta veglia della notte, mentre i discepoli lottano con il mare in tempesta.
Ciononostante, egli non li abbandona, anzi li raggiunge camminando sulle acque, simbolo delle forze oscure e potenti del male; cammina sopra le difficoltà e le contrarietà, ma i discepoli non credono a ciò che vedono e pensano ad un fantasma; a causa della loro paura, poi, Gesù infonde coraggio e fiducia.

Come un bambino che impara a camminare, Pietro parte, ma subito dopo cade e affonda; non tiene fisso lo sguardo su Gesù, ma è spaventato dal vento e si lascia dominare dall’incertezza. Il discepolo quindi ci insegna che, in un mondo agitato, dobbiamo imparare a camminare, come bimbi, verso il nostro Signore, con lo sguardo fisso su di Lui.
La barca, invece, rappresenta i vari contesti in cui operiamo; la presenza di Gesù in ciascuno di questi luoghi, infatti, riesce a calmare la nostra esistenza agitata e riconcilia in profondità le nostre relazioni.
Nelle difficoltà Gesù sembra essere assente o addormentato, proprio come accade nel brano della tempesta sedata; eppure, mentre noi non lo riconosciamo, egli cammina sopra le onde contrarie, al nostro fianco nelle difficoltà, e si rivela a ciascuno di noi soprattutto in questi momenti.

Preghiamo allora per ciascuno di noi affinché possiamo fidarci di Cristo senza metterlo alla prova, e possiamo lasciarci prendere dalla sua mano che ci tira su quando la nostra vita sta per affondare ed essere inghiottita dall’onda distruttrice della paura.
Dopotutto, è Lui che ci invita ogni giorno a camminare sulle acque, a rischiare il tutto per tutto, a lottare in nome dell’amore puntando gli occhi su di Lui senza farci distrarre o intimorire dalle difficoltà quotidiane; ed è sempre Lui che con la sua forza riesce a placare le tempeste del nostro cuore affinché con gioia e dedizione possiamo metterci al servizio degli altri in tutte le barche che il Signore stesso ci ha affidato nella nostra vita.

La pagina del Vangelo di oggi narra uno dei più celebri miracoli compiuti da Gesù.Ciascun personaggio, preso singolarmen...
02/08/2026

La pagina del Vangelo di oggi narra uno dei più celebri miracoli compiuti da Gesù.
Ciascun personaggio, preso singolarmente o in gruppo, ci lascia un messaggio particolare.
Le f***e rappresentano tutti noi che, attraverso la nostra scelta di vita, abbiamo deciso liberamente di seguire Cristo per lasciarci guarire dalla bellezza della sua Parola e dalla luce del suo volto misericordioso e pieno di compassione.
I discepoli, invece, chiedono a Gesù di congedare la folla: da parte del Messia, una scelta facile e conveniente come questa non è condivisa, anzi vede come risposta l’esatto contrario; anche i discepoli, dunque, rappresentano ciascuno di noi quando, a causa della stanchezza dei problemi quotidiani, chiediamo a Dio di risolvere tutto al posto nostro.

E infine abbiamo Gesù, che con questo miracolo ci esorta a confidare maggiormente nelle nostre capacità senza tuttavia dimenticare che i nostri limiti e imperfezioni (rappresentate dai cinque pani e i due pesci) diventano qualcosa di infinitamente grande attraverso la sua grazia, la nostra fede in Lui e la nostra disponibilità a condividere i nostri beni mettendoci al servizio degli altri.
Questi tre fattori sono indispensabili perché riescono a conciliare l’azione misericordiosa di Dio e gli sforzi dell’uomo, senza che nessuno di questi due elementi prevalga sull’altro.

Da tale prospettiva, quindi, il miracolo della moltiplicazione dei pani ci insegna che l’amore vero si moltiplica solo quando viene diviso con qualcun altro, cioè condiviso.
Inoltre, il pane moltiplicato per la folla può essere associato al corpo di Cristo in seguito alle varie somiglianze con il linguaggio utilizzato nel racconto dell’istituzione dell’Eucaristia durante l’Ultima Cena. Dal punto di vista liturgico, come ben sappiamo, la Parola (il Vangelo) e l’Eucaristia ci aiutano a vedere nella morte e risurrezione di Cristo la pienezza dell’amore e della Rivelazione di Dio, esortandoci a celebrare questi due eventi attraverso la frazione del pane come memoriale in attesa della venuta gloriosa del Messia.

Meditando sui vari insegnamenti di questo miracolo, allora, cerchiamo quotidianamente di dare noi stessi da mangiare; impegniamoci, cioè, a metterci a servizio degli altri sfruttando le nostre capacità, talenti e passioni per il bene della nostra comunità. Confidando poi nella volontà del Signore, i frutti che verranno fuori dai nostri sforzi saranno di gran lunga superiori ai cinque pani e ai due pesci iniziali, poiché saranno capaci di saziare le moltitudini.

Gesù continua ad istruire la gente attraverso le parabole; subito dopo quelle del seminatore, del grano buono e della zi...
26/07/2026

Gesù continua ad istruire la gente attraverso le parabole; subito dopo quelle del seminatore, del grano buono e della zizzania, del granello di senapa e del lievito, il Regno dei Cieli è paragonato ad altre tre immagini: un tesoro nascosto, una perla preziosa, una rete colma di pesci buoni e cattivi.
I due uomini che comprano la perla preziosa e il campo con il tesoro dopo aver venduto tutti i loro averi alludono alla preziosità del Regno dei Cieli. Chi è veramente attratto da questa dimensione eterna si prepara a viverla già nella semplicità della vita terrena rinunciando a tutto ciò che ci separa da Dio impedendoci di ascoltare la sua Parola.

L’immagine della rete, invece, ci rimanda alla parabola del grano e della zizzania.
Infatti, allo stesso modo in cui il contadino separa il grano buono dalla zizzania solo al momento della mietitura, anche i pescatori separano i pesci buoni da quelli cattivi solo dopo aver preso tutto all’interno della rete.
Cristo stesso spiega nuovamente che queste azioni alludono alla separazione definitiva tra il bene e il male che avverrà solo nel futuro escatologico.
Per quanto, allora, possiamo affannarci nella nostra vita a lottare contro tutto ciò che ostacola le forze del bene, dobbiamo continuare a confidare nella volontà del Signore, che aspetta sempre il tempo e le condizioni adatte per compiere il suo disegno di salvezza. È necessario, dunque, essere perseveranti nella fede, gioiosi nella speranza, operosi nella ca**tà, perché in attesa della fine dei tempi il grano buono deve crescere insieme alla zizzania, e i pesci buoni devono nuotare insieme a quelli cattivi.

Impariamo quindi a cercare il Regno dei Cieli nella quotidianità della nostra vita, mettendo in gioco le nostre capacità per puntare lo sguardo verso ciò che è veramente importante. Se poi continuiamo a confidare nella volontà del Padre celeste, l’attesa della fine dei tempi non si riduce ad una semplice attesa passiva, ma diventa una buona occasione per testimoniare con le opere ciò che professiamo con la fede, facendo fruttificare nel mondo l’amore che Dio ha già seminato nel nostro cuore.

Continuando ad utilizzare il linguaggio semplice e popolare delle parabole, Gesù illustra la realtà del Regno di Dio e, ...
19/07/2026

Continuando ad utilizzare il linguaggio semplice e popolare delle parabole, Gesù illustra la realtà del Regno di Dio e, attraverso l’evangelista, ne offre una spiegazione.
Nel Vangelo di oggi, subito dopo la parabola del buon seminatore, il Maestro racconta la parabola del grano e della zizzania, successivamente spiegata ai discepoli.
Inserendo la folla nel contesto quotidiano tipico di quel periodo, Gesù parla della storia della salvezza fino all’arrivo del cosiddetto “giorno del giudizio”.
L’uomo che semina il grano è Gesù stesso, il Figlio dell’uomo; i semi buoni rappresentano tutti coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica adempiendo in tal modo la volontà del Padre celeste. Colui che semina la zizzania non è altro che il diavolo, il quale cerca instancabilmente di tentare gli uomini affinché possano separarsi da Dio.

Fino al momento della mietitura, il grano buono e la zizzania devono crescere insieme; allo stesso modo, prima della fine dei tempi, è necessario che la comunità cristiana, avvertendo la presenza del male, non agisca in maniera istintiva e immediata cercando di estirpare la zizzania e rischiando in tal modo di sradicare anche il grano buono. È fondamentale, piuttosto, assumere l’atteggiamento della perseveranza, con la consapevolezza che alla fine Dio avrà modo di separare i frutti buoni dai frutti cattivi, mandando il grano nel granaio e la zizzania nel fuoco.

Un altro messaggio che il Maestro ci lascia attraverso questa parabola è un invito a non fidarci troppo delle apparenze: dopotutto, anche se sembrerebbe apparentemente giusto sradicare subito la zizzania, questo modo di agire si rivela pericoloso e poco responsabile.
Questo insegnamento, poi, è riscontrabile anche nella parabola successiva, quella del granello di senape; esso, infatti, pur essendo il più piccolo dei semi, alla fine fa crescere la pianta più grande di tutte fino a diventare un albero.

Ebbene, impariamo da queste parabole ad adottare gli atteggiamenti giusti per vivere in una buona comunità cristiana; evitiamo di trarre conclusioni troppo affrettate e istintive davanti a determinati fenomeni, e soprattutto cerchiamo di essere perseveranti nella fede, di attingere costantemente dalla Parola di Dio e di confidare instancabilmente nella volontà del Signore, con la certezza che insieme a Lui non possiamo fare altro che camminare nella luce.

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