06/09/2026
L’immagine che accompagna la riflessione sul Vangelo di questa Domenica raffigura il tetragramma, le quattro lettere in lingua ebraica che compongono il nome di Dio. Tale nome, essendo composto da sole consonanti, è impronunciabile e, secondo il pensiero degli ebrei, questo fattore allude all’incapacità dell’uomo di conoscere Dio e quindi di chiamarlo con il suo vero nome.
Gesù oggi, alla fine del Vangelo, ci spiega infatti che chiunque si riunisca da qualche parte per fare qualcosa in suo nome, cioè in nome di Dio, otterrà ciò che desidera perché Egli sarà con loro; è proprio questo, dopotutto, il significato di uno dei vari titoli attribuiti a Gesù (l’Emmanuele).
Coloro che pronunciano il nome di Dio invano, oltre ad infrangere il secondo comandamento del Decalogo, molto spesso intendono nascondere e legittimare l’egoismo e la meschinità delle proprie azioni attraverso il sottile velo della sacralità che tale nome esprime.
Come sempre, ogni errore nel comportamento umano può esser considerato in varie misure, dal piccolo ambiente del proprio nucleo familiare fino al contesto globale, preso in considerazione quasi sempre per motivi di guerra. In tutti i casi, però, è possibile parlare di vere e proprie ideologie, cioè visioni distorte della realtà che provengono da idee giuste, ma interpretate erroneamente.
Questo sbaglio è solo uno dei tanti che ciascuno di noi compie nella propria vita. Gesù, però, ci esorta fortemente ad ammonire il nostro fratello affinché possa convertirsi e ravvedersi, il tutto in maniera privata (coinvolgendo al massimo qualche testimone) e senza diffondere menzogne, calunnie e maldicenze.
Nella prima lettura, inoltre, il profeta Ezechiele (chiamato “sentinella”) ha persino la responsabilità di convertire il malvagio affinché, ravvedendosi, possa salvarsi dalla decisione che Dio aveva stabilito per lui.
Ebbene, impariamo dalle parole di Gesù ad utilizzare il nome di Dio con moderazione e soprattutto per motivi che, invece di mirare agli obiettivi personali di ciascun individuo, possano contribuire al benessere comune della nostra comunità, esprimendo nel mondo la presenza dell’Emmanuele.
Impariamo infine ad ammonire il nostro fratello in maniera privata, senza danneggiare la buona reputazione di cui egli gode e senza screditarlo; in tal modo, le nostre nobili intenzioni possono davvero contribuire a convertire le coscienze, conducendole lungo la retta via che il Signore indica a ciascuno di noi.