Parrocchia San Paolo Apostolo • Bari

Parrocchia San Paolo Apostolo • Bari Ogni domenica alle 12.00: riflessione sulla Messa del giorno

In questa pagina sono pubblicate quotidianamente diverse riflessioni con le quali ciascuno di noi può riflettere sulla propria vita spirituale e sul proprio rapporto con Dio. Oltre alle riflessioni sulla liturgia della Santa Messa di ogni Domenica sono presenti numerose foto che ritraggono eventi importanti della Comunità San Paolo e tanto altro ancora che possa far avvicinare persone di tutte le età al cammino di fede che porta a Cristo.

Il Vangelo di oggi ci ricorda che una delle caratteristiche fondamentali della vera Chiesa è proprio il senso della miss...
14/06/2026

Il Vangelo di oggi ci ricorda che una delle caratteristiche fondamentali della vera Chiesa è proprio il senso della missionarietà, realizzabile attraverso la testimonianza della Parola di Dio.
Gli uomini a cui Gesù affida questa missione nel Vangelo di Matteo sono i dodici che lo stanno seguendo nel suo ministero pubblico, denominati già da ora “apostoli”.

L’immagine dei pochi operai che coltivano la messe, cioè i campi di grano, è incredibilmente attuale e lineare con il nostro tempo; dopotutto, se la gente da evangelizzare e da educare ad una coerente testimonianza di vita cristiana è sempre molta e si trova sia fuori che dentro il contesto strettamente ecclesiale, coloro che si occupano seriamente di questa missione non sono mai abbastanza. Occorre dunque grande pazienza e discernimento pastorale affinché le varie comunità parrocchiali possano favorire la nascita di nuove vocazioni capaci di svolgere tale compito nei numerosi contesti nei quali ciascuno è mandato ad operare.

L’evangelista, poi, precisa che il potere che i dodici ricevono per guarire le infermità e per scacciare gli spiriti impuri viene dato da Cristo, così come il mandato di predicare affermando la vicinanza del Regno di Dio; ciò dimostra che la Chiesa svolge il suo ruolo missionario non di propria iniziativa, ma in seguito all’autorità che riceve da parte di Cristo, suo capo e corpo. Perciò coloro che predicano un Vangelo in maniera individuale e non conforme agli insegnamenti di Gesù sono destinati al fallimento perché non vivono in comunione con la realtà ecclesiale.
Infine, Gesù ordina ai dodici di rivolgersi “alle pecore perdute della casa d’Israele”; questo Vangelo, infatti, sottolinea più degli altri che Cristo è venuto al mondo per favorire la conversione d’Israele, il popolo scelto da Dio fin dall’inizio della storia della salvezza ma paragonato a delle pecore perdute perché incapace di riconoscere in Gesù il Messia atteso da intere generazioni.

Preghiamo allora per ciascuno di noi, affinché la fiducia che Gesù ci dimostra affidandoci la missione della testimonianza della sua Parola possa infondere nel nostro cuore il coraggio dei pochi operai che coltivano una grande messe, sapendo che la posta in gioco è la salvezza del mondo in attesa della vera redenzione operata da Cristo.

Informiamo tutti i parrocchiani che, da questa domenica 14 giugno fino a domenica 6 settembre, la Messa domenicale delle...
12/06/2026

Informiamo tutti i parrocchiani che, da questa domenica 14 giugno fino a domenica 6 settembre, la Messa domenicale delle ore 10.30 è sospesa; la Messa vespertina delle 18.30 e la Messa domenicale delle 8.00 invece continueranno a svolgersi regolarmente.

Nella Solennità del Corpus Domini, il brano del Vangelo di quest’anno conclude il grande discorso di Gesù nella Sinagoga...
07/06/2026

Nella Solennità del Corpus Domini, il brano del Vangelo di quest’anno conclude il grande discorso di Gesù nella Sinagoga di Cafarnao sul pane della vita.
Egli è il pane vero non perché quello che troviamo sulla tavola ogni giorno sia falso, ma perché soltanto Lui risponde ai bisogni più profondi, alle attese più significative dell’animo umano e a tutto ciò che niente e nessuno potrà mai soddisfare.

Gesù viene incontro al nostro bisogno di amore, di vita e di felicità con il dono totale e senza riserve di sé stesso e della sua parola.
È evidente il riferimento alla morte in croce, affrontata con assoluta libertà e con totalità di amore. Gesù, così, ha dato origine ad un modo straordinario, del tutto inatteso e nello stesso tempo umile e facilmente accessibile, per metterci in piena comunione con la sua vita e con il suo amore: ha racchiuso tutto il mistero della sua vita, morte e risurrezione nei segni del pane e del vino, trasformati nel suo Corpo e nel suo Sangue attraverso l’azione dello Spirito durante la celebrazione eucaristica.

Il sacramento che si riceve nella Messa racchiude in sé il culmine della vita cristiana e tutto il bene spirituale della chiesa, poiché ci rende partecipi della salvezza scaturita dal mistero pasquale di Cristo, che con il suo sangue sparso sulla croce ha sancito la nuova alleanza con gli uomini in attesa della sua venuta gloriosa nel Regno escatologico.
Nell’Eucaristia, inoltre, è contenuta una potente forza missionaria poiché, come è accaduto ai due discepoli di Emmaus dopo aver riconosciuto Gesù nello spezzare il pane, essa ci invita a testimoniare il Cristo risorto nella quotidianità della vita.
Perciò l’Eucaristia è il tesoro più prezioso consegnato da Gesù ai suoi discepoli e a tutta la sua comunità, formata da ciascuno di noi. Attraverso il pane e il vino, simboli del corpo donato e del sangue versato, Egli riflette ancora il volto di Dio che, per comunicare agli uomini il suo disegno di salvezza, sceglie di dimorare in mezzo a noi mandandoci suo Figlio.

La solennità della Santissima Trinità celebra uno dei principali dogmi su cui si fonda la nostra fede. Attraverso questo...
31/05/2026

La solennità della Santissima Trinità celebra uno dei principali dogmi su cui si fonda la nostra fede.
Attraverso questo dogma, noi crediamo nel Dio Uno e Trino, che unisce tre persone (Padre, Figlio e Spirito Santo) nella sola natura divina.

Questa verità di fede è talmente importante da essere riportata in numerose parti della liturgia.
Eppure, come tutte le verità importanti, anch’essa è stata messa spesso in discussione nella storia della Chiesa, per poi esser proclamata in maniera ufficiale grazie al coraggioso intervento dei Padri della Chiesa e ai vari Concili ecumenici convocati a tal proposito.
Le eresie che hanno interpretato in maniera sbagliata il dogma della Trinità non riuscirono a conciliare l’unità della natura divina con la diversità delle tre persone: ci si chiedeva, infatti, in che modo tre persone diverse fossero comunque unite in maniera indissolubile.
Alcuni di questi eretici affermarono l’unità della natura negando la diversità delle tre persone, mentre altri si concentrarono maggiormente sulla distinzione delle tre persone negando la loro unità nella natura divina.

Nella varietà delle loro teorie, però, l’errore era sempre lo stesso: di fronte ad alcuni dubbi su questioni così elevate, essi pretendevano di rispondere con il solo sforzo della ragione umana.
Quando invece si parla della Santa Trinità, la ragione ha sempre bisogno dell’affiancamento della fede; senza di essa, nessun’apertura alla dimensione trascendentale di Dio sarebbe minimamente comprensibile; senza tale affiancamento, Dio stesso si limiterebbe ad essere un idolo.

Per noi è possibile conoscere la Trinità partendo dalla Rivelazione di Cristo.
Attraverso di Lui possiamo conoscere il Padre come creatore del cielo e della terra; possiamo credere nel Figlio come il Messia che, essendo generato dalla stessa sostanza del Padre, accoglie la sua volontà prendendo dimora in mezzo agli uomini; possiamo vedere nello Spirito Santo il soffio vitale di Dio che ha dato origine all’intero universo, ha assistito i profeti durante la loro predicazione, ha colmato la vita di Cristo dal momento dell’incarnazione all’evento della Risurrezione per poi entrare nel cuore degli apostoli e di tutti gli uomini favorendo l’annuncio e la testimonianza della Parola di salvezza.

Nella dimensione individuale e comunitaria della nostra vita, allora, cerchiamo anche noi, nonostante i limiti della nostra natura, di imitare quell’unione-distinzione che solo nel Dio Uno e Trino si compie pienamente: in Lui, l’Unità rispetta l’identità delle singole persone senza eliminare né soffocare la loro diversità; in Lui, la Trinità delle persone non compromette l’unione e l’armonia, ma realizza e alimenta la comunione con tutto ciò che esiste.

Questa sera, nella Messa vespertina della Solennità della Santissima Trinità, don Paolo Candeloro amministrerà il sacram...
30/05/2026

Questa sera, nella Messa vespertina della Solennità della Santissima Trinità, don Paolo Candeloro amministrerà il sacramento della Confermazione ai ragazzi dell'ultimo anno di catechismo. Per l'occasione ricordiamo che la celebrazione eucaristica inizierà alle ore 18.00 invece che alle 18.30.

La Liturgia della Parola della Solennità di Pentecoste, come sempre, narra l’esperienza vissuta dagli Apostoli nei giorn...
24/05/2026

La Liturgia della Parola della Solennità di Pentecoste, come sempre, narra l’esperienza vissuta dagli Apostoli nei giorni successivi alla morte e risurrezione di Gesù.
La chiusura del luogo in cui essi si radunano rappresenta non solo la loro paura in seguito all’incomprensione per tutti i misteri a cui avevano assistito, ma anche la loro intenzione di restare uniti.

In questo momento di timore e di unione comunitaria, perciò, lo Spirito Santo irrompe nel cuore degli apostoli e aiuta loro a comprendere gli avvenimenti passati per testimoniarli e annunciarli nel mondo intero attraverso le parole di verità suggerite, insegnate e ricordate dallo stesso Spirito, che non agisce mai da solo, ma sempre in continuità con il Padre e con il Figlio.
La storia riconosce in questo evento l’inizio ufficiale della formazione della Chiesa attraverso la nascita delle prime comunità cristiane costituite dagli apostoli e dai loro seguaci.
Per questo motivo, la Solennità della Pentecoste inaugura, in un certo senso, il compleanno della Chiesa cattolica che, nonostante in questi secoli sia stata messa in ginocchio da numerosi ostacoli e dalla seduzione del peccato, non ha mai smesso di camminare seguendo le orme del Cristo risorto.

Gli eventi segnati dalla presenza di Gesù, dunque, non sono altro che la Rivelazione che gli apostoli ricevono dal loro Maestro e che vivono in pienezza per mezzo della fede.
Dopo esser stata compresa, vissuta e trasmessa dagli apostoli, quella stessa rivelazione è stata messa per iscritto dai loro seguaci attraverso l’ispirazione dello Spirito per evitare che venga manipolata, fraintesa o addirittura dimenticata.
È questo, se vogliamo, il fine principale per cui sono stati scritti i Vangeli: rendere la Parola di Dio universale, attuale e immutabile malgrado il trascorrere dei secoli, il passare delle generazioni e i cambiamenti sociali, storici e culturali.

Facciamoci avvolgere, allora, dal calore dello Spirito Santo affinché possa farci comprendere i segni del nostro tempo per interpretarli alla luce della volontà di Dio, e possa aiutarci ad usare i suoi doni e i suoi carismi per il servizio e l’edificazione della comunità ecclesiale.
Lasciamoci ispirare dalla forza di questo Spirito affinché possa suggerirci quelle parole di salvezza che consolano i sofferenti e convertono i non credenti.
Lasciamoci infine travolgere dalla potenza di questo Spirito affinché possa guidarci lungo le strade del mondo per testimoniare e diffondere la luce del Cristo risorto, sorgente inesauribile di salvezza, bontà e misericordia.

Questa sera alle ore 19.00 le parrocchie San Pietro, San Paolo e San Giovanni Bosco si riuniranno per vivere insieme la ...
23/05/2026

Questa sera alle ore 19.00 le parrocchie San Pietro, San Paolo e San Giovanni Bosco si riuniranno per vivere insieme la Veglia di Pentecoste: un altro momento pensato all'interno dell'unità pastorale da condividere insieme alle altre comunità del nostro quartiere.
Ci vediamo stasera alla parrocchia San Paolo, non manchiamo!

Il brano dell’Ascensione che chiude il Vangelo di Matteo contiene una manifestazione di Cristo agli apostoli, a cui è af...
17/05/2026

Il brano dell’Ascensione che chiude il Vangelo di Matteo contiene una manifestazione di Cristo agli apostoli, a cui è affidata la missione che implica il discepolato, il battesimo nel nome della Trinità e la testimonianza di tutti gli insegnamenti ricevuti dal Maestro.
Questa missione comprende una rivelazione, un mandato e una promessa, perciò assume il carattere di un vero e proprio testamento.

Gesù si trova su un monte, che è il luogo per eccellenza in cui Egli rivela qualcosa di importante agli uomini. Affermando che il Padre gli ha concesso ogni potere in cielo e in terra, Gesù spiega che il suo potere è totale e pieno, e si estende a tutta la creazione.
In seguito alla pienezza di questo potere, il Cristo risorto può affidare ai suoi discepoli una missione universale e fino alla fine dei tempi.

Il compito del rendere discepoli tutti i popoli ricorda agli apostoli il ruolo che essi stessi hanno svolto nella sequela di Cristo e che ciascuno di noi dovrebbe assumere nel cammino di fede; il battesimo nel nome della Trinità indica il desiderio, da parte di Gesù, di coinvolgere i pagani nel cammino dell’iniziazione cristiana attraverso il sacramento che, come ben sappiamo, incorpora gli uomini alla Chiesa; infine, la testimonianza e l’annuncio degli insegnamenti ricevuti dal Maestro indica la giusta attenzione che bisogna prestare all’ascolto della Parola di Dio incarnata e rivelata pienamente nella vita di Cristo.
Insieme alla missione, anche la promessa che conclude il brano (“Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”) è rivolta sia agli undici sia a ciascuno di noi, ed esprime la vicinanza e la presenza di Gesù fino al suo ritorno nella gloria, quando tutto sarà riconciliato in Lui per trovarne il pieno compimento; tale promessa, poi, dimostra coerentemente l’identità del nome di Gesù (Emmanuele, che significa “Dio con noi”) e di Dio (JHWH, che significa “Io sono colui che sono” oppure “Io ci sono/ci sarò”).

La storia di Gesù e dei suoi discepoli, dunque, non è finita, anzi continua nella vita della Chiesa attraverso l’azione dello Spirito. Siamo noi stessi i continuatori di questa storia, e come tali siamo chiamati, nella nostra vita quotidiana, ad annunciare e testimoniare il Vangelo a tutti coloro che incontriamo.

Nel Vangelo di quest’ultima domenica di Pasqua domina per tre volte il verbo “amare” come comportamento da adottare nei ...
10/05/2026

Nel Vangelo di quest’ultima domenica di Pasqua domina per tre volte il verbo “amare” come comportamento da adottare nei confronti di Gesù.
A differenza di altri casi, tale comportamento è collegato all’osservanza dei comandamenti di Cristo ed è corrisposto sempre con la promessa che Dio stesso prenderà dimora presso coloro che lo amano; come domenica scorsa, quindi, notiamo nuovamente altre espressioni che evidenziano la provenienza di Gesù dal Padre.

Un altro elemento che insieme al verbo “amare” costituisce una novità nel Vangelo di oggi è la menzione dello Spirito della verità, detto “Paraclito”, cioè lo Spirito consolatore che gli apostoli riceveranno a Pentecoste.
A tal proposito, Gesù spiega che per ricevere il Paraclito è necessario amare Lui e osservare i suoi comandamenti; il mondo non può vederlo né conoscerlo perché non riesce ancora a scorgere in Lui il volto luminoso del Padre.
Dopo aver annunciato il dono dello Spirito, Gesù promette che tornerà, poiché non lascia soli i suoi discepoli, ma rimane presente nell’esperienza dell’amore.
Entrare in questo circuito d’amore significa prendere parte alla vita trinitaria: “chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui”.
Attraverso l’amore si realizza il graduale sviluppo di Dio in noi: così Gesù ci rivelerà la sua persona, la sua realtà di Figlio che dimora nel Padre, e ci trascinerà sempre più con Lui nel vortice d’amore della sua relazione con il Padre.

La sequela del Signore sulla strada del Vangelo, allora, non si realizza in maniera esclusiva in un cammino di studi e di crescita intellettuale, né tantomeno in una vita moralmente corretta. Il Vangelo ci chiede innanzitutto di ricominciare ogni giorno ad amare, e ciò sarà possibile solo se ci lasciamo attirare dal Padre. I cristiani che non si lasciano attirare dal Padre, infatti, restano orfani.

Nel Vangelo di questa domenica, Gesù afferma di essere Via, Verità e Vita. Queste parole sono introdotte da una domanda ...
03/05/2026

Nel Vangelo di questa domenica, Gesù afferma di essere Via, Verità e Vita. Queste parole sono introdotte da una domanda di Tommaso: “Come possiamo conoscere la via?”.
Nel loro dialogo, Gesù e Tommaso usano un verbo che, prima ancora di “conoscere”, significa “vedere”.
In questo caso, allora, la conoscenza della Via non è teorica o pratica, ma rimanda ad una conoscenza esistenziale che si realizza attraverso un’esperienza concreta di relazione.
Allo stesso modo, non si può conoscere Gesù solamente in maniera teorica, ma ascoltando le sue parole e mettendole in pratica per vivere in piena comunione con Lui e, di conseguenza, con il Padre.

La provenienza di Gesù dal Padre, poi, dimostra nuovamente la duplice natura di Cristo: egli è vero uomo poiché si è fatto carne in mezzo agli uomini, ed è vero Dio poiché proviene dal Padre, è stato mandato da Lui come suo Figlio e a Lui ritorna come tale.
La comunione in cui vivono il Padre e il Figlio insieme allo Spirito Santo, inoltre, coinvolge ciascuno di noi nella vita cristiana e, ancora di più, in vista della seconda venuta di Gesù, quando Egli (come dice il Vangelo) riconcilierà a sé tutta l’umanità, perché dov’è Lui possiamo essere anche noi.

È dunque necessario passare dalla conoscenza intellettuale alla conoscenza esistenziale e concreta di Gesù; in tal modo possiamo camminare con Lui, che è Via, nella sua Verità d’amore, protesi verso Lui, che è la Vita eterna che ci conduce al Padre, inizio e compimento di tutte le cose.

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