15/10/2026
Fiabe d'autunno (in onore di santa Teresa d'Avila).
Era il 15 ottobre del 1568, e l’autunno avvolgeva Castiglia con una magnificenza che sembrava uscita da un’antica miniatura medievale 🍂📜. Le colline attorno ad Ávila indossavano sfumature di rame, oro e bruno, come se la terra stessa celebrasse un rito silenzioso. Le querce, maestose e nodose, lasciavano cadere foglie che scendevano lente, simili a piccoli sigilli di un tempo che non passa 🍁. I pini, più giovani, diffondevano nell’aria un profumo di resina che si mescolava alla freschezza del mattino 🌲.
Il sentiero era cosparso di foglie che scricchiolavano appena sotto i passi, come se la natura volesse accompagnare Teresa con un lieve mormorio autunnale 🍂. Qua e là, piccoli cespugli di bacche rosse punteggiavano il paesaggio, mentre qualche lepre attraversava rapida il sottobosco 🐇. Il cielo, terso e luminoso, sembrava una grande volta dipinta con pennellate di azzurro e oro 🌤️.
Teresa camminava lungo il sentiero che dal borgo di Gotarrendura scendeva verso Ávila. Il monastero di San José rimaneva alle sue spalle come una lampada che continua a brillare anche quando non la si vede 🔥⛪. Il suo passo non era fretta, ma adesione a un richiamo che nasceva dall’Alto, un richiamo che attira con fermezza e dolcezza insieme.
Non era sola. O almeno, non lo sarebbe stata per molto.
Poco oltre il torrente, dove il bosco si infittiva e il terreno diventava più scuro, una figura minuta avanzava con passo raccolto. Il mantello dei Carmelitani Scalzi si muoveva leggermente, come se il vento volesse custodire quel cammino 🍃. Le foglie, sospinte da una brezza leggera, danzavano attorno a Giovanni della Croce come piccoli segni di benevolenza 🍂🕊️. Egli procedeva immerso nella sua ricerca interiore, come chi sa che ogni luogo può diventare un punto d’incontro con il Mistero. Quando vide Teresa, si fermò. Non per sorpresa, ma come chi riconosce un disegno che non nasce dal caso.
«Madre Teresa» disse chinando il capo.
«Padre Giovanni» rispose lei, con un sorriso che univa fermezza e tenerezza. «Che vento vi porta su questo sentiero?»
«Forse lo stesso che porta voi» replicò lui. «Un vento che non nasce da queste colline.»
Camminarono insieme. Il bosco si apriva a tratti, mostrando la pianura che conduceva ad Ávila: campi già spogli, muretti di pietra, qualche casolare con il fumo che saliva diritto nel cielo terso 🏡🌤️. L’aria era fresca, ma non ancora fredda; il sole, basso, colorava tutto di un oro che sembrava più antico del tempo ✨.
Un gruppo di corvi si levò in volo da un campo lontano, disegnando nel cielo una figura scura che si dissolse rapidamente 🦅. Un pastore, con il suo gregge, avanzava lento lungo un pendio, mentre il tintinnio dei campanelli si mescolava al fruscio delle foglie 🍂🐑.
«Stavo meditando un versetto» disse Teresa. «Da giorni mi torna alla mente, come una campana che continua a vibrare anche quando nessuno la vede muoversi.»
«Quale versetto?» chiese Giovanni, pur intuendolo.
«Aquae multae non potuerunt extinguere caritatem» mormorò lei. «Ct 8,7. Le grandi acque non possono spegnere l’Amore.»
Giovanni si fermò un istante, come se quelle parole avessero bisogno di essere accolte con tutto il corpo. Una foglia dorata cadde proprio tra loro, come un piccolo segno 🍁. «Le acque» disse piano «sono molte, Madre. Sono le prove che attraversano l’anima, le oscurità che Dio permette per purificare, le consolazioni che, se non custodite, diventano un peso.»
Teresa annuì. «Ho letto parole che parlano del dolore più puro, che porta con sé una conoscenza più intima e più limpida. E che non si giunge alla sapienza delle ricchezze di Dio se non passando attraverso molte sofferenze.»
Il vento si fece più deciso, muovendo le erbe secche ai margini del sentiero 🌾. Una piccola nuvola attraversò il sole, lasciando per un istante il paesaggio in una luce più tenue 🌙.
Giovanni riconobbe quella linea interiore: non perché l’avesse scritta lui, ma perché apparteneva alla stessa sorgente che alimentava la sua esperienza. «Il dolore» disse «non è mai fine a se stesso. È una porta che conduce oltre. E chi ama Dio vive più nell’altra vita che in questa, perché vive dove ama.»
Il sentiero si fece più stretto. Le foglie, cadendo, creavano un tappeto che attutiva i passi 🍂. Teresa guardò avanti, verso la città che cominciava a intravedersi: le mura possenti, le torri che si stagliavano contro il cielo limpido 🏰. «Le acque» riprese «sono anche le nostre paure. Le volte in cui vorremmo amare, ma non sappiamo come.»
«Eppure» disse Giovanni «se l’Amore è vero, conquista e lega Dio stesso. È Lui che si lascia prendere. È Lui che si fa vicino all’anima che Lo cerca.»
Teresa sorrise. «Prigioniero» ripeté. «Che parola audace.»
«Audace come il Cantico» rispose Giovanni. «Audace come Dio, che non teme di farsi mendicante del nostro amore.»
Camminarono ancora. Il bosco si aprì del tutto, lasciando spazio alla strada che conduceva alle porte di Ávila. Il cielo era limpido, e un vento leggero muoveva le erbe secche ai margini del sentiero 🌾. Una farfalla tardiva, dalle ali color ocra, attraversò il loro cammino 🦋.
Teresa si fermò e guardò Giovanni con quella serietà che non era severità, ma profondità.
«Padre» disse «se le acque non possono spegnere l’Amore, allora nulla può. Nemmeno le nostre miserie.»
«Nemmeno» confermò lui. «Perché l’Amore non nasce da noi. Nasce da Colui che ci ha amati per primo.»
Teresa chiuse gli occhi un istante, come per custodire quella verità. «Allora» disse «camminiamo. Non perché il cammino sia facile, ma perché l’Amore ci precede.»
Giovanni annuì. «E ci segue» aggiunse. «E ci circonda.»
Ripresero il cammino verso la città. Le mura di Ávila, illuminate dal sole di ottobre, sembravano respirare 🏰✨. Una banderuola, in cima a una torre, ruotava lentamente indicando il vento che veniva da nord 🍃. E mentre avanzavano, nessuno dei due si domandò più se quell’incontro fosse stato casuale. Quando l’Amore non può essere spento, anche i sentieri del bosco diventano parte di un disegno più grande 🍁🌟🕊️.
Bernardino di Dio, sacerdote.