L'eredità della Riforma

L'eredità della Riforma Questa pagina ha lo scopo di diffondere la Parola di Dio, la Bibbia, da un punto di vista Riformato.

Ho spesse volte sentito da genitori le parole "Nessuno nasce genitore".È vero che "nessuno nasce genitore", ma la patern...
03/09/2026

Ho spesse volte sentito da genitori le parole "Nessuno nasce genitore".

È vero che "nessuno nasce genitore", ma la paternità e la maternità non iniziano con la nascita di un figlio: iniziano nella mente e nel cuore molto prima.

Dio affidandoci una nuova vita ci chiama a una grande responsabilità di custodia ed educazione; prepararsi in anticipo, maturando questa consapevolezza prima che il momento arrivi, ci permette di non vivere il nostro ruolo come un'improvvisazione, ma come una chiamata accolta con la massima cura.

L'espressione "nessuno nasce genitore" viene spesso usata per perdonare le inesperienza del ruolo. Tuttavia, essere genitori è una delle responsabilità più alte a cui Dio ci chiama, ed è un compito per il quale possiamo e dobbiamo iniziare a prepararci. Trasformare l'attesa in un percorso di crescita personale evita di trasformare quell'alibi in una giustificazione.

Se è vero che genitore non si nasce, si può e si deve scegliere di diventarlo con intenzione prima ancora che la vita ci affidi questo compito. La genitorialità non è un semplice susseguirsi di eventi da gestire al momento, ma un'amministrazione di grazia e responsabilità di cui ci viene chiesto conto. Iniziare a formare il proprio cuore e la propria mente in anticipo significa onorare la sacralità di questa chiamata.

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Behold Our GodEcco il nostro Dio Testo della canzoneVERSO 1Chi ha tenuto gli oceani nelle Sue mani?Chi ha contato ogni g...
30/08/2026

Behold Our God
Ecco il nostro Dio

Testo della canzone

VERSO 1
Chi ha tenuto gli oceani nelle Sue mani?
Chi ha contato ogni granello di sabbia?
Re e nazioni tremano alla Sua voce
Tutta la creazione si leva per gioire

CORO
Ecco il nostro Dio seduto sul Suo trono
Venite, adoriamolo
Ecco il nostro Re! Nulla può essere paragonato
Venite, adoriamolo!

VERSO 2
Chi ha dato consiglio al Signore?
Chi può mettere in discussione le sue parole?
Chi può insegnare a Colui che conosce ogni cosa?
Chi può comprendere tutte le sue opere meravigliose?

VERSO 3
Chi ha sentito i chiodi sulle Sue mani
Portando tutta la colpa dell'uomo peccatore?
Dio eterno umiliato fino alla tomba
Gesù, Salvatore risorto ora per regnare!

TAG
Uomini: Regnerai per sempre
Donne: Che la Tua gloria riempia la terra

VERSE 1 Who has held the oceans in His hands? Who has numbered every grain of sand? Kings and nations tremble at His voice All creation rises to rejoice CHORUS Behold our God seated on His throne Come, let us adore Him Behold our King! Nothing can compare Come, let…

«Spera nell'Eterno.»Salmo 27:14Può sembrare cosa facile aspettare, ma è uno dei contegni che un soldato cristiano impara...
30/08/2026

«Spera nell'Eterno.»
Salmo 27:14

Può sembrare cosa facile aspettare, ma è uno dei contegni che un soldato cristiano impara solo dopo anni di insegnamento. Marciare e marciare a passo spedito sono cose molto più facili per i guerrieri di Dio rispetto al rimanere fermi. Vi sono ore di perplessità in cui lo spirito più volenteroso, ansioso di servire il Signore, non sa quale strada prendere.

Che cosa deve fare allora? Scoraggiarsi nella disperazione? Arretrare per codardia, girare a destra per paura o slanciarsi in avanti per presunzione? No, semplicemente aspettare.

Aspettare nella preghiera, tuttavia.
Invocate Dio e esponete il vostro caso davanti a lui; raccontategli le vostre difficoltà e pleading (invocate) la sua promessa di aiuto. Nelle decisioni difficili tra un dovere e l'altro, è dolce essere umili come bambini e aspettare con semplicità d'animo il Signore.
È certo che le cose andranno bene per noi quando riconosciamo e sentiamo la nostra stoltezza, e siamo di vero cuore disposti a lasciarci guidare dalla volontà di Dio.

Ma aspettate nella fede.
Esprimete la vostra incrollabile fiducia in lui; poiché un'attesa infedele e priva di fiducia non è che un insulto al Signore. Credete che, anche se vi farà attendere fino a mezzanotte, egli verrà al momento giusto; la visione si adempirà e non tarderà.

Aspettate con quiete e pazienza, senza ribellarvi perché vi trovate nell'afflizione, ma benedicendo il vostro Dio per essa. Non mormorate mai contro le cause secondarie, come fecero i figli d'Israele contro Mosè; non desiderate mai di poter tornare di nuovo al mondo, ma accettate le cose così come sono e mettete la situazione, esattamente com'è, semplicemente e con tutto il cuore, senza alcuna ostinazione, nelle mani del vostro Dio del patto, dicendo:

«Ora, Signore, non la mia volontà, ma la tua sia fatta. Non so cosa fare; sono giunto agli estremi, ma aspetterò finché tu non aprirai le acque o scaccerai i miei nemici. Aspetterò, anche se mi farai attendere per molti giorni, poiché il mio cuore è saldo solo in te, o Dio,
e il mio spirito attende te nella piena convinzione che tu sarai ancora la mia gioia
e la mia salvezza, il mio rifugio e la mia fortezza».

Tratto dal devozionali di Charles Spurgeon (Morning and Evening)

20/08/2026

"Fatto sta che il popolo che si dice cristiano è giunto ad essere così totalmente idolatra quanto mai lo furono i pagani, poiché ci si è prostrati ed inginocchiati dinanzi alle reliquie allo stesso modo che dinanzi a Dio. Si sono accese torce e candele in segno d’omaggio. Vi si è riposta la propria fiducia. Vi si è cercato rifugio come se vi fossero racchiuse la forza e la grazia di Dio. Se l’idolatria consiste nel rivolgere altrove l’onore dovuto a Dio, potremo forse negare che questa sia idolatria? E non bisogna addurre la giustificazione che si tratta di uno zelo di persone rozze e semplici, o di donnette, perché si è trattato di un disordine spirituale di portata generale, approvato da coloro che detenevano il governo e la guida della Chiesa. E addirittura si son poste le ossa dei morti e tutte le altre reliquie sull’altare maggiore, nel luogo più elevato ed eminente, per farle adorare con maggiore legittimità. Ecco dunque come la f***e cura che si è nutrita fin dall’inizio nel far tesoro delle reliquie è giunta a questa palese empietà: non solo ci si è sviati completamente da Dio per perdersi in cose corruttibili e vane, ma, con esecrabile sacrilegio, si sono adorate creature morte ed insensibili, anziché il solo Dio vivente."

— Giovanni Calvino, Trattato sulle reliquie, 1543

20/08/2026
Il valore dell'istruzione di un uomo non risiede semplicemente nel suo significato umano o sociale, ma assume un'importa...
20/08/2026

Il valore dell'istruzione di un uomo non risiede semplicemente nel suo significato umano o sociale, ma assume un'importanza fondamentale e profonda nel rapporto diretto con Dio. Questa importanza si manifesta nel modo in cui la nostra mente, diventando più istruita, acquisisce una maggiore capacità di esprimersi e di dare forma all'adorazione. Sebbene l'adorazione verso Dio si esprima anche attraverso i gesti e le azioni di tutti i giorni, l'adorarlo con le nostre parole e con le nostre espressioni umane ricopre un ruolo insostituibile. Quando la mente manca di parole, ci si ritrova in una condizione triste di aridità e di mutismo interiore, incapaci di comunicare come vorremmo al nostro grande Dio. Al contrario, quando riusciamo a trasmettere a Lui tutte le nozioni che si affollano nella nostra mente per poterlo innalzare, benedire e glorificare, viviamo una condizione di grande benedizione e di immensa gioia spirituale.

Da questa dinamica nasce un paragone profondo: Dio ha unito la Sua gloria al Suo popolo proprio perché il Suo popolo rappresenta la più grande manifestazione dei Suoi attributi nel mondo. Come la nostra parola che esce dalla bocca può diventare l'espressione diretta della gloria di Dio — e più la parola è istruita, più siamo istruiti noi, più da noi escono parole complesse e stupefacenti —, allo stesso modo più il Suo popolo è multiforme nella sua espressione, più noi riusciamo a vedere chiaramente la Sua grandezza, il Suo grande amore e, di conseguenza, la Sua gloria.

Attorno a questa verità esiste però un confine nitido e doloroso: è estremamente triste quando lo studio o l'accumulo di nozioni vengono utilizzati soltanto per riempire la mente, al solo scopo di glorificare una conoscenza personale fine a se stessa, rivelandosi una pratica del tutto inutile e sterile. Quella è la conoscenza che gonfia l'orgoglio e trasforma la mente in un monumento all'ego. Invece, l'unico scopo — non soltanto il principale, ma l'unico e solo scopo per cui ha senso riempire la nostra mente di nozioni — è fare in modo di poter glorificare Dio meglio attraverso la nostra mente.

In questo modo si risponde direttamente al fondamentale comando biblico che ci chiede di amare il Signore Dio con tutto il nostro cuore, ma anche con tutta la nostra mente. La nostra mente diventa così uno strumento di culto consacrato, un organo con centinaia di registri e un vetro pulito attraverso cui la luce divina passa senza fermarsi sull'uomo. Questa ricerca di una comprensione e di un linguaggio più ampi non serve a mostrare agli altri quanto si sa o a vincere dibattiti, ma a rendere la preghiera e la lode personale e intime molto più vive, ricche e consapevoli. Inoltre, questa crescita nell'istruzione non rimane un fatto privato: quando un credente si istruisce per questo unico scopo, offre un servizio prezioso all'intero popolo di Dio, prestando le proprie parole e la propria profondità concettuale anche a chi in quel momento si sente arido o muto, aiutando la comunità a lodare Dio insieme.

Fabio Mittica
L'eredità della Riforma

18/08/2026

Sermone su Luca 21:5-38. In mezzo a paura, sconvolgimenti e incerte...

𝐅𝐞𝐝𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐬𝐟𝐨𝐫𝐳𝐨 𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐆𝐫𝐚𝐳𝐢𝐚? 𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐜𝐢 𝐢𝐧𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚 𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐝𝐮𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐏𝐢𝐞𝐭𝐫𝐨Spesso pensiamo che la fede o la fedeltà a Dio dipendan...
16/08/2026

𝐅𝐞𝐝𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐬𝐟𝐨𝐫𝐳𝐨 𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐆𝐫𝐚𝐳𝐢𝐚? 𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐜𝐢 𝐢𝐧𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚 𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐝𝐮𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐏𝐢𝐞𝐭𝐫𝐨

Spesso pensiamo che la fede o la fedeltà a Dio dipendano dalla nostra sola forza di volontà. L'episodio di Pietro in Matteo 26:31-35 smaschera l'illusione dell'autosufficienza umana.

Pietro afferma con convinzione: «Anche se tutti si scandalizzassero di te, io non mi scandalizzerò mai» (Mt 26:33). Confonde la sincerità delle intenzioni con la capacità morale di attuarle.

Gesù preannuncia la dispersione (il ritiro della grazia) citando la Scrittura: «Percuoterò il pastore e le pecore del gregge saranno disperse» (Zaccaria 13:7 / Mt 26:31).

Dio esercita la sua sovranità non infondendo il male, ma privando l'uomo del suo sostegno straordinario. Senza la grazia che frena e santifica, l'uomo — affidato al proprio intelletto e alla propria carne — cade inevitabilmente («Tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono», Mt 26:56).

Dio non è autore del male e il peccato non viene da Dio («Nessuno, quand'è tentato, dica: "Sono tentato da Dio"», Giacomo 1:13). Dio giudica o corregge semplicemente lasciando l'uomo alla sua natura caduta («Dio li ha 𝐚𝐛𝐛𝐚𝐧𝐝𝐨𝐧𝐚𝐭𝐢...», Romani 1:24).

La salvezza e la fede sono un dono. Nessuno può andare a Dio o rimanergli fedele per le proprie capacità. La fede non nasce dalla determinazione umana, ma dall'azione rigenerante della grazia («Nessuno può ve**re a me se non lo attira il Padre», Giovanni 6:44).

Il fallimento di Pietro è stato una lezione pedagogica: la nostra stabilità non si fonda sul nostro "io non vi tradirò mai", ma sulla grazia e sull'intercessione di Cristo che ci sostiene: "io ho pregato per te" (Luca 22:32).

Sia Pietro che Giuda hanno fallito ed entrambi hanno provato un profondo dolore per ciò che avevano fatto. Ma la loro sorte è stata opposta.

𝐆𝐢𝐮𝐝𝐚: Sperimenta la disperazione e il senso di colpa («ho peccato, consegnando sangue innocente», Mt 27:4), ma il suo dolore rimane chiuso in se stesso. È un rimorso sterile che porta alla morte, proprio come descrive Paolo: «la tristezza secondo il mondo produce la morte» (2 Corinzi 7:10).

𝐏𝐢𝐞𝐭𝐫𝐨: Il suo pianto amaro (Luca 22:62) nasce dalla consapevolezza di aver ferito Colui che amava. È la «tristezza secondo Dio [che] produce un ravvedimento che porta alla salvezza» (2 Corinzi 7:10). Pietro non fugge da Gesù, ma attende la sua restaurazione.

Gesù non prega affinché Pietro non cada, ma affinché la sua fede non venga meno del tutto. Pietro viene sostenuto invisibilmente dall'intercessione di Cristo; Giuda, al contrario, viene lasciato completamente a se stesso e al proprio destino («il figlio della perdizione», Gv 17:12).

Due considerazioni:

Per Giuda il ritiro della grazia è stato un abbandono giudiziale e definitivo. Senza la grazia che attira a Dio, la consapevolezza del peccato conduce unicamente alla disperazione e alla rovina.

Per Pietro il ritiro della grazia è stato un abbandono pedagogico e temporaneo. Serviva a spezzare la sua orgogliosa fiducia nella carne, per poi rialzarlo nella grazia e affidargli la cura del gregge («e tu, quando sarai convertito, fortifica i tuoi fratelli», Lc 22:32).

In sintesi, la caduta di Pietro dimostra che persino il credente può cadere rovinosamente se lasciato a se stesso, ma la grazia elettrice di Dio lo custodisce dal perire. La storia di Giuda, invece, mostra dove conduce inevitabilmente la natura umana quando è del tutto priva della grazia redentrice.

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