AMICI di GESU'

AMICI di GESU' Gli " Amici di Gesù " sono coloro che seguono le sue orme, lavorando con tanti sacrifici nella sua vigna.

07/09/2026

*Prima Lettura*
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
1Cor 5,1-8

Fratelli, si sente dovunque parlare di immoralità tra voi, e di una immoralità tale che non si riscontra neanche tra i pagani, al punto che uno convive con la moglie di suo padre. E voi vi gonfiate di orgoglio, piuttosto che esserne afflitti in modo che venga escluso di mezzo a voi colui che ha compiuto un’azione simile!
Ebbene, io, assente con il corpo ma presente con lo spirito, ho già giudicato, come se fossi presente, colui che ha compiuto tale azione. Nel nome del Signore nostro Gesù, essendo radunati voi e il mio spirito insieme alla potenza del Signore nostro Gesù, questo individuo venga consegnato a Satana a rovina della carne, affinché lo spirito possa essere salvato nel giorno del Signore.
Non è bello che voi vi vantiate. Non sapete che un po’ di lievito fa fermentare tutta la pasta? Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete àzzimi. E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con àzzimi di sincerità e di verità.
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*Questo individuo venga consegnato a Satana a rovina della carne, affinché lo spirito possa essere salvato nel giorno del Signore.*
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Consegnare a Satana (mediante la scomunica) non significa condannare irreversibilmente alle pene dell'inferno. Significa espellere un membro che vive nel peccato grave dalla comunità cristiana,
per indurlo al pentimento e salvarne l'anima.
Questa punizione serve a piegare l'orgoglio del peccatore, con l'obiettivo finale che è positivo e non distruttivo.
La severità ha uno scopo redentivo: far capire all'individuo il proprio errore, spingerlo al pentimento e salvare la sua anima per il giorno del giudizio (il giorno del Signore).
Paolo dà questa regola severa perché un credente a Corinto commetteva il peccato grave dell'incesto senza mostrare alcun pentimento. Secondo Paolo, tollerare questo comportamento danneggiava tutta la comunità e rovinava la testimonianza della fede. La misura drastica serviva a correggere il colpevole impenitente prima che fosse troppo tardi.
La scomunica non peggiore la condizione spirituale del peccatore, ma lo esclude dalla protezione della comunità, cosi da dover affrontare la "rovina della carne" quale sofferenza fisica, dolore o difficoltà materiali che derivano dal trovarsi soli.
La scomunica non è una condanna definitiva, ma un forte segnale di grave pericolo di perdizione, una "pena medicinale".Provvedimento esemplare della Chiesa, emanato non per distruggere la persona, ma per spingerla potentemente a capire i propri errori, a pentirsi e a ritrovare la via della salvezza spirituale.

05/09/2026

PRIMA LETTURA
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
1Cor 4,6b-15

Fratelli, imparate [da me e da Apollo] a stare a ciò che è scritto, e non vi gonfiate d’orgoglio favorendo uno a scapito di un altro. Chi dunque ti dà questo privilegio? Che cosa possiedi che tu non l’abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché te ne vanti come se non l’avessi ricevuto?
Voi siete già sazi, siete già diventati ricchi; senza di noi, siete già diventati re. Magari foste diventati re! Così anche noi potremmo regnare con voi. Ritengo infatti che Dio abbia messo noi, gli apostoli, all’ultimo posto, come condannati a morte, poiché siamo dati in spettacolo al mondo, agli angeli e agli uomini.
Noi stolti a causa di Cristo, voi sapienti in Cristo; noi deboli, voi forti; voi onorati, noi disprezzati. Fino a questo momento soffriamo la fame, la sete, la nudità, veniamo percossi, andiamo vagando di luogo in luogo, ci affatichiamo lavorando con le nostre mani. Insultati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo; calunniati, confortiamo; siamo diventati come la spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti, fino ad oggi.
Non per farvi vergognare vi scrivo queste cose, ma per ammonirvi, come figli miei carissimi. Potreste infatti avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri: sono io che vi ho generato in Cristo Gesù mediante il Vangelo.
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*Che cosa possiedi che tu non l’abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché te ne vanti come se non l’avessi ricevuto?*
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Nel sesto secolo prima di Cristo, uno scrittore greco di nome Esòpo era noto per le sue favole.
Una di queste
dice:
Il saggio, quando vide un campione sportivo
darsi troppa importanza per aver vinto una gara,
gli chiese se era stato più forte del suo rivale.
>
>
Una favola questa che va d"amore e d'accordo col testo della Lettura di oggi.
I doni di Dio sono del tutto gratuiti, l'unico merito che possiamo avere sta nella disponibilità ad usarli, ad offrire il nostro tempo, ad esercitarli con generoso impegno.
È la generosità, l'altruismo, la bontà che non è un dono ma una conquista. Un percorso certamente sorretto dalla grazia ma spinto dalla buona volontà.
Siamo sempre liberi di scegliere tra bene e male, senza possibilità di compromessi.
Non l'istinto degli animali, ma è il "libero arbitrio" che ci fa padroni del nostro destino.
Mai perdere di vista nel nostro tempo l'eternità che ci aspetta.
"Non v'ingannate: non ci si può beffare di Dio; perché quello che l'uomo avrà seminato, quello pure mieterà".
E "chi semina vento raccoglie tempesta".
Ma noi, liberamente, te la offriamo la nostra libertà, Padre Santo: non permettere che sprechiamo il Sangue versato dal tuo Figlio per la nostra salvezza.

30/08/2026

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 16,21-27

In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e ve**re ucciso e risorgere il terzo giorno.
Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole ve**re dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell’uomo sta per ve**re nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni.
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*Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai».*
*Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».*
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La passione di Cristo è proprio terrificante.
Pietro però non sa di quale morte morirà il suo Maestro, ma l'idea che potesse essere ucciso lo sconvolge.
E come dargli torto !
Si, Lui parla di Risurrezione. Ma che significa ? Quello che è chiaro è che dovrebbe morire.
Ma come, Uno capace di risuscitare i morti dovrebbe farsi ammazzare ?
E una volta morto chi lo risuscita ? Non è che ci sia un altro Gesù in grado di risuscitarlo.
Gesù sa a quale morte straziante va incontro, ma è sereno con la determinazione di chi è e rimane padrone della sua vita: "Io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo."
Infatti, se Lui non avesse voluto darla, nessuno avrebbe potuto togliergliela la vita.
Questa consapevolezza certamente lo sostiene nella sua determinazione a sopportare l'insopportabile per la salvezza dell'umanità: non solo l'atroce dolore fisico, ma anche le offese e la derisione.
Anche noi, se abbiamo subito una ingiustizia, dobbiamo essere sostenuti dalla certezza che non sarebbe potuta accadere se il nostro Dio non l'avesse permesso.
E la "Somma Sapienza" l'ha permesso quella ingiustuzia perché, per noi, la bilancia della Giustizia un giorno possa pendere di più a nostro favore.

29/08/2026

Oggi alla 53 settimana di studio APL abbiamo vissuto un momento di profonda comunione e memoria spirituale. La celebrazione eucaristica è stata presieduta da Sua Eminenza il Cardinal Matteo Zuppi, presidente della CEI, che ha donato alla Assemblea dei convegnisti una testimonianza in occasione del 50° anniversario della scomparsa del Cardinale Giacomo Lercaro. Tra i principali promotori della riforma liturgica del Concilio Vaticano II.

29/08/2026
20/08/2026

*Commento sul Vangelo di oggi.*

Un re prepara una festa, manda a chiamare gli invitati, ma gli invitati non vogliono partecipare. C'è qualcosa di profondamente doloroso nella parabola che Gesù racconta nel Vangelo di oggi, perché sembra quasi la radiografia della nostra vita. Dio prepara una festa per noi, ma noi siamo troppo occupati a inseguire i nostri progetti, a fare la nostra volontà, a stabilire da soli che cosa dovrebbe renderci felici. Forse molta della nostra infelicità nasce proprio da qui. Dio ci invita alla gioia, ma noi continuiamo a cercarla secondo criteri che abbiamo deciso da soli. Pensiamo che saremo felici quando avremo ottenuto quella cosa, raggiunto quella posizione, realizzato quel progetto. E così rischiamo di trascorrere l'esistenza preparando la nostra personale idea di felicità mentre la festa è già pronta e noi non ce ne accorgiamo. È significativo allora che il re mandi i suoi servi ai crocicchi delle strade. Quelli che inizialmente sembravano esclusi diventano gli invitati. Gli ultimi, gli scartati, gli invisibili trovano posto nella sala del banchetto. Dio riesce spesso a dare più gioia a chi non ha nulla a cui aggrapparsi che a chi possiede tutto ma è completamente ripiegato su se stesso. Ma la parabola contiene anche un particolare strano: l'abito nuziale. Se tutti sono invitati, perché qualcuno viene poi escluso perché non indossa l'abito adatto?6 Evidentemente Gesù non sta parlando di eleganza. Sta dicendo che la gratuità dell'invito domanda comunque una risposta. L'abito nuziale è una disposizione interiore, un habitus del cuore. È l'umiltà di chi sa di essere stato invitato senza merito, la semplicità di chi sa accogliere un dono, la mitezza di chi non vuole occupare tutta la scena. Dio invita tutti, ma nessuno può vivere veramente la festa senza lasciarsi cambiare dalla festa. Possiamo entrare nella sala e continuare a rimanere chiusi nel nostro egoismo, nelle nostre pretese, nel bisogno di dominare tutto. In quel caso siamo dentro e contemporaneamente fuori, nelle tenebre dove c’è pianto e stridore di denti, immagine eloquente della disperazione.
(don Luigi Maria Epicoco)

Possiamo pensare che questi vestiti adatti alla festa non siano mai "smanicati". Per indossarli bisogna aprire le braccia: gesto che ci ricorda le braccia aperte di Gesù sul Calvario.
Indossiamolo con coraggio questo vestito e saremo pronti all'eterna Festa.
Ecco allora che "la mensa è ricolma, gustatene tutti a sazietà; il vitello grasso è abbondante. Tutti prendete parte al banchetto della fede: per tutti i commensali si è manifestato il Regno di Dio."

18/08/2026

Papa Francesco sul brano del Vangelo di oggi
Matteo 19,23-30

Le parole dure che Gesù usa nei confronti dei ricchi e delle ricchezze, quelle sul cammello e la cruna dell’ago b(Mt 19,23-24), sono state a volte estese troppo velocemente ad ogni imprenditore e ad ogni mercante.
In realtà, si può essere mercante, imprenditore, ed essere seguace di Cristo, abitante del suo Regno. Gesù ci dice che è molto difficile per un ricco entrare nel Regno di Dio. Difficile, si, ma non impossibile.
Nella Chiesa ci sono sempre state persone benestanti che hanno seguito il Vangelo in modo esemplare: tra questi anche imprenditori, banchieri, economisti.
Per entrare nel Regno dei cieli, non a tutti è chiesto di spogliarsi come Francesco d’Assisi; ad alcuni che possiedono ricchezze è chiesto di condividerle. *La condivisione è un altro nome della povertà evangelica.*
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Un esempio meraviglioso lo abbiamo in un uomo che si chiamava Adriano Olivetti.
Uomo di grande e singolare rilievo nella storia italiana del secondo dopoguerra, che si distinse per i suoi innovativi progetti industriali, basati sul principio secondo cui *il profitto aziendale deve essere reinvestito a beneficio della comunità.*
Olivetti credeva che fosse possibile creare un equilibrio tra solidarietà sociale e profitto, tanto che l'organizzazione del lavoro comprendeva un'idea di *felicità collettiva che generava efficienza.* Gli operai vivevano in condizioni migliori rispetto alle altre grandi fabbriche italiane: ricevevano salari più alti e vi erano asili e abitazioni vicino alla fabbrica.
La povertà evangelica, alla luce della sapienza di papa Francesco, ha così due modi di manifestsrsi, come ad esempio quello di Francesco d'Assisi e quello di Adriano Olivetti: l'uno a diviso tutti, l'altro ha condiviso il prodotto del sua genialità.
Purtroppo, generalmente, il prifitto viene ottenuto per generare altro profitto, in una spirale di insaziabile avidità.
Questo perché l'animo umano, se lontano dalla carità cristiana, vorrà sempre di più: non potrà sentirsi mai pienamente appagato.
"Ci hai fatti per te, o Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non trova riposo in te."(Sant'Agostino)

17/08/2026

Meditazione di don Luigi Maria Epicoco

Qual è la prima regola della felicità? Il Vangelo di oggi sembra rispondere proprio a questa domanda attraverso l'incontro tra Gesù e un giovane che gli domanda che cosa debba fare per avere la vita eterna. Gesù gli indica innanzitutto i comandamenti. Potremmo dire che essi rappresentano il nostro possibile, ciò che concretamente possiamo fare per orientare la vita verso il bene. Ma basta fare tutto il proprio possibile per essere davvero felici? La storia di questo giovane ci dice di no. Si può essere persone corrette, responsabili, persino irreprensibili, e avvertire comunque che manca qualcosa. Perché la felicità non coincide semplicemente con una vita tenuta sotto controllo. Per questo Gesù alza la posta: «Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!». Non gli sta semplicemente chiedendo di rinunciare alle cose. Gli sta chiedendo di rischiare sulla fiducia in Lui. La vera differenza è tutta qui. Possiamo trascorrere la vita cercando continuamente sicurezze oppure possiamo trovare qualcosa, o meglio Qualcuno, per cui vale la pena rischiare. E si rischia davvero soltanto quando ci si sente amati. Chi non si sente amato si difende, accumula, controlla, costruisce gusci. Chi invece sa di essere amato può permettersi di lasciare qualcosa, di partire, di donarsi. L'amore trasforma la vita da guscio in trampolino. Ecco allora il significato più profondo dell'ultima parola di Gesù: «Seguimi». La vita non si improvvisa ogni mattina cercando semplicemente un modo per rimanere a galla. Abbiamo bisogno di una direzione, di Qualcuno dietro cui camminare.
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"Ti adoro mio Dio e ti amo sopra ogni cosa" . Gielo diciamo ogni mattina e ogni sera, ma sarà vero ?
Forse andremo sul sicuro se gli dicessimo: "e voglio amarti sopra ogni cosa, col tuo santo aiuto".

16/08/2026

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 15,21-28

In quel tempo, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

*Chiediamo sempre di essere rafforzati nella nostra fede, ma impegniamoci anche con lo studio, la preghiera e il cammino ecclesiale. affinché la nostra fede cresca e sia sempre più stabile.*
(Don Marco Lupo)

Lo chiediamo tutti al Signore di aumentare la nostra fede, ma dev'essere la richiesta fiduciosa di cristiani maturi.
Supponiamo che un impiegato entri nell"uffucio del direttore, saluta, gli chiede un aumento di stipendio, saluta è se ne va per i fatti suoi: bene che gli vada, non avrà una riduzione di stipendio.
Perché il Signore dovrebbe accogliere questa o un'altra qualsiasi richiesta ?
Innanzitutto tutto perchè va secondo la sua volontà e poi per la nostra umile insistenza in preghiera, cosi come accade in questo brano del Vangelo.
"Non avete perché non chiedete; chiedete e non ottenete perché chiedete male".(Giacomo 4,3)

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