27/05/2026
PRIMA LETTURA
Dalla prima lettera di san Pietro apostolo
1Pt 1,18-25
Carissimi, voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia. Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma negli ultimi tempi si è manifestato per voi; e voi per opera sua credete in Dio, che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, in modo che la vostra fede e la vostra speranza siano rivolte a Dio.
Dopo aver purificato le vostre anime con l’obbedienza alla verità per amarvi sinceramente come fratelli, amatevi intensamente, di vero cuore, gli uni gli altri, rigenerati non da un seme corruttibile ma incorruttibile, per mezzo della parola di Dio viva ed eterna. Perché
ogni carne è come l’erba
e tutta la sua gloria come un fiore di campo.
L’erba inaridisce, i fiori cadono,
ma la parola del Signore rimane in eterno.
E questa è la parola del Vangelo che vi è stato annunciato.
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Perché
ogni carne è come l’erba
e tutta la sua gloria come un fiore di campo.
L’erba inaridisce, i fiori cadono,
ma la parola del Signore rimane in eterno.
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Pensiamo alla bellezza sconvolgente che fiorisce in tante donne del mondo dello spettacolo.
Quanti uomoni ricchi è potenti sono stati disposti a fare follie per loro.
Per pochi decenni quella bellezza è stata oggetto di passioni sfrenate, che sembrava dovessero dominare per sempre la scena di questo mondo.
Poi arriva l'inevitabile degrado fisico e la fine della vita terrena.
E le ossa di una persona bella sono uguali alle ossa di una persona non bella fino al Giudizio universale.
Cosi anche per tutti, uomini e donne, sia che abbiano goduto di ricchezze sia che abbiano sofferto la povertà.
È il significato di "A livella" del grande Totò.
Tutte considerazioni ovvie, tutti aspetti evidentissimi dell'esistenza terrena, che però tendiamo a dimenticare, o semplicemente a non volerci riflettere. Ci turiamo le orecchie per non sentire il grido che promana di fatto dalla fine di chi ci ha preceduto nella nostra inevitabile fine.
Nel Vangelo di oggi possiamo leggere che Gesù parla della sua prossima fine dell'esistenza terrena, ma gli apostoli non capiscono o non vogliono capire: se il loro potente maestro dovesse fare una br**ta fine che ne sarebbe di loro ? Meglio non pensare ad una simile eventualità. Bisogna piuttosto "definire" tra loro le posizioni gerarchiche.
E il Signore non si infastidisce. Lui con infinita pazienza ammaestra, sapendo che tra non molto le sue Parole saranno chiare e accolte profondamente.
Possano quelle Parole, che ci parlano ogni giorno e rimangono in eterno, convincerci della loro bellezza, quale grazia di conversione e di salvezza.