AMICI di GESU'

AMICI di GESU' Gli " Amici di Gesù " sono coloro che seguono le sue orme, lavorando con tanti sacrifici nella sua vigna.

In un tempo in cui le notizie viaggiano più veloci delle verifiche, Papa Leone XIV nella sua prima enciclica richiama co...
29/05/2026

In un tempo in cui le notizie viaggiano più veloci delle verifiche, Papa Leone XIV nella sua prima enciclica richiama con forza la responsabilità di chi fa informazione. Nel testo, il Pontefice affronta anche il tema dell’intelligenza artificiale: uno strumento potente, capace di amplificare conoscenza e partecipazione, ma anche manipolazioni, disinformazione e conflitti se usato senza etica e senso critico.

Il rischio, avverte il Papa, è una comunicazione sempre più guidata dagli algoritmi e sempre meno dalla ricerca della verità. Per questo il richiamo è diretto a giornalisti, radio, televisioni e piattaforme digitali: informare non significa soltanto diffondere contenuti, ma aiutare le persone a comprendere la realtà.

Perché oggi, forse più che mai, chi accende un microfono ha anche il compito di non spegnere il pensiero critico. Una riflessione che come Radio Spazio Noi stiamo condividendo e approfondendo, in questi giorni, attraverso alcuni dei nostri format. Restate sintonizzati 📻🎙️

27/05/2026

PRIMA LETTURA
Dalla prima lettera di san Pietro apostolo
1Pt 1,18-25
Carissimi, voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia. Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma negli ultimi tempi si è manifestato per voi; e voi per opera sua credete in Dio, che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, in modo che la vostra fede e la vostra speranza siano rivolte a Dio.
Dopo aver purificato le vostre anime con l’obbedienza alla verità per amarvi sinceramente come fratelli, amatevi intensamente, di vero cuore, gli uni gli altri, rigenerati non da un seme corruttibile ma incorruttibile, per mezzo della parola di Dio viva ed eterna. Perché
ogni carne è come l’erba
e tutta la sua gloria come un fiore di campo.
L’erba inaridisce, i fiori cadono,
ma la parola del Signore rimane in eterno.
E questa è la parola del Vangelo che vi è stato annunciato.
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Perché
ogni carne è come l’erba
e tutta la sua gloria come un fiore di campo.
L’erba inaridisce, i fiori cadono,
ma la parola del Signore rimane in eterno.
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Pensiamo alla bellezza sconvolgente che fiorisce in tante donne del mondo dello spettacolo.
Quanti uomoni ricchi è potenti sono stati disposti a fare follie per loro.
Per pochi decenni quella bellezza è stata oggetto di passioni sfrenate, che sembrava dovessero dominare per sempre la scena di questo mondo.
Poi arriva l'inevitabile degrado fisico e la fine della vita terrena.
E le ossa di una persona bella sono uguali alle ossa di una persona non bella fino al Giudizio universale.
Cosi anche per tutti, uomini e donne, sia che abbiano goduto di ricchezze sia che abbiano sofferto la povertà.
È il significato di "A livella" del grande Totò.
Tutte considerazioni ovvie, tutti aspetti evidentissimi dell'esistenza terrena, che però tendiamo a dimenticare, o semplicemente a non volerci riflettere. Ci turiamo le orecchie per non sentire il grido che promana di fatto dalla fine di chi ci ha preceduto nella nostra inevitabile fine.
Nel Vangelo di oggi possiamo leggere che Gesù parla della sua prossima fine dell'esistenza terrena, ma gli apostoli non capiscono o non vogliono capire: se il loro potente maestro dovesse fare una br**ta fine che ne sarebbe di loro ? Meglio non pensare ad una simile eventualità. Bisogna piuttosto "definire" tra loro le posizioni gerarchiche.
E il Signore non si infastidisce. Lui con infinita pazienza ammaestra, sapendo che tra non molto le sue Parole saranno chiare e accolte profondamente.
Possano quelle Parole, che ci parlano ogni giorno e rimangono in eterno, convincerci della loro bellezza, quale grazia di conversione e di salvezza.

20/05/2026

Comnento al Vangelo di oggi di Don Marco Lupo.
Gv 17,11b-19

Capita a molti cristiani, dopo aver fatto una viva esperienza di Dio, attraverso un ritiro, una celebrazione particolare, un periodo di servizio con persone veramente bisognose di voler uscire dalla routine quotidiana, rimanere sul monte insieme a Gesù per riempirsi della sua pace senza riprendere i propri impegni, le proprie sfide, i propri doveri. Ma Gesù ci da due indicazioni chiare nel vangelo. Da una parte prega per ognuno di noi, rassicurandoci che saremo nella comunione con Dio in Lui, se vivremo nella sua Parola, e saremo difesi dal maligno e dal peccato, dall'altra siamo chiamati a vivere nel mondo per portare a tutti la buona notizia del vangelo.

Gesù vuole che dimoriamo nel mondo annunciando alle persone che incontriamo il volto di Dio così come egli ha fatto con noi. Quanta fiducia Gesù ripone in noi! Siamo chiamati a rendere presente il volto di Dio, là dove viviamo, con i nostri doni e i nostri limiti. Ricordiamoci che siamo nel mondo ma non siamo del mondo e dobbiamo vivere come Gesù ci ha insegnato. Un cristiano che è schiavo delle tenebre e del peccato come farà a essere luce per gli altri .
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*Ricordiamoci che siamo nel mondo ma non siamo del mondo.*
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Noi non vogliamo appartenere al mondo, governato dal principe di questo mondo.
Un principe che indice festeggiamenti pagani per attirare molti nel paese dei balocchi delle "Avventure di Pinocchio".
Ricordate ?
Nel celebre romanzo i protagonisti, dopo mesi trascorsi a oziare e a divertirsi senza regole, una mattina si svegliano e si ritrivano asini.
Nella forte metafora, Lucignolo e Pinocchio, rifiutandosi di studiare e di lavorare per dedicarsi solo allo svago e ai piaceri immediati, finiscono per degradarsi al livello di "bestie".
Nei pericoli dell'esistenza, teniamoci fermi sotto la guida della mano del Signore Gesù e non finiremo attratti e ingannati nel pese dei balocchi.

15/05/2026
Presso Parrocchia San Giuseppe PdiR Palermo
28/04/2026

Presso Parrocchia San Giuseppe PdiR Palermo

19/01/2026

Prima Lettura
Dal primo libro di Samuèle
1Sam 15,16-23

In quei giorni, Samuèle disse a Saul: «Lascia che ti annunci ciò che il Signore mi ha detto questa notte». E Saul gli disse: «Parla!». Samuèle continuò: «Non sei tu capo delle tribù d’Israele, benché piccolo ai tuoi stessi occhi? Il Signore non ti ha forse unto re d’Israele? Il Signore ti aveva mandato per una spedizione e aveva detto: “Va’, vota allo sterminio quei peccatori di Amaleciti, combattili finché non li avrai distrutti”. Perché dunque non hai ascoltato la voce del Signore e ti sei attaccato al bottino e hai fatto il male agli occhi del Signore?».
Saul insisté con Samuèle: «Ma io ho obbedito alla parola del Signore, ho fatto la spedizione che il Signore mi ha ordinato, ho condotto Agag, re di Amalèk, e ho sterminato gli Amaleciti. Il popolo poi ha preso dal bottino bestiame minuto e grosso, primizie di ciò che è votato allo sterminio, per sacrificare al Signore, tuo Dio, a Gàlgala».
Samuèle esclamò:
"ll Signore gradisce forse gli olocausti e i sacrifici
quanto l’obbedienza alla voce del Signore?
Ecco, obbedire è meglio del sacrificio,
essere docili è meglio del grasso degli arieti.
Sì, peccato di divinazione è la ribellione,
e colpa e terafìm l’ostinazione.
Poiché hai rigettato la parola del Signore,
egli ti ha rigettato come re".

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Balestrate
90146

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